Il Palazzo Davanzati, situato in via Porta Rossa 9 e affacciato sull'omonima piazza Davanzati, rappresenta un eccelso esempio di architettura residenziale fiorentina del Trecento. Costruito verso la metà del secolo dalla famiglia Davizzi, mercanti benestanti dell'arte di Calimala (o dei Mercantanti), questa sontuosa dimora quattrocentesca è oggi sede del Museo della Casa Fiorentina Antica a Firenze, offrendo una preziosa finestra sulla vita domestica e l'arte di epoche passate.
La Culla Lombarda e Altri Simboli dell'Infanzia e della Vita Domestica
All'interno delle stanze riccamente arredate di Palazzo Davanzati, si può ammirare una varietà di mobilio antico che restituisce un'immagine vivida della vita quotidiana di una famiglia fiorentina signorile. Tra questi oggetti, particolare risalto assume una culla lombarda, risalente al XVII secolo, che è custodita nella suggestiva Sala dei Pavoni. Questa sala, riccamente adornata da affreschi a finta tappezzeria, racchiude al suo interno mobilio da camera, tra cui, oltre alla culla lombarda, anche un letto alla genovese prodotto in Toscana nel Cinquecento e un inginocchiatoio.
Non è l'unica testimonianza dell'infanzia e della cura dei bambini presente nel palazzo. Al secondo piano, nella Camera da letto, anch'essa arredata con mobili antichi e caratterizzata da affreschi parietali che raccontano la leggenda medievale amorosa della Castellana di Vergi, si trova un'altra culla, questa volta proveniente dall'Italia meridionale e databile al XVIII secolo. Questo ambiente è completato da un letto con colonne di bottega toscana (XVI secolo con integrazioni del XIX secolo), un inginocchiatoio (Toscana, XVII secolo), un cassoncino intagliato (Toscana, fine del XVI secolo), un cofano dipinto con scene del Giudizio di Paride (Firenze, 1425-1450 circa) e un forziere (bottega senese della prima metà del Trecento). Poco sopra, un desco da parto dipinto, attribuito al Maestro del Cassone Adimari, verosimilmente lo Scheggia (il fratello di Masaccio), rappresenta il Gioco del civettino, un oggetto legato alla nascita e ai primi mesi di vita. Sul letto (Italia centrale XVI secolo) si trova inoltre una rara coperta italiana a filet del XIX secolo.
Un'ulteriore culla, risalente al Settecento, è presente nella Camera delle Impannate, al terzo piano del palazzo. Qui le pareti sono dipinte con un fregio di un verziere con vasi. Il letto, antico, del XVI secolo, con elementi dei secoli XVII e XIX, è accompagnato da una coperta ricamata di manifattura siciliana del XIX secolo. La stanza conserva anche un cassone toscano della prima metà del XV secolo, uno specchio cinquecentesco rimaneggiato nell'Ottocento, una torciera in ferro battuto (forse XIV secolo), due sedie nane del Seicento e un inginocchiatoio del XVII secolo. Nel camino di questa sala, si possono osservare alari e attrezzi in ferro dei secoli XVII e XIX. Nelle nicchie sulle pareti sono esposti un manichino processionale di bottega senese dell'inizio del XVI secolo e un Sant'Onofrio in terracotta dipinta riferito, dopo il restauro, all'ambito di Jacopo Sansovino. Questi diversi esempi di culle e oggetti legati all'infanzia evidenziano l'importanza della famiglia e della discendenza nella società fiorentina e offrono uno spaccato autentico della vita domestica attraverso i secoli.

Palazzo Davanzati: Genesi e Evoluzione Storica
Il Palazzo Davanzati è un edificio storico che ha attraversato secoli di trasformazioni, rispecchiando le vicende della città di Firenze. Fu costruito verso la metà del Trecento dalla famiglia Davizzi, che erano mercanti benestanti appartenenti all'arte di Calimala (o dei Mercantanti), un'importante corporazione medievale. Inizialmente, il palazzo fu residenza degli Ufficiali della Decima, l'ufficio che raccoglieva le denunce delle proprietà private per l'applicazione delle tasse. Nel 1516, la proprietà passò ai Bartolini e da questi, nel 1578, fu venduto a Bernardo Davanzati, un famoso storico e letterato il cui nome è indissolubilmente legato alla dimora. La famiglia Davanzati si estinse nel 1838.
