La vita, nella sua inesplicabile complessità, è un continuo fluire di origini, ciascuna cullata da una musica dolce e lenta, spesso impercettibile, che ne modella l'essenza e ne determina il "disse", l'espressione finale. Questa musica può essere il sussurro della grazia divina, il ritmo ineluttabile della natura, o il battito profondo delle esperienze umane che, dalle più intime riflessioni alle più grandi tragedie, plasmano l'esistenza. Attraverso percorsi personali e collettivi, storici e spirituali, l'umanità cerca costantemente di decifrare queste melodie primordiali e di comprendere il messaggio che esse portano, un messaggio di fede, di resilienza e di eterna speranza. Questo articolo esplora diverse manifestazioni di tale origine e del suo eco, attingendo a racconti che spaziano dalla crescita interiore all'esperienza universale, dal viaggio nella fede all'osservazione della natura, fino alle grandi narrazioni che segnano l'epopea umana.
I Primi Sussurri dell'Anima: Infanzia e Vocazione Interiore
Il percorso di ciascuno è un'origine unica, spesso cullata da influenze delicate e profonde che si manifestano fin dall'infanzia. Per chi è destinato a una vita di profonda spiritualità, come evidenziato dalle annotazioni "J.M.J.T.", l'inizio è segnato da una chiamata divina, un mistero di vocazione che non si basa sul merito, ma sulla volontà. Gesù, si legge, "chiamò a sé quelli che volle: e andarono a lui". Questo si allinea con il principio che "Dio ha pietà di chi vuole lui, ed usa misericordia a chi vuole lui. Non è dunque opera di chi voglia né di chi corra, bensì di Dio che usa misericordia". Tale mistero viene spiegato attraverso il "libro della natura", dove si comprende che "tutti i fiori della creazione sono belli, le rose magnifiche e i gigli bianchissimi non rubano il profumo alla viola, o la semplicità incantevole alla pratolina". Se "tutti i fiori piccini volessero essere rose, la natura perderebbe la sua veste di primavera, i campi non sarebbero più smaltati di infiorescenze". Similmente, nel "mondo delle anime, che è il giardino di Gesù", Dio crea "grandi Santi" paragonabili a gigli e rose, ma anche "di più piccoli", destinati a essere "margherite o violette, destinate a rallegrar lo sguardo del Signore quand’egli si degna d’abbassarlo".

L'amore del Signore si rivela "altrettanto bene nell’anima più semplice la quale non resista affatto alla grazia, quanto nell’anima più sublime", poiché "è proprio dell’amore umiliarsi". Dio si abbassa fino al "bimbo il quale non sa nulla e si esprime soltanto con strilletti deboli deboli" e al "selvaggio il quale, nella sua totale miseria, possiede soltanto la legge naturale per regolarsi". "Abbassandosi fino a questo punto, Dio si mostra infinitamente grande". I primi ricordi di un'esistenza così speciale sono "sorrisi e carezze tenerissime", poiché a Dio "è piaciuto circondarmi d’amore". Questo amore divino si riflette nell'affetto filiale: "amavo grandemente Papà e Mamma e dimostravo il mio affetto in mille modi, perché ero molto espansiva". Anche se i mezzi erano "talvolta strani", come la piccina che "mi ha carezzata augurandomi la morte", dicendo: "Oh, come vorrei che tu morissi, povera Mammina mia!…" e spiegando: "Ma è perché tu possa andare in Cielo, giacché tu dici che bisogna morire per andarci!".
L'infanzia è costellata di piccole avventure: "il 25 giugno 1874, avevo appena diciotto mesi, ecco ciò che Mamma diceva di me: «Papà ha installato un’altalena, Celina è felice a più non posso, ma bisogna vedere la piccina quando si dondola: è buffissima, si regge come una bimba grande, non c’è pericolo che lasci la corda, poi quando non va abbastanza forte, grida»". Un'avventura curiosa si verificò con la piccina, quando, abituata ad andare a Messa, "un giorno dimentico di avvicinare la culla. Ritorno, la piccina non c’è più: nello stesso attimo odo uno strilletto, guardo, la vedo seduta sopra una seggiola accanto al letto, con la testina appoggiata al traversino, e dormiva agitata per la posizione scomoda". Il legame con la famiglia è profondo: "Povera bimba, non mi vuole lasciare, sta sempre con me; le piace tanto andare in giardino, ma se non ci vado anch’io, non ci rimane, e piange fino a quando me la riportano". Persino la paura dell'inferno era mitigata dall'amore materno: "Sì, ma se non fossi proprio buona buona, andrei all’inferno… ma io lo so cosa farei: scapperei su con te, che saresti in Cielo, come farebbe il buon Dio per prendermi? Tu mi reggeresti forte tra le braccia…".
