Flussimetria Fetale a 32 Settimane: Significato Clinico e Valori di Riferimento per la Salute del Feto

La gravidanza è un percorso complesso e meraviglioso, durante il quale il monitoraggio costante della salute fetale assume un ruolo di primaria importanza. In particolare, la flussimetria fetale, o Doppler-flussimetria, rappresenta una delle metodiche più avanzate e significative per valutare il benessere del nascituro, specialmente in epoche gestazionali avanzate come la 32ª settimana. Questo esame consente di studiare il flusso sanguigno in diversi vasi fetali e materni, fornendo informazioni cruciali sulla funzionalità placentare e sugli adattamenti fetali a eventuali condizioni di stress. Comprendere il significato di questi valori e i loro intervalli di normalità è fondamentale sia per i clinici che per le future mamme.

Definizione e Implicazioni della Restrizione della Crescita Fetale (FGR)

Uno degli scenari clinici in cui la flussimetria fetale si rivela indispensabile è la Restrizione della Crescita Fetale, nota come FGR (Fetal Growth Restriction) o IUGR (Intra Uterine Growth Restriction). Questi due termini sono utilizzati come sinonimi in letteratura, ma la definizione di FGR è quella prevalente. Si intende per FGR un feto che ha manifestato in utero, in seguito ad osservazioni seriate della crescita in rapporto a curve di accrescimento di riferimento, un rallentamento o un arresto del potenziale di crescita. Questa condizione si manifesta tipicamente con valori della circonferenza addominale e del peso stimato al di sotto del 10° percentile, spesso associati ad alterazioni del liquido amniotico e delle flussimetrie.

La FGR definisce quindi l'incapacità del feto di raggiungere il proprio potenziale di crescita a causa di un fattore patologico, più comunemente la disfunzione placentare. Nei feti piccoli con FGR, si verifica una riduzione degli scambi ossigenativi-metabolici con conseguente rischio di esito potenzialmente sfavorevole. L'importanza di questa patologia è infatti legata più che al basso peso del feto alla elevata morbilità e mortalità fetale e perinatale che ne consegue.

La prima sfida nel percorso diagnostico dei difetti di crescita fetali è differenziare i Feti SGA (Small for Gestational Age), ovvero feti piccoli ma sani, dai Feti FGR, che sono piccoli con vera restrizione della crescita e il cui benessere è in pericolo a causa di un ambiente intrauterino ostile. Come illustrato dagli specialisti, si definisce ritardo di crescita una situazione in cui il peso fetale è inferiore al 10° percentile per l’epoca gestazionale. Naturalmente, in questa definizione sono compresi anche i feti costituzionalmente piccoli, per esempio nati da genitori di bassa statura. Con il termine ritardo di crescita intrauterino si intende più precisamente una crescita fetale rallentata rispetto ai controlli precedenti. Il concetto fondamentale è che il centile a cui appartiene un feto ha relativa importanza finché la crescita è regolare, cioè procede stabilmente sempre sulla stessa linea.

La FGR può essere classificata in base al momento dell'insorgenza. La FGR ad esordio precoce si riferisce a feti identificati prima della 32ª settimana di gestazione. Questa è considerata una forma grave in quanto comunemente associata a una funzione placentare anormale e a un precoce deterioramento delle funzioni fetali con conseguente parto pretermine. Le gravidanze con FGR ad esordio precoce sono a più alto rischio di preeclampsia e morbilità e mortalità perinatali.

Valutazione Biometrica e Curve di Crescita Fetale: Il Fondamento della Diagnosi

La diagnosi di ritardo di crescita è esclusivamente ecografica. Tuttavia, l'esame clinico è fondamentale per porre il sospetto: ad ogni visita il ginecologo esegue la palpazione dell’addome materno e la misura della distanza sinfisi-fondo (cioè la misura della lunghezza dell’utero) mediante un comune metro da sarta per avere un’idea della crescita fetale.

