Lo studio della coscienza umana in periodo prenatale costituisce tutt’oggi una grande sfida. A partire da quale momento ha senso iniziare a considerare il feto come un individuo cosciente? Falasperla e colleghi (2022) hanno condotto una revisione della letteratura, concludendo che, almeno da un punto di vista neuroanatomico, sia piuttosto improbabile che il feto possa essere considerato come un essere umano cosciente prima della ventiquattresima settimana di gestazione, ovvero prima che vengano stabilite le connessioni talamocorticali. La questione rimane aperta, ma il dibattito si sposta sempre più verso la comprensione di come il feto interagisca con il proprio ambiente interno ed esterno.

Le Basi della Sensorialità Fetale
Per molto tempo si è pensato che il feto, al riparo nel ventre materno, non avesse percezioni: protetto da ogni parte, si riteneva che fosse immerso nell’oscurità e nel silenzio e che non provasse alcuna sensazione fino al giorno in cui la nascita lo avrebbe proiettato in un mondo di luci e rumori. Le recenti ricerche sulla sensorialità fetale ci hanno costretto a rimettere in discussione questa convinzione: non solo il feto percepisce numerose sensazioni, ma queste sono essenziali alla sua crescita e contribuiscono al suo sviluppo.
È necessario tener presente che il feto, ma per alcuni aspetti anche il neonato, non è ancora in grado di differenziare i numerosi stimoli sensoriali: quelli tattili da quelli gustativi, olfattivi, uditivi e visivi. All’inizio dello sviluppo esiste infatti una condizione di «sinestesia», vale a dire che le diverse modalità sensoriali sono spesso fuse tra loro e che sono necessari tempo (maturazione del sistema nervoso) ed esperienza affinché ogni singola modalità sia a sé stante.
Il Tatto come Primo Strumento di Mappatura
Tatto e movimento: questi due aspetti dello sviluppo fetale sono fondamentalmente collegati tra loro, e il tatto rappresenta il primo senso a svilupparsi. A partire dalla settima settimana di gestazione, il bambino è soggetto a sussulti seguiti da movimenti generici, il cui repertorio si accresce rapidamente nel corso delle settimane successive. Poco più avanti, è possibile osservare movimenti isolati e contrazioni spontanee, importantissime per la formazione del sistema sensomotorio. Ad ogni movimento corrispondono sensazioni provenienti sia dall’ambiente circostante che dal contatto, attivo e passivo, tra le parti del corpo, che costituiscono un contributo fondamentale alla formazione delle aree del cervello responsabili di dare forma alla mappa alla base della consapevolezza corporea.
L’Orizzonte Uditivo: L’Orchestra Viscerale
Nella prima fase dello sviluppo fetale, detta preuditiva, il suono è percepito unicamente come vibrazione tramite l’epidermide: le onde sonore attraversano il liquido amniotico e accarezzano l’intero corpo del feto (Soldera, 2005 - citato in Pagnoncelli & Sanna, 2021). Il feto, sin dal concepimento, si trova completamente avvolto in un mondo di suoni che provengono sia dall’esterno che dall’interno delle pareti addominali della madre: i suoni prodotti dalla digestione, dal respiro, dal battito cardiaco della mamma, contraddistinti da propri parametri ritmici e melodici, sono quelli che Tomatis (1996) definisce come un’orchestra viscerale materna (citato in Pagnoncelli & Sanna, 2021).
A partire dal quinto mese di vita intrauterina il feto reagisce ad alcuni suoni ricorrenti, in particolare alla voce materna. La voce della madre viene trasmessa per conduzione attraverso gli organi addominali e alla nascita il piccolo dimostra di preferirla ad altre voci e di esserne tranquillizzato quando è agitato.
01 - Orecchio percezione uditiva
Comunicazione e Risposta agli Stimoli Esterni
In che modo è possibile capire che il bambino sta percependo le attenzioni che gli giungono dall’esterno? La reazione del feto al tocco non solo sembra essere specifica e differente in base alla qualità dello stimolo presentato, ma paiono esserci risposte diverse quando ad esercitare pressione sul ventre è la madre stessa, piuttosto che il padre o altre figure. Si è osservato che durante il terzo trimestre di gravidanza i bambini hanno la tendenza a toccare le pareti dell’utero per periodi di tempo più lunghi quando è la mamma a creare un contatto (Marx & Nagy, 2017).