L'ammirazione per le sorelle era immensa: "Maria ama molto la sorellina, la trova deliziosa e la piccolina ha un gran timore di farle dispiacere". Un episodio rivela la sua sensibilità: "Ieri le volli dare una rosa perché sapevo che lei ne è felice, ma si è messa a supplicarmi di no, diceva: “Maria ha proibito di tagliarle”, era rossa per il gran sottosopra, nonostante ciò gliene ho date due, non osava più tornare a casa". La sua emotività era evidente: "È una bambina che si emoziona facilmente. Appena ha fatto un piccolo malestro, bisogna che lo sappiano tutti". L'ideale di bambina era Paolina: "Quando cominciai a parlare, se Mamma mi domandava: «A che pensi?» la risposta non cambiava mai: «A Paolina»". Già allora, pensando a Paolina che sarebbe diventata religiosa, la piccola pensava: "Sarò religiosa anch’io". Fu lei, "Madre cara, che Gesù scelse per fidanzarmi con lui". Leonia occupava anche "un gran posto nel cuore mio", e il ricordo della sua prima Comunione è vivido, "mi pareva meraviglioso di essere portata così da una sorella grande tutta bianca come me!".
Celina, la compagna d'infanzia, era oggetto di grande affetto. Alla sua nascita, nel "10 luglio 1873, anno della mia nascita, diceva: «Giovedì la balia ha portato qui Teresina, la quale non ha fatto che ridere, soprattutto le piaceva Celina, faceva gran risate con lei»". Se "la mia Celina è proprio disposta alla virtù, è il sentimento intimo del suo essere, ha un’anima candida ed ha orrore del male", per quanto riguarda la piccola, "non si sa come butterà. E un cosino tanto piccino e tanto stordito!". Tuttavia, aveva "un cuore d’oro, ed è tanto carezzevole e molto franca", tanto da correre a fare le sue confessioni: "Mamma, ho dato una spinta a Celina, una sola, e le ho dato un colpetto, ma non lo faccio più". La gioia del ritorno di una sorella dalla Visitazione era grande, e la bambina riceveva "una tavoletta di cioccolata che aveva conservato per tre mesi. Pensi un po’ che reliquia era per me!". Nonostante ciò, i difetti non mancavano: "Celina si diverte con la piccina al gioco dei cubi, bisticciano di quando in quando, Celina cede per avere una perla alla sua corona. Sono costretta a correggere quella povera piccolina che va in furie paurose; quando le cose non vanno secondo le sue idee, si rotola per terra come una disperata credendo tutto perduto, ci sono momenti in cui è più forte di lei, ne è come soffocata". Persino nel sonno i "difetti brillano di vivo splendore", poiché la notte era "più movimentata che il giorno", gettando via le coperte e battendo colpi contro il lettino, tanto da doverla "legare nel lettino". Un altro difetto era "un grande amor proprio", come quando, per un soldo, si sarebbe baciata la terra, o quando si desiderava essere "più carina con le mie braccine nude" nonostante gli ordini contrari. Ma "Gesù vegliava sulla sua piccola fidanzata, ha voluto che tutto volgesse al bene di lei; perfino i difetti che, repressi per tempo, le sono serviti per crescere nella perfezione".
