Alcide De Gasperi: Dalla Culla Trentina all'Architetto dell'Italia Repubblicana e dell'Europa

Alcide De Gasperi, all’anagrafe Degasperi, è una figura imponente nella storia italiana ed europea, fondatore della Democrazia Cristiana e protagonista indiscusso del dopoguerra. La sua esistenza, spesso ricordata con rispetto e deferenza, nasconde un valore storico e politico profondo, che affonda le radici nella sua terra natale. Nato e cresciuto in Trentino, allora parte dell'Impero austro-ungarico, De Gasperi ha percorso un cammino straordinario, dalla politica locale e imperiale fino alla guida dell'Italia e all'affermazione dei principi di unità europea. Per approfondire questa conoscenza, in Trentino e a Pieve Tesino, in particolare, è possibile visitare il Museo Casa De Gasperi, un luogo che intende valorizzare le idee, più che gli oggetti appartenuti a questo statista. Queste idee, del resto, nacquero da un mondo che, nei primi anni del Novecento, era in grande fermento, in cui la modernità prendeva il sopravvento sulle vecchie strutture politiche e sociali. Il suo percorso politico e personale offre uno spaccato unico di un'epoca di profonde trasformazioni, dalla fine di un impero alla nascita di una repubblica democratica e all'alba di un'Europa unita.

Le Radici Trentine e la Formazione Cattolica

Alcide De Gasperi nacque il 3 aprile 1881 a Pieve Tesino, in Valsugana, da Amedeo e Maria Morandini. La sua era una famiglia povera, profondamente cattolica; Alcide fu il primo di quattro figli, e ebbe due fratelli e una sorella. Il padre, Amedeo, originario di Sardagna, era una figura semplice e bonaria, capoposto (maresciallo maggiore) della locale gendarmeria. Pieve Tesino, situata a 569 metri di altitudine, fu il suo primo ambiente di vita. Amedeo, il padre, era stato inviato a Predazzo, dove conobbe la sua futura moglie, Maria Morandini, e in seguito fu trasferito a Pieve Tesino come capoposto della gendarmeria. Dopo due anni a Pieve Tesino, Amedeo fu nominato capoposto a Grigno, più a valle, e qui rimase fino al 1891. Il giovane De Gasperi visse così un'infanzia caratterizzata da questi spostamenti e dalla realtà della vita di montagna.

Pieve Tesino, casa natale di Alcide De Gasperi

I primi anni di istruzione videro De Gasperi avviare i suoi studi presso il collegio vescovile di Trento, sotto la guida del sacerdote Vittorio Merler, fin da giovanissimo. Si iscrisse nell'anno scolastico 1896/1897 al liceo classico "Giovanni Prati" di Trento, dimostrandosi uno studente capace soprattutto in latino, greco, italiano, lingua tedesca e propedeutica filosofica. Completò gli ultimi due anni liceali nel locale imperial regio ginnasio superiore, conseguendo la maturità classica nel luglio del 1900. L'ambiente del collegio vescovile, con il suo corpo insegnante scelto, rappresentava un'istituzione della cattolicità trentina, da sempre sensibile alle tradizioni di italianità della regione. Questo contesto, tuttavia, si apriva anche alle idee e alle opere di socialità del clero e del laicato, riflettendo l'inquietudine che attraversava la cultura e l'azione politica cattolica in Germania e Austria, come in Italia. A Trento, si presentavano occasioni, sempre meno casuali, di contatti e presenze di personalità cattoliche europee, ponendo i problemi del cattolicesimo sociale e politico nel loro contrasto con la società liberale e con il movimento socialista. Era in questo periodo che il cattolicesimo di De Gasperi, come si suole giustamente asserire, fu innanzitutto quello delle "borgate trentine", profondamente legato agli elementi naturali della vita dell'uomo, la nascita e la morte, il focolare domestico, "la voce delle campane, tutto il buon passato trentino, seminato di croci e di campanili". Il compatto tessuto sociale religioso trentino non poneva un problema di resistenza o di riconquista cattolica, ma certamente richiedeva un nuovo modo di pensare e perseguire la sua conservazione.

