Cortona (AR) si rivela come un epicentro fondamentale per la comprensione della civiltà etrusca, un popolo la cui origine e, in particolare, la lingua, hanno sempre rappresentato un enigma per gli studiosi. La loro civiltà fiorì in Italia e nel bacino del Mediterraneo fra il VII e il I secolo a.C., distinguendosi per mezzo di conquiste, contatti commerciali e scambi di idee. Nonostante le numerose scoperte, alcune di importanza capitale come la Tavola di Cortona, permane la necessità di chiarire molti dei significati specifici delle parole della loro lingua. Sebbene gli Etruschi facessero uso di un alfabeto di tipo greco, che ne permette una facile lettura, le parole non presentano parentele comuni con lingue antiche più note, specialmente quelle indoeuropee come il greco e il latino, rendendo difficile stabilirne l’esatto significato. A ciò si aggiunge la penuria di testi lunghi; infatti, la letteratura etrusca, pur essendo stata importante e fiorente in antico, è andata del tutto perduta.
Cortona, una delle più influenti città dell'Etruria interna, conosciuta anticamente come Curtun o Curthute, ha proposto in questi anni novità significative per la comprensione della storia e della cultura etrusca. Già gli storici antichi la narravano come una città multiculturale, con aspetti umbri, italici ed etruschi, ma aperta anche al fascino della cultura greca e orientale, e le scoperte odierne ne spostano indietro la fondazione di quasi cento anni, rivelandola come una città antica di oltre 2700 anni. Questa ricchezza archeologica e storica fa sì che la Toscana, grazie anche a queste datazioni e scoperte, si proponga sempre di più quale culla della civiltà italica.

Le Testimonianze Scritte: Finestre sulla Lingua Etrusca
Le scoperte archeologiche hanno portato alla luce alcuni dei documenti più straordinari e lunghi della lingua etrusca, fornendo spunti preziosi per decifrare i segreti di questa antica civiltà. Tra questi, due reperti spiccano per la loro unicità e per la mole di informazioni che, seppur parzialmente, sono riusciti a conservare.
La Mummia di Zagabria: Il "Liber Linteus" più Lungo
La "Mummia di Zagabria" vanta una storia particolarmente interessante, che unisce l'Etruria all'Egitto. Si tratta di un "liber linteus", ovvero un libro in lino, realizzato a inchiostro con un pennello su un drappo di lino. Questo straordinario manoscritto è suddiviso in dodici riquadri rettangolari, ciascuno con 34 righe di scrittura. Il drappo veniva ripiegato "a fisarmonica" seguendo le linee verticali dei riquadri, che funzionavano come le pagine di un libro.
Il manoscritto è conservato oggi al Museo Archeologico di Zagabria, in Croazia, ma la sua riscoperta avvenne in Egitto. Lì era stato "riciclato" in un modo singolare: tagliato orizzontalmente in lunghe strisce, fu utilizzato come bende per la mummia di una donna del periodo Tolemaico. Purtroppo, solo alcune di queste strisce sono conservate, il che comporta grosse lacune nel manoscritto. Nonostante ciò, il testo è in assoluto il più lungo tra quelli etruschi rimasti, forte delle sue 230 righe e circa 1350 parole.
La sua storia inizia verso la metà dell’Ottocento, quando un collezionista croato, Mihail de Brariæ, scrittore della Regia cancelleria ungherese, riportò in patria dall’Egitto alcuni oggetti antichi, tra i quali una mummia. Qualche tempo dopo ci si accorse che le bende del reperto erano coperte da un testo scritto con inchiostro nero. Solo nel 1892, questo testo venne studiato dall’egittologo Brugsch e identificato come etrusco. Dal 1947, mummia e bende vennero trasferite al Museo di Zagabria, e l’ultimo restauro è stato curato da un’équipe italiana nel 1997. Il testo è stato identificato come un calendario rituale che specifica le cerimonie da compiere nei giorni prestabiliti in onore di varie divinità, con prescrizioni di carattere religioso tipiche dell’area tra Perugia, Cortona e il Lago Trasimeno. La scrittura, molto precisa e accurata, è quella in uso nell’Etruria settentrionale tra il III e il II secolo a.C.
