Comprendere e Gestire l'Aborto Spontaneo: Cause, Rimedi e Supporto Necessario

La maternità è un momento emozionante e significativo nella vita di una donna, ma può anche essere accompagnata da sfide e preoccupazioni. Tra le più dolorose e, purtroppo, frequenti, vi è l'aborto spontaneo, un evento che può lasciare cicatrici profonde sia fisiche che emotive. Nonostante la sua diffusione, molte persone pensano che l’aborto spontaneo sia un evento raro e che possano bastare singoli comportamenti a provocarlo, maturando convinzioni ed idee sbagliate sulle sue possibili cause. In realtà, le ragioni principali sono di tipo genetico o medico. È fondamentale riconoscere che l'aborto spontaneo è un fenomeno comune e non un tabù, richiedendo un'informazione accurata e un sostegno adeguato per le coppie che lo vivono.

Coppia che si abbraccia in un momento di dolore

Che Cos'è l'Aborto Spontaneo e Quanto è Frequente?

Con la terminologia "aborto spontaneo" si indica un'interruzione di gravidanza che avviene spontaneamente entro i primi 180 giorni di gestazione. L’aborto spontaneo consiste nella perdita di una gravidanza prima di 20 settimane di gestazione. Nella maggioranza dei casi l'aborto spontaneo si verifica però nel corso del primo trimestre di gravidanza, ovvero prima delle 12 settimane di gestazione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità distingue tra due differenti ipotesi di aborto spontaneo, classificandolo, a seconda dell’avanzamento della gravidanza, in:

  • Aborto spontaneo precoce: perdita della gravidanza prima di 12 settimane di gestazione.
  • Aborto spontaneo tardivo: perdita della gravidanza tra 12 e 20 settimane di gestazione.

Gli aborti spontanei sono molto comuni, soprattutto nelle prime fasi della gravidanza. Si stima che colpiscano fino al 15-20% delle gravidanze confermate clinicamente. Un numero ben maggiore di aborti non viene riconosciuto, in quanto si verifica quando la donna non sa ancora di essere in stato interessante. La riproduzione umana non è un processo biologico altamente efficiente; prima della fine del primo trimestre, il 30-50% dei concepimenti termina con un aborto spontaneo. La maggior parte delle perdite si verificano al momento dell’impianto. Risulta essere un evento piuttosto comune, durante il primo trimestre o nelle prime settimane di gestazione, l’aborto spontaneo. Non è un fatto molto raro: l'aborto spontaneo riguarda in media 1 gravidanza su 6.

I ricercatori hanno rivolto via web a circa 1000 volontari, uomini e donne maggiorenni, una serie di domande generali sul tema dell’aborto spontaneo. Per il 55% del campione, più di una persona su due, l’aborto spontaneo sarebbe un evento piuttosto raro e interesserebbe meno del 5% delle gravidanze. Questo dato evidenzia una diffusa misconoscenza sulla reale incidenza di questo evento. Del resto, di aborto non si parla mai. Anzi, c’è la tendenza a tenere nascosta la gravidanza nel primo trimestre, proprio perché si teme che le cose possano andare male. Secondo una recente ricerca condotta dall’Istituto Nazionale di Statistica e riferita al 2015, in Italia si sono verificate 66.127 interruzioni spontanee di gravidanza.

Il rischio di aborto spontaneo non è uniforme per tutte le donne. La prima responsabile è l’età delle donne. Una gravidanza iniziata tra i 25 e i 29 anni di età ha il 10 per cento di possibilità di finire con un aborto spontaneo. Il rischio aumenta dopo i 30 anni arrivando al 53 per cento dopo i 45 anni. Ma anche restare incinta troppo presto aumenta le probabilità di non portare a termine la gravidanza, infatti, il rischio cresce progressivamente con l’aumentare dell’età, arrivando a un’incidenza del 40% nelle donne di età superiore ai 40 anni. Secondo studi recentissimi, i 40 anni sembrano essere un’età critica anche per l’uomo, seppure in misura meno netta rispetto alla donna, perché con l’invecchiamento aumentano significativamente le anomalie negli spermatozoi. In genere, le cause materne sono più importanti e frequenti, perché in un mese matura e arriva all’ovulazione un solo ovocita, che può quindi essere portatore di svariate patologie. Nell’uomo, gli spermatozoi sono molti milioni ed è più probabile che a fecondare l’ovulo sia il più sano e vitale. Si deve ripetere però che, con l’età, questo diventa sempre meno vero anche per lui.

