Il desiderio di formare una famiglia è un istinto profondo e fondamentale per molte coppie. Tuttavia, la natura non sempre segue i nostri desideri, e l'infertilità può rappresentare una sfida significativa. In questi casi, la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), un insieme di tecniche avanzate, offre un supporto prezioso per favorire il concepimento. Conosciuta anche con la sigla PMA, la fecondazione assistita è un insieme di metodiche mirate a facilitare la gravidanza in coppie in cui la possibilità di un concepimento naturale è nulla o estremamente bassa e per le quali non sono attuabili altre strategie.
Secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in caso di mancato concepimento, si può ricorrere alla Procreazione assistita dopo almeno 12/24 mesi di rapporti liberi e non protetti. Per le donne al di sotto dei 35 anni, si comincia a parlare di Infertilità di Coppia quando, dopo un anno di rapporti sessuali regolari e non protetti, non si è verificato un concepimento. Nel caso di età più avanzata della donna, solitamente dopo i 35 anni, il lasso di tempo da considerare prima di rivolgersi ad uno specialista si riduce a sei mesi. La Procreazione Medicalmente Assistita è finalizzata alla diagnosi e alla terapia dell’infertilità di coppia, offrendo soluzioni e speranza a coloro che affrontano questa complessa situazione.

Comprendere l'Infertilità di Coppia: Cause e Accertamenti Diagnostici
L'infertilità di coppia è una condizione che può avere origini diverse, coinvolgendo sia il partner maschile che quello femminile. È importante sapere che la specie umana non ha un alto potere riproduttivo, con circa un 25% di possibilità di gravidanza nel rapporto sessuale avvenuto in coincidenza con il momento dell'ovulazione della donna. Questa percentuale naturale rende ancora più evidente la difficoltà quando il concepimento non avviene spontaneamente.
Nell'ambito dell'infertilità, l’uomo può essere causa del problema in almeno il 50% dei casi. Questo in seguito a patologie quali il varicocele, il criptorchidismo o le orchi-epididimiti, che vanno a ridurre la capacità fertilizzante del liquido seminale. Per determinare la causa dell'infertilità, oltre a un’accurata storia clinica della coppia e a una visita medica completa per entrambi i partner, sono necessari accertamenti specifici. Nel caso della donna, gli esami di base includono lo studio ormonale basale, l'ecografia e l'isterosalpingografia, che consente di valutare la pervietà delle tube. Per l'uomo, l'esame fondamentale è l'analisi del liquido seminale mediante uno spermiogramma, che fornisce informazioni cruciali sulla quantità, motilità e morfologia degli spermatozoi.
Questi accertamenti sono il punto di partenza per delineare il quadro clinico e orientare verso la scelta della metodica di Procreazione Medicalmente Assistita più appropriata, qualora il concepimento naturale non si realizzi.
Il Percorso della Procreazione Medicalmente Assistita: Considerazioni Generali
Quando per via naturale non si arriva ad un concepimento, la medicina moderna fornisce delle tecnologie, via via più complesse ed invasive, per raggiungere il risultato desiderato. Si parla in questo caso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Il primo incontro tra il medico e le coppie è fondamentale per pianificare l’intero percorso del programma, comprendere quali sono le sue fasi, esaminare tutta la documentazione, pianificare i tempi e definire la necessità e le modalità di accesso ai trattamenti. È un momento importante: per questo è utile che siano presenti entrambi i partner ed è fondamentale portare con sé tutti gli accertamenti, le cartelle cliniche e, se del caso, i documenti relativi ai trattamenti eseguiti in altra sede.
Le metodiche di procreazione medicalmente assistita, sebbene altamente efficaci, sono impegnative per la coppia sia dal punto di vista medico-biologico che psicologico. Le procedure chirurgiche necessarie prevedono interventi minimamente invasivi e poco dolorosi e sono considerate a basso rischio chirurgico; le complicanze gravi sono, infatti, molto rare. Per permettere alla donna di affrontare un ciclo di Procreazione Medicalmente Assistita in tutta serenità, è sempre consigliato dagli specialisti condurre una vita normale prima, durante e anche dopo il trattamento. Infatti, stare a letto giorni e giorni dopo il trattamento non ha alcun valore nell’instaurarsi o meno di una gravidanza.
