La recente vicenda del neonato trovato senza vita nella culla termica della parrocchia San Giovanni Battista di Bari ha riportato in primo piano il tema dei neonati abbandonati e quello delle cosiddette ‘Culle per la vita’, pensate perché genitori non pronti o impossibilitati a crescere dei figli possano affidarli a mani sicure che se ne prendano cura. Questo tragico evento, che ha colpito l'opinione pubblica, invita a una riflessione profonda su strumenti che, nati per salvare vite umane, rappresentano spesso l'ultima spiaggia per madri in condizioni di estrema fragilità e isolamento sociale.

L'evoluzione storica: dalle "Ruote degli esposti" alle moderne culle termiche
Ogni anno si stima siano circa 300 i bambini abbandonati in Italia solo negli ospedali. Se un tempo la possibilità di lasciare un neonato era affidata alla ‘ruota degli esposti’, una sorta di porta girevole che dalla strada permetteva alle mamme di depositare il bebè in una chiesa o in un convento senza essere viste, oggi ad accogliere i piccoli sono delle culle termiche collegate a vani o stanze che permettono di poterli lasciare al caldo e in anonimato.
L'incubatrice neonatale, o culla termica, è la versione moderna della medievale "Ruota degli Esposti", che a Napoli comparve nel 1300 nella chiesa dell'Annunziata. Mentre la ruota antica rispondeva a esigenze di un'epoca in cui l'abbandono era dettato spesso da povertà estrema o pregiudizio morale, la culla contemporanea è una struttura hi-tech progettata per la protezione clinica del neonato. Nel 2008 il Policlinico del capoluogo campano ha inaugurato la prima culla termica di ultima generazione per i bambini abbandonati, segnando un solco tra il passato e un presente tecnologico capace di garantire standard sanitari elevati.
Funzionamento e tecnologie di sicurezza
La "Culla per la vita" è una struttura concepita appositamente per permettere di lasciare, totalmente protetti, i neonati da parte delle mamme in difficoltà nel pieno rispetto della sicurezza del bambino e della privacy di chi lo deposita. In luogo facilmente raggiungibile, garantisce l'anonimato della mamma che vuole lasciare il bambino ed è dotata di una serie di dispositivi, come riscaldamento, chiusura in sicurezza della botola, presidio di controllo 24 ore su 24 e rete con il servizio di soccorso medico, che permettono un facile utilizzo e un pronto intervento per la salvaguardia del piccolo.
Come funzionano operativamente? Premendo un pulsante è possibile far aprire la nicchia, depositare il neonato e allontanarsi senza essere inquadrati dalle telecamere. Queste, infatti, rilevano solo la presenza del neonato all’interno del vano e, attraverso un sensore, segnalano immediatamente la presenza del bambino al personale sanitario o ai responsabili della struttura. Oltre a garantire l’anonimato di chi vi lascia i neonati, la culla per la vita funge da vero e proprio presidio medico avanzato. La culla termica non è solo un contenitore, ma un ecosistema di protezione progettato per evitare che il neonato soffra di ipotermia o subisca traumi ambientali durante le prime ore di vita.
Il ruolo del progetto "Culle per la Vita" e il supporto alle madri
Il progetto "La culla per la vita" che aiuta le mamme in difficoltà e le altre dislocate in tutta Italia sono censite online da Culleperlavita.it, un vero progetto di aiuto per le mamme in difficoltà. Il progetto si articola in un centro di ascolto alla vita che offre ogni tipo di informazione alle mamme che vogliono optare per questo tipo di scelta. Il sito funge solo da rete di servizio per le informazioni, mentre i volontari sostengono gravidanze difficili o indesiderate attraverso programmi di aiuto personalizzato.