Fondamentale è essere in possesso di un’ecografia che dia una datazione precisa della gravidanza. Nel primo trimestre (tra 7 e 13 settimane + 6 giorni), il parametro biometrico più attendibile per la stima dell'epoca gestazionale è la misurazione della lunghezza vertice-sacro (CRL). Se vi è una discrepanza di 7 giorni o più tra età gestazionale anamnestica (in base all'ultima mestruazione, LMP) ed età gestazionale ecografica (basata sulla misura del CRL) bisogna ridatare l'epoca gestazionale secondo le Linee Guida SIEOG. La ridatazione dell'epoca gestazionale quando vi è discordanza LMP/CRL si effettua se viene confermata la normale crescita dell'embrione su due esami ecografici a distanza di due settimane e si può formulare diagnosi di difetto di crescita solo quando nel successivo controllo ecografico il CRL corrisponde ad una età gestazionale di almeno 5-7 giorni in meno.

Nel secondo trimestre (da 14 + 0 a 27 + 6 settimane), in genere a > 24 settimane di gestazione, l'epoca gestazionale e nello specifico il peso fetale stimato (EFW) viene calcolato col nomogramma della formula di Hadlock. Questa formula utilizza le misurazioni ecografiche del diametro biparietale (BPD), circonferenza cranica (HC), circonferenza addominale (AC) e lunghezza del femore (FL). Il range di normalità è quello compreso tra il 10° e il 90° percentile per una data epoca gestazionale. Allo stato attuale è ritenuto dai vari Autori che una circonferenza addominale inferiore al 10° percentile per l'epoca gestazionale è il parametro più sensibile per l'individuazione dei feti SGA/FGR.

Il parametro dei centili può variare un po' a seconda della curva di crescita di riferimento utilizzata, ma si parla di minime variazioni in caso di crescita fetale regolare. In base alla corretta datazione può essere definito ritardo di crescita una biometria inferiore al 10° centile per epoca gestazionale.

Curve di crescita fetale con percentili

La valutazione della crescita fetale mediante l'uso di grafici consente di individuare quei feti che, deviando dalla curva, non raggiungono il loro potenziale di crescita. Normalmente si considera come ridotta velocità di crescita una deflessione di > 50° percentili della circonferenza addominale o del Peso Fetale Stimato (EFW) in esami ecografici consecutivi. Allo stato, a livello nazionale, non c'è chiarezza su quali curve di riferimento utilizzare (Linee Guida SIEOG 2021).Quando tutti i parametri biometrici (cranio, addome e femore) sono ridotti si parla di ritardo di crescita simmetrico, mentre nel caso in cui sia presente una marcata riduzione solo della circonferenza addominale (CA) si è di fronte a un ritardo di crescita asimmetrico. Nella maggior parte dei casi un ritardo di crescita precoce (da cause genetiche o cromosomiche) è simmetrico, mentre un ritardo di crescita tardivo (da cause placentari) risulta asimmetrico. Nell'adulto, quando ci si mette a dieta, la parte che "dimagrisce" è la pancia. Nel caso del feto, i nutrienti vengono inviati preferenzialmente verso cuore e cervello, gli organi detti “nobili”, mentre i visceri addominali, in particolare il fegato, ricevono meno nutrienti.

Il Ruolo del Liquido Amniotico nella Diagnosi di FGR

La valutazione della quantità di liquido amniotico è di aiuto nella diagnosi di FGR. L'oligoidramnios, una condizione di ridotto liquido amniotico, è presumibilmente dovuto alla diminuzione della minzione fetale come conseguenza della ridistribuzione del flusso sanguigno dai reni verso organi più sensibili all'ipossiemia fetale come encefalo e cuore. L'oligoidramnios è uno dei segni distintivi nella diagnosi di FGR ed è associato a un esito negativo quando l'EFW è <3° percentile per l'età gestazionale.Il polidramnios, invece, aumenta il rischio di aneuploidia (in particolare trisomia 18) e di sindromi genetiche. In questi casi è consigliabile una consulenza genetica e l'Array-CGH. Lo screening per la diagnosi di FGR prevede, oltre alla valutazione della crescita fetale (CA < 10° percentile - EFW < 10° percentile), anche la valutazione della quantità di liquido amniotico.