COME SI FA LA FECONDAZIONE ASSISTITA: LE SUE FASI, COME LE FA IL PROF CLAUDIO MANNA A BIOFERTILITY
In questo ambito, centri altamente specializzati come l'Ospedale Santa Maria svolgono un ruolo pionieristico e di supporto. Da più di 25 anni, l'Ospedale Santa Maria sostiene le coppie nel desiderio più grande, quello di avere un figlio. Agli aspiranti genitori la struttura offre servizi creati intorno alle loro esigenze, assicurando personale altamente specializzato, tecnologie innovative ed ambienti confortevoli. L’Ospedale Santa Maria è stato uno dei primi Centri in Italia ad applicare la tecnica ICSI, effettuando dal 1991 ad oggi oltre 10.000 prelievi ovocitari, da cui sono state ottenute circa 2.500 gravidanze e altrettanti bambini nati. Questa vasta esperienza sottolinea l'importanza di affidarsi a strutture con comprovata competenza e risultati significativi.
Tecniche di PMA di I Livello: L'Inseminazione Intrauterina (IUI)
Si parte dalla metodica più semplice, definita di I livello, che viene chiamata Inseminazione Intrauterina (IUI). È una tecnica che consiste nella collocazione di un campione di sperma, previamente trattato in laboratorio, all'interno dell'utero della donna allo scopo di incrementare il potenziale degli spermatozoi e le possibilità di fecondazione dell'ovulo. In questo modo si abbrevia la distanza che separa l'ovulo dallo spermatozoo e si agevola l'incontro tra entrambi i gameti.
L'inseminazione intrauterina è una metodica di primo livello nella quale gli spermatozoi del partner vengono selezionati ed inseriti direttamente in cavità uterina, al fine di favorire l’incontro con i gameti femminili (ovociti). È una procedura totalmente ambulatoriale. L’inseminazione intrauterina consiste nell’inserire gli spermatozoi direttamente all’interno dell’utero materno nei giorni prossimi all’ovulazione. Il liquido seminale, una volta prelevato, viene opportunamente trattato in laboratorio con un procedimento chiamato capacitazione, in modo da selezionare gli spermatozoi più mobili e resistenti, che vengono poi inseriti direttamente all’interno della cavità uterina con l’ausilio di un tubicino di plastica e senza procurare alcun dolore.
La fecondazione intrauterina è indicata per le coppie in cui non viene evidenziato alcun problema apparente, la cosiddetta “infertilità idiopatica”, e per quei casi in cui l’uomo ha lievi problematiche come l’oligozoospermia (un numero di spermatozoi bassi) e/o l’astenozoospermia (bassa motilità degli spermatozoi). La IUI prevede una procedura in cui il ciclo mestruale viene monitorato attentamente con ecografie e, spesso, l'ovulazione viene indotta attraverso farmaci specifici.
Monitoraggio e Post-Procedura della IUI
Se il ciclo di inseminazione intrauterina fallisce, la donna avrà la mestruazione circa 14 giorni dopo. Se la donna non ha la mestruazione dovrà effettuare un dosaggio plasmatico quantitativo dell’hCG che, se positivo, viene ripetuto due giorni dopo. Se il valore del secondo dosaggio plasmatico dell’hCG è almeno raddoppiato rispetto a quello del primo, si esegue un’ecografia pelvica con sonda vaginale bidimensionale due o tre settimane dopo la IUI propriamente detta. Con la sonda transvaginale si può visualizzare la camera gestazionale già alla quarta settimana di amenorrea, ovvero assenza di mestruazione. La localizzazione del sacco gestazionale all’interno dell’utero è importante per escludere la presenza di una gravidanza ectopica o extrauterina, una condizione in cui l'embrione si impianta al di fuori dell'utero e che richiede un'attenzione medica immediata.