Gli Anni Universitari a Vienna e la Nascita dell'Impegno Politico

Nell'autunno del 1900, dopo la maturità classica, Alcide De Gasperi si iscrisse al corso di filosofia dell'università viennese. Conseguì la laurea nel 1905 con una tesi su Carlo Gozzi. Vienna, città che lo avrebbe accolto stabilmente di nuovo nel 1911 in qualità di deputato trentino al Parlamento, fu fondamentale per la sua formazione. Furono proprio gli anni universitari, come ha notato il Wandruszka, quelli veramente decisivi della sua formazione culturale e politica. Fin da giovanissimo, De Gasperi partecipò ad attività politiche d'ispirazione cristiano-sociale. Nel periodo degli studi universitari, a Vienna e a Innsbruck (capitale della Contea del Tirolo), fu leader del movimento studentesco e protagonista delle lotte degli studenti trentini, che miravano a ottenere un'università in lingua italiana per le minoranze italofone del Tirolo e dell'Impero, partecipando anche ai fatti di Innsbruck.

Come giovane matricola, ebbe subito sotto gli occhi un campo sperimentale senza precedenti della "politica cattolica". Attraverso le associazioni studentesche, entrò in contatto con il movimento studentesco cattolico dell'università di Vienna, che costituiva una colonna portante del partito cristiano-sociale. Divenne membro dell'Unione cattolica italiana, che faceva parte del Cartell-Verband, insieme con altre associazioni di diversa nazionalità. Tra queste, la più importante era la Norica, tra i cui aderenti fece presto amicizia con Franz Hemala, futuro eminente organizzatore e storico del sindacalismo cristiano, e Friedrich Funder, direttore della Reichspost, quotidiano influente del cattolicesimo sociale e politico austriaco. De Gasperi si immerse in queste nuove esperienze con grande fervore. Il credo socialriformista, a cui il barone Karl von Vogelsang aveva dato formulazione dottrinale e a cui il Lueger dava applicazione nella sua funzione di borgomastro, costituivano un'esperienza assai più vasta delle opere socioeconomiche dell'organizzazione cattolica trentina e aprivano quell'orizzonte politico attraverso cui la lotta al capitalismo liberale e al socialismo poteva dirsi fondata e concreta nel risultato. De Gasperi se ne faceva instancabile propagandista. A Vienna, oltre all'intensa partecipazione alle riunioni studentesche, fece attivo proselitismo predicando il verbo della Rerum novarum negli ambienti operai dell'emigrazione trentina, scontrandosi con i socialisti. Questo impegno era dettato da una fede profonda, una "regola fissa", "anima e midollo delle cose", e dall'obbedienza alla Chiesa, rispetto alla quale l'autonomia del credente era storicamente da determinarsi nella sfera politica e sociale, non in quella ecclesiale o dottrinale.

Nel marzo 1902, in occasione di un viaggio a Roma compiuto in compagnia del Commer, conobbe Murri e venne ricevuto in udienza privata da Leone XIII. Tra le varie sedi del movimento cattolico in Roma, si recò soltanto in quella della Democrazia cristiana, dove, oltre al sacerdote marchigiano, incontrò A. Fogazzaro. Con Murri nacque una corrispondenza, e De Gasperi scrisse su "Il Domani d'Italia" a proposito dei cristiano-sociali austriaci, e sulla "Reichspost" dei democristiani italiani. Più che un'adesione, fu una simbiosi con quelle idee riformatrici. Il suo consenso al programma murriano non sembrava superare il crinale politico-sociale per investire la sfera ecclesiale, come dimostra una delle sue lettere a Murri, in cui mostrava di non condividere la difesa assunta dalla Reichspost circa le idee riformatrici dell'Ehrard, che gli pareva mettere "in discussione cose su cui non conviene discutere".

