Quando nascerà il bimbo? Sei incinta e vuoi sapere quando nascerà il bambino? Il test di gravidanza rivela alle donne con certezza di essere incinte solo la quinta settimana di gravidanza, e a volte anche più tardi. Conoscere il momento della nascita è utile per i genitori e indispensabile sotto il profilo medico. Dalla fecondazione dell'ovulo al parto trascorrono in media 38 settimane ovvero 266 giorni. Tuttavia, è impossibile conoscere con esattezza il momento in cui l'ovulo è stato fecondato perché ciò potrebbe essere avvenuto non subito dopo il rapporto sessuale. La medicina ha quindi dovuto identificare un altro momento iniziale per il calcolo della gravidanza e lo ha individuato nel primo giorno delle ultime mestruazioni. Da questo momento trascorrono 40 settimane prima che la bimba, il bimbo, i gemelli o i trigemini vengano alla luce. La precisione del calcolatore della data del parto aumenta con l'inserimento delle informazioni sul ciclo personale della donna.

Il calcolo della data del parto e la variabilità naturale
Definire la data del parto è di particolare importanza per il medico, che potrà così seguire da vicino lo sviluppo del bambino. Anche se in alcuni casi può essere difficile, il periodo della gravidanza è sempre memorabile ed emozionante. Secondo le stime solo circa il 5% dei bambini nasce esattamente alla data di nascita calcolata. Ora il calcolatore ha definito il magico momento della nascita e la data sarà ulteriormente precisata dal tuo ginecologo con la prima ecografia. Ma meglio non fissarsi troppo su questa data: solo il 5% circa delle madri partorisce esattamente il giorno calcolato. Le variazioni sono quindi la regola. La maggior parte dei bambini nasce in un periodo compreso tra dieci giorni prima e dieci giorno dopo la data definita. La natura non è una macchina. Come già menzionato, la nascita può avvenire in ritardo o in anticipo, ma il calcolatore della data del parto circoscrive il periodo della nascita con molta precisione. Ciò significa che i genitori potranno prepararsi con largo anticipo all'arrivo del pargoletto e organizzarsi con tranquillità nei giorni in prossimità del parto.
Considerazioni cliniche e gravidanze gemellari
In caso di gravidanza gemellare, il parto viene solitamente indotto al più tardi nella settimana di gravidanza 38, al fine di ridurre al minimo i rischi per la salute della madre e dei bambini. Per il calcolatore della data del parto, questo significa che bisogna sottrarre circa 14 giorni dalla data calcolata per arrivare alla data di nascita dei gemelli. Spesso dopo un'ecografia il ginecologo modifica la data del parto. La settimana di gravidanza viene calcolata misurando la lunghezza totale dell'embrione dalla testa all'osso sacro. Volendo puoi aggiungere la data del parto direttamente al tuo profilo familiare dove resterà memorizzata. Non è possibile calcolare il giorno esatto del concepimento. Ma con il calcolatore dell’ovulazione è possibile restringere il periodo ai giorni fertili. È anche possibile calcolare a ritroso dalla data di nascita al primo giorno del ciclo più circa 14 giorni.
Calcola la settimana di gravidanza e l'epoca presunta del parto!
Il percorso della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)
L'impianto dell’embrione è il processo grazie al quale l’embrione, di circa 5/6 giorni di vita dalla fecondazione dell’ovulo, aderisce all’endometrio e vi entra per iniziare la gestazione. La coppia che decide di ricorrere alla PMA deve essere a conoscenza di ogni passaggio del percorso e sottoporsi ad alcune analisi. Nello specifico solitamente si organizza una prima visita con il ginecologo specializzato in procreazione medicalmente assistita, durante la quale la coppia si sottopone a un colloquio conoscitivo. Prima d’intraprendere qualsiasi discorso, lo specialista effettua un’ecografia transvaginale e un’approfondita analisi anamnestica. È molto importante comunicare se la coppia si è già sottoposta in passato a trattamenti di PMA. Il medico prosegue la visita esponendo alla coppia tutto quanto c’è da sapere per iniziare il percorso PMA al meglio. Verranno spiegate le procedure da sostenere, le percentuali di successo, i rischi che si corrono e altri dettagli in base ai singoli casi.