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L'Eco Silenzioso del Presente: Vita in Tempo di Crisi
Anche l'esperienza del quotidiano, in un periodo di forzata immobilità, può rivelare un'origine nuova, un modo differente di percepire la realtà, cullato dalla musica dolce e lenta della riflessione imposta. "Le mie giornate sono quasi tutte molto simili tra loro, sicuramente posso affermare che regna la monotonia". Essendo una "persona molto organizzata e schematica, ho preferito organizzare le mie giornate in maniera tale da dover rispettare ogni dovere". "La selezione delle attività da svolgere durante il quotidiano è essenziale. Ogni attività merita il suo tempo e la sua attenzione". Il rapporto con la famiglia assume una nuova centralità: "Passare costantemente del tempo con la propria famiglia è uno dei valori che spesso viene sottovalutato; per cause di forza maggiore, ognuno di noi è tenuto a passare intere giornate circondato dalle solite persone". La convivenza "potrebbe assumere aspetti sia negativi che positivi". Un aspetto positivo è "l’unione, l’empatia che si crea nel momento in cui questo periodo critico potrebbe distruggere psicologicamente, è la forza di ogni singolo individuo che accomuna l’intera famiglia a renderla unita e solidale". Il rapporto con i genitori e il fratello è "solido e stabile, fondato su principi di rispetto reciproco e solidarietà". La madre è considerata "come una sorella", con cui "riesco a confidarmi, a sfogarmi durante i momenti di rabbia e tristezza, è la persona con la quale interloquisco di più". Con il padre, il rapporto è "bellissimo", e "siamo molto simili caratterialmente, quindi solitamente si susseguono dei dibattiti, i quali molto spesso si rivelano costruttivi".
Dalla finestra, "ciò che osservo dalla finestra della mia stanza suscita in me un sentimento piacevole, quasi un nuovo modo di vedere le cose". Dettagli un tempo insignificanti acquistano rilevanza: "Si possono scorgere la varietà di montagne e colline, ma ciò che principalmente mi attira è il colore blu del mare". Un'attrazione verso la natura, forse "perché cerchiamo proprio le cose che in quel momento risultano irraggiungibili"."Restare in casa per quasi due mesi interi non significa chiudere ermeticamente tutti i rapporti con il mondo esterno". La "tecnologia avanzata odierna ci permette di interferire e dialogare anche a distanza". La riflessione si estende all'amicizia: "La costanza nel scambiarsi messaggi o chiamate è davvero fondamentale per mantenere viva un’amicizia? Il non vedersi tutti i giorni potrebbe influenzare negativamente il legame che tiene unite due persone?". La risposta è che "la mancanza che si sente nei confronti di una determinata persona è dovuta da vari fattori, innanzitutto dal tipo di rapporto che si ha con essa, ma principalmente dalle vostre abitudini". "Ma ciò non cambia i sentimenti di affetto che si provano per quella persona". Il "contatto umano è importante", diverso dall'interazione telefonica, dove "si possono creare fraintendimenti, non è chiaro il tono di voce che viene usato o semplicemente non si recepiscono bene le informazioni, siccome non c’è un contatto visivo".

"È assurdo vivere in una circostanza simile, anche se nel momento in cui tutto ciò sarà finito, ognuno di noi sarà capace di apprezzare ogni minima cosa, saremo in grado di valorizzare ciò che prima era irrilevante. Avremo un nuovo modo di vedere le cose". La pandemia costringe a immedesimarsi in esperienze storiche prima solo lette: "Prima d’ora non ero capace di immedesimarmi nelle persone che avessero vissuto in una pandemia globale come la peste, la malaria o l’influenza spagnola". L'autonomia, l'abbraccio dei cari, la libertà di scegliere le proprie abitudini: tutto è stato messo in discussione dalla paura."Voglio che sappiate che c’è stata una terribile pandemia, arrivata in modo “quasi” silenzioso che, in pochi mesi, ha ucciso molte persone e dal momento in cui si è insediata nelle nostre vite ha dato inizio ad un vero e proprio “cambiamento”". All'inizio, "eravamo increduli, affascinati dal nostro “eterno presente” non abbiamo dato peso a tante cose, ci siamo cullati con l’idea che il virus che incombeva in Oriente non sarebbe mai arrivato da noi in Italia". "La sanità fu colta impreparata e con essa volarono via le vite di centinaia tra dottori, infermieri e personale ausiliario che con scarse protezioni, cercarono di aiutare la nazione in qualunque modo". I "contagiati" sono "222.000", cifre "che fanno paura associate al numero dei morti". Il governo "ha emanato tante restrizioni, per cercare di limitare i contagi e l’Italia si è fermata per due mesi".
