La vaccinazione eterologa: Scienza, strategia e gestione nel panorama sanitario

In ambito Covid-19, parlare di vaccinazione eterologa significa fare la prima dose con un vaccino e la seconda dose con uno diverso. Il presente articolo fa riferimento alle conoscenze e ai dati epidemiologici disponibili a Novembre 2021. La pratica della vaccinazione eterologa non è una novità assoluta; al contrario, la somministrazione di prodotti che hanno una diversa composizione chimica è stata approvata ed è da tempo utilizzata con diverse modalità in Francia, Canada, Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia e Regno Unito. Come ha giustamente osservato l'esperto del Comitato Tecnico Scientifico, Fabio Ciciliano, "la somministrazione eterologa di vaccini non è una novità nel panorama della profilassi delle malattie".

rappresentazione schematica del funzionamento dei vaccini a vettore virale e a mRNA

Le origini storiche e il principio scientifico

Il primo vaccino eterologo è stato studiato e condotto a Parigi, ben 34 anni fa. Si parla di due vaccini diversi contro l’HIV: i risultati della sperimentazione avevano subito suggerito che l’idea era buona. Da allora, 1987, grazie all’ “apripista” Daniel Zagury la ricerca sull’HIV continua a battere la strada della vaccinazione eterologa. Lo stesso discorso viene attuato anche alla ricerca per sconfiggere il virus della tubercolosi, dell’Epstein-Barr, dell'Ebola e di altre malattie infettive e contagiose, causate non solo da virus ma anche da batteri.

Nel caso del Sars-CoV-2, in realtà, i Russi con il vaccino Sputnik avevano già realizzato il primo esempio di vaccinazione eterologa: infatti, l’adenovirus della prima dose è diverso da quello della seconda. I vettori adenovirali utilizzati sono l’adenovirus umano di tipo 26 (Ad26) per la prima dose e l’adenovirus ricombinante di tipo 5 (Ad5) per la seconda dose. Le analisi dei dati di fase tre, condotte finora, dimostrano un’efficacia del 91,6% e una buona tolleranza.

La validità della campagna “eterologa” si fonda sulla possibilità di sfruttare i vantaggi di più tipologie di vaccino. I ricercatori di tutto il mondo che si stanno impegnando a sviluppare vaccini efficaci contro il Covid-19 hanno provato tutte le combinazioni possibili negli animali. Alla fine, però, sono giunti all’uomo, concludendo che la vaccinazione eterologa consente al sistema immune di riconoscere e neutralizzare l’agente infettivo estraneo in sedi diverse all’interno del nostro corpo, aumentando di conseguenza l’efficacia della vaccinazione.

Il meccanismo del "Mix and Match" contro il Covid-19

Nel caso del Covid-19, fare il mix di due vaccini sfrutta le peculiarità di ciascuno. Ad esempio, il vaccino VaxZevria, prodotto da AstraZeneca, stimola la produzione di linfociti T (“killer”) che attaccano le cellule infettate dal virus per poi distruggerle. I vaccini a mRNA, invece, stimolano soprattutto una risposta anticorpale. Queste conoscenze derivano da uno studio spagnolo condotto su 663 persone con meno di 60 anni, che avevano ricevuto AstraZeneca in prima dose e, dopo 8 settimane, Pfizer-BioNTech in seconda dose. I dati preliminari ottenuti in test di laboratorio, annunciati il 18 maggio, hanno provato che la vaccinazione eterologa è altamente immunogenica: la produzione di anticorpi contro il Sars-CoV-2 è ancora più efficace rispetto a quella innescata dalla vaccinazione omologa (e cioè prima e seconda dose con lo stesso vaccino).

In un lavoro pubblicato su Nature Medicine, recentemente, gli autori dimostrano che la vaccinazione eterologa rafforza entrambe le risposte immunitarie, umorale e cellulare. Uno studio svedese, pubblicato sul The New England Journal of Medicine, afferma che il vaccino ad mRNA Pfizer riesce a ri-stimolare in maniera efficace la produzione di cellule B della memoria specifiche per il SARS-CoV-2, inizialmente prodotte grazie al vaccino VaxZevria di AstraZeneca.

Vaccinazione eterologa. Che cosa sappiamo e perché è vantaggiosa

Efficacia contro le varianti e protezione a lungo termine

I dati tedeschi, ottenuti nel Dipartimento di virologia dell’Università di Ulm, hanno analizzato 26 persone che hanno ricevuto come prima dose AstraZeneca, e dopo 8 settimane come seconda dose Pfizer. La risposta immunitaria sviluppata è stata molto potente, così come la reattività delle cellule T contro Sars-CoV-2 molto aumentata. Inoltre, i risultati ottenuti da test di laboratorio hanno dimostrato che queste persone hanno sviluppato immunità anche nei confronti delle varianti alfa, beta e delta: infatti, l’analisi del siero ottenuto dai soggetti trattati con due vaccini diversi è capace di inattivare le pericolose varianti del virus.