La Tabula Cortonensis: Un Atto Notarile Rivelatore
L'altra superstar del patrimonio scritto etrusco è la famosa Tabula Cortonensis (Tavola di Cortona), che rappresenta il terzo testo etrusco più lungo al mondo, dopo quello della già citata Mummia di Zagabria e un altro contenuto nella cosiddetta Tavola capuana. Il reperto cortonese è una tavola di bronzo che reca incisa sui due lati un atto notarile riguardante una proprietà terriera collocata nel territorio del lago Trasimeno, a est di Cortona.
Risale all’inizio del II secolo a.C. ed è stata ritrovata nella vicina località Le Piagge nel 1992. La faccia A presenta 32 righe di testo, mentre la faccia B ne ha solo 8. La tavola, allo stato del rinvenimento, si presentava rotta in 8 pezzi, di cui uno non è stato mai trovato. Si ipotizza che forse facesse parte di un archivio notarile privato e fu spezzata per essere fusa e riutilizzata, un destino comune per molti oggetti in metallo prezioso o riutilizzabile. Il reperto più importante conservato nel Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (MAEC) è senza dubbio la Tabula Cortonensis, una delle più lunghe epigrafi conosciute in lingua etrusca, testimonianza fondamentale dello sviluppo della città in età ellenistica.
L'analisi di questo documento ha evidenziato il ruolo della famiglia Cusu, una delle genti più note della città, menzionata nella Tabula Cortonensis stessa, che incide un lungo testo legale etrusco riguardante la compravendita di proprietà tra la famiglia Cusu e Petru Scevaś.

Cortona Antica: Origini, Sviluppo e Conflitti
Le origini di Cortona affondano in un passato remoto, avvolto da miti e testimonianze archeologiche che ne delineano una storia millenaria. Le fonti indicano Nanos-Ulisse o Korythos come suoi fondatori e ricordano i Pelasgi e gli Umbri fra i primi abitanti. Un’altra tradizione, nota da Virgilio, parla di Dardano come mitico fondatore della città, dopo una sua vittoria sui Pelasgi. Questa pluralità di narrazioni sottolinea l'importanza e l'antichità dell'insediamento, situato in una posizione strategica che ne ha favorito lo sviluppo.
Nelle fonti latine, Cortona emerge solo con il 310 a.C., quando, sconfitta insieme con Arezzo e Perugia dal console romano Rulliano, chiese e ottenne una tregua trentennale. Questo evento marca un momento cruciale nelle relazioni tra la città etrusca e la crescente potenza romana. Durante le guerre puniche, la città è menzionata in occasione dello scontro avvenuto presso il Lago Trasimeno, un'ulteriore conferma della sua rilevanza nel contesto militare e geografico dell'epoca. Alcune iscrizioni di epoca imperiale attestano che Cortona era un municipio romano, segno della sua integrazione nell'organizzazione amministrativa dell'Impero. La ricostituzione della Lega etrusca, avvenuta sotto Augusto, previde l’ammissione della città tra i XV populi Etruriae, a testimonianza del persistente riconoscimento del suo lignaggio etrusco anche in epoca romana.
Le testimonianze archeologiche documentano la presenza di principes alla fine del VII secolo a.C. e nel successivo. In secoli durante i quali si erano sviluppati già significativi poli urbani in Etruria, la zona di Cortona sembra dominata ancora da una struttura sociale gentilizia, con famiglie aristocratiche che detenevano il potere e la ricchezza, come rivelato dalle imponenti strutture funerarie. Sappiamo che la città aveva una poderosa cinta muraria, realizzata in gran parte in opera pseudoisodoma, lunga più di 2 km e ascritta per ora dubitativamente al V secolo a.C. Tratti di essa sono visibili sui lati sud, ovest e nord della città moderna, e all’interno di Cortona si trovano un tratto di mura in opera quadrata con volta a tutto sesto (via Mazzuoli) e i resti di una cisterna di opus incertum presso la chiesa di S. Anna. Queste strutture non solo testimoniano l'ingegneria etrusca e romana, ma anche la vitalità e la continuità dell'abitato nel corso dei secoli. Tra le tracce chiare dell'antica Cortona etrusca nell'urbanistica si annoverano le possenti mura, la Porta bifora, e un sistema di strutture sotterranee come l'arco a volta di palazzo Cerulli Diligenti, la volta a botte di via Guelfa, e il muro etrusco di palazzo Casali.