Nella "fase 2", "qualcosa seppur di poco è cambiata; per la prima volta dopo tutte queste settimane ci è stato concesso di poter far visita ai nostri congiunti". Camminando per le vie del paese, non si trovano "più i soliti ragazzini a giocare a palla o i soliti anziani seduti al circolo a giocare e ridere tra loro", ma "poche persone in giro, munite di mascherina e guanti che cercano di evitarsi l’un l’altro, nella paura che proprio l’altro possa essere il “pericolo”". "Nessuno è più lo stesso e neanche io che, camminando, mi sento quasi una “turista invisibile” tra le vie del mio paese". La natura, però, continua il suo ciclo, gli alberi "sono tutti fioriti, sento l’odore dei fiori d’arancio, i raggi del sole che man mano diventano più forti e riscaldano la mia pelle". Le code al supermercato sono diventate "un’abitudine", e regna "solo il silenzio e ancora un po’ di paura, perché “l’asintomatico” potrebbe essere chiunque". Il mare è "bello, limpido e blu, quel blu intenso che ti attrae", e i pesci "durante questo periodo di assenza dei pescatori si sono sentiti “liberi” di poter, per la prima volta, girare senza alcun pensiero".
Si costruisce una "nuova” società più attenta "ai piccoli avvisi che ci dà la natura e soprattutto più prudente". Le riflessioni del sociologo Zygmunt Bauman sulla "modernità liquida" trovano riscontro in questo "contesto che poggia su palafitte, poiché in assenza di un punto di riferimento tutto si dissolve in una sorta di liquidità". La quarantena ha permesso di "studiare cose che per alcuni motivi non ho potuto studiare in precedenza", di fare "dell’introspezione riscoprendomi una persona diversa, più consapevole e tollerante". Ma ha anche portato "ansia di vivere in questo periodo così difficile" e "mancava anche l’affetto di un abbraccio da parte nei miei parenti e amici". I giorni passavano "tutti allo stesso modo: non avevo energia e voglia di fare, ma solo noia".
Questo "Coronavirus o in termini scientifici COVID-19", chiamato "Pandemia", ha colpito "tutti i paesi del mondo, partendo dalla Cina per poi arrivare all’improvviso ed espandersi alla velocità della luce in Italia". Il Paese è stato dichiarato "zona rossa" e gli italiani sono stati invitati "a rimanere a casa fino a quando la situazione non migliora ed ad uscire solo in caso di necessità o di salute". Molti sono in "quarantena volontaria", altri in "quarantena forzata poiché positivi al virus". I momenti di gioia e speranza si alternano a "momenti di sconforto e tristezza guardando l’enorme numero di contagiati e soprattutto di morti, la maggior parte anziani". Quanti "funerali non celebrati, quante persone sono volate via da sole, senza un ultimo saluto, senza un abbraccio da parte delle persone a loro più care". La morte in solitudine è una realtà cruda, come nel caso di una nonna che ha perso il fratello minore e non ha potuto "andare al suo funerale per salutarlo un’ultima volta". Il mondo esterno appare "svuotato di tutte quelle persone che prima passeggiavano, del rumore dei clacson nelle lunghe code di macchine sulle strade, delle chiacchierate ai bar e risate nei vari ristoranti, pub e pizzerie". Ora "riecheggia nell’aria il canto degli uccelli sia di giorno che di notte, l’odore della primavera, il profumo dei primi fiori sbocciati, il sole caldo che tramonta sempre un po’ più tardi". La speranza, tuttavia, non muore: "so che prima o poi tutto si risolverà".
Sulle Vie della Fede: Il Viaggio dei Cercatori della Verità
Il tema dell'origine, cullato da una ricerca interiore e una guida superiore, si manifesta potentemente nelle narrazioni di viaggi spirituali intrapresi da uomini di diverse provenienze alla ricerca di una verità universale. Questi viaggi, descritti come percorsi attraverso "battaglie" e "grandi e scuri" deserti, rappresentano la ricerca profonda di un'origine spirituale che trascende le frontiere culturali.