L'Importanza della Flussimetria Doppler nel Monitoraggio Fetale

La velocimetria Doppler, o Doppler-flussimetria, è la più importante metodica oggi disponibile per valutare lo stato di salute intrauterino del feto, specialmente a partire dalla 32ª settimana di gravidanza. Essa analizza alcune caratteristiche di diversi vasi fetali calcolando il loro indice di pulsatilità (P.I.) e l'indice di resistenza (R.I.). Lo scopo di tale esame è quello di individuare precocemente l'insorgenza di una ipossia cronica nel feto e di scongiurare l'insorgenza di una condizione di asfissia e di danno ipossico ischemico cerebrale. L'esame è di fondamentale importanza sia nel monitoraggio della gravidanza fisiologica che di quella a rischio. L'esecuzione della flussimetria fetale, che prende di solito dai 15 ai 30 minuti, non è fastidiosa e si esegue a vescica vuota, con una sonda addominale, utilizzando un Doppler pulsato e un ecocolor Doppler.

La continua evoluzione delle conoscenze fisiopatologiche e la sempre maggiore applicazione della velocimetria Doppler nello studio della restrizione della crescita fetale sono oggetto di confronto scientifico e le raccomandazioni che ne conseguono sul loro utilizzo sono anch'esse in rapida evoluzione.

ECOGRAFIA: LA FLUSSIMETRIA

La Flussimetria delle Arterie Uterine: Indicatori di Salute Placentare

La flussimetria delle arterie uterine consente di valutare la funzione utero-placentare. Ha validità prevalente tra la 20ª e la 24ª settimana di gestazione. Nel primo trimestre di gravidanza, quando le arterie spirali invadono il trofoblasto, le arterie uterine passano da vasi ad alta resistenza a vasi a bassa resistenza con conseguente aumento del flusso sanguigno. Ciò permette di stabilire un flusso a bassa resistenza adeguato alla perfusione della placenta. Se questo processo, che si completa intorno alla 20ª settimana di gestazione, non si verifica normalmente, la mancata trasformazione delle arterie uterine da vasi ad alta resistenza in vasi a bassa resistenza condiziona un'inadeguata invasione trofoblastica delle arterie spirali con conseguente circolazione ad alta resistenza e aumento del PI nelle arterie uterine.

In presenza di un difetto di crescita, la persistenza di un PI medio delle arterie uterine elevato (PI medio > 95° percentile per epoca gestazionale) è associata a insufficienza placentare. L'eventuale successiva normalizzazione degli indici di velocità di flusso risulterà ancora associata ad un aumentato rischio di neonato FGR. L’aumento del PI nelle arterie uterine provoca un aumento delle resistenze nella vascolarizzazione placentare con conseguente riduzione della superficie placentare disponibile per lo scambio di ossigeno e nutrienti, cui segue un progressivo aumento del PI nelle arterie ombelicali (UAPI).

Come ogni onda flussimetrica arteriosa, anche questa presenta una fase di maggiore flusso durante la contrazione ventricolare (flusso sistolico) ed una fase di flusso a velocità ridotta durante il rilasciamento ventricolare (flusso diastolico). Nel caso di una placenta correttamente sviluppata, le arterie uterine presenteranno un flusso adeguato anche durante la diastole, mentre nel caso di insufficienza placentare la differenza tra flusso sistolico e flusso diastolico sarà maggiore e potrà essere presente un’incisura nel flusso all’inizio della diastole, chiamato notch. PI e RI sono degli indici che esprimono numericamente il rapporto tra flusso sistolico e diastolico. Naturalmente, la presenza di arterie uterine alterate non significa presenza di malattia, solo maggiore probabilità di sviluppare ritardo di crescita o pre-eclampsia. Più precisamente, la presenza di arterie uterine normali a 24 settimane indica che in meno dell’1% dei casi la gestante svilupperà preeclampsia o ritardo di crescita. La flussimetria delle arterie uterine esprime l'adattamento dei vasi dell'utero alla presenza della placenta. Se questo fenomeno non avviene, o avviene parzialmente, ci si può aspettare un ridotto accrescimento fetale e talvolta un'ipertensione arteriosa della gestante.