Sulla variante Delta (B.1.617.2), che ha dominato le infezioni in gran parte del mondo, studi pubblicati su Cellular & Molecular Immunology e The Lancet documentano che il mix di vaccini Pfizer e AstraZeneca amplifica la protezione rispetto alla vaccinazione omologa. Infine, dati recenti affermano che il "mix and match" sia efficace anche nel caso della terza dose: a chi è stato somministrato il vaccino monodose di J&J o le due dosi di AstraZeneca viene consigliato un "booster" con un vaccino diverso, in particolare a mRNA.

Gestione clinica e reattogenicità

La maggior preoccupazione di tutti è se sottoporsi a vaccinazione eterologa aumenti gli effetti avversi rispetto alla omologa. Partiamo dal presupposto che nessun vaccino è privo di effetti collaterali, seppur lievi. La vaccinazione eterologa sembra effettivamente provocare qualche disturbo in più rispetto a quella con due dosi dello stesso vaccino: l’effetto avverso più comune (34%) è la febbre, che si manifesta soprattutto dopo la seconda dose. Poi ci possono essere stanchezza, dolori articolari e muscolari, nel 20-30% dei casi. Ciascun disturbo, comunque, scompare in pochissimi giorni e nessun partecipante allo studio inglese ha dovuto essere ricoverato.

È fondamentale precisare che le due dosi di vaccino - anche se effettuate con farmaci differenti - non si mischiano fra loro, in quanto fra prima e seconda somministrazione intercorre un periodo di tempo tale per cui, al momento della seconda inoculazione, i componenti del primo vaccino somministrato non sono più presenti all'interno dell'organismo.

infografica che illustra la gestione dei sintomi comuni post-vaccinazione

Applicazioni territoriali e sfide comunicative

In Italia, la campagna vaccinale ha attraversato fasi complesse, caratterizzate da aggiornamenti normativi, incertezze comunicative e una costante ricerca di sicurezza ed efficacia. La Regione Campania, ad esempio, ha implementato la strategia eterologa con particolare attenzione per i cittadini al di sotto dei 60 anni che avevano ricevuto una prima dose di Vaxzevria, al fine di evitare le rare, ma possibili, reazioni avverse segnalate in questa fascia d'età.

Tuttavia, la gestione della comunicazione è stata un punto critico. Come sottolineato da diverse figure istituzionali e scientifiche, la necessità di ricostruire il rapporto di fiducia verso lo Stato è emersa con forza. Il dibattito ha toccato anche il tema dell'obbligatorietà rispetto alla libera scelta: se da un lato il cittadino ha il diritto di essere informato, dall'altro la complessità della pandemia richiede che le scelte politiche poggino saldamente sul metodo sperimentale della scienza.

L'errore commesso dal Cts, in una visione retrospettiva, non è stato tanto l’aver scelto la strada dei due vaccini diversi, quanto l’essere arrivato troppo tardi a questa decisione, quando ormai tanti altri Paesi dell’UE e del mondo lo stavano già facendo da mesi. Le vicende legate al vaccino AstraZeneca hanno avuto un impatto significativo sul livello di fiducia dei cittadini; la sfida, dunque, non è stata solo clinica, ma anche di trasparenza nella rendicontazione dei dati sanitari.

Verso un nuovo approccio alla profilassi

La strategia eterologa, pur avendo suscitato inizialmente dubbi, si è dimostrata uno strumento essenziale per garantire la massima copertura vaccinale possibile, bilanciando sicurezza, efficacia e accettabilità da parte della popolazione. Le evidenze attuali suggeriscono che "ibridare" le dosi porta a un maggiore effetto copertura. Guardando al futuro, è possibile che si stia andando incontro a una trasformazione della gestione pandemica, tanto che si è ipotizzato di unire, nel tempo, la vaccinazione anti-Covid con quella antinfluenzale, rendendo la pratica del mix vaccinale una componente ordinaria della sanità pubblica.

L'Istituto Mario Negri, nella persona di Giuseppe Remuzzi, ha espresso gratitudine nei confronti dei ricercatori spagnoli, inglesi e tedeschi: senza il loro impegno e la loro determinazione non sapremmo nulla né dell’efficacia né della sicurezza delle combinazioni dei vaccini per contrastare il virus. Sebbene nessuno di questi studi sia perfetto e nel mondo ideale servirebbero centinaia di migliaia di persone seguite con diverse combinazioni, la scienza procede attraverso l'analisi delle evidenze disponibili, dai laboratori agli studi sull'uomo, per offrire soluzioni concrete alle emergenze globali.

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