L'arrivo di un neonato porta con sé gioie immense e numerose domande, specialmente riguardo all'alimentazione. Il latte materno è l’alimento fisiologico per il neonato, sebbene alcune donne non abbiano potuto (perché non adeguatamente sostenute) o abbiano scelto di alimentare il proprio bambino con una formula artificiale. A ogni modo, che si opti per l’allattamento o per la formula artificiale, una domanda sorge spontanea e ricorrente tra i neogenitori: quanto deve mangiare un neonato e come si manifestano le sue esigenze in crescita, in particolare intorno ai tre mesi di vita? Comprendere il comportamento alimentare del bambino, riconoscere i suoi segnali e adattarsi alle sue mutevoli necessità è fondamentale per il suo benessere e per la serenità della famiglia.
Le Fondamenta dell'Alimentazione del Neonato: Latte Materno vs. Formula Artificiale
Nei primissimi giorni di vita, il neonato ha un fabbisogno particolare che viene soddisfatto da un alimento unico. È bene precisare che nei primi giorni di vita il neonato ha bisogno del colostro, un alimento che viene prodotto nell’immediato post-parto. Sebbene si tratti di piccole quantità - nel primo giorno di vita una poppata di colostro non supera i 5 ml - è in realtà sufficiente a coprire le richieste energetiche del nuovo nato. Questa fase iniziale è cruciale e prelude alla comprensione delle capacità digestive e di assunzione del latte da parte del bambino.
La grandezza dello stomaco dei bambini appena nati è un fattore determinante per le quantità di latte che possono tollerare. Il primo giorno di vita lo stomaco è grande quasi come una ciliegia; a tre giorni dalla nascita diventa come una noce; dopo una settimana è come un’albicocca e dopo un mese raggiunge le dimensioni di un uovo. La grandezza dello stomaco è quindi proporzionata alla quantità di latte che il neonato può tollerare, spiegando perché le poppate iniziali sono piccole e frequenti.
Spesso i tanti - in alcuni casi anche troppi - consigli su come e quando nutrire il neonato possono mettere a dura prova i neogenitori. Un principio fondamentale, sia per l'allattamento al seno che per quello con formula, è l'alimentazione a richiesta. Se il neonato è allattato al seno sarà in grado di regolare in modo autonomo la quantità di latte da assumere. Non esiste infatti una regola che stabilisca quanti millilitri di latte al giorno un neonato debba mangiare. La produzione di latte materno risponde perfettamente alle necessità e alle richieste del bambino. Se il piccolo poppa spesso e fin quando lo desidera, si staccherà autonomamente dal seno e assumerà tutta la quantità di latte indispensabile alla sua crescita. Alcuni neonati sono soddisfatti poppando da un seno solo, altri da entrambi, e l’intervallo tra i pasti può essere molto variabile, dipendendo dalle esigenze e dalle richieste del bambino o della bambina. La doppia pesata, sebbene in alcuni casi venga consigliata, non occorre per verificare la quantità di latte assunto, dal momento che il bambino è perfettamente in grado di autoregolarsi.
Questa capacità di autoregolazione è un elemento distintivo nell'allattamento al seno. Un neonato alimentato in modo non fisiologico, cioè con il biberon, non si autoregola come invece avviene quando si attacca al seno della sua mamma. Se da un lato è praticamente impossibile che un neonato sano mangi troppo, per il semplice motivo che non esiste un limite in eccesso per chi è allattato al seno, questo non è del tutto vero per chi viene alimentato con una formula, dal momento che in questo caso l’autoregolazione risulta più complessa. Infatti, il neonato allattato dalla mamma assume un latte che man mano che viene prodotto diventa più grasso e quando arriva ad assumerne la quantità di cui ha bisogno finisce di poppare. In definitiva, l’alimentazione di un neonato è fondamentalmente a richiesta, che si tratti di latte materno o di formula artificiale. Bisogna osservare e rispettare i segnali di fame che il bambino manifesta, fidarsi delle sue capacità di autoregolazione e non dimenticare di monitorare i segnali di benessere.