All'utente viene comunicata l'ubicazione del servizio, che però è gestito da chi ha messo a disposizione la culla termica e che ne è anche responsabile. È importante sottolineare che queste strutture rappresentano una soluzione estrema, la più sicura, per quelle donne che hanno partorito senza sapere di poterlo fare in sicurezza e in anonimato all’ospedale. A sostenere il progetto di una rete di culle termiche per arginare il problema dei neonati abbandonati diverse associazioni. Tra queste la Fondazione Francesca Rava che nel 2008, insieme al network KPMG, ha ideato il progetto nazionale “Ninna ho” contro l’abbandono neonatale e l’infanticidio. Nelle sue culle, presenti in numero di 7 in Italia, sono stati affidati finora 7 bambini.
La cornice normativa: il parto in anonimato
Molte persone non sanno che esiste una alternativa normativa molto forte. Il DPR 396/2000, art. 30, comma 2, prevede che si possa partorire in ospedale in totale anonimato. Il nome della madre rimane per sempre segreto e nell’atto di nascita del bambino viene scritto “nato da donna che non consente di essere nominata". Questo consente di offrire totale assistenza a gestante e neonato, allo scopo di evitare ogni tipo di complicanze che possono insorgere al momento del parto e che possono mettere a rischio la vita della donna e del neonato.
Studio Legale Freda - Parto in anonimato
Lo stesso decreto garantisce alla madre di cambiare idea entro dieci giorni e quindi di riconoscere infine il figlio o la figlia. Questa possibilità trasforma l'atto della nascita da una situazione di pericolo, come il parto in casa o l'abbandono, in una procedura clinica protetta e legale. Ezio Belleri, direttore generale del Policlinico di Milano, ricorda spesso questo aspetto: "È una cosa che pochi sanno, ma in Ospedale si può partorire in anonimato, per la sicurezza di mamma e bambino. Inoltre esistono le culle per la vita: la nostra si trova all'ingresso della Clinica Mangiagalli e permette di accogliere in totale sicurezza un bimbo che i suoi genitori non possono purtroppo tenere con sé".
La geografia dell'abbandono e le criticità del sistema
I dati sul numero delle culle termiche sono pochi. In Italia le culle per la vita sono circa 60. Cinque Regioni ne sono sprovviste e sono la Calabria, il Friuli Venezia Giulia, il Molise, la Sardegna e il Trentino Alto Adige. Questa disparità territoriale riflette una distribuzione non omogenea dei servizi di supporto, rendendo alcune aree più vulnerabili rispetto ad altre.
La culla termica della parrocchia San Giovanni Battista di Bari è stata, negli ultimi anni, un punto di riferimento tragicamente attivo. È del 2 gennaio 2025 la notizia di un neonato trovato morto nella culla della vita della Chiesa di San Giovanni Battista a Bari. Il corpicino del piccolo è stato trovato per caso durante una messa funebre. Un evento tragico che ricorda a un anno di distanza la storia della piccola Maria Grazia. Sono almeno tre i neonati lasciati, negli ultimi anni, nella «culla della vita» di Bari: il piccolo Luigi nel 2020, la piccola Maria Grazia nel 2023 e, a circa un anno di distanza, il maschietto trovato senza vita.
In Puglia, oltre alla culla situata nella parrocchia di San Giovanni Battista a Bari, altre due strutture simili sono presenti a Monopoli, nel Convento di San Francesco da Paola, allestita nel 2018 dopo il ritrovamento di una neonata abbandonata in spiaggia, e Taranto, nell’ospedale SS. Annunziata.
Oltre la tecnologia: la sconfitta sociale
Tanti sono i casi di cronaca che raccontano di abbandono di neonati. Una culla per la vita, o culla termica, può salvare la vita dei piccoli lasciati in strada, nei cassonetti o ovunque non siano protetti. Tuttavia, il sistema deve essere visto come una rete di protezione estrema. Fabio Mosca, direttore della Neonatologia e della Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico di Milano, offre una prospettiva critica fondamentale: "Vivo questo evento anche come una sconfitta a livello sociale, perché in qualche modo non siamo stati in grado di intercettare una madre in grande difficoltà".

Questo pensiero sottolinea che, sebbene le culle termiche siano strumenti indispensabili, la vera missione della società dovrebbe essere l'intercettazione precoce del disagio. Le culle termiche rappresentano una soluzione estrema, la più sicura, per quelle donne che si trovano in un vicolo cieco. La sfida, pertanto, non è solo dotare il territorio di più culle, ma creare una rete capillare di assistenza che permetta a una madre di non arrivare mai al punto di dover scegliere l'abbandono, sebbene anonimo e sicuro. La collaborazione tra realtà laica e religiosa, come sottolineato in passato da don Antonio Ruccia a Bari, deve continuare a essere un faro per chi, nel buio di una gravidanza indesiderata o difficile, cerca una via d'uscita che tuteli, sopra ogni cosa, la vita del neonato.