Conservazione del sangue cordonale: Guida completa tra scienza, donazione e scelte consapevoli

La nascita di un figlio rappresenta per ogni genitore l'inizio di un percorso verso la protezione del futuro del nuovo nato. In questo contesto, l'interesse verso la conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale è cresciuto costantemente negli ultimi anni. Spesso descritta come una sorta di "assicurazione biologica", questa pratica solleva interrogativi complessi che spaziano dalla biologia cellulare alla legislazione sanitaria, fino alle prospettive terapeutiche future, incluso il dibattito su possibili applicazioni nel diabete gestazionale e in altre patologie.

Che cosa sono le staminali del cordone ombelicale?

Le staminali del cordone ombelicale, in termini tecnici chiamate cellule emopoietiche, sono componenti cellulari "speciali" che possiedono la capacità di generare tutti gli elementi corpuscolari del sangue periferico, ovvero globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Queste cellule sono fondamentali perché hanno la capacità di rigenerare l'ambiente midollare, operazione necessaria quando il midollo osseo non funziona correttamente a causa di malattie o trattamenti aggressivi come la chemioterapia o la radioterapia ad alte dosi.

rappresentazione microscopica di cellule staminali emopoietiche

Il cordone ombelicale può essere considerato un mezzo "monouso" che consente al feto di ricevere tutte le sostanze nutritive al fine di sopravvivere e crescere all’interno del grembo materno. Questo organo viene generato dalla placenta della madre. Il sangue al suo interno viene definito sangue placentare o cordonale. È importante chiarire che il sangue cordonale non è il sangue della madre: è il sangue del feto. Oltre alle cellule emopoietiche, la gelatina di Wharton, una sostanza che copre il cordone ombelicale racchiudendo i vasi sanguigni, è una fonte di cellule staminali mesenchimali. A differenza delle emopoietiche, queste possono trasformarsi in altri tipi cellulari come tessuto nervoso, tessuto osseo, tessuto muscolare, cartilagine e cellule cardiache.

Come funziona la raccolta: una procedura sicura

Il prelievo e la conservazione delle staminali del cordone ombelicale è una scelta pratica, effettuata subito dopo il parto. La raccolta è un processo sicuro e privo di rischi sia per la madre che per il neonato. Dopo che il cordone viene clampato e tagliato, la parte residua, che verrebbe altrimenti scartata, viene utilizzata per il prelievo.

Attraverso una piccola puntura, si raccoglie il sangue contenuto nel cordone; la quantità di sangue raccolta è di circa 100 ml, ovvero un decimo di litro. Successivamente, il campione viene inviato presso una banca per essere sottoposto a una serie di controlli specifici atti a verificare l’idoneità alla conservazione e definire le caratteristiche immunologiche. Se il campione risulta idoneo, viene congelato in attesa dell’eventuale utilizzo. È fondamentale ricordare che nell'ultimo mese di gravidanza è necessario rivolgersi alla Direzione Medica del punto nascita prescelto per ricevere le informazioni utili e i moduli necessari.

Donazione pubblica o conservazione privata?

Secondo le attuali normative vigenti in Italia, una mamma che partorisce ha due possibilità: la donazione alla collettività presso una struttura pubblica o la conservazione privata (che deve avvenire presso banche estere, poiché la conservazione privata in Italia non è consentita).

Le banche pubbliche sono enti che mettono a disposizione della collettività tutti i campioni ricevuti, rendendoli immediatamente disponibili per chiunque ne abbia bisogno nel mondo. Questa è una scelta basata sull'altruismo e sulla solidarietà. Al contrario, la conservazione privata permette di conservare le cellule esclusivamente per il proprio figlio, dietro pagamento.

È bene sottolineare che, ad oggi, la comunità scientifica internazionale non raccomanda la conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale solo per il proprio bambino. La ragione è innanzitutto scientifica: in caso di alcune malattie, come le leucemie, le proprie cellule del sangue cordonale potrebbero essere già portatrici di quei "difetti" genetici che hanno portato alla malattia, comportando il rischio di ricomparsa della patologia in caso di reinfusione. Inoltre, le cellule risultano spesso più utili per altri soggetti compatibili che non per i donatori stessi.

infografica che confronta i flussi della donazione pubblica e privata

Il quadro delle patologie trattabili

La confusione informativa spesso deriva da messaggi di marketing che promettono la cura di decine di malattie. In realtà, le terapie consolidate riguardano principalmente le malattie oncoematologiche. Le staminali del sangue cordonale sono utili per trattare oltre 80 malattie, tra cui leucemie acute linfoidi e mieloidi, leucemia mieloide cronica, mielofibrosi, linfomi di Hodgkin e non-Hodgkin, mielodisplasia, mieloma multiplo, neuroblastoma, sarcoma dei tessuti molli ed errori congeniti (immunodeficienze primitive e disordini metabolici).

È necessario fare chiarezza su cosa non sia ancora consolidato: per il trattamento di malattie come il diabete, l’Alzheimer, il Parkinson o la sclerosi multipla, non esistono ad oggi terapie standardizzate basate sull'uso di staminali cordonali autologhe. Gli studi clinici, inclusi quelli riguardanti il diabete mellito di tipo I, sono ancora in una fase preliminare e necessitano di approfondimenti scientifici. Nonostante il grande potenziale di ricerca, l'idea che il sangue cordonale possa curare ogni patologia rimane, al momento, un'aspettativa che eccede le prove cliniche correnti.

Conservazione dedicata: l'eccezione alla regola

Esiste un caso specifico in cui è prevista la conservazione autologa dedicata a carico del Sistema Sanitario Nazionale: la presenza di neonati o loro familiari colpiti da malattie curabili con le cellule staminali, oppure famiglie con un rischio ereditario accertato. In questi casi, il sangue viene conservato gratuitamente in banche italiane, ad esclusiva disposizione della persona da cui è stato prelevato. Per casi non presenti nell'elenco ufficiale del Ministero della Salute, la normativa consente la conservazione solo se esistono comprovate evidenze scientifiche di un possibile impiego nell'ambito di sperimentazioni cliniche approvate, previa documentazione rilasciata da un medico specialista.

Considerazioni sulla qualità e la durata

Una delle domande frequenti riguarda la durata delle cellule conservate. L'esperienza di crioconservazione supera ormai i 30 anni. Dal punto di vista biologico e fisico, i campioni conservati al di sotto della "Glass Transition Temperature" non sono sottoposti a processi che possano influenzarne l'integrità. Studi, come quelli presentati dal professor Hal E. Broxmeyer, hanno dimostrato che dopo oltre 23 anni le cellule scongelate mantenevano vitalità e capacità di replicarsi.

DOCUMENTARIO - BIOLOGIA CELLULARE - PROCESSI CELLULARI

È doveroso precisare che esistono condizioni cliniche che non consentono la donazione del cordone: un parto prima delle 34 settimane, la rottura delle membrane da più di 12 ore, febbre materna superiore ai 38° al momento del parto, malformazioni congenite del feto o stress fetale.

In sintesi, la scelta di conservare le cellule staminali deve essere consapevole e informata. Mentre la donazione pubblica rappresenta un gesto di grande valore sociale, la conservazione privata deve essere valutata con estrema prudenza, separando le reali possibilità terapeutiche odierne dalle promesse di un mercato che spesso spinge verso soluzioni non ancora validate dalla comunità scientifica internazionale. La consultazione con il ginecologo di fiducia o con la Direzione Medica del punto nascita rimane il passaggio imprescindibile per ogni genitore che desideri approfondire questa possibilità prima dell'evento della nascita.

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