Necropoli e Sepolture Monumentali: Il Culto dei Principi Etruschi
L'area di Cortona conserva uno dei più importanti complessi funerari etruschi dell’Italia centrale, una straordinaria testimonianza di architettura, rituale e potere aristocratico, dai grandi tumuli arcaici del Sodo alle Tanelle. Le vestigia della civiltà etrusca sono evidenti sia nel tessuto urbano sia nelle necropoli; infatti, è sufficiente spostarsi un poco dal centro storico e addentrarsi nella pianura sottostante per trovare i famosi tumuli del Sodo e Camucia, insieme alle suggestive Tanelle, strutture sepolcrali di età ellenistica.
MAEC - Museo dell'Accademia Etrusca e della Città di Cortona
I "Meloni" del Sodo e di Camucia: Simboli di Potere Aristocratico
I cosiddetti “Meloni”, così chiamati per la loro forma emisferica, sono tumuli etruschi del periodo arcaico che rappresentavano un chiaro e riconoscibile status symbol per le famiglie aristocratiche, i principes del VI secolo a.C., ovvero i membri delle più importanti famiglie dell'aristocrazia etrusca locale. Questo tipo di sepoltura era costruito su una vasta base circolare di grandi pietre, sopra la quale veniva edificata la tomba a camera, strutturata come un vero e proprio appartamento con pareti e corridoi.
Il Tumulo di Camucia (Melone di Camucia/François)
Il "melone" di Camucia, scoperto nel 1840 dall'archeologo toscano Alessandro François e per questo noto anche come Tumulo François, si trova al centro di Camucia, tra Via Ipogeo e Via Etruria, talmente stretto tra le abitazioni da essere difficilmente riconoscibile. Originariamente sorgeva lungo un'antica via che conduceva a Cortona. Databile all'VIII secolo a.C., è forse il più antico tra i tumuli cortonesi, con una circonferenza di oltre 200 metri e sfrutta parzialmente una collina naturale, la cui roccia è stata modellata per costruire il tamburo circolare.
Al suo interno furono rinvenute due tombe a più camere. La Tomba A è composta da un lungo corridoio che porta a un vestibolo coperto da volte aggettanti; ai lati del vestibolo si aprono due celle singole, mentre di fronte si estende il corpo principale, costituito da due celle bipartito. La Tomba B, scoperta nel 1964 grazie agli scavi di Piera Bocci Pacini, presenta un corridoio centrale sul quale si aprono sei celle laterali, tre per lato; la cella terminale costituisce un prolungamento del corridoio stesso. I materiali dei corredi funerari recuperati sono ora conservati ed esposti al MAEC. Tra i reperti più significativi si segnala un letto funerario composto da tre blocchi di tufo affiancati e poggianti su zampe sagomate. La parte frontale del letto è decorata con un bassorilievo raffigurante una scena di lutto funebre: otto figure femminili inginocchiate, con le due centrali che si coprono il volto e le altre che si battono il petto. Lo stile delle figure richiama quello dei cippi di pozzetto decorati a bassorilievo della seconda metà del VI secolo a.C. Dal "melone" di Camucia proviene uno dei più antichi esempi di scultura arcaica dell’Etruria settentrionale.
I Tumuli del Sodo (Meloni del Sodo I e II)
L'area di maggiore importanza archeologica è localizzata al Sodo, lungo la SS. 71 in direzione di Arezzo, a circa due chilometri da Camucia, dove si ergono i "meloni" del Sodo I e II, distanti 300 metri l'uno dall'altro nella pianura immediatamente sottostante Cortona.
Tumulo I del Sodo
Il Tumulo I del Sodo, anch'esso datato tra il 580 e il 560 a.C., fu scoperto nel 1909. L'accesso alla tomba avviene attraverso un corridoio scoperto (dromos) che conduce alla porta architravata di cinque camere sepolcrali: una posta sul fondo, centralmente, e le altre quattro disposte sui due lati di un corridoio centrale. Questo tumulo faceva parte dei possedimenti della contessa cortonese Giulia Baldelli Tommasi ed era utilizzato come una sorta di cava di materiali da costruzione, rischiando così di essere completamente perduto. Per questa ragione, nel 1911 la contessa decise di donarlo all'Accademia Etrusca, che si occupò di far recintare l'area e pianificò un restauro e un allestimento, completato negli anni '20. La tomba a tumulo fa parte della necropoli arcaica del Sodo, probabilmente sviluppatasi in un'epoca in cui la città di Cortona non era ancora pienamente strutturata. Le ricerche condotte dal Soprintendente Milani agli inizi del XX secolo recuperarono solo pochi frammenti (ora conservati al MAEC) di un corredo originariamente molto ricco, ora quasi interamente perduto. La tomba fu riutilizzata in epoca ellenistica, come dimostra un'iscrizione sull'architrave di una delle camere laterali che menziona due individui: il proprietario Arnt Mefanates, intorno al IV secolo a.C.
