Il cordone ombelicale, quel legame vitale che unisce madre e figlio durante la gravidanza, ha da sempre simboleggiato una connessione profonda, quasi di dipendenza. Eppure, mai come oggi questa espressione è più calzante, poiché il sangue contenuto al suo interno è riconosciuto come una preziosa risorsa biologica, ricca di cellule staminali emopoietiche capaci di offrire nuove opportunità di cura e di salvare vite. In Italia, la conservazione e l'utilizzo di queste cellule sono gestiti da strutture sanitarie pubbliche denominate Banche di sangue cordonale (SCO), parte integrante del Servizio Sanitario Nazionale. Queste banche rappresentano un punto di riferimento fondamentale per la medicina rigenerativa e trapiantologica, con un ruolo cruciale nella ricerca di fonti alternative di cellule staminali. La Regione Campania, con la sua Banca Sangue Cordone Ombelicale (Ba.S.C.O.) e una vasta rete di centri di raccolta, si colloca in prima linea in questo impegno solidaristico e scientifico.

Le Banche di Sangue Cordonale: Pilastri del Servizio Sanitario Nazionale
Le Banche di sangue cordonale (SCO) sono, in Italia, strutture sanitarie pubbliche che, per conto del Servizio Sanitario Nazionale, raccolgono, conservano e distribuiscono le cellule staminali emopoietiche cordonali. Queste strutture svolgono un ruolo essenziale nella promozione della donazione come atto di solidarietà, offrendo maggiori opportunità di cura a tutti coloro che, in attesa di trapianto, non hanno un donatore compatibile.
Attualmente, sono presenti in Italia 18 strutture collocate in 10 regioni. Di queste, 16 rappresentano settori di attività di Servizi Trasfusionali e due operano all’interno di divisioni di Ematologia, dimostrando l'ampia integrazione di queste banche nel sistema sanitario. La Rete Nazionale Italiana delle Banche Cordonali, analogamente a quanto avviene per la donazione del Midollo Osseo, è coordinata dal Centro Nazionale Sangue, in stretta collaborazione con il Centro Nazionale Trapianti. Questo coordinamento garantisce l'omogeneità dei processi e l'efficacia della rete a livello nazionale e internazionale.
Le Banche svolgono le attività di banking del sangue cordonale secondo standard definiti da linee guida nazionali, come gli Atti n. 1770 del 10 luglio 2003 della Conferenza Stato-Regioni, e internazionali, come quelli stabiliti da FACT-NETCORD, che garantiscono comprovata qualità ed efficacia. Tali standard assicurano che il sangue del cordone ombelicale, essendo un prodotto biologico di origine umana, sia raccolto e trattato con la massima sicurezza per prevenire la trasmissione al futuro ricevente di eventuali malattie infettive, quali epatite B, epatite C, AIDS, o sifilide, o di patologie genetiche.
La Ba.S.C.O. della Regione Campania: Un Cuore Pulsante per la Ricerca e la Cura
Nel Dipartimento di Oncologia della Azienda Santobono-Pausilipon è attiva la Banca di Sangue di Cordone Ombelicale (Ba.S.C.O.) della Regione Campania. Essa è sita presso il Servizio immuno trasfusionale (SIT) del Pausilipon di Napoli e rappresenta la banca territoriale di riferimento per il programma di donazione della Regione Campania. Questa è l'unica struttura autorizzata al bancaggio per utilizzo a scopo trapiantologico delle donazioni di sangue di cordone ombelicale raccolte presso le Unità di Ginecologia ed Ostetricia accreditate operanti sul territorio regionale.
Ogni banca pubblica nasce dalla continua ricerca di fonti alternative di cellule staminali emopoietiche per trapianto. È una ricerca continua di nuove strategie di cura in ambito onco-ematologico, il tutto in conformità alla normativa vigente. Le donazioni bancate, tipizzate presso il laboratorio HLA della BaSCO, vengono rese disponibili ai centri di trapianto di midollo osseo di tutto il mondo per essere utilizzate nella terapia di varie patologie ematologiche (leucemie, linfomi, emoglobinopatie, ecc.) e del sistema immune.
