Costanza Miriano, definita dal quotidiano britannico Catholic Herald come «la scrittrice cattolica più pericolosa del mondo», è una figura che con le sue posizioni stimola un dibattito profondo e spesso controverso su temi come l'aborto, la contraccezione e l'uso della pillola RU486. Le sue analisi, fondate su una visione che difende accoratamente l’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, si discostano in maniera diametralmente opposta dalla vulgata corrente, incantando i 500 dell’Auditorium San Barnaba di Brescia in occasione di una Giornata di studi intitolata “Humanae Vitae - La verità che risplende”. La sua voce si erge a difesa di principi che, a suo dire, sono stati travolti da una modernità che ha generato «macerie di una sessualità disordinata», con conseguenze sociali, relazionali e personali di vasta portata. L'argomentazione di Miriano, supportata da testimonianze e riflessioni profonde, invita a riconsiderare l'impatto di scelte che toccano la vita umana, la salute delle donne e la struttura stessa della famiglia.
I. La Pillola RU486 e l'Aborto Farmacologico: Un Dibattito Acceso su Rischi e Sicurezza
Il tema dell'aborto, e in particolare l'uso della pillola abortiva RU486, rappresenta un punto focale delle preoccupazioni espresse da Costanza Miriano e da organizzazioni a lei vicine. Le recenti determinazioni regionali, come quella del Lazio che propone di «rimuovere gli ostacoli all'accesso alla metodica farmacologica» per garantire la RU486 anche fuori dal ricovero ospedaliero, sono oggetto di forte critica. Toni Brandi, presidente Pro Vita e Famiglia onlus, ha definito tale indirizzo ministeriale una «follia» che «mette a rischio la salute delle donne». L'idea che si voglia «garantire la scelta tra ricovero o ambulatorio» viene percepita come una giustificazione insufficiente di fronte ai pericoli intrinseci.
La liberalizzazione dell'utilizzo della pillola abortiva fuori dalle strutture ospedaliere viene vista con grande apprensione. Jacopo Coghe, vice presidente della stessa Onlus, ha denunciato che «con la scusa di evitare il contagio limitando il più possibile gli accessi in ospedale si equipara una pillola abortiva, che provoca emorragie, infezioni e talvolta persino la morte, a una caramella balsamica». Ci si interroga se sia «davvero questo quello che avviene in un Paese civile?». La preoccupazione principale è che, con la liberalizzazione della RU486, si pretenda che «l'aborto avvenga "comodamente" a casa, alleggerendo i costi che ricadrebbero sul Servizio Sanitario Nazionale», trasformando di fatto «le donne così diventano cavie per il risparmio nazionale». Questa visione sottolinea una profonda critica all'approccio che, a detta dei sostenitori di Miriano, privilegia considerazioni economiche o logistiche a scapito della salute e della sicurezza delle donne.
Si evidenzia anche una netta differenza nell'approccio tra le varie regioni italiane. Mentre il Lazio, guidato da Zingaretti, sembrerebbe seguire le direttive del ministro Speranza verso una maggiore liberalizzazione, altre Regioni come il Piemonte e le Marche starebbero attuando una «svolta» significativa. «Al contrario del Lazio guidato da lei, lì si prendono in considerazione i rischi e il bene delle donne», mettendo in risalto un diverso modo di interpretare e applicare le linee guida in materia di interruzione volontaria di gravidanza. Questo divario regionale alimenta il dibattito sulla coerenza e sull'efficacia delle politiche sanitarie nazionali in un campo così delicato.

Farmaci Abortivi e il Ruolo del Farmacista: Una Questione Complessa
Il panorama dei farmaci che possono avere effetti abortivi è più ampio e presenta diverse sfumature di dibattito. Come sottolineato da esperti, il farmacista nel suo lavoro assume diversi ruoli, non solo come venditore e dispensatore di farmaci, ma anche come informatore ed educatore. Per valutare il suo coinvolgimento in questa problematica, è necessario chiarire l'esistenza e le caratteristiche dei farmaci abortivi. Alcuni sono indiscutibilmente tali, mentre per altri è in corso un dibattito acceso. Il Mifepristone e il Misoprostolo, noti con il nome di RU 486 e utilizzati negli ospedali per il cosiddetto aborto farmacologico, sono dichiaratamente abortivi. Analogamente, alcuni farmaci anti-ulcera contenenti Misoprostolo possono comportarsi in modo simile e sono impiegati "off-label" in aborti clandestini, talvolta consigliati su siti internet che ne descrivono l'uso.