Le fasi biologiche dell'impianto embrionale
Il processo di impianto embrionale dura tra i 4 e i 5 giorni. Precisamente si considera tutto il periodo dall’inizio fino al momento in cui l’embrione penetra completamente l’endometrio per cominciare ad aderirvi. A questo punto il processo si sviluppa in 3 fasi e tempistiche: schiusa, apposizione, invasione e adesione. La “schiusa” avviene nei giorni 5 e 6, quando l’embrione si libera di uno strato esterno che lo protegge per uscire e avvicinarsi all’endometrio. L’“apposizione” si colloca il giorno 7 e coincide con il posizionamento dell’embrione sul tessuto endometriale. In questa fase intervengono i pinopodi, marker morfologici, che aiutano la massa cellulare interna ad orientarsi verso l’endometrio. Infine si parla di “invasione e adesione” nel momento in cui l’embrione ha trovato una posizione naturale. Le cellule epiteliali fanno spazio e lo stroma endometriale viene invaso dall’embrione che può finalmente venire a contatto con il sangue materno.

La gestione della sintomatologia dopo il transfer
Dopo aver completato il transfer embrionale è un momento molto delicato per la coppia che ha deciso di sottoporsi ad un processo di PMA. È normale avere un po’ d’ansia per l’esito e bisogna creare un ambiente sereno nell’attesa delle due settimane per poter effettuare il primo test di gravidanza. Sono giorni molto emotivi per la coppia e in particolare per la donna, che sarà inevitabilmente attenta ad ascoltare ogni segnale che le manda il corpo. Ogni sensazione potrebbe essere sintomo di qualcosa ed è questo pensiero che mette la donna in uno stato di agitazione. La verità è che non esiste una sintomatologia precisa da tenere in conto, e diverse sensazioni potrebbero non avere un significato preciso. Piccole perdite e lievi sanguinamenti possono essere normali nei primissimi giorni dopo il trasferimento embrionale. Potrebbero dipendere dalla canalizzazione attraverso il collo dell’utero. Disturbi di vertigini, fitte, oppure dolori addominali e lombari, ma anche coliche possono essere normali in questa fase. Potrebbero essere effetto della stimolazione ovarica. L’indurimento del seno o il gonfiore è abbastanza regolare come sintomo in seguito alla somministrazione degli ormoni per il trasferimento embrionale.
Consigli pratici e stile di vita durante l'attesa
Da non temere il relax! Spesso c’è una strana convinzione per cui, dopo il trasferimento embrionale, le donne hanno paura che l’embrione possa “cadere” restando ferme per troppo tempo. Fortunatamente ciò non può accadere perché è tenuto fermo da forze opposte interne all’endometrio. Molti studi ed evidenze scientifiche rassicurano che non ci sono state differenze d’esito tra le donne che si sono fermate per 20 minuti dopo il transfer e quelle si sono rilassate per 24 ore. È consigliata un’attività fisica moderata, laddove si intende passeggiate tranquille e viaggi con qualsiasi mezzo di trasporto. Sconsigliatissimi chiaramente i lavori pesanti e sforzi fisici intensi. È sempre positivo per l’organismo essere ben idratato, quindi sì al bere molta acqua con riduzione del consumo del sale e una rinnovata attenzione al mangiare in modo salutare. Infine essere positivi e rilassati. Ricreare un’atmosfera serena e positiva, senza sbalzi d’umore fa bene allo stato psicofisico della donna. Si consiglia di mangiare cibi biologici, se possibile, e aumentare la quantità di crucifere. Ottimo l’aumento delle fibre, sia cereali integrali che verdure, nella dieta alimentare e va bene anche l’inserimento di qualche spuntino proteico. I grassi buoni, come avocado o frutta secca, sono i benvenuti, ma non quelli “cattivi”, i carboidrati raffinati e i grassi saturi. Bisogna fare attenzione anche alle quantità di latticini e ai dolcificanti.