Con la morte dell'ultimo esponente dei Davanzati, Carlo, che si suicidò nel 1838, l'immobile fu poco dopo suddiviso in più quartieri. Questa frammentazione portò a un progressivo abbandono e a svariate manomissioni che ne compromisero lo stato originale. Unica eccezione furono alcuni interventi di restauro promossi attorno al 1884 dalla proprietà Orfei, che tentarono di arginare il degrado. Lo stato di deterioramento dell'edificio in quel periodo fu vividamente testimoniato da Giovanni Papini. Una stanza del palazzo fu presa in affitto nel 1902 da Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini, insieme a Giovanni Costetti, Adolfo De Carolis, Alfredo Bona, Ernesto Macinai, Giuseppe Antonio Borgese, per fondarvi la rivista letteraria "Il Leonardo". Di questa rivista, edita dalla Vallecchi, furono pubblicati venticinque fascicoli, dal 4 gennaio 1903 all'agosto 1907. Fu proprio Papini a testimoniare lo stato di degrado dell'edificio nelle pagine di "Un uomo finito", descrivendolo come "tutto sudicio e buio, colle scale mezze rovinate, i muri graffiati; i ballatoi murati a metà e il gran cortile pieno di svolte a sghembo, d'angoli pisciosi e di casse abbandonate". Questa descrizione offre uno spaccato crudo delle condizioni in cui versava il palazzo all'inizio del Novecento.
IL RIALLESTIMENTO DI PALAZZO DAVANZATI
Il Riscatto e la Nascita del Museo
Fortunatamente, il Palazzo Davanzati scampò per poco alle demolizioni ottocentesche. Nel 1904, l'immobile fu acquistato dall'antiquario Elia Volpi. Questi intraprese un complesso lavoro di restauro durato cinque anni, durante il quale esaltò i caratteri propri della residenza trecentesca e la arredò di conseguenza, creando uno scenario adatto all'esposizione delle molte opere d'arte che aveva raccolto. Fu in questo periodo che vennero recuperate numerose decorazioni murali antiche, restaurate e integrate dal pittore Silvio Zanchi. Nel 1910, Volpi aprì il palazzo al pubblico per la prima volta come museo privato "della Casa Fiorentina antica", che divenne subito molto apprezzato dai collezionisti stranieri e dai viaggiatori, che spesso lo visitavano per prendere spunto per l'arredo delle loro abitazioni.
Nel 1920, la casa era stata riarredata, e di nuovo il mobilio fu oggetto di vendita nel 1924. Tuttavia, questa volta, invece di andare disperso, venne acquistato dagli antiquari di origine egiziana Vitale e Leopoldo Bengujat, i quali affittarono anche l'edificio e di lì a poco lo acquistarono nel 1926, facilitati da una serie di sfortune commerciali del Volpi. Successivamente, "allo scoppio della seconda guerra mondiale, il palazzo, oramai di proprietà di un gruppo antiquario londinese, fu requisito e dato in gestione al Monte dei Paschi". Durante il conflitto, fu adibito a ufficio di carte annonarie e di controllo dei consumi del Comune di Firenze, nonché a ufficio impianti elettrici delle Ferrovie dello Stato e sede della Commissione provinciale di Censura. Alla fine della guerra, il palazzo venne reso al proprietario e, tramite il conte Alessandro Contini Bonacossi, venne acquistato dallo Stato nel 1951.
Destinato a ospitare il Museo dell'Antica Casa Fiorentina, inaugurato nel 1956, il palazzo conobbe nuovi restauri diretti da Alfredo Barbacci. Ebbe un nuovo arredamento per le cure di Filippo Rossi e Luciano Berti, vedendo qui confluire dipinti, arredi e oggetti d'uso domestico dal Museo Nazionale del Bargello, dalle Gallerie fiorentine e da donazioni di privati. A causa di gravi dissesti alla struttura, il museo è stato chiuso nel 1995. La fabbrica è stata interessata da un complesso intervento di consolidamento diretto dall'architetto Laura Baldini e quindi da Fulvia Zeuli con la consulenza dell'ingegnere Leonardo Paolini, fino alla progressiva riapertura degli ambienti a partire dal 2007 fino al giugno 2009. A Maria Rossi Torodow, direttrice del museo dal 1972 al 1990, si deve l’aggiunta della sezione dedicata ai merletti fiorentini, altra eccellenza della città toscana, arricchendo ulteriormente il patrimonio esposto.
