Molte sono le domande, i dubbi e a volte le preoccupazioni che i genitori si trovano a fronteggiare nel delicato e particolare momento di quello che viene comunemente definito “svezzamento”, ma che preferiamo chiamare “alimentazione complementare”. Questa terminologia è più appropriata perché non si tratta di togliere alcun “vizio” al bambino, bensì di affiancare l'allattamento con nuove esperienze nutrizionali. L'inizio di questo percorso, come nel caso di Federico, di 9 mesi, che dopo un buon avvio ha iniziato a fare i capricci durante i pasti, rifiutando il cucchiaino e alcuni alimenti, può essere complesso. È un momento che richiede comprensione, pazienza e gli strumenti giusti per supportare il piccolo nella sua crescita verso l'autonomia alimentare.
Si è soliti intendere il momento del passaggio all’alimentazione complementare come qualcosa che riguarda unicamente il bambino, «è il bambino che deve essere svezzato!», e non si presta attenzione alle difficoltà che le mamme possono incontrare. L’alimentazione complementare inaugura una serie di successivi cambiamenti evolutivi che porteranno alle transizioni pannolino-vasino, lettone-lettino e così via; in ciascuno di questi momenti si ripropone sia un particolare vissuto di separazione sia un incontro con il nuovo. La fase dell’avvio dell’alimentazione complementare non corrisponde, dunque, a un percorso rettilineo, anzi. Spesso ci sono brevi periodi di arresto che si possono manifestare attraverso una temporanea inappetenza del bambino o un parziale rifiuto del cibo.
Il Passaggio dalla Nascita alla Tavola Condivisa: Un Cambiamento Evolutivo
Sin dalla nascita, per mangiare i bambini usano il corpo; la suzione è un riflesso arcaico che coincide con l’istinto di sopravvivenza. Il neonato che cerca il seno e succhia sta attivando il suo corpo per rimanere in vita, da qui la scoperta del conforto, del piacere e del gusto, della consolazione e dell’appagamento che già dà il latte materno, ovvero il primo cibo del bambino. L'alimentazione complementare segna un profondo cambiamento di “posto” che è emblematicamente rappresentato dal passaggio dall’abbraccio dell’allattamento alla seduta frontale sul seggiolone. Dal piacere di essere accolto e contenuto nel ricevere, il bambino passa a una nuova posizione.
La seduta frontale è, in fondo, quella tipica dello stare a tavola insieme e propone, quindi, al bambino un modo di alimentarsi più rituale, meno intimo rispetto all’allattamento, che inaugura l’ingresso del piccolo nella convivialità. Questo è un percorso fatto di esplorazione, scoperte, odori, colori, profumi, suoni e sapori nuovi e non deve seguire tabelle prefissate. Educare alla convivialità è prezioso, promuovendo un avvicinamento dei bambini al significato e alla storia culturale che da sempre accompagna il pasto. Lo stare seduti a tavola è un momento di condivisione e crescita.

Comprendere il Comportamento del Bambino e l'Approccio dei Genitori
Durante questa fase di transizione, i bambini possono vivere momenti di sana ribellione oppure possono esprimere atteggiamenti aggressivi, reazioni di rabbia o di protesta che si concretizzano talvolta nel rifiuto di masticare. In questi casi, è importante che chi si prende cura del piccolo li riconosca, li tolleri e dimostri incoraggiamento e sostegno. È fondamentale ricordare che l’insistenza genera maggiore resistenza: spesso i “no” del bambino sono direttamente proporzionali all’insistenza degli adulti sul cibo.
Gli adulti dovrebbero evitare usi impropri del cibo, poiché il rischio è quello di fare dell’atto con cui ci si nutre uno strumento di potere. Sono poco produttivi, anzi, dannosi, gli interventi intimidatori, ricattatori o che utilizzano logiche affettive, come «Se non mangi tutto, chiamo il vigile che ti porta in prigione!», «Se non finisci la pappa, non andiamo al parco!» oppure «Se non mangi, la mamma è triste e piange!». Queste frasi non solo non sono utili, ma possono creare un rapporto negativo con il cibo e il momento del pasto.
