Il Cordone Ombelicale nell'Agnellino e il Benessere Animale: Un'Analisi Approfondita

Il benessere degli animali, in particolare dei vertebrati vivi come gli agnelli, è un tema di crescente importanza, che coinvolge una vasta gamma di categorie di persone e influisce sulle scelte politiche a livello comunitario e internazionale. La protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate è disciplinata da normative specifiche, come il Regolamento CE n. 1/2005. Questo regolamento mira a prevenire lesioni o sofferenze inutili, assicurando condizioni conformi alle esigenze di benessere degli animali. Un aspetto cruciale di questa normativa riguarda i mammiferi neonati, per i quali il cordone ombelicale non completamente cicatrizzato rappresenta un criterio di inidoneità al trasporto.

Agnellino appena nato con cordone ombelicale

Il Regolamento CE n. 1/2005 e il Trasporto degli Animali

Il Regolamento CE n. 1/2005 stabilisce che "non può essere trasportato nessun animale che non sia idoneo al viaggio previsto, né le condizioni di trasporto possono essere tali da esporre l’animale a lesioni o a sofferenze inutili". Questo implica che animali con lesioni, problemi fisiologici o patologie non sono idonei al trasporto. In particolare, la norma evidenzia l'inidoneità al trasporto per i mammiferi neonati con ombelico non completamente cicatrizzato. Per i viaggi superiori alle otto ore, è vietato trasportare vitelli di età inferiore ai 14 giorni. Il regolamento vincola il sistema legislativo a un aspetto anatomo-funzionale che mette in relazione e subordina alla formazione della cicatrice del cordone ombelicale lo spostamento degli animali dall’azienda di nascita all’azienda di crescita, con conseguente cambio di destinazione d’uso della produzione primaria. Questo regolamento modifica le Direttive 64/432/CEE e 93/119/CE e il Regolamento (CE) n.1255/97.

Il Trasporto dei Vitelli: Un Caso Particolare di Interesse Economico e di Benessere

Il trasporto di vitelli assume una valenza economica particolare, dal momento in cui, mediante un processo di selezione, questi vengono separati dall'azienda in cui sono nati per essere destinati a un'altra azienda con una produzione primaria diversa da quella originaria. Generalmente, il passaggio da un'azienda all'altra avviene per trasferimento di vitelli - per lo più maschi, ma anche femmine - provenienti da un'azienda con tipologia di produzione da latte destinati a un'altra atta alla produzione di carne. Molte aziende zootecniche che operano a livello industriale sono orientate a produrre sia in termini di “qualità” che di “quantità”. Le aziende attinenti a produrre latte, ad esempio, connotano la loro produzione primaria come di “qualità” e, adottando il principio della selezione, destinano a un'altra azienda la “quantità”, e cioè i vitelli, maschi e femmine, residuati, selezionati e scolostrati per l'ingrasso. Questo processo deve avvenire nel rispetto dei tempi previsti dalla normativa sul trasporto animale, ovvero rispettando i tempi di cicatrizzazione del cordone ombelicale, processo che avviene in non meno di 10 giorni.

🐐ANIMALI D'ALLEVAMENTO🐐: Il parere dell'EFSA per il TRASPORTO

Tuttavia, studi e ricerche svolte al riguardo dimostrano come il periodo di divieto stabilito dalla normativa possa essere insufficiente affinché il trasporto di vitelli sia effettuato in condizioni ottimali di animal welfare. I tempi assegnati al trasporto di vitelli non possono basarsi solo sulla bibliografia scientifica presa in considerazione nel contesto normativo ma devono tenere conto di nuovi studi scientifici sulla materia specifica e valutare per il prossimo futuro se i tempi effettivi di cicatrizzazione del cordone ombelicale siano in effetti superiori a quelli previsti.

Tempi di Cicatrizzazione del Cordone Ombelicale: Lo Studio dell'Università di Parma

Un particolare studio svolto dai ricercatori dell’Università di Parma relativo ai tempi di cicatrizzazione del cordone ombelicale nei vitelli di razza da latte (Bursi E., Zannetti G., Palese A., “Tempi di cicatrizzazione del cordone ombelicale nei vitelli di razza Frisona”) ha analizzato il Regolamento CE n. 1/2005 per stabilirne e verificarne il nesso con la suddetta normativa sul trasporto animale. Lo studio ha preso in considerazione un numero cospicuo di vitelli i quali, una volta esaminati, danno l’idea dei tempi minimi di formazione cicatriziale dell’ombelico e di come questi siano di gran lunga superiori al tempo minimo assegnato dalla normativa relativa al trasporto di animali.

