La Comunicazione dell'Infertilità: Supporto Psicologico e un Linguaggio Empatico nel Percorso della Procreazione Medicalmente Assistita

La genitorialità, anche solo immaginata, ha un potere evocativo enorme, facendo emergere emozioni, positive e negative, intense e spesso sconosciute. Proprio per questo, quando il desiderio di un figlio è particolarmente difficile da realizzare a causa dell’infertilità, la capacità di gestire lo stress e la frustrazione è messa a dura prova. In queste circostanze, i familiari e gli amici possono essere di grande aiuto, ma qualche volta si può aver bisogno di parlare con qualcuno che non ci conosce e da cui non ci si sente in alcun modo giudicati. L'infertilità è una condizione che, a partire dal 2009, è ufficialmente riconosciuta come una malattia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), eppure oggi viene ancora descritta attraverso un linguaggio poco empatico, inappropriato, che a volte può persino risultare aggressivo. Affrontare un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA) è una realtà sempre più diffusa, e il sostegno psicologico è riconosciuto di grande beneficio per le coppie che si trovano ad affrontare questa complessa sfida.

L'Infertilità come Crisi di Vita: Profonde Implicazioni Emotive e Psicologiche

L’infertilità è stata definita una vera e propria crisi di vita e rappresenta un evento impegnativo sia sul piano individuale che nella relazione di coppia. Questa esperienza può essere fortemente stressante per entrambi i partner, poiché viene profondamente messa in discussione l’identità personale. Per la donna, può sembrare negata l’esperienza della maternità, causando una dolorosa ferita narcisistica e un abbassamento dell’autostima, dato che l’identità femminile è ancora intimamente associata alla maternità. Per l’uomo, la capacità riproduttiva può essere vissuta come rappresentazione della propria potenza sessuale, portandolo a dire: “Non sono un vero uomo se non so dare la vita”, confondendo la virilità con la fertilità.

Non solo il significato, ma anche le reazioni e il modo di vivere questa condizione possono essere diversi tra i partner. Se la donna tende ad accettare maggiormente la propria responsabilità e a evitare situazioni che le ricordano la propria condizione, l’uomo può allontanarsi emotivamente, cercando soluzioni pratiche. La difficoltà di concepimento mette entrambi i partner di fronte alla perdita delle aspettative e al fallimento di un progetto generativo.

Quando il desiderio di procreare non si realizza e si giunge alla successiva diagnosi di infertilità, possono generarsi intense reazioni emotive e stati d’animo quali senso di fallimento della dimensione progettuale, delusione, impotenza, incertezza, angoscia, rabbia (spesso derivata dalla convinzione di subire una sorta di ingiustizia), solitudine, senso di colpa, tristezza e un profondo dolore del lutto. Il disagio causato dall’infertilità è generato dal sentire che la propria esistenza appare improvvisamente priva di essere, priva di senso, di motivazione, di progetto. Saper riconoscere il proprio disagio, però, non è facile. Spesso infatti è una vera crisi di identità, con una perdita di riferimenti nel proprio ruolo. Tutto questo può mettere a dura prova l’equilibrio psico-fisico dei singoli partner e il legame di coppia, talvolta portando i partner ad allontanarsi e a vivere il dolore del desiderio non appagato senza condivisione reciproca.

Coppia che si abbraccia con un alone di tristezza, simbolo del disagio emotivo nell'infertilità

La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA): Un Percorso di Speranza e Sfide

La procreazione medicalmente assistita (PMA), conosciuta anche come "fecondazione artificiale" o "fecondazione assistita", rappresenta una possibilità a cui la coppia può ricorrere quando tutte le altre tecniche meno invasive non hanno portato ai risultati sperati. Il percorso di PMA può mettere a dura prova l'equilibrio psichico della coppia, aggiungendo ulteriori livelli di stress e complessità emotiva a una situazione già delicata.