Il percorso nascita e la diagnostica prenatale
Il percorso nascita è il processo di presa in carico assistenziale per accompagnare le donne e le coppie dalla gravidanza fino al parto, dalla consulenza preconcezionale alla diagnosi prenatale, dai test di screening agli esami strumentali richiesti nel corso della gestazione. Al percorso nascita si accede con la prima visita ostetrica, sia in Ospedale che sul territorio. La Diagnosi prenatale prevede una serie di esami diagnostici rivolti a ottenere informazioni sulla salute dell’embrione e del feto. Le tecniche utilizzate per la Diagnosi prenatale possono essere “non invasive”, come l’ecografia, il doppler flussimetria e i test biochimici. È la prima ecografia prevista durante la gravidanza, di norma eseguita entro la 14ª settimana. Questo tipo di esame consente di valutare la probabilità di eventuali anomalie cromosomiche del feto. Sono test eseguiti con tecniche non invasive ma non sostituiscono il test per la diagnosi delle malattie cromosomiche, come amniocentesi e villocentesi. Con i test diagnostici possiamo accertare la presenza di malattie genetiche (es. anomalie cromosomiche, biomolecolari e metaboliche) e di alcune malattie infettive (es. toxoplasmosi, rosolia, CMV). I test diagnostici sono considerati invasivi perché richiedono il prelievo di materiale biologico dall’utero.
Monitoraggio ecografico e prevenzione delle anomalie
Con l’ecografia del II trimestre si valuta l’anatomia fetale e può essere di supporto per rilevare eventuali anomalie e malformazioni. Con l’ecografia del III trimestre si individuano tutte le condizioni che potrebbero rappresentare un rischio per il feto. Questo esame permette anche di rilevare le anomalie che si manifestano tardivamente. È al momento della nascita o entro il primo anno di vita che può essere diagnosticato un difetto congenito. Tale difetto, che interessa il 5% dei neonati, può consistere in una alterazione anatomica o strutturale o in un difetto metabolico o funzionale. Alcune di queste anomalie congenite possono essere prevenute attraverso una opportuna consulenza preconcezionale. Un adeguato controllo glicemico in caso di diabete, l’utilizzo di farmaci adeguati in caso di epilessia o ipertensione, grazie alla consulenza preconcezionale, possono scongiurare l’insorgenza di eventuali patologie neonatali. La sospensione di terapie con farmaci teratogeni o la sostituzione con prodotti più adeguati alla gravidanza è un’altra importante forma di prevenzione. Inoltre, uno screening preconcezionale delle malattie infettive, mediante vaccinazioni (rosolia e varicella) o misure igieniche (toxoplasmosi), permette di prevenire difetti congeniti.

Approfondimenti sulla datazione gestazionale
Il calcolo della data del concepimento è fondamentale per impostare un’agenda della gravidanza efficace e seguire lo sviluppo del feto con consapevolezza. Questo metodo si basa sulla data dell’ultima mestruazione, associata a una ecografia del primo trimestre, per stimare il momento dell’ovulazione e anticipare la data presunta del parto, solitamente a 280 giorni o 40 settimane dalla mestruazione. La conoscenza del proprio ciclo mestruale e l’eventuale uso di test ovulatori o misurazione della temperatura basale possono aumentare la precisione del calcolo. In media, un ciclo mestruale dura 28 giorni: dall’ultima mestruazione fino alla comparsa della successiva. L’età gestazionale viene espressa in giorni completi o settimane complete. Stabilire con precisione il momento del concepimento, tuttavia, non è sempre facile. Questo perché ogni donna presenta cicli mestruali con caratteristiche specifiche e soggettive, dovute in alcuni casi a patologie o disturbi che rendono irregolare il ciclo stesso.
