La Costituzione Americana e il Diritto all'Aborto: Dalla Sentenza Roe v. Wade all'Annullamento e Oltre

La Costituzione degli Stati Uniti d'America, pilastro del sistema giuridico e politico della nazione, è stata al centro di dibattiti accesi e interpretazioni evolutive, specialmente quando il suo testo si intreccia con questioni eticamente e socialmente delicate come quella dell'aborto. Per decenni, la giurisprudenza costituzionale americana ha affrontato questa complessa intersezione, definendo e ridefinendo i confini tra i diritti individuali e gli interessi dello Stato. La pietra miliare di questa evoluzione è stata indubbiamente la sentenza Roe v. Wade del 1973, una decisione che ha plasmato la legislazione sull'aborto a livello nazionale per quasi cinquant'anni, prima di essere ribaltata nel 2022. Comprendere il percorso che ha portato a queste decisioni, le loro implicazioni e le conseguenze successive richiede un'analisi dettagliata della storia legale, delle sentenze chiave e delle reazioni politiche e sociali che ne sono scaturite.

Il Contesto Giuridico Prima di Roe v. Wade: Un Mosaico di Leggi Statali

Prima del 1973, la questione dell'aborto negli Stati Uniti era gestita in modo frammentario, con ogni Stato federato che promulgava e applicava le proprie leggi. Questo approccio ha creato un panorama legislativo estremamente diversificato e spesso restrittivo. In almeno 30 Stati, l'aborto era considerato un reato e non poteva essere praticato in alcun caso, indipendentemente dalle circostanze. Altri 13 Stati prevedevano eccezioni, legalizzando l'interruzione di gravidanza solo in casi specifici, come il pericolo per la salute della donna, lo stupro, l'incesto o la presenza di malformazioni fetali. Un ulteriore gruppo di 3 Stati ammetteva l'aborto unicamente in caso di stupro e di pericolo per la donna. Questa eterogeneità di approcci statali rendeva l'accesso all'aborto una questione di residenza geografica, piuttosto che un diritto universale garantito.

Vista del Palazzo di Giustizia della Corte Suprema degli Stati Uniti

La Sentenza Roe v. Wade (1973): Una Pietra Miliare sulla Privacy e la Scelta

Il caso Roe contro Wade fu una sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti d'America del 1973, considerata una decisione storica [N 1] nella giurisprudenza statunitense sull'aborto. La protagonista di questa vicenda fu Norma McCorvey, nota nei documenti legali come Jane Roe, una cittadina texana nata in Louisiana nel 1947, di origini Cherokee e Cajun. Dopo un'adolescenza tormentata, a 16 anni sposò un uomo violento dal quale ebbe due figlie. Mentre era incinta del terzo figlio, venne contattata da un team di avvocate, tra cui Sarah Weddington, che decisero di portare il caso di Norma in tribunale con l'obiettivo di affermare il suo diritto ad abortire [5][6].

La causa approdò alla Corte suprema nel 1972, che emise la sua decisione il 22 gennaio 1973 [7]. La questione centrale sottoposta ai giudici era se la Costituzione federale riconoscesse un diritto all'aborto anche in assenza di problemi di salute per la donna, per il feto, o di altre circostanze eccezionali, basandosi unicamente sulla libera scelta della donna [N 2]. La Corte suprema stabilì, con una maggioranza di 7 giudici a favore e 2 contrari, che la «clausola di giusto processo» del XIV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America concede un fondamentale "diritto alla riservatezza" che protegge la libertà di una donna incinta di abortire il suo feto. Questo diritto, tuttavia, non fu definito come assoluto. La Corte riconobbe che esso deve essere bilanciato con l'interesse del governo a proteggere la salute delle donne e la vita prenatale del feto.

Secondo questa interpretazione, ormai accolta dalla giurisprudenza costituzionale statunitense, esiste un diritto alla privacy inteso come diritto alla libera scelta di ciò che attiene alla sfera più intima dell'individuo. La Corte suprema riconobbe il diritto all'aborto in un'ottica di limitazione dell'ingerenza statale [N 4]. La sentenza stabilì un quadro basato sulla gestazione, consentendo l'aborto per qualsiasi ragione la donna lo volesse fino al punto in cui il feto diventa in grado di sopravvivere al di fuori dell'utero materno, anche con l'ausilio di un supporto artificiale (viability). La sentenza Roe contro Wade condizionò le leggi di 46 stati, introducendo un diritto federale all'aborto.