La PMA si avvale di diversi metodi terapeutici, suddivisi in tre livelli e regolati dalla Legge 40/2004, che prevede l’utilizzo iniziale delle tecniche meno invasive, passando successivamente alle altre in caso di insuccesso. Si distinguono: tecniche di primo livello, dove la fecondazione avviene all’interno dell’apparato genitale femminile, risultando la tecnica meno invasiva; e tecniche di secondo e terzo livello, che prevedono interventi più invasivi e complessi, come la fecondazione in vitro. Nel 2014, la Corte Costituzionale ha eliminato il divieto di utilizzare la fecondazione eterologa, consentendo così sia la fecondazione omologa che quella eterologa, ampliando le opzioni disponibili per le coppie. Questo progresso, se da un lato offre nuove speranze, dall'altro introduce ulteriori decisioni complesse che richiedono un'attenta considerazione delle implicazioni personali, familiari e sociali.

Diagramma delle tecniche di PMA: Livelli e fasi

Il Ruolo Fondamentale del Supporto Psicologico nel Percorso di Infertilità e PMA

Il sostegno psicologico per le coppie che affrontano l'infertilità e i trattamenti di PMA è riconosciuto di grande beneficio e riveste un'importanza cruciale. Scopo del counseling è quello di attivare le risorse interne di una persona (o di una coppia) in modo da rendere più facile affrontare le difficoltà. I problemi ci sono e restano tali, ma affrontarli senza il carico ulteriore dovuto ad un atteggiamento non funzionale rende tutto più semplice. Inoltre, saper mantenere un atteggiamento aperto e impregiudicato verso il futuro rende possibile trovare soluzioni alternative e cogliere prospettive ulteriori. Questa visione della realtà consente di agire sui fatti e di interagire con le persone in modo più congruo alle proprie esigenze e desideri e aiuta a realizzare i propri scopi. Richiede però una operazione di “chiarificazione” in cui pensieri ed emozioni divengano espliciti e riconosciuti, per quanto possibile, in modo da non sovrapporli alla realtà generando confusione.

Chi si rivolge ad un counselor generalmente sta vivendo un disagio, spesso dovuto ad un conflitto che, nel caso di un trattamento di PMA, è tipicamente tra aspettative e realtà. È importante sottolineare che si tratta di un disagio che non è segno di patologia. Chi si rivolge ad un counselor, individualmente o in coppia, deve sapere che non per questo soffre di una patologia, che vivere un disagio non significa essere malati. L’attività di consulenza è un processo di comunicazione che riguarda tutti gli aspetti connessi ai trattamenti di PMA. Affiancando la consultazione psicologica a quella medica, è possibile valutare se la coppia necessita di assistenza psicologica e affrontare le problematiche legate a questo percorso complesso. In Italia, i centri che si occupano di PMA, in qualsiasi fase del trattamento, garantiscono ai pazienti l’accesso a supporto psicologico e consulenze di coppia. Le linee guida applicative della Legge 40 sottolineano la necessità di garantire alle donne e alle coppie un servizio di supporto psicologico e ribadiscono l’importanza di offrire alle coppie un servizio di consulenza prima di iniziare i singoli trattamenti.

L'importanza del supporto psicologico nella PMA

Le Aree di Intervento del Counseling: Un Approccio Differenziato ai Bisogni della Coppia

Poiché affronta tutti gli aspetti connessi all’infertilità e ai trattamenti di PMA, il supporto psicologico è stato differenziato in diverse aree di intervento nelle linee guida internazionali, in particolare quelle redatte dalla European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE). Queste indicazioni si basano su tre modelli principali di consulenza psicologica, pensati per rispondere ai bisogni specifici delle coppie nei diversi momenti del percorso.