La ricerca ha rivelato che "gli animali oggetto dello studio hanno presentato tempi medi di cicatrizzazione di 30,4 giorni (range 12-64, mediana 30), con ulteriori differenze secondo il sesso e alcune pratiche di allevamento, come la medicazione del moncone ombelicale con antibiotici". Perciò, la movimentazione dei vitelli prima della cicatrizzazione dell’ombelico contrasta con le norme inerenti il benessere e la protezione di questi animali, in particolare il Regolamento (CE) n. 1/2005.

Il Processo di Cicatrizzazione

Alla nascita, il moncone del cordone ombelicale del vitello si presenta umido, flessibile, luccicante e di colore roseo-rossastro, lungo circa 10 cm. Dopo poche ore inizia il processo di disidratazione e la parte distale del cordone tende ad assumere un aspetto raggrinzito e di colore marrone scuro. Trascorso un tempo massimo di 72 ore, il cordone presenta per tutta la sua estensione un aspetto disseccato, anelastico, raggrinzito e nerastro. Durante i mesi più caldi, le modificazioni sopradescritte si sviluppano in tempi più rapidi. Anche il testo europeo di riferimento in materia, il trattato di Mornet, Espinasse e coll. (1987), conferma che i tempi di involuzione ed essiccamento del cordone ombelicale sono compresi fra 7-8 giorni per quanto riguarda proprio l’essiccamento, mentre il conseguente distacco del residuo stesso si verifica verso il 14º giorno dalla nascita.

Fasi della cicatrizzazione del cordone ombelicale

A seguito del distacco del moncone del cordone si verifica la formazione di una crosta, dopo la cui caduta si apprezza la presenza di un fine tessuto di granulazione di colore roseo, che persiste fino alla formazione della cicatrice ombelicale definitiva. In effetti, nel punto in cui il cordone essiccato si stacca, ancora secondo Mornet e coll. (1987), residua una crosta che persiste, con una lenta involuzione, fino a tutto il primo mese di vita, quando si realizza la cicatrizzazione completa e definitiva dell’ombelico, ovviamente salvo complicazioni da infezione locale. Bisogna considerare, quindi, come periodo di formazione cicatriziale completa e definitiva dell’ombelico quello oltre il 30° giorno di vita del vitello; periodo che appare nettamente in contrasto con i tempi fissati dalla normativa comunitaria affinché questi animali siano definiti idonei al trasporto.

Gestione del Vitello dalla Nascita alla Cicatrizzazione

Dal punto di vista normativo, assume importante valore la gestione del vitello dalla nascita fino al momento della cicatrizzazione del cordone ombelicale. Essenziali nella gestione del vitello alla nascita sono due momenti: la somministrazione del colostro nelle prime ore di vita dell’animale e la completa cicatrizzazione del cordone ombelicale.

L'Importanza del Colostro

Con il colostro la madre trasmette le proprie difese immunitarie al vitello, che lo proteggeranno nei primi mesi della carriera produttiva. Nei vitelli la somministrazione del colostro (direttamente dalla madre o indirettamente tramite l’allevatore) deve effettuarsi il più presto possibile - nelle prime ore di vita e comunque non oltre le 6 ore (punto 8, Allegato DLgs 533/92 e successive modifiche e integrazioni). La somministrazione ottimale è di 1 o 2 litri nelle prime ore di vita del vitello e di 3-4 litri nelle successive 24 - 36 ore. Con il colostro l’animale comincia a prendere peso, in contrapposizione al calo che è proprio dei primi giorni di vita (calo fisiologico). Inoltre, la sua spiccata azione lassativa permette all’animale di eliminare le prime feci (meconio) che sono dense e vischiose.

I vitelli nati da madri ad alta produzione di latte presentano dei rischi maggiori rispetto ai vitelli di altre razze; a causa della conformazione della mammella (capezzoli turgidi) il vitello ha difficoltà a succhiare il colostro e l’allevatore spesso non provvede a sopperire rapidamente alla somministrazione indiretta dello stesso agli animali. Inoltre il colostro di madri ad alta produzione di latte a volte è di qualità scadente: ricerche in tal senso hanno messo in risalto colostri con deficit di immunoglobuline (y-globuline < 60 g/litro) soprattutto nel periodo estivo. Simili inconvenienti vanno fronteggiati con la costituzione di banche di colostro congelato.

