La crioconservazione dei gameti ha trasformato profondamente i trattamenti di procreazione medicalmente assistita, consentendo di mantenere ovociti, spermatozoi ed embrioni per molti anni, preservandone la vitalità per un uso futuro. Questa tecnica, oggi tra le più diffuse in medicina riproduttiva, rappresenta uno strumento prezioso sia per le coppie che desiderano posticipare la genitorialità, sia per le persone con problematiche di salute che possono compromettere la fertilità, come una neoplasia o un intervento chirurgico, offrendo loro la possibilità di conservare i gameti per utilizzarli successivamente. In questo contesto, la crioconservazione degli embrioni ha assunto un ruolo sempre più centrale nel campo della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), fino a diventare una procedura di routine. È importante notare che, grazie a metodi avanzati come la vitrificazione, i tassi di successo ottenuti con ovociti ed embrioni congelati sono comparabili a quelli ottenuti con materiale fresco, e in molti casi, possono addirittura migliorare i risultati.
La Crioconservazione Embrionale: Dalla Storia alle Metodologie Attuali
La storia della crioconservazione embrionale affonda le sue radici in decenni di ricerca. La prima gravidanza ottenuta dal trasferimento di un embrione crioconservato risale al 1983, quando due ricercatori australiani riuscirono a crioconservare un embrione allo stadio di 8 cellule per 4 mesi e a ottenere, in seguito al trasferimento in utero, una gravidanza. Da quel momento, il congelamento degli embrioni è diventata una delle tecniche di procreazione medicalmente assistita più utilizzate, evolvendosi significativamente.
Tradizionalmente, per crioconservare gli embrioni in sovrannumero dei trattamenti di riproduzione assistita, il metodo utilizzato era il congelamento lento, noto come "slow freezing". I risultati ottenuti con questa tecnica erano però limitati. A differenza della tradizionale tecnica di congelamento lento, la vitrificazione è un metodo di crioconservazione ultrarapido che evita la formazione di cristalli di ghiaccio, preservando così l’integrità cellulare. Attualmente, gli embrioni vengono crioconservati mediante la tecnica della vitrificazione, che consiste nel congelare gli embrioni in modo ultrarapido. La crioconservazione avviene attraverso l’aggiunta di sostanze protettive, dette crioprotettori. Successivamente, gli embrioni vengono immersi in azoto liquido, a -196°C. Ad oggi, la tecnica più diffusa è la vitrificazione, che permette il congelamento in modo ultra-rapido, trasformando l’acqua presente nelle cellule in una sorta di vetro amorfo e impedendo la formazione di cristalli di ghiaccio che potrebbero danneggiare le strutture cellulari. Per poter essere conservati congelati o crioconservati, gli embrioni devono essere sottoposti a temperature estremamente basse, generalmente tra -196 ºC e -320 ºC. Per raggiungere questa temperatura di conservazione, gli embrioni vengono immersi in azoto liquido, a -196 ºC, proprio tramite questa tecnica avanzata.

Il Tasso di Sopravvivenza degli Embrioni Vitrificati Post-Scongelamento
Grazie ai progressi nel campo della riproduzione assistita, il tasso di sopravvivenza degli embrioni dopo lo scongelamento è piuttosto elevato. La tecnica utilizzata per crioconservare gli embrioni è la vitrificazione, un metodo di congelamento ultrarapido che evita la formazione di cristalli. Attraverso questa procedura, si ottengono tassi di sopravvivenza molto elevati, compresi tra il 90% e il 95%, poiché si minimizzano i danni che gli embrioni subiscono nel processo di congelamento. Ciò significa che alcuni embrioni non superano il processo, ma la stragrande maggioranza mantiene la propria vitalità. Grazie alla tecnica della vitrificazione, il tasso di sopravvivenza delle blastocisti allo scongelamento è infatti piuttosto elevato.
Tuttavia, l’esito positivo della crioconservazione dipende anche da diversi fattori biologici, come la qualità dell’embrione al momento del congelamento. Embrioni di buona qualità hanno un maggior tasso di sopravvivenza allo scongelamento e maggiori probabilità di impianto. Anche lo stadio di sviluppo influenza il successo della crioconservazione: le blastocisti tendono ad avere tassi di sopravvivenza e di impianto più alti rispetto agli embrioni in terza giornata. Per questo motivo, questi progressi nella crioconservazione consentono di vitrificare gli embrioni senza compromettere i tassi di successo, anzi migliorandoli.