1. Decision Making Counseling (o Implications Counseling)

Questo tipo di consulenza, definita dalla letteratura internazionale e dall’ESHRE come "implications counseling" o "decision-making counseling", ha uno scopo fondamentale: consentire ai soggetti di comprendere e di riflettere durante la proposta di trattamento sulle implicazioni che questo potrebbe avere per loro, per le loro famiglie e per gli eventuali figli. La prima fonte di informazione è certamente il medico; tuttavia, i pazienti possono avere bisogno di informazioni di altro genere, soprattutto in merito alle implicazioni sociali del trattamento e ai possibili problemi psicologici. Spesso è necessario aiutare le persone a “mettere insieme” e a dare un senso unitario a tutte le informazioni che hanno raccolto, in modo da consentire loro di decidere il più serenamente possibile riguardo al trattamento o alle altre soluzioni disponibili, come ad esempio l’adozione. Questo counseling offre uno spazio neutro dove esplorare dubbi, paure e aspettative, favorendo una scelta condivisa e serena, come quando si deve scegliere tra fecondazione omologa o eterologa, o valutare se proseguire dopo diversi tentativi falliti.

2. Support Counseling

Definito dalla letteratura internazionale e dall’ESHRE come "support counseling", questo tipo di consulenza ha lo scopo di dare sostegno nelle situazioni di stress e di difficoltà, attivando le risorse interne del paziente o della coppia e favorendo l’elaborazione di nuove strategie per gestire al meglio le difficoltà. Lo stress è causato dalla frustrazione del naturale desiderio di un figlio, ma anche dalla pressione sociale o familiare intorno alla genitorialità o dal rischio che il trattamento fallisca. Il trattamento in sé, inoltre, è spesso causa di stress aggiuntivo. Infine, situazioni specifiche di stress sono tipicamente quelle in cui è necessario prendere rapidamente delle decisioni in merito al trattamento, i periodi di attesa del risultato del test di gravidanza, i giorni successivi al fallimento di un ciclo di trattamento, le occasioni di conflitto date dal dover decidere se interrompere o meno il trattamento e naturalmente l’elaborazione della rinuncia definitiva. Un esempio pratico è l’accompagnamento durante l’attesa dei risultati o nei momenti di ansia legati agli esiti dei test. Questo tipo di counseling può aiutare a normalizzare le emozioni, ridurre il senso di isolamento e rafforzare la resilienza della coppia.

3. Therapeutic Counseling

Questa tipologia, definita dalla letteratura internazionale e dall’ESHRE come "therapeutic counseling", ha lo scopo di assistere le persone o le coppie nello sviluppo di strategie che consentano loro di far fronte alle conseguenze dei trattamenti dell’infertilità e aiutarle a moderare le loro aspettative ed accettare la realtà di particolari situazioni. Il passaggio dal counseling di sostegno a quello terapeutico spesso è connaturato all’evoluzione della situazione, quando emergono nodi emotivi molto profondi che possono riaprire ferite e rievocare vissuti infantili. Interviene quando emergono difficoltà psicologiche più profonde, come ansia persistente, depressione o conflitti di coppia. In questi casi, il percorso terapeutico può includere tecniche di gestione dello stress, rielaborazione del lutto per la mancata genitorialità naturale o sostegno nella ridefinizione del progetto di vita. I percorsi psicologici mirano a individuare fattori emotivi e relazionali che possono influenzare l’esperienza dell’infertilità e dei trattamenti, a valutare condizioni d’ansia e altre difficoltà psicologiche potenzialmente interferenti e a offrire uno spazio di significazione preventiva. Queste modalità, spesso integrate tra loro, permettono di adattare il sostegno psicologico alle esigenze specifiche di ogni coppia, accompagnandola in modo personalizzato lungo tutto il percorso di PMA.