Un Greco, filosofo e uomo di studio, si presentò confessando: "Io son Greco, di nascita e d’educazione". Egli aveva dedicato la sua vita alla ricerca di un "legame sconosciuto fra Dio e l’anima", spinto da un desiderio incessante. La sua storia di fede era stata un'odissea: "Andai sulla vetta di quelle montagne", dove "ogni sospiro era una preghiera, una rivelazione". E "egli rispose!". Aveva trovato un bambino, "nuotò verso la riva. Io lo raccolsi e ne presi cura". Questa ricerca lo aveva portato a interrogarsi: "Rivelazione di cui avevo sognato?". Aveva anche compreso che "questo non è tutto", poiché un messaggio "che mi è stato inviato mi ha detto di più". La risposta alle sue domande gli era stata data con "voce altera": "Il tuo Messia non è venuto per un regno solo e ad una sola razza? Tu non lo hai ancora amato; e non può esistere che un solo Messia ed un solo regno". Tuttavia, questa risposta "non mi scoraggiò". La sua fede lo portò a credere che "il mondo intero conoscerla e fosse salvato", e che alla fine "la luce splendeva pienamente su di me". Alla fine del suo lungo percorso, fu accolto a bordo di una nave, "e mi feci sbarcare ad Antiochia. Acquistai un cammello colle relative bardature", e così "venni a questa volta". Alla fine del suo racconto, esclamò: "O Gaspare! La tua fede ha vinto!".

Un Indiano, descritto come "Indiano di nascita", si unì alla conversazione, portando la saggezza millenaria della sua terra. Egli parlava "il Sanscrito dell’India", lingua che egli fu "il primo a renderla bella". Il suo popolo era custode delle "fonti della religione e della cultura dello spirito" e conoscitore dei "sûtra, o grandi libri di riti sacri". Essi credevano in una triade divina - "Brahma - Vishnù - Shiva" - e avevano diviso la società in "quattro rami", con i paria destinati a "servire le altre classi, lavoratori, artigiani e così via". Egli stesso "nascui Brahmino", ma la sua ricerca lo aveva spinto oltre i confini della tradizione rigida: "non potevo sopportare il pensiero che la mia anima dovesse essere un giorno quella di una donna, oppure di un bruto". Questo lo portò a essere considerato un "eretico". "Con quali anni di fatiche affannose!" aveva cercato di ascendere, ma aveva scoperto che non poteva redimersi con le sue sole forze. Aveva viaggiato "lungo il corso del Gange fino alla sorgente all’Hymalaya", cercando la verità in solitudine. Alla fine, una visione lo colpì: "Lo splendore mi abbagliò". Fu allora che comprese: "il tuo amore ha vinto. La Redenzione è prossima". La sua "presenza visibile dello Spirito" lo guidò, e da Lahwe, per Cabul, e Yezd, giunse ad Ispahan, seguendo "le carovane". Il suo spirito "era ed è tuttora con me".
Infine, un Egiziano, la cui origine si collocava nella "Mizraimica", si unì al dialogo, rivelando una prospettiva legata a un'antica e complessa civiltà. Egli parlava di una religione in cui "tutti dimenticarono Dio", ad eccezione di un segreto che avrebbe rivelato. La sua gente aveva assistito alla schiavitù degli Ebrei e alla loro liberazione, eventi che "non si potrà dimenticare". Egli interpretava i "marmi", le antiche scritture, per raccontare la storia di Mosè e del Faraone, delle piaghe che "coprirono tutta la terra" e della morte dei primogeniti, compreso "neppur quello di Faraone si salvò". Alla fine, il Faraone "cedette". L'Egiziano stesso aveva "un’educazione adatta alla mia classe", ma si era disgustato dalla superficialità religiosa. Aveva cercato "Vita assieme a Dio!", ma aveva fallito nel suo tentativo di riforma, non avendo "l’approvazione divina". Si era ritirato "nella parte più sconosciuta dell’Africa", dove una visione gli rivelò che "il mondo sta per morire. Quando verrai?". Gli apparve "uno splendore tale da abbagliare gli occhi", e udì una voce: "Che tu sia benedetto, o figlio di Mizraim! Egli verrà". Gli fu detto: "preparati ad attraversare il deserto. Da Kufileh attraverso le pianiane di Moab ed Ammon". Fu così che giunse, per vedere "il Salvatore", colui "ch’è nato Re degli Ebrei?".
