L'Efficacia della Terza Dose e il Dibattito sull'Eterologa: Le Riflessioni di Andrea Crisanti sull'Evoluzione della Pandemia

Professor Andrea Crisanti's portrait

La pandemia da SARS-CoV-2 ha profondamente ridefinito gli scenari globali e le pratiche di sanità pubblica, ponendo continue sfide alla scienza e alla società. In questo contesto dinamico, figure di spicco come il Professor Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Università di Padova, nonché direttore del Dipartimento di medicina molecolare della stessa università, sono state in prima linea fin dall'inizio della crisi sanitaria. Il Professor Crisanti ha offerto riflessioni puntuali sull'evoluzione della situazione, sottolineando l'importanza cruciale dei vaccini e l'emergere di nuove necessità, come la somministrazione di una dose di richiamo e il dibattito sulla vaccinazione eterologa. Le sue analisi, spesso espresse in interviste a testate come Il Fatto Quotidiano e interventi televisivi, come nella trasmissione “Rotocalco 264” su Cusano Italia Tv o a L’Aria che Tira su La7, evidenziano un percorso ancora in evoluzione, nonostante i passi da gigante compiuti dalla scienza.

La Trasformazione del Contesto Pandemico Grazie alla Vaccinazione

La situazione è completamente cambiata grazie ai vaccini, come sottolinea il Professor Crisanti, il quale ne ha osservato l'impatto diretto dalla sua posizione di esperto in microbiologia. Tuttavia, la realtà che viviamo è ancora in evoluzione. Una delle variabili fondamentali in questo scenario è legata alla durata della copertura anticorpale garantita dai vaccini, che si estende per circa sei mesi. Questo elemento temporale pone una necessità improrogabile, quella di somministrare a tutti la terza dose di vaccino anti-Covid. Il suo ruolo è quello di ripristinare il livello di protezione rilevato dopo l’inoculazione della seconda dose. Tale protezione si attesta sul 95% di scudo dall’infezione e sul 92% dal rischio di ricovero e di finire in Terapia intensiva, dati che attestano l'efficacia del richiamo.

Il Professor Crisanti stesso, che all’inizio era un po’ scettico riguardo un vaccino sviluppato tanto rapidamente, ha assunto la terza dose la settimana scorsa, confermando la sua adesione alle raccomandazioni scientifiche. La domanda su quando ne usciremo rimane aperta, con Crisanti che precisa come la risposta dipenda da diversi fattori, alcuni dei quali strettamente sociali e legati ai comportamenti umani. A titolo esemplificativo, il professore ha citato l'esperienza dell'Inghilterra: "in questi giorni sono in Inghilterra, dove la gente si comporta come se il virus non esistesse, però paga un prezzo molto caro, pari a 35mila contagi e 150 morti al giorno". Questa osservazione evidenzia come la percezione del rischio e le abitudini quotidiane della popolazione influenzino direttamente l'andamento della pandemia.

Per superare definitivamente questa fase, è necessario che la maggioranza della popolazione con il tempo risulti composta da persone vaccinate più volte o guarite dall’infezione. Solo in questo modo il Sars-Cov2 diverrà meno grave. Attualmente, la variante Delta prevale al 100% e rappresenta una minaccia significativa a causa del suo indice di trasmissibilità elevatissimo, paragonabile a quello della varicella: ogni soggetto che la contrae può infettare da 7 a 9 contatti. Questo scenario ci fa vivere un momento socialmente accettabile, ma impone la speranza che i vaccini lo mantengano per trovare un equilibrio tra contagi e decessi.

SARS-CoV-2 Delta variant structure

L'Efficacia della Terza Dose e la Dinamica della Protezione Immunitaria

La necessità di un richiamo vaccinale è una delle questioni centrali nel dibattito attuale. Studi solidi dimostrano che dopo sei mesi la protezione contro l'infezione cala dal 95 al 40% e contro la malattia grave dal 90 al 65%, come ha spiegato il prof. Crisanti all'AdnKronos. Il richiamo è, in questo senso, il completamento della protezione. Sebbene non si sappia con certezza quanto duri la protezione conferita dalla terza dose, in altre vaccinazioni essa vale per anni. Questo aspetto, tuttavia, pone ulteriori problemi sociali interni ed etici rispetto al terzo mondo, anche se Crisanti dubita che questi vaccini siano utilizzabili nei Paesi svantaggiati.

