La placenta è l'organo vitale che funge da interfaccia tra la madre e il feto durante la gravidanza, garantendo il passaggio di nutrienti, ossigeno e la rimozione dei prodotti di scarto. La sua integrità e funzionalità sono cruciali per lo sviluppo sano del nascituro. Tuttavia, a volte possono sorgere problemi con la placenta in termini di crescita, funzione o attaccamento all'utero. In questa classificazione rientrano anomalie strutturali o funzionali, alcune più comuni e altre meno frequenti ma clinicamente significative, tra cui il corioangioma placentare. Comprendere questa diagnosi significa guardare alla placenta non solo come a un involucro, ma come a un organo dinamico la cui salute è direttamente proporzionale al benessere del nascituro.
Il Corioangioma Placentare: Un'Introduzione al Tumore Vascolare Benigno
Il corioangioma è un tumore primitivo benigno a prevalente partecipazione vascolare. Questo tipo di neoplasia, sebbene sia il tipo più comune di tumore placentare, è ancora relativamente raro. Si osserva nell'1% delle placente sottoposte ad attento e sistematico esame istopatologico. Tuttavia, molto più rare sono viceversa le forme clinicamente rilevanti, ovvero suscettibili di associarsi a complicanze significative. Nonostante la sua natura benigna, la presenza di un corioangioma può avere implicazioni importanti per gli esiti della gravidanza, specialmente quando le sue dimensioni sono considerevoli. Si verificano in circa l'1% delle gravidanze.

L'eziologia esatta del corioangioma rimane poco chiara, ma diversi fattori genetici e ambientali possono contribuire al suo sviluppo. La ricerca suggerisce che anomalie genetiche nel tessuto placentare potrebbero predisporre gli individui alla formazione del corioangioma. Inoltre, i cambiamenti ormonali durante la gravidanza potrebbero svolgere un ruolo nello sviluppo dei corioangiomi. Sebbene la maggior parte delle donne con atonia uterina non presenti alcun fattore di rischio, l'età materna avanzata, le gravidanze multiple e l'ipertensione materna sono fattori che possono contribuire a diverse complicazioni della gravidanza, rendendo il contesto più complesso in presenza di un corioangioma.
Il corioangioma si presenta in genere di consistenza aumentata rispetto ai tessuti limitrofi, singolo, rotondeggiante, di colorito rosso-bruno. Si localizza preferenzialmente sul versante fetale del disco placentare e può protrudere nella cavità amnio-coriale. Il volume è variabile; raramente il diametro massimo supera comunque i 4-5 cm. I tumori sono costituiti da vasi sanguigni e tessuto connettivo e possono variare significativamente in termini di dimensioni. I corioangiomi hanno in genere un diametro inferiore a 5 cm e sono asintomatici. I tumori più grandi di 5 cm sono considerati significativi e possono portare a complicazioni. I corioangiomi giganti superano i 10 cm di diametro e sono associati a complicazioni significative.
Esistono tre istotipi noti di corioangioma: angiomatoso, cellulare e degenerativo. Tra questi, il primo, l'istotipo angiomatoso, risulta essere il più insidioso. Questa distinzione è fondamentale per comprendere le potenziali conseguenze che un corioangioma può avere sulla salute del feto e sull'andamento della gravidanza. I piccoli corioangiomi spesso rimangono asintomatici e vengono scoperti incidentalmente durante ecografie di routine.
Il Meccanismo e le Conseguenze: Perché il Corioangioma può essere Pericoloso
La pericolosità del corioangioma, in particolare nella sua forma angiomatosa, risiede nel suo impatto sulla circolazione fetale. Il letto vascolare intratumorale rappresenterebbe infatti uno shunt artero-venoso nella circolazione sistematica del feto. Questo shunt può talvolta essere all'origine di drammatiche conseguenze emodinamiche per il feto. In pratica, il sangue del feto viene deviato attraverso il tumore, creando un cortocircuito che bypassa la normale circolazione placentare.
MED2000ECO Corioangioma
Oltre allo shunt, il tumore agisce anche come uno spazio morto funzionale. Il sangue cortocircuitato attraverso il circolo del neoplasma verrebbe deprivato della possibilità di adeguati scambi gassosi e metabolici a livello dei villi terminali della placenta. Ciò significa che il feto potrebbe non ricevere sufficiente ossigeno e nutrienti e non essere in grado di eliminare efficacemente i prodotti di scarto, con gravi ripercussioni sulla sua crescita e sul suo benessere generale.
Le complicazioni che possono associarsi a un corioangioma clinicamente rilevante sono diverse e potenzialmente gravi. Queste includono:
- Il polidramnios, ovvero un eccessivo accumulo di liquido amniotico.
- Il parto pretermine, che può verificarsi a causa delle sollecitazioni sull'utero o della necessità di intervenire per salvaguardare la salute fetale.
- La IUGR (Restrizione della Crescita Intrauterina), che indica un difetto di crescita del feto.
- L'anemia fetale, dovuta allo shunt sanguigno all'interno del tumore.
- Lo scompenso cardiaco congestizio del feto, una condizione in cui il cuore del feto non è in grado di pompare sangue in modo efficace.
- L'idrope fetale non immune, una grave condizione caratterizzata dall'accumulo di liquidi in almeno due compartimenti fetali.
- La mortalità perinatale, la più tragica delle complicanze.
I corioangiomi giganti, che superano i 10 cm di diametro, sono associati a complicazioni significative, tra cui restrizione della crescita fetale, idrope fetale e persino morte fetale intrauterina. I sintomi del corioangioma dipendono in larga misura dalle dimensioni del tumore.
Diagnosi e Monitoraggio del Corioangioma Durante la Gravidanza
La diagnosi precoce e un monitoraggio attento sono fondamentali per gestire le gravidanze complicate da corioangioma. I corioangiomi vengono solitamente diagnosticati tramite ecografia prenatale. In questa indagine, appaiono come lesioni ipoecogene ben circoscritte all'interno della placenta. L'imaging Color Doppler può aiutare ulteriormente nella diagnosi evidenziando la natura vascolare del tumore, permettendo di visualizzare il flusso sanguigno all'interno della massa.

L'ecografia morfologica e di accrescimento è lo strumento principale. Permette di visualizzare la struttura della placenta, identificare masse (come i corioangiomi), valutare lo spessore placentare e la sua conformazione. La flussimetria Doppler è un altro esame cruciale. Questo esame misura la resistenza al flusso sanguigno nelle arterie ombelicali e uterine, fornendo informazioni vitali sulla perfusione fetale e placentare. Nel contesto del corioangioma, la misurazione della velocità sistolica sull'arteria cerebrale media del feto è particolarmente importante per evidenziare una eventuale anemia fetale, un'indicazione di sofferenza fetale.
La cardiotocografia (NST - Non Stress Test) valuta il benessere fetale monitorando il battito cardiaco in relazione ai movimenti e alle contrazioni uterine. Il feto non manifesta "sintomi" nel senso tradizionale del termine (non può riferire dolore), ma presenta segni clinici che il medico può rilevare attraverso il monitoraggio ecografico e cardiotocografico. Tutte le possibili anomalie placentari possono essere diagnosticate durante le ecografie di routine. Per questo motivo, è imperativo che i medici sottopongano regolarmente ad ecografia le donne in gravidanze e interpretino con attenzione le ecografie stesse. Se una donna in gravidanza dovesse notare segni o avere sintomi compatibili con anomalie placentari, è necessario eseguire, in qualsiasi momento della gravidanza, ecografie aggiuntive.
Un esempio concreto dell'importanza di questo monitoraggio intensivo è il caso di Annarita Malanga. A questa donna era stata diagnosticata la presenza di un corioangioma placentare grave e raro tumore placentare durante l'ecografia morfologica. La gravidanza è stata monitorizzata in modo intensivo con misurazione, con ecoflussimetria della velocità sistolica sulla arteria cerebrale media del feto, per evidenziare una eventuale anemia fetale. Alla 33° settimana di gravidanza (inizio ottavo mese) è stato riscontrato un aumento della velocità sistolica sulla arteria cerebrale media del feto, segno di iniziale anemia fetale. Questo ha portato all'intervento necessario per la nascita del bambino.
Gestione e Trattamento del Corioangioma Placentare
La gestione del corioangioma placentare è altamente individualizzata e dipende in larga misura dalle dimensioni del tumore e dall'impatto che esso ha sul benessere fetale. La prognosi del corioangioma dipende in larga misura dalle dimensioni e dall'impatto del tumore. Per i corioangiomi piccoli e asintomatici, il monitoraggio ecografico regolare è in genere sufficiente e hanno generalmente una prognosi eccellente, non influenzando gli esiti della gravidanza.
Nei casi in cui il tumore è grande e causa complicazioni, potrebbero essere necessarie procedure interventistiche. Il momento del trattamento del corioangioma placentare dovrebbe considerare il grado di gravità. Una gestione efficace del corioangioma richiede spesso un approccio multidisciplinare che coinvolga ostetrici, neonatologi e specialisti pediatrici. È fondamentale informare i pazienti sulla condizione, sulle sue potenziali complicazioni e sulle strategie di gestione.
Il trattamento può variare dalla semplice osservazione al ricorso a tecniche più invasive. Se la complicazione è lieve e viene gestita correttamente, molti neonati recuperano completamente e non presentano sequele a lungo termine. Il decorso post-natale per il bambino può richiedere un follow-up multidisciplinare (pediatra, neuropsichiatra infantile, nutrizionista) per monitorare la crescita e il raggiungimento delle tappe dello sviluppo. Non tutte le complicazioni placentari possono essere prevenute, specialmente quelle legate ad anomalie morfologiche congenite della placenta.
Il momento e la modalità del parto possono essere influenzati dalla presenza di un corioangioma di grandi dimensioni. In alcuni casi, potrebbe essere giustificato un parto precoce per prevenire ulteriori complicazioni. L’intervento chirurgico, spesso un taglio cesareo, può essere programmato se il monitoraggio fetale indica un deterioramento delle condizioni del bambino, come nell'esempio di Annarita Malanga, che è stata operata di taglio cesareo per l'iniziale anemizzazione fetale da corioangioma placentare, situazione trasversa del feto, ipertensione gestazionale. E di solito, una volta nato il bambino, la madre non ha bisogno di alcun trattamento aggiuntivo poiché il tumore fa parte della placenta, quindi viene partorito insieme alla placenta.
L'esame istologico della placenta dopo il parto è l'unica procedura che conferma definitivamente la natura della complicazione. Durante la gravidanza, è fondamentale prestare attenzione ai segnali inviati dal proprio corpo e dal bambino.
Distinguere le Anomalie Placentari: Corioangioma vs. Malattia Trofoblastica Gestazionale
È cruciale distinguere il corioangioma placentare da altre forme di anomalie placentari, in particolare dalla malattia trofoblastica gestazionale (MTG). Mentre il corioangioma è un tumore benigno dei vasi sanguigni della placenta, la MTG è un gruppo di disturbi che si sviluppano dalle cellule (chiamate trofoblasti) che circondano un embrione in fase di sviluppo e che eventualmente formano la placenta e il sacco amniotico. Le cellule colpite crescono in modo anomalo e si moltiplicano rapidamente.
La gravidanza molare (mola idatiforme) e altri tipi di malattia trofoblastica gestazionale consistono nella crescita di un ovulo fecondato anomalo o in una crescita eccessiva di tessuto placentare. Questa distinzione è fondamentale perché le loro cause, le manifestazioni cliniche, le diagnosi e i trattamenti sono molto diversi.

La malattia trofoblastica gestazionale include diverse tipologie:
- Tumori benigni che possono diventare maligni: questi tumori comprendono mola idatiforme, sede della placenta esagerata e nodulo nella sede della placenta.
- Tumori maligni situati nella placenta: questi tumori (chiamati neoplasie trofoblastiche gestazionali) comprendono tumore trofoblastico nella sede della placenta, tumore trofoblastico epitelioide, coriocarcinoma e mola invasiva.
Circa l’80% dei casi di malattia trofoblastica gestazionale è benigno. Il resto tende ad essere persistente e a invadere il tessuto circostante. Circa il 2-3% delle mole idatiformi progredisce a coriocarcinomi. I tumori trofoblastici nel sito placentare e i tumori trofoblastici epitelioidi sono molto rari. Il coriocarcinoma può metastatizzare rapidamente attraverso i vasi linfatici e il torrente ematico.
La Mola Idatiforme e il Coriocarcinoma: Approfondimento sulla Malattia Trofoblastica Gestazionale
La Mola Idatiforme (Gravidanza Molare)
La gravidanza molare o mola vescicolare (chiamata anche mola idatiforme) è una forma benigna di tumore del trofoblasto, il tessuto da cui l’embrione trae nutrimento e che dà origine alla placenta. La mola vescicolare è il risultato di una fecondazione anomala in cui la placenta cresce in modo abnorme, con la formazione di vescicole piene di liquido, e ostacola la formazione dell’embrione. In rari casi la mola vescicolare può evolvere in coriocarcinoma.
Le gravidanze molari sono più comuni nelle donne di età inferiore ai 17 anni o superiore ai 35 anni. Negli Stati Uniti si osservano in circa 1 gravidanza su 2.000. In Italia, la mola vescicolare è più frequente, verificandosi circa un caso ogni 1.200-1.500 gravidanze. Le malattie del trofoblasto sono più comuni nei Paesi asiatici piuttosto che in Europa o negli Stati Uniti d’America.
Tra i fattori che predispongono a una mola vescicolare, che a sua volta è un fattore di rischio per il coriocarcinoma, i più significativi sono l’età e una precedente gravidanza molare. I risultati di alcuni studi indicano che il rischio di tumori del trofoblasto sia più alto per le donne che hanno il menarca (le prime mestruazioni) dopo i 12 anni, che hanno flussi mestruali scarsi e che hanno usato contraccettivi orali.
Le donne con una gravidanza morale sembrano incinte, ma l’utero aumenta di volume molto più rapidamente rispetto a una normale gravidanza. La mola vescicolare è spesso asintomatica e viene diagnosticata solo grazie all’esame istologico di un aborto spontaneo nelle prime settimane di gravidanza oppure nel corso di una ecografia di controllo durante le prime settimane di gravidanza. Qualora vi siano sintomi, il più frequente è la perdita ematica, manifestazione tipica della minaccia d’aborto. Molto più comuni sono nausea intensa e vomito, sanguinamento vaginale e in alcuni casi pressione sanguigna molto alta. Quando si staccano parti della mola, frammenti tissutali simili a grappoli d’uva possono fuoriuscire dalla vagina. Tali sintomi indicano la necessità di una pronta valutazione da parte di un medico.
Le gravidanze molari possono provocare gravi complicanze, comprese: grave emorragia con possibile pressione sanguigna pericolosamente bassa (collasso), pressione sanguigna molto alta associata ad aumento delle proteine nelle urine (preeclampsia) e cisti ovariche.
La diagnosi si basa su ecografia ed esami del sangue per misurare la gonadotropina corionica umana (hCG). I risultati sono positivi, ma non si osserva movimento fetale e non si rileva alcun battito cardiaco fetale. Il livello di hCG è di solito molto elevato perché questi tumori producono una grande quantità di tale ormone. Se il livello di hCG è molto alto, i medici eseguono esami del sangue per controllare la funzionalità della tiroide e determinare se è presente ipertiroidismo.
Le gravidanze molari vengono trattate mediante dilatazione e raschiamento (D e R). Se il disturbo persiste si procede con la chemioterapia. Di solito, qualsiasi tipo di malattia trofoblastica gestazionale può essere diagnosticato e trattato con successo, senza compromettere la funzione riproduttiva. Le donne che hanno avuto una gravidanza molare possono avere figli successivamente e non presentano un rischio più elevato di aborto spontaneo, complicanze durante la gravidanza o figli con difetti congeniti. Circa l’1-2% delle donne che ha avuto una gravidanza molare ne ha un’altra. Pertanto, se una donna ha avuto una gravidanza molare nelle successive gravidanze l’ecografia viene eseguita prima. Se le donne sviluppano gravidanze molari consecutive, vengono eseguiti test genetici.
Il Coriocarcinoma
Il coriocarcinoma di origine gestazionale è un tumore maligno raro che può svilupparsi nell’utero dopo qualsiasi gravidanza, ossia dopo una gravidanza normale o ectopica (gravidanza extrauterina), un aborto spontaneo o volontario oppure una gravidanza molare. Le forme maligne di tumori del trofoblasto comprendono, oltre al coriocarcinoma, il tumore trofoblastico del sito placentare e il tumore trofoblastico epitelioide. È stato il primo tumore solido a essere curato con la chemioterapia e oggi la maggior parte delle pazienti guarisce anche quando la malattia ha già dato delle metastasi. Le stime parlano di un caso ogni 25.000-45.000 gravidanze. Non bisogna confondere il coriocarcinoma di origine gestazionale con il coriocarcinoma dell’ovaio (un tumore a cellule germinali): sono malattie diverse che richiedono trattamenti differenti.
Uno dei sintomi più comuni del coriocarcinoma gestazionale è rappresentato da perdite di sangue anomale a livello uterino, non legate al ciclo mestruale o che proseguono a lungo dopo una gravidanza. In un terzo dei casi i sintomi di un coriocarcinoma che insorge dopo una gravidanza non molare sono determinati dalla sede delle metastasi. Se la neoplasia si estende oltre l’utero e ha dato origine a metastasi, si possono osservare anche sintomi legati all’organo colpito: tosse, dolore al torace e difficoltà a respirare se la malattia ha raggiunto i polmoni; mal di testa, vomito, convulsioni e paralisi in alcune aree del corpo se la malattia ha interessato anche il cervello. Se si sviluppa il coriocarcinoma, le donne possono avvertire altri sintomi dovuti alla diffusione (metastasi) ad altre parti del corpo. Le donne con malattia trofoblastica gestazionale possono avere una ghiandola tiroidea iperattiva (ipertiroidismo), con sintomi come tachicardia, cute calda, sudorazione, intolleranza al calore e lievi tremori.
MED2000ECO Corioangioma
Le patologie del trofoblasto sono caratterizzate dalla produzione di gonadotropina corionica umana (hCG), l’ormone della gravidanza che, sia in caso di mola vescicolare sia di coriocarcinoma, può raggiungere livelli molto alti. In caso di gravidanza non molare, la diagnosi del coriocarcinoma è spesso difficile e tardiva. Il coriocarcinoma, infatti, si può sviluppare anche dopo anni dalla maternità e diffondersi rapidamente. Nelle donne in età fertile con perdite ematiche dai genitali andrebbe effettuato un dosaggio della beta hCG. Se l’ormone è elevato in assenza di una gravidanza attiva, deve essere sospettato un coriocarcinoma di origine gestazionale. Bisogna sospettare questo tumore anche quando a una giovane donna sono diagnosticate metastasi in assenza di un tumore primario evidente.
La presenza di concentrazioni elevate di beta HCG è in genere sufficiente a fare la diagnosi. Per approfondire si eseguiranno poi degli esami di diagnostica per immagini, in particolare l’ecografia pelvica e la radiografia del torace (poiché le metastasi spesso insorgono nei polmoni) ed eventualmente la tomografia computerizzata (TC) total body e la risonanza magnetica (RM) cerebrale, per scoprire dove e quanto la malattia è diffusa nell’organismo.
Il coriocarcinoma gestazionale può dare metastasi, più frequentemente ai polmoni, ma anche in altre sedi come milza, rene, fegato e cervello. Al fine di stabilire il trattamento più appropriato, la malattia viene classificata come ad alto o a basso rischio in base ad alcuni fattori che influenzano la prognosi. Il sistema di classificazione della Federazione internazionale di ginecologia e ostetricia (FIGO) assegna un punteggio da 0 a 4 per ciascuno degli otto parametri: età della paziente, tipo di gravidanza (a termine, molare, aborto), tempo trascorso tra la fine della gravidanza e la diagnosi della malattia, concentrazione di hCG nel sangue, numero di metastasi, organi colpiti dal tumore, dimensione del tumore e precedente chemioterapia. Se il punteggio totale è compreso tra 0 e 6, ci sono alte probabilità che la malattia risponda al trattamento con un solo farmaco chemioterapico (malattia a basso rischio); se è superiore a 7 è probabile che sia resistente alla monoterapia e sia necessario usare una combinazione di farmaci chemioterapici (malattia ad alto rischio).
Le possibilità di curare in modo definitivo il coriocarcinoma gestazionale sono molto alte, soprattutto se la malattia è a basso rischio. La chemioterapia è la scelta più comune di trattamento ed è in genere efficace anche quando il tumore ha già dato origine a metastasi. Nella malattia a basso rischio si utilizza un singolo farmaco chemioterapico, riducendo al minimo gli effetti collaterali, mentre nella malattia ad alto rischio si utilizza la combinazione di più farmaci, il che comporta maggiori effetti collaterali ma offre buone probabilità di successo. Le percentuali di guarigione sono molto elevate.
Alle donne che hanno avuto una gravidanza molare si consiglia di evitare di restare incinte per 12 mesi. Spesso si raccomandano i contraccettivi orali, ma possono essere utilizzati anche altri metodi anticoncezionali efficaci. La gravidanza viene rimandata in modo che i medici possano accertare il successo del trattamento. Se le donne che hanno avuto una gravidanza molare rimangono incinte, i medici eseguono un’ecografia precocemente per stabilire se la gravidanza sia normale. Dopo il parto, il medico di solito invia la placenta a un laboratorio affinché sia valutata per la presenza di eventuali anomalie.