Tumulo II del Sodo
Tra i tre monumenti, il Tumulo II del Sodo si distingue per la sua eccezionale monumentalità e magnificenza. Datato tra il 580 e il 560 a.C., ha un diametro di circa 60 metri ed è costituito da due tombe. Ciò che rende il Tumulo II veramente speciale è la suggestiva parte anteriore, che può essere interpretata come un altare-piattaforma. Questa è composta da una spettacolare scalinata in arenaria e da un'ampia piattaforma superiore. Su ogni lato della scalinata sono posti due grandi blocchi scolpiti con scene di lotta tra uomini ed esseri mostruosi. Il "melone" del Sodo II fu rinvenuto alla fine degli anni Venti del Novecento, ma indagini recenti hanno scoperto i resti di un altare monumentale a forma di terrazza, delimitato da una balaustra composta da imponenti sculture a forma di palmette. L'accesso alla terrazza era consentito da sei gradini.
Sulla sponda opposta rispetto ai gradini si trovano le due tombe a camera del Tumulo II. La Tomba 1 è coeva alla fondazione del tumulo (580-560 a.C.). Presenta un lungo corridoio d'accesso che conduceva a due vestiboli rettangolari consecutivi, dai quali si accedeva a sei camere laterali (tre per lato) e alla camera principale sul fondo. Particolarmente evidente in queste camere sepolcrali è la chiusura a pseudo-volta, realizzata con grandi lastre aggettanti che si avvicinano gradualmente fino alla chiusura verticale finale. La Tomba 2, invece, è circa un secolo posteriore alla creazione della prima tomba e del tumulo stesso; può quindi essere datata intorno al 480 a.C. ed è stata scoperta ed esplorata nel 1991. La sua struttura è insolita per l'area di Cortona, essendo composta da due semplici camere consecutive.

Le "Tanelle": Tombe Ellenistiche di Notevole Architettura
Oltre ai "Meloni" del Sodo e Camucia, l'area di Cortona ospita anche le Tanelle, tombe meno imponenti ma architettonicamente notevoli, risalenti al periodo ellenistico (fine III-II secolo a.C.). La documentazione del periodo ellenistico è affidata soprattutto alla Tanella Angori e alla Tanella Pitagora, tombe, probabilmente del II secolo a.C., che rientrano in una tipologia funeraria attestata nel perugino e nel chiusino.
La Tanella di Pitagora
La più famosa è la Tanella di Pitagora. La sua curiosa denominazione deriva da un equivoco storico, creato a causa della somiglianza degli antichi nomi di Cortona e Crotone, una città della Magna Grecia dove il filosofo Pitagora visse effettivamente. È il monumento etrusco più celebre di Cortona: una tomba etrusca costruita interamente nel periodo ellenistico (II secolo a.C.). Apparteneva alla famiglia Cusu, una delle gentes più note della città, anche menzionata nella famosa Tabula Cortonensis. La Tanella di Pitagora, una camera a pianta rettangolare lungo le cui pareti si aprono loculi che ospitavano urne cinerarie, è impostata su una base circolare ed è circondata da un tamburo cilindrico di grandi blocchi di arenaria. La tomba è sempre rimasta visibile in superficie, sebbene gli scavi sistematici per riportarla completamente alla luce risalgano solo alla prima metà dell'Ottocento.
La Tanella Angori
Anche nelle vicinanze della Tanella di Pitagora si trova la Tanella Angori, intitolata al proprietario del terreno in cui fu trovata. La tomba risale al II secolo a.C. ma fu scoperta nel 1951. All'esterno è visibile la parte inferiore della crepidine, o base del monumento, insieme ad alcuni dei blocchi di coronamento. All'interno, invece, si conserva ancora il pavimento lastricato della camera sepolcrale.
Presi nel loro insieme, i Tumuli del Sodo e Camucia, le Tanelle e le tombe a camera nell'area di Cortona costituiscono uno dei più importanti complessi archeologici etruschi dell'Italia centrale.