Aborto spontaneo: cos'è e quali sono le cause

Le Cause dell'Aborto Spontaneo: Un Mosaico Complesso di Fattori

Nella maggior parte dei casi la causa dell’aborto spontaneo è sconosciuta, con l'evento che non sembra avere una motivazione apparente in circa il 50% dei casi. Tuttavia, in molte situazioni, vi sono fattori ben identificabili che possono contribuire a questa dolorosa perdita. La salute è un mosaico complesso e sfaccettato, dove ogni patologia rappresenta una tessera che richiede attenzione e cura. Le alterazioni biologiche possono essere molteplici e di difficile riconoscimento. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fornito le linee guida generali per gli operatori sanitari e i pazienti nelle ipotesi di interruzione della gestazione.

Anomalie Cromosomiche: La Causa Più Frequente

Le anomalie cromosomiche sono sicuramente la causa più frequente di abortività spontanea. Spesso, gli aborti spontanei che si verificano nelle prime 10-11 settimane di gestazione sono causati da una malattia cromosomica. Ciò avviene più spesso nelle donne di età inferiore ai 20 anni o dai 35 anni in poi. Nella maggior parte dei casi si tratta di anomalie che non permettono all’embrione o al feto di svilupparsi adeguatamente e crescere. Questo significa che il feto non si sviluppa normalmente, a volte a causa di un’anomalia genetica o di un difetto congenito.

Diagramma delle anomalie cromosomiche

Fattori Materni e Patologie Predisponenti

Esistono diverse condizioni di salute della donna che possono aumentare il rischio di aborto spontaneo:

  • Anomalie anatomiche dell’apparato riproduttivo: anomalie anatomiche dell’apparato riproduttivo della donna, come un utero con fibromi o, più raramente, un utero bicorne (con due camere) o cicatrizzazione interna, possono causare la perdita della gravidanza nel periodo fino a 20 settimane di gestazione. Qualunque condizione che complichi i processi di impianto e sviluppo embrionale potrebbe determinare effetti anche molto seri.
  • Infezioni: un aborto spontaneo può essere causato da certe infezioni virali, come un’infezione da citomegalovirus o la rosolia. Anche le infezioni vaginali possono rappresentare un fattore di rischio aggiuntivo per gli aborti spontanei. Se un frammento del feto o della placenta rimane nell’utero dopo un aborto, può svilupparsi un’infezione. L’infezione uterina che si sviluppa durante o poco prima o poco dopo un aborto è detta aborto settico. Questa infezione può essere molto grave e persino potenzialmente letale.
  • Malattie autoimmuni e disturbi della coagulazione: alcune patologie come le malattie autoimmuni (ad esempio, la sindrome da antifosfolipidi) o i disturbi che facilitano la coagulazione (come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi o eccessiva trombofilia) possono portare a perdite ricorrenti della gravidanza, specialmente nelle prime 10 settimane di gestazione. Altri Studi hanno riportato una maggiore prevalenza di rischio di coagulazione per alterazioni dei geni della trombofilia e per alterazioni immunologiche in pazienti con aborto ricorrente. Lo stress Ossidativo prolungato porta ad uno stato infiammatorio cronico di basso grado che tende a coinvolgere tutti gli organi se non lo si contrasta.
  • Condizioni mediche non controllate: malattie della madre, come il diabete, l’ipertensione arteriosa o gravi disturbi della tiroide, se non vengono adeguatamente trattati e controllati durante la gravidanza, possono aumentare il rischio di aborto.
  • Incompetenza cervicale: quando i soggetti soffrono di incompetenza cervicale, la cervice (il collo dell'utero) si dilata prematuramente durante la gravidanza, aumentando il rischio di aborto tardivo o parto pretermine.
  • Gravidanza ectopica: sebbene non sia tecnicamente un aborto spontaneo, una gravidanza ectopica (ovvero quando l’embrione inizia a svilupparsi fuori dall’utero) è una condizione in cui l'embrione non può sopravvivere e la gravidanza non può essere portata a termine.

Fattori di Rischio Legati all'Età

L'età della madre è un fattore di rischio significativo. Gli aborti sono più frequenti nelle gravidanze ad alto rischio, in particolare se le donne non ricevono un’adeguata assistenza medica. Il rischio aumenta per le madri più giovani (di età inferiore a 20 anni) o più anziane (di almeno 35 anni). Anche l'età del partner maschile può avere un ruolo, specialmente dopo i 40 anni, a causa di un aumento delle anomalie negli spermatozoi.