Alcide De Gasperi giovane studente

Il ricco e denso apprendistato nella Vienna cattolica non distolse mai De Gasperi da quello che rimaneva il centro dei suoi pensieri giovanili: lo sviluppo del movimento cattolico trentino. La Chiesa trentina, pur dopo un secolo di alto patronato imperiale, si manteneva in una posizione di delicato equilibrio tra la società locale e l'Impero asburgico. La riforma elettorale Badeni del 1896, che aveva introdotto il suffragio universale seppure entro la cornice delle quattro curie censitarie, rendeva necessaria la presenza cattolica nelle rinnovate istituzioni rappresentative. Si trattava di un impegno necessario per difendere ed estendere un ricco patrimonio di opere sociali ed economiche cattoliche, cooperative di consumo e agricole, casse rurali, società di mutuo soccorso e operaie, e attraverso di esse, conservare la posizione egemonica della Chiesa sulla società trentina. La democrazia politica diveniva così un circuito istituzionale dal quale non si poteva prescindere. La costituzione dell'Unione politica popolare del Trentino (UPPT) nel 1904 segnò un passo ulteriore; De Gasperi, che era l'animatore responsabile delle associazioni universitarie, entrò subito a far parte della sua direzione. Appena conseguita la laurea, il vescovo Endrici lo nominò, al posto di Gentili, direttore de "La Voce cattolica" nel settembre 1905. Negli anni universitari la sua attività giornalistica era stata intensa, specie sulla stampa trentina. La questione dell'aconfessionalità dell'azione politica si adombrava già nell'assemblea del dicembre 1905 dell'UPPT, dove De Gasperi nella sua relazione notava che "convien ben distinguere fra azione e movimento sociale e movimento puramente politico". Il movimento cattolico trentino non conosceva "l'asprezza dei contrasti interni" di quello italiano e godeva di un insediamento sociale indiscutibile. De Gasperi, tuttavia, metteva l'accento sugli elementi latenti di debolezza, preoccupato che la condanna del modernismo travalicasse dalla sfera religiosa in altri aspetti dell'azione cattolica.

Deputato nel Parlamento Austriaco e la Difesa del Trentino

Nelle elezioni del Reichsrat (il parlamento austriaco) del 13 e 20 giugno 1911, Alcide De Gasperi venne eletto tra le file dei Popolari. Nel suo collegio elettorale di Fiemme-Fassa-Primiero-Civezzano, su 4275 elettori, ottenne ben 3116 voti. Il 27 aprile 1914 ottenne anche un seggio nella Dieta Tirolese di Innsbruck. La sua attività politica si intensificò particolarmente in questi anni, in cui si batté per i diritti degli Italiani soggetti all'Austria. Il suo impegno di parlamentare fu infatti legato alla difesa dell'autonomia delle popolazioni trentine di etnia italiana, facendosi portatore degli interessi culturali ed economici della sua regione.

Alcide De Gasperi al Parlamento di Vienna

Inizialmente, De Gasperi sperò che l'Italia entrasse in guerra a fianco dell'Austria-Ungheria e della Germania sulla base della Triplice alleanza. Quando ciò non avvenne, s'impegnò perché fosse almeno mantenuta la neutralità italiana, sapendo quanto l'opinione pubblica trentina fosse legata alla casa d'Asburgo. Durante il periodo in cui il Reichsrat rimase inoperoso (dal 25 luglio 1914 al 30 maggio 1917), De Gasperi si dedicò soprattutto ai profughi di guerra. A tal fine venne nominato delegato per l'Austria Superiore e per la Boemia occidentale dal Segretariato per i profughi e rifugiati. Alla luce delle forti repressioni operate dalle autorità asburgiche, le sue posizioni in merito alla questione nazionale trentina cambiarono, e si fece fautore del diritto all'autodeterminazione dei popoli. Nel maggio 1918, quando ormai l'Impero austro-ungarico stava crollando, fu tra i promotori di un documento comune sottoscritto dalle rappresentanze dei polacchi, dei cechi, degli slovacchi, dei rumeni, degli sloveni, dei croati e dei serbi. Si trattava di un atto significativo che prefigurava la fine di un'epoca. Il 3 novembre 1918, i primi reparti dell'esercito italiano entrarono a Trento, e De Gasperi proclamò nel 1918 la volontà delle popolazioni italiane di riunirsi alla madrepatria.

L'Adesione al Partito Popolare Italiano e lo Scontro con il Fascismo

Con il Trattato di San Germain (10 settembre 1919), la parte della Contea del Tirolo a sud del Brennero (corrispondente alle attuali province di Trento e Bolzano) venne annessa all'Italia. Dopo l'annessione del Trentino, Alcide De Gasperi, divenuto cittadino italiano, aderì subito al Partito Popolare Italiano, fondato alcuni mesi prima da don Luigi Sturzo. Presiedette a Bologna il suo primo congresso, segnando il suo ingresso nel panorama politico nazionale italiano.

Il 14 giugno 1922 si sposò con Francesca Romani (1894-1998) nella chiesa della Natività di Maria di Borgo Valsugana. Da questo matrimonio sarebbero nate quattro figlie: Maria Romana (1923-2022), Lucia (1925-1966), Cecilia (1930-2025) e Paola (1933). Lucia, in particolare, entrerà in monastero.

