Il Cubismo è ampiamente considerato un movimento artistico innovativo e intellettualmente stimolante. Oggi ammiriamo le opere cubiste per la loro unicità e bellezza, ma i fatti sul Cubismo raccontano una storia diversa sui primi giorni del movimento. Le origini del Cubismo furono turbolente. I critici inizialmente deridevano lo stile, e molti nel pubblico consideravano i dipinti cubisti ripugnanti. Questa corrente, nata a Parigi intorno al 1907, ha rappresentato una delle più decisive avanguardie del XX secolo, determinando un cambiamento radicale nel modo in cui l’arte occidentale ha concepito la rappresentazione della realtà.

Il Punto di Rottura: Les Demoiselles d’Avignon
Il primo atto di questa rivoluzione è universalmente riconosciuto nella realizzazione del dipinto di Pablo Picasso Les Demoiselles d'Avignon (1907). L'opera combinava tre elementi che divennero fondamentali per l’approccio cubista: piattezza, riduzione geometrica e molteplicità di prospettive. La piattezza si otteneva attraverso l’assenza di ombreggiature, unendo sfondo e primo piano senza dare preferenza a nessuno dei due. L’uso di forme geometriche semplificava le figure, riducendo il vocabolario visivo del soggetto.
Rispetto al Periodo Blu e al Periodo Rosa, ancora saldamente legati alla tradizione, Les Demoiselles sovvertirono completamente i canoni visivi della pittura occidentale. Per la prima volta, un artista rifiutava le due caratteristiche principali della pittura europea a partire dal Rinascimento: la norma classica per la figura umana e la raffigurazione illusoria dello spazio ottenuta secondo la prospettiva da un unico punto di vista.

Le Radici Scientifiche e l’Eredità di Cézanne
Sebbene il Cubismo sia il primo movimento che mirava a tentativi espliciti di astrarre il soggetto dei dipinti, esso affonda le radici in una meditazione profonda sull'operato di Paul Cézanne. Il pittore francese aveva già suggerito di trattare la natura attraverso il cilindro, la sfera e il cono. L'obiettivo era quello di ottenere una visione dove ogni lato degli oggetti si dirigesse verso un punto di fuga centrale, superando il semplice realismo ottico.
Parallelamente, l'influenza di Georges Seurat è fondamentale. Nel 1884, Seurat diede origine al Cromoluminarismo (o Divisionismo), cercando di ottenere la massima luminosità attraverso piccoli punti di colore, non mescolati in anticipo sulla tavolozza. Questo tentativo di raggiungere una realtà più verosimile attraverso l’astrazione visiva fu un precursore dell'approccio scientifico cubista.
La Filosofia del Reale: Oltre la Prospettiva Rinascimentale
Il paradosso del Cubismo è che lo scopo del suo approccio astratto è raggiungere un senso più profondo di realtà. Il Cubismo postulava che la realtà non è percepita da un unico punto di vista. Gli esseri umani percepiscono gli oggetti guardandoli da ogni possibile prospettiva; la nostra mente unisce questi punti di vista, insieme ai ricordi e alle condizioni di luce, per formare concetti rappresentativi.
In questo senso, il Cubismo fu un tentativo di raggiungere una sensazione iperrealistica della vita. I cubisti tendevano a non rappresentare la dimensione interiore o spirituale, bensì una realtà concreta e oggettiva. La scomposizione delle forme non era un fine, ma un mezzo per comprendere l'oggetto nella sua totalità spazio-temporale.
Pablo Picasso spiegato da Philippe Daverio
Le Fasi Evolutive: Dall’Analisi alla Sintesi
La storia del movimento si articola solitamente in tre fasi fondamentali:
- Protocubismo (1907-1909): È la fase formativa, in cui si esplorano le possibilità formali suggerite dalla scultura africana e dall'esempio di Cézanne. Le composizioni sono di ampio respiro su sfondi convenzionali.
- Cubismo Analitico (1909-1912): È caratterizzato dalla scomposizione minuziosa degli oggetti in piani geometrici complessi. Gli artisti riducono le forme naturali a volumi essenziali, utilizzando spesso una gamma cromatica limitata (grigi, bruni, ocre) per concentrare l’attenzione sulla struttura interna delle cose.
- Cubismo Sintetico (1912-1914): Inizia una fase di ricostruzione più libera e intuitiva dell'oggetto. Gli artisti introducono lettere dell'alfabeto, numeri e la tecnica del papier collé (collage), incorporando materiali reali come ritagli di giornale o stoffe per mantenere un rapporto concreto con il mondo esterno, evitando che la pittura scivolasse verso un'astrazione puramente mentale.
L’Ostilità della Critica e l’Affermazione del Termine
L’idea che i pittori non replicassero oggettivamente il mondo suscitava ansia nei critici d’arte dei primi del Novecento. L’astrazione era percepita come eretica. La parola "Cubismo" fu usata per la prima volta in maniera derisoria da Henri Matisse, come testimonia il poeta Guillaume Apollinaire nel 1908, dopo che la giuria del Salon d’automne rifiutò le opere di Georges Braque. Successivamente, il critico Louis Vauxcelles, commentando le forme ridotte a "schemi geometrici" e "cubi", consolidò il termine che avrebbe definito un'epoca.
Il Salon des Indépendants del 1911 segnò la consacrazione del movimento al grande pubblico, includendo artisti come Jean Metzinger, Albert Gleizes, Robert Delaunay e Marie Laurencin, nonostante l'assenza dei padri fondatori Picasso e Braque.

L'Eredità Duratura e le Avanguardie
Il Cubismo ha rivoluzionato il modo di vedere il mondo, aprendo la strada a molte delle avanguardie del XX secolo. La sua capacità di sfidare le convenzioni artistiche tradizionali e di rivendicare l'autonomia del linguaggio pittorico rimane una pietra miliare della ricerca estetica contemporanea. Anche nel XXI secolo, gli stilemi cubisti sono ancora utilizzati per la classificazione e l'ispirazione, a dimostrazione che, come disse Picasso, il fatto che un'opera non venga compresa immediatamente non ne nega la validità o la necessità storica.
Il processo creativo del Cubismo, che si allontana dall'osservazione passiva della natura per creare una nuova realtà sintetica, continua a risuonare nella produzione artistica odierna, influenzando non solo la pittura, ma la scultura e la progettazione concettuale, mantenendo viva la lezione sulla relatività della visione umana.