Questi tre uomini, il Greco, l'Indiano e l'Egiziano, avevano un'immensa intelligenza e provenivano da popoli e tradizioni diverse. Si riunirono nel deserto, attirati da una stella, una "musica dolce e lenta" che cullava una nuova origine per l'umanità intera. Il loro incontro avvenne "nell’anno di Roma 747". "Il giorno era alto". Avevano viaggiato su un "dorso di un dromedario bianco, gigantesco", in "assetto per la traversata del deserto", con il "conducente" siriano che li guidava. Erano le "loro uniche compagne" in un viaggio attraverso "terreno sterile ed arido". Poi, nel deserto, "il capo" li avvisò: "un nero gli apparve lontano". In lontananza, si vedeva "la stella", "un rosso di uno splendore elettrico", che appariva come "una pallida corona lungo la cima del colle". Era la stella "che doveva guidarli alla Natavità di Cristo". "La Redenzione è prossima", dissero. Erano giunti. "Rallegratevi con me, o fratelli!", esclamò l'Egiziano, "il mondo sta per morire", ma "tu vedrai il Salvatore". L'Indiano gioì del loro trionfo.
#6 PUOI CONTARCI - Primi Passi nella fede cristiana LIS
Paesaggi dell'Anima e Drammi del Mondo: Natura, Storia e Rivelazione
L'origine delle tradizioni umane e della bellezza naturale è cullata da ritmi antichi che si manifestano in scene vivide e contrastanti. Le "porte di Betlemme e di Joppa", aperte al mondo, rappresentavano un "vero centro di mercato". A Betlemme, la cui "cittadella" era un tempo "uno dei posti più importanti della città", l'atmosfera mattutina era "molto animato". Nonostante l'aria fosse "piuttosto fredda", il viavai era frenetico, animato dal "pigolio dei piccioni e lo stormire delle loro ali". Regnava una "gran confusione, di rumori, di colori e di cose". Si potevano incontrare "venditori di frutta", il cui "padrone gridava, vantando ai passanti la sua merce". Tra la folla, un "Lebbroso?" che era "solo un Samaritano", si faceva largo. Un "bellissimo Greco", con un "nastro d'oro e di giallo" al collo e "sandali dorati", interagiva con gli altri, mentre i suoi occhi erano "fredde come il vento del Caspian". Si parlava di "rame rosso di Cipro" e si offriva "solo dell’uva".

I "pagatori di tasse come ordinò Cesare" erano presenti, e il "Rabbi Samuele" era visto come "un fanatico". Maria, descritta come una "bellissima di aspetto" e con "bellissimi capelli, d'oro quando sono al sole", non aveva "più di quindici anni". Sedeva "sulla sella imbottita" di un asino, avvolta in un "velo le adornava il capo ed il collo", con un'espressione di "gravità". Il "suo corpo, più tarchiato che alto", e le "treccie" le davano "un’aria originale". L'offerta di un alloggio era complessa, poiché "lo spazio angusto era pieno di gente e di animali". Molti, "vagabondi e sorpresi dalla notte", non riuscivano a trovare rifugio. "Noi non possiamo arrivare alla porta", dicevano, mentre l'offerta di un posto era negata: "sicuro - che il Khan è pieno". Nonostante l'affollamento del Khan, si faceva strada la promessa: "Questa è la casa dei miei padri. Queste parole davano speranza al Nazareno". Era un vanto essere "della discendenza di Davide", tanto che "chi dica di no ad uno della discendenza di Davide". Finalmente, la stalla, "una scuderia" che "ricevevano tuttora egualmente cavalli e persone", offrì un riparo. Lì, "le donne si eran appoggiate ai loro cuscini". Al calare della notte, un "lungo urlo" ruppe il silenzio, e nel deserto, "a poco a poco spuntò la luna".
Contemporaneamente, l'origine delle stagioni e dei paesaggi, cullata da un ritmo eterno, offre uno spettacolo di bellezza e incanto. "Che spettacolo è quello della natura nelle belle giornate di primavera e quanto è benefica questa mano che, non contenta di presentarci da tutte le parti le cose necessarie alla vita, semina copiosamente bellezza e incantesimi intorno alle nostre case". Ogni elemento del paesaggio, "colline, valli, boschi, vigneti, borghi, castelli, persino tuguri, rocce e anfratti", crea "un miscuglio dove l'occhio vaga di delizie". Il "piacevole tappeto di verde, smaltato di mille fiori, calpestato dalle numerose mandrie di grossi bovini", è un luogo di riposo e nutrimento per gli animali.