La questione diventa doppiamente controversa quando si parla dei "farmaci" utilizzati nella contraccezione d'emergenza. Alcuni dispositivi, come lo IUD ("spirale"), sono in grado di impedire l'annidamento dell'embrione nell'utero. Nonostante ciò, non sono considerati unanimemente abortivi, perché non tutti riconoscono nell'embrione un essere vivente fin dal momento del concepimento. Tuttavia, anche se l'embrione contiene già il DNA della nuova persona ed è destinato a svilupparsi con continuità nell'organismo adulto, per alcuni scienziati è ritenuto lecito manipolarlo fino a quando non si annida nell'utero, come ad esempio indicato nel rapporto «Warnock» in Gran Bretagna nel 1984.
Il consenso non è unanime nemmeno sul meccanismo d'azione di questi farmaci. Il foglietto illustrativo europeo di alcuni di essi dichiara che agiscono semplicemente prevenendo l'ovulazione, mentre quello statunitense non esclude che possano agire impedendo l'annidamento dell'embrione. Trovare una risposta chiara non è facile nemmeno per gli esperti del settore. Esiste persino un corso di aggiornamento online (ECM) per farmacisti, sponsorizzato da un'azienda produttrice, che spiega come l'unico effetto sia quello antiovulatorio, in linea con i foglietti illustrativi europei. Tuttavia, studi scientifici complessi rivelano una realtà più articolata. È stato osservato che l'ulipristal acetato è in grado di ritardare la rottura follicolare per almeno 5 giorni in una proporzione significativamente più alta di donne (58.8%) rispetto al levonorgestrel (14.8%) quando somministrato nella fase follicolare avanzata, con un follicolo dominante di ≥ 18 mm, in prossimità dell'ovulazione. Questo studio dimostra che ellaOne inizialmente ritarda l'attività follicolare, ma in pratica si dice che «l’effetto antiovulatorio non sempre si verifica». È anche logico pensare che non sia più possibile inibire l'ovulazione quando questa è già avvenuta. A questo punto, ci si chiede come si possa giustificare l'altissima efficacia dichiarata se non sempre inibisce l'ovulazione. Un altro studio ha analizzato gli effetti della somministrazione a metà ciclo di Ulipristal acetato (UPA) sull'espressione genica in biopsie endometriali prelevate durante la fase ricettiva del ciclo. Su quattordici donne mestruanti sane, studiate durante quattordici cicli di controllo non trattati e dodici cicli trattati con una singola dose di 30 mg di UPA quando il diametro del follicolo raggiungeva i 20 mm, l'ovulazione sia nei cicli trattati che in quelli di controllo è stata confermata da determinazioni seriali di LH sierico, progesterone ed ecografia vaginale. Una biopsia endometriale al giorno LH+7, in ogni ciclo, è stata prelevata per l'analisi del microarray RNA e qPCR o preparata per studi istologici e immunoistochimici. L'analisi funzionale dei geni differenzialmente espressi ha mostrato la presenza di cambiamenti compatibili con un fenotipo endometriale non ricettivo, ulteriormente confermato da qPCR e immunoistochimica. In pratica, si conferma che, dopo la somministrazione del farmaco, contrariamente a quanto scritto nel foglietto illustrativo, in genere si verifica l'ovulazione. Questo alimenta il dubbio che il meccanismo d'azione possa essere anche post-fecondazione, ovvero impedendo l'annidamento.
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Nel contesto di queste incertezze, nel farmacista affiora il desiderio di non rendersi complice di un atto che potrebbe essere abortivo. Si pone quindi la questione: è possibile una scelta autonoma del farmacista, e quali rischi comporta? Per l'Ulipristal, dal 21 aprile 2015, una specifica determina AIFA ha abolito l'obbligo di prescrizione per le donne italiane maggiorenni, mentre per le ragazze minorenni è ancora necessaria la prescrizione. Prima di questa data, era richiesta una ricetta medica non ripetibile. Il Regio Decreto n. 1706 del 1938 all’art. 38 obbliga il farmacista a dispensare i farmaci correttamente prescritti. Tuttavia, la legge n. 194/1978 sull'interruzione volontaria della gravidanza riconosce il diritto all'obiezione di coscienza. La difficoltà nell'invocare tale diritto sta nel fatto che la gravidanza viene considerata tale solo dopo l'annidamento dell'embrione nell'utero. Un parere non vincolante del Comitato Nazionale di Bioetica, tuttavia, estenderebbe il diritto all'obiezione anche alla prescrizione del contraccettivo di emergenza, pur in assenza di una gravidanza accertata, riconoscendo la potenziale natura intercettiva del farmaco.