Riconoscere i Segnali di Fame e Sazietà: La Chiave per una Corretta Alimentazione
Comprendere quando il bambino ha fame o è sazio è cruciale per rispondere adeguatamente alle sue esigenze e instaurare un rapporto sereno con il cibo. I genitori si chiedono spesso come capire se il neonato ha fame. Quando un neonato comincia ad avvertire i primi segnali di fame, in genere si sveglia, si muove, gira la testa per cercare il seno, apre la bocca ed estroflette la lingua, mette le manine in bocca e talvolta mugola. È fondamentale riconoscere questi segnali precoci. Se questi segnali non vengono accolti, il bambino comincerà a richiamare l’attenzione col pianto, che sarebbe bene evitare dal momento che il pianto è un segnale tardivo di appetito che provoca irritabilità.
Dall'altro lato, anche i segnali di sazietà sono importanti. Con il passare del tempo ci saranno più interazione tra madre e bambino durante le poppate, sarà quindi facile riconoscere i segnali di fame e di sazietà: un bambino sazio rallenta la suzione o si allontana dal seno o dal biberon. Capire questi segnali permette di non forzare il bambino a mangiare oltre la sua sazietà, rispettando il suo naturale meccanismo di autoregolazione.
L'Alimentazione Esclusivamente Lattea nei Primi Tre Mesi
Nei primi tre mesi di vita l'alimentazione sarà esclusivamente lattea. Il latte materno, se assunto correttamente, è infatti in grado di soddisfare pienamente i fabbisogni calorici, idro-elettrolitici e di oligoelementi del bambino, che pertanto in questa epoca della vita non necessita di altri alimenti né di una supplementazione con acqua o altre bevande.
Tuttavia, in mancanza di latte materno, sarà necessario ripiegare sui latti di formula o artificiali (i latti in polvere), che costituiscono un'alternativa valida e completa. È importante sottolineare le differenze tra le due tipologie di latte. A differenza del latte materno, i latti artificiali non contengono IgA secretorie specie-specifiche in grado di proteggere il lattante in questi delicati mesi in cui non è ancora in grado di difendersi con le proprie risposte immunitarie. Inoltre, il latte materno contiene molti altri componenti benefici che i produttori non sono in grado di inserire nel latte di formula. Sono sempre più numerosi e convincenti gli studi che dimostrano come l'allattamento al seno, influenzando anche la flora batterica intestinale, è in grado di "interferire" favorevolmente sul successivo sviluppo e sulla funzionalità di vari organi e apparati.
Il latte artificiale, meglio chiamato latte formulato, è un sostituto del latte materno quando l’allattamento materno non è possibile o non è sufficiente. Nell’impossibilità di allattare al seno deve essere utilizzato esclusivamente il latte formulato nel primo anno di vita. Un errore comune da evitare è l'utilizzo del latte vaccino. Non è infatti indicato utilizzare latte vaccino nei primi 12 mesi di vita del bambino come sostituto del latte materno, in quanto non fornisce tutti i nutrienti necessari nelle giuste quantità (ad esempio, è carente di ferro) ed è ipercalorico/iperproteico per i bisogni di un lattante (è infatti adatto alla crescita di un vitello, non di un bambino). Il latte artificiale è un alimento completo che non necessita di integrazioni.

Tipi di Latte Formulato e Preparazione
Il latte formulato è presente in commercio in due formulazioni: liquido o in polvere. Entrambe possono essere utilizzate in quanto dal punto di vista nutrizionale sono analoghe; tuttavia, presentano alcune differenze nella modalità di utilizzo e nella conservazione.
Latte Formulato Liquido: È più semplice da utilizzare, in quanto è già pronto e si può scaldare direttamente la quantità necessaria (a bagnomaria o nello scaldalatte o nel forno a microonde). Inoltre, prima dell'apertura della confezione, è sterile, quindi meno a rischio di contaminazione. Tuttavia, una volta aperto deve essere conservato in frigorifero e consumato entro 24 ore.
Latte Formulato in Polvere: Non è sterile e quindi è più a rischio di contaminazione, pertanto, richiede una corretta preparazione per poter essere consumato. Il vantaggio è che in genere è meno costoso rispetto al latte liquido e dopo l’apertura della confezione può essere conservato a temperatura ambiente per 10-15 giorni. La preparazione del latte in polvere dovrebbe essere fatta solo al momento di offrirlo al bambino (è sconsigliato prepararlo anticipatamente). Per i viaggi si può preparare un thermos contenente l’acqua alla giusta temperatura e ricostituire il latte aggiungendo la polvere solo al momento del pasto. È fondamentale agitare bene il contenuto finché tutta la polvere si è sciolta e controllare la temperatura prima di offrirlo al bambino.
