Quando si parla dei benefici dell’allattamento, facilmente la discussione in rete diventa accesa. Molto spesso nasce una reazione irritata o anche indignata da parte delle donne che non hanno allattato, e che percepiscono questo tipo di informazioni come una critica. In particolare, quando si parla della decisione di non allattare o di svezzare precocemente dal seno, spesso le posizioni sull’allattamento si radicalizzano su due schieramenti, i pro e i contro, i nemici dell’allattamento e i loro difensori. Si dimentica che, oltre la “questione” dell’allattamento, ci sono le persone: donne che allattano, che hanno tentato e fallito, che sono riuscite, che hanno scelto di non allattare; bambini che poppano un seno o succhiano al biberon; nonne, sorelle, padri; operatori sanitari con un bagaglio di formazione e pratica che può essere quanto mai varia per quantità e qualità; persone con tutta la complessità e le sfaccettature possibili derivanti dalla loro storia. È ora di uscire dalle posizioni reattive e contro-reattive riguardo a questa faccenda e tornare a riflettere sulla fisiologia da un lato, e sui bisogni e i sentimenti delle persone dall’altro.
Qui non ci sono due schieramenti. C’è una funzione, l’allattamento, modellata da milioni di anni di selezione naturale e c’è la sua modulazione in un mondo, quello umano, che possiede la multiformità delle sue culture. L'obiettivo primario dovrebbe essere quello di sostenere la donna nelle sue scelte, fornendole tutte le informazioni e gli strumenti perché possa compiere da sola le sue decisioni, senza sentirsi giudicata o in colpa.
La Complessità della Decisione: Al di Là dei Benefici Fisiologici
Molto spesso, i messaggi drastici e più o meno espliciti sul “dover” allattare nascono proprio da altre donne che hanno allattato o stanno allattando e che magari hanno lottato per farlo, ovvero hanno fallito e sofferto capendo troppo tardi dove il loro percorso è inciampato. Nella foga di “portare la verità”, queste donne diventano a loro volta portavoce di una cultura coercitiva e riduttiva verso le altre madri. Tuttavia, ogni storia è unica e ogni percorso personale va rispettato e accolto, mai giudicato.
L’allattamento può essere facile o difficile, sereno o problematico a causa di una quantità di fattori, personali e ambientali, come le persone intorno alla madre, la sua situazione familiare, lavorativa, eccetera. Ciò che è facile per una mamma può essere un ostacolo insormontabile per un’altra. In questo universo globale di oggi, in cui sembra che le informazioni sull’allattamento siano alla portata di tutte, a volte chi ha allattato (con facilità, o anche e proprio perché ha invece sofferto e combattuto per riuscirci) finisce per giudicare duramente le donne che scelgono di non allattare al seno.
Un esempio di questa complessità è stato illustrato in un articolo intitolato: “Non ho allattato: e allora?”. In questo articolo, una madre rivendicava il diritto di decidere serenamente e ponderatamente di non allattare, semplicemente perché preferiva non farlo. Le dava fastidio il contatto continuo sui capezzoli, allattare in pubblico, e apprezzava la comodità del biberon, che poteva essere dato anche da altri. Questi sono esempi di bisogni e preferenze personali che, seppur non sempre legati a difficoltà fisiologiche, sono comunque legittimi e devono essere ascoltati.
Il nostro ruolo di figure di sostegno, tuttavia, è dare le informazioni e il sostegno necessari per permettere alla donna di soppesare tutti gli aspetti relativi all’allattamento al seno ed effettuare una decisione veramente informata. Se parte degli elementi che rendono non appetibile la scelta di allattare sono in realtà causati da mancanza di informazioni, pregiudizi correnti o idee non realistiche sull’allattamento, possiamo fornire informazioni più aggiornate. Possiamo fornire sostegno, ascolto ed empatia a prescindere dalle nostre aspettative su cosa una mamma dovrebbe o non dovrebbe fare. Ma la decisione di avere un figlio, partorirlo in casa o con cesareo, allattare o meno, e via così per ogni passo della sua evoluzione, appartiene alla madre. Se una donna, avendo le corrette informazioni sui benefici dell’allattamento per madre e bambino, e conoscendo come funziona, sceglie comunque di non allattare, non ha forse il diritto di farlo? Non si conoscono i motivi profondi, ma non sta a nessuno giudicarla o sostituirsi a lei nella decisione.