Architettura e Fascino Esterno
Il fronte della fabbrica di Palazzo Davanzati si presenta stretto e alto, elemento caratteristico dell'architettura residenziale fiorentina del Trecento. Al piano terreno, il bugnato in pietra arenaria è segnato da tre ampi fornici, che conferiscono solidità e un'impronta di prestigio all'ingresso. Ai tre piani superiori, la facciata è caratterizzata da cinque assi di finestre centinate ad arco ribassato, le quali illuminano i saloni interni e sono sottolineate da cornici marcapiano, che scandiscono orizzontalmente la verticalità dell'edificio. In alto, spicca una grande loggia del Cinquecento, coperta da un tetto molto sporgente, che un tempo offriva uno spazio aperto e panoramico, tipico delle dimore signorili.

Gli Spazi Interni: Dal Portone al Cortile
Varcata la soglia del portone principale di Palazzo Davanzati, si accede a un vano che anticamente era la loggia privata della famiglia, una volta aperta sulla strada. Questo spazio, coperto da volte a crociera e diviso in tre campate, rivela un'ingegnosa architettura difensiva. Sul soffitto, infatti, si possono vedere quattro piombatoi di difesa, aperture attraverso le quali si poteva sorvegliare dal primo piano la loggia e, in caso di necessità, scacciare eventuali aggressori gettando proiettili e liquidi bollenti. Sulla parete frontale di questo ambiente, si possono ammirare frammenti di pitture parietali che includono uno stemma dei Corbinelli e altri stemmi dei Davizzi, i primi proprietari del Palazzo. Frammenti di pitture parietali staccati, del tutto simili a quelli delle stanze del palazzo nelle sale superiori, provengono dalle case dei Davanzati, dei Pilli e dei Lamberti che, un tempo situate nei vicoli attigui, vennero demolite durante il Risanamento di Firenze, un'operazione urbanistica che modificò profondamente il tessuto della città. Due lapidi in marmo ricordano i lavori di ripristino dell'epoca di Elia Volpi, testimoniando gli sforzi per recuperare e valorizzare la dimora.
Il suggestivo cortile è il vero centro del palazzo, dal quale si aprono scenograficamente i piani soprastanti in un dedalo di scale, passaggi e ballatoi, creando una vista interna di grande effetto. Questo cortile presenta elementi funzionali e di pregio per l'epoca: si notano anelli per legare i cavalli e un pozzo a muro privato in un angolo, un vero lusso per l'epoca. Il pozzo, tramite un sistema di carrucole, permetteva di issare l'acqua a tutti i piani dell'edificio, garantendo un'autonomia idrica rara per il tempo. Il cortile è arricchito da un portico su due lati, composto da archi, volte e pilastri ottagonali con capitelli a fogliame, tranne uno che è scolpito mirabilmente con figure, forse gli esponenti della famiglia Davizzi, aggiungendo un tocco personalizzato e artistico. Nella parte perimetrale del cortile, si trovano esposti un cassone intagliato proveniente dall'Italia settentrionale (XVII secolo), una cassapanca di origine lombarda (fine del XVII secolo) e frammenti di decorazioni parietali da abitazioni del XIV e XV secolo, come il dipinto "Dame e cavalieri in un bosco" di artista ignoto riferibile all'ambito del tardo gotico della metà del Quattrocento, che arricchiscono il contesto storico e artistico dell'ambiente.