Esistono anche latti speciali (LATTI SPECIALI): formule per prematuri, anti-rigurgito, anti-diarrea, anti-stipsi, anti-colica, per allergia alle proteine del latte vaccino ecc. La scelta di queste formule particolari deve sempre avvenire sotto stretto consiglio medico.
La Gestione dell'Allattamento con Formula Artificiale a 3 Mesi
A tre mesi, il bambino ha già stabilito una certa routine, ma le sue esigenze alimentari continuano ad evolversi. Solitamente si danno indicazioni su quanti millilitri di latte al giorno debba mangiare il neonato allattato con formula artificiale. Unica eccezione rispetto all’allattamento al seno va fatta per i primi giorni di vita. In linea di massima, per dare un’idea approssimativa della quantità di formula artificiale che un neonato dovrebbe assumere si può utilizzare la seguente formula: 150-160 ml per kg di peso suddiviso in poppate nelle 24 ore.
I bambini digeriscono il latte artificiale più lentamente del latte materno. Un neonato di pochi giorni ha bisogno di circa 3 ore e mezza per digerire un biberon di latte. Il latte deve uscire dal biberon goccia dopo goccia. Quindi, se si allatta con il biberon, i bambini possono richiedere meno poppate di un bambino allattato al seno. Man mano che cresce, inoltre, il bambino mangia di più a ogni poppata e quindi può passare più tempo tra una poppata e l'altra.
È importante riuscire a capire i bisogni del proprio bambino, in quanto ogni bambino è diverso e segue la sua natura e le sue necessità. Pertanto, ricordarsi di non forzare il bambino a finire il biberon a tutti i costi se mostra di non essere più interessato. Viceversa, se piange dopo aver finito tutta la poppata più volte durante la giornata, è il momento di aumentare il latte. Anche gli intervalli non devono essere rigidi, ma devono seguire le esigenze del bambino. Solo nel primo mese, per evitare episodi di ipoglicemia, soprattutto per neonati piccoli, è meglio evitare intervalli tra un pasto e l’altro superiori a 4 ore. Quando il bambino è abbastanza cresciuto e mostra di richiamare l’attenzione quando ha fame, non è necessario svegliarlo, ma è possibile attendere la sua richiesta.
È invece normale che i neonati "rigurgitino" dopo aver mangiato o durante il ruttino. Non deve essere fonte di preoccupazione se il bambino cresce regolarmente e non mostra altri segni di disagio. Anche senza il contatto fisico con il seno della mamma, amore e sicurezza si trasmettono anche allattando con il biberon. Il bambino percepisce comunque la sensazione di rifugio e protezione. Una volta pronto il biberon mettetevi comode sulla poltrona o sul divano lontane da rumori e distrazioni e tenete il bambino con presa ferma che gli dia un senso di contenimento e sicurezza.
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Gli "Scatti di Crescita": Comprendere i Picchi di Sviluppo del Neonato
La vita con un neonato riserva ogni giorno tante sorprese. Nella maggior parte dei casi sono meravigliose, in altri un po’ meno. Può quindi capitare che, all’improvviso, la perfetta routine pappa-nanna-coccole venga scombussolata. Anzi, completamente frantumata tra notti in bianco, poppate continue e disturbate, un insolito e morboso attaccamento alla mamma. Tutto questo è perfettamente normale e, con tutta probabilità, sono i “campanelli d’allarme” degli scatti di crescita, episodi ricorrenti soprattutto nel primo anno d’età.
Quasi sempre lo scatto di crescita ha un impatto negativo sui genitori, in particolare le prime volte. Sembra quasi di avere a che fare con un bimbo completamente diverso. I suoi comportamenti spiazzano, spesso non si sa come reagire e cosa fare per risolvere questa situazione nuova e di cui sicuramente si sarebbe fatto a meno. Ma c’è un aspetto positivo: gli scatti di crescita passano in fretta. Conoscerli è un passo per sapere come affrontarli serenamente.