Embrioni a Fresco vs. Embrioni Vitrificati: Analisi dei Tassi di Successo
Uno dei dubbi più frequenti durante le visite di riproduzione assistita è se il congelamento diminuisca la probabilità che l'embrione si impianti. La risposta breve è no; di fatto, in molti casi, la migliora. Tradizionalmente, i risultati con il trasferimento di embrioni a fresco erano migliori rispetto a quelli con embrioni congelati. Tuttavia, oggigiorno, grazie ai progressi nel campo della riproduzione assistita e alla tecnica della vitrificazione, i tassi di successo ottenuti con ovociti ed embrioni congelati sono comparabili a quelli ottenuti con materiale fresco.
Il trasferimento di embrioni congelati presenta diversi vantaggi rispetto a quello di embrioni a fresco. In un ciclo mestruale naturale, di solito matura e viene rilasciato un solo ovulo con l'ovulazione. Per questo motivo, nei trattamenti di fecondazione in vitro (FIVET), si esegue una stimolazione ormonale per ottenere un numero maggiore di ovuli. Sebbene in questo modo si aumentino le probabilità di successo di queste tecniche, la stimolazione ha anche effetti dannosi sull'endometrio, lo strato che ricopre la superficie della cavità uterina, influenzando negativamente l'impianto embrionale nei cicli a fresco. Pertanto, l'endometrio è più recettivo nei trasferimenti di embrioni congelati rispetto ai cicli a fresco, poiché ha avuto un intero ciclo mestruale per riprendersi dagli effetti della stimolazione ormonale.
Secondo l'ultimo Registro Nazionale di Attività della Società Spagnola di Fertilità (SEF) relativo al 2023, i risultati sono significativi. Il tasso di gravidanza per trasferimento di embrioni congelati (specialmente quando è stato eseguito un test genetico preimpianto o PGT) è del 53,2%, mentre con embrioni a fresco si aggira intorno al 45,8%. Per quanto riguarda il tasso di parto, ovvero la nascita di un neonato vivo a casa, le cifre relative al 2023 sono del 37,5% con embrioni a fresco e del 41,8% con embrioni vitrificati. Questi dati statistici riportati in questo articolo non devono essere utilizzati per implicare o prevedere un risultato certo per un individuo specifico all'interno di una popolazione a rischio, ma indicano una tendenza generale positiva.
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L'Importanza dello Stadio di Blastocisti nel Processo
I progressi nelle tecniche di riproduzione assistita hanno permesso anche di migliorare notevolmente la coltura embrionale, cioè le condizioni in cui gli embrioni si trovano in laboratorio fino al loro trasferimento o vitrificazione. Questo ha reso possibile ottenere più embrioni di buona qualità e farli arrivare allo stadio di blastocisti. Lo stadio di blastocisti si raggiunge al 5-6 giorno di sviluppo embrionale.
Il trasferimento in questo stadio presenta una serie di vantaggi. Permette di effettuare una migliore selezione embrionale, poiché si ottengono maggiori informazioni sullo sviluppo e solo i migliori sono in grado di raggiungere questo stadio. C'è una migliore sincronizzazione con l'endometrio, il che aumenta le probabilità di impianto. Inoltre, offre la possibilità di fare più trasferimenti di un singolo embrione per evitare gravidanze multiple senza compromettere le probabilità di successo, proprio grazie ai punti precedenti.
Nonostante il trasferimento di blastocisti vitrificate possa fornire ottimi tassi di impianto, non è sempre l'opzione migliore per tutte le pazienti. Da un lato, è importante che il protocollo di vitrificazione sia ottimizzato affinché si ottengano ottimi risultati. Le blastocisti contengono molta acqua al loro interno e questo rende difficile il processo di congelamento, per cui se non si dispone di un buon programma di crioconservazione, si otterranno risultati peggiori rispetto a quelli a fresco. Inoltre, bisogna tenere presente che non tutti gli embrioni raggiungono questo stadio: solo quelli di buona qualità. Pertanto, deve essere valutato il rischio che nessun embrione raggiunga questo stadio. Il trasferimento di blastocisti vitrificate, dunque, non deve essere eseguito in tutte le pazienti, ma deve essere indicato solo in quelle che possono beneficiare di questa opzione terapeutica.