Il MAEC e l'Accademia Etrusca: Centro di Studi e Conservazione
Cortona non è solo un scrigno di reperti archeologici, ma anche un dinamico centro di studi e conservazione, grazie al Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (MAEC) e all'omonima Accademia.
Il MAEC (Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona)
Il MAEC vi accoglie a Palazzo Casali, nel cuore della città, con un percorso unico che intreccia collezioni, storie e scoperte. Il progetto del MAEC era ambizioso alla nascita e in questi undici anni dalla sua inaugurazione nel 2005 ha dato ottimi risultati. L’apertura coronava decenni di studi e restauri di materiali importantissimi. Come noto, infatti, il territorio di Cortona e l’Aretino in generale hanno nel tempo restituito scoperte eccezionali, in parte già musealizzate nella collezione, di origine settecentesca, dell’Accademia Etrusca. Era però necessario mettere questi reperti in dialogo, virtuoso e moderno, con quelli, altrettanto importanti, emersi dalla successiva storia romana della città.
Tra i capolavori del museo spiccano il celebre lampadario etrusco in bronzo, una significativa collezione egizia, un'interessante pinacoteca e la preziosa biblioteca settecentesca. Il museo racconta la Cortona etrusca e romana attraverso i reperti che provengono dal territorio: i raffinati bronzi di Trestina e Fabrecce, i corredi d’oro dei grandi tumuli arcaici, la straordinaria Tabula Cortonensis, fino ai mosaici policromi della villa romana di Ossaia, che restituiscono l’immagine viva di una città fiorente lungo i secoli.
Nell’esposizione permanente sono esposte importanti ricostruzioni, come quella del tetto del tempietto funerario del Tumulo II del Sodo (VI secolo a.C.), e anche i materiali dei corredi arcaici rinvenuti nelle tombe principesche del Tumulo I e del Tumulo II sempre del Sodo, tra cui buccheri, ceramiche attiche e monili in oro. Nel secondo piano seminterrato, dopo un rapido accenno alla paleontologia del territorio, sono esposti i corredi orientalizzanti e arcaici provenienti dalle sepolture della Valtiberina e della Valdichiana. Tra i materiali esposti spiccano raffinate oreficerie e testimonianze legate ai rituali funerari e al culto dei defunti.
Il percorso dedicato alla Città etrusca e romana di Cortona si conclude con la fase romana, documentata dai materiali della grande villa imperiale rinvenuta nella zona di Ossaia e dalle testimonianze relative alla rete di strade e collegamenti che univano i principali centri dell’antichità. Ai piani nobili di Palazzo Casali sono conservati i primi lasciti degli accademici, raccolti tra Settecento e Ottocento, insieme ai reperti acquisiti nel tempo dall’Accademia Etrusca. Il percorso comprende inoltre testimonianze di epoche più recenti, come l’importante raccolta di oggetti d’arte e arredi provenienti dalla famiglia Tommasi Baldelli, oltre alla Collezione egizia. Il terzo piano ospita la Collezione Severini, con una significativa serie di opere del pittore cortonese Gino Severini, tra i fondatori del Futurismo, donate alla città dall'artista stesso e, negli anni più recenti, dalla figlia Romana Severini.
All’ingresso del museo si trovano la biglietteria e il bookshop, punti essenziali per l'accoglienza dei visitatori.
L'Accademia Etrusca di Cortona
Cortona vanta la nascita, nel 1727, della prima Accademia di studi etruschi in Europa: l’Accademia Etrusca di Cortona. Questa istituzione nacque sull’onda dell’interesse esploso dopo la pubblicazione del “De Etruria Regali” di Thomas Dempster l’anno precedente. Ad essa si iscriveranno i maggiori intellettuali del tempo, da Montesquieu a Voltaire, e moltissimi inglesi, testimoniando il suo ruolo centrale nella nascente etruscologia. Compito fondamentale dell’Accademia è stato, e continua ad essere, quello di conservare la memoria dell'arte e della cultura etrusca, bloccando la dispersione verso musei e collezioni straniere di tutto ciò che esisteva o veniva scoperto nel territorio cortonese. Filippo Buonarroti, grande collezionista e impegnato uomo politico, fu Lucumone perpetuo dell’Accademia Etrusca appena formata, a riprova dell'importanza delle figure che la animarono.