Disposizione e Struttura dei Piani
Una scala in pietra piuttosto ripida, situata sul lato sinistro del cortile e retta da archi rampanti e mensoloni, conduce ai piani superiori. Questi piani, sporgendo su grandi mensole verso il cortile stesso, seguono uno schema di distribuzione degli ambienti pressoché identico, riflettendo una razionalità costruttiva tipica delle dimore signorili del tempo.Affacciato sulla strada, in posizione a nord, si trova un grande salone rettangolare, noto anche come "sala madornale", che costituiva il cuore della vita sociale e di rappresentanza della famiglia. Da questo salone si accede, sul lato opposto, a due ambienti di servizio posti a est e a una grande stanza trapezoidale situata a ovest. Quest'ultima è spesso dotata di "agiamento", termine antico per indicare la stanza da bagno, collocata in punta, e confina con un più piccolo studiolo sul lato sud. Anche lo studiolo può essere dotato di agiamento, che al secondo piano è in comune con quello della camera, evidenziando una certa praticità nella disposizione degli spazi privati.
Un Percorso nelle Sale: Arte e Arredi
Il Palazzo Davanzati è un museo che offre un viaggio immersivo attraverso le diverse sale, ognuna delle quali racconta una storia di arte, vita e costume.
Primo Piano - Il Salone Principale
Il salone principale del primo piano, dotato di ben cinque finestre, è caratterizzato da un soffitto riccamente decorato, con sezioni originali trecentesche nella prima e seconda campata a destra di chi entra, e sezioni quattrocentesche nella terza e quarta. Le pareti mostrano ganci che un tempo servivano per appendere drappi e arazzi, come era consuetudine nelle dimore signorili. Attualmente, vi sono appesi due arazzi a colonna e una spalliera con grottesche dell'arazzeria fiorentina della prima metà del XVII secolo. Al centro della sala, su un tavolo in noce fiorentino del XVI secolo, si trovano due cofanetti nello stesso materiale e coevi per datazione e fattura. Sulla parete destra si possono ammirare una coppia di arazzi a colonna di fattura medicea risalenti al 1550-1600 circa, e un armadio toscano a tre sportelli del XVI secolo. Su questo armadio sono collocati due angeli portacero di fattura senese e la Madonna col Bambino in stucco e gesso, attribuita alla bottega di Lorenzo Ghiberti.
Primo Piano - La Sala dei Merletti
Nella prima sala attigua al salone principale è esposta una preziosa collezione di merletti ad ago ed a fuselli di fattura europea, insieme a vari ricami, il tutto databile tra il XVI e il XX secolo. Particolarmente interessante è la raccolta di imparaticci, cioè quei pezzi dai motivi più fantasiosi usati come esercizio per apprendere l'arte del ricamo, che offrono uno spaccato delle tecniche e dell'evoluzione di quest'arte delicata.
Primo Piano - La Celebre Sala dei Pappagalli
L'ambiente più celebre del palazzo è la Sala dei Pappagalli, che forse in origine era una sala da pranzo. Le sue pareti sono interamente coperte di affreschi tardo-trecenteschi restaurati che imitano drapperie e arazzi, caratterizzati dal motivo ornamentale di pappagalli, da cui la sala prende il nome. Dante Alighieri nella "Vita Nova" fornisce testimonianza degli affreschi variopinti con i quali si era solito decorare le pareti delle case signorili nel Trecento, e gli affreschi di questa sala ne costituiscono un esempio eccelso. La credenza di destra e le vetrinette a muro ospitano una collezione di suppellettili di ceramica, tra cui bacinelle, brocche e ciotoline con decorazione arcaica del XIV e XV secolo, di fattura fiorentina, umbra e laziale. Nella credenza alta si possono ammirare esemplari della maiolica di Montelupo del XVII secolo. Davanti al camino a muro si trova un mantice seicentesco di produzione italiana. L'"armario" presente è di fattura bolognese della prima metà del Quattrocento e sopra di esso è appeso un tondo con la Madonna col Bambino e santi, un dipinto di scuola fiorentina della fine del XVI secolo. Il mobile contiene una terracotta della Madonna annunciata di Antonio Rizzo, opera eseguita per l'orfanotrofio di Ferrara.