Patologie Ombelicali: L'Onfalite

Per quanto riguarda la cicatrizzazione del cordone ombelicale, è importante, oltre che per le funzioni vitali, anche perché evita la formazione di infezioni locali (cosiddetto “problema di stalla”), causate da una varietà di germi che colpiscono i vitelli di una settimana o di 10 giorni di età (anche se qualche volta i sintomi possono comparire a tre settimane o un mese), periodo che corrisponde alla cicatrizzazione del cordone ombelicale e quindi al divieto di trasportare i vitelli secondo quando previsto dal Regolamento comunitario n. 1/2005.

Schema delle patologie ombelicali nei vitelli

La formazione di infezioni locali viene inquadrata dal Regolamento all’Allegato I, capo I “gli animali che presentano lesioni o problemi fisiologici ovvero patologie non vanno considerati idonei al trasporto, in particolare se non sono in grado di spostarsi autonomamente senza sofferenza o di deambulare senza aiuto”. Tra le patologie ombelicali, l'onfalite è l’infiammazione del cordone ombelicale degli agnelli nei primissimi giorni di vita. I fattori predisponenti sono legati al management (scarsa igiene ambientale, insufficiente o ritardata assunzione di colostro, ecc.) e ad alterazioni a carico della regione ombelicale (emorragie, cordone troppo corto od ispessito, ecc.). I principali agenti eziologici responsabili sono: Arcanobacterium pyogenes, Streptococcus spp., Staphylococcus spp., Fusiformis necrophorum, Pasteurella spp., E. coli, ecc.

Dal punto di vista sintomatologico l’agnello presenta abbattimento, falsa cifosi (per il dolore addominale) e febbre elevata. Il tessuto attorno all’ombelico si presenta arrossato, gonfio, caldo e dolente. Negli stadi più avanzati, alla pressione fuoriesce un essudato purulento. Seguono, frequentemente, poliartrite, diarrea e setticemia.

Le Implicazioni Economiche e il Benessere Animale

Per esigenze commerciali, molti animali devono lasciare l'azienda originaria entro un lasso di tempo brevissimo ed essere trasferiti in un'altra azienda per andare a svolgere una “attitudine” diversa, prevalentemente “da carne”. Spesso la risposta aziendale è quella di ridurre i costi di gestione, per cui la tendenza è di trasportare i vitelli troppo precocemente, talora con la ferita ombelicale ancora aperta. Se si associa a questa condizione la scarsa assunzione di colostro, inevitabilmente si ha un’inadeguata competenza immunitaria del vitello nell’azienda di destinazione.

Il Regolamento prevede, all’Allegato I, capo I, Art. 2 lettere d) ed e) che i vitelli siano considerati inidonei al trasporto se la cicatrice del cordone ombelicale non è completa e definitiva, limitando il divieto temporale in non meno di giorni 10 di vita, nello spazio percorribile per distanze inferiori ai 100 km. Di supporto alla normativa c’è la bibliografia scientifica che ha fornito al legislatore europeo dati in base ai quali è stato possibile fissare i tempi di cicatrizzazione dell’ombelico, utili per normare l’autorizzazione al trasporto dei vitelli. La cicatrizzazione del cordone ombelicale risulta l’unico possibile riferimento per individuare il periodo in cui i vitelli possono essere trasferiti dall’azienda di origine (periodo non inferiore ai 10 giorni).

🐐ANIMALI D'ALLEVAMENTO🐐: Il parere dell'EFSA per il TRASPORTO

Tale riscontro è altresì evidenziato nella normativa di pari rango, “Disposizioni generali del Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 533” e nel parere scritto del Dipartimento Clinico Veterinario dell’Università di Bologna in merito alla risposta data al dott. Ivano Massirio, dirigente responsabile del Servizio Veterinario e Igiene degli Alimenti - Regione Emilia-Romagna (lettera del 22 ottobre 2004-prot. n. ASS/VET/04/37136; GD/gd Lett. 1532) relativa al quesito sull’applicazione della normativa per la tutela e il benessere dei vitelli (movimentazione dei vitelli a carne bianca).