Stile di Vita e Fattori Ambientali

Lo stile di vita ha una implicazione minore su eventuali esiti ostetrici e fetali, mentre crescono le evidenze sul ruolo svolto da dieta, fumo e assunzione di alcool e come il loro “governo” possa ridurre il rischio di un aborto spontaneo. I fattori di rischio di aborto spontaneo comprendono:

  • Fumo di sigaretta: il fumo danneggia l’ovaio e riduce la probabilità di concepimento: e questo - è bene ricordarlo - anche in caso di fecondazione assistita.
  • Uso di sostanze: l’abuso di alcol può aumentare il rischio di aborto nei primi due trimestri e predispone il piccolo alla sindrome feto-alcolica, con ritardi di crescita, anomalie del viso e deficit intellettuali. Anche l'uso di altre sostanze come la cocaina è un fattore di rischio.
  • Trauma fisico: un trauma fisico importante può causare un aborto spontaneo, mentre è improbabile che l’aborto sia causato da uno sforzo o da una lesione minima (come scivolare e cadere o fare attività fisica). Uno shock emotivo improvviso (ad esempio ricevere cattive notizie) non è collegato all’aborto spontaneo.

Infografica sui fattori di rischio dell'aborto spontaneo

Aborto Spontaneo Ricorrente

Non sono rari, inoltre, i casi di secondi aborti spontanei, ossia le ipotesi nelle quali questo evento si verifichi ripetutamente in riferimento ad una stessa coppia. Secondo la Società Italiana della Riproduzione si parla di aborto ripetuto quando nella storia ginecologica di una paziente si verificano due episodi simili consecutivi entro la ventesima settimana di gestazione. L’Aborto spontaneo ricorrente è definito come la perdita di 3 o più gravidanze prima della ventesima settimana di gestazione. La Gravidanza con perdita ricorrente colpisce lo 0,5%-3% delle donne in età riproduttiva e il 50%-60% degli aborti ricorrenti sono idiopatici, cioè a causa sconosciuta. Il rischio di subirne un secondo aumenta della metà e dopo due raddoppia. I ricercatori hanno osservato, dati alla mano, quel che tanti ginecologi sanno per esperienza: le complicanze delle gravidanze precedenti hanno un effetto negativo sulle future. Non accade lo stesso per la pre-eclampsia, condizione caratterizzata da pressione alta in gravidanza. Chi ne ha sofferto nel corso dei nove mesi di gestazione non deve preoccuparsi per gli esiti di una nuova gravidanza.

I Segnali dell'Aborto Spontaneo: Quando Preoccuparsi

Un aborto spontaneo può essere preceduto e annunciato da diversi sintomi. Qualora uno di questi segnali si verifichi è sempre opportuno rivolgersi al proprio ginecologo, per valutare lo stato di salute complessivo proprio e del feto. Il sintomo più caratteristico, da questo punto di vista, è rappresentato dal sanguinamento vaginale che può manifestarsi in maniera variabile. Di solito un aborto spontaneo è preceduto da sanguinamento vaginale che può essere spotting con sangue rosso brillante o rosso scuro oppure sanguinamento più intenso. Il sanguinamento, nell’ipotesi di interruzione di gravidanza, è il segnale dello svuotamento dell’utero. Nelle fasi tardive della gravidanza, un aborto può causare un’emorragia profusa e il sangue può contenere muco o coaguli.

Accanto al sanguinamento, l'utero è un muscolo e si contrae durante l’aborto spontaneo provocando crampi. Questi crampi possono causare l’apertura (dilatazione) della cervice. L’aborto spontaneo può anche manifestarsi attraverso la perdita di liquidi e tessuti dalla vagina. I crampi diventano più intensi fino a che, alla fine, l’utero si contrae a sufficienza per espellere il feto e la placenta.

È importante notare che il sanguinamento vaginale è comune nelle prime fasi della gravidanza, spesso in assenza di problemi della stessa. Circa il 25% delle gestanti presenta un po’ di sanguinamento almeno una volta durante le prime 12 settimane di gestazione. Circa il 12% delle gravidanze con sanguinamento nelle prime 12 settimane si risolve con un aborto spontaneo. Quindi, la presenza di perdite ematiche non significa automaticamente che si stia verificando un aborto spontaneo, ma richiede comunque un controllo medico.

