Prima delle scuole, prima dei libri, prima persino della scrittura, l’essere umano raccontava storie ai bambini. Non per intrattenerli, ma per trasmettere il mondo. Nel lavoro quotidiano di Circowow, questa verità antica si rinnova ogni volta che lo staff teatrale entra in una scuola, in una piazza, in un bosco, in un teatro, in un festival. Ogni volta che raccontiamo una storia a un bambino stiamo facendo molto più che intrattenerlo. Non limitarti a intrattenere, costruisci futuro.

Radici Storiche e Strutturali della Narrazione Infantile
Le forme di narrazione hanno attraversato i millenni assumendo vesti differenti, dalla sacralità al gioco puro. Le prime forme di teatro di figura con pupazzi risalgono alle civiltà antiche: Egitto, Grecia, Roma, fino alle tradizioni medievali europee. Il teatro delle ombre nasce in Asia oltre duemila anni fa, in paesi come Cina, India e Indonesia, come rito sacro prima ancora che come spettacolo. La lettura ad alta voce esiste da sempre, mentre il Kamishibai nasce in Giappone come forma di narrazione itinerante, portando la magia del racconto di luogo in luogo.
La distinzione tra generi narrativi è fondamentale per comprendere come il bambino interagisca con il mondo:
- La favola: è breve, diretta, con una morale esplicita. I personaggi sono spesso animali o oggetti che rappresentano virtù e vizi umani.
- La fiaba: è lunga, simbolica, profonda. Non dice cosa è giusto, ma mostra cosa significa diventare grandi. L’eroe affronta prove, perde, si smarrisce, soffre, cresce, ritorna trasformato.
Le Conte: Ritmo, Destino e Tradizione
Chi si ricorda le conte che, da bambini, si facevano prima di ogni gioco? A chi tocca contare? A chi tocca dare il primo calcio al pallone? A chi toccano i bianchi? E si potrebbe continuare così all'infinito… finché arriva un "maestro" dei giochi e dice: "ora lo decide il destino". E tira giù una sfilza di parole, filastrocche, frasi che apparentemente non hanno senso ma che "toccano" il predestinato a compiere o non compiere un'azione.
Le conte sono caratterizzate dal ritmo dato dalle parole ripetute, dalle rime e dagli accenti poetici. Il ritmo delle conte si può individuare meglio se, mentre si recitano, ci si aiuta con la battuta della mano, per scandire le parole delle frasi o delle sillabe delle parole. Abbiamo proposto anche un altro gioco linguistico: i bambini si sono divertiti molto a giocare con il suono che le parole di volta in volta assumevano. Le stesse parole sono state utilizzate poi per scandire le sillabe con il battito delle mani.
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L'Antropologia della Conta: Dalla Magia al Gioco
Pensavo dovesse rimanere un ricordo d'infanzia e, invece, il maestro dei giochi ancora esiste ed è anche stranamente giovane. Eravamo alle prese con un'ardua decisione: chi doveva preparare l'infuso alla cannella per tutti i satolli pigroni adagiati sul divano? Rocco Monteleone, venticinquenne appassionato delle tradizioni di Genzano di Lucania, ci dispose a cerchio intorno al braciere, facendoci adagiare entrambi i piedi sul bordo. L'ultimo piede "toccato" nel cerchio magico andò a preparare l'infuso.
Può sembrare strano accostare una conta della tradizione orale popolare al residuo di un certo rituale magico, ma una delle interpretazioni più interessanti della storia antropologica e delle funzioni culturali della letteratura popolare per l'infanzia va proprio in quella direzione. Le conte, le ninne nanne, gli indovinelli, le giaculatorie e le filastrocche in genere per alcuni studiosi del tema sono ciò che resta di antiche formule magiche, forse dai responsi ambigui degli indovini, da vecchi riti e cerimonie andati perduti col tempo.
Fanno parte dell'enorme tradizione orale in cui rientrano anche le fiabe e, con la stessa potenza, sono contenitori di simboli e archetipi che motivano le azioni umane da sempre. Come sostiene Mario Alinei nello studio "Le origini linguistiche e antropologiche della filastrocca": "nel tipo di filastrocca detto 'conta', che serve a stabilire in un gruppo chi sia designato dalla sorte a fare una determinata cosa, o a svolgere una certa funzione, ed ha quindi carattere 'fatidico', il rapporto tra il 'non senso' e il fatto che serva appunto a contare è 'strutturale' e non casuale".
La conta stabilisce il "destino" del giocatore. È un gesto "fatale" che si compie a occhi chiusi. La cannella, spezia preziosa e rara ai tempi in cui nasce la conta, è "pestata" e "colata" dall'azione, forse della stessa Santa Barbara, per poi diventare la polvere magica che scaccia il peggio fuori dal giocatore e permette a quel piede "toccato" di procedere lungo il cammino. Assolutamente centrale, infatti, è il ruolo dei bambini nella pragmatica del termine; sia che la filastrocca sia cantata o recitata dagli adulti per loro, sia che lo facciano i bambini stessi. Nel rito, ovviamente, il bambino ha la funzione dell’“eroe-officiante”, e la filastrocca quella della “formula magica”.