Indipendentemente dall’esistenza di un accordo circa lo sviluppo della coscienza durante la permanenza nel ventre materno, il bambino ha la possibilità di diventare ben presto parte di una relazione senza pari, che ha inizio molto prima di venire al mondo. Tale legame origina dalle prime valutazioni che la madre produce rispetto alla gravidanza e alla maternità, e si intensifica progressivamente man mano che il momento della nascita si avvicina (DiPietro et al., 2021). Si tratta di un periodo nel quale il bambino si trova in balia del corpo materno e ne sperimenta i cambiamenti fisiologici, ormonali, ne percepisce le vibrazioni e fa esperienza indiretta delle mutazioni nello stato emotivo della madre stessa.
L’Impatto dell’Emotività Materna sullo Sviluppo
La gravidanza rappresenta un periodo di profonda connessione fisiologica ed emotiva tra la madre e il suo bambino. È possibile osservare come la risposta fetale durante il terzo trimestre, in termini di alterazioni nella frequenza di movimenti specifici, parrebbe avere caratteristiche opposte a seconda del tipo di emozioni, positive oppure negative, provate dalla madre (Araki et al., 2010): i bambini della ricerca in questione mostravano un aumento dell’attività motoria quando alla madre veniva mostrato un filmato divertente, e una riduzione degli stessi movimenti quando esso evocava tristezza.
Stress Prenatale e Regolazione
Il periodo fetale (che va dalla nona settimana di gestazione alla nascita) è uno dei periodi più critici per lo sviluppo cerebrale. L’eccessiva produzione di cortisolo, attivata in risposta a situazioni stressanti, è associata a malattie respiratorie e digestive dei bambini fino all’età di tre anni (Zijlmans et al., 2017). È stato riscontrato che la depressione materna prenatale ha un notevole impatto sul temperamento infantile e sulla regolazione delle emozioni, manifestandosi con livelli più elevati di stress, una ridotta reattività alle cadute, una minore tendenza a sorridere e un’inclinazione alla tristezza (Nomura et al., 2019).

La Gravidanza come Crisi Maturativa
Secondo la psicoanalista Therese Benedek (1956), la gravidanza si può considerare un evento di origine psicosomatica durante il quale è importante la modulazione psicologica ed emozionale sugli eventi somatici. Bibring (1956, 1961), invece, introduce il concetto di “crisi maturativa” considerando la gravidanza come un processo in cui riaffiorano conflitti infantili principalmente legati alle prime relazioni e identificazioni con la figura materna. Con la maternità si passa dal ruolo esclusivo di figlia a quello di madre e figlia.
Per alcuni genitori, ottenere strumenti supplementari che diano loro una sensazione di controllo sul benessere del nascituro può essere un elemento rassicurante e motivante; per altri, potrebbe aumentare l’ansia legata alla responsabilità che la gravidanza vada per il meglio. Soprattutto nei casi di gestazioni a rischio, l’aspettativa diffusa di dover “pensare positivo” può condurre a un circolo di senso di colpa e credenze di fallimento, a propria volta controproducente per la salute materna e per quella fetale (McCoyd et al., 2020).
Verso una Gestazione Consapevole
La comunicazione intrauterina è una tappa fondamentale per la costruzione del rapporto tra madre e figlio e lo diventa anche per la figura paterna nel momento in cui tali movimenti divengono percepibili anche dall’esterno. Esistono molti modi in cui una donna in gravidanza può cercare - e trovare - un contatto attivo con la vita che sta crescendo dentro di sé. Un importante veicolo per interagire con il proprio bambino è il canto: uno strumento musicale incorporato in ogni madre e in ogni persona che ne abbia consapevolezza.
La gravidanza costituisce un periodo unico sotto molteplici aspetti della vita della madre, ma può diventare anche una fase di grandi aspettative e paure, il cui esito non può sempre essere tenuto sotto controllo. Winnicott, illustre pediatra e psicoanalista, affermava che “Vi sono persone che rimangono colpite quando scoprono che un neonato non suscita in loro solo sentimenti d’amore”. Il sostegno psicologico, l’ascolto ed il rispetto dei propri vissuti e sensazioni risultano essenziali per la futura o neomamma, permettendo di navigare la complessità di questa fase con maggiore equilibrio e consapevolezza.
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