A volte il feto smette di svilupparsi senza che ci sia alcun sintomo di aborto; questo viene definito aborto mancato, o anche aborto silente. In questi casi, la diagnosi è clinica, fatta con l’ecografia, e non hanno comunque presentato alcuna tipologia sintomatica. Il medico può sospettare un aborto mancato se l’utero non si espande. Talvolta, il medico rileva un aborto mancato durante un’ecografia prenatale di routine. Se il dolore addominale o il sanguinamento vaginale persistono o peggiorano alcuni giorni dopo un aborto spontaneo oppure se insorge febbre, la donna deve consultare un medico.

Una condizione specifica è la minaccia di aborto: si manifesta con sanguinamento o crampi durante le prime 20 settimane di gestazione senza apertura (dilatazione) della cervice.

La Diagnosi: Accertare la Condizione

Se una donna in stato di gravidanza presenta sanguinamento e crampi nel corso delle prime 20 settimane di gravidanza, il medico la deve visitare per verificare se ci siano minacce di aborto. La diagnosi di aborto spontaneo o della sua minaccia si basa su una combinazione di valutazioni mediche:

  • Valutazione medica ed esame pelvico: durante un esame pelvico il medico esamina la cervice per stabilire se si stia dilatando. Se ciò non avviene, la gravidanza può proseguire. In caso di dilatazione prima di 20 settimane di gestazione, un aborto è molto probabile.
  • Ecografia: l’ecografia viene eseguita, anche mediante l’inserimento in vagina di una sonda ecografica (la cosiddetta ecografia transvaginale), per controllare lo stato del feto. Può essere utilizzata per stabilire se l’aborto spontaneo si sia già verificato o, in caso contrario, se il feto sia ancora vivo. Se la donna ha subito un aborto, l’ecografia può mostrare se il feto e la placenta sono stati espulsi completamente. Talvolta, il medico utilizza un dispositivo per auscultare il battito cardiaco fetale.
  • Esami del sangue: si eseguono esami del sangue per misurare i livelli di un ormone prodotto dalla placenta all’inizio della gravidanza, chiamato gonadotropina corionica umana (hCG). I risultati confermano la gravidanza. Il dosaggio plasmatico della frazione beta dell’ormone della gravidanza (HCG) è cruciale: l’HCG viene prodotto a partire dall’impianto in utero e aumenta costantemente fino al terzo mese di gravidanza. Di solito, l’esame viene ripetuto ogni qualche giorno o una volta alla settimana per stabilire se la donna abbia una gravidanza in sede anomala (ectopica), che può anch’essa causare sanguinamento, nonché per assicurarsi che il processo dell’aborto spontaneo sia completo. Se l’utero non si espande progressivamente, si sospetta un aborto mancato, cioè che il feto è deceduto ma non è stato espulso dall’utero pur senza causare sintomi (sanguinamento vaginale o dolore addominale).

Approfondimenti per l'Aborto Spontaneo Ricorrente

Non sempre è indicato un approfondimento diagnostico; nel caso di un singolo episodio di solito non è indicato alcun approfondimento diagnostico. Al contrario, quando se ne verificano due o più consecutivamente (si parla allora di “aborto spontaneo ripetuto”), è opportuno rivolgersi a un centro specialistico per comprendere le possibili cause in entrambi i partner (genetiche, anatomiche, immunologiche, infettive, endocrine, trombofiliche), le probabilità che l’evento si ripeta e la prevenzione da mettere in atto.

È opportuno che le donne che hanno avuto due o più aborti spontanei consultino un medico prima di tentare una nuova gravidanza. Il medico può eseguire controlli per eventuali anomalie genetiche o strutturali o altri disturbi che aumentano il rischio di aborto. Ad esempio, può effettuare:

  • Un esame di diagnostica per immagini (come ecografia, isteroscopia o isterosalpingografia) per valutare la presenza di anomalie strutturali dell’apparato riproduttivo femminile.
  • Esami del sangue per controllare la presenza di alcune malattie, come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, il diabete, anomalie negli ormoni riproduttivi e disturbi della tiroide.
  • Test genetici per controllare la presenza di anomalie cromosomiche.

Se identificate, alcune cause di aborto spontaneo ricorrente possono essere trattate, rendendo possibile portare a termine una gravidanza in futuro.

Prevenzione e Trattamento: Strategie e Opzioni

La prevenzione degli aborti spontanei è difficile, poiché spesso sono causati da fattori che non possono essere completamente controllati. Tuttavia, esistono strategie per ridurre il rischio e trattamenti efficaci in caso di minaccia o di aborto già avvenuto.

