Congelamento degli ovuli in Italia: una battaglia per il futuro riproduttivo delle donne

In Italia, la possibilità di preservare la propria fertilità attraverso il congelamento degli ovociti, una pratica nota come "social freezing", rimane un percorso ad accesso limitato e spesso costoso. Sebbene la crioconservazione sia una realtà consolidata per le pazienti oncologiche, al di fuori di questi casi specifici, la procedura è frammentata a livello regionale, scarsamente conosciuta e economicamente inaccessibile per molte donne. Questo scenario ha portato alla nascita di "Stiamo fresche", un collettivo-osservatorio che ha lanciato la campagna "Congeliamo gli ovuli, non i diritti", una petizione volta a rendere pubblica e gratuita la pratica del social freezing.

L'esperienza personale come motore del cambiamento

Il collettivo "Stiamo fresche" è nato dall'esperienza personale di Marta Maria Nicolazzi, sociologa e fondatrice del gruppo. La scoperta "per caso" di una scarsa riserva ovarica, mentre cercava risposte a forti dolori mestruali, ha innescato in lei la consapevolezza di una lacuna informativa e di accesso a pratiche fondamentali per la salute riproduttiva femminile. "Mi è stato detto che avevo una scarsa riserva ovarica mentre cercavo risposte a forti dolori mestruali. Ti senti come se ci fosse qualcosa di rotto. Soprattutto in un Paese che continua a dirti che in quanto donna sei la ‘Nazione in potenza’", racconta Nicolazzi. La sua posizione di consigliera per le Pari opportunità nel municipio I di Milano le ha permesso di confrontarsi con una vasta rete di persone, rivelando un interesse diffuso per il tema del congelamento ovocitario. "Mi sono accorta che in qualunque contesto parlavo, qualunque porta aprivo, c'era dentro una donna interessata al tema. Così ho detto: ‘Ragazze, dobbiamo fare qualcosa’".

Donne che partecipano a un dibattito pubblico

Il collettivo riunisce diverse professionalità, tra cui sessuologhe, ginecologhe, avvocate e social media manager, con l'obiettivo di produrre dati, stimolare l'informazione e promuovere azioni politiche. L'obiettivo principale è rendere gratuito il congelamento degli ovuli, una richiesta che ha iniziato a smuoversi anche in Parlamento.

Il dibattito approda in Parlamento e le proposte di legge

La deputata del Movimento Cinque Stelle Carmen Di Lauro ha presentato una petizione a supporto della proposta di legge numero 2287, che mira a rendere il social freezing accessibile e gratuito. Sono in corso interlocuzioni con altri partiti, tra cui il PD, che ha presentato a sua volta una proposta, e Forza Italia, evidenziando un crescente interesse trasversale sul tema.

"L'esigenza del collettivo è stata quella di creare uno spazio che parli di fertilità in modo preventivo", sottolinea Nicolazzi. In Italia, la crioconservazione viene spesso scoperta troppo tardi, poiché non esistono esami di routine per la valutazione della riserva ovarica e l'informazione viene fornita solo in fase di ricerca di una gravidanza o dopo la scoperta di infertilità.

Le testimonianze raccolte dal questionario di "Stiamo fresche" evidenziano una scarsa consapevolezza sul tema. Molte donne, come una donna di 38 anni con diagnosi tardiva di endometriosi e adenomiosi, si sono trovate di fronte a "no" delle normative regionali e a costi elevati per accedere alla procedura privatamente.

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Come funziona e quanto costa la crioconservazione in Italia

Attualmente, la crioconservazione degli ovociti in Italia non è regolamentata da una legge autonoma, ma è legata alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Questo legame fa sì che non venga considerata uno strumento di preservazione preventiva. Le pazienti oncologiche hanno diritto alla crioconservazione, ma anche in questa categoria, molte donne incontrano difficoltà nell'accedervi, spesso perché la possibilità non viene loro proposta.

Il sistema sanitario presenta una notevole disomogeneità a livello regionale. La Puglia, ad esempio, ha avviato una sperimentazione che offre un contributo pubblico fino a 3.000 euro per donne tra i 27 e i 37 anni con un ISEE inferiore a 35.000 euro. In Veneto, l'accesso è possibile per le donne affette da endometriosi, ora inclusa nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

I costi del mercato privato sono invece liberi e variabili, potendo raggiungere anche i 10.000 euro. Mediamente, una stimolazione ovarica costa tra i 3.000 e i 5.000 euro, a cui si aggiungono i farmaci, portando il totale intorno ai 7.000 euro. Il mantenimento annuale degli ovociti congelati varia dai 100 ai 200 euro. A confronto, in Francia la pratica è gratuita e si paga solo un costo di mantenimento di 70 euro l'anno, mentre in Spagna, nonostante sia una procedura privata, la competizione ha abbassato significativamente i prezzi, rendendola una pratica più diffusa.

La battaglia per l'inclusione nei LEA e la necessità di dati

La richiesta principale di "Stiamo fresche" è l'inserimento della crioconservazione nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) come misura preventiva accessibile fino ai 40 anni. Questo obiettivo si scontra con due ostacoli significativi: l'assenza di un registro nazionale degli ovociti congelati e una normativa ancora incentrata sulla PMA piuttosto che sulla preservazione della fertilità.

Un problema cruciale è la scarsità di dati. Attualmente, non si sa quanti ovuli siano conservati né quante donne vi ricorrano. Il sistema, affidato in gran parte a strutture private, non obbliga alla trasmissione di dati precisi al Ministero della Salute. Questo "buco nero" di informazioni è stato sottolineato anche dalla Ministra per la Natalità e la Famiglia, Eugenia Roccella, sebbene la sua preoccupazione fosse più focalizzata sul "limbo" degli embrioni congelati.

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L'assenza di dati nazionali certi rende difficile l'orientamento delle politiche pubbliche. Un obbligo di rendicontazione da parte del settore privato verso il pubblico sarebbe fondamentale per comprendere, ad esempio, quante donne scelgano di congelare i propri ovuli all'estero, come in Spagna. Il tema della preservazione della fertilità sta diventando sempre più centrale in Europa, data la tendenza al calo demografico. La Francia, con l'introduzione della gratuità nel 2021, ha visto un miglioramento nell'accesso a questa pratica, dimostrando come un accesso più equo possa contribuire a invertire, almeno in parte, la tendenza.

Un cambiamento culturale necessario

"Il congelamento non è una scelta estrema, ma una possibilità di tutela", afferma Nicolazzi. Il collettivo "Stiamo fresche" esprime soddisfazione per il fatto che la propria campagna abbia portato il tema nel dibattito pubblico e politico. Tuttavia, si evidenzia la necessità di migliorare alcuni dettagli, in particolare sull'inclusione e sull'età. La proposta originaria del collettivo prevedeva una fascia d'età ampia (18-40 anni) per stimolare la discussione, mentre la proposta di legge attuale si concentra sulla fascia 27-37 anni, ritenuta da "Stiamo fresche" un intervallo troppo stretto.

Il punto di partenza è chiaro: servono dati e un accesso equo, omogeneo e garantito, non solo per chi può permetterselo economicamente o per chi risiede nella "Regione giusta". La percezione del congelamento degli ovuli sta cambiando, ma lentamente. In Italia, la fertilità non viene affrontata in modo preventivo: manca l'educazione e il tema emerge solo quando il problema è già presente. È necessario un lavoro culturale più ampio per creare un immaginario pubblico che riconosca la crioconservazione come una possibilità di autonomia e tutela, e non come una scelta estrema. Sebbene la politica stia iniziando a muoversi, il cambiamento culturale è fondamentale per garantire un futuro riproduttivo più equo per tutte le donne.

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