Disinformazione e Mitologie Sociali sull'Allattamento
Intorno alle madri c’è una schiera di persone che criticano, consigliano, pretendono, prescrivono, ma nessuno ascolta. Nessuno ascolta i bisogni profondi di una madre di mantenere un suo spazio e una sua identità a prescindere da suo figlio. Può essere un suo limite personale non sentire possibile averlo insieme alla sua bambina, ma è sicuramente anche un limite della nostra società, che ci lascia sole e spesso sopraffatte, e rende incompatibili fra loro attività di accudimento e attività sociali.
Occorre avere delicatezza anche quando ci si accosta a una donna che motiva la sua rinuncia con spiegazioni basate su informazioni imprecise. Ad esempio, la necessità di curarsi (quando invece allattare e curarsi sono quasi sempre compatibili), riprendere il lavoro (ci sono modi di modulare l’allattamento per adattarlo alla situazione della ripresa lavorativa), e anche non rovinarsi il seno (informazioni errate, in quanto non è l’allattamento, ma la gravidanza in sé a modificare il seno). Dove chi osserva in modo critico vede una scelta apparentemente superficiale, vi sono comunque sentimenti e bisogni autentici e legittimi. Il voler preservare l’estetica del seno non è un “bisogno” in senso stretto, ma è comunque una strategia per rispondere a un bisogno più profondo di accettazione, partecipazione, considerazione e amore.
Si possono offrire informazioni più adeguate, ma queste suoneranno come intrusive e giudicanti se non si fa il primo passo, che è sempre ascoltare. Poi si possono offrire informazioni ulteriori, ma gli altri passi restano, certo, della donna, che ha tutto il diritto di andare dove ritiene meglio per sé e la sua famiglia.
Le informazioni corrette purtroppo non si trovano all’angolo della strada, altrimenti le mamme non deciderebbero per l’artificiale per non rovinarsi il seno o perché “Tanto è la stessa cosa”. C’è molta disinformazione, una distorsione della realtà causata dalla società in cui viviamo, con i miti del bambino nutrito artificialmente che “cresce sanissimo e benissimo lo stesso”, il "meglio una mamma serena" con quel che segue, la mitologia che sia l’allattamento a rovinare la salute e l’aspetto fisico, la sessualizzazione del seno come attributo erotico invece che organo per l’accudimento del bambino, il moralismo di chi si scandalizza vedendo allattare in pubblico, e via dicendo.
In questi casi, la mamma fa propri gli alibi offerti dalla nostra cultura così lontana dai bisogni fisiologici ed emotivi di madri e bambini. Le donne non sceglierebbero di rinunciare così facilmente a una pratica che abbatte il loro rischio di tumore al seno più di qualsiasi altra forma di profilassi, che riduce il loro rischio di osteoporosi in età avanzata e di malattie cardiovascolari. Non opterebbero per l’artificiale per essere “più libere”. Chi svezza per potersi fare la tinta ai capelli non fa un ragionamento egoistico, ma un ragionamento dettato dall’ignoranza di determinate informazioni. Alcune rifiutano un’idea sacrificale della maternità legata all’allattamento, che è però non naturale ma condizionata dalla cultura, perché in una società dove ci fosse un tessuto sociale di sostegno, un villaggio intorno alla madre, l’allattamento non fosse biasimato, limitato, associato a rinunce del tutto superflue (come fare diete mortificanti o chiudersi a casa per far dormire il bambino nel suo letto o impazzire con bilance e orologi), allattare non sarebbe un sacrificio ma un arricchimento. Una donna può ritenere l’allattamento al seno non adatto a lei perché mal si concilia con le aspettative sociali che ha intorno. Manca una cultura dell’allattamento, c’è anzi una cultura avversa, ed è questo che causa la mancanza di sostegno.

