Il cordone ombelicale, o funicolo ombelicale, rappresenta il legame vitale tra mamma e bambino, funge da organo di collegamento fin dalle prime settimane di gestazione. Questa struttura permette il passaggio di sostanze nutrienti e ossigeno al bambino nell’utero materno durante i nove mesi di gravidanza. È costituito da due arterie e una vena che mettono in collegamento la placenta (dove vengono recuperate dal sangue materno le sostanze vitali necessarie allo sviluppo e alla crescita del bambino) e l’embrione. Nella vena ombelicale passa il sangue ricco di nutrienti, mentre le due arterie si occupano di riportare verso la placenta il sangue fetale con le sostanze di scarto che saranno poi smaltite dall’organismo materno.

I vasi del cordone ombelicale sono protetti e distanziati da una sostanza gelatinosa chiamata “gelatina di Wharton”. Questa gelatina attutisce i traumi che fisiologicamente si possono verificare durante la gravidanza, il travaglio e il parto. Fin dall’antichità il cordone ombelicale dei neonati è avvolto da credenze popolari: le tribù pellerossa lo utilizzavano a fini propiziatori, così come fanno tuttora alcune tribù dell’Africa; nell’Antica Roma, la dea Intercidona, ovvero colei che separava alla nascita il piccolo dalla madre, proteggeva entrambi durante il taglio.
Gestione del moncone ombelicale e prassi post-parto
Vediamo ora cosa fare per la caduta del cordone ombelicale. Il clampaggio, ovvero l’otturazione temporanea con l’ausilio della pinza chirurgica, dovrebbe essere eseguito, secondo quanto rilevato dalle linee guida internazionali, per lo meno un minuto dopo la nascita. Il ritardato clampaggio del cordone ombelicale (DCC), che prevede di prolungare il tempo di separazione del neonato dalla madre dopo il parto per favorire il passaggio di sangue dalla placenta al bambino e garantire così una fase di transizione feto-neonatale più fisiologica, è una buona pratica per migliorare gli esiti neonatali a breve e lungo termine ed è sempre raccomandato, anche, ove possibile, quando il bambino necessiti di rianimazione neonatale.
Il moncone ombelicale residuo va incontro a un processo fisiologico di mummificazione che dura circa 7-10 giorni e la sua caduta dà origine alla cicatrice ombelicale. La caduta del cordone ombelicale è un processo spontaneo che avviene senza la necessità di intervento esterno. La maggior parte delle volte, quando ciò accade, i genitori ritrovano il moncone nel pannolino del bambino e la cicatrice ombelicale in buone condizioni. In ambienti dove vengono rispettati i criteri protettivi per le infezioni neonatali (rooming in, vicinanza costante tra mamma e bambino e allattamento al seno esclusivo), il trattamento che permette al moncone ombelicale di distaccarsi nel minor tempo e con minor incidenza di infezioni consiste semplicemente nel tenere la parte in questione asciutta e pulita, coperta da una garza, senza applicare alcun tipo di sostanza.
Generalmente non è necessario disinfettare il cordone ombelicale. Nel caso in cui il moncone ombelicale si sporchi con le urine o le feci del neonato occorre semplicemente pulire la zona con acqua e sapone, asciugare bene e apporre una garza nuova. Quindi la regola è pulire, se necessario, l’ombelico alla base con una garza asciutta e coprirlo con una nuova garza asciutta e pulita a ogni cambio di pannolino. I segni di una probabile infezione locale del moncone ombelicale sono caratterizzati da arrossamento alla base dell’ombelico e la presenza di cattivo odore e secrezioni maleodoranti. Non deve invece destare preoccupazione la presenza di crosticine che possono essere delicatamente rimosse durante l’igiene dell’ombelico al cambio del pannolino.
Il valore biologico delle cellule staminali
Perché le cellule del cordone ombelicale sono ritenute così importanti? Il sangue del cordone ombelicale costituisce una ricca fonte di cellule staminali ematopoietiche. Le cellule staminali sono progenitori cellulari ad alto potenziale proliferativo in grado di auto-rinnovarsi e di dare origine a tutte le cellule specializzate che costituiscono vari tessuti e organi. Nel cordone sono presenti cellule staminali embrionali, facilmente recuperabili una volta tagliato l’organo dopo la nascita, e cellule staminali mesenchimali, capaci di dare origine a cellule di diversi tessuti come quello osseo, cartilagineo e adiposo, oltre alle staminali progenitrici endoteliali.
Risolviamo i dubbi sulle cellule staminali
Gli studi hanno confermato la possibilità di utilizzare il sangue prelevato dal cordone ombelicale come fonte alternativa di staminali emopoietiche a scopo trapiantologico. Queste cellule sono perfettamente in grado di ricostituire un midollo osseo dopo la sua "distruzione" ad opera di un trattamento radio-chemioterapico ad alte dosi e possono essere utilizzate nelle talassemie, nelle immunodeficienze e in alcuni difetti metabolici. Per raccogliere una quantità idonea di cellule staminali dal cordone ombelicale è necessario evitare il taglio precoce del cordone ed è sufficiente non aspettare più di 120 secondi, come raccomandato anche dalla Società Italiana di Neonatologia.