Muore la querelante della causa Roe contro Wade: "Jane Roe" legalizzò l'aborto negli Stati Uniti

L'Evoluzione della Giurisprudenza e le Sfide Legislativa

La sentenza Roe v. Wade diede il via a un dibattito [8] che si ripresenta ogniqualvolta la politica o la società affrontano il tema dell'aborto. Nel corso del tempo, la giurisprudenza si è evoluta attraverso altre sentenze significative. Un caso emblematico fu Planned Parenthood contro Casey (1992), che pur ribadendo il diritto fondamentale all'aborto, introdusse il concetto di "onere indebito" (undue burden), consentendo agli Stati di imporre regolamentazioni che non creassero un ostacolo eccessivo all'accesso all'aborto prima della vitalità fetale.

Nel frattempo, il Congresso degli Stati Uniti e le legislature statali hanno continuato a legiferare in materia, cercando di influenzare o limitare l'accesso all'aborto.Già nel 2013, la US House of Representatives approvò un disegno di legge (HR 1797 - Pain-Capable Unborn Child Protection Act) che mirava a proibire l'aborto dopo la ventesima settimana di gestazione, fatta eccezione per i casi in cui l'interruzione di gravidanza fosse necessaria per salvare la vita della gestante, escludendo esplicitamente le condizioni psicologiche o emotive. La Casa Bianca manifestò un parere negativo, suggerendo che il Presidente avrebbe posto il veto su tale proposta.Nel maggio 2015, una proposta di legge molto simile, HR36 - Pain-Capable Unborn Child Protection Act, fu nuovamente approvata dalla Camera, basandosi sul presupposto che il feto fosse in grado di percepire dolore dopo la ventesima settimana. Il testo attese invano revisione da parte della US Senate Committee on the Judiciary.Nel febbraio 2019, la House Committee on the Judiciary esaminò la proposta di legge HR962 - Born-Alive Abortion Survivors Protection Act. Questo disegno di legge intendeva emendare il codice penale federale, imponendo a ogni operatore sanitario di esercitare lo stesso grado di cura per un bambino nato vivo a seguito di un aborto o tentativo di aborto, garantendo l'immediato ricovero ospedaliero. La definizione federale di "nato vivo" includeva la completa espulsione o estrazione, seguita da respirazione, battito cardiaco, pulsazione del cordone ombelicale o movimento volontario dei muscoli.Nel marzo 2023, il Congresso approvò il Women’s Health Protection Act, volto a garantire a livello federale l'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza, proibendo agli Stati restrizioni ingiustificate e proteggendo la libertà di movimento tra Stati per ottenere la procedura.Più recentemente, nel dicembre 2023, la Corte Suprema accettò di revisionare una decisione della Court of Appeals of the Fifth Circuit che aveva ripristinato significative restrizioni sull'accesso al Mifepristone, un farmaco essenziale per l'aborto farmacologico, approvato inizialmente dalla Food & Drug Administration nel 2000. Le argomentazioni orali si tennero nel marzo 2024.

Diagramma che illustra la linea temporale della gestazione fetale

L'Annullamento di Roe v. Wade: La Sentenza Dobbs v. Jackson Women's Health Organization (2022)

La svolta decisiva nella giurisprudenza sull'aborto avvenne il 24 giugno 2022, quando la Corte suprema degli Stati Uniti ribaltò la storica sentenza Roe v. Wade. La decisione nel caso Dobbs contro Jackson Women's Health Organization fu presa con una maggioranza di 5 voti a 4, con i giudici Samuel Alito, Clarence Thomas, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh ed Amy Coney Barrett a favore, e i giudici John G. Roberts, Stephen Breyer, Sonia Sotomayor e Elena Kagan contrari.