II. La Visione di Costanza Miriano: Le Conseguenze della Contraccezione sulla Società e le Relazioni
Costanza Miriano, con la sua ferma difesa dell’Humanae Vitae, ritiene che dalla comparsa della pillola contraccettiva siano discese «conseguenze enormi», forse rappresentando «l’evento più deflagrante della modernità». Ella sostiene che «oggi siamo davanti alle macerie di una sessualità disordinata, in cui la contraccezione ha prodotto separazioni e abbandoni, siamo più infelici pure dal punto di vista sessuale». Questa affermazione sfida apertamente la «vulgata corrente» che vede nella contraccezione un simbolo di progresso e libertà.
Miriano osserva come la contraccezione sia diventata «di routine» nella società contemporanea. Descrive situazioni in cui «mamme che portano le figlie, appena dopo lo sviluppo, a prendere la pillola affinché siano “pronte”» e «poveri ragazzi a cui già alle medie viene insegnato come mettersi il preservativo». Queste pratiche, a suo avviso, contribuiscono a un impoverimento generale che è sotto gli occhi di tutti. Le famiglie che restano in piedi sono sempre meno, e ancora meno sono quelle che fanno figli. A ciò si aggiunge una crescente «fragilità affettiva nei ragazzi, tanti dei quali sono figli di separati». Per Miriano, la contraccezione ha prodotto una «radicale rivoluzione antropologica - forse l’unica - che l’umanità ha vissuto», sciolgendo «l’atavico nesso che lega il piacere sessuale alla riproduzione» e stravolgendo «lo schema della relazione maschio-femmina, trasformandolo radicalmente».
Il pensiero di Miriano si concentra non solo sulle implicazioni sociali, ma anche su quelle personali e mediche della contraccezione, in particolare della pillola. Oltre alla più nota «ritenzione idrica, le cui conseguenze per noi donne non sono poca cosa», la pillola, secondo la sua analisi, «altera tutto l’equilibrio femminile, che è un equilibrio di pelle, di unghie, di capelli, di appetito; di umore, soprattutto». Tuttavia, la conseguenza più grave tra tutte è che «la pillola, nell'1% dei casi, può non impedire il concepimento, ma solo l'annidamento. Siamo quindi di fronte a un aborto, inconsapevole ma sempre aborto». Questo punto mette in discussione la percezione comune della pillola come mero contraccettivo, elevando la discussione a un livello etico più profondo.

Un aspetto inquietante per Miriano riguarda anche gli sviluppi della scienza, come i primissimi esperimenti condotti sugli embrioni con la tecnica CRISPR dell’editing genetico. La domanda per lei non è se tali manipolazioni saranno possibili, ma «quando!».
I Metodi Naturali e il "Centuplo Quaggiù"
Di fronte a questo scenario, Costanza Miriano propone i metodi naturali come un'alternativa valida e benefica. «Quello che viene chiesto con i metodi naturali è solo un po’ di pazienza nel conoscersi», spiega. Come ricordava anche il cardinale Eijk a un Convegno, «è talmente breve il periodo “pericoloso”». Se poi si vuole essere sicurissimi, «lo si allunga a 5 giorni». Questa prospettiva enfatizza la conoscenza reciproca e la responsabilità nella coppia, in contrasto con l'immediatezza e la delega della contraccezione farmacologica.
L'apertura alla vita, attraverso i metodi naturali, è presentata come vantaggiosa da molteplici punti di vista, un concetto che Miriano sintetizza nel titolo della sua relazione al Convegno sull'Humanae Vitae: “Il centuplo quaggiù”. Questo include il punto di vista «umano (libertà e piacere massimo perché non ci sono barriere)», quello «medico (addio scatti d’ira e mal di testa)» e persino quello «ecologico». L'argomento è che «aprirsi alla vita conviene, dunque, da tutti i punti di vista». La visione è che il «vero amore è il contrario del possesso» e che una relazione, quando «consegnata nel cuore di Dio», permette a Dio di «combattere al fianco degli sposi».