DIFFERENZE tra SVEZZAMENTO TRADIZIONALE e AUTOSVEZZAMENTO - COME e QUANDO INIZIARE LO SVEZZAMENTO
Finger Food o Posate in Autosvezzamento: Una Scelta di Autonomia
Tantissimi genitori si pongono un macro interrogativo: è meglio il finger food o l'utilizzo delle posate nell'autosvezzamento? Spesso, erroneamente, si tende a considerare l'utilizzo delle posate come sinonimo di bimbo imboccato e non autonomo. Questo, però, non vuol dire automaticamente demonizzare le posate. Al contrario, uno dei vantaggi dell’autosvezzamento rientra proprio la possibilità di incentivare l’autonomia del piccolo. La passività che contraddistingue l’approccio tradizionale all’alimentazione complementare, con il piccolo che, essendo imboccato, non ha modo di capire né cosa sta assumendo, né di sperimentare pienamente la sensazione di sazietà, non è di certo la strada giusta.
Le posate si possono usare per proporre il cibo al proprio bambino, ma con un approccio intelligente e che esalti la sua autonomia. Bisogna innanzitutto ragionare sulla tipologia di piatto che si presenta sulla tavola. Se, per esempio, si opta per gli spaghetti al sugo, alimento che si adatta perfettamente al periodo in cui il bimbo ha una padronanza perfetta della presa palmare, le posate non sono necessarie e il cucciolo ha la possibilità di coniugare l’assunzione del cibo con un’esperienza manipolativa completa.
Diversa, invece, è la situazione di un pasto a base di riso e lenticchie. In questo frangente, per ragioni di praticità, può essere comodo, quando si parla di scelta fra posate e finger food in autosvezzamento, proporre al bimbo le prime. L’importante è dare modo al piccolo di manipolare sempre l’alimento e, se lo desidera, di portarlo alla bocca con le mani. Un caso ancora diverso è quello della vellutata. In questo frangente, l’utilizzo del cucchiaio durante il pasto è imprescindibile sia per il piccolo, sia per gli adulti.
Il Viaggio Sensoriale del Cibo: L'Importanza della Manipolazione
Durante lo svezzamento, prima di mangiare da soli e con le posate, i bambini devono cogliere nuovi aspetti sensoriali degli alimenti, a partire dalle differenti consistenze. Devono fare esperienza di gestione del cibo, imparando sia a gestire i bocconi in bocca che a masticarli e deglutirli. L’acquisizione di nuove competenze masticatorie e deglutitorie rappresenta l’aspetto dello svezzamento che i genitori non vedono e che, però, è estremamente impegnativo per i bambini. È qui che entra in gioco il tatto prima del gusto, prima dell’azione del masticare e prima dell’apprendimento del deglutire.
Con il divezzamento, quindi, il bambino comincia a sperimentare nuove consistenze che deve anche toccare per poi portarle alla bocca: viste così le manine dei bimbi nei piatti sono espressione di un processo di indagine e conoscenza del cibo. Le manine nel piattino rappresentano il modo e la maniera di cui il bambino dispone per relazionare se stesso e il proprio corpo alla nuova alimentazione semi-liquida, semi-solida e, infine, solida.
Tra i 6 e i 10 mesi il bambino afferra il cibo con le mani, lo lancia, nel tentativo di arrivare alla bocca se lo spalma sul viso e solo in piccola parte raggiunge effettivamente le labbra. Questa imprecisione dipende dall’immaturità del bambino in fatto di motricità fine, ovvero il piccolo non sa ancora muovere con precisione e pieno finalismo braccina e manine. I genitori hanno il compito di assecondare la curiosità del bimbo verso il cibo, garantirgli l’esperienza tattile e non reprimere le fasi della conoscenza del cibo solo per evitare che sporchi se stesso, il seggiolone o il pavimento. Permettete che i vostri figli affondino le mani nel cibo, lasciate che lo tocchino, lo assaggino, lo gestiscano.