Il picco della campagna vaccinale delle prime due dosi si è registrato tra aprile e luglio, suggerendo che da novembre a febbraio si potrebbero avere problemi legati alla diminuzione della copertura immunitaria. Pertanto, da parte del professore di Microbiologia all'Università di Padova, arriva un pieno avvallo all'ipotesi di somministrare una terza dose di vaccino anti Covid in Italia a tutti quanti coloro abbiano sin qui già eseguito le prime due somministrazioni, o nel caso del monodose Janssen o di pregressa infezione, della singola dose.

In una trasmissione su Cusano Italia Tv, il Professor Crisanti ha specificato che "c’è un’indicazione di opportunità e un’indicazione generale di sanità pubblica" riguardo alla terza dose. L’indicazione di opportunità è che "sappiamo che la protezione dopo 6 mesi scende in modo significativo, quindi tutte le persone vulnerabili e il personale sanitario dovrebbero farla il prima possibile". Si ipotizza che ogni anno bisognerà ripetere la vaccinazione, e Crisanti pensa che "si dovrà raggiungere un equilibrio a livello di popolazione tra persone vaccinate e persone guarite che bloccano la diffusione del virus", descrivendo questo come "un processo naturale che via via si stabilizza".

Il Complesso Scenario della Vaccinazione Eterologa: Opinioni a Confronto

La questione della vaccinazione eterologa, ovvero l'utilizzo di vaccini diversi per le varie dosi, è diventata un punto focale di discussione e, talvolta, di confusione. Inizialmente, il Professor Crisanti, pur essendo stato in passato scettico sui tempi di sviluppo, ha dimostrato di aderire alla campagna vaccinale. Tuttavia, la sua posizione sulla combinazione di vaccini è improntata a una cautela rigorosa, basata sull'assenza di dati solidi.

La questione dello switch della seconda dose di AstraZeneca, ovvero il preferire un vaccino diverso, a mRNA, per la popolazione under 60, è stata particolarmente sentita. Il Cts aveva raccomandato una distanza compresa tra le 8 e le 12 settimane dalla prima somministrazione. Dal punto di vista scientifico, non manca chi è favorevole a questo approccio, affermando che i vaccini a vettore virale, come AstraZeneca, Sputnik o lo stesso Janssen/Johnson&Johnson monodose, sono più efficaci nella stimolazione delle cellule T. Invece, i vaccini a mRNA, come Pfizer, Moderna e il prossimo Curevac, permettono di avere più anticorpi, con il risultato finale di una migliore risposta immunitaria.

A tal proposito, Fabrizio Pregliasco, docente dell’Università Statale di Milano, ha dichiarato a Il Giornale: "Ci sono diversi studi, tra cui uno spagnolo, che evidenzia un risultato sierologico maggiore con il mix di vaccini Astrazeneca/Pfizer". Secondo Pregliasco, questa decisione porterà a una "Campagna 2.0", intesa come un passaggio da una strategia di massa, necessaria nella fase emergenziale del Covid, a una più personalizzata. Ciò comporterà una scelta del vaccino rispetto al soggetto e una spiegazione e una collaborazione maggiore anche con i medici di famiglia. La questione del vaccino vettoriale porta con sé anche quella di J&J; per ora non c'è alcuna restrizione, si userà caso per caso anche per la comodità della monodose e la valutazione del Comitato etico locale, ma il destino porterà anch'esso, forse, a un utilizzo negli over 60. Pregliasco ha anche evidenziato che "purtroppo tutta questa situazione sta causando molti dubbi nella popolazione".

Il Professor Andrea Crisanti, docente di microbiologia dell'Università di Padova, ha espresso una posizione più cauta sul mix vaccinale, affermando che "potrebbe funzionare, però dovrebbero pronunciarsi gli Enti regolatori". Ha specificato che "è una procedura che non è stata validata. Nessuno può dire se il mix sia sicuro". Dal punto di vista teorico e immunologico, "non dovrebbero esserci problemi", ma Crisanti ha evidenziato che "c'è un aspetto formale da non sottovalutare, è una combinazione di cui non si sa efficacia e durata". Il risultato di tutto questo è il disorientamento di molti medici, spesso in difficoltà nel rispondere alle giuste sollecitazioni delle persone, e anche delle istituzioni, che vorrebbero avere una risposta chiara, visto che la «vaccinazione eterologa» significa rimodulare tutta la campagna vaccinale e avere a disposizione un numero adeguato di dosi a mRNA per i richiami e per quanti sono prenotati da tempo.