Anche l'inverno "è bello nei nostri climi rigidi. Quando stende ovunque il suo manto di brina. seminando il grano verde con fiocchi di neve bianchi Sicché da un freddo mortale li protegge questo velo, sospendere, al mattino, cristalli trasparenti". La neve e il nevischio, i "rami spogliati dei loro frutti profumati", e "il fumo biancastro salire, Che salì al Cielo, come un incenso puro Offerto a Gesù Cristo da cuori innocenti", rivelano una bellezza austera.Ma è con la primavera che "versa il suo fiato, Fa fiorire e germogliare tutto nella pianura", quando "la neve si è sciolta sull'erba umida" e "le pecore bianche avranno preso il loro vello". Allora si vedono "i nostri prati sorridenti Diffondi i loro tesori di ricche gemme Come un tappeto ricamato di centomila colori, Avvolto con caprifoglio e biancospino in fiore Erica amaranto rallegrava la brughiera". Anche il "ciliegio sospende le sue ghirlande sul grano Che la brezza nel suo volo si agita dolcemente". Si percepisce una "voce Nell’aria tranquilla e per piegare i suoi rami d’oro".

Quando "l'estate nel grano seminava bluets Sotto il calore del sole gli uccelli sono muti", e il "grano saraceno in fiore profuma la Bretagna", si conclude un ciclo. Ma "perché il melo ha perso i suoi fiori, che si univano così bene al loro colore bianco? Il velo verginale non vuole ornamento, E attende solo l’ornamento sulla tomba". L'autunno è il "tempo della follia" per il mietitore, con l'aia "piena di grano" e le feste che risuonano. "Il dolce succo del melo scorre sotto la pressa" e "il bretone viene a sedersi Vicino al focolare annerito aperto dal suo camino, E riposati un po’ dal lavoro dell’anno".Alla fine, "tutto muore, tutto cambia, e mai il futuro Non farci interamente oggetto della memoria". Eppure, "ogni stagione ci mostra una figura E tutto è vario anche in natura". La "Croce! Già le torri di marmo erano sepolte sotto le onde, già onde nere rotolavano. Le loro enormi masse sulle cime delle montagne". Rimane "un sigillo permanente e divino Che nulla cancellerà dal suolo armoricano; È il sigillo della croce impresso su questa terra La sua collina più umile è ancora un calvario".
Cataclismi e Speranza: Il Dramma Umano e la Promessa Divina
Anche le origini più traumatiche e distruttive, come quelle di un cataclisma o di una tragedia umana, sono cullate da un destino inesorabile e, in ultima analisi, dicono qualcosa sulla resilienza e sulla fede.Un racconto drammatico dipinge una scena di distruzione universale, dove "onde nere rotolavano. Le loro enormi masse sulle cime delle montagne". "Solo la faccia accigliata di una roccia si ergeva ancora dalle profondità delle acque". Un "spaventoso tumulto regnava intorno ai suoi fianchi battuti dalle onde; i disgraziati che nella loro disperazione cercavano di scalarne la cima, emettevano grida lamentose mentre la morte si trascinava sulle onde". Un "porzione di monte si stacca e precipita con tutto il suo fardello di uomini gemiti nelle onde ammutinate: qui correnti impetuose formate da piogge tempestose, portano via il figlio che cerca invano di salvare il padre morente o di trascinare più in alto la madre addolorata, circondata dagli altri suoi figli".

