Guida Completa allo Svezzamento e all'Allevamento dei Piccoli di Piccione

La gestione dei piccoli di piccione, che si tratti di accudire un pullo trovato in difficoltà o di gestire una nidiata in un contesto di allevamento, richiede una comprensione profonda della biologia e delle necessità etologiche di questa specie. Molti aspiranti allevatori o soccorritori si interrogano sulla corretta procedura di svezzamento, temendo che l'imprinting umano possa interferire con l'autonomia del volatile o, peggio, che carenze nutrizionali portino a esiti fatali. È fondamentale distinguere tra nidiacei ancora dipendenti dal "latte del gozzo" e giovani in fase di involo per garantire una crescita sana.

piccolo di piccione nel nido che apre il becco per chiedere cibo

Comprendere il ciclo vitale e l'importanza delle cure parentali

Contrariamente ad altri uccelli, il periodo di nidificazione dei piccioni è notevolmente esteso: dal momento della cova fino all'involo possono trascorrere fino a 40 giorni. Nei primi 18 giorni di vita, i piccoli dipendono esclusivamente dal "latte del gozzo", una sostanza rigurgitata dai genitori, ricca di proteine e grassi, secreta sia dal maschio che dalla femmina.

I piccioni sono definiti "animali inetti": proprio come accade per i cuccioli di mammifero come cani e gatti, non potrebbero sopravvivere senza le cure parentali. Questo differenzia nettamente i pulli dai pulcini (come quelli di gallina), che sono considerati "animali atti" poiché in grado di nutrirsi autonomamente quasi subito dopo la nascita. Se un pullo non riceve il nutrimento dai genitori, è essenziale intervenire prontamente, poiché il digiuno prolungato è la causa principale di mortalità precoce, spesso confusa con altre patologie.

Primo intervento: cosa fare quando si trova un pullo

Prima di tentare un allevamento manuale, è necessario verificare se il nido originale sia accessibile. Eventi atmosferici o predatori possono far cadere il piccolo, ma la ricollocazione nel nido resta la soluzione migliore per la sua sopravvivenza. Se l'intervento umano è inevitabile, occorre creare un riparo caldo e confortevole.

Poiché i pulli hanno un piumaggio rado, è fondamentale mantenere la temperatura corporea tramite una borsa dell'acqua calda avvolta in un panno morbido (per evitare il contatto diretto con la pelle dell'animale). È sconsigliato l'uso di contenitori troppo aperti che possano esporre il piccolo a correnti d'aria.

schema della corretta temperatura di mantenimento per un nidiaceo

Alimentazione corretta e divieti tassativi

Uno degli errori più comuni è somministrare alimenti inadeguati che possono compromettere irreversibilmente la salute del piccolo. È assolutamente vietato fornire latte di origine animale o pane: il latte è tossico per i volatili, mentre i lievitati offrono scarso valore nutrizionale e possono fermentare, causando gravi blocchi digestivi.

Per i nidiacei molto giovani, il tofu al naturale, sbriciolato finemente, può rappresentare un primo approccio alimentare. Tuttavia, per un corretto sviluppo, è preferibile utilizzare pastoni specifici per l'allevamento a mano, come quelli noti commercialmente (es. Nutribird 19 o 21). Questi prodotti, miscelati con acqua tiepida, devono raggiungere una consistenza cremosa, simile allo yogurt. La temperatura della pappa deve essere calda, ma mai bollente, per non ustionare il gozzo.

Tecniche di alimentazione: il metodo professionale

L'alimentazione forzata o assistita deve essere eseguita con precisione. Quando si utilizza una siringa (priva di ago), è opportuno rivestire la punta con un guanto in lattice o carta da cucina fissata con un elastico, praticando un piccolo foro centrale per facilitare l'ingestione.

Esiste anche una tecnica più rapida, utilizzata spesso da allevatori di piccioni viaggiatori, che simula il rigurgito naturale:

  1. Si prende una piccola quantità di mangime in bocca, aggiungendo un sorso d'acqua.
  2. Si afferra delicatamente il pullo tenendo il collo ben dritto in verticale.
  3. Si apre il becco del piccolo e, avvicinando le proprie labbra, si soffia con decisione il composto direttamente nel becco. Questa tecnica, pur richiedendo estrema cautela igienica, permette di nutrire numerosi soggetti in tempi brevi, garantendo che il gozzo sia correttamente riempito.

Come nutrire un piccione

Gestione dello svezzamento e transizione all'autonomia

Lo svezzamento dovrebbe iniziare quando il piccolo ha sviluppato le penne sotto le ali, indicativamente tra i 25 e i 30 giorni di vita. Attendere oltre questo periodo può rendere più difficile l'apprendimento dell'alimentazione autonoma, poiché alcuni soggetti tendono a farsi imbeccare indefinitamente se trovano adulti disponibili.

Una strategia efficace consiste nel posizionare il pullo, una volta raggiunta l'età opportuna, in una gabbia con un piccione già esperto che funge da modello, insegnando al novello a beccare semi e bere. È fondamentale offrire una miscela di granaglie specifica per novelli, caratterizzata da dimensioni ridotte, più digeribili per il loro apparato in via di sviluppo.

Monitoraggio della salute e igiene

Un controllo costante del gozzo è l'indicatore principale della salute del piccolo. Se il gozzo appare sgonfio, significa che la digestione è avvenuta e il volatile è pronto per il pasto successivo. Un piccolo che non mangia, nonostante la presenza di cibo, potrebbe soffrire di patologie (come la coccidiosi, talvolta trasmessa dai genitori). In questi casi, il supporto nutrizionale può non essere sufficiente.

È vitale mantenere l'ambiente di crescita pulito e igienizzato. L'accumulo di escrementi è una fonte primaria di infezioni e parassiti. Se si sospetta una malattia, è indispensabile rivolgersi a un veterinario aviario o, in mancanza di specialisti privati, avvalersi del supporto dei servizi veterinari ASL per esami diagnostici. La prevenzione, attraverso l'igiene costante del nido e del fondo della gabbia, rimane lo strumento più potente per evitare il decesso prematuro dei piccoli.

piccioni giovani che imparano a mangiare semi da una mangiatoia

Considerazioni finali sul comportamento del novello

Man mano che il piccione cresce, è normale che cerchi interazione umana. Tuttavia, è importante bilanciare il tempo fuori dallo scatolone o dalla voliera con la necessità di abituarlo a uno spazio confinato ma sicuro. L'imprinting non deve diventare un limite: l'obiettivo finale è sempre il raggiungimento dell'autosufficienza. Se il soggetto a 50-60 giorni richiede ancora di essere imbeccato, è necessario ridurre gradualmente l'assistenza, stimolando la sua curiosità verso le granaglie posizionate nel fondo della voliera o in appositi dispenser, mantenendo sempre l'acqua fresca e pulita disponibile.

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