Un indice di resistenza delle arterie uterine elevato comporta il 30% delle possibilità che si instauri un difetto di accrescimento del feto e/o di un'ipertensione arteriosa della gestante. Per valutare il Doppler dei vasi materni secondo la recente letteratura scientifica si fa la media del PI delle due arterie Uterine. Ad esempio, un PI medio di 0,58, corrispondente al 21° centile, indica una normale invasione trofoblastica. L'uso della cardioaspirina risponde allo scopo di rendere il sangue "più fluido", grazie all'effetto sui tempi e le caratteristiche della coagulazione, e quindi di migliorare la circolazione placentare. La decisione sull'assunzione di tale medicinale, data la complessità e le diverse opinioni in campo medico, deve essere sempre demandata al ginecologo di fiducia che ha una visione completa della storia clinica della paziente.

Flussimetria arteria uterina con notch

La Flussimetria delle Arterie Ombelicali: Il Cuore della Circolazione Feto-Placentare

La flussimetria dell’arteria ombelicale rappresenta lo strumento più efficace per individuare tra i feti con ritardo di crescita quelli a maggior rischio di sviluppare ipossia, ovvero ridotto apporto di ossigeno. L'arteria ombelicale, come per le arterie uterine, permette di valutare gli indici flussimetrici detti P.I. e R.I. Il flusso nell’arteria ombelicale è correlato al corretto sviluppo placentare sul versante fetale, cioè ci dice come funziona la placenta.Nel feto, il primo cambiamento emodinamico in caso di insufficienza vascolare placentare è una riduzione del flusso venoso ombelicale con conseguente ridistribuzione del flusso venoso dal fegato al cuore fetale. Le dimensioni del fegato diminuiscono causando un ritardo di crescita della circonferenza addominale fetale che è il primo segno biometrico di feto FGR.

L’insufficienza vascolare placentare, inizialmente caratterizzata dall’aumento dell'UAPI, può peggiorare passando, nella fase terminale, da un flusso diastolico ridotto in arteria ombelicale (PED) ad un flusso assente (AED) o invertito (RED). Il flusso diastolico invertito (reverse-flow) rappresenta una condizione particolarmente a rischio di morte in utero e come tale deve essere gestita.La velocimetria Doppler dell'arteria ombelicale non è raccomandata per lo screening della popolazione generale, mentre è raccomandata nella popolazione ad alto rischio per l'identificazione dei ritardi di crescita e per il monitoraggio delle gravidanze complicate da ritardo di crescita. Le Linee Guida del RCOG, SOGC e CNOGF raccomandano l'esecuzione della velocimetria Doppler dell'arteria ombelicale quale modalità primaria di monitoraggio delle gravidanze complicate da ritardo di crescita intrauterino in quanto in grado di ridurre la morbilità perinatale e anche al fine di valutare la necessità di anticipazione del parto.

Adattamenti Fetali all'Ipossia: L'Arteria Cerebrale Media e il "Brain Sparing Effect"

Nelle fasi avanzate dell'insufficienza vascolare placentare, il feto attua dei meccanismi di compenso all'ipossiemia con modifiche emodinamiche che interessano le arterie cerebrali, il dotto venoso e altri distretti vascolari. Il flusso nelle arterie cerebrali medie è un flusso ad alta resistenza con valori medi del PI di 1,5-1,6 ± 0,2 DS durante il terzo trimestre di gravidanza. In caso di ritardo di crescita, il feto ridistribuisce il flusso di sangue verso quegli organi che necessitano maggiormente di ossigeno e nutrienti per svilupparsi correttamente, come il cuore ed il sistema nervoso centrale. Tale processo è chiamato centralizzazione del circolo.