Il desiderio sessuale dell’uomo, tradizionalmente, ha rappresentato «una grande spinta a costruire un progetto, a rimboccarsi le maniche cercando un lavoro per formare una famiglia». Miriano riprende una frase attribuita a Paul Newman, forse «un po’ brutale ma [che] dice la verità: «Perché comprare la mucca se puoi avere il latte gratis tutti i giorni?». Questo per spiegare che «se l’uomo può avere il sesso “gratis”, cioè senza impegni, senza bisogno di investire in una relazione, tende chiaramente ad abbassare lo standard». La contraccezione come «habitus mentale ha pesato molto sul desiderio dell’uomo di spendersi, di donarsi, di dare la vita, di investire in qualcosa di stabile». Le conseguenze per la donna sono la «promiscuità», il «non essere scelta in modo esclusivo [che] deprime e addolora». Vi è poi un motivo «banalmente biologico»: mentre «l’uomo può far figli fino a 70 anni, penso a Charlie Chaplin (altro, poi, è se riesca anche a tenerli in braccio)», la donna «a un certo punto esaurisce il tempo della fertilità». Si riflette su come la società abbia convinto le donne che «12 ore alla cassa di un supermercato siano meglio che stare a casa con un marito e dei figli», ponendosi la domanda: «Come siamo arrivati a quest’inganno?».
III. Aborto: Non un Diritto, ma una Tragedia e le "Bugie della Propaganda"
Per Costanza Miriano, la questione dell'aborto è «uno dei più grandi misteri dell’epoca moderna». Afferma sinceramente che è un argomento su cui «non [è] in grado di essere simpatica». Non riesce a spiegarsi come «molte persone intelligenti, spesso migliori di me, possano continuare a chiamare l’aborto un diritto». Sebbene le conosca e le stimi, quando emerge l'argomento - per lei un «vero chiodo fisso» - le sembrano «irragionevoli, accecate dalla propaganda e incapaci di vedere quello che è ovvio». Riconosce la possibilità che una donna lo commetta «senza rendersi conto di quello che sta facendo - non mi do nessuna altra spiegazione - ma non capisco come si chiami diritto la possibilità di dare la morte al più debole dei deboli, un bambino nella pancia della mamma». Per Miriano, l'aborto può essere definito «errore, tragedia, debolezza magari. Ma diritto proprio no».
Questa convinzione l'ha spinta a leggere con avidità «Sì alla vita», il libro intervista di Renzo Agasso a Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita. Il libro, a suo dire, «svela alcune balle della propaganda radicale negli anni della legge e del referendum». Veniva detto che «25mila donne morivano ogni anno sotto le mani delle mammane (molte meno di 200, comunque tante ma un’altra cosa)»; «sparavano cifre assurde»; e fecero «abortire le mamme di Seveso, dopo la nube». I feti esaminati in seguito, rivelarono che «quei bambini erano tutti sani». Miriano non si spiega tutte queste «bugie, la propaganda che il libro ricostruisce con passione e una valanga di informazioni puntualissime», se non con «un’iniziativa attiva e mirata di Satana». Per lei, «non c’è altra spiegazione», poiché «l’aborto porta solo male, è un gioco a somma negativa in cui tutti perdono, come in tutte le iniziative dell’Ingannatore». Il bambino perde la vita, ovviamente, ma anche la mamma che «per anni - a volte anche per ottanta anni, ha raccontato una donna al telefono Sos vita - sarà tormentata dal pensiero, anche se rimosso (mentre invece il riconoscimento e il pentimento fanno guarire)».

Carlo Casini, al quale è dedicato il libro, ha speso «la vita intera» per questa missione: «aiuti concreti alle donne, battaglia sul piano prima giuridico (era magistrato) poi legislativo, e infine culturale, di opinione, politico». Il libro ripercorre il lavoro svolto su questi tre binari dal Movimento per la vita, fatto di «tante persone generose». Miriano, pur non essendo esplicitato nel libro, sa quanta fatica e quanto lavoro è costato, quante ore e risorse Casini ha speso per questa «buona battaglia».
Le "Culle per la Vita" e la Legge 194
Una delle iniziative menzionate sono le «culle per la vita», un progetto che ripristina «l’antica ruota, cioè la possibilità di abbandonare i neonati subito dopo averli partoriti». Un recente articolo su Repubblica, scritto dalla giornalista Maria Novella De Luca, invece di «riconoscere la bontà di un’idea che salva vite umane», ha commentato in modo che Miriano definisce «assurdo», sostenendo che «quelle madri sono soprattutto immigrate, e perciò, poveracce, non sanno che qui da noi l’aborto è un diritto». Miriano si chiede come nessuno, tra «capiredattori, vicedirettori, direttore della collega», si sia accorto che la giornalista avesse scritto una «colossale bugia». Sottolinea che «nessuno, evidentemente, vuole ricordare che neanche secondo la 194, che è una legge orribile, l’aborto è consentito come semplice strumento di regolazione delle nascite». È permesso solo «quando una donna è in grave pericolo». Miriano enfatizza il concetto di «grave pericolo» ripetutamente. Ammette che è vero che «al pericolo di salute poi nel testo si sono aggiunti anche i pericoli riguardanti le condizioni economiche», ma deve comunque esserci un «grave pericolo», che, a suo avviso, «non c’è quasi mai». La prassi comune, invece, vede come sufficiente «un certificato di un medico che non fa il suo dovere, e la donna viene autorizzata. Fuori legge. Contro la legge». Questa critica all'applicazione della Legge 194 è un punto centrale della sua argomentazione, che denuncia una disattesa degli intenti originali della normativa.
IV. L'Appello alle Donne e la Riscoperta dell'Insegnamento di Humanae Vitae
Costanza Miriano si rivolge direttamente alle donne, ritenendo che il messaggio della Chiesa, ribadito da Humanae Vitae, possa essere difeso solo da loro. Si riferisce a «quelle stesse donne che ancora oggi continuano a esultare per le vittorie irlandesi sull’aborto, a lamentarsi degli uomini, a comprare 600.000 scatole di pillole del giorno dopo per abortire da sole a casa». Dopo «50 anni di esperimenti in corpore vivo», è importante, a suo dire, «tornare ad aiutare gli uomini a fare cose grandi, ad alzare l’asticella della felicità, a sognare e a costruire».
Miriano ha lanciato un appello alle lettrici del suo blog, invitandole a raccontare la loro verità sull’enciclica. Mentre alla Gregoriana aveva ascoltato don Maurizio Chiodi parlare di «obbligo alla contraccezione» (assicurando di aver ascoltato tutta la relazione), non aveva sentito «niente della bellezza che testimoniano le persone che invece hanno provato a vivere Humanae Vitae». Sebbene l'enciclica di Paolo VI non sia stata pienamente recepita e per alcuni dovrebbe essere quantomeno «ripensata», Miriano è «piena di amici che sull’insegnamento della Chiesa ci hanno costruito la vita». Per loro, «quell’insegnamento per loro è carne, ci si sono aggrappati e si sono fidati», offrendo un «mare di testimonianze commoventi». Queste includono «coppie sposate da decenni che continuano a desiderarsi, perché aver educato il cuore all’attesa, al rispetto, è qualcosa che aiuta il desiderio, anche quello sessuale».
Il nemico, a suo avviso, è riuscito a far passare l’esatto opposto, «cioè l’Humanae Vitae è una gabbia e chissà gli altri come si divertono…». Quello che si può opporre a questa «falsa vulgata» sono «i racconti delle persone, concordi nel dire che è l’apertura alla vita a rendere felici». Le testimonianze più efficaci sono quelle di chi ha «vissuto entrambi i modi di vivere la sessualità». Queste sono «storie vissute» che dimostrano la validità di un percorso differente.
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Oggi, però, riguardo alla contraccezione «domina il mantra del “che male c’è”». Per Miriano, «chi non ha un cammino di fede serio non riesce a capire e si può scusare», ma «un sacerdote che consiglia la contraccezione in una conferenza, no». È come «entrare in un bar in cui sono già tutti ubriachi e dire che però ogni tanto un goccetto si può bere. Ma se già fanno tutti come vogliono!». Chi cerca di vivere un rapporto autentico con il Signore sa che «con lui c’entra con tutto, ogni nostro gesto». Utilizzare la contraccezione significa dire: «Non permetto che Dio si intrometta nella mia vita fino a questo punto». Significa «tagliare fuori Dio, creatore del cielo e della terra, dalla relazione», il che «impoverisce e rende il rapporto tra gli sposi maledettamente più fragile».
Le Storie delle "Donne Costrette ad Abortire"
Un aspetto cruciale dell'argomentazione di Miriano riguarda il fenomeno delle «donne costrette ad abortire». Laura Boldrini aveva definito «mostruosa» la riproduzione in gomma di un feto di poche settimane, e Miriano si dice stupita, dato che «costringere effettivamente qualcuno ad abortire è un reato». E se «l’IVG è una conquista di libertà, è la massima espressione dell’affrancamento della donna dai cascami patriarcali, e chi è favore si chiama pro choice», allora «non è strano ammettere che qualcuno sia “costretto ad abortire”?». Questo è un interrogativo retorico che introduce le storie di donne che, a causa di circostanze difficili, si trovano di fronte a una scelta che non percepiscono come libera.
Miriano presenta tre esempi concreti per illustrare questa realtà. Lucia è peruviana, ha 25 anni, con tre figli piccoli e un'altra gravidanza inaspettata. La famiglia non ha risorse economiche, il marito lavora saltuariamente in nero e il furgone che usa è fermo. Lucia ha già avuto due cesarei, l'ultimo meno di un anno prima, e l'embrione sembra innestarsi proprio sulla cicatrice, rendendo la gravidanza «rischiosissima anche per la madre». In questa situazione disperata, l'aborto sembrerebbe l'unica via d'uscita.
Marta ha 30 anni, ma ne dimostra 45. Vive in una piccola casa popolare con Diego, mantenuti dalla sua pensione di invalidità, qualche lavoretto in nero come colf e l'aiuto della Caritas. Hanno una bambina che va alle elementari. In passato, i servizi sociali le avevano tolto due figlie avute da altri uomini perché non era in grado di allevarle. Marta parla poco, sa a malapena leggere e scrivere, ed è completamente sottomessa a Diego, che soffre di alcolismo, malattia psichiatrica conclamata e gravi patologie fisiche. Lui picchia madre e figlia, tenendole completamente isolate. Quando Marta rimane incinta, decidono di abortire, un atto che hanno già compiuto in passato.
Sara ha 18 anni, è bella come una modella, ma non ha finito la scuola e non lavora. Innamorata di un ragazzo un po’ più grande, rimane incinta quasi subito. I genitori di lui, filippini, non possono aiutare, avendo altri due figli e dovendo affrontare una grave malattia del padre. I genitori di Sara decidono che debba abortire, anche se lei non vorrebbe. I genitori le alzano un muro, rifiutando di assumersi questo peso, iniziando una «guerra» e rendendo il clima in casa pesantissimo. Rifiutano di aiutarla in qualsiasi modo, e i litigi violenti diventano quotidiani. Né lei né il ragazzo hanno mezzi economici. «Resistere alla pressione è impossibile». Si evidenzia come manchi l'amore, il futuro e la vita stessa siano a rischio, e manchi persino il pane.
Di fronte a queste donne, Miriano si chiede: «Laura Boldrini cosa ritiene giusto dare? Rispetto. Compunto, serioso, silenzioso, rispetto». In contrapposizione, critica coloro che, mostrando come è fatto un bimbo a tre mesi nel ventre materno, vengono accusati di ledere la dignità di queste donne. Queste persone, che «dovrebbero vergognarsi», hanno in realtà fatto qualcos’altro. Le storie di Lucia, Marta e Sara prendono una svolta positiva: Lucia tiene la sua quarta figlia ed è contentissima, avendo cambiato ginecologo e ricevuto aiuto da associazioni e privati durante una gravidanza difficile. Marta, appena ha avuto un aiuto economico, ha deciso di non «ripassare per il dolore atroce della perdita e del lutto», ha tenuto testa al marito e ha avuto la sua bambina. Pochi mesi dopo, ha trovato la forza di ammettere i maltrattamenti, scappare con le sue figlie e rivolgersi finalmente a un centro antiviolenza. Sara e il suo ragazzo hanno deciso di «tenere duro» quando hanno capito che con un aiuto economico avrebbero potuto affrontare le spese mediche e affittare un piccolo appartamento, senza dipendere dalle famiglie. Sara è «ancora più bella di prima», e durante la gravidanza ha iniziato a frequentare corsi e a lavorare come rappresentante di prodotti per la casa.
Miriano conclude questo filone argomentativo con una provocazione: «Ci sono donne costrette ad abortire. Grazie a Laura Boldrini per averlo ammesso». Auspica che «la prima parte della 194, che parla di rimuovere le cause che portano all’aborto (art. 2 comma d) venisse letta e applicata». Questo ribadisce la sua ferma convinzione che l'aborto non sia una soluzione, ma piuttosto l'esito di una serie di difficoltà sociali ed economiche che dovrebbero essere affrontate a monte.
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