Schema illustrativo delle tre tipologie di counseling (Decision Making, Support, Therapeutic) e le loro interrelazioni

Dati Epidemiologici e i Benefici Tangibili del Sostegno Psicologico nella PMA

Affrontare un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA) è una realtà sempre più diffusa. Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, circa il 15% delle coppie italiane in età fertile si trova ad affrontare problemi di infertilità, e ogni anno oltre 78.000 cicli di PMA vengono avviati nel nostro Paese (Rapporto ISS, 2022). Nonostante i progressi scientifici, il tasso di successo di una singola procedura di PMA si attesta intorno al 20-30% per ciclo, mentre circa il 30% delle coppie abbandona il percorso prima di raggiungere una gravidanza, spesso a causa dell’impatto emotivo e psicologico che accompagna questi trattamenti (Rapporto ISS, 2022). È interessante notare che le donne sottoposte a protocollo breve con antagonista GnRH durante il primo trattamento di PMA hanno riportato un benessere psicosociale e fisico migliore rispetto a quelle trattate con protocollo lungo con agonista GnRH (Toftager et al., 2018). Questi numeri e risultati sottolineano quanto sia importante offrire un sostegno psicologico mirato durante tutto il percorso, per aiutare le persone e le coppie a gestire le aspettative, le delusioni e le difficoltà che possono emergere.

Numerosi studi hanno evidenziato che il sostegno psicologico durante la PMA può apportare benefici sia a livello individuale che di coppia. Ad esempio, i farmaci psichiatrici sono stati utilizzati principalmente per trattare depressione (41,38% degli studi) e disturbi d'ansia (27,59%) nei pazienti sottoposti a PMA (Storman et al., 2025), sottolineando quanto siano frequenti queste problematiche emotive nel percorso di procreazione medicalmente assistita. Secondo una revisione pubblicata su "Human Reproduction Update", le coppie che ricevono supporto psicologico spesso mostrano una riduzione dello stress e dell’ansia: un percorso di sostegno può aiutare a gestire le emozioni intense, contribuendo a ridurre i livelli di ansia e favorendo una maggiore serenità durante le fasi del trattamento. Inoltre, si osserva un miglioramento della qualità della vita: le persone seguite da uno psicologo spesso riferiscono una migliore percezione del proprio benessere, sia nella vita quotidiana che nella relazione di coppia. Alcuni studi suggeriscono che la riduzione dello stress può essere associata a un impatto positivo sugli esiti della PMA, migliorando l’aderenza ai trattamenti e la motivazione a proseguire (Gameiro et al., 2015). Il supporto psicologico può anche aiutare a superare i momenti di sconforto, contribuendo a ridurre il rischio che la coppia interrompa prematuramente il percorso di PMA. Tuttavia, le attuali evidenze sono limitate e sono necessari ulteriori studi per definire con maggiore certezza i pattern di trattamento e migliorare la qualità della ricerca in questo ambito (Storman et al., 2025). Questi risultati evidenziano quanto sia importante integrare il sostegno psicologico nei protocolli di PMA, non solo come risposta alle difficoltà, ma come risorsa preventiva e di accompagnamento costante.

Infografica: Dati chiave sull'infertilità in Italia e l'impatto della PMA

Strategie Quotidiane per Gestire Stress ed Emozioni durante la PMA

Affrontare la PMA può mettere a dura prova l’equilibrio emotivo della coppia. Ecco alcune strategie pratiche, suggerite dagli psicologi specializzati in sostegno alla fertilità, per gestire meglio lo stress e le emozioni durante questo percorso:

  • Comunicazione aperta: Parlare apertamente dei propri sentimenti con il partner può aiutare a rafforzare il legame e a sentirsi meno soli. Può essere importante condividere paure, speranze e delusioni senza giudizio.
  • Ritrovare momenti di normalità: Dedicare tempo ad attività piacevoli e non legate al percorso di PMA (come una passeggiata, un hobby o una serata tra amici) può aiutare a ridurre la tensione e a mantenere un senso di normalità.
  • Tecniche di rilassamento: Pratiche come la respirazione profonda, la mindfulness o il rilassamento muscolare progressivo possono essere utili per gestire l’ansia e favorire il benessere psicofisico.
  • Stabilire piccoli obiettivi: Suddividere il percorso in tappe più gestibili può aiutare a non sentirsi sopraffatti e a celebrare ogni piccolo traguardo raggiunto.
  • Chiedere aiuto quando serve: Rivolgersi a uno psicologo specializzato in PMA può offrire uno spazio sicuro dove elaborare le emozioni e trovare strategie personalizzate per affrontare le difficoltà.Integrare queste strategie nella quotidianità può rendere il percorso di PMA più sostenibile e aiutare la coppia a mantenere un equilibrio emotivo anche nei momenti più complessi.