Come sottolinea la Dott.ssa Anna Canazio, l'attività della Ba.S.C.O. consiste nel raccogliere, trattare (manipolare), definire le caratteristiche (caratterizzare) e conservare (stoccare) le cellule contenute nel sangue di cordone ombelicale. Queste sono prevalentemente cellule staminali emopoietiche, cellule cioè capaci di generare se stesse (autorinnovarsi) e contemporaneamente produrre (differenziarsi) le cellule del sangue: globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Questo lavoro, per chi vi è dedito, è spesso descritto come un "legame" profondo, quasi una dipendenza professionale, dalla preziosa risorsa del cordone. La Ba.S.C.O. si occupa inoltre di manipolazione e criopreservazione di cellule staminali da aferesi periferica e da midollo osseo, ampliando il proprio raggio d'azione nel campo della terapia cellulare.

Il Potenziale Terapeutico delle Cellule Staminali Cordonali: Oltre il Midollo Osseo Tradizionale
Il midollo osseo è una sostanza dall’aspetto di gelatina che si trova negli spazi trabecolari delle ossa spongiose, soprattutto ossa piatte ed estremità delle ossa lunghe. Per molto tempo è stata la principale fonte di cellule staminali per trapianti. Anche le cellule del sangue di cordone, come le cellule del midollo osseo, contengono cellule staminali e possono essere utilizzate per sostituire le cellule staminali emopoietiche malate in quei pazienti affetti da diverse patologie. Tra queste rientrano alcune forme di leucemia, l'aplasia, l'immunodeficienza congenita (un'anomalia della risposta del sistema immunitario), malattie genetiche come l'Anemia Mediterranea o l'Anemia di Fanconi, e l'Istiocitosi, tra le altre. Pertanto, queste cellule possono essere utilizzate per praticare il Trapianto di Midollo Osseo (TMO), quando le terapie farmacologiche non sono efficaci o non garantiscono la guarigione. La scoperta e l'impiego delle cellule staminali cordonali hanno rappresentato un significativo passo avanti, fornendo un'alternativa vitale per i pazienti che necessitano di un trapianto.
Evoluzione del Trapianto: Dal Midollo al Sangue Cordonale
Il Trapianto di Midollo tradizionale prevede il prelievo delle cellule dalla matrice ossea di un donatore compatibile, ovvero un soggetto le cui cellule hanno le stesse caratteristiche (antigeni del sistema HLA) del paziente che le deve ricevere. In relazione al grado di parentela esistente tra donatore e ricevente, si distinguono tre tipi di trapianto: il TMO allogenico related, se il donatore è un familiare, generalmente un fratello del paziente; il TMO allogenico unrelated, se il donatore è un volontario iscritto nei registri internazionali di donatori e non ha alcun grado di parentela con il paziente; e l'Auto-trapianto, se il paziente dona per se stesso, quando la malattia è in remissione, poiché non ha un donatore compatibile.
Tuttavia, attingendo a questi "depositi" è possibile trapiantare solo una parte dei pazienti che hanno necessità di un trapianto: circa il 32% dei pazienti con il midollo di un fratello compatibile, e circa il 30% dei pazienti con il midollo di un donatore volontario da registro. Il rimanente 38% non trova un donatore e non può usufruire del trapianto, evidenziando una significativa lacuna nelle opzioni terapeutiche disponibili.
Per questo motivo, sono state ricercate nuove fonti di cellule staminali, e il sangue di cordone ombelicale (SCO) ha risposto perfettamente allo scopo, emergendo come una "nuova riserva". Il sangue di cordone può essere prelevato immediatamente dopo il parto in due modalità principali: come "cordone dedicato" per la nascita di un fratellino del paziente, o come "cordone di banca" da una donatrice volontaria.Un momento storico per la medicina si è verificato nel 1989, quando la dottoressa Eliane Gluckmann ha eseguito il primo TMO con cellule staminali da sangue di cordone del fratellino di un paziente affetto da Anemia di Fanconi, una malattia ereditaria caratterizzata da grave alterazione delle cellule staminali, che nella maggioranza dei casi ha una cattiva prognosi. Il successo di questa prima esperienza ha incoraggiato la nascita delle Banche di Sangue di Cordone Ombelicale, laboratori specializzati nella manipolazione e conservazione delle cellule staminali da sangue di cordone, un prezioso dono di tutte le mamme che autorizzano il prelievo del sangue durante il proprio parto. Questo evento ha aperto nuove prospettive nel campo dei trapianti e ha offerto speranza a innumerevoli pazienti.