Matematica e Ritmo: L'Aritmetica Modulare nel Gioco
Oggi vedremo come conte e filastrocche si possano paragonare ai primitivi metodi di conteggio e come sia facile “barare” grazie all’aritmetica modulare. La matematica non è un gioco e il gioco non è matematica, eppure si tratta di due attività “ordinate” straordinariamente affini, entrambe fondate sull’astrazione e su un fondamentale rapporto tra regole e fantasia. La prima cosa che si fa quando si inizia un gioco è stabilire chi inizia: vi siete mai soffermati ad ascoltare i bambini intenti a “fare la conta”?
Si tratta di un gioco nel gioco, un rito solenne in cui il linguaggio, il ritmo e i movimenti sembrano trasportare i bambini in un mondo parallelo. Le conte sono filastrocche in rima, piene di parole buffe e divertenti, facili da ricordare. Mentre la voce scandisce il ritmo, il gesto della mano indica gli aspiranti giocatori: la voce non deve andare più in fretta della mano e un compagno non si può indicare due volte o saltare. Si conta ritmicamente, senza usare i numeri ma attribuendo un significato particolare all’ultima parola pronunciata, quella che decreta chi “sta sotto”.
In base al ritmo scelto, i movimenti della mano sono tanti quanti le sillabe o le parole totali della filastrocca. Questo significa che la procedura seguita nelle conte infantili può essere paragonata a quella dei metodi primitivi di conteggio. Prendiamo l'esempio di "Ambarabà ciccì coccò":"Amba/rabà/ciccì/coccò, tre/civette/sul/comò. Il/dottore/si/ammalò, la figlia/del/dottore/lo/curò: amba/rabà/ciccì/coccò."
Questa è la personalissima versione di Furbetto di una delle conte più famose in Italia. L’ha imparata da un suo amichetto e sono giorni che la utilizza per qualsiasi scelta: cosa mangiare a merenda, chi decide cosa guardare in TV, quale frutta mangiare. Ma siamo davvero sicuri che il risultato della conta sia casuale?
Applicazioni Pratiche: Barare (o Comprendere) con la Logica
Qualche giorno fa, prima di iniziare a giocare con una specie di gioco dell’oca, ci siamo ritrovati a dover scegliere un segnaposto da far avanzare sul tabellone. Furbetto li ha messi tutti in fila e, un po’ barando, ha fatto in modo che grazie alla conta uscisse il suo colore preferito. Quando si è trattato del mio turno, la mia conta non ha dato il risultato atteso: “Mamma il tuo colore preferito è rosa e non è uscito, devi riprovare”.
Le mamme però non barano, come fare? A lui è sembrata una magia, in realtà ho solo messo in campo qualche conoscenza matematica. Davanti a me avevo 6 pedine colorate e la mia preferita, quella rosa, si trovava in quarta posizione. Il ritmo della nostra conta ci fa muovere la mano 21 volte, quindi dovevo contare fino a 21, procedendo di sei in sei. Con i primi 3 giri da 6, sarei arrivata a 18 e mi sarebbero avanzati tre movimenti della mano. Quindi la conta sarebbe terminata alla terza pedina, quella rossa, che non è la mia preferita. Per risolvere il problema mi è bastato iniziare a contare partendo dalla seconda pedina, cosa che a quanto pare non è stata vista come tentativo di barare.
Quello che ho fatto è stato semplicemente giocare con i primi rudimenti dell’aritmetica modulare (o aritmetica delle classi di resto). Altri facili esempi li ritroviamo tutte le volte che abbiamo a che fare con insiemi numerici finiti. Prendiamo per esempio i 12 numeri delle ore di un orologio con le lancette. Se l’orologio segna le 10, che ora segna dopo 5 ore? 10+5=15 ma per l’orologio ci sono solo 12 numeri quindi 10+5=3. A partire dalla mezzanotte, dopo 3 ore come anche dopo 15, 27, 39, 51 ore, l’orologio segna sempre le 3.

Questo si esprime dicendo che per l’orologio tutti i numeri che hanno resto 3 nella divisione per 12 (ovvero tutti i numeri del tipo 12*n+3) sono equivalenti. I numeri dell’orologio sono un esempio di “classi di resto modulo 12”. Nella vita di tutti i giorni sono molto frequenti le situazioni come questa, in cui capita di dover “contare” in una maniera diversa da quella consueta. L’aritmetica modulare, con la quale abbiamo familiarità già da bambini, ci accompagna tutte le volte che abbiamo bisogno di contare in situazioni in cui qualcosa si ripete periodicamente.
Infine è proprio sull’aritmetica modulare che si basano alcune fra le più recenti applicazioni che il progresso della crittografia ha introdotto nella vita di tutti i giorni, dal bancomat agli acquisti su internet. Spero che dopo aver scoperto quanta matematica utilizzate tutti i giorni non vi sia venuta troppa ansia e vi invito a giocare e stupire i bambini con le vostre conte preferite.
Oltre il Numero: Apprendimento e Multilinguismo
Quando si cantava "Garibaldi fu ferito", fu ferito ad una gamba e nella strofa successiva si sostituivano tutte le vocali con una sola vocale ad esempio la A ottenendo "Garabalda fa farata, fa farata ad ana gamba", si faceva una vera e propria preparazione all’apprendimento della letto-scrittura.
Cerchiamo insieme le parole che iniziano come Mamma! Impariamo l’alfabeto farfallino: Vieni a giocare? Possiamo attingere anche da altre culture e utilizzare filastrocche popolari per avvicinare i bimbi alle lingue diverse dall’italiano in modo divertente. Sto pensando alla spagnola: "Veo veo. Que ves? Una cosita. Y que cosita es? Empieza con la A". L'uso di queste strutture linguistiche non solo facilita l'apprendimento fonetico, ma apre le porte a una comprensione globale del linguaggio come strumento di gioco e di esplorazione culturale, confermando che dietro ogni conta si cela una palestra per la mente in divenire.