Negli ultimi due mesi, infatti, si è passati dall'utilizzo «preferenziale per gli over 60» all'obbligo, e si diceva che «in virtù dei dati ad oggi disponibili, chi ha già ricevuto una prima dose del vaccino Vaxzevria*, può completare il ciclo vaccinale col medesimo vaccino», mentre la Germania tentava subito la novità della seconda dose con Pfizer e Moderna. Ora la situazione è cambiata di nuovo e questo mix vaccinale è quanto mai raccomandato. Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova, ha commentato che "anche noi scienziati a volte dobbiamo andare contro le nostre opinioni precedenti".

Comparison of viral vector and mRNA vaccines

Il Professor Crisanti, nella puntata del 14 dicembre de L’Aria che Tira, ha espresso la sua preoccupazione per la confusione denunciata riguardo il mix dei vaccini. "Non abbiamo dati, non sappiamo quale sia la protezione", ha affermato il professore sulla vaccinazione eterologa contro il coronavirus. Ha sottolineato che "un’informazione necessaria nel prossimo futuro riguarda la protezione per la popolazione". I dati, ha spiegato, "li otteniamo dai trial delle case farmaceutiche, che si sono concentrate su singoli vaccini". Pur non avendo dubbi che la vaccinazione eterologa protegga per un certo periodo, ha ribadito: "ma non abbiamo di fatto i dati per capire chi è più o meno protetto. Nessuno sa quale sia la combinazione migliore, perché nessuno ha fatto uno studio. Noi facciamo riferimento a dati di Pfizer e Moderna che sono coerenti con una vaccinazione basata su due dosi di un unico vaccino". Crisanti ha ribadito questi concetti anche in un’intervista al Fatto Quotidiano, evidenziando la complessità della situazione: "In Italia e in altri Paesi, non tutti, sono stati fatti quattro vaccini diversi come prima dose (Pfizer, Moderna, AstraZeneca e J&J, ndr) e come seconda dose tre. Quattro per tre, dodici combinazioni possibili. Ora la terza viene fatta con Pfizer o con Moderna, quindi devi moltiplicare per due". Questa intricata varietà di combinazioni solleva interrogativi significativi. Crisanti ha affermato chiaramente: "Sulla vaccinazione eterologa non ci sono dati. E senza dati, io non la farei".

Tell Me: The Vaccine Debate

Sfide Future e Strategie di Contenimento: Dalle Varianti ai Comportamenti Sociali

La lotta contro il Sars-CoV-2 è costellata di variabili che potrebbero farci tornare indietro, come avverte il Professor Crisanti. Siamo ancora nella fase in cui il virus potrebbe evolvere in varianti più aggressive, poiché le mutazioni obbediscono al processo di selezione naturale e quella con la maggior capacità di adattamento prevale. Un'altra sfida cruciale è rappresentata dalla capacità del Sistema sanitario nazionale di gestire ogni sei mesi la vaccinazione di massa, con le terze dosi. Nonostante queste incertezze, non vanno sottovalutati i passi da gigante compiuti dalla scienza in questi 20 mesi.

Un elemento di speranza è dato dall'imminente disponibilità dei primi farmaci specifici, prodotti da aziende come Merck e Pfizer Biontech. Questi, insieme al vaccino, ci forniranno due armi potenti per contrastare la malattia. È importante ricordare quanto siamo stati fortunati ad avere l’anti-Covid in meno di un anno e per di più formulato sulla piattaforma maggiormente all’avanguardia. Per comprenderlo, basta pensare all’anti-malaria appena presentato dall’Oms e sviluppato da Glaxo: ci sono voluti 15 anni di test sul campo per mettere a punto un farmaco che comunque garantisce una protezione non superiore al 39%, tetto che arriva al 70% in combinazione con altri farmaci. Questo paragone rappresenta, per Crisanti, uno spunto di riflessione per chi è scettico verso i vaccini: possiamo contare su un vaccino sviluppato in tempi record, sicuro, efficace e aggiornabile.

La campagna vaccinale ha dimostrato la sua efficacia salvando la vita di almeno 30mila italiani e diminuendo dell'80 per cento le ospedalizzazioni. Tuttavia, il "cortocircuito di comunicazione sul vaccino Oxford/AstraZeneca" ha creato un pericoloso effetto: la gente è confusa e, messe in sicurezza da tempo le fasce a rischio della popolazione per età e patologia, in moltissimi si chiedono se non sia più rischioso vaccinarsi rispetto ad infettarsi, alla luce anche di una positività inferiore all'1 per cento.