L'Evoluzione dell'Uso del Cucchiaino e delle Altre Posate
Nella stessa fascia d’età e sino all’anno, tra i 6 e i 12 mesi, il bambino già può imparare a conoscere lo strumento cucchiaino. Potrete notare che quando lo adopera la mamma, il figlio vorrà toccarlo con le sue mani, gestirlo tra le dita, provare ad afferrarlo e usarlo, magari anche solo per lanciarlo. Per tale motivo, mettete nella disponibilità dei vostri figli cucchiaini adatti alla loro età, piccoli e preferibilmente morbidi, per esempio quelli in silicone. Questi cucchiaini si sono rivelati perfetti per l'inizio dello svezzamento.
Un buon approccio pratico prevede il fatto di precaricare il cucchiaino e di appoggiarlo sul piatto, attendendo che il bimbo decida di prenderlo per portare il cibo alla bocca. Il piccolo, anche in presenza di utensili, rimane il protagonista del processo di nutrizione: decide lui cosa mangiare, come e se farlo. Cosa fare se si nota che il piccolo è attratto dalle posate degli adulti? In questi frangenti, si suggerisce di procurarsi diversi cucchiaini, anche di più.
Tra i 10 e i 15 mesi il bimbo impara a impugnare correttamente il cucchiaio, primo tra gli utensili della famiglia delle posate con cui potrà familiarizzare in sicurezza. Dopo una lunga e laboriosa sperimentazione, deve però imparare a raccogliere il cibo, portarlo alla bocca e depositarlo dentro quest’ultima. Il cucchiaio è tondeggiante e non spigoloso; nel modello in silicone rende lievi anche gli impatti più imprecisi tra l’utensile e il volto del bambino. Scegliete sempre posate leggere che il piccolo possa gestire facilmente.
Intorno ai 18-20 mesi si può introdurre la forchetta con le punte arrotondate da utilizzare dapprima con alimenti facili da infilzare come il formaggio. A 2 anni dovrebbe mangiare da solo buona parte del pasto e tenere il bicchiere con una mano, sporcandosi poco. Un bambino che chiede o necessita di essere aiutato oltre i 18-24 mesi potrebbe non essere semplicemente un bimbo pigro o che richiede attenzione; potrebbe trattarsi di un cucciolo che non ha avuto modo di mettersi alla prova nella relazione col cibo. Pertanto, abbiate pazienza.
A 3 anni il bambino è potenzialmente in grado di usare correttamente la forchetta e il cucchiaio e mangiare da solo stando a tavola. Affinché il piccolo possa diventare completamente autonomo nel mangiare usando le posate correttamente, bisogna comprendere che questa competenza è estremamente ricca e sfaccettata. In essa entrano in gioco: capacità di muovere le mani con precisione, capacità di coordinare braccia e mani nello spazio, cognizione delle competenze, attitudine ad assaggiare i cibi e, non ultime per importanza, affinate competenze a masticare e deglutire.
Ogni volta che l’adulto si spazientisce perché il bimbo che prende il cibo con le mani sporca o fa pasticci, oppure ci dà l’impressione di non avere mangiato abbastanza, le autonomie del mangiare da solo vengono rallentate. Abbiate pazienza, tanta, attrezzatevi di bavaglio e tovagliette di plastica; per terra potete appoggiare un telo sotto il seggiolone o della carta.

L'Esempio degli Adulti e la Convivialità a Tavola
Tenere i bambini a tavola con i grandi è un importante stimolo. Posto che l’apprendimento si basa sull’imitazione e i bambini imparano per osmosi, a tavola gli adulti devono usare correttamente le posate, mostrare interesse verso il cibo, sottolinearne il piacere e vivere il convivio con gioia. Mai inseguirlo per casa con il piatto in mano per ottenere che mangi un ultimo boccone: si mangia a tavola, non facendo altro e condividendo questo momento di serenità.