Uno scatto di crescita è una fase di accelerazione della crescita di un bambino, una specie di picco in cui peso, lunghezza e circonferenza cranica aumentano più velocemente del solito. Questo incremento è giustificato dal fatto che cresce il fabbisogno energetico del piccolo, che quindi mangia di più. Gli scatti di crescita sono fisiologici, cioè è naturale che ci siano.
Come accorgersene? In genere, un bambino tranquillo e pacifico, che mangia e dorme più o meno con regolarità, all’improvviso mostra segnali di fastidio. Non è un malessere fisico, come ad esempio quello causato dai dentini che spuntano: il piccolo è disturbato da qualcosa e lo dimostra in vari modi. I sintomi degli scatti di crescita non sono uguali per tutti e anche la loro intensità può variare. Eccone alcuni tra i più comuni:
- Maggiore richiesta di latte: qualunque sia il tipo di allattamento seguito (al seno, artificiale o misto), il bimbo sembra insaziabile e chiede più spesso di mangiare.
- Pianto frequente.
- Nervosismo: si manifesta anche di notte.
- Difficoltà a dormire: il sonno non è quieto, ma ci sono molti risvegli. Uno scenario simile a quello delle regressioni del sonno. In alcuni casi (più rari), il bambino dorme di più.
- Maggiore necessità di contatto fisico, soprattutto con la madre.
- Poppate agitate: è il classico “attacca e stacca” nervoso dal seno o dal biberon.
- Ansia da separazione, specialmente dalla mamma.
Gli scatti di crescita hanno il potere di gettare nello sconforto i genitori che, presi alla sprovvista, non sanno come comportarsi. Innanzitutto, occorre dotarsi di una “dose extra” di pazienza: arrabbiarsi non serve a nulla, se non ad aumentare l’irritabilità del proprio bambino. Non ci sono grandi alternative: le sue richieste vanno assecondate presto. Se domanda di essere allattato più frequentemente oppure di essere tenuto in braccio, va fatto, perché è solo questo ciò di cui ha bisogno. In secondo luogo, non ci si deve scoraggiare, pensando ad un cambiamento irreversibile del bimbo: gli scatti di crescita non durano molto. In 2-7 giorni la situazione torna esattamente quella che era.

Gestire gli Scatti di Crescita con Latte Artificiale, Materno o Misto
La gestione di uno scatto di crescita dipende anche dal modo in cui il bambino è nutrito. Si interviene cioè in modo diverso in base all’allattamento artificiale, materno o misto. È importante però chiedere sempre il supporto del proprio pediatra che, conoscendo vostro figlio fin dalla nascita, saprà dare il consiglio giusto. Anche altre figure possono essere un valido sostegno: ostetriche, consulenti per l’allattamento, mamme alla pari.
Quando si usa il latte artificiale: La cosa da evitare quando si è di fronte ad uno scatto di crescita e si dà latte artificiale è quella di aumentare il numero delle poppate. Le volte in cui il bimbo mangia non sono improvvisate, ma calcolate in base all’età, al peso, ecc. Quello che invece si può (e si deve) fare è incrementare la quantità di latte nei pasti. Ovviamente in base alle indicazioni del medico. Appena lo scatto di crescita termina, si ritorna alle dosi che si somministravano prima di questo episodio.
Quando si allatta al seno: Appena si verifica uno scatto di crescita e il bambino vuole ciucciare in continuazione, è automatico pensare che il latte materno si sia “impoverito” e che abbia perso il suo potere saziante e le sue virtù. Non è così. La richiesta è maggiore perché c’è un’impennata della crescita. Come gestire quindi lo scatto? In caso di allattamento al seno la risposta è semplicissima: basta solo attaccare il neonato al seno più spesso, ogni volta che vuole, anche se ciò significa soddisfare questa necessità ogni mezz’ora. In questa maniera, il latte si calibra sulle nuove esigenze del piccolo, diventando ancora più sostanzioso e nutriente. Fondamentale è evitare di proporre delle alternative al latte di mamma. Niente acqua, camomilla, tisane o latte artificiale: sono dei “riempitivi” che innescano un circolo vizioso. Con il pancino pieno di altre sostanze, il bambino cerca meno il seno e, se si riduce la suzione, anche la produzione di latte diminuisce.