Il Ruolo del Sostegno Professionale e la Libertà di Scelta
Se per prima cosa, davanti a una mamma che si pone in modo negativo verso l’allattamento, invece di giudicare o consigliare si cercasse di andare alla radice e ascoltare semplicemente, si darebbe una chance in più alla possibilità che quella donna esca da una visione “tutto o niente” e concepisca possibile la ricerca di una soluzione dei suoi bisogni che non sia in conflitto con quelli del bambino. Un atteggiamento giudicante o pontificante non fa che suscitare giustamente reazioni di insofferenza, e viene percepito non come un tentativo di aiuto ma come una forma di discriminazione. Emerge allora la tesi per cui tutti sostengono l’allattamento al seno, mentre per le donne che non allattano c’è solo biasimo e discriminazione.
Fare informazione non significa giudicare. Se si dice che respirare aria pura fa bene, non si sta giudicando chi vive nell’inquinamento delle città. Spesso, però, le donne vengono ferite da queste informazioni perché esse fanno risuonare in loro altre frasi o argomenti che sono stati posti loro in modo giudicante da altre persone. Non è in discussione che l’informazione che una data scelta (anche a volte obbligata!) non ha costituito l’ottimale per il proprio figlio, possa essere dolorosa e spiacevole, specie se queste informazioni arrivano a cose fatte o ad allattamento fallito.
Ogni madre in ogni momento fa il meglio che può e che sa per i propri figli. L'informazione, piuttosto che far sentire in colpa la mamma, dovrebbe dare risposte sul perché le cose sono andate in un certo modo, in modo che la mamma possa sentirsi davvero in pace con se stessa (anche se magari dispiaciuta o arrabbiata verso chi non l’ha a suo tempo sostenuta o non ha saputo darle le informazioni e l’aiuto concreto che le serviva). Il lavoro di divulgazione va a sostegno soprattutto di quelle donne, e sono tante, che hanno difficoltà ad allattare secondo le loro aspettative e progetti; e che paradossalmente sono le prime a sentirsi in colpa se falliscono, mentre in genere chi semplicemente soppesa pro e contro in piena consapevolezza, e sceglie l’alimentazione artificiale, raramente (e giustamente!) si sente in colpa o vulnerabile alle critiche.
Questo non implica mancanza di empatia o rispetto per le donne che hanno una storia o un percorso differente. Il potere della conoscenza è fondamentale, e il compito dei professionisti non è dire a una donna cosa fare, ma fornirle tutte le informazioni e gli strumenti perché possa compiere da sola le sue scelte. La verità non implica un giudizio, è solo un dato, un’informazione; aumenta la nostra conoscenza dei processi ed emancipa proprio dai giudizi sbrigativi di chi si ferma in superficie e non va al perché delle cose.
L’OMS promuove l’allattamento al seno senza aggiunte di nient’altro fino ai sei mesi del bambino e promuove la sua prosecuzione fino ai due anni del bambino che nel frattempo avrà inserito nell’alimentazione tutto il resto. L’Organizzazione Mondiale della Sanità non giudica le singole madri, ma giudica l’assistenza fornita come operatori della Salute di madri e bambini, e giudica le politiche dei governi che non rendono possibile rispettare le sue indicazioni quando lo si desidera. Non giudica le scelte di oggi o di ieri, né le eventuali patologie, ma ammonisce ostetriche, pediatri, neonatologi, se l'assistenza non è adeguata al benessere che si potrebbe garantire seguendo le odierne evidenze scientifiche. Se per scelta o per destino una donna non seguirà ciò che l’OMS ritiene più salutare, va bene così. Nessun ente scientifico ha più autorevolezza della libera scelta di una donna, piuttosto esso dà la possibilità di conoscere il potere del proprio corpo e di far valere il diritto di essere assistite in modo che le proprie risorse e i propri desideri vengano promossi e rispettati.
Sono tantissimi gli allattamenti interrotti a causa di mancata o inadeguata assistenza. “L’amore è nutriente” e per far sorgere l’amore in una famiglia appena nata, tra la mamma e il suo bambino, il latte materno altro non è che uno strumento. Il latte materno è uno strumento eccezionale, sì, con proprietà straordinarie, definito a gran merito “oro biologico”, ma nella storia di una famiglia, è uno strumento, non è un valore e non dà né toglie valore alle persone. È importante segnalare i benefici in termini di salute fisica per la mamma e il bambino, ma è altrettanto importante riconoscere che questi vantaggi potrebbero non essere quelli che una donna cerca, o la sua storia potrebbe prevedere altro per lei. Va bene lo stesso.
Cercare la migliore assistenza fin dalla gravidanza è fondamentale. In teoria, siamo tutti ben d’accordo con l’allattamento al seno; la questione non è trovare il pediatra che creda nell’allattamento al seno, tutti ci credono in teoria, nel mondo attuale sarebbe assurdo proclamarsi contrari. Si tratta di trovare un professionista disposto a impiegare tempo (una valida consulenza in allattamento dura circa un’ora) per rendere i genitori edotti e informati, tranquilli rispetto l’allattamento e autonomi nel portarlo avanti. Si tratta di trovare un professionista che sappia di doversi prendere cura della donna, senza doverla "curare". Il sostegno professionale in allattamento ha a che fare con il dare fiducia a mamma e bimbo osservando, cercando di intervenire il meno possibile e dando un sostegno professionale concreto. Ci vogliono tempo, competenza e dedizione e sinceramente non sempre i professionisti coinvolti sono disposti a tanto per sostenere le donne che desiderano allattare. Altre volte, invece, come nel caso dei pediatri che oltre ai bilanci di salute si occupano di patologie, non hanno a disposizione tutto il tempo che occorrerebbe per educare mamme e papà e sostenere l’allattamento. È però fin troppo semplice e dannoso lasciar intendere poi che il problema sia della mamma o del bambino.
Allora che accade? Accade, ed è accaduto nel tempo, che noi professionisti che assistiamo all’inizio della vita con i bambini, siamo diventati sempre meno capaci di sostenere. È uno dei più clamorosi mea culpa che la società scientifica abbia mai fatto. L’ostetrica si occupa della salute sia della madre che del bambino, è una professionista sanitaria con un suo ordine di appartenenza ed un suo codice deontologico. Tutto ciò è una garanzia, ma non basta, perché le ostetriche possono specializzarsi in diversi ambiti. Ecco perché solo le ostetriche formate sull’allattamento e la continuità assistenziale praticano il servizio di assistenza in allattamento. È essenziale informarsi e cercare una buona assistenza, senza ridursi a pensare di non essere in grado. Dobbiamo migliorare noi professionisti, non le madri.
Allattamento: perché serve l'OSTETRICA? Elisa Guidotti
I Fattori che Influenzano la Scelta di Non Allattare: Dati e Testimonianze
La scelta delle madri di non allattare è un fenomeno complesso. Secondo uno studio epidemiologico presso la Clinica Mangiagalli (F. Bertora, D. Bertoli, P. A Mauri), la prevalenza nel campione è risultata del 3%. I fattori epidemiologici di cui si può ipotizzare un’associazione alla scelta di non allattare sono stati: la pluriparità, l’aver vissuto precedenti allattamenti difficoltosi, aver affrontato un taglio cesareo programmato, non aver frequentato alcun corso pre parto e la scarsa informazione sull’allattamento al seno. I fattori psicologici, come l’avversione personale all’allattamento o il non essere state allattate dalle proprie madri, rimangono fenomeni poco conosciuti e pertanto meritano studi approfonditi.
Oltre a questi dati, le testimonianze personali offrono uno spaccato ancora più vivido delle motivazioni:
- Difficoltà oggettive e mancanza di supporto: Alcune madri si trovano ad affrontare situazioni particolarmente complesse. Ad esempio, una madre ha raccontato che sua figlia, nata prematura con IUGR e SGA (ritardo di crescita fetale), pesava meno di due chili e doveva prendere un latte fortemente calorico mescolato al latte materno tirato. La bambina non riusciva ad attaccarsi al seno, stancandosi con la tettarella, e la madre si è trovata da sola, senza aiuti familiari e con l'impossibilità di raggiungere uno sportello di supporto per l'allattamento in un'altra città a causa della situazione COVID. In queste condizioni, la scelta di continuare con l’allattamento artificiale integrato con latte materno tirato è stata una decisione ponderata per non costringere la bambina a sforzi inutili.