Affidabilità dei metodi di calcolo
Qual è la data dell’ultima mestruazione? Questa è una delle prime domande che lo specialista rivolge, durante il primo incontro, alla donna che ha scoperto di essere incinta. Associare questa informazione, insieme alla media dei cicli mestruali, permette di effettuare il calcolo della data del concepimento in modo piuttosto accurato. «E se i miei cicli sono lunghi o irregolari?». In tutti questi casi, la fase follicolare potrebbe aver avuto una durata maggiore e, di conseguenza, l’ovulazione potrebbe essere avvenuta più tardi. Ma non c’è nulla da temere, perché il calcolo della data del concepimento e della data presunta del parto vengono calcolate sulla base dell’ultima mestruazione associata all’ecografia del primo trimestre. Oltre al metodo classico che si basa sul calendario ostetrico, considerando la lunghezza media del ciclo mestruale, a partire dalla data dell’ultima mestruazione, esiste la possibilità di calcolare la data presunta attraverso l’ecografia del primo trimestre, tra le 10 e le 12 settimane gestazionali. A prescindere dall’ecografia, un calcolo certo del momento preciso del concepimento non esiste. I metodi di calcolo esistenti non sono certi al 100% ma sono affidabili, e permettono di stabilire una data del concepimento accurata, con un margine di errore di pochi giorni. L’ecografia del primo trimestre è il metodo più preciso per datare la gravidanza. Misurando la lunghezza cranio‐caudale del feto, lo specialista può ridefinire la data del concepimento riducendo l’errore a pochi giorni.

Assistenza al parto e post-partum
Come Punto Nascita di Primo livello, il Presidio Ospedaliero Santo Spirito in Sassia garantisce l’assistenza al parto dalla 34° settimana. Per ogni turno è prevista la presenza di almeno due ostetriche ed è possibile chiedere di avere un’ostetrica dedicata durante il travaglio. In sala parto, le mamme possono iniziare a sperimentare il contatto pelle a pelle con il proprio bambino e l’allattamento precoce al seno. Durante il travaglio e il parto è possibile chiedere la presenza di una persona di fiducia. Le donne che hanno precedentemente avuto un parto con taglio cesareo hanno la possibilità di scegliere il parto naturale. In tal caso, alla gestante viene somministrato un farmaco analgesico attraverso un piccolo catetere inserito nella regione lombare della colonna vertebrale. Il farmaco, arrivando nello spazio peridurale, consente il controllo della sensazione dolorosa associata alle contrazioni uterine. La parto-analgesia può essere richiesta in qualsiasi momento. Il sangue che rimane nel cordone ombelicale e nella placenta, dopo il parto, è ricco di cellule “staminali emopoietiche”. Si tratta di cellule in grado di generare globuli bianchi, rossi e piastrine e utili alla cura di malattie del sangue come leucemie e linfomi. La raccolta del sangue del cordone ombelicale avviene in sala parto, dopo che il cordone è stato reciso. È semplice, indolore e senza rischi per il neonato e per la madre.
Il recupero post-parto e l'allattamento
Il pavimento pelvico è costituito da un complesso di muscoli, fasce e legamenti che chiudono in basso la cavità addominale. La sua funzione è quella di sostenere tutti gli organi pelvici: vescica, uretra, utero, retto e vagina. La gravidanza e il parto sono i più importanti fattori di rischio per le alterazioni del pavimento pelvico. La riabilitazione del pavimento pelvico ha come obiettivo il recupero del tono e della capacità contrattile di questo gruppo di fasci muscolari. Il reparto di Ostetricia e Ginecologia offre un percorso dedicato per la riabilitazione del pavimento pelvico, da eseguire a distanza di sei settimane dal parto. L’allattamento al seno è un gesto naturale, è il proseguimento della nutrizione già assicurata dalla donna attraverso la placenta. Durante la gravidanza, poi, la ghiandola mammaria cambia per adattarsi alla produzione del latte. Con le prime poppate il neonato riceverà il colostro, una sostanza molto nutriente e ricca di anticorpi che si trasformerà in latte con le stimolazioni delle poppate successive. È il bambino che, succhiando, stimola la produzione e l’uscita del latte dal seno. Generalmente il bambino lascia il seno quando si sente sazio, anche se alcuni continuano delicatamente a succhiare sino ad addormentarsi. Nel reparto si incoraggia l'allattamento al seno e si aiuta la mamma a trovare la giusta posizione e la presa corretta.
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