Primo Piano - La Sala dei Pavoni (con la culla lombarda)
La Sala dei Pavoni, come accennato in precedenza, è riccamente adornata da affreschi a finta tappezzeria e custodisce mobilio da camera. Il letto "alla genovese" venne prodotto in Toscana nella seconda metà del Cinquecento, mentre la culla, che le dà il nome per questo contesto, è lombarda e risale al XVII secolo. L'inginocchiatoio infine è di fattura toscana del XVI secolo. Questa sala, con la sua culla, offre una prospettiva unica sulla vita domestica e l'arredamento delle camere da letto del passato.

Il Secondo Piano: Tra Leggende e Collezioni
Il secondo piano del Palazzo Davanzati continua il percorso espositivo con un'analoga ricchezza di ambienti e collezioni.
Il Salone del Secondo Piano
Il salone al secondo piano, analogo a quello del piano inferiore per dimensioni e struttura, presenta alle pareti quattro arazzi fiamminghi con le "Storie di David e Betsabea", risalenti al XV secolo. Tra le opere d'arte esposte figurano una Madonna in stucco di Gregorio di Lorenzo (databile al 1470 circa), bronzetti dei secoli XV e XVI, e un dipinto con il ritratto di Giovanni di Bicci de' Medici attribuibile a Zanobi Strozzi. Completano la galleria una Madonna del Latte della bottega di Bicci di Lorenzo (circa 1420-30), una Madonna col Bambino della bottega di Jacopo di Cione e due tavole del Maestro di Marradi, forse provenienti da una predella. Tra i mobili spicca una cassapanca con spalliera (Firenze, seconda metà del XVI secolo) e un tavolo cinquecentesco con restauri del XX secolo, su cui è posto un cofano veneto della seconda metà del XVI secolo con decori all'orientale, oltre a un esemplare simile di dimensioni più piccole. Sopra una credenza toscana del XVI secolo (rimaneggiata nell'Ottocento), si trova un trittichetto in legno con l'Incoronazione della Vergine (circa 1390-1410), un busto di monaca (arte fiorentina dell'inizio del XVI secolo), e un piccolo crocifisso sagomato e dipinto attribuito a Jacopo del Sellaio. Nel 2007, l'intero salone è stato oggetto di un importante restauro.
La Sala da Pranzo
La sala da pranzo del secondo piano conserva vari esemplari di terracotta smaltata di diverse manifatture italiane. Tra questi, si distingue una collezione di saliere del XVIII secolo e sette scaldamani a scarpetta settecenteschi provenienti dalle manifatture di Ariano o di Cerreto. È presente inoltre una collezione di piatti in maiolica di Castelli, di Orvieto e di Viterbo, testimonianza dell'arte ceramica italiana. Un "armario", un mobile a sportelli destinato a contenere armi, di scuola senese (forse manomesso nell'Ottocento) ha sportelli dipinti dall'allievo del Sodoma, Bartolomeo di David (circa 1530). Qui una cassapanca dipinta è del XVI secolo con rimaneggiamenti, e la placca con la Fuga in Egitto tra santa Caterina da Siena e lo stemma Alberti è di scuola senese (1550-1600 circa). Completano l'arredo un tavolo in noce del XX secolo in stile antico, su cui è disposta una raccolta di cofanetti medievali e rinascimentali di fattura francese e italiana.
Lo Studiolo
Lo studiolo del secondo piano è analogo a quello del primo per quanto riguarda le dimensioni, ma arricchito da opere d'arte di notevole pregio. Tra queste si annoverano: il tabernacolo con Santo Stefano, opera di Spinello Aretino; un bronzetto di Venere e Cupido della bottega di Tiziano Aspetti (circa 1590-1600); un Profilo di giovinetto in marmo di scuola fiorentina (circa 1450-1500) e un Santo di scuola lombarda del XV secolo. In una cornice della fine del XV-inizio del XVI secolo, è collocata la Trinità con i santi Domenico e Girolamo della scuola di Jacopo del Sellaio.