Con l’allattamento misto: L’allattamento misto è una pratica che consiste nell’allattare sia al seno che con latte in formula. In caso di scatti di crescita, la prima “mossa” è quella di offrire al bambino il seno. Se alla fine della poppata appare ancora insoddisfatto, si può integrare con il latte artificiale, sempre sotto consiglio del pediatra. Se invece si propone subito il biberon, si stimola meno il seno ed è quindi possibile che cali la produzione di latte.
Quanti sono gli Scatti di Crescita e Quando Avvengono?
Gli scatti di crescita non sono “obbligatori”: ci sono bambini che non attraversano proprio questi periodi di crescita “eccezionale” oppure li vivono in modo sfumato, senza disturbi. Non ci sono mai regole universali, in particolar modo per tutto ciò che riguarda lo sviluppo, sia fisico che intellettivo, dei bimbi. Non si può stabilire con certezza quanti siano gli scatti di crescita, anche se esistono dei momenti in cui è più frequente che si verifichino: in genere, intorno al primo mese, al terzo, al sesto, al nono e al dodicesimo. Potrebbero però essercene altri - magari meno evidenti - anche dopo, durante tutta l’infanzia e fino alla pubertà quando c’è l’ultimo. Molto spesso lo scatto di crescita corrisponde a nuove scoperte o all’affinamento di qualche abilità.
1 Mese: Il primo scatto di crescita è quello che si presenta intorno ad un mese. Superato lo “shock iniziale”, si comincia a cercare la causa scatenante. La maggior parte delle volte si ritiene “colpevole” l’allattamento, qualunque esso sia. Se è materno, si crede che il latte sia troppo povero. Viceversa, quello artificiale eccessivamente pesante. Entrambe le ipotesi sono errate. Durante lo scatto, la preoccupazione che il bambino non mangi a sufficienza può essere sfatata osservando i pannolini. Quelli bagnati dovrebbero essere come minimo 5-6 al giorno, quelli sporchi almeno 3-4. Sembra strano, ma questo è il “metro” più comune per capire se l’allattamento procede in maniera corretta.
3 Mesi: Verso i 3 mesi, il bambino sperimenta una crescita sensoriale e motoria molto importante: la sua vista migliora sensibilmente e, allo stesso tempo, è in grado di girare il collo e quindi di orientare il viso verso ciò che attrae la sua attenzione: la luce, una giostrina, il volto delle persone che ama. Tutte queste novità potrebbero associarsi anche ad uno scatto di crescita fisica, con tutti o alcuni dei sintomi che abbiamo elencato prima. Le richieste del bimbo quindi saranno più pressanti e occorrerà trovare il modo di rispondere presto ed efficacemente.
6 Mesi: Attorno al sesto mese quasi tutti i bambini hanno il loro primo appuntamento con lo svezzamento, cioè con l’introduzione nei pasti di alimenti diversi dal latte, materno o formulato. C’è chi accoglie con favore questo cambiamento e chi invece è più titubante e ha bisogno di un po’ di tempo per abituarsi. Complice pure l’avvio dell’alimentazione complementare, a quest’epoca potrebbe subentrare lo scatto di crescita dei 6 mesi. Non tutti i bimbi mangiano tanto fin da subito, quindi la fame potrebbe farsi sentire in modo prepotente e, di conseguenza, aumenta la richiesta di latte, di effusioni, di contatto e tutto ciò che comporta lo scatto. Talvolta lo svezzamento ha anche ripercussioni negative sul sonno.
9 Mesi: Verso il nono mese arriva una tappa importantissima per il bambino: inizia la fase del gattonamento e, con essa, dell’esplorazione del mondo a quattro zampe. Alcuni piccoli però fanno eccezione e “bypassano” questo passaggio mettendosi direttamente in piedi e camminando più o meno speditamente. Questo quindi è un periodo di grande attività motoria che, in qualche caso, potrebbe essere accompagnato dallo scatto di crescita dei 9 mesi. La scoperta e le nuove capacità, come appunto saper gattonare, implicano un maggior fabbisogno di energia. Di conseguenza, la fame aumenta e il piccolo reclama a gran voce la sua necessità di integrare.