Durata della Crioconservazione e i Suoi Effetti sui Risultati Clinici
Una domanda frequente riguarda per quanto tempo gli embrioni possono essere conservati. Gli embrioni vitrificati possono anch’essi essere conservati per lunghi periodi. Gli embrioni possono rimanere in crioconservazione indefinitamente senza perdere vitalità. Secondo diversi esperti il materiale biologico può essere crioconservato per un periodo pressoché illimitato, perché temperature di conservazione così basse bloccano, essenzialmente, tutti i processi biologici. Ciò significa che, di fatto, le cellule e gli embrioni congelati non invecchiano. È importante notare che l’età del donatore al momento della crioconservazione può fare la differenza.
Esistono casi documentati di nascite da embrioni congelati decenni prima, senza che ciò abbia avuto effetti negativi sulla salute del bambino. Un esempio notevole è quello di Lydia e Timothy Ridgeway, nati da embrioni gemelli che erano stati congelati ben 30 anni fa, nel 1992. Con la loro nascita, Lydia e Timothy hanno battuto il record di crioconservazione stabilito da Molly Gibson, nata nel 2020 da un embrione congelato circa 28 anni prima. Questi casi dimostrano la straordinaria capacità della crioconservazione di preservare la vitalità embrionale per periodi molto estesi.
Tuttavia, uno dei temi più dibattuti riguarda la durata della crioconservazione degli embrioni, e se questa possa compromettere le probabilità di gravidanza. Alcuni studi suggeriscono che il tempo di congelamento non comprometta né la qualità dell’embrione né le possibilità di gravidanza. Tuttavia, non ci sono indicazioni univoche riguardo a un limite temporale ottimale. La maggior parte dei centri pone un limite anagrafico per l'aspirante mamma, tipicamente i 50 anni, considerando poco probabile un attecchimento oltre quell'età. Nelle valutazioni, però, si tiene conto anche di altri indicatori: dal peso alle cause dell'infertilità, dal numero alla qualità degli embrioni fecondati.
C'è un altro aspetto, però, che rischia di fare la differenza: il tempo di stoccaggio degli embrioni stessi. Analizzando il tasso di successo delle procedure di reimpianto realizzate su 24.700 donne tra il 2011 e il 2017, in tempi diversi, i ricercatori del dipartimento di riproduzione medicalmente assistita dello Shanghai Ninth people's hospital hanno osservato che maggiore era l'intervallo tra la vitrificazione e il trasferimento in utero, minori erano le chance di successo. Nello specifico, le procedure completate entro tre mesi hanno fatto registrare un impianto nel 40 per cento dei casi e una gravidanza nel 56 per cento di questi, alla fine delle quali è nato vivo il 47 per cento dei bambini. In quelle portate a termine tra 12 e 24 mesi, l'impianto è invece andato a buon fine soltanto nel 26 per cento dei casi. Identico il dato relativo alle gestazioni e alle nascite di bambini in buona salute. Ciò equivale a dire che su 100 donne, in caso di impianto entro i tre mesi dal congelamento, 47 sono riuscite ad avere un bambino (quasi 1 su 2). Aspettando almeno uno e fino a due anni, invece, 26 aspiranti mamme su 100 sono riuscite a coronare il proprio desiderio. Qianqian Zhu, coordinatrice dello studio, ha affermato che "d'ora in avanti dovremo considerare anche la durata della conservazione dei gameti per stimare i tassi di successo di una procedura di procreazione medicalmente assistita". Questo aspetto è importante soprattutto per le donne alle prese con un tumore, che vedono spesso le loro ovaie danneggiate dalle cure oncologiche e che sono chiamate ad attendere la guarigione prima di intraprendere un percorso che punta a culminare nella gravidanza. Tuttavia, è rassicurante sapere che non sono stati riscontrati problemi per la salute dei neonati nati da embrioni crioconservati per lunghi periodi.

Benefici Clinici e Sicurezza della Crioconservazione Embrionale
La crioconservazione offre numerosi benefici dal punto di vista clinico. Innanzitutto, consente di trasferire un solo embrione per volta, congelando quelli in eccesso e riducendo così in modo significativo il rischio di gravidanze multiple. Un ulteriore vantaggio riguarda la sicurezza: posticipare il trasferimento dell’embrione riduce il rischio di sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS), una complicanza della stimolazione ormonale caratterizzata da un’eccessiva risposta delle ovaie ai farmaci, che si presenta con un accumulo di liquidi nell’addome e può avere gravi conseguenze.