La Corte suprema, con la sentenza Dobbs, affermò che la Costituzione degli Stati Uniti non conferisce il diritto all'aborto, annullando così la sentenza Roe v. Wade del 1973 e la decisione successiva di Planned Parenthood v. Casey del 1992. Secondo la Corte, la decisione Roe era "terribilmente sbagliata fin dall'inizio", il suo ragionamento "eccezionalmente debole" e le sue conseguenze "dannose". Cancellando l'aborto come diritto costituzionale, la sentenza ripristinò la capacità dei singoli Stati di approvare leggi che lo proibiscano o lo regolamentino liberamente.Questa decisione ha avuto un impatto immediato: in numerosi stati, specialmente quelli con "leggi grilletto" (trigger laws) preesistenti, l'aborto è diventato illegale o pesantemente ristretto quasi istantaneamente, mentre altri stati hanno mantenuto o ampliato l'accesso.

La sentenza Roe v. Wade venne pronunciata il 22 gennaio 1973, rendendo legale il diritto all'aborto a livello federale inteso come una libera scelta personale della donna, facendo propria una nuova e diversa interpretazione del XIV emendamento della Costituzione. Jane Roe era lo pseudonimo di Norma Leah McCorvey, una cittadina texana che nel 1969, a 21 anni, aveva due figli da un uomo violento che aveva sposato a 16 anni. Rimasta incinta una terza volta e intenzionata a interrompere la gravidanza, denunciò alle autorità di essere stata stuprata, convinta che lo stato del Texas in questo caso avrebbe consentito l'aborto, ma la sua richiesta venne respinta poiché non c'era alcun rapporto della polizia che accertasse tali violenze. Tentò di abortire illegalmente, ma la clinica venne chiusa prima del trattamento e la McCorvey partorì il suo terzo figlio, poi dato in adozione, prima che il procedimento legale giungesse a conclusione. Nel 1970, le avvocatesse texane Linda Coffee e Sarah Weddington fecero causa alla Corte Distrettuale del Nord Texas a nome di Jane Roe, utilizzando uno pseudonimo per proteggere la sua privacy. L'avvocato che difese la Corte texana fu il procuratore distrettuale Henry Wade, da cui il nome della causa, Roe v. Wade. La corte emise un verdetto favorevole alla McCorvey, basandosi su una interpretazione del IX emendamento della Costituzione in materia di diritto alla privacy. Il procuratore Wade fece ricorso alla Corte Suprema, che emise il verdetto nuovamente favorevole alla McCorvey, basandosi sul primo, quarto, nono e XIV emendamento della Costituzione, facendo riferimento al diritto alla privacy, qui inteso come diritto alla libera scelta per quanto riguarda le questioni legate alla sfera intima della persona, e pertanto anche a un'interruzione di gravidanza. Prima di allora, ciascun Stato americano aveva una propria legislazione in merito all'interruzione di gravidanza che, in molti stati, era considerato un reato di "common law", ovvero basato su precedenti giurisprudenziali e non su codici o leggi.

Lo scorso Venerdì 24 giugno [2022], invece, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha ribaltato la storica sentenza Roe v. Wade, che stabiliva il diritto costituzionale all'aborto negli Stati Uniti sin dal 1973. Già in Maggio il giornale on line Politico aveva pubblicato una bozza di una decisione della Corte Suprema che confermava l'orientamento favorevole della Corte a un ribaltamento della sentenza. Su 9 giudici della Corte, tutti i sei giudici nominati dai Repubblicani, fra cui tre indicati dall’ex presidente Donald Trump, hanno votato per l’abolizione del diritto federale, mentre i tre giudici nominati dai Democratici hanno votato contro. Con l’annullamento della sentenza, ora i singoli Stati americani hanno la facoltà di stabilire proprie leggi riguardo al diritto, o meno, di una donna di ricorrere all’interruzione di gravidanza che la sentenza Roe v. Wade consentiva entro la 24esima settimana. La Corte Suprema ha preso in considerazione un caso, Dobbs v Jackson Women’s Health Organization, che contestava il divieto di aborto del Mississippi dopo 15 settimane. La sentenza Roe v. Wade riconosceva invece che il diritto alla privacy personale ai sensi della Costituzione degli Stati Uniti protegge la capacità di una donna di interrompere la gravidanza. La Corte Suprema in una sentenza del 1992 chiamata Planned Parenthood of Southeastern Pennsylvania v. Casey, aveva confermato la base legale di Roe ma modificato il quadro per valutare la costituzionalità delle leggi sull'aborto, introducendo il test dell'onere indebito. Ma oggi per la Corte Suprema "Roe aveva terribilmente torto fin dall'inizio. Il suo ragionamento era eccezionalmente debole e la decisione ha avuto conseguenze dannose". Cancellando l'aborto come diritto costituzionale, la sentenza ripristina la capacità dei singoli Stati di approvare leggi che lo proibiscano. In 26 Stati tale opzione si dà per certa o probabile. E in 13 stati americani il divieto scatterà per certo nei prossimi 30 giorni. Si tratta di stati repubblicani che hanno approvato leggi stringenti sull’aborto legandole alla decisione della Corte Suprema. Ora che la decisione è arrivata e la sentenza del 1973 capovolta, i 13 stati possono vietare l’aborto in 30 giorni eccetto nei casi in cui la vita della madre è in pericolo. Come risultato della sentenza, "dal momento stesso della fecondazione, una donna non ha alcun diritto di cui parlare".