La Camera da Letto (con la leggenda della Castellana di Vergi)
La camera da letto al secondo piano è l'unico ambiente che conserva la decorazione di affreschi originali, a differenza di altre sale che presentano pitture murali. Questi affreschi raccontano la leggenda medievale amorosa della Castellana di Vergi, offrendo un'atmosfera unica e un esempio raro di decorazione parietale del tempo. Per quanto riguarda gli arredi, il letto con colonne è di bottega toscana (XVI secolo con integrazioni del XIX secolo) e, come già menzionato, vi si trova anche una culla proveniente dall'Italia meridionale e databile al XVIII secolo. Completano l'arredo un inginocchiatoio (Toscana, XVII secolo), un cassoncino intagliato (Toscana, fine del XVI secolo), un cofano dipinto con scene del Giudizio di Paride (Firenze, 1425-1450 circa) e un forziere (bottega senese della prima metà del Trecento). Il desco da parto dipinto, situato poco sopra, viene attribuito al Maestro del Cassone Adimari, verosimilmente lo Scheggia (il fratello di Masaccio), e rappresenta il Gioco del civettino. Sul letto (Italia centrale XVI secolo) è esposta una rara coperta italiana a filet del XIX secolo.

Il Terzo e Ultimo Piano: Vita Quotidiana e Funzionalità
Il percorso nel Palazzo Davanzati si conclude ai piani superiori, dove si possono osservare ambienti che riflettono sia l'eleganza che la praticità della vita domestica.
La Camera delle Impannate
Al terzo piano si trova la Camera delle Impannate, così chiamata per le sue pareti dipinte con un fregio di un verziere con vasi, un motivo decorativo che evocava giardini e natura. Il letto è antico, risalente al XVI secolo, con elementi aggiunti nei secoli XVII e XIX, testimoniando un utilizzo prolungato e adattamenti nel tempo. La coperta ricamata è di manifattura siciliana del XIX secolo. La stanza conserva anche un cassone toscano della prima metà del XV secolo, uno specchio cinquecentesco rimaneggiato nell'Ottocento e una torciera in ferro battuto, che potrebbe risalire addirittura al XIV secolo. Come già accennato, in questa stanza è presente una culla settecentesca, che si aggiunge alle altre testimonianze dell'infanzia nel palazzo. L'arredo include anche due sedie nane del Seicento e un inginocchiatoio del XVII secolo. Nel camino, si possono osservare alari e attrezzi in ferro dei secoli XVII e XIX. Nelle nicchie sulle pareti sono esposti un manichino processionale di bottega senese dell'inizio del XVI secolo e un Sant'Onofrio in terracotta dipinta riferito, dopo il restauro, all'ambito di Jacopo Sansovino.
La Cucina
All'ultimo piano del palazzo si trovava la cucina, una posizione strategica e ponderata per diverse ragioni pratiche e di sicurezza. La cucina era posta in alto per evitare di impregnare la casa di fumi e vapori che sarebbero saliti ai piani superiori, ma anche per consentire una rapida fuga in caso di incendi, minimizzando i rischi per il resto dell'edificio e i suoi abitanti. Questa disposizione funzionale evidenzia la lungimiranza nella progettazione delle dimore del tempo, coniugando comfort e sicurezza.
Il Museo della Casa Fiorentina Antica: Un Patrimonio Vivente
Il Palazzo Davanzati, come Museo dell'Antica Casa Fiorentina, offre ai visitatori l'opportunità di immergersi in un'esperienza autentica della vita quotidiana in una dimora fiorentina tra il Trecento e il Cinquecento. Il soffitto con travi in legno a vista e travicelli decorati è un elemento di particolare interesse, insieme al camino della Sala dei Pappagalli, la cui cappa è decorata con l'arme dei Davizzi, i primi proprietari del Palazzo, tra gli stemmi degli Alberti e dei Ridolfi. Questo insieme di dettagli architettonici e decorativi contribuisce a ricostruire l'atmosfera originale della casa. Le diverse collezioni, dai preziosi merletti fiorentini aggiunti grazie a Maria Rossi Torodow, alle terracotte smaltate di manifattura italiana ammirabili nella Sala da Pranzo, compongono un quadro completo degli usi e costumi, dell'artigianato e dell'arte che animavano queste mura storiche. Ogni oggetto, ogni affresco e ogni elemento strutturale contribuisce a rendere Palazzo Davanzati un patrimonio vivente, capace di narrare secoli di storia fiorentina.