Cellule staminali del cordone ombelicale: donazione o conservazione?
Donare in Campania: Un Gesto Semplice e Sicuro
La donazione del sangue di cordone ombelicale è un atto di solidarietà. Tutte le donne possono donare il sangue di cordone durante il proprio parto, purché in buona salute, con requisiti simili a quelli di una donazione di sangue. È necessario effettuare preventivamente un colloquio con il ginecologo curante, che provvede a dare spiegazioni, a raccogliere le notizie di salute (anamnesi) e a far sottoscrivere un consenso informato da parte della donatrice e del suo partner. È richiesta, inoltre, la disponibilità a sottoporsi a un normale prelievo di sangue al momento del parto e, se ricontattata dalla BaSCO, a distanza di sei mesi dal parto, per l'esecuzione dei test relativi a malattie trasmissibili, inclusi quelli per l'infezione da HIV. Questo rigoroso processo di screening è fondamentale per garantire la totale sicurezza della donazione e la tutela del futuro ricevente.
La donazione non comporta alcun rischio né per il neonato, perché si esegue dopo il taglio del cordone, né per la mamma, in quanto il sangue è raccolto sulla placenta che si deve espellere. Inoltre, è assolutamente gratuita e niente è dovuto né alla Banca né al ginecologo-ostetrico. Le informazioni utili sulla donazione vengono fornite alle coppie dal personale sanitario della Banca e dai Referenti dei Centri di Raccolta dei Presidi Ospedalieri.
È possibile donare in una delle strutture abilitate alla raccolta, ovvero in un Centro Raccolta Sangue Cordone Ombelicale (C.Ra.S.C.O.). La rete regionale campana include le Unità Operative Complesse (U.O.C.) di Ostetricia e Ginecologia dei seguenti Ospedali, che operano seguendo procedure operative condivise nel rispetto delle normative vigenti:
NAPOLI e provincia:
- Ospedale Fatebenefratelli
- Ospedale Incurabili SUN
- Ospedale Santa Maria della Pietà Nola
- Ospedale Rizzoli Ischia
- Ospedale San Giovanni Bosco
- Ospedale Pozzuoli
- Ospedale San Paolo
- Ospedale San Gennaro*
- Ospedale Loreto Mare*
- Ospedale Boscotrecase*
- Ospedale Castellammare*
- Ospedale Capri*
- Villa Cinzia
- Clinica Villa Bianca
- Villa Betania
- Clinica Ruesch
- Clinica Mediterranea
- Clinica Internazionale
- Clinica Sanatrix
- AO San Leonardo
- AORN Cardarelli
- A.O.U. Federico II
SALERNO e provincia:
- Ospedale Battipaglia
- Ospedale Nocera Inferiore
- Ospedale Sarno
- Ospedale Curteri
- Ospedale Vallo
- Ospedale Polla
- Ospedale Sapri
- Ospedale Eboli
BENEVENTO e provincia:
- Ospedale Fatebenefratelli
CASERTA e provincia:
- Ospedale Maddaloni
- Ospedale San Sebastiano
- Clinica San Michele
- Ospedale Marcianise
- Ospedale Civile S. Sebastiano
- Ospedale Vallo d. Lucania
- Clinica S. Paolo-Aversa
AVELLINO e provincia:
- Ospedale Moscati
- Ospedale Solofra*
- Ospedale Ariano Irpino*
- Ospedale S. Giovanni Bosco
- Villa Cinzia
*I C.Ra.S.C.O. contrassegnati da asterisco sono in fase di attivazione, e si consiglia di contattare la BaSCO per informazioni aggiornate.
Le donazioni raccolte presso i punti nascita vengono trasportate alla BaSCO del P.O. Pausilipon e valutate per definirne le caratteristiche e stabilirne l’idoneità alla conservazione e all’uso terapeutico. Il sangue delle unità risultate idonee viene congelato secondo procedure che ne garantiscono la vitalità a lungo termine e conservato in azoto liquido alla temperatura di -196° C a tempo indefinito. Successivamente, la BaSCO inserisce i dati relativi alle donazioni, in forma anonima, nel database del Registro Nazionale di Donatori di cellule staminali (IBMDR), dal quale possono attingere tutti i Centri Trapianto del mondo per selezionare e richiedere un’unità cordonale risultata compatibile con un paziente in attesa di trapianto.