Misure Preventive e di Supporto per la "Minaccia d'Aborto"

Quando si presenta una minaccia di aborto, è fondamentale agire tempestivamente:

  • Riposo: il riposo è senza dubbio il principale deterrente e il trattamento fondamentale consigliato dal medico quando la gestante è un soggetto a rischio di minaccia d’aborto. In caso di minaccia di aborto spontaneo (presenza di sintomi, ma l’ecografia mostra una gravidanza normale), alcuni medici consigliano alla donna di evitare attività faticose e, se possibile, di non stare in piedi ed evitare l’attività sessuale. Tuttavia non vi sono prove chiare che tali limitazioni siano efficaci.
  • Terapia ormonale: una terapia preventiva a base di progesterone può essere efficace nei casi in cui si sospetti una insufficienza del corpo luteo, una condizione che non permette un adeguato mantenimento della gravidanza nelle sue fasi iniziali.
  • Farmaci specifici: in caso di patologie autoimmuni (come la sindrome da antifosfolipidi) o in condizioni di eccessiva trombofilia, possono essere prescritti l’utilizzo di eparina o di acido acetil-salicilico. Questi farmaci aiutano a prevenire la formazione di coaguli che potrebbero compromettere l'afflusso di sangue al feto.
  • Cerchiaggio della cervice: quando i soggetti soffrono di incompetenza cervicale, si esegue il cerchiaggio della cervice. Questa è una procedura chirurgica che consiste nel rafforzare la cervice con una sutura per impedirne la dilatazione prematura.

Illustrazione del cerchiaggio cervicale

Stile di Vita Sano e Alimentazione

Adottare uno stile di vita sano: mantenere uno stile di vita sano prima e durante la gravidanza può aiutare a ridurre il rischio di aborto spontaneo. Con questo intento i ricercatori inglesi hanno pertanto avviato una revisione sistematica di 20 studi osservazionali, estratti dai maggiori database, di cui 11 di coorte e 9 caso-controllo, per un totale di 64.776 donne sane in età riproduttiva che avevano avuto almeno una gravidanza. Di questi alla fine solo sei studi, pari a 13.183 partecipanti, sono stati estrapolati in quanto in grado di soddisfare i criteri della metanalisi: tutti i parametri necessari per stabilire un’eventuale associazione tra rischio di aborto spontaneo e regime alimentare il cui legame ad oggi non è del tutto chiaro.

Secondo un recente studio dell’Università di Birmingham, Regno Unito, finanziato dal Tommy’s National Center for Miscarriage Research, una serie di alimenti come frutta, verdura, frutti di mare, latticini, uova, cereali contribuirebbero a ridurre il rischio di aborto spontaneo. Dunque, l’indagine non ha fornito prove di un’associazione tra aderenza a modelli dietetici predefiniti e rischio di aborto spontaneo, tuttavia farebbe ipotizzare che una dieta completa contenente cibi sani, secondo il percepito dei partecipanti alla sperimentazione, o con un punteggio elevato del Dietary Antioxidant Index score (indice dietetico antiossidante (OR, 0,43; 95% CI, 0,20-0,91) si possa associare a un minor rischio di aborto spontaneo. Vi sarebbe un’indicazione che un’alimentazione di alta qualità con una presenza importante di nutrienti antiossidanti e a ridotto contenuti di cibi poco sani, tra cui carne raffinata o lavorata, posano limitare il rischio di aborto spontaneo. Per prevenire i danni indotti dai ROS (specie reattive dell'ossigeno) l’organismo ha sviluppato sistemi antiossidanti endogeni, quindi vi è un delicato equilibrio tra la produzione di ROS e attività antiossidante endogena che mantiene un fisiologico equilibrio portando all’omeostasi cellulare.

È giusto ricordare che, dopo un aborto spontaneo, il corpo di una donna ritorna alla normale capacità di concepire.

Gestione dell'Aborto Spontaneo Confermato

Se l’aborto spontaneo è confermato e il feto e la placenta sono stati espulsi completamente, non è necessario alcun ulteriore trattamento. Se l’aborto spontaneo è confermato, ma il tessuto del feto o della placenta rimane interamente o in parte nell’utero, di solito esistono varie opzioni per l’eliminazione o l’asportazione del tessuto della gravidanza. In caso di aborto spontaneo precoce (prima di 12 settimane di gestazione), se la donna non presenta sanguinamento abbondante o segni di infezione i medici di solito spiegano le diverse opzioni e la donna può scegliere una delle seguenti:

  1. Attesa dell'espulsione spontanea: monitorare attentamente i sintomi e attendere che l’utero espella il tessuto spontaