Strategie avanzate e prodotti per favorire l'attecchimento delle piantine in vivaio e post-trapianto

La riuscita di una coltura, che si tratti di un vigneto, di un impianto orticolo o di una produzione vivaistica, trova le sue fondamenta nel momento più delicato del ciclo biologico: il trapianto. Trasformare questo passaggio critico in una garanzia di successo richiede una comprensione profonda della fisiologia vegetale e l’adozione di tecniche che supportino lo sviluppo di un apparato radicale forte, sano e profondo, vero motore di ogni pianta. Le radici, infatti, non solo ancorano la pianta al suolo, ma svolgono la funzione vitale di assorbire l’acqua e gli elementi nutritivi indispensabili per la fotosintesi, la crescita e la fruttificazione.

apparato radicale sano di una piantina in vivaio

Il vivaio: architettura di una crescita di successo

La produzione di piantine di orticole è un’attività vivaistica, normalmente svolta in coltura protetta, che richiede elevatissimi livelli di professionalità ed estrema attenzione alla prevenzione dell’insorgenza di criticità sanitarie e nutrizionali che comprometterebbero le performance in campo successive al trapianto. Solo con questi presupposti sarà possibile ottenere piantine dall’elevata vitalità, in grado di attecchire velocemente e in maniera omogenea una volta poste a dimora in campo.

Il processo prende il via dalla semina, che è indispensabile effettuare con materiali certificati. I semi vengono posti su supporti forati dotati di alveoli riempiti con adeguati substrati. La torba è solo uno dei substrati utilizzabili per la coltivazione delle piantine in vivaio, cui si affiancano terricci, perlite, lana di roccia e vermiculite. Risulta di fondamentale importanza l’assenza dai substrati di semina e coltivazione di semi di infestanti, patogeni e parassiti, oltre che di sostanze fitotossiche. La scelta dei substrati sarà funzionale alla creazione delle migliori condizioni di germinazione dei semi, prima, e di sviluppo degli apparati radicali, poi.

Gestione delle criticità in ambiente protetto

Le condizioni colturali tipiche del vivaio - elevate densità colturali, monocoltura e umidità - rendono necessaria una attenzione particolare alla protezione da patogeni (funghi, batteri e virus) e parassiti, sia degli apparati aerei che di quelli radicali. I Nematodi, oltre a provocare danni diretti alle radici, possono fungere da vettori di virus.

Per favorire il rapido superamento dello stress da trapianto, è di notevole utilità l’applicazione in vivaio di prodotti inoculati con microrganismi utili, come funghi micorrizici e batteri della rizosfera. Ad esempio, AGRI BIO AKTIV è un attivatore di terreni e substrati di coltivazione a base di sostanza organica umificata e inoculi batterici e fungini. Oltre a fornire sostanza organica ed elementi nutritivi, esso favorisce la proliferazione nel terreno di microrganismi utili allo sviluppo delle piante.

Il delicato momento del reimpianto e la stanchezza del terreno

Con l’avvicinarsi della primavera chi deve re-impiantare interamente o in parte un vigneto si appresta a mettere in atto le pratiche necessarie affinché le nuove barbatelle sviluppino rapidamente un apparato radicale efficiente ed entrino al più presto in produzione. E’ un’operazione molto delicata in quanto, essendo re-impiantate nello stesso terreno dove per anni è stata presente la stessa coltura, per le nuove piantine possono presentarsi varie problematiche.

Anzitutto la cosiddetta “stanchezza del terreno”, legata sia ad un impoverimento di elementi nutritivi, che soprattutto alla presenza di Armillaria ed altri patogeni radicali che hanno ormai colonizzato il suolo. Accanto ad un’opportuna lavorazione del terreno e al corretto ripristino della fertilità, è fondamentale favorire un efficiente e rapido sviluppo del nuovo apparato radicale e al tempo stesso riequilibrare la microbiologia dello strato di suolo a contatto con le radici, limitando così la presenza di microrganismi nocivi a vantaggio di quelli invece utili per le piante.

schema del ripristino della fertilità del suolo e microbiologia radicale

Biostimolanti: l'innovazione fisiologica

Nel mondo del vivaismo, l’uso dei biostimolanti rappresenta una vera e propria innovazione. Il 25 giugno del 2019 è stato pubblicato sulla Gazzetta UE il regolamento 2019/1009 del Parlamento Europeo e del Consiglio che stabilisce le norme relative alla messa a disposizione di tali prodotti. Viene sancito che un biostimolante delle piante è un prodotto fertilizzante dell’Ue con la funzione di stimolare i processi nutrizionali indipendentemente dal tenore di nutrienti del prodotto, con l’unico obiettivo di migliorare l’efficacia dell’uso dei nutrienti, la tolleranza dello stress abiotico, le caratteristiche qualitative e la disponibilità di nutrienti contenuti nel suolo o nella rizosfera.