Presso la BaSCO è consentita anche la conservazione del sangue cordonale per uso dedicato, ovvero in tutti quei casi in cui, in base al Decreto Ministeriale del 18 novembre 2009 e successive modifiche, e come indicato dalla Commissione di esperti per la raccolta dedicata (CNT/CNS), esso può essere utilizzato per un membro della famiglia, a fronte della presentazione di adeguata documentazione clinica, senza alcun onere economico per il paziente e la sua famiglia.
Vantaggi dell'Utilizzo del Sangue di Cordone Ombelicale nei Trapianti
Rispetto al metodo classico del trapianto di midollo osseo, il sangue di cordone comporta numerosi vantaggi che ne hanno consolidato il ruolo nella pratica clinica:
- Gran disponibilità di campionatura: specialmente in regioni ad elevata natalità, come è la Campania, vi è una maggiore facilità di reperimento di unità di sangue cordonale.
- Assenza totale di rischio per il donatore: sia madre che figlio non corrono alcun pericolo, essendo la raccolta effettuata a parto espletato su materiale considerato normalmente di scarto.
- Assenza di costi aggiuntivi: la procedura di raccolta non comporta spese aggiuntive di degenza o operatorie per la famiglia.
- Pronta e certa disponibilità del campione: laddove idoneo e presente in banca, il campione può essere reso disponibile in tempi rapidi, cruciale in situazioni di urgenza.
- Maggiore clonogenicità e minore reattività immunologica: le cellule staminali cordonali hanno una maggiore capacità di proliferare e inducono una minore reazione da trapianto contro l'ospite (GVHD - Graft-versus-Host Disease), un'importante complicanza dei trapianti.
- Minore rischio di trasmissione di malattie: il rischio di trasmissione di agenti patogeni, come il citomegalovirus, è statisticamente inferiore rispetto ad altre fonti di cellule staminali.
Questi benefici rendono il sangue del cordone ombelicale una risorsa estremamente preziosa e spesso preferibile in molti scenari clinici, ampliando significativamente le possibilità di cura per i pazienti.
Dati Clinici e Prospettive del Trapianto in Campania
Il fabbisogno di trapianti/anno nella regione Campania è di circa 230 TMO, dei quali il 25% (circa 57) in soggetti pediatrici, cui aggiungere 10-15 casi/anno di TMO in patologie non neoplastiche, per un totale di circa 70 trapianti/anno con necessità specifiche.
A tutt’oggi, sono stati effettuati circa 2500 trapianti nel mondo con sangue di cordone, pertanto la tecnica e i risultati sono ormai noti. Il TMO con sangue di cordone porta a risultati sovrapponibili al TMO da midollo, anche se attraverso percorsi che si differenziano in alcuni aspetti. Per esempio, può comportare una più lunga degenza in camera sterile a causa di un attecchimento ritardato, ma anche un minore grado di reazione da trapianto (GVHD). Questo equilibrio tra specificità e benefici globali continua a rendere il sangue cordonale una risorsa inestimabile per la medicina moderna.

Il Laboratorio di Manipolazione: Alta Specializzazione a Servizio della Vita
All'interno della BaSCO della Regione Campania opera un laboratorio di manipolazione altamente specializzato, un pilastro fondamentale per l'efficacia del programma di trapianto. Questo laboratorio svolge una vasta gamma di attività, sia ordinarie che di eccellenza, essenziali per la preparazione e la gestione delle cellule staminali.
Tra le attività ordinarie rientrano:
- La riduzione di volume e la criopreservazione di cellule staminali da aferesi e midollari autologhe e allogeniche, processi cruciali per la conservazione a lungo termine.
- La preparazione di DLI (Donor Lymphocyte Infusion) per il trattamento della malattia minima residua, una strategia terapeutica post-trapianto.
- La rimozione di eritrociti da sangue midollare mediante sistemi chiusi automatizzati per la gestione di incompatibilità ABO, garantendo la sicurezza del trapianto.