12 Mesi: In questo mese il bambino si esercita tantissimo: ha l’obiettivo di lasciarsi andare e camminare. Quasi certamente ormai si è alzato e si regge a mobili e divani, e fa tante prove per riuscire a mettere bene i piedini uno davanti all’altro. La ricerca dell’autonomia è continua e molto intensa. Insomma, non si ferma mai. Tutto questo gran da fare ha delle conseguenze sia sull’appetito che sul sonno. Potrebbero quindi presentarsi i sintomi degli scatti di crescita dei 12 mesi. Nervosismo, richiesta di più cibo, difficoltà a dormire sono i più tipici. Diventa però importante cercare di mantenere regolari i ritmi che, in questo momento, sembrano un po’ sconvolti. Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, fortunatamente gli scatti di crescita non sono eterni.

Gli Scatti di Crescita Cognitivi: Le "Wonder Weeks"
Gli scatti di crescita cognitivi sono diversi da quelli di cui abbiamo parlato fin qui. Non sono infatti legati alla crescita fisica dei bambini bensì al loro sviluppo psicologico, logico e cognitivo. Possono però coincidere dal punto di vista temporale, anche se come al solito non ci sono principi che valgono per tutti.
Gli scatti di crescita cognitivi vengono definiti “wonder weeks”, settimane prodigiose. Il termine fu coniato da due ricercatori olandesi che hanno studiato il fenomeno per parecchi anni. Durante le “wonder weeks”, i bimbi scoprono un sacco di cose e percepiscono la realtà in modo differente. L’effetto però può essere quello di provare una sensazione di disagio che deriva dal tentativo di adattarsi alla nuova situazione. Ed ecco che si verificano pianti, agitazione, problemi a dormire e mangiare. La durata delle “wonder weeks” è variabile. Potrebbero anche protrarsi a lungo perché sono legate allo sviluppo del sistema nervoso. Si tratta dunque di processi più complessi che richiedono tempo per essere capiti e metabolizzati. Generalmente si individuano 7 scatti cognitivi: a 5 settimane, a 7-9, 11-12, 14-19, 22-26, 33-37, 41-46. Sottolineiamo che non è possibile definire tempistiche uguali per tutti, proprio perché ciascun bambino è diverso dall’altro sotto tutti i punti di vista.

Il Neonato a 3 Mesi: Sviluppo, Abitudini e Nuove Abilità
Dopo 2 mesi scanditi da una crescita a tutta velocità, in cui il bambino ha raggiunto l'aumento ponderale più importante, dal terzo mese di vita il tuo piccolo inizia a rallentare il ritmo con cui mette su peso per allungarsi. Il suo peso incrementerà infatti di circa 150 grammi a settimana. Entro la fine di questo periodo, il piccolo sarà aumentato di circa 10 centimetri rispetto alla nascita, e il neonato a 3 mesi pesa circa 6-7 chili. Possiamo definire quest'epoca della vita di un lattante come un mini compleanno, anche dei genitori! D'altronde non si diventa mamma e papà in un giorno solo e a 3 mesi si ha avuto il tempo necessario per conoscersi a vicenda. Avrai anche capito che nulla rimane immutato e che tuo figlio è in continua evoluzione!
A tre mesi inizierai a notare che il comportamento del tuo piccolo cambia. Le sue giornate sono scandite da abitudini sempre più regolari e ti accorgerai che comincia a mangiare a orari più fissi. Quando è sveglio, ti consigliamo di approfittare per stare con lui e per gustarti tutti i suoi progressi: d'ora in avanti inizierà a scoprire il mondo e lo farà a passi da gigante! Ora gira la testa quando sente un rumore e comincia ad emettere lievi suoni (in genere vocali), ascolta la sua vocina e si compiace di averla. Afferra gli oggetti che gli tendi, anche se i suoi gesti sono ancora imprecisi. La parte inferiore della sua schiena è ancora un po' debole perciò non è ancora in grado di stare seduto, ma lo farà presto. Inizia a giocare grossolanamente con gli oggetti che capitano a portata delle sue manine: gioca con lui! Lo aiuterai, favorendo il suo sviluppo psico-motorio e lo sosterrai dal punto di vista emotivo, facendolo sentire amato. Comincia a prestare attenzione ai pericoli a cui tenderà ad avvicinarsi sempre più nei prossimi mesi e per i quali proverà un vero e proprio…
Il momento del sonno a 3 mesi: tuo figlio comincia a dormire un po' meno rispetto alle scorse settimane; ora riposa circa 16/17 ore al giorno. Vista la sua propensione alla routine puoi iniziare a creare con lui dei piccoli riti, come per esempio quello dedicato alla nanna. Nella vita di un neonato la ritualità è fondamentale ed importantissima perché lo aiuta a prendere confidenza e ad inserirsi correttamente nei ritmi del resto della famiglia con armonia. Verso il terzo mese il bambino dorme con un ritmo diverso dai mesi precedenti perché è in grado di trascorrere più ore senza pasti, e concentrando maggiormente il sonno durante la notte. Un piccolo consiglio pre-nanna: è preferibile fare il bagnetto al bimbo mantenendo sempre lo stesso orario.