Nella prima composizione del governo Mussolini, il PPI era rappresentato da due ministri, quindi anche De Gasperi, il 16 novembre 1922, gli votò la fiducia. Tuttavia, entrò presto in violenta polemica con Mussolini, in occasione delle leggi che minavano l'autonomia del Trentino e soprattutto in occasione della legge elettorale maggioritaria del 1924. Il 20 maggio 1924 assunse la segreteria del Partito Popolare, portando il partito su posizioni di opposizione al fascismo, tanto da farlo aderire in blocco alla secessione aventiniana. Mantenne la carica di segretario fino al 14 dicembre 1925. La sua intransigenza e la sua capacità di analisi lo posero come un leader cruciale in un momento di grande crisi politica per l'Italia.

Gli Anni Difficili del Confino e la Collaborazione Vaticana

Il 9 novembre del 1926, dopo l'approvazione delle leggi eccezionali del fascismo (regio decreto 6 novembre 1926), De Gasperi, ormai isolato e impossibilitato a far politica, fu fermato dalla polizia alla stazione di Firenze l'11 marzo 1927, insieme alla moglie. Erano in possesso di un passaporto scaduto e di documenti falsi, mentre si stavano recando in treno a Trieste. Durante la perquisizione furono trovate due tessere del Touring Club Italiano intestate l'una al Prof. Venne arrestato con l’accusa di espatrio clandestino per motivi politici, punibile ai sensi del primo comma art. 160 del nuovo Testo Unico delle Leggi per la Sicurezza Pubblica (TULPS - 1926), con una multa non inferiore a Lire 20.000 e la reclusione non inferiore ad anni tre. Dopo lo scioglimento del partito popolare, fu arrestato e condannato a sei anni di reclusione.

Durante il processo, il difensore di De Gasperi sostenne che il tentativo di espatrio era motivato dalla necessità di sfuggire alle angherie degli squadristi del fascio e, pertanto, non sanzionabile ai sensi dell’art. Il tribunale riconobbe il motivo politico e il 28 maggio 1927 condannò De Gasperi a quattro anni di reclusione, poi ridotti alla metà con ricorso in Cassazione, e Lire 20.000 di multa.

Dopo la scarcerazione, alla fine del luglio 1928, venne continuamente sorvegliato dalla polizia e dovette trascorrere un periodo di grandi difficoltà economiche e isolamento sia morale, sia politico. Senza un impiego stabile, provò a presentare domanda presso la Biblioteca Apostolica Vaticana nell'autunno 1928, contando sull'interessamento del vescovo di Trento, mons. Celestino Endrici, e di alcuni amici ex popolari. Lo stesso capo bibliotecario Igino Giordani si adoperò presso padre Tacchi Venturi, affinché i pedinamenti della polizia terminassero. L'assunzione - come collaboratore soprannumerario - avvenne il 3 aprile 1929, quindi dopo la firma dei Patti Lateranensi (11 febbraio 1929). Questo periodo di permanenza a Roma sotto la protezione del Vaticano gli diede l’opportunità di analizzare il contesto storico in cui viveva e riflettere sulla nuova forma che avrebbe assunto la partecipazione dei cattolici alla vita politica italiana nel secondo dopoguerra. In questo periodo, De Gasperi scrisse articoli regolari, sotto lo pseudonimo di Spectator, su una rivista vaticana chiamata "L'Illustrazione Vaticana". Mostrò un evidente coinvolgimento nella lotta tra cattolicesimo e comunismo, anche a scapito della perspicacia delle sue valutazioni sul nazismo tedesco. In particolare, giustificò l'annessione dell'Austria al Reich criticando il "processo di scristianizzazione" portato avanti a suo dire dal Partito Socialdemocratico austriaco e nel 1937 appoggiò le posizioni della Chiesa favorevoli al nazismo in opposizione ai comunisti tedeschi. Tra queste, quella del Segretario di Stato Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII che, a pochi mesi dall'ascesa di Adolf Hitler al potere (30 gennaio 1933), aveva firmato il Reichskonkordat con la Germania. Questo discusso concordato accordava il riconoscimento della Chiesa a un regime come quello nazista che segnò la fine di ogni vita democratica in Germania e l'avvio delle persecuzioni razziali antisemite.