La "Seduzione Etrusca": La Nascita dell'Etruscologia e le Mostre
La passione per l’antico e per gli Etruschi nel mondo anglosassone, alimentata dalla moda del Grand Tour, ha radici profonde nel XVIII secolo. In questo clima effervescente nasce l’etruscologia, lo studio e la moda per gli Etruschi che infiamma l’Europa a partire dal Settecento, con i loro misteri, la loro arte, i tesori ancora nascosti nelle viscere della terra, nel cuore dell’Italia.
L'Alba dell'Etruscologia: Dal Grand Tour alla "De Etruria Regali"
Un giovane rampollo dell’aristocrazia inglese, Lord Thomas Coke, appassionato di Tito Livio, costruttore di Holkham Hall e dal 1744 primo conte di Leicester, giocò un ruolo cruciale in questo fenomeno. La "miccia che farà esplodere" la "passione per gli Etruschi" fu la pubblicazione a Firenze, finanziata proprio da Lord Coke, del “De Etruria Regali libri VII” di Thomas Dempster. Questo manoscritto, scritto in latino quasi un secolo prima, era stato rinvenuto fortuitamente presso un antiquario fiorentino nel 1719. Siamo nel 1726, e sarà il primo libro a stampa completato da un corredo iconografico delle principali opere etrusche in Italia. La corte dei Medici, impegnata a rinnovare il mito delle sue origini, le prime campagne di scavo e l’eco delle grandi scoperte etrusche, insieme a un’impresa editoriale durata sette anni e alla figura di Filippo Buonarroti, erudito, archeologo dilettante, collezionista e ministro ducale, contribuirono a creare questo fervore culturale.
Mostre Rilevanti a Cortona e Oltre
Negli ultimi anni, Cortona è stata teatro di importanti iniziative espositive che hanno ulteriormente alimentato l'interesse per la civiltà etrusca, spingendo in avanti la conoscenza di questi misteriosi avi e raccontando come conservare la memoria della loro arte.
"Etruschi maestri di scrittura. Cultura e società nell’Italia antica"
Presso il MAEC, il Museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona ospitato nel duecentesco Palazzo Casali, si è svolta la grande mostra “Etruschi maestri di scrittura. Cultura e società nell’Italia antica”. Questa è stata l’occasione per fare il punto su quanto si sa, ancora troppo poco, alla luce delle recenti scoperte, una per tutte le epigrafi etrusche emerse non lontano da Montpellier, in Francia, che testimoniano la presenza stabile di probabili mercanti etruschi in zona. La mostra ha messo in luce anche la celebre Tabula Cortonensis e ha ricordato la Mummia di Zagabria come testimonianze fondamentali della lingua etrusca.
"Cortona. L’alba dei principi etruschi"
Questa mostra, allestita nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, è stata realizzata grazie all’impegno della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, che ha condotto gli scavi nel Parco Archeologico di Cortona. È stata promossa dal Comune di Cortona, l’Accademia Etrusca e la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, con il sostegno della Regione Toscana, della Provincia di Arezzo, della Banca Popolare di Cortona, dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e del Centro Fiere e Congressi di Arezzo.
L'obiettivo della mostra era offrire un viaggio che portasse il visitatore indietro di 2700 anni fino all’alba della civiltà etrusca cortonese. Gli oggetti sono stati esposti grazie a un allestimento originale sia per il valore storico-educativo che per quello spettacolare e tecnologico. Un percorso che presentava i vari stadi del recupero, illustrando tutte le fasi di quella "catena di montaggio" che va dallo scavo archeologico, al recupero dei materiali, alla diagnostica, fino al completamento del restauro, in vista di una definitiva esposizione al MAEC.
La mostra ha presentato i corredi del II Circolo funerario del Sodo, costituito da oltre 15 tombe intatte databili tra la fine del VII secolo e gli inizi del VI a.C., e una serie di oggetti mai visti rinvenuti nei siti archeologici del territorio (dal palazzo principesco di Fossa del Lupo alla villa romana di Ossaia) esaminati sotto un nuovo punto di vista, quello del restauro. La presentazione di tanti reperti inediti di età orientalizzante ha consentito di far luce sulle fasi più antiche di Cortona, quelle che addirittura precedono l’avvento dei principi, benché, in realtà, se ne potessero cogliere anche i massimi sviluppi dell'età arcaica (grazie a spettacolari rinvenimenti relativi a vecchi scavi mai pubblicati, provenienti dal Tumulo II del Sodo) ed il progressivo smantellamento dell’identità e delle tradizioni, pur con certe resistenze, con l’avvento di Roma (come testimoniano i materiali della villa rustica di Ossaia).