Può essere utile, nei primi tempi, usare 2 piatti, uno a uso del bambino e l’altro del genitore. La tecnica del doppio cucchiaio, associando autonomia a praticità e rapidità, è un altro approccio efficace. La regola fondamentale per insegnare ai bambini ad usare le posate è che non ci sono regole rigide, ma un processo di apprendimento graduale e rispettoso dei tempi del bambino.
Uno dei motivi per cui le mamme e i papà, le nonne e le babysitter imboccano i bambini è il tempo, ovvero l’allungarsi del pasto a causa della lentezza del bambino. Sono comuni frasi tossiche del tipo: "se aspetto che mangi da solo facciamo notte"; "sei lentissimo, adesso ci penso io"; "di questo passo arriviamo all’ora di cena"; "sei veramente una lumachina". Mai dirle! Proprio per ovviare a un pasto lunghissimo ed evitare di cadere nella frustrazione che porta a pronunciare simili frasi, è stato suggerito il doppio piatto.
Ciò che è certo è che insegnare ai bambini a mangiare autonomamente accresce la loro autostima, la loro capacità di indipendenza e l’attitudine a relazionarsi con gli altri a tavola “come se fosse un gioco”. Maria Montessori ci ha insegnato che l’esempio si colloca, tra tutte le cose che stimolano la conoscenza, alla base del progresso psico-fisico del genere umano: il piccolo osserva, si rende conto di come fanno gli adulti e, imitando, apprende e cresce.

Quando i Bambini Possono Usare Posate Vere: Un Approccio Montessori
Come poc’anzi chiarito, nell’ottica di un’educazione ispirata al metodo Montessori, il primo consiglio è quello di permettere al bimbo di osservare la tavola e l’azione del cibarsi degli adulti. Per quanto la sicurezza dell’ambiente resti prioritaria, nella società iper-controllante in cui viviamo sta prendendo il sopravvento un’ansia da tutela: i genitori tardano a mettere nella disponibilità del figlio oggetti reali considerandoli spesso più pericolosi di quanto non lo siano effettivamente. In questo modo al bambino non viene data l’opportunità di imparare l’uso congruo delle cose. La pedagogia montessoriana dimostra che comunemente non è l'oggetto in sé ad essere pericoloso quanto l'uso che se ne fa.
Tra i 3 e i 6 anni i bambini devono e possono gradualmente accedere alle posate dei grandi, con le dovute cautele. La prima forchetta, capace di traghettare il bimbo verso la forchetta dell’adulto, può essere una forchettina da dolce. Anche mangiare da soli è un processo che si avvale di materiali, si sviluppa in diversi passaggi e ha sue regole di sicurezza e comportamento. È innegabile che, nelle prime fasi delle autonomie, non sempre i genitori hanno a disposizione un tempo sufficiente a lasciare il bambino libero di mangiare completamente da solo.
Scegliere il Cucchiaino Ideale per lo Svezzamento
Il cucchiaino per le prime pappe è fondamentale per lo svezzamento e lo sviluppo delle abilità motorie del bambino. Durante la pappa il bambino sviluppa numerose competenze e tutti gli oggetti per la pappa, detti anche ausili per la nutrizione, sono fondamentali per sostenere questo apprendimento. I genitori dovrebbero essere consapevoli di come gli “ausili per la nutrizione” possono essere una fonte positiva di sviluppo delle abilità per il bambino, non solo relative all’alimentazione, ma anche per il linguaggio articolato, la respirazione corretta e l’emissione della voce.
