La gestione del proprio futuro riproduttivo è diventata, negli ultimi anni, una priorità crescente per molte donne. Il sistema che permette di congelare gli ovuli a scopo precauzionale per accedere successivamente alla procreazione medicalmente assistita è noto tecnicamente come "crioconservazione degli ovociti", sebbene nel dibattito pubblico sia prevalso il termine "social freezing". Si tratta di una tecnica nata negli Anni Ottanta e che ha avuto un discreto utilizzo in Italia, soprattutto nei primi anni successivi all’introduzione della legge 40 del 2004 sulla fecondazione assistita.

Che cos'è il social freezing e come funziona
Il social freezing è una procedura che consente di congelare e conservare gli ovociti in età fertile, per utilizzarli in futuro quando si deciderà di intraprendere una gravidanza. A differenza della crioconservazione per motivi medici, come nel caso di trattamenti oncologici (chemioterapia o radioterapia), il social freezing è una scelta dettata da ragioni personali, professionali o sociali, finalizzata a posticipare la maternità.
Il procedimento è simile, nelle fasi iniziali, a quello previsto per l'inseminazione artificiale. Le pazienti vengono dapprima sottoposte a un trattamento ormonale, di solito sotto forma di iniezioni quotidiane, per un periodo di circa due settimane. L’obiettivo della cura è portare ad ovulazione contemporaneamente il maggior numero possibile di follicoli presenti a carico delle ovaie. Successivamente, il medico preleva gli ovuli maturi praticando un'aspirazione per via transvaginale sotto guida ecografica, operazione che può prevedere l'analgesia o la sedazione profonda. Nel caso del social freezing, vengono prelevati idealmente almeno 15 ovuli. Segue quindi la loro vitrificazione, ovvero il congelamento rapido a meno 196 gradi Celsius, evitando così la formazione di cristalli di ghiaccio che potrebbero danneggiarli.
La tempistica biologica e l'importanza dell'età
La fertilità femminile è strettamente correlata all'età e diminuisce gradualmente per la riduzione della riserva ovarica. L'età riproduttiva ideale è attorno ai 25-28 anni ma oggi è noto come sia difficile iniziare la ricerca di una gravidanza prima dei 30-32 anni. Dopo i 35 anni, la qualità e la quantità della riserva ovarica cominciano a diminuire in modo più sensibile.
È opportuno sottolineare che, sebbene il congelamento non assicuri una gravidanza certa, ne può aumentare le probabilità. La percentuale di successo dipende dal numero di ovuli prelevati e dall’età della donna al momento del prelievo. Ad esempio, se una donna decide di congelare almeno 15 ovuli prima dei 35 anni, la probabilità statistica di una gravidanza futura si attesta attorno al 70%. Per le donne sopra i 35 anni di età, al fine di assicurarsi una ragionevole possibilità, andrebbero conservati circa 20-25 ovuli. In Italia non esiste un limite alla durata della loro crioconservazione: gli ovuli possono restare conservati per tutto il tempo che la donna desidera senza subire un impatto negativo sulla loro qualità.
LA FECONDAZIONE UMANA
Il panorama dei costi e l'accessibilità economica
In Italia, la possibilità di congelare i propri ovuli è un percorso spesso oneroso. Per le donne che devono sottoporsi a trattamenti che indeboliscono la riserva ovarica, la crioconservazione è fortemente consigliata e può essere rimborsata dal sistema sanitario nazionale. Per chi sceglie la via del "social freezing", invece, la spesa è interamente privata.
In media, in Italia, per una crioconservazione si devono spendere dai 3mila ai 4mila euro, con picchi che possono raggiungere i 6mila euro a seconda della struttura. A questa cifra va aggiunto un costo annuale di conservazione (stoccaggio) che oscilla tra i 150 e i 300 euro. È bene considerare che, per ottenere un numero adeguato di ovuli, spesso sono necessari più cicli, portando il costo totale a cifre comprese tra i 10.000 e i 12.000 euro.
Una normativa frammentata e le prospettive di riforma
L'unico riferimento normativo rimane la Legge 40 del 2004, pensata per la procreazione medicalmente assistita. Non esiste ad oggi una legge specifica sulla crioconservazione a fini preventivi, fatto che genera confusione: la pratica viene spesso considerata strumentale alla PMA anziché parte di un percorso di prevenzione sanitaria.
Questo vuoto normativo ha prodotto un panorama nazionale a "macchia di leopardo". In alcune regioni, come la Puglia, sono attivi progetti sperimentali; la Regione Puglia, ad esempio, ha stanziato 300.000 euro per il 2025, offrendo un contributo massimo di 3.000 euro per donna, rivolto a residenti tra i 27 e i 37 anni con ISEE inferiore a 30.000 euro. In altre aree del Paese, tuttavia, non esiste alcuna possibilità pubblica, neppure per le diagnosi più gravi come l'endometriosi o il rischio di menopausa precoce. Da questa asimmetria nasce la campagna “Congeliamo gli ovuli, non i diritti”, promossa dal collettivo Stiamo Fresche, che chiede il riconoscimento della crioconservazione preventiva come prestazione sanitaria pubblica inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Consigli per una scelta consapevole
Scegliere dove effettuare il social freezing non è una decisione da prendere solo in base al prezzo. Prima di tutto, è necessario verificare che la clinica sia accreditata presso il Centro Nazionale Trapianti e segua i protocolli stabiliti dal Ministero della Salute. Durante il primo colloquio, è fondamentale porre domande specifiche:
- Quanti ovuli consigliano di conservare in base alla propria età?
- Qual è il protocollo di stimolazione previsto e quali farmaci verranno utilizzati?
- Come viene gestita l’eventuale iperstimolazione ovarica?
- Quali sono i tassi di sopravvivenza degli ovuli dopo lo scongelamento?
È altrettanto importante valutare l'aspetto umano: la presenza di un supporto psicologico integrato e la disponibilità del personale sono elementi cruciali in un percorso così intimo. È consigliabile confrontare preventivi dettagliati che esplicitino ogni voce di costo, dalla prima visita ai farmaci, fino allo stoccaggio annuale, diffidando di offerte eccessivamente economiche e poco trasparenti.
La consapevolezza rimane lo strumento principale per ogni donna. Informarsi adeguatamente e consultare specialisti prima di intraprendere questo percorso è il primo passo verso l'autodeterminazione, in un contesto sociale in continua evoluzione dove la pianificazione del futuro riproduttivo sta assumendo un ruolo sempre più centrale nelle vite individuali.
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