Altre Complicazioni Placentari Comuni e Rilevanti
Oltre al corioangioma e alla malattia trofoblastica gestazionale, esistono diverse altre condizioni che possono interessare la placenta e avere un impatto sulla gravidanza. Conoscerle aiuta a comprendere la complessità della fisiologia placentare e l'importanza del monitoraggio.
Placenta Previa
La placenta previa è una condizione in cui la placenta si impianta nella parte inferiore dell'utero, coprendo parzialmente o completamente la cervice. Avere sanguinamento vaginale è il sintomo principale di placenta previa: la quantità di sanguinamento e la sua persistenza possono variare. Questa condizione richiede un'attenta gestione per prevenire emorragie gravi, specialmente nel terzo trimestre.
Distacco della Placenta
Il distacco della placenta è condizione in cui la placenta si separa dall'utero, completamente o parzialmente, prima del parto. È il disturbo placentare più comune, che si verifica in 1 gravidanza su 100. Il sintomo principale del distacco della placenta è il sanguinamento vaginale che può variare per quantità di sangue perso e per la persistenza del sanguinamento. Pertanto, è importante che qualsiasi sanguinamento vaginale sia segnalato immediatamente al proprio medico. Questa è un'emergenza medica che può mettere a rischio la vita della madre e del feto.
Anomalie di Aderenza: Placenta Accreta, Increta, Percreta
In una gravidanza normale, la placenta è attaccata alla parete dell'utero fino alla nascita. Una volta che il bambino nasce, la placenta si separa naturalmente dalla parete uterina e viene espulsa attraverso il canale del parto. La placenta accreta si verifica quando i vasi sanguigni e altre parti della placenta sono cresciuti troppo profondamente nella parete uterina rendendo difficile il corretto distacco della placenta dopo il parto. Questa condizione complica la separazione naturale della placenta dalla parete dell’utero così che alcune parti della placenta vengono lasciate attaccate alla parete stessa.La placenta increta, invece, è una patologia placentare simile ma più rara, che si verifica quando la placenta è attaccata ancora più in profondità nella parete uterina fino al muscolo uterino. Ancora più rara è la placenta percreta, in cui la placenta penetra completamente nell'utero e si attacca a un altro organo del corpo, come la vescica. Circa 1 gravidanza su 2.500 comporta uno di questi tipi di posizionamenti anomali della placenta: accreta, increta o percreta. Le donne che hanno precedentemente avuto parti cesarei o placenta previa mostrano una maggiore probabilità di avere una placenta accreta. Il sintomo principale della placenta accreta è il sanguinamento vaginale, che può variare per durata e per quantità di sangue perso.

Insufficienza Utero-Placentare
L'insufficienza utero-placentare è una condizione che si verifica quando la placenta non è in grado di trasferire i nutrienti necessari al bambino in modo adeguato. Questo può portare a restrizione della crescita intrauterina e altre complicanze fetali.
Placenta Anteriore
La placenta anteriore è una condizione in cui la placenta si sviluppa nella parte anteriore dell'utero per poi spostarsi durante la gravidanza collocandosi posteriormente. Una placenta anteriore può rendere difficile per la madre il sentire i calci del bambino e più complesso per i sanitari monitorare i battiti cardiaci fetali. A volte la placenta anteriore diventa previa, con tutti i rischi per la madre e per il bambino.
Intervento Sanitario in Caso di Complicanze Placentari
In caso di anomalia placentare verrà eseguita una ecografia che, insieme alla storia clinica e ai sintomi riportati, sarà importante per effettuare una eventuale diagnosi. Inoltre, è essenziale preparare correttamente al parto le pazienti con questa condizione medica. La condizione dovrà essere monitorata e determinato il momento giusto per la nascita. Per questo motivo, è imperativo che i medici sottopongano regolarmente ad ecografia le donne in gravidanze e interpretino con attenzione le ecografie stesse. Se una donna in gravidanza dovesse notare segni o avere sintomi compatibili con anomalie placentari, è necessario eseguire, in qualsiasi momento della gravidanza, ecografie aggiuntive. La terapia farmacologica materna, come l'uso di acido acetilsalicilico a basso dosaggio, può essere prescritta preventivamente in donne a rischio per migliorare la perfusione placentare, anche se non tutte le complicazioni placentari possono essere prevenute, specialmente quelle legate ad anomalie morfologiche congenite della placenta. Le cause alla base delle complicazioni placentari specificate sono multifattoriali e spesso derivano da una combinazione di fattori genetici, vascolari e ambientali.
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