Le Fasi della Crescita del Vitello e i Punti Critici

Nel contesto della produzione del “vitello a carne bianca”, una realtà produttiva significativa in province come Modena, Reggio Emilia e Ferrara, sono state identificate tre fasi cruciali con punti critici durante il ciclo di crescita del vitello:

  1. Gestione del vitello dalla nascita al momento della cicatrizzazione del cordone ombelicale: Questa fase è fondamentale per garantire un corretto sviluppo iniziale e prevenire patologie.
  2. Trasferimento dei vitelli dall’allevamento di origine a quello di produzione “vitello a carne bianca”, fino alle 8 settimane di vita: Il trasferimento deve avvenire in condizioni ottimali per minimizzare lo stress e il rischio di malattie.
  3. Gestione del vitello durante il ciclo per la produzione “vitello a carne bianca” dalle 8 settimane di vita alla macellazione: Questa fase si concentra sull'alimentazione e sull'ambiente per garantire la salute e la crescita dell'animale.

In merito alla cicatrizzazione, è opportuno ricordare che le strutture ombelicali sono molteplici e la loro cicatrizzazione avviene in tempi diversi. In particolare, va distinto l’ombelico interno dall’ombelico esterno. L’attenzione va posta sull’ombelico esterno sia perché rappresenta la porta d’ingresso obbligata di eventuali infezioni, sia perché è l’unica struttura valutabile ad un esame ispettivo.

Il Cordone Ombelicale nell'Agnello: Un Focus sui Primi Giorni di Vita

Anche per gli agnelli, la gestione del cordone ombelicale nei primi giorni di vita è di vitale importanza. Appena nato, l’agnello è coperto di muco e la madre lo lecca amorevolmente, per ripulirlo e stimolarlo. Le sue capacità motorie sono ancora limitate, ma la madre in quei momenti gli sta vicino. La priorità è la prima poppata. L’agnello deve succhiare il colostro della madre, fondamentale non solo come nutrimento, ma anche per avere gli anticorpi che gli serviranno per tutta la vita.

Subito dopo la nascita il cordone ombelicale si asciuga e rimane per un certo tempo attaccato. Quando mummifica diventa scuro e duro e se lo tocchi l'agnello è completamente indifferente. Se si presenta in questo modo, stai tranquillo.

Cure Neonatali e Patologie Ombelicali negli Agnelli

Oltre alla somministrazione del colostro, le cure neonatali per gli agnelli includono l'attenzione alla cicatrizzazione del cordone ombelicale. La scarsa igiene ambientale e l'insufficiente o ritardata assunzione di colostro possono predisporre gli agnelli a patologie ombelicali, come l'onfalite. L'onfalite, come descritto per i vitelli, è un'infiammazione del cordone ombelicale che può portare a gravi complicazioni, inclusa la setticemia.

Dettaglio del cordone ombelicale cicatrizzato di un agnello

In alcuni casi, il cordone ombelicale può rimanere attaccato per un periodo più lungo del previsto, come nel caso di Pasqualino, un agnellino trovato abbandonato con un pezzetto di cordone ombelicale ancora attaccato a un mese di vita. Questo può essere un segnale di una cicatrizzazione ritardata o incompleta, potenzialmente dovuta a fattori ambientali o a una gestione non ottimale.

Svezzamento degli Agnelli e Transizione Alimentare

Lo svezzamento degli agnelli è un momento molto delicato e deve essere affrontato dall’allevatore con la massima attenzione. L’allevatore deve rispettare i tempi e le esigenze dell’agnello e della madre, perché un distaccamento precoce, brusco o non adeguato potrebbe compromettere la salute e il benessere di entrambi, con ricadute negative anche sulla produzione di latte. Nelle tre settimane successive alla nascita, l’agnello sarà allattato dalla madre oppure in modo artificiale, come spesso succede negli allevamenti intensivi. Gli animali allattati dalla madre hanno una qualità della carne sicuramente migliore.

Se il piccolo viene allattato dalla madre, intorno al decimo giorno si comincia con una graduale separazione, ogni giorno per un arco di tempo più lungo finché il piccolo non resta tutta la notte lontano dalla madre. Se l’agnello verrà allattato utilizzando del latte ricostituito, è importante dare la sensazione all’animale di essere allattato naturalmente dalla madre.