Sull'ultima vetta rimasta, "che si ergeva ancora dalle profondità dell'abisso", Semin, "un giovane generoso", aveva salvato Semire, la sua amata: "due teneri amanti che si erano appena giurati amore eterno". Erano "soli in mezzo alla tempesta e ai venti furiosi". Il tuono "rimbombava sopra le loro teste, un mare in tempesta ruggiva sotto i loro piedi". Nell'oscurità spaventosa, i "lampi brillavano nel mezzo di quella scena di orrore". Semire, con "lacrime miste a gocce di pioggia le rigavano le guance pallide", diceva: "Non c'è più salvezza per noi, o mio diletto! mio caro Semi! Circondato da tutte le parti da una morte spaventosa!…". E ancora: "Presto, presto attratto dalla distruzione…? tu non ci sarai più, io non ci sarò più!…". Vede l'onda terribile: "Ecco… oh Dio!… Vedi quest’onda? Quanto è terribile e lo vedi alla luce dei fulmini? come va!". Semin, stringendo la ragazza svenuta, non vedeva "più la distruzione circostante, vedeva solo il suo amante svenuto". Le baciò le guance pallide e disse: "Semire, mia cara Semire, svegliati. Ah! torna ancora una volta su questa scena dell’orrore. Lascia che i tuoi occhi si rivolgano ancora una volta su di me; che le tue labbra scolorite dicano ancora una volta che mi ami, che mi amerai fino alla morte: ancora una volta prima che siamo portati via dalle onde". Lei si svegliò, esclamando: "O Dio! Oh giudice! non c’è dunque più salvezza, non c’è più misericordia per noi! Oh come corrono le acque mentre il tuono rimbomba intorno a noi!". Nonostante la disperazione, la fede riemerge: "I nostri anni sono passati nell'innocenza". Semin la esorta: "Un'eternità di felicità ci attende al di là di questa vita. Non tremiamo ora che noi…? Abbracciami e lasciaci attendere con rassegnazione il nostro destino". Le anime "si solleveranno sopra questi abissi di orrore: penetrate dal sentimento di una beatitudine inesprimibile, si alzeranno". La preghiera si eleva: "Non è più per la vita che ti imploriamo, o giusto Dio. Portaci via nel tuo giudizio, ma ravviva la grande speranza di quella beatitudine inesprimibile che la morte non può più turbare". La gioia e il coraggio riappaiono sul viso di Semire: "Loda il Signore, bocca mia. Versate lacrime di gioia, occhi miei, finché la morte non vi chiuderà. Un cielo pieno di beatitudine ci aspetta". Infine, le loro ultime parole: "Baciami. Ecco che arriva, la morte; avanza su quest’onda nera. Baciami, Semin; Non mi abbandonare. Ah! «Ti bacio, Semire, disse il giovane, ti bacio, o morte, ti saluto; eccoci»".
Un'altra scena di origine violenta e drammatica si palesa nella notte di San Bartolomeo, dove "il segnale è dato senza tumulto e rumore; Era al riparo delle ombre della notte". "Coligny languì tra le braccia del riposo, E il sonno ingannevole spandeva i suoi papaveri". Improvvisamente, "di mille grida il terribile rumore" lo strappa alla calma. Egli "si alza, guarda, vede da tutte le parti Scappando da frettolosi assassini; Vede torce e armi che brillano ovunque, Il suo palazzo in fiamme, un intero popolo in allarme, I suoi servi sanguinari soffocati dalle fiamme, Assassini a frotte riscaldati alla carneficina, Gridando ad alta voce: “Nessuno sia risparmiato; È Dio, è Medici, è il re che lo ordina!" Questo massacro, seppur tragico, segna un'origine di nuovi conflitti e riflessioni sulla fede e il potere.
Nonostante le devastazioni e i drammi, la "musica dolce e lenta" della speranza e della profezia annuncia una nuova origine per l'umanità. "Quando, dopo una lunga siccità, la pioggia cade sulla terra, beve avidamente l’acqua del cielo che la rinfresca e la feconda". Similmente, "le nazioni assetate berranno avidamente la parola di Dio quando scenderà su di loro come una doccia calda e la giustizia con l’amore, la pace e la libertà germoglieranno nei loro seni". Sarà come "nei giorni in cui tutti erano fratelli e sorelle". Non si udirà "più la voce del padrone né la voce dello schiavo, i gemiti del povero né i sospiri dell’oppresso, ma canti di gioia e di benedizione!". I padri diranno ai figli: "i nostri primi giorni furono travagliati pieni di lacrime e di angoscia Ora il sole sorge e tramonta sulla nostra gioia. Sia lode a Dio che ci ha mostrato questi beni prima di morire". E le madri diranno alle figlie: "Guarda le nostre fronti ora così calme, il dolore e il dolore un tempo vi scavarono solchi profondi. I tuoi sono come la superficie di un lago in primavera, non agitata da nessuna brezza". I giovani diranno alle vergini: "sei bella come i fiori del campo, pura come la rugiada che le rinfresca, come la luce che le colora". E le vergini risponderanno: "I fiori appassiscono; passano; viene un giorno in cui né la rugiada li rinfresca, né la luce più li colora. C’è solo la virtù sulla terra, che non svanisce né passa mai". Questa visione di un mondo rigenerato, cullata dalla promessa divina, rappresenta l'origine ultima di ogni speranza e ogni pace.