la conferenza della pace: De Gasperi a Parigi

La Rinascita Politica e la Nascita della Democrazia Cristiana

Nel settembre del 1942, quando la sconfitta del regime era di là da venire, De Gasperi iniziò ad incontrarsi clandestinamente con altri esponenti cattolici nell'abitazione di Giorgio Enrico Falck, noto imprenditore cattolico milanese. Parteciparono agli incontri anche Mario Scelba, Attilio Piccioni, Camillo Corsanego e Giovanni Gronchi provenienti dal disciolto Partito Popolare Italiano; Piero Malvestiti e il suo Movimento Guelfo d'Azione; Aldo Moro e Giulio Andreotti dell'Azione Cattolica; Amintore Fanfani, Giuseppe Dossetti e Paolo Emilio Taviani della FUCI e Giuseppe Alessi. Il partito così appena costituito, la Democrazia Cristiana, visse una vita clandestina fino al 25 luglio 1943. Il governo Badoglio, pur ufficialmente vietando la ricostituzione dei partiti, di fatto ne consentì l'esistenza, incontrandone gli esponenti in due occasioni prima dell'armistizio dell'8 settembre 1943.

Il 10 settembre anche la DC partecipò alla costituzione del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), all'interno del quale il partito cercò di assumere la guida delle forze politiche più moderate, contrapponendosi ai partiti di sinistra PCI e PSIUP. Una volta liberato il sud Italia a opera delle forze anglo-americane, De Gasperi entrò a far parte in rappresentanza della Democrazia Cristiana nel Comitato di Liberazione Nazionale. Il leader trentino ottenne la nomina di ministro degli Esteri nel secondo governo Bonomi e poi nel successivo governo Parri. Durante il governo guidato da Ivanoe Bonomi, fu ministro senza portafoglio. Nel dicembre 1944 il PSIUP e gli azionisti uscirono dal governo, all'interno del quale si rafforzò il ruolo di De Gasperi, che successivamente divenne ministro degli affari esteri nel terzo Governo Bonomi.

Il Referendum Istituzionale e la Transizione alla Repubblica

Il 10 dicembre 1945 divenne Presidente del Consiglio, carica che mantenne ininterrottamente fino al 1953. Il Governo De Gasperi I gestì il passaggio da monarchia a repubblica, mediante il referendum istituzionale. Tra il 24 e il 28 aprile 1946, nell'ambito dei lavori del suo I Congresso, la Democrazia Cristiana, a scrutinio segreto, si espresse a favore della Repubblica, con 730.500 voti favorevoli, 252.000 contrari, 75.000 astenuti e 4.000 schede bianche. Fu però lasciata libertà di voto agli elettori democristiani.

Nella giornata del 2 giugno e la mattina del 3 giugno 1946 ebbe dunque luogo il referendum per scegliere fra monarchia o repubblica. Il 10 giugno 1946 la Corte suprema di cassazione proclamò i risultati: i voti validi in favore della soluzione repubblicana furono circa due milioni più di quelli per la monarchia. Nella tarda mattinata del 12 giugno, però, giunse al Presidente del Consiglio la risposta scritta del Quirinale nella quale il re dichiarava che avrebbe rispettato «il responso della maggioranza del popolo italiano espresso dagli elettori votanti, quale sarebbe risultato dal giudizio definitivo della Corte suprema di cassazione»; non avendo la corte indicato il numero complessivo degli elettori votanti e quello dei voti nulli, secondo il sovrano, non era ancora certo se la scelta repubblicana, pure in netto vantaggio, rappresentasse la maggioranza degli elettori votanti.

De Gasperi allora, durante la notte tra il 12 e il 13 giugno, riunì il Consiglio dei ministri il quale stabilì che, a seguito della proclamazione dei risultati data il 10 giugno, da parte della Corte di cassazione, le funzioni di Capo provvisorio dello Stato, in base all'art. 2 del decreto legislativo luogotenenziale n. 98 del 16 marzo 1946, dovevano essere già assunte ope legis dal Presidente del Consiglio, nonostante il rinvio della comunicazione definitiva. Secondo il parere della maggioranza dei ministri, infatti, sarebbe stato assurdo non rivestire di alcuna rilevanza l'annuncio del 10 giugno 1946, che altrimenti la Cassazione avrebbe potuto non dare.