Tecniche di PMA di II Livello: La Fecondazione In Vitro con Embryo Transfer (FIVET)
Qualora con la tecnica di primo livello non si arrivasse al risultato sperato, si può passare a un II livello rappresentato dalla Fecondazione In Vitro con Trasferimento dell'Embrione (FIVET). Con il termine FIVET (fertilizzazione in vitro con embryo transfer) si indica la fecondazione in vitro, ossia la fusione dell’ovulo con lo spermatozoo effettuata in laboratorio con l'obiettivo di ottenere embrioni già fecondati da trasferire nell’utero materno. Con la fecondazione in vitro, l’incontro tra ovocita e spermatozoo avviene in laboratorio e dunque al di fuori del corpo umano.
La procedura inizia con la stimolazione ovarica controllata. Si tratta di indurre la crescita di più follicoli mediante la somministrazione di farmaci, in particolare le gonadotropine, allo scopo di ottenere più ovociti maturi invece di uno, come avviene naturalmente ogni mese. La stimolazione avviene con la somministrazione alla donna di farmaci ormonali che permette alle ovaie di produrre più ovociti. La risposta alla terapia viene monitorata mediante vari prelievi di sangue ed ecografie transvaginali che consentono eventuali variazioni terapeutiche.
Il Prelievo Ovocitario e la Preparazione degli Embrioni
Quando i follicoli raggiungono una maturità adeguata, il ginecologo procede al loro prelievo con la punzione follicolare. Dopo aver indotto un’ovulazione multipla attraverso la stimolazione delle ovaie, si procede al prelievo degli ovociti (pick-up ovocitario) effettuato in day hospital. Il prelievo ovocitario viene effettuato in anestesia generale senza necessità di intubazione. La procedura dura all’incirca una decina di minuti e il risveglio è immediato. Il numero degli ovociti prelevati non sempre corrisponde al numero dei follicoli e non sempre tutti gli ovociti prelevati sono maturi e idonei per la fecondazione. Nella stessa giornata del prelievo ovocitario, il partner maschile procede alla raccolta del liquido seminale.
Il giorno del prelievo ovocitario si procede all’inseminazione. Il numero degli ovociti che verranno inseminati dipenderà da due fattori principali: in primo luogo, il numero di embrioni che la coppia richiede di trasferire o impiantare e, in secondo luogo, se la coppia ha firmato o meno il consenso per l'eventuale congelamento degli embrioni in esubero. Questo perché la legge in vigore non permette di sopprimere gli embrioni se sono vitali. Gli ovociti maturi che non vengono inseminati possono essere crioconservati per un futuro trattamento, se la donna ha scelto tale opzione. Non sempre tutti gli ovociti inseminati fecondano.
L’avvenuta fecondazione si verifica il giorno dopo. A volte la fecondazione può essere anomala e gli embrioni che ne conseguono vengono scartati. È necessario ancora un giorno per verificare la formazione o meno degli embrioni. Quindi, a partire dal secondo giorno, gli embrioni sono pronti per poter essere inseriti nella cavità uterina. Dopo la fecondazione, gli embrioni sono tenuti in coltura nel laboratorio di embriologia, dove vengono monitorati attentamente per il loro sviluppo.
Il Trasferimento Embrionale
Il transfer degli embrioni viene eseguito senza anestesia. La procedura prevede che il ginecologo inserisca uno speculum per detergere l’ambiente vaginale. Il catetere molto sottile, contenente gli embrioni, viene poi inserito nella cavità uterina dove gli embrioni vengono delicatamente rilasciati. Successivamente il biologo verifica che nessun embrione sia rimasto all’interno del catetere impiegato per l’intervento. Se ciò dovesse verificarsi, viene ripetuto il transfer per inserire l'embrione o gli embrioni rimasti. Mediamente si ottiene il 20-30% di gravidanza dopo il transfer.
Tecniche di PMA di III Livello: L'Iniezione Intracitoplasmatica dello Spermatozoo (ICSI)
L’ICSI (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo) è una terapia evoluta per trattare, in particolare, l’infertilità maschile. La fecondazione FIVET con ICSI consiste nella micro iniezione di un singolo spermatozoo direttamente all’interno della cellula uovo. È riservata ai casi in cui si valuta che, con la semplice inseminazione dell’ovocita, possano esserci problemi nell’ottenere la fecondazione. L’ICSI è solitamente riservata ai casi in cui si teme che, con la fecondazione in vitro convenzionale, possano esserci problemi nell’ottenere la fecondazione, ad esempio a causa di un numero insufficiente o una scarsa motilità degli spermatozoi.
Con la fecondazione ICSI c’è inoltre un risparmio notevole di spermatozoi, in quanto ne basta solo uno per ogni ovocita, rendendola una soluzione efficace per l'infertilità maschile severa. La stimolazione ormonale adottata per le metodiche di II e III livello ha le stesse finalità descritte in precedenza per le tecniche di I livello, ovvero indurre un'ovulazione multipla per ottenere più ovociti. La stimolazione avviene con la somministrazione alla donna di farmaci ormonali che permette alle ovaie di produrre più ovociti. Quando i follicoli raggiungono una maturità adeguata, il ginecologo procede al loro prelievo con la punzione follicolare.
La Procedura ICSI e il Trasferimento degli Embrioni
Dopo il prelievo degli ovociti, si procede con la microiniezione dello spermatozoo. Questa è considerata una metodica di PMA di III livello, soprattutto quando è necessario l’utilizzo di spermatozoi prelevati chirurgicamente dal testicolo, come nei casi di azoospermia (assenza di spermatozoi nell’eiaculato). Tali procedure possono essere percutanee (TEFNA) o a cielo aperto (TESE, Micro-TESE) a seconda delle varie situazioni patologiche che nell’uomo sono alla base del problema. La raccolta sperma nell’uomo equivale al prelievo degli ovociti nella donna. Per ottenere un embrione bisogna favorire l’incontro tra ovociti e spermatozoi, in questo caso tramite l’iniezione di un singolo spermatozoo all’interno di un ovocita (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo).
Dopo 3-5 giorni in laboratorio, gli ovociti fecondati (zigoti) generano dei pre-embrioni, successivamente trasferiti nell’utero materno, in attesa del successivo sviluppo in feto. Il transfer degli embrioni viene eseguito senza anestesia. La procedura prevede che il ginecologo, attraverso un catetere molto sottile, inserisca gli embrioni nella cavità uterina. Successivamente il biologo verifica che nessun embrione sia rimasto all’interno del catetere impiegato per l’intervento. Se ciò si verifica, viene ripetuto il transfer per inserire gli embrioni rimasti. Mediamente si ottiene il 20-30% di gravidanza dopo il transfer.
L’ICSI ha una procedura e relativi tempi che variano tra i 10 e i 20 giorni, a seconda del protocollo utilizzato e della risposta di ciascuna paziente. Con la tecnica ICSI è possibile crioconservare sia gli ovociti che gli embrioni vitali in esubero per un ulteriore tentativo. Questo aspetto è fondamentale per ottimizzare le possibilità di successo future.

Tecniche Avanzate e Supporto alla Fertilità
Oltre alle metodiche di base e avanzate come IUI, FIVET e ICSI, la Procreazione Medicalmente Assistita include altre tecniche complementari e di supporto che ampliano le possibilità per le coppie che desiderano un figlio.
Crioconservazione degli Ovociti
La crioconservazione degli ovociti, o congelamento degli ovuli, è una tecnica sviluppata e ampiamente applicata nel nostro Paese, con l'Ospedale Santa Maria che vanta l'esperienza nella crioconservazione di ovociti non utilizzati dalla FIVET. Le pazienti accettate nel programma di crioconservazione degli ovuli vengono sottoposte a induzione farmacologica di un’ovulazione multipla. L'induzione dell’ovulazione multipla viene attentamente monitorata con valutazioni ecografiche e ormonali. Al termine della stimolazione si effettua il prelievo degli ovociti per via transvaginale, una procedura di chirurgia ambulatoriale eseguita in sedoanalgesia. La durata dell'intera procedura, dall'inizio della stimolazione al prelievo degli ovociti, varia a seconda della fase del ciclo in cui la paziente si trova al momento dell'inizio della stimolazione; ma, di massima, non è superiore ai 14 giorni.
Al momento del loro utilizzo, che può avvenire anche dopo molti anni, gli ovociti crioconservati potranno essere inseminati mediante la tecnica di iniezione dello spermatozoo nel citoplasma dell'ovocita (ICSI - Intra-Cytoplasmic Sperm Injection). Inizialmente pensata per la preservazione della fertilità in pazienti oncologiche che devono sottoporsi a trattamenti chemioterapici o radioterapici, ha trovato applicazione anche nelle coppie infertili che avessero ostacoli etici al congelamento embrionario e per il lungo periodo (2004-2009) di divieto del congelamento embrionario in Italia. Oggi viene utilizzata per aumentare le possibilità di dare un supporto alle scelte riproduttive della donna e limitare gli effetti negativi dell’età sulla fertilità. Al momento, numerosi studi scientifici hanno preso in considerazione migliaia di casi e hanno accertato l’assoluta sicurezza della procedura e dei risultati, anche a distanza di tempo, in linea con le delibere e le normative vigenti.
GIFT e ZIFT: Alternative al Trasferimento In Utero
Esistono anche tecniche meno comuni oggi ma storicamente significative, come la GIFT e la ZIFT. La GIFT (Gamete IntraFallopian Transfer) prevede una fase iniziale di raccolta dei follicoli ovarici che è simile a quella della FIVET. Successivamente, tramite una piccola incisione addominale (GIFT per via laparoscopica), che consente il raggiungimento della tuba, si procede all’introduzione dei gameti (ovociti e spermatozoi) direttamente nelle tube di Falloppio, dove si spera avvenga la fecondazione naturale. La scelta della modalità con cui effettuare la GIFT spetta ovviamente al medico che si occupa della fecondazione assistita, il quale decide anche in base alle caratteristiche della paziente e alla qualità dei gameti.
La ZIFT (Zygote IntraFallopian Transfer) corrisponde al trasferimento intratubarico dei gameti (GIFT), tranne per il fatto che prevede l’inserimento dello zigote, cioè la cellula che si ottiene dopo l’incontro tra gameti. Detto banalmente, lo zigote è l’inizio dell’embrione. In questo caso, la fecondazione avviene in laboratorio, e il prodotto della fecondazione (lo zigote) viene poi trasferito nelle tube, simulando una parte del percorso naturale dell'embrione.
Induzione dell'Ovulazione e Recupero Chirurgico degli Spermatozoi
Tra le metodiche complementari, l'induzione dell’ovulazione con rapporti mirati prevede un trattamento farmacologico mirato a stimolare la corretta maturazione dell’ovocita, in modo da pianificare il momento più propizio per un rapporto sessuale altamente efficace in termini di concepimento. Questa è una delle strategie meno invasive e spesso la prima tentata in casi di anovulazione o disovulazione.
Infine, il prelievo testicolare degli spermatozoi è indicato in presenza di azoospermia, ossia assenza di spermatozoi nell’eiaculato. Nel caso che l’uomo non produca spermatozoi (azoospermia), le tecniche di PMA sulla donna vengono associate a tecniche chirurgiche per recuperare gli spermatozoi dai testicoli. Tali procedure possono essere percutanee (TEFNA) o a cielo aperto (TESE, Micro-TESE) a seconda delle varie situazioni patologiche che nell’uomo sono alla base del problema. Queste procedure permettono di recuperare spermatozoi direttamente dal tessuto testicolare per utilizzarli in tecniche come l'ICSI, aprendo la possibilità di concepimento anche in situazioni di infertilità maschile molto complessa.
La Procreazione Medicalmente Assistita, con le sue diverse metodologie e i continui avanzamenti scientifici, rappresenta una risorsa fondamentale per le coppie che affrontano il difficile percorso dell'infertilità. Offrendo un approccio personalizzato e un supporto medico e psicologico, la PMA accompagna gli aspiranti genitori verso la realizzazione del loro sogno di avere un figlio.
tags: #concepimento #tramite #pma