- La criopreservazione delle CSE da varie fonti, mantenendo la vitalità cellulare.
- Procedure di scongelamento e lavaggio di prodotti cellulari criopreservati con allontanamento del DMSO, un crioprotettore che deve essere rimosso prima dell'infusione.
- La valutazione citofluorimetrica delle cellule staminali CD34+ nel sangue periferico e nel sangue midollare nelle varie fasi di lavorazione, per quantificare e monitorare la qualità delle cellule.
- Controlli di qualità (vitalità, conta e potenziale clonogenico) su prodotti criopreservati, essenziali per l’idoneità al trapianto.
Accanto a queste, il laboratorio si distingue per attività di eccellenza che riflettono l'avanguardia della ricerca e della terapia cellulare:
- Procedure di deplezione di linfociti TCRαß/CD19 per trapianto da donatore familiare aploidentico, tecniche che permettono di ridurre il rischio di GVHD in trapianti da donatori solo parzialmente compatibili.
- Procedure di selezione positiva di cellule staminali CD34+, per isolare e concentrare le cellule di interesse terapeutico.
- Procedure di selezione positiva di cellule Natural Killer CD56+, mirate all'utilizzo di queste cellule immunitarie con potenziale anti-tumorale.
- Lo stoccaggio, la gestione e il rilascio del prodotto CAR-T in accordo con le Companies autorizzate, un'innovativa terapia cellulare genetica per alcuni tipi di cancro.
Il Laboratorio partecipa attivamente ai programmi di External Quality Assessment per Immune Monitoring e CD34 Stem Cell (UK NEQAS) e VEQ Ematologia, confermando il suo impegno nel mantenere i più elevati standard qualitativi e scientifici a livello internazionale.
L'Esperienza Umana: Il Racconto di una Mamma Donatrice
Il momento della gravidanza è per la donna certamente uno dei più belli e significativi di tutta la vita. Durante nove mesi, un’altra vita cresce dentro di noi; le trasformazioni del piccolo feto provocano cambiamenti anche nella mamma, che oltre al pancione che cresce, impara a capire perfino l’umore e lo stato d’animo del bambino che si agita dentro di lei. Attraverso il cordone ombelicale che la unisce al figlio, inoltre, una mamma non gli trasmette solo gli elementi per la crescita, ma anche sentimenti, emozioni, pensieri. Ecco perché la vita attraversa il cordone in tutti i suoi aspetti. Il sangue del cordone ombelicale è ricco di cellule staminali che potranno contribuire, una volta raccolte, a salvare altre vite. Molte donne decidono perciò di donare il sangue del cordone al momento del parto. Ecco l’esperienza di una mamma che l’ha desiderato fortemente e ci racconta come è andata.
"Care mamme, mi chiamo Laura e sono la mamma di tre meravigliosi bambini: Maria di 9 anni, Francesca di 6 e Umberto, che ora ha 5 mesi. Francesca è stata curata al Pausilipon per una leucemia linfoide acuta. Quando, dopo l’esperienza di Francesca, abbiamo saputo di aspettare un bambino, io e mio marito abbiamo subito pensato alla possibilità di donare il cordone ombelicale e alle cellule staminali da recuperare e conservare come atto d’amore dovuto non solo a Francesca, ma alla vita. Ho contattato la dott.ssa Canazio, responsabile dell’Adisco, che mi ha indicato come punti di riferimento l’Ospedale Fatebenefratelli e in particolare il dott. Iacobelli. Ma l’incontro con questo medico, pur tanto atteso, non si è mai realizzato e quindi ho seguito regolarmente le indicazioni del mio ginecologo di fiducia, che mi ha indicato un altro dottore dell’equipe del Fatebenefratelli, il quale mi ha aiutato a vivere l’evento con serenità. Dovendo sottopormi al terzo cesareo, il ricovero in ospedale è stato pianificato in anticipo, ma nonostante tutto continuavo a chiedermi se fossi riuscita nell’impresa. In sala operatoria mi praticano l’epidurale e dopo circa 10 minuti nasce il mio bambino. Nel frattempo un altro dottore si avvicina con una sacca (tipo quella per le trasfusioni) e mi spiega che tirerà tutto il liquido dal cordone ombelicale fino a riempire quella sacca. Infatti in meno di cinque minuti la sacca è colma e me la mostra compiaciuto. Era lui, il dott. Iacobelli, che con un volto rassicurante mi aveva spiegato tutto il procedimento. Così in poco più di mezz’ora ero di nuovo mamma e contemporaneamente avevo donato le cellule del cordone ombelicale che mi legava a mio figlio: tutto si era svolto senza traumi né per me né per il bambino, in modo semplice e sereno. Bisognerebbe facilitare il primo incontro delle future mamme con i medici specializzati per il prelievo del sangue del cordone ombelicale, in modo che tutte quelle che vogliono donarlo possano vivere questa scelta nella maniera più serena e ricevendo le giuste informazioni. Potrebbe essere utile inoltre promuovere la formazione di altri medici in altri ospedali, perché per una donna non è facile cambiare il proprio medico proprio nel delicato momento in cui sta per diventare mamma. È necessario far comprendere che donare il sangue del cordone ombelicale non comporta nessuna difficoltà; è solo un atto d’amore che può salvare i nostri bambini."