Umberto II diramò un proclama nel quale denunciò la presunta illegalità commessa dal governo: «Questa notte, in spregio alle leggi ed al potere indipendente e sovrano della magistratura, il governo ha compiuto un gesto rivoluzionario assumendo, con atto unilaterale e arbitrario, poteri che non gli spettano e mi ha posto nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza». Al proclama dell'ex re, seguì la ferma risposta del Presidente del Consiglio, che lo definì «[…] un documento penoso, impostato su basi false ed artificiose». De Gasperi puntualizzò che si tentò espressamente di tener nascosta al Presidente del Consiglio la partenza del re. Ribadì che i dati diffusi dalla Corte di Cassazione il 10 giugno 1946 non fossero una semplice comunicazione ma una proclamazione a tutti gli effetti. Già nella notte del 10-11 giugno il governo «prese atto della proclamazione dei risultati del referendum che riconosceva la maggioranza alla repubblica, riservandosi di decidere sui provvedimenti concreti che ne derivavano». Ricordò che nei due giorni successivi erano intercorse trattative tra governo e sovrano sulle modalità di delega dei poteri regi al Presidente del Consiglio, senza che il sovrano stesso avesse nulla da eccepire. Tali trattative sarebbero state bruscamente interrotte da una telefonata del ministro della Real Casa Lucifero nella serata del 12 giugno, costringendo il governo a ribadire il suo punto di vista circa gli effetti costituzionali della proclamazione. De Gasperi, quindi, respinse l'affermazione contenuta nel proclama emesso dall'ormai ex-re il 13 giugno alle ore 22:30, relativamente a un presunto "gesto rivoluzionario" e sull'arbitrarietà dell'assunzione dei poteri da parte del governo. Respinse anche l'accusa di "spregio alle leggi ed al potere indipendente e sovrano della Magistratura" e di aver posto l'ex-re "nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza". Il Presidente del Consiglio terminò il documento osservando che «un periodo che non fu senza dignità si conclude con una pagina indegna».

La Ricostruzione e l'Affermazione Internazionale

Dopo la vittoria della Repubblica, De Gasperi lasciò la segreteria del partito al suo vicesegretario Attilio Piccioni. Come primo capo di governo dell'Italia repubblicana guidò un governo di unità nazionale che durò fino al 1947, governando prima insieme ai socialisti e ai comunisti e, dopo il maggio 1947, soltanto con la partecipazione dei partiti di centro. Questo governo crollò a seguito della crisi di maggio. In seguito, De Gasperi diede alla politica italiana una sempre più concreta collocazione internazionale, con la partecipazione alla NATO e all'OECE (sostituita poi dall'OCSE).

De Gasperi affrontò con dignità politica le trattative di pace con le nazioni vincitrici, che porteranno alla firma del Trattato di Parigi fra l'Italia e le potenze alleate nel 1947. Riuscì a confinare le inevitabili sanzioni principalmente all'ambito del disarmo militare (che con il tempo sarebbero state superate, andando a decadere), ed evitando la perdita di territori di confine come l'Alto Adige (riguardo al quale lo statista trentino aveva già anche firmato il famoso Accordo De Gasperi-Gruber) e la Valle d'Aosta. Cercò inoltre di risolvere a vantaggio dell'Italia la questione della sovranità dell'Istria e di Trieste, ove però ebbe meno successo, dovendo accettare la perdita della prima in favore della neonata Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia guidata da Tito e l'istituzione del Territorio Libero di Trieste soggetto all'autorità anglo-americana nella seconda.

La situazione del paese dal punto di vista economico rimaneva critica. Il ministro del Tesoro, il liberale Epicarmo Corbino, tentò di introdurre misure di rigore seguendo una politica fondata sulla parsimonia e sulla corretta amministrazione. Per questo dovette dimettersi il 2 settembre 1946 a seguito degli attacchi della stampa comunista che non digerivano la sua opposizione in maniera intransigente al cambio della moneta proposto dal comunista Mauro Scoccimarro, Ministro delle Finanze.

Nel gennaio 1947 ebbe luogo la celebre missione di De Gasperi negli Stati Uniti, nel corso della quale lo statista conseguì un importante successo politico con l'ottenere dalle autorità statunitensi un prestito Eximbank di 100 milioni di dollari. L'apertura di un dialogo costruttivo tra i due paesi conferì a De Gasperi la motivazione e il sostegno necessari ad attuare l'ambizioso disegno di un nuovo governo monocolore senza le sinistre, con il solo apporto, a titolo "tecnico", del Ministro degli Esteri Carlo Sforza e del Governatore della Banca d'Italia Luigi Einaudi, alle Finanze e al Tesoro.