Quando arriva il momento di procedere allo svezzamento degli agnelli, al latte ricostituito si inizia ad aggiungere del fieno di leguminose, ricco di proteine e fibre importantissime per la crescita. Di pari passo allo svezzamento, gli agnelli dovranno anche iniziare ad abbeverarsi con acqua e non solo con latte. Lo svezzamento degli agnelli deve avvenire in modo graduale e non troppo precocemente. Grazie ai moderni biberon e alle diverse tipologie di tettarelle, che riproducono la mammella materna in modo molto accurato, il passaggio dall’allattamento all’alimentazione adulta non è quasi mai problematico.

Alimentazione e Dentizione negli Agnelli

Per quanto riguarda la dentizione: le capre (le pecore, i bovini) hanno solo 4 incisivi sulla mandibola, non hanno canini e presentano 3 premolari e 3 molari sulla mandibola e sulla mascella (totale di 32 denti). Gli incisivi da latte erompono entro la prima settimana, ma iniziano a consumarsi solo dopo un mesetto. I premolari da latte iniziano ad erompere intorno al primo mese, mentre per i molari devi aspettare i tre mesi. Non puoi dare solo latte, devi cominciare ad integrare la sua alimentazione con cibo solido in modo da poter aiutare lo sviluppo dei prestomaci e della popolazione batterica.

Denti dell'agnello: sviluppo e alimentazione

Un agnellino che bruca lacci delle scarpe, carta, fiori finti, sedie e bucce di frutta, nonostante riceva ancora latte, indica un istinto naturale a esplorare e integrare la sua dieta. L'introduzione di fieno o, in sua assenza, di alternative appropriate per ruminanti, è fondamentale per un corretto sviluppo.

Tecnologie Innovative: Il Grembo Artificiale

Il futuro della cura neonatale e del supporto alla vita, sebbene non direttamente legato agli agnelli, offre spunti interessanti sulla comprensione dei processi di sviluppo. Un video recente ha mostrato un feto di ovino, nato prematuramente, posto all’interno di un grembo artificiale, chiamato “biobag”. Questo sistema è una sacca di plastica riempita con un fluido che simula le condizioni interne di un utero. Il feto trascorre alcune settimane in questa sacca, attrezzata con una serie di tubi connessi con il cordone ombelicale e, quindi, in grado di fornire ossigeno al sangue del feto. Successivamente, il feto verrebbe collegato a un ventilatore meccanico, che lo aiuterebbe a respirare fino a quando non si sviluppa in modo sufficiente per una respirazione autonoma.

Ad oggi nessun feto umano ha mai ricevuto questo trattamento, ma si spera che questa tecnologia possa in futuro essere utilizzata per supportare meglio i bambini nati a metà del secondo trimestre, già a 22 o 23 settimane dall’inizio della gravidanza. Attualmente, i bambini nati così presto hanno poche possibilità di sopravvivere - circa il 50% - e i dispositivi che li tengono in vita possono causare danni gravi e permanenti. Il “biobag” è stato sperimentato al Children’s Hospital di Philadelphia dal dottor Alan Flake, chirurgo pediatrico e fetale. Questa tecnologia, pur essendo ancora in fase di sviluppo e sperimentazione, evidenzia l'importanza critica del cordone ombelicale come via di nutrimento e ossigenazione per il feto e il neonato, e la complessità dei processi di sviluppo che avvengono prima della nascita.

Schema del grembo artificiale (biobag)

Abbandono e Recupero: La Storia di Basilico

La sensibilità verso il benessere animale si manifesta anche in situazioni di abbandono e recupero. La storia di Basilico, un agnellino trovato abbandonato a Roma con il cordone ombelicale ancora attaccato, è un esempio commovente. L'agnellino, di appena due giorni, era stato "dimenticato" e destinato a un futuro crudele. Grazie all'intervento di una famiglia e di Animal Equality, Basilico è stato salvato e accolto al rifugio The Green Place, un'oasi per animali salvati da situazioni difficili.

Questo episodio sottolinea l'importanza della cura e della protezione degli animali fin dai primi giorni di vita, inclusa la gestione del cordone ombelicale, e come l'abbandono possa esporre i cuccioli a rischi significativi. La storia di Basilico è un esempio di collaborazione che ha portato al salvataggio di un cucciolo e ha evidenziato come la sensibilità e l'azione umana possano fare la differenza nel garantire il benessere animale.

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