Per il Professor Andrea Crisanti, l'obiettivo dovrebbe essere quello di raggiungere una quota più alta di popolazione vaccinata in Italia, che ad oggi è pari all'85,58% della popolazione residente dai 12 anni di età in su. "Arrivare al 90% dei vaccinati garantirebbe un equilibrio che con la terza dose potrebbe diventare buono", afferma il prof. Andrea Crisanti, "altrimenti c'è il rischio inglese". L'effetto green pass dimostra che "è ancora possibile convincere a vaccinarsi, cioè salvare vite, per cui attenzione a non regalare gli impauriti ai no-vax". Crisanti ha anche avanzato un monito sui numeri reali dei contagi, suggerendo che gli effettivi nuovi contagi di Covid in Italia potrebbero essere tra i 50 e 70mila al giorno. Questa stima si basa sul numero dei decessi, che in media avvengono a 15-20 giorni dall’infezione. Se abbiamo 80/100 decessi negli ultimi 4-5 giorni, significa che 15-20 giorni fa i contagi non erano 8/9 mila, ma perlomeno 35/40 mila. Da allora è probabile che siano saliti, fino ai 50 o 70 mila casi che vediamo in altri Paesi Ue. La mortalità del Covid oggi è circa il 2 per mille in una popolazione con il 70/80 per cento di vaccinati, era l’1 per cento ed è scesa di quattro/cinque volte. Bisogna dividere i decessi per due e moltiplicare per mille. A questo si aggiunge l’uso sconsiderato dei tamponi rapidi, che sottostimano, avendo una sensibilità che a seconda dell’operatore e del test utilizzato va dal 50 al 70 per cento, quindi dando fino al 50 per cento di falsi negativi.

Riguardo alla vaccinazione dei giovani, Crisanti ha affermato che "il rapporto costi/benefici è a sfavore nei giovani, ma senza la vaccinazione dei giovani non si raggiunge l'immunità di gregge". Ha aggiunto che per raggiungere ciò "sono state disattese tutta una seria di indicazione, screditando il vaccino AstraZeneca".

Il Professor Crisanti ha altresì affrontato la questione delle persone non vaccinate. A parte i "no vax" convinti, chi non ha fatto il vaccino "o è impaurito o ha internalizzato una fobia". Ha osservato che "ci sono tantissime persone che hanno paura del sangue, di andare in ospedale, di andare in aeroplano", e se una persona internalizza questa fobia "col vaccino diventa impermeabile alle argomentazioni". È comunque sorprendente che "molti siano più preoccupati del vaccino che dal virus". Ha spiegato che "è molto difficile evitare di non essere infettati da virus che ha un indice di trasmissione così alto, perché uno dovrebbe essere sempre attento 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, al virus basta una volta sola per infettare". Le persone che fanno affidamento sulla propria capacità di aderire a misure precauzionali sono molto ottimiste ed è "un ottimismo ingiustificato".

Crisanti ha anche sconsigliato di togliere le mascherine al chiuso e ha suggerito restrizioni maggiori ai non vaccinati. Sulla situazione in Gran Bretagna, ha ribadito che "dimostra che l’emergenza non è finita". L'esempio della Gran Bretagna, che ormai da alcuni giorni conta nuovi casi di persone positive al coronavirus oltre i 40 mila e vede i pronti soccorso del Paese in affanno, pone degli interrogativi se non qualche preoccupazione anche in Italia. Crisanti ha inoltre sottolineato l'importanza del vaccino antinfluenzale, forse più importante quest’anno che l’anno scorso. L'anno scorso c'erano molte misure di restrizione, l’obbligo di mascherine anche all’aperto, un accesso limitato ai locali chiusi; quest’anno non c’è, quindi il virus influenzale ha più possibilità di trasmettersi. Questo può rappresentare un problema perché ha una sintomatologia molto simile a quella del Covid e potrebbe creare anche un allarme ingiustificato.

Infine, sempre a proposito dei vaccini anti Covid, il Professor Andrea Crisanti ha commentato il nono rapporto AIFA di farmacosorveglianza, in base al quale soltanto lo 0,02% delle oltre 84 milioni di dosi somministrate in Italia ha evidenziato segnalazioni di sospette reazioni avverse gravi, che spesso si sono poi risolte. "Numeri bassissimi che testimoniano la sicurezza dei vaccini", ha detto Crisanti, aggiungendo che "non possono essere considerati sperimentali dopo miliardi di dosi, mentre le cure sono palliative ed empiriche, tanto che si muore ancora di Covid. I vaccini evitano malattia grave, ospedalizzazione e morte".

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