Alcide De Gasperi firma un documento internazionale

Le Elezioni del 1948 e il Sogno Europeo

Le elezioni del 18 aprile del 1948 furono tra le più accese della storia repubblicana, visto lo scontro tra la DC e il Fronte popolare, composto da socialisti e comunisti. Sul risultato elettorale del 1948 pesò anche l'influenza delle vicende internazionali e in particolare il colpo che aveva portato all'affermazione dei comunisti in altri paesi. Nonostante le difficoltà, la Democrazia Cristiana ottenne il 48% dei voti, garantendo a De Gasperi un'ampia maggioranza per la prosecuzione del suo progetto politico.

Alcide De Gasperi dedicò l’ultima parte della sua vita alla realizzazione di un grande progetto, con l’obiettivo di trasmettere alle generazioni future l’importanza di sostenere la pace e la sicurezza tra gli Stati. Accentuò anche l'impegno europeistico, affermandosi sempre più come uno dei leader delle istituzioni comunitarie. La convinzione personale di Alcide De Gasperi della necessità di trasferire il solidarismo cattolico sul piano internazionale è infatti rappresentativa della sua idea di Europa. Nel 1952, ricevette il Premio Carlo Magno per il suo impegno nella diffusione dei valori europei.

Le elezioni del 1953, tuttavia, segnarono un calo per la DC, che perse il 13% dei voti rispetto al 1948. Questa situazione rese complessa la formazione di un governo stabile. Il suo settimo governo si dimise. Nel 1954 fu eletto presidente dell’Assemblea della CECA come riconoscimento per il suo europeismo. Alcide De Gasperi muore nel 1954 a Sella di Valsugana, Borgo Valsugana.

Alcide De Gasperi con altri padri fondatori dell'Europa

La Memoria e i Luoghi di De Gasperi

Oggi è considerato uno dei padri fondatori dell'Unione Europea insieme a Robert Schuman e Konrad Adenauer. La sua figura è ricordata attraverso numerosi luoghi e iniziative che ne perpetuano la memoria e l'eredità.

Il Museo Casa De Gasperi, a Pieve Tesino, il luogo della sua nascita, è un punto di riferimento fondamentale per chi desidera approfondire la sua vita e il suo pensiero. Il museo vuole valorizzare le idee, più che gli oggetti appartenuti a De Gasperi. Nelle vicinanze del Museo, e integrato ad esso, è possibile visitare anche il Giardino d’Europa. All’ingresso dell’Arboreto del Tesino, il giardino ha la forma di un emiciclo, a ricordare un simbolico parlamento, integrato con il resto dell’ambiente naturale in cui è inserito, ed è costituito da piante di oltre 50 specie che si alternano nella fioritura, regalando colori e bellezza dalla primavera fino all’autunno. Altrettanto interessante è il percorso, nell’Arboreto del Tesino, dedicato alla Fabbrica dell’Europa. Alcide De Gasperi è nato ed ha vissuto pochi anni a Pieve Tesino, ma la sua attività politica proseguì a Roma, una volta che il Trentino e l’Alto Adige divennero parte del territorio italiano. Tuttavia, ritornava spesso in Trentino e, in particolare, in Valsugana.

Un altro luogo che ricorda il grande statista è a Trento: si tratta del monumento a De Gasperi. Un'opera interessante, perché esprime, anche nell’estetica, il tempo in cui è stata realizzata dallo scultore Antonio Berti, nel 1956. Imponente, dà grande enfasi a De Gasperi come oratore, alla ricostruzione dopo la Seconda guerra mondiale, al progresso e alla giustizia sociale, celebrando un leader capace di promuovere il processo democratico, e di interpretare il bene comune. In Via Belenzani, nel cuore del centro storico di Trento, c’è un altro luogo dove approfondire la conoscenza dell’uomo politico trentino, soprattutto se non si ha occasione di vedere la Casa Museo di Pieve Tesino. Interessanti anche i filmati, sia istituzionali dell’Istituto Luce sia amatoriali, che mettono in contatto più diretto con il personaggio e con l’atmosfera del secondo dopoguerra. Tutti questi elementi contribuiscono a mantenere viva la memoria di un uomo che ha plasmato l'Italia e l'Europa moderna.

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