Cosa c'è di più bello che vedere e sentire un bambino ridere? La risata di un bimbo è contagiosa e mette tutti di buonumore. A 3 mesi il bebè è diventato un abile mangiatore e il vostro percorso insieme sarà sicuramente ben avviato. Per chi segue un allattamento artificiale invece, il numero delle poppate è maggiormente impostato. C'è poi un'altra tipologia di allattamento, detta allattamento complementare (latte al seno + latte artificiale): quando la mamma offre una quantità di latte artificiale al bebè dopo la poppata al seno. La quantità di latte artificiale che viene offerta è sempre variabile. Il latte artificiale viene dato in aggiunta, a seconda di quanta fame ha il piccolo. Presto comincerai lo svezzamento! Molti pediatri suggeriscono di iniziare a somministrare i primi cucchiaini di merenda nel corso del 4° mese. Si tratta di una tappa fondamentale e devi affrontarla sentendoti sicura di ciò che fai e tranquilla. Non avere paura di chiedere cose scontate: il tuo pediatra è abituato ad interfacciarsi con le neo-mamme e saprà consigliarti al meglio, proponendoti magari uno schema alimentare, utile per non perderti tra tutti i cosa-quando-quanto che affolleranno la tua testa in questo momento! Ricorda: il latte resta la fonte principale di alimentazione per il tuo bambino in questo momento!
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Monitoraggio della Crescita e Strumenti di Valutazione
Il recupero del peso di nascita avviene di norma in due settimane, ma alcuni neonati tuttavia necessitano di più tempo (fino a un mese). La crescita dei bimbi non è mai uniforme: a volte (come in concomitanza con gli scatti) ingrana la quinta, mentre in altri è più lenta. In linea di massima però dev’essere costante: bruschi rallentamenti o incrementi troppo repentini vanno sempre osservati con attenzione. In tal senso, il pediatra è molto scrupoloso e, durante i normali controlli o i bilanci di salute periodici, verifica sempre i cambiamenti in termini di peso, altezza e, nei più piccini, circonferenza cranica.
Le curve di crescita sono molto importanti, ma non vanno considerate come unico strumento per valutare la crescita di un neonato. Ogni bambino ha il suo potenziale di crescita che parte dallo sviluppo in utero ed è influenzato dall’età gestazionale e dalla genetica familiare. L’età neonatale, ovvero il primo mese di vita, non è rappresentativa dello sviluppo futuro del bambino. Lo strumento a cui si affidano i medici per le loro valutazioni sono i percentili di crescita. Possono essere considerati l’unità di misura della crescita di un bambino, valori di riferimento che servono a capire l’andamento dello sviluppo fisico. Le informazioni del bimbo (come l’età e il peso, l’altezza o la circonferenza della testa) vengono segnati in un grafico, da cui derivano le curve di crescita. In caso di scatti si potranno notare dei picchi, che ad esempio potrebbero far salire i percentili a livelli molto alti. I pediatri seguono curve di crescita certificate, come quelle create dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (che ad esempio distingue la crescita dei bambini allattati al seno da quelli che prendono latte artificiale) o dagli americani Centers for Disease Control and Prevention (CDC).

Salute e Sicurezza a 3 Mesi: Vaccinazioni e Prevenzione
La salute dei neonati è una priorità, e a 3 mesi si presentano alcune tappe fondamentali anche sul fronte medico. Dal 61° giorno di vita il calendario nazionale prevede la prima somministrazione della vaccinazione esavalente contro difterite, tetano, pertosse, poliomelite, Haemophilus influenzae di tipo b ed epatite B. In concomitanza con l'esavalente è possibile eseguire la prima dose della vaccinazione antipneumococco, raccomandata e gratuita, e la prima dose contro Rotavirus, per via orale. È essenziale seguire il calendario vaccinale consigliato dal pediatra per proteggere il bambino da malattie potenzialmente gravi.