Visitando la mostra, composta da oltre 200 pezzi, è emerso con forza il ruolo della donna, protagonista all’interno della struttura sociale etrusca sia nelle sue prerogative di filatrice e tessitrice, ma anche attenta agli equilibri di potere della società. La mostra ha confermato quanto già gli storici antichi avevano narrato di Cortona, ritraendola come una città multiculturale, con aspetti umbri, italici ed etruschi, ma aperta anche al fascino della cultura greca e orientale, e ne ha spostato indietro la fondazione di quasi cento anni.
"Seduzione etrusca. Dai segreti di Holkham Hall alle meraviglie del British Museum"
Questa mostra, curata da Paolo Bruschetti, Bruno Gialluca, Paolo Giulierini, Suzanne Reynolds e Judith Swaddling, è stata promossa dal Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (MAEC), dal British Museum e da Holkham Hall, con il sostegno della Regione Toscana e la collaborazione di tanti musei italiani che hanno prestato opere uniche e, in particolare, della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. L'occasione per questa esposizione storica e forse irripetibile è stata fornita dal ritrovamento dei disegni originali e delle lastre di rame incise per il volume di Dempster, scoperti in un corridoio d’attico di Holkham Hall, la straordinaria residenza fatta erigere in Norfolk dal conte di Leicester, e dalla recentissima scoperta di nuovi documenti sulla pubblicazione del “De Etruria”.
L'esposizione a Cortona, la cui scelta non è stata casuale, ha rievocato quel clima, ripercorso e svelato l’avventura di un uomo e la sua passione, descritto i legami tra il mondo anglosassone e l’Italia tra Settecento e Ottocento, indagato la seduzione degli Etruschi in Gran Bretagna e il gusto all’etrusca, e mostrato per la prima volta al pubblico alcuni "capolavori simbolo" di quell’antico popolo: come l’Arringatore e il Putto Graziani, e le meraviglie etrusche confluite nelle raccolte del British Museum di Londra in tre secoli di collezionismo, contese e acquisizioni.
La mostra ha legato in modo ancora più stretto rispetto alle grandi esposizioni degli anni passati la manifestazione espositiva al MAEC. Per una precisa scelta culturale degli organizzatori, si è voluto allestire la mostra non solo nelle sale normalmente destinate ad accogliere mostre temporanee, ma nelle stesse sale del Museo, in molti casi proprio nelle vetrine che normalmente ospitano la raccolta permanente. Tale scelta è stata dettata in particolare dalla natura stessa dell’esposizione: un viaggio nel tempo alla scoperta di influenze italiche sulla cultura britannica percorrendo le strade del collezionismo settecentesco.
Nella prima sezione della mostra sono stati presentati gli esiti del Grand Tour condotto da Thomas Coke, giovane rappresentante dell’aristocrazia britannica verso la terra d’Italia, come era d’uso nel Settecento per completare l’educazione umanistica giovanile. Fu lui poi a dare inizio alla costruzione della propria residenza inglese Holkham Hall e a porre le basi delle ricche collezioni d’arte ancora oggi conservate in quelle sale, alcune delle quali in quest’occasione concesse in mostra a Cortona. Durante quel soggiorno il giovane Coke acquistò a Firenze il manoscritto del De Etruria Regali, che dopo alterne vicende fu dato alle stampe grazie alla collaborazione con Filippo Buonarroti.
Nella seconda sezione della mostra sono stati esposti materiali di assoluto prestigio, concessi in prestito dal British Museum. A partire dall’uscita del primo libro sugli Etruschi, esplode la seduzione di questo popolo antico per il mondo anglosassone, in molti campi dell’arte, dell’arredo, del collezionismo, fino alla formazione di un formidabile nucleo di materiali etruschi nel British Museum. Testimoniano tale periodo oltre 50 spettacolari reperti provenienti dal grande museo di Londra, ordinati secondo la provenienza: Prato, il lago degli idoli del Falterona, Arezzo, Lucignano, Cortona, Sarteano, Chiusi, Perugia, Orvieto, Bolsena e Vulci. Si è trattato di una completa campionatura dell’arte etrusca nel campo della ceramica, oreficeria, scultura a tutto tondo, bassorilievo, bronzistica, accompagnata anche da una serie di disegni ottocenteschi relativi agli stessi materiali.