- Istinto e preferenze personali: Non tutte le donne sentono l'istinto di allattare. Una madre ha affermato onestamente: "Non ne sento l'istinto. Poi posso trovar fuori mille ragioni secondarie per convincere chi mi vuole convincere, ma la sincera verità è che non voglio!" Questo desiderio di controllo, come la certezza della dose da somministrare, è vantaggioso per alcune e rappresenta una motivazione valida.
- Esperienze personali e culturali: Molte donne cresciute con latte artificiale osservano che non hanno avuto problemi di salute significativi. Questa osservazione porta a credere che l'allattamento artificiale non sia un dramma e che la costituzione individuale o la fortuna giochino un ruolo.
- Pressione esterna e "talebani" in ospedale: Nonostante una chiara volontà di non allattare, molte madri si trovano a dover affrontare il giudizio del personale ospedaliero. Alcune ostetriche, anche di fronte a una richiesta esplicita scritta nella cartella clinica, possono opporre resistenza o far sentire in colpa la madre, confrontandola con altre donne che allattano. Questo atteggiamento, descritto come "talebanismo" sull'allattamento, porta a un trattamento meno empatico, ma per le donne convinte della loro scelta, il risultato finale è un bambino felice e ben nutrito e una mamma felice e rilassata.
- Esperienze negative pregresse e rischi per la salute mentale: Una madre ha condiviso la sua esperienza in cui ha provato ad allattare alla prima gravidanza, ma ha avuto difficoltà, come la necessità di usare paracapezzoli, la montata lattea tardiva e abbondante, e il rischio di depressione post-partum. Seguendo il consiglio "mamma felice, bimbo felice", ha interrotto l'allattamento con le pastiglie e ha "rinascito". Ha deciso che il suo secondo figlio non sarebbe stato allattato. Questa esperienza sottolinea come l'allattamento non debba essere forzato e come il benessere psicologico della madre sia prioritario.
- Stress e stanchezza della neomamma: Nei primi mesi dopo il parto, una donna è già provata da ritmi sballati, perdite post-parto, punti del cesareo, e il baby blues. Aggiungere ulteriori "sensi di colpa" a causa di un allattamento difficile è deleterio e non aiuta a recuperare forze ed energie. Se l’allattamento funziona bene e la mamma si sente felice, ben venga. Ma nel momento in cui la madre non si sente più in grado di proseguire, deve avere la possibilità di smettere. Lo stress causato da un allattamento difficile e imposto si ripercuote sulla serenità della mamma e sul suo legame con il bambino.
- Desiderio di un supporto più equo nella coppia: Alcune madri desiderano poter "vivere" serenamente e trasmettere la serenità anche ai loro figli. Sottolineano che i figli si fanno in due, e non allattando, il padre può tranquillamente vivere questa bellissima esperienza, condividendo la responsabilità dell'alimentazione.
Le motivazioni possono essere svariate, ma la conclusione è la medesima: lo stress che va aumentando. Se è già presente una lieve forma di baby blues, è possibile che un allattamento difficile possa acuirne i sintomi, soprattutto se la madre deve sbrigare da sola faccende domestiche, cura del neonato, piccoli lavoretti, senza poter contare sull’aiuto di un parente o del marito che è fuori per lavoro. La mamma ha bisogno di essere serena, di riposare e alimentarsi adeguatamente, tutte cose che difficilmente un neonato permette di fare. È vero, ci sono bimbi buonissimi che già dopo poche settimane regolarizzano i pasti e le poppate notturne, bimbi che stanno calmi nella loro culla, ma se invece il vostro è un "piccolo Attila" che succede? La risposta è una sola: l'allattamento al seno è importante, ma non è questo che rende delle buone madri. Ciò che fa la differenza è il modo in cui ci si prende cura del proprio figlio, lo si coccola, lo si ama e si è presenti per lui.