Mappa degli Stati Uniti che mostra lo stato attuale delle leggi sull'aborto dopo Dobbs v. Jackson

Implicazioni sulla Privacy e Reazioni Digitali

L'annullamento di Roe v. Wade ha sollevato serie preoccupazioni tra gli esperti e il pubblico riguardo all'impatto sul diritto alla privacy, un diritto strettamente legato al caso Roe poiché quest'ultimo si basava proprio sul diritto alla privacy garantito dalla clausola del giusto processo contenuta nel XIV emendamento. Invalidare Roe v. Wade significa, secondo molti, minare il diritto alla privacy degli americani, un diritto che è stato utilizzato per proteggere molti altri diritti considerati fondamentali.Non a caso, all'indomani della sentenza Dobbs, il giudice conservatore Clarence Thomas ha affermato che la Corte Suprema non dovrebbe fermarsi alla legge sull'aborto ma "dovrebbe riconsiderare le sue passate sentenze che riconoscono i diritti all’accesso alla contraccezione, alle relazioni omosessuali e al matrimonio tra persone dello stesso sesso". Nello specifico, Thomas ha indicato la necessità di rivedere sentenze come Griswold v. Connecticut (1965, diritto alla contraccezione per le coppie sposate), Lawrence v. Texas (2003, diritto a compiere atti sessuali tra persone dello stesso sesso) e Obergefell v. Hodges (2015, diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso) - tutte basate, analogamente a Roe v. Wade, sul diritto alla privacy.

Le implicazioni digitali sono altrettanto preoccupanti. Le donne americane hanno iniziato a cancellare le applicazioni per il monitoraggio delle mestruazioni dai loro cellulari, temendo che i dati raccolti possano essere usati contro di loro in future cause penali negli stati in cui l'aborto è diventato illegale. Queste preoccupazioni sono fondate, poiché i tracker ciclici, come altre app, raccolgono, conservano e a volte condividono dati degli utenti. In stati dove l'aborto è un reato, i pubblici ministeri potrebbero richiedere queste informazioni per costruire casi giudiziari.Anche altre app sono a rischio, poiché le informazioni personali raccolte dagli smartphone sono vaste. Organizzazioni per i diritti delle donne avvertono gli utenti di essere più attenti alla loro presenza digitale. Nel caso del Texas, dove i privati cittadini possono citare in giudizio chiunque aiuti o favorisca una donna ad abortire, anche una semplice ricerca su internet può diventare rilevante.