Per questo motivo, le arterie cerebrali, come risposta emodinamica all'ipossia fetale, vanno incontro a vasodilatazione (Brain Sparing Effect) che alla velocimetria Doppler si evidenzia come diminuzione dell'indice di pulsatilità nell'arteria cerebrale media (MCA-PI). Tale meccanismo di compenso, che si realizza mediante il rilevamento della tensione di ossigeno nei vasi cerebrali, si innesca anche in altri letti vascolari come le arterie coronarie e le ghiandole surrenali. In risposta all'ipossia, il surrene fetale produce catecolamine che agiscono sulle arteriole precapillari provocando vasodilatazione dei distretti coronarico e cerebrale (Brain Sparing Effect) e vasocostrizione nei distretti cutaneo, splancnico e polmonare. Da un punto di vista clinico, la modificazione dell’arteria cerebrale media dimostra che il feto sta cercando di compensare il ridotto apporto di ossigeno.

Effetto Brain Sparing nel feto

Il Dotto Venoso: Un Indicatore Tardivo di Scompenso Fetale

Il dotto venoso è un vaso che porta sangue ossigenato dalla placenta, ricco di ossigeno e nutrienti, verso l'atrio destro del cuore fetale. In caso di ipossia fetale, la stimolazione dei chemocettori per la PO2 e la PCO2 presenti nell’istmo provoca la progressiva dilatazione del dotto venoso al fine di aumentare il flusso sanguigno verso il cuore. Come tutti i vasi venosi, esso presenta un flusso in direzione del cuore che in condizioni di normalità mantiene tale direzione durante tutto il ciclo cardiaco. Col perdurare dell'ipossia, il cuore va incontro allo scompenso, aumenta la pressione in atrio destro per l'elevato postcarico cardiaco conseguente all’aumento della resistenza vascolare placentare e di conseguenza rallenta il passaggio di sangue nel dotto venoso con progressivo aumento della pulsatilità fino alla assenza ed inversione dell'onda "a".

Da un punto di vista clinico, questa valutazione è molto importante perché in caso di arteria ombelicale patologica (flusso diastolico assente o invertito), un’onda "a" normale nel dotto venoso conferma un quadro di compenso fetale, mentre un’onda "a" assente o invertita mostra lo scompenso fetale (riduzione critica dei livelli di ossigeno). Il dotto venoso è l’ultimo parametro che si altera nel ritardo di crescita. Un dotto venoso alterato è una condizione di altissimo rischio di esito avverso (morte in utero o dopo la nascita). Fortunatamente, nella maggior parte dei casi si ha la possibilità di identificare le situazioni maggiormente a rischio ben prima di arrivare al dotto venoso alterato, che è un quadro che si osserva molto raramente.

Altri Vasi Fetali: L'Aorta Fetale

L'indice di pulsatilità (PI) in aorta è anch’esso correlato alla prognosi fetale. Il flusso in aorta, dopo la 20ª settimana di gestazione, è caratteristicamente un flusso ad alta resistenza con valori di P.I. attestati intorno a 2,0. Il flusso aortico viene studiato valutando la fase telediastolica EDF (end diastolic flow): in condizioni patologiche la EDF può scomparire (EDF 0) o essere negativa (EDF -). In presenza di una condizione di ipossia cronica con iposviluppo asimmetrico del feto si ha un aumento del P.I.

Il Rapporto Cerebro-Placentare (CPR): Un Indice Composito

Nella diagnostica dei feti FGR ad esordio tardivo può essere utilizzato anche il rapporto cerebro/placentare (CPR), che viene calcolato dividendo gli indici di pulsatilità o resistenza dell'arteria cerebrale media per quelli dell'arteria ombelicale (CPR = MCA-PI/UAPI). Sono stati proposti diversi valori soglia di CPR per predire l'esito avverso (<1, <1,05, ?1,08, <5° percentile); un CPR basso indica una ridistribuzione del flusso sanguigno fetale (brain sparing). Nella FGR ad esordio tardivo, la riduzione del CPR può essere l'unico cambiamento Doppler presente. Tuttavia, studi più recenti sembrano però dimostrare che il CPR non aggiunge alcun valore predittivo per l'esito perinatale avverso rispetto ai flussi in arteria ombelicale.