Questa testimonianza evidenzia la semplicità e la serenità del processo di donazione, sottolineando l'importanza di un'adeguata informazione e di un supporto medico accessibile per le future mamme.
Opzioni di Conservazione: Il Contrasto tra Pubblico e Privato
Le Banche di Sangue Cordonale (BSC) sono strutture, afferenti alla Rete Italiana delle Banche Cordonali (ITCBN), istituita ai sensi del Decreto del 18 novembre 2009, che raccolgono, validano, conservano e forniscono Cellule Staminali Emopoietiche (CSE) da sangue del cordone ombelicale a scopo di trapianto allogenico a fine solidaristico. Le banche sono autorizzate e accreditate dalle regioni di appartenenza, tenendo conto dei requisiti minimi e delle linee guida di cui all’art. 6 del decreto legislativo 6 novembre 2007. In Italia sono attive 18 Banche di sangue cordonale, a loro volta collegate con numerosi reparti di ostetricia dove è possibile effettuare la donazione e raccolta di cordone ombelicale.
Accanto a questa rete pubblica, esistono anche opzioni di conservazione privata del sangue del cordone ombelicale, spesso offerte da biobanche con sede all'estero. Un esempio è SSCB (Swiss Stem Cells Biotech), fondata nel 2005 da un gruppo di ricercatori e medici a Lugano (Svizzera), che ora è presente anche in Italia con due sedi. SSCB offre il servizio di conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale anche a donne che partoriranno a Mugnano di Napoli e in tutta Italia.
Queste banche private, come SSCB, si affidano a rigorosi standard qualitativi, tra cui le più rigorose GMP (Good Manufacturing Practices) e la certificazione FACT-NetCord, garantendo il rientro in Italia delle cellule staminali del cordone ombelicale. Il punto di forza di SSCB è la presenza sul territorio, con consulenti a disposizione anche a Mugnano di Napoli per qualsiasi necessità.
Le famiglie scelgono la conservazione privata per mettere in sicurezza la salute dei propri figli, augurando loro un percorso di vita sereno e protetto grazie alla ricerca. Alcune testimonianze riflettono questa scelta: Alessia e Patrizio hanno scelto SSCB per la sua ottima reputazione tra gli operatori qualificati del settore sanitario. Un'altra famiglia racconta l'esperienza di loro figlio Daniele, affetto da paralisi cerebrale infantile, che dopo aver ricevuto in trapianto le Cellule Staminali dalla sorella Margherita nel 2019, ha fatto progressi e ha portato una luce nuova nella vita della loro famiglia.
È fondamentale comprendere la differenza tra le due opzioni: le banche pubbliche operano per una finalità solidaristica, rendendo le cellule disponibili per qualsiasi paziente compatibile a livello globale. Le banche private, invece, offrono la conservazione delle cellule staminali per uso autologo (per lo stesso bambino) o eterologo dedicato (per un familiare, come un fratello), a fronte di un costo. Entrambe le opzioni contribuiscono, seppur con modalità e filosofie diverse, all'avanzamento delle terapie basate sulle cellule staminali, fornendo speranza e possibilità di cura per un futuro più sano.