La reazione delle "big tech" è stata variegata. Molte aziende, come Microsoft, hanno dichiarato che continueranno a fare il possibile per proteggere e supportare i diritti delle proprie dipendenti, anche coprendo i costi di viaggio per l'accesso all'assistenza sanitaria riproduttiva. Tuttavia, per accedere a tali coperture, le lavoratrici potrebbero dover condividere con le aziende informazioni personali e sensibili, sollevando interrogativi su chi gestirà questi dati e quali salvaguardie saranno necessarie.La Electronic Frontier Foundation (EFF) ha suggerito alle piattaforme tecnologiche strategie per tutelare i diritti digitali, come offrire accesso anonimo ai servizi, minimizzare la raccolta dati, ridurre il monitoraggio comportamentale e crittografare i dati per impostazione predefinita. L'EFF ha inoltre invitato le piattaforme a respingere "richieste improprie" da parte delle forze dell'ordine, come quelle relative alle ricerche sull'aborto o le richieste di dati di geolocalizzazione (warrant geofence).Recenti iniziative legislative evidenziano la continua polarizzazione politica. Ad esempio, il 5 novembre [2024], in concomitanza con le elezioni presidenziali, dieci Stati hanno votato proposte referendarie per inserire o limitare il diritto all’aborto nelle rispettive Costituzioni statali. In Arizona, Colorado, Florida, Maryland, Missouri, Montana, Nebraska, Nevada, New York e South Dakota si sono susseguite decisioni su divieti, limitazioni o protezioni costituzionali per l'aborto.

Nel 2022, con l'overruling della Sentenza Roe v Wade tramite la decisione Dobbs v. Arizona: L’interruzione volontaria di gravidanza era possibile fino alla quindicesima settimana. Dopo questo periodo, l’aborto era permesso solo in caso di pericolo per la vita della madre, ma non in situazioni di stupro o incesto. Colorado: L’aborto veniva considerato legale in ogni momento della gravidanza. Con il referendum del 2024 è stato introdotto il diritto all’aborto a livello costituzionale, impedendo ai governi locali di vietarne o ostacolarne l’accesso. Maryland: L’aborto era legale durante tutte le settimane della gravidanza. Missouri: L’aborto era vietato salvo in casi di emergenza medica, inoltre chi lo praticava rischiava una pena da cinque a quindici anni di carcere. Il Right to Life of the Unborn Child Act classificava l’aborto praticato al di fuori del caso di emergenza sanitaria come un “class B felony” e da questo derivava la sanzione penale della reclusione. Montana: L’aborto era legale fino alla vitalità del feto (circa 24 settimane). L’esito positivo del referendum ha determinato l’inserimento nella Costituzione del Montana di un “diritto costituzionale a prendere e portare avanti decisioni sulla propria gravidanza, compreso il diritto all'aborto”. Nevada: L’aborto era legale fino alla ventiquattresima settimana di gravidanza, con eccezioni solo in caso di pericolo per la vita della madre. In Nevada, gli emendamenti costituzionali possono essere proposti dal Senato o dall’Assemblea e devono essere approvati da una maggioranza di entrambe le camere in due legislature consecutive. Dopo l’approvazione, l’emendamento viene pubblicato per tre mesi e sottoposto a referendum popolare. Florida: L’aborto è illegale dopo la sesta settimana, con alcune eccezioni fino alla quindicesima (pericolo per la vita della madre, rischio di danni fisici “sostanziali e irreversibili” o di una grave anomalia nel feto). Il referendum proponeva di proteggere l’accesso all’aborto nella Costituzione, vietando leggi che ne limitassero l’accesso prima della vitalità del feto o per proteggere la salute della paziente. Nebraska: L’aborto è illegale dopo la dodicesima settimana, salvo eccezioni a seguito di stupro, incesto e pericolo di vita per la madre. South Dakota: L’aborto è vietato, salvo nei casi in cui la vita della madre sia in pericolo.

Le sentenze specifiche degli stati, come quella dell'Alabama del febbraio 2024 che considera gli embrioni crioconservati "minor children" ai fini dell'applicazione del Wrongful Death of Minor Act, dimostrano ulteriormente la direzione intrapresa da alcune giurisdizioni statali per rafforzare le protezioni per la vita prenatale, allineandosi alla visione emersa con la sentenza Dobbs.

In conclusione, la questione dell'aborto negli Stati Uniti, storicamente legata a interpretazioni costituzionali del diritto alla privacy, ha subito una trasformazione radicale con l'annullamento di Roe v. Wade. Questo ha spostato il fulcro della regolamentazione dagli stati federali ai singoli stati, creando un panorama legale complesso e in continua evoluzione, con profonde implicazioni per i diritti individuali, la privacy e il dibattito pubblico.

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