Il Tabù dell'Infertilità e l'Urgenza di un Linguaggio Empatico

Nel mondo ci sono circa 50 milioni di coppie definite infertili, ovvero che non sono riuscite ad avere una gravidanza dopo un anno di tentativi. Dal 2009 l’infertilità, che in Italia riguarda il 15% delle coppie, circa una su sette, è ufficialmente riconosciuta come una malattia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ma nonostante ciò «oggi l’infertilità viene ancora descritta attraverso un linguaggio poco empatico, inappropriato, che a volte può persino risultare aggressivo», come spiega la dottoressa Daniela Galliano, direttrice di IVI Roma. Nonostante le richieste di ricorrere alla PMA siano comunque in aumento, meno della metà delle coppie affette da infertilità ricorre a una visita specialistica di medicina riproduttiva.

«C’è un’ampissima fetta della popolazione che non ricorre all’aiuto delle tecniche di PMA per svariati motivi: perché non ne è a conoscenza, perché quando capisce di avere un problema di infertilità è ormai molto tardi, perché si vergogna di ammettere di non riuscire ad avere figli in maniera naturale. Le persone, donne soprattutto, quando non riescono ad avere figli si sentono in colpa e giudicate, e a risentirne non è solo il benessere individuale, ma anche quello della coppia. Nella nostra società, purtroppo, si parla poco di infertilità e delle tecniche che possono aiutare a superarla. Nel nostro paese spesso tali tecniche sono temute perché poco conosciute e vittime di pregiudizi, a differenza di altri paesi limitrofi come la Spagna, dove invece sono normalizzate. Spesso chi ricorre alla medicina della riproduzione preferisce non dirlo, e questo non fa altro che alimentare il circolo di disinformazione e giudizio. C’è bisogno di una rivoluzione nell’ambito della salute. Il fatto di non essere informati, infatti, fa sì che le persone non compiano scelte consapevoli e ritardino l’accesso alle cure, cosa che peggiora il tasso di successo».

Proprio per ridefinire il modo in cui l’infertilità viene comunicata, rappresentata e raccontata, nasce il "Manifesto per cambiare il Linguaggio della Fertilità". Il manifesto è pensato per chiunque si trovi ad affrontare il tema della fertilità, degli aborti e della PMA: parenti, amici, professionisti della salute e della comunicazione, ma non solo. A cambiare, infatti, non dovrebbe essere solo il linguaggio della società, ma anche il linguaggio che le coppie usano nei propri confronti, spesso duro e colpevolizzante. Anche il dialogo con sé stessi, infatti, può migliorare. Come suggerisce il manifesto, si potrebbe iniziare a parlare di difficoltà di concepimento invece che di infertilità, di mancato impianto e non di impianto fallito, di embrione che non è cresciuto come previsto invece di embrione di scarsa qualità.

«Abbiamo voluto realizzare questo manifesto per provare a cambiare il linguaggio della fertilità. I pazienti stessi, i medici, i giornalisti, infatti, quando si parla di maternità e genitorialità, usano spesso un linguaggio privo di sensibilità ed empatia, utilizzando parole colpevolizzanti e intrise di giudizio. Basta parlare di maternità con leggerezza perché le parole inappropriate possono davvero ferire», ricorda Daniela Galliano. «Per rompere il tabù della fertilità basterebbe parlarne, con rispetto ed empatia. Chiunque abbia affrontato le sfide dell’infertilità sa quanto sia doloroso ricevere parole inappropriate e commenti inopportuni. Nel manifesto viene data voce a coloro che hanno sperimentato in prima persona gli effetti di un linguaggio duro e poco attento». Ecco alcuni esempi che possono aiutarci a capire quanto sia importante scegliere con cura le parole da non dire:

  • “L’infermiera mi disse: ma tu non puoi semplicemente impegnarti per concepire un bambino normalmente, come fanno tutte le coppie del mondo?”
  • “Sei troppo stressata, smetti di pensarci e rimarrai incinta”
  • “PMA e adozione sono contro natura”
  • “Hai un bel marito, una casa, un lavoro, potresti accontentarti”
  • “Ah, fate PMA?…”

«Per avere un linguaggio più empatico e meno stigmatizzante nei confronti della fertilità ci vorranno anni», riflette la dottoressa Galliano. «Non mi aspetto che le cose cambino subito, ma spero che la generazione successiva possa cogliere i risultati di quello che stiamo portando avanti, affrontando con una diversa sensibilità quello che oggi è ancora un tabù presente nella nostra società. Io stessa ho avuto una bambina con la PMA e mi piace ribadire che non è una colpa aver chiesto aiuto alla medicina». Per realizzare il manifesto “Il linguaggio della fertilità” sono state fondamentali le testimonianze di coloro che hanno vissuto in prima persona gli effetti di un linguaggio severo e poco sensibile in relazione alla fertilità. Martina è una di loro. Durante il suo lungo percorso per realizzare il sogno di diventare madre, infatti, ha dovuto scontrarsi con parole superficiali, alle volte dure, quasi sempre dolorose, pronunciate da amici, parenti e professionisti poco empatici.

Locandina del

Comunicare l'Infertilità: Il Dialogo con Familiari e Amici, tra Sostegno e Riservatezza

Per una coppia, la decisione di avere un figlio rappresenta un tema intimo, che si desidera mantenere privato. Non parlarne con persone esterne alla coppia da un lato rende la situazione più astratta, come se, non dicendolo ad alta voce, il problema restasse più piccolo, meno pressante e invadente, meno reale, consentendo alla coppia di negarlo, almeno per un po’ di tempo, e mettendola in condizioni di non dovere giustificare e spiegare eventuali tentativi che non hanno avuto esiti positivi. Le prime persone alle quali alcune coppie confidano il problema e dalle quali sono supportate nelle scelte e nel percorso che si trovano ad affrontare sono le famiglie di origine e in modo particolare i genitori. Altre coppie viceversa ne temono il giudizio negativo oppure un eccesso di coinvolgimento emotivo e le troppe domande.

Le coppie con problemi di infertilità si domandano se, come e quando parlare con i propri genitori e amici della loro problematica e dei possibili percorsi da intraprendere per raggiungere la tanto desiderata gravidanza. Sebbene sussistano ancora ostacoli riconducibili alla scarsa conoscenza e a diverse credenze legate al passato, si invita innanzitutto i pazienti a riflettere sulle motivazioni che li spingono ad avere riserbo e poi a dedicarsi del tempo per avere loro stessi per primi le idee abbastanza chiare, attraverso la raccolta di quante più informazioni possibili, da tutti i punti di vista. Successivamente, è consigliabile cercare un dialogo aperto con genitori e suoceri, là dove la qualità del loro rapporto lo consenta, sulle difficoltà a concepire e sulla procreazione assistita, sia di tipo omologo che di tipo eterologo. Si tratta di un passaggio molto utile affinché le coppie sterili e infertili possano affrontare il loro percorso di ricerca della genitorialità con serenità e positività. Questo argomento, invece, a volte crea conflitto nella coppia, a volte senso di colpa da parte del partner che ammette sia meglio escludere i propri genitori.