Tra gli ausili per la nutrizione pensati per il divezzamento, vi sono i cucchiaini, le posatine e i piattini. Questi oggetti, in particolare il cucchiaino, dovrebbero essere scelti per:
- La qualità del materiale con cui sono fatti
- L’età di utilizzo da parte del bambino
- Le caratteristiche dello strumento stesso
Durante lo svezzamento il gusto del latte viene per la prima volta affiancato a quello sapido della pappa, e avviene così il passaggio da una consistenza liquida ad una densità cremosa proposta attraverso l’impiego di un ausilio nutrizionale: il cucchiaino. Ci sono bambini intraprendenti che si adattano facilmente alla nuova esperienza di ricevere o portare il cucchiaino alla bocca, altri più abitudinari che rispondono più lentamente ai cambiamenti. L’accettazione sensoriale del cucchiaino può richiedere tempi diversi in ogni bambino, ed è importante rispettarli, in modo propositivo.
È importante iniziare con un cucchiaio piccolo, la grandezza potrebbe essere relativa ad un cucchiaino da tè. È utile che il manico del cucchiaino sia rotondo e largo quanto basta da poter sostenere la grossolana presa della manina del bambino. Questa forma, infatti, risulta ergonomica per le manine piccole del bambino e anche utile per imparare a mangiare da soli. La giusta capienza del cucchiaino permette di prendere il corretto quantitativo di cibo per i più piccoli, un po' meno per i bimbi più grandi. Il vantaggio di un cucchiaio con manico lungo è che permette di dare da mangiare tenendo il bimbo comodamente sul seggiolone. È facile da pulire e lavabile in lavastoviglie, progettato appositamente per insegnare al bambino a mangiare in modo autonomo. Dotato di manico lungo e antiscivolo per una facile presa, può essere appoggiato sulla ciotola senza che scivoli, e punta morbida, delicata sulle gengive del bambino. Senza BPA. L'età consigliata è 6+ mesi.

Quali Altre Posate Utilizzare per il Divezzamento e la Scelta del Materiale
Generalmente, nel periodo compreso tra i 6 e i 12 mesi, è consigliato l’utilizzo del cucchiaino in funzione delle abilità orali del bambino. Dopo l’anno di vita, con l’acquisizione di maggiori capacità masticatorie e orali, è possibile introdurre delle altre posatine, come la forchettina. La forchetta, infatti, richiede un movimento per l’assunzione di cibi solidi affine a quello del cucchiaino, ma leggermente diverso, che si manifesta intorno ai 12 mesi.
La scelta del materiale del cucchiaino per le prime pappe dipende molto dalla risposta del bambino al cucchiaino. Inizialmente, il bambino potrebbe rifiutare i cucchiaini fatti di metallo, perché oltre essere duri sono freddi. Senza poi dimenticare che il metallo è un conduttore di calore e, se non si presta attenzione nell’offrire una pappa calda, potrebbe scaldarsi eccessivamente.
Per tale ragione si suggerisce di iniziare con un cucchiaino in silicone, fatto dello stesso materiale di tettarelle e biberon, un materiale che tendenzialmente i bambini già conoscono. I cucchiaini in silicone sono morbidi rispetto al metallo e sono studiati appositamente per il divezzamento perché vengono facilmente morsicati senza creare particolare fastidio alle gengive del bimbo. La plastica non si rovina anche se "maltrattata" dai dentini dei bimbi. Successivamente è possibile passare a dei cucchiaini in plastica rigida, come passaggio intermedio, per poi approdare solo alla fine al cucchiaino in metallo. Le posatine in metallo devono essere fatte di acciaio inossidabile e rappresentano il traguardo più vicino alle posate dei grandi. Al contrario di quanto si pensa, non esistono speciali indicazioni sull’impiego di posatine in argento durante il divezzamento.
L'Importanza della Qualità del Materiale negli Ausili Nutrizionali
Gli ausili nutrizionali rappresentano un veicolo tramite cui i bambini possono essere, o non essere, esposti a sostanze chimiche. Per questo, la qualità del materiale è un aspetto molto importante da tenere in considerazione ed è regolamentato da una normativa specifica anche per l’infanzia che è in continuo aggiornamento. Scegliere prodotti sicuri e certificati è un imperativo per la salute e il benessere del bambino durante la fase delicata dell'alimentazione complementare, sostenendo un apprendimento sereno e autonomo delle pratiche alimentari.
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