Parte della collezione etrusca del British Museum ha dialogato in mostra con le collezioni etrusche raccolte a Cortona, nelle stesse sale del Museo dell’Accademia Etrusca. La mostra si è articolata a partire dalla sala Medicea del MAEC, nella galleria dei mappamondi, nelle sale Tommasi fino a trovare il suo culmine nella sala del Biscione, dominata dalla presenza della statua dell’Arringatore, dalla copia della Chimera e da una grande statua chiusina in pietra fetida. I materiali del museo, per accogliere quelli temporaneamente in mostra, sono stati solo in parte spostati, ma nella maggior parte dei casi sono rimasti al loro posto, ad indicare la vicinanza e il dialogo concettuale fra esposizione temporanea e collezione permanente.
La mostra ha segnato i 40 anni da quello che fu definito nel 1985 “Anno degli Etruschi”, promosso dalla Regione Toscana e dal Ministero della Cultura, durante il quale venne realizzato il 'Progetto Etruschi'. Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, ha dichiarato: “Nel 40esimo anniversario del Progetto Etruschi celebriamo un anno di straordinaria intensità culturale, segnato da iniziative che confermano la Toscana come terra capace di custodire e rinnovare il proprio patrimonio. Il ritorno a Cortona dei reperti Corazzi, grazie a una preziosa collaborazione internazionale, è un gesto dal forte valore simbolico: un ponte tra Toscana ed Europa che rinnova antichi scambi e arricchisce la nostra identità.” Luigi Donati, Lucumone dell’Accademia Etrusca di Cortona, ha aggiunto: “Dopo molti anni, riprende quindi la tradizione ormai consolidata da parte del Maec di stringere relazioni con i maggiori istituti museali internazionali nei quali sono presenti testimonianze provenienti dal nostro territorio. Compito fondamentale dell’evento espositivo sarà quello di dimostrare come il “Progetto” del 1985 sia stato capace di generare una serie di iniziative di straordinario valore, ricorrendo anche all’ausilio delle nuove tecnologie utili alla fruizione di un patrimonio di particolare valore.”
Il viaggio è continuato nel salone Mediceo con la terza sezione: “L’Olanda e la collezione etrusca al Rijksmuseum van Oudheden di Leida”, un racconto europeo del collezionismo tra XVII e XIX secolo. Parallelamente a queste grandi esposizioni, il territorio circostante continua a offrire opportunità di scoperta, con percorsi che includono la visita al Museo Etrusco di Chianciano Terme, dove la civiltà etrusca rivive in sezioni tematiche, che illustrano tutti gli aspetti della vita e della morte del popolo etrusco. Il trasferimento a San Casciano dei Bagni permette di visitare il Santuario Ritrovato, la sensazionale scoperta che ha emozionato il mondo dell'archeologia contemporanea, uno dei ritrovamenti più importanti del Mediterraneo che ha riacceso l'attenzione sul passato di questo territorio. Un santuario frequentato inizialmente proprio dal popolo etrusco e successivamente reso monumentale dai Romani. Nel pomeriggio è possibile visitare Montepulciano e una cantina sotterranea nel centro storico, le cui origini risalgono agli etruschi.
Il Territorio di Cortona: Parco Archeologico e Aree da Esplorare
Il legame tra museo e territorio si completa con la visita all’Area archeologica del Sodo e al Parco diffuso, dove è possibile immergersi nei luoghi da cui provengono molti dei reperti oggi conservati al MAEC. Il percorso archeologico esterno offre la possibilità di ammirare le possenti mura etrusche, la suggestiva Porta bifora, fino ai monumentali tumuli del Sodo e alle tombe etrusche come la Tanella Angori e la Tanella di Pitagora.
Il territorio cortonese conserva un sistema di strutture sotterranee come l'arco a volta di palazzo Cerulli Diligenti, la volta a botte di via Guelfa, e il muro etrusco di palazzo Casali, testimoni silenziosi di un'antica e sofisticata urbanistica. La ricchezza della documentazione dalle necropoli, come quelle del Sodo e di Camucia, si contrappone alla scarsità di testimonianze archeologiche dall’area urbana, ma i ritrovamenti e le ricerche continuano a svelare nuove porzioni di questo affascinante passato.