Le coppie sono spesso portate a pensare che il dolore legato alla difficoltà nel concepire un bambino riguardi solo loro e non i loro cari, che non saranno in grado di capire o condividere fino in fondo quello che stanno passando. È possibile che anche i famigliari più stretti si mostrino in un primo momento privi di tatto, ma è importante precisare che questo avviene non per cattiveria ma per mancanza di conoscenza sull’argomento e che poi il loro amore li porterà a superare anche questo ostacolo. È indispensabile verbalizzare le necessità e spiegare cosa ci si aspetta esattamente da loro, che sia comprensione, distrazione o semplicemente ascolto, e quali parole o quali gesti aiuterebbero.

Una coppia sterile è una coppia che soffre. Il percorso, a volte lungo, sottopone la coppia a stress e a sofferenze legate all’osservazione di come altre coppie di amici possano invece realizzare senza difficoltà il loro progetto di genitorialità. In particolare, ammettere di provare emozioni contrastanti per le gravidanze dei propri amici li disorienta o addirittura li fa sentire in colpa. Per questa ragione, le coppie che si sottopongono a un trattamento di riproduzione assistita hanno bisogno di circondarsi di amici discreti e, allo stesso tempo, attenti e disponibili, che non facciano troppe domande ma che siano sempre disposti ad ascoltare. Per alcune coppie è importante dialogare con amici che, come loro, stanno vivendo la stessa esperienza. Il consiglio in generale è sì quello di non isolarsi, ma di scegliere con cura le persone con le quali confidarsi. L’obiettivo è sentirsi capiti, poter parlare del trattamento, sfogare le proprie emozioni. La coppia ha bisogno di confidarsi con persone ottimiste, che non giudicano, che scelgano bene le loro parole, che evitino di essere impacciati, che sappiano organizzare momenti di svago e creare un’atmosfera più rilassata. Alle coppie si sottolinea che, anche in questo caso, è importante rispettare reciprocamente le sensibilità individuali, in parte dettate dall’identità di genere e in parte dal carattere. Può essere per esempio che solo uno dei due senta la necessità di uno sfogo o di una confidenza, meno l’altro partner o che non lo voglia farlo in co-presenza.

L'importanza del supporto psicologico nella PMA

Servizi di Supporto Psicologico per la PMA: Esempi Pratici e Nuove Prospettive

La richiesta di un percorso psicologico da parte della coppia può essere spontanea oppure suggerita dal medico. Spesso, infatti, accade che solo in pochi casi i partner richiedano di iniziare la terapia di coppia, e che la richiesta stessa arrivi dalla donna o dal curante. La coppia ha bisogno di uno spazio fisico e mentale in cui sentirsi legittimata ad esprimere le emozioni, sostenuta e accolta. Svolgere un intervento in questo ambito non significa solo sostenere i partner durante i trattamenti, ma anche considerare: lo stato psicologico individuale e di coppia; la storia familiare; i passaggi generazionali più importanti; le risorse presenti nella coppia e nel contesto allargato in cui vive. Il sostegno psicologico durante la PMA è finalizzato a favorire: il processo di accettazione, adattamento e ridefinizione del proprio progetto generativo; una comunicazione efficace, che permetta di confrontarsi sui significati della frustrazione legata alla difficoltà di avere un figlio; il sostegno reciproco. L’obiettivo principale è lavorare per ridefinire il concetto di “successo”, non solo come avvenuta gravidanza, ma come capacità della coppia di risignificare la propria esperienza e le proprie risorse di fronte agli eventi.

Le coppie che si rivolgono a centri specializzati, come quello di Humanitas, per risolvere anche attraverso le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) una difficoltà o un’impossibilità di avere una gravidanza, possono disporre, se lo desiderano, di un supporto psicologico che le aiuti a superare problemi legati a un momento tanto importante e delicato della loro vita. Senso di impotenza e di colpa, resistenza a condividere con il partner il dolore della difficoltà riproduttiva, ma anche problematiche relative alla gravidanza sono alcuni dei temi affrontati nei colloqui individuali e di coppia proposti da professionisti come Serena Galliera e Sonia Castelli, psicologhe che collaborano con l’Unità Operativa di Ginecologia e Medicina della Riproduzione.