La metodica è inoltre utilizzata anche per preservare la fertilità delle pazienti oncologiche, che devono sottoporsi a trattamenti che potrebbero compromettere la loro capacità riproduttiva. Consente inoltre di concedere maggiori speranze alle donne più in là con gli anni che hanno una riserva di ovociti ridotta, offrendo loro la possibilità di conservare i gameti per utilizzarli successivamente. La crioconservazione può, per esempio, consentire alle donne e agli uomini che devono sottoporsi a trattamenti antitumorali di mettere da parte i propri gameti, che potrebbero essere irrimediabilmente danneggiati, per esempio, dalla radioterapia. Inoltre, consente alle giovani donne di congelare i loro ovociti, di buona qualità proprio perché giovani, per posticipare per motivi socio-economici il loro desiderio di gravidanza.
Il congelamento degli embrioni non è associato, come immaginato fino a pochi anni fa, a un incremento del rischio di malformazioni o di complicazioni durante la gravidanza. I risultati ottenuti con embrioni congelati sono dunque molto simili a quelli che si conseguono con embrioni freschi, con il vantaggio di poter sottoporre la donna a un unico ciclo di stimolazione ovarica, da cui si cerca poi di fecondare un maggior numero di ovociti, e di ridurre il tasso di gravidanze gemellari, non dovendo trasferire più embrioni contemporaneamente.
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Differenze tra Crioconservazione di Embrioni e Ovociti
È importante sottolineare la differenza tra la crioconservazione di embrioni e di ovociti. Gli embrioni, essendo costituiti da più cellule e contenendo meno acqua rispetto ai singoli ovociti, tollerano meglio il congelamento e lo scongelamento. Gli ovociti, al contrario, sono cellule più grandi e ricche di acqua, e per questo più vulnerabili alla formazione di cristalli di ghiaccio e ai danni da shock osmotico. Anche se la vitrificazione ha notevolmente migliorato i tassi di sopravvivenza degli ovociti, la differenza intrinseca nella loro composizione cellulare rimane un fattore rilevante.

Il Processo di Trasferimento dell'Embrione Scongelato
Una volta scongelati allo stadio di blastocisti, gli embrioni vengono coltivati per 2-4 ore allo scopo di osservare l’espansione e la sopravvivenza della blastocisti (giorno 5-6), per poi procedere al trasferimento nell’utero. Il tasso di successo dipende principalmente dalla qualità dell’embrione, dall’età della paziente e dallo stato dell’endometrio.
Per il trasferimento di embrioni congelati, è necessaria una preparazione endometriale. I trasferimenti di embrioni congelati possono essere eseguiti sia in un ciclo naturale che in un ciclo sostituito. Nel caso del ciclo naturale, si sfruttano gli ormoni naturali del ciclo mestruale della paziente e si controlla mediante ecografia l'evoluzione del follicolo e dell'endometrio, senza somministrare alcun farmaco. Una volta avvenuta l'ovulazione (rilascio dell'ovulo maturo), si inizia un trattamento con progesterone. Nei cicli sostituiti, si somministrano estrogeni per preparare l'endometrio, sotto forma di cerotti o pillole. Quando si osserva tramite ecografia che l'endometrio è pronto, si somministra progesterone. Si procederà in un modo o nell'altro a seconda delle caratteristiche di ciascuna paziente: se ha un ciclo mestruale regolare, i risultati dei cicli precedenti, e altre peculiarità individuali. Inoltre, possono esserci anche variazioni in queste linee guida di trattamento che sono state menzionate, come la somministrazione di analoghi del GnRH, per esempio.
Per quanto riguarda i sintomi, i sintomi del trasferimento di blastocisti congelate sono gli stessi di quelle a fresco. La procedura è la stessa, quindi non ci sono differenze tra i due trasferimenti. L'unica cosa che può variare è che nel trasferimento a fresco potrebbero rimanere dei sintomi dovuti alla stimolazione ormonale, assenti nei cicli con embrioni congelati. Un'altra domanda frequente è se un embrione che è stato scongelato possa essere congelato di nuovo. Sì, a condizione che la vetrificazione e lo scongelamento (devetrificazione) vengano eseguiti correttamente, un embrione può sopravvivere a diversi cicli di congelamento senza che la sua vitalità venga compromessa ed essere in grado di impiantarsi.