Cause della Restrizione della Crescita Fetale

Le cause della restrizione della crescita fetale possono essere materne, placentari e fetali.Le cause materne includono condizioni come l'ipertensione gestazionale materna e il ritardo di crescita fetale che rappresentano diverse manifestazioni di una malattia comune: l’insufficienza placentare, a volte definita difetto di placentazione. Durante il proprio sviluppo la placenta invade la parete delle arterie materne che portano sangue all’utero trasformandole in vasi più grandi e meno rigidi in grado di aumentare l’apporto di ossigeno e nutrienti al feto. Quando questo processo non avviene correttamente una placenta inadeguata alle necessità del feto determina ritardo di crescita. Sul versante materno, ad un iniziale tentativo di compenso con un aumento di pressione arteriosa per incrementare l’afflusso di nutrienti, può far seguito un danno vascolare non solo utero-placentare, ma multiorgano con sviluppo di gestosi o preeclampsia (ipertensione e proteinuria - proteine nelle urine- ) con rischi per la salute sia materna che fetale.Tra le cause fetali di FGR, circa il 10% dei feti FGR presenta anomalie congenite e dal 20 al 60% dei bambini malformati sono SGA. In presenza di un feto con restrizione della crescita bisogna eseguire un esame ecografico dettagliato comprendente anche una ecocardiografia fetale in caso di dubbi sulla normalità del cuore e considerato il rischio di aneuploidie è indicato anche un esame citogenetico prenatale, in particolare Array-CGH.

Varie infezioni possono essere associate a FGR, tra cui citomegalovirus, toxoplasmosi, rosolia, varicella, herpes simplex, sifilide, virus zika, e malaria (nelle zone endemiche). Il Covid-19 non sembra essere associato a una maggiore prevalenza di FGR, tuttavia, una revisione sistematica e una meta-analisi di studi di qualità relativamente alta hanno rilevato un aumento del rischio di preeclampsia, parto pretermine e natimortalità tra le persone in gravidanza con infezione da SARS-CoV-2 rispetto a quelle senza. Tra le persone in gravidanza con COVID-19, la malattia grave è stata associata a preeclampsia, parto pretermine, diabete gestazionale e basso peso alla nascita rispetto a quelle con malattia lieve.

È stato osservato che alcuni Feti SGA con Doppler-flussimetria feto-placentare normale vanno comunque incontro a problemi placentari come invecchiamento e fenomeni di ipovascolarizzazione, alterato flusso nella vena ombelicale, alterata emodinamica materna, sofferenza fetale e maggiore incidenza di taglio cesareo rispetto ai Feti AGA (Appropriate for Gestational Age). In questi casi, è stato ipotizzato l'esistenza di un sottogruppo di feti SGA che soffrono di una crescita "stentata" e si adattano ad un ambiente nutrizionale povero.

Flussimetria Fetale a 32 Settimane: Approfondimenti e Valori Normali

Come indicato dalla sua descrizione, la flussimetria fetale dalla 32ª settimana di gravidanza fino al termine è un esame cruciale. Si esegue a vescica vuota, con una sonda addominale, utilizzando un Doppler pulsato e un ecocolor Doppler. Questo esame è la più importante metodica oggi disponibile per valutare lo stato di salute intrauterino del feto. Il suo scopo primario è individuare precocemente l'insorgenza di un'ipossia cronica nel feto e prevenire l'asfissia e il danno ipossico ischemico cerebrale.

I valori flussimetrici, come gli indici di pulsatilità (PI) e di resistenza (RI) dei diversi vasi, sono interpretati in relazione all'età gestazionale e a curve di riferimento standardizzate. Ad esempio, per le arterie cerebrali medie, i valori medi del PI si attestano intorno a 1,5-1,6 ± 0,2 DS durante il terzo trimestre di gravidanza. I valori biometrici, come il peso stimato di 1414 kg a 29+5 settimane, possono indicare un accrescimento armonico e ben al di sopra della media, come evidenziato da specialisti che rassicurano sulla buona crescita del bambino basandosi su tali dati. I valori riportati in un'ecografia sono perfettamente normali se valutati sulle curve di crescita attualmente maggiormente in uso a livello internazionale (es. intergrowth21).

La flussimetria fetale, come ogni esame diagnostico, ha i suoi limiti: non può escludere e predire tutto. Il benessere materno-fetale viene valutato dal ginecologo di fiducia non solo con l'ecografia, ma con l'insieme degli esami che si eseguono nella gravidanza. La tranquillità della gestante e la fiducia nel medico curante sono elementi fondamentali durante questo periodo.

Alcune condizioni, come una lieve ectasia dei bacinetti renali bilateralmente (es. 5mm) rilevata nel feto, possono generare preoccupazione. Tale riscontro è considerato da alcuni un "soft marker" di possibile cromosomopatia, ma quando è riscontrato come segno isolato, con la normalità di tutti gli altri parametri, è generalmente irrilevante. Questi sono esempi di come l'interpretazione dei singoli risultati debba sempre avvenire nel contesto clinico più ampio e non isolatamente.

Monitoraggio Avanzato e Scelta del Momento del Parto

Il profilo biofisico è un esame "composito" che solitamente va eseguito dopo la 34ª settimana di gestazione, ma in casi particolari può essere necessario effettuarlo in epoca più precoce. Si eseguono infatti tre osservazioni biofisiche: la biometria fetale (o auxologia), la flussimetria e la cardiotocografia (CTG) e si sommano i risultati. La biometria misura il feto in tutti quei distretti che sono indicativi del suo stadio di sviluppo. Per la cardiotocografia si applicano sull'addome materno due fasce recanti ognuna un diverso trasduttore, uno per la registrazione della frequenza cardiaca fetale e una per la registrazione dell'eventuale attività contrattile. Solitamente il periodo di registrazione varia dai 20 ai 90 minuti, durante i quali la gestante dovrà rimanere sdraiata.

La scelta del momento del parto di un feto affetto da ritardo di crescita rappresenta una delle sfide dell’ostetricia moderna. Da una parte si deve evitare di far nascere un bambino troppo presto, aggiungendo al ritardo di crescita i problemi della prematurità, dall’altra non si deve mantenere troppo a lungo un feto piccolo in un ambiente intrauterino che non è più in grado di ossigenarlo e nutrirlo sufficientemente. La scelta del parto dipenderà quindi dall’epoca gestazionale, dalla gravità del ritardo di crescita e dal grado di compenso fetale. È necessario quindi monitorare tutti i parametri a disposizione: stima del peso, quantità di liquido amniotico, flussimetria fetale, epoca gestazionale e maturità polmonare. Può essere utilizzata anche la cardiotocografia che, tramite la valutazione della frequenza cardiaca fetale, è in grado di determinare il grado di ossigenazione fetale. Nel caso in cui il ritardo di crescita sia associato ad ipertensione e preeclampsia, anche le condizioni materne devono essere prese in considerazione nella scelta corretta del momento del parto.

Biomarcatori e Nuovi Orizzonti nello Screening FGR

L'utilizzo di biomarcatori nello screening di feti FGR, allo stato attuale, non pare dare risultati migliori rispetto all'imaging ecografico. Tra i più studiati vi sono fattori placentari come la proteina plasmatica A e il rapporto sFlt-1/PIGF (tirosin-chinasi-1/fattore di crescita placentare). Questi ambiti sono oggetto di continua ricerca scientifica, ma la flussimetria Doppler rimane, al momento, il pilastro fondamentale nella valutazione e monitoraggio della crescita fetale e del suo benessere, specialmente in momenti critici come la 32ª settimana di gestazione.

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