L'Allattamento Artificiale: Una Valida Alternativa e Come Gestirla
Il latte materno è il miglior alimento per i bambini. Ma alcune mamme non possono (completamente) allattare al seno o non vogliono farlo. Non c'è problema! La cosa più importante è che il bambino e la madre stiano bene. Il latte artificiale prodotto appositamente è un buon sostituto. Il latte artificiale di alta qualità si avvicina il più possibile alla composizione del latte materno e contiene tutti i nutrienti di cui il bambino ha bisogno. Inoltre, si può essere molto vicini al proprio figlio quando si dà il biberon, e alternarsi con il padre o il partner in qualsiasi momento, favorendo un legame condiviso.
Tipologie di Latte Artificiale
Esistono diverse formule di latte artificiale, ciascuna adatta a specifiche fasi della crescita del bambino:
- Latte "Pre": Questo è il primo alimento per i neonati e lo si riconosce dalla parola "pre" nel nome del latte artificiale. È molto simile al latte materno e contiene solo lattosio come zucchero. Il bambino può berne quanto vuole. Se non si allatta al seno, si deve somministrare il latte artificiale in modo esclusivo almeno fino all'inizio del 5° mese. In questo periodo, il bambino non ha bisogno di altro latte, acqua o succhi di frutta.
- Formula 1: È adatta anche per tutto il 1° anno di vita. Di solito viene utilizzata quando la madre smette di allattare al seno dopo alcune settimane o mesi. Oltre al lattosio, questo latte in polvere contiene amido come altro carboidrato, che lo rende più riempitivo e cremoso.
- Formule di proseguimento (2 e 3): Queste formule dovrebbero essere somministrate al più presto con l'inizio dell'alimentazione complementare. Tuttavia, non è assolutamente necessario passare al latte di proseguimento; si può tranquillamente continuare a somministrare il pre-latte fino a quando il bambino viene alimentato con il porridge.
- Avvertenza importante: Per favore, non dare al bambino il latte di mucca! A differenza del latte artificiale, il latte vaccino contiene molte più proteine e altri minerali che i reni del neonato non sono ancora in grado di elaborare.
Guida alla Preparazione del Biberon
Preparare accuratamente il latte pronto nel biberon è particolarmente importante nelle prime settimane. Seguire le istruzioni riportate sulla confezione del prodotto è fondamentale per garantire la sicurezza e la nutrizione adeguata del bambino.
- Igiene: Lavare accuratamente le mani con sapone sotto l'acqua corrente prima della preparazione. Pulire la superficie di lavoro dove verrà preparato il biberon.
- Preparazione Fresca: Preparare sempre il latte fresco in un biberon pulito e asciutto, direttamente prima della poppata. Non preparare in anticipo e non conservare il latte residuo.
- Dosaggio: Seguire le istruzioni sulla quantità riportate sulla confezione e riempire esattamente il latte in polvere, utilizzando l'apposito misurino. Un dosaggio errato può essere dannoso per il bambino.
- Temperatura dell'Acqua: L'acqua deve avere una temperatura massima di 40-50 gradi. Utilizzare acqua bollita e poi raffreddata.
- Test della Temperatura: Il biberon è pronto per essere bevuto quando è a temperatura corporea. È consigliabile testare la temperatura versando qualche goccia sul polso.
- Quantità Indicative: Le quantità riportate sulla confezione sono solo indicative; ogni bambino ha le proprie esigenze. Consultare il pediatra in caso di dubbi.
- Tettarella: Assicurarsi che ci sia un piccolo foro nella tettarella che permetta un flusso costante, ma non troppo rapido, di latte.
- Durata della Poppata: Nelle prime settimane, la poppata dovrebbe durare 20 minuti o più, permettendo al bambino di bere a un ritmo confortevole.
- Pulizia Post-Poppata: Pulire accuratamente il biberon e la tettarella usati subito dopo la poppata per prevenire la formazione di batteri.
- Conservazione del Latte in Polvere: Sigillare accuratamente la confezione di latte aperta per mantenerne la freschezza e prevenire la contaminazione.
- Sterilizzazione: Bollire occasionalmente le tettarelle di gomma o utilizzare uno sterilizzatore per biberon, sia a caldo che a freddo, nel microonde o nell'apposito apparecchio elettrico, a seconda del tipo di sterilizzatore scelto. L’igiene andrà sempre garantita.

Mantenere il Legame e la Serenità della Madre: Strategie e Consigli Pratici
Qualunque sia la ragione per cui una madre non allatta, è fondamentale allontanare da sé i sensi di colpa e la percezione di questa condizione come mancanza o fallimento. Quello che il bambino cerca mentre viene nutrito è sicurezza e conforto. Pertanto, nel momento della poppata, anche se al biberon, è essenziale ricercare il contatto visivo con il bimbo, parlare con voce delicata e pacata, cantare per il proprio piccolo.
Certamente il latte di mamma è parte di quella visione iconica della Mamma-Madonna che tanto influenza la nostra società. Tuttavia, il nodo centrale sta nella velocità della poppata al biberon e nell'intromissione dello strumento meccanico della bottiglina. Dare il biberon al bambino viene talvolta interpretato come un compito materiale da assolvere; mentalmente questo onere rientra nei doveri di accudimento: devo nutrire mio figlio e per farlo lo sfamo col latte artificiale. Questo può portare a trascurare l'aspetto affettivo.
Se non si può allattare al seno, un buon modo per supplire al contatto corpo a corpo, che certamente la suzione soddisfa e arricchisce, è portare il bambino in fascia. Alla sera, invece, si può stenderlo sul proprio petto nudo e dedicare qualche minuto alle coccole. Le mamme, che allattino o meno, nel nutrire il bambino cantano la stessa poesia, ovvero partecipano al canto della cura. Nessuna donna dovrebbe mai giudicare un’altra madre, nessuno dovrebbe mai dare per scontato che partorire significhi aderire a un modello culturale imposto o condizionato.
In questi momenti è molto importante la figura del papà, che deve sostenere le scelte della compagna. Se quest’ultima inizia a capire che l’allattamento la sta esaurendo, se si rende conto che invece di unirla al suo bimbo la porta a mal sopportare la sua vita da neomamma, è giusto che si passi a un tipo di alimentazione diversa o si inizi con qualche aggiunta, così da sollevare almeno per qualche ora la madre del suo impegno, delegando al papà la nutrizione del piccolo, oppure optando per un’alimentazione esclusiva con il latte artificiale.
Come smettere di allattare, se questa è la scelta? Chiedete al ginecologo come procedere per bloccare la produzione di latte, magari con un farmaco specifico. E non sentitevi in colpa: è probabile che, quando il latte sarà esaurito e saprete che state per smettere completamente, vi sentirete un po' tristi. È normale. Ma concentratevi immediatamente dopo sul vostro bambino e sui tanti modi che avete per dimostrare amore.
Ricordate sempre che non è il seno in sé a creare il legame affettivo tra mamma e bambino. La tetta è solo il mezzo tramite cui il bimbo viene alimentato, ma è il gioco di sguardi, di sorrisini, di parole affettuose e di piccole coccole che la mamma (o il papà) va dispensando mentre il bimbo succhia il latte. Tutti gesti che si possono compiere benissimo anche proponendo una boccetta di latte artificiale invece che il seno. L'importanza sta nel nutrire il bambino e, contemporaneamente, nel nutrire il legame emotivo con attenzione e amore.
Una mamma felice ha bambini felici. Per questo, se conoscendo tutti i benefici e il funzionamento dell’allattamento una donna sceglie di svezzare o anche di non allattare affatto, può dormire serena sapendo che ha fatto la scelta migliore per sé e la sua famiglia, e contenta di sapere che potrà farlo nel modo migliore per loro. Molte professioniste lavorano per l’empowerment delle donne e non certo per dare “consigli” su questo o quell’aspetto dell’allattare un bambino.