«La coppia che decide di ricorrere alla Procreazione Medicalmente Assistita - spiegano le psicologhe - può sentire il bisogno di avere un supporto psicologico per affrontare disagi e difficoltà di un percorso sicuramente non facile. Spesso il senso di impotenza per la genitorialità negata comporta una forte crisi di identità nei confronti del ruolo di donna e di uomo. L’identità femminile è ancora intimamente associata alla maternità. Non poter avere un figlio causa quindi una dolorosa ferita narcisistica e un abbassamento dell’autostima. L’uomo tende invece a confondere la virilità con la fertilità, arrivando a dirsi: ‘Non sono un vero uomo se non so dare la vita’».

«Una parte fondamentale del nostro lavoro consiste nel far emergere le emozioni profonde conseguenti alla diagnosi di difficoltà riproduttiva, aiutando i pazienti ad accettare anche le eventuali reazioni negative. È facile ad esempio sperimentare dolore, invidia per chi riesce ad avere bambini, rabbia (per se stessi, per il coniuge o per un destino ingiusto) e senso di colpa. Quando poi l’infertilità è inspiegata o senza causa apparente, non ha cioè cause organiche precise, c’è una componente psicologica aggiuntiva che può essere utile approfondire. La scoperta di una causa di tipo fisico da parte del medico ha un valore rassicurante sulla persona, che sente di potersi affidare al professionista per la risoluzione del suo problema. In questo percorso è inoltre essenziale aiutare le coppie nell’elaborazione del lutto, perché la perdita di un bambino immaginario (il bimbo desiderato che non si riesce a concepire) è molto simile alla perdita di una persona reale. Non di rado la difficoltà riproduttiva ha ripercussioni anche sulla coppia: i partner potrebbero allontanarsi e vivere il dolore del desiderio non appagato senza condivisione reciproca».

Parallelamente ai colloqui di sostegno, le psicologhe dell’U.O. di Medicina della Riproduzione si occupano del monitoraggio delle gravidanze, fino al parto. Intervengono una volta che la coppia ha intrapreso il primo tentativo di fecondazione assistita: la contattano telefonicamente per avere notizie sull’esito del tentativo e, in caso di insuccesso, si informano sulla reazione e sui sentimenti che prova. Monitorano poi le gravidanze e seguono anche il periodo successivo alla nascita del bambino, sempre attraverso contatti telefonici. Recentemente è stata lanciata una nuova iniziativa: incontri di gruppo, dove le coppie possano mettere a confronto le proprie esperienze e condividere i propri vissuti emotivi, traendo beneficio dal contesto in gruppo.

Attualmente è in fase di organizzazione un’iniziativa rivolta a chi comincia il proprio percorso nel mondo della PMA. Molte coppie, infatti, hanno espresso la necessità di avere più informazioni teoriche e tecniche al loro primo contatto con la struttura. Questa nuova tipologia di incontri vedrà affiancate le psicologhe da un medico o da un biologo dell’équipe che, insieme a loro, introdurrà gli aspetti più strettamente tecnici delle procedure e dei trattamenti. In tale sede si introdurranno anche le componenti psicologiche della PMA e si proporrà come passo successivo la partecipazione ai gruppi di condivisione e confronto. Le psicologhe ricevono su appuntamento.

Scegliere di non essere soli è un passo fondamentale. Affrontare la procreazione medicalmente assistita può essere un viaggio complesso, che mette alla prova emozioni, relazioni e speranze. Non è necessario attraversare tutto questo da soli: il sostegno psicologico può contribuire a ritrovare equilibrio, serenità e nuove prospettive, sia individualmente che come coppia. Piattaforme come Unobravo offrono uno spazio sicuro dove essere ascoltati e accompagnati da professionisti esperti, permettendo di iniziare un percorso di supporto personalizzato.

Gruppo di sostegno per coppie in percorso PMA che conversano in un ambiente accogliente

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