Procedure per la conservazione e il prelievo
Nell’ultimo mese di gravidanza, la coppia deve rivolgersi alla Direzione Medica del punto nascita prescelto, passando per il centralino ospedaliero. In un colloquio dedicato verranno fornite le informazioni utili per elaborare una decisione consapevole. Nella stessa sede verranno consegnati i moduli di richiesta di autorizzazione al prelievo di sangue da esportare oltre il confine nazionale. Il costo del prelievo, quando applicabile, è di € 275,00.
La raccolta di sangue è effettuata dopo il taglio del cordone e quindi non comporta nessun rischio né per la madre né per il neonato. Il sangue contenente le staminali viene raccolto attraverso una piccola puntura del cordone ombelicale a taglio avvenuto. Al momento della nascita il cordone viene reciso e chiuso come da prassi (clampaggio). A questo si applica un secondo morsetto a circa 5 cm dal primo, per essere poi amputato e disinfettato. Grazie a un ago di calibro adeguato contenente specifici anticoagulanti, il sangue cordonale viene aspirato dal cordone e fatto defluire all’interno di un’apposita sacca sterile.
Tipologie di donazione e normativa italiana
In Italia, la normativa in materia è regolata dal Decreto Ministeriale del 18 novembre 2009 e dall'ordinanza ministeriale del 26 febbraio 2009. Esistono diverse modalità di conservazione:
- Donazione allogenica (non familiare): L’unità di sangue cordonale viene donata a una banca pubblica volontariamente, gratuitamente e anonimamente per essere impiegata in un paziente che risulti compatibile. È garantito il principio dell’anonimato, tuttavia, in caso di insorgenza di una patologia onco-ematologica con indicazione al trapianto, con rigorose chiavi di accesso è consentito al personale sanitario di risalire al donatore.
- Donazione dedicata: In casi particolari l’unità di sangue cordonale è raccolta alla nascita per essere conservata gratuitamente presso una banca pubblica e successivamente utilizzata per un consanguineo o per il bambino stesso. Questa avviene quando nell’ambito familiare sono presenti fratelli affetti da patologie maligne, genetiche, da disordini immunologici o qualora il neonato sia affetto da una patologia congenita. È necessaria la certificazione rilasciata da un medico specialista o un genetista.
- Donazione autologa (privata): Si tratta della conservazione del cordone ombelicale a uso personale presso banche estere. È fondamentale sottolineare che questa pratica non è supportata da solide evidenze scientifiche circa la sua reale utilità nel trattamento di diverse malattie. In Italia, è vietata l’istituzione di banche private per tale conservazione presso strutture sanitarie.

Il sangue cordonale non può essere donato senza il consenso informato della madre, poiché il tessuto placentare va considerato di appartenenza materna e neonatale. La sicurezza infettiva e genetica viene confermata dopo un periodo di osservazione (quarantena della donazione) variabile da 6 a 12 mesi dopo la raccolta. Per chi fosse interessato ad approfondire le normative vigenti, è possibile consultare il sito del Ministero della Salute.
La decisione su quale via scegliere per la conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale necessita di essere ben ponderata. Se si è interessati alla donazione del sangue cordonale, è sempre bene informarsi presso il punto nascita prescelto per conoscere i protocolli di accesso al percorso che possono variare da ospedale a ospedale. Solitamente si preferisce prendere in carico la richiesta prima del parto, per poter avere un colloquio dedicato dove poter acquisire il consenso informato dopo adeguato counselling e una anamnesi accurata.
Considerazioni scientifiche sulla conservazione privata
È doveroso ribadire che la scelta, sempre che si voglia procedere al prelievo, dovrebbe propendere verso la donazione pubblica. La ragione è innanzitutto scientifica: ad oggi non esistono solide evidenze che la conservazione privata sia utile nel trattamento di diverse malattie curabili tramite trapianto. Inoltre, in caso di malattie oncologiche o genetiche di origine congenita, le proprie cellule del sangue cordonale potrebbero essere già portatrici di quei "difetti" genetici che hanno portato alla malattia. In questi casi, la persistenza di cellule malate nel prodotto che viene reinfuso comporta il rischio di ricomparsa della stessa patologia.
Le unità di sangue donato sono conservate presso le Banche del sangue cordonale secondo criteri riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale. Se una donna decide di donare il cordone, deve fare un colloquio per verificare l'idoneità alla donazione e sottoporsi ad un prelievo del sangue periferico al momento del parto e dopo sei mesi dalla donazione per escludere la presenza di malattie infettive trasmissibili. La raccolta, inoltre, non incide in nessun modo col parto ed è indolore per la mamma e il suo bambino. Nessun interesse economico deve interferire con l’attività di raccolta, né per la donatrice né per chi la esegue, garantendo così la massima trasparenza e l'etica del processo di solidarietà.
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