Aspetti Etici, Legali ed Emotivi della Crioconservazione in Italia
Sul piano giuridico, in Italia l’embrione è tutelato fin dal momento della fecondazione, e le opzioni consentite per la gestione degli embrioni crioconservati sono limitate a due possibilità: il trasferimento in utero o il mantenimento indefinito in crioconservazione. La decisione sul destino di questi embrioni è spesso molto complessa e carica di significato emotivo. Questa difficoltà nasce in gran parte dalla diversa percezione che le persone hanno dell’embrione: per alcuni si tratta semplicemente di un “tessuto biologico”, mentre per altri rappresenta una vera e propria entità vivente, un “figlio potenziale” con propri diritti da tutelare.
Sul piano morale, entrano in gioco convinzioni personali, culturali e religiose: il riconoscimento dell’embrione come vita potenziale, la responsabilità verso quelli “abbandonati”, la tutela dell’identità genetica e il rifiuto di ogni uso non procreativo senza consenso. La crioconservazione ha dei costi, e chi vuole conservare il proprio materiale biologico congelato in banche private deve pagare per poterlo fare.
In Italia, le tecniche di PMA sono disciplinate dalla Legge 40 del 19 febbraio 2004, intitolata “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”. La normativa, nata con l’obiettivo di tutelare contemporaneamente la salute della donna, il rispetto della vita e i diritti dell’embrione, in origine presentava caratteri molto restrittivi. Il congelamento degli embrioni si è diffuso anche in Italia negli ultimi dieci anni, dopo che la Corte Costituzionale ha eliminato il limite dei tre embrioni conservabili posto fino al 2009 dalla Legge 40/2004. Tra le modifiche più significative rientra la sentenza n. 151 del 2009, che ha dichiarato incostituzionale il divieto di produrre più di tre embrioni e l’obbligo di impiantarli tutti in un unico e contemporaneo trasferimento. Da quel momento è stata riconosciuta al medico la possibilità di decidere, caso per caso, il numero di embrioni da creare e trasferire, riducendo così il rischio di gravidanze multiple e aprendo le porte alla crioconservazione degli embrioni in sovrannumero.
Successivamente, la sentenza n. 96 del 2015 ha sancito il diritto per le coppie portatrici di malattie genetiche di accedere alla diagnosi genetica preimpianto, estendendo così la tutela della salute e la libertà procreativa. Nonostante queste aperture, persistono limiti rilevanti. Rimane vietata la donazione di embrioni a fini di ricerca, così come non è ammessa la loro distruzione volontaria, anche quando siano affetti da gravi patologie genetiche. Questa complessità giuridica e morale rende la gestione degli embrioni crioconservati un tema di costante dibattito e riflessione.

Riflessioni Finali sulla Sicurezza e l'Efficacia a Lungo Termine
In conclusione, la crioconservazione degli embrioni si è affermata come una tecnica sicura ed efficace nella procreazione medicalmente assistita. Le sue applicazioni si estendono dalla possibilità di posticipare la genitorialità alla preservazione della fertilità in situazioni di grave compromissione della salute. Nonostante le paure iniziali, è stato ampiamente dimostrato che la crioconservazione non è associata a un incremento del rischio di malformazioni o di complicazioni durante la gravidanza, e non vi sono prove di effetti negativi sulla salute dei bambini nati da embrioni crioconservati anche per lunghi periodi.
I progressi tecnologici, in particolare la vitrificazione, hanno elevato i tassi di sopravvivenza degli embrioni scongelati a percentuali molto alte, rendendo i risultati dei trasferimenti con embrioni vitrificati comparabili, e spesso superiori, a quelli ottenuti con embrioni freschi. Questo è dovuto anche alla migliore recettività endometriale nei cicli non stimolati e alla possibilità di una selezione embrionale più accurata allo stadio di blastocisti. Le sfide attuali si concentrano sull'ottimizzazione dei protocolli e sulla comprensione più profonda di come il tempo di stoccaggio possa influenzare le probabilità di successo dell'impianto in specifici contesti clinici.
Il percorso della crioconservazione è intriso di considerazioni scientifiche, etiche, legali ed emotive. L'informazione rigorosa e accessibile è fondamentale per accompagnare le persone in questo cammino, offrendo chiarezza e supporto in decisioni così personali e significative. Le continue ricerche e i costanti miglioramenti delle tecniche continueranno a modellare il futuro della procreazione medicalmente assistita, rendendo la genitorialità un'opzione realizzabile per un numero sempre maggiore di individui e coppie.
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