Inoltre, la sicurezza quotidiana è di massima importanza per un bambino di 3 mesi che sta diventando sempre più attivo e curioso. Il tuo bambino è super energico: ora ti servirebbero davvero cento occhi! Quando lo metti sul fasciatoio, mantienilo sempre fermo appoggiando la tua mano salda sul suo pancino, anche se non credi che possa cadere: spesso si muove di più di quanto tu possa pensare e lo fa velocemente! Incidenti del genere sono più frequenti di quanto tu creda! Non spaventarti, ma impara a prevenire cadute e guai. Anche durante il bagnetto, se lo fai in una vaschetta per bambini, non lasciarlo mai da solo.

Altre Considerazioni sulla Salute: L'Influenza nei Bambini Piccoli
Anche se non direttamente legata all'alimentazione a 3 mesi, è utile conoscere la natura dell'influenza, una malattia comune che può colpire anche i più piccoli. L’influenza è una malattia respiratoria provocata da un virus respiratorio del genere Orthomixovirus. Il virus infetta le vie aeree (naso, gola, polmoni) e causa sintomi che possono essere simili ad altre affezioni respiratorie stagionali causate da altri virus circolanti nella stagione autunno-invernale (Adenovirus, Rhinovirus, Virus Respiratorio Sinciziale, Coronavirus ecc.).
Tuttavia, l’influenza presenta alcune caratteristiche che la rendono particolarmente invalidante: l'insorgenza improvvisa di febbre molto alta che spesso dura anche 5-7 giorni, raffreddore e tosse secca o catarrale molto forti, dolori muscolari intensi associati a mal di testa, brividi e profondo affaticamento, mal di gola; possono verificarsi anche nausea, vomito e diarrea, specialmente nei bambini più piccoli. La maggior parte delle persone guarisce in una settimana o dieci giorni, ma alcuni soggetti (quelli di 65 anni e oltre, bambini piccoli, adulti e bambini con patologie croniche), sono a maggior rischio di complicanze più gravi o peggioramento della loro condizione di base. Le complicanze dell'influenza sono: polmoniti batteriche, disidratazione, peggioramento di malattie preesistenti.
In Italia l'influenza si presenta con epidemie annuali durante la stagione autunnale-invernale con un picco che di solito si raggiunge a gennaio-febbraio. Colpisce soprattutto la popolazione in età pediatrica (0-14 anni) con un’incidenza cumulativa che decresce all’aumentare dell’età. È molto contagiosa e la trasmissione avviene attraverso goccioline di muco e di saliva, con tosse e starnuti o per via indiretta attraverso il contatto con mani contaminate dalle secrezioni respiratorie. Poiché l’influenza è causata da un virus, normalmente, in assenza di complicanze non serve una terapia antibiotica, anche se la febbre può durare 5-7 giorni. Durante i pasti non si deve sforzare il bambino a mangiare molto, ma è opportuno offrire cibi contenenti carboidrati (pasta, riso, patate) riducendo i piatti eccessivamente ricchi di grassi e proteine. La vaccinazione antinfluenzale dovrebbe essere effettuata prima dell’inizio della stagione epidemica, in modo da proteggere la popolazione prima che si diffonda il virus; in generale viene offerta la vaccinazione a partire dall’inizio di ottobre fino alla fine della stagione antinfluenzale (febbraio-marzo). Il virus dell’influenza ha una spiccata tendenza a variare attraverso mutazioni, in modo da aggirare le difese immunitarie presenti nella popolazione, e ogni anno può causare nuove epidemie stagionali colpendo anche chi aveva contratto l’influenza gli anni precedenti. Questo è il motivo per cui la vaccinazione va ripetuta ogni anno. La risposta immunitaria alla vaccinazione impiega circa due settimane per svilupparsi pienamente. È indicata dai 6 mesi per tutte le categorie, inclusi i bambini con patologie che controindichino la vaccinazione con vaccino vivo attenuato.
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