I biostimolanti agiscono stimolando molti processi fisiologici delle piante, migliorandone la crescita, la resistenza agli stress e la qualità complessiva. Essi si suddividono in diverse categorie, a seconda della loro composizione:

  • Acidi umici e fulvici: Derivano dalla decomposizione della sostanza organica e migliorano la struttura del suolo, favorendo la ritenzione idrica e la disponibilità di nutrienti per le radici.
  • Alghe e estratti vegetali: Contengono fitormoni naturali (come auxine, gibberelline e citochinine) che stimolano la crescita, la fioritura e la resistenza agli stress.
  • Amminoacidi e peptidi: Favoriscono la sintesi proteica e aiutano le piante a recuperare più rapidamente da periodi di stress.
  • Microrganismi benefici: Come i funghi micorrizici e i batteri promotori della crescita (PGPR), che migliorano la simbiosi tra pianta e suolo.
  • Composti minerali: Come silicio e zinco, che potenziano le difese e rafforzano i tessuti delle piante.

Biostimolanti in campo 1/7/2022

Soluzioni tecniche per la radicazione

Per rispondere alle esigenze specifiche di piante e agricoltori, sono stati sviluppati prodotti professionali atti a massimizzare l'attecchimento. Ad esempio, CITOVEG® NP, con micro elementi chelati, è un prodotto radicale che migliora l’affrancamento di orticole, barbatelle e astoni da frutto in post-trapianto. La sua matrice di origine vegetale, biologicamente attiva, viene sottoposta a un processo di idrolisi controllata per ottenere un idrolizzato liquido organico che stimola lo sviluppo delle radici primarie e secondarie.

Similmente, prodotti come ILSA ORGAMIT-R e IlsaStim+ offrono un'azione congiunta: il primo agisce sul suolo, il secondo come biostimolante sulla pianta. Applicati al momento della messa a dimora delle nuove barbatelle, questi due prodotti garantiscono l’attecchimento e la rapida partenza vegetativa. Altre soluzioni specifiche, come ILSARODDER, utilizzano sostanze umiche, fosforo altamente solubile e specifici amminoacidi da idrolisi enzimatica per favorire l’emissione del capillizio radicale.

confronto visivo tra apparato radicale trattato e non trattato

Fasi di intervento e metodologie di applicazione

L’utilizzo dei biostimolanti è consigliato in diversi momenti del ciclo colturale per massimizzare la resa:

  1. Fase post-trapianto e invasatura: Il trapianto è una fase critica che può causare stress radicale. L’applicazione di biostimolanti favorisce lo sviluppo dell’apparato radicale e accelera l’adattamento.
  2. Periodi di stress ambientali: Condizioni climatiche come ondate di calore, siccità o gelate possono compromettere la salute delle piante. L’applicazione preventiva rafforza le difese naturali.
  3. Fase vegetativa attiva: In questo periodo, i biostimolanti ottimizzano l’assorbimento dei nutrienti e stimolano la produzione di biomassa.
  4. Fase di fioritura e fruttificazione: Migliorano la qualità e la quantità delle infiorescenze e dei frutti.

Le modalità di somministrazione variano dalla preparazione di soluzioni di immersione (inzaffardatura) dei radicali, all'applicazione al suolo, fino ai trattamenti di pre-germinazione dei semi. Questi approcci permettono di lavorare sui meccanismi fisiologici naturali, migliorando la resistenza e la produttività senza ricorrere ad agenti chimici dannosi.

Il ruolo degli stimolanti del metabolismo

La ricerca ha permesso di isolare molecole che proteggono i processi vitali della pianta. In situazioni di stress, come l’emergenza delle plantule o il trapianto, la pianta tende a degradare le auxine, ormoni naturali dediti alla crescita radicale. L’uso di biostimolanti nutrizionali, contenenti stimolanti specifici, è in grado di proteggere, incapsulandole, le auxine dalla degradazione, permettendo uno sviluppo equilibrato delle piante e garantendo al contempo la resistenza agli stress ambientali.

In definitiva, l’integrazione di tecniche di coltivazione vivaistica avanzate con l’impiego mirato di biostimolanti rappresenta la chiave di volta per una agricoltura moderna, sostenibile e orientata alla qualità, capace di affrontare le sfide di un ambiente in costante mutamento e rispondere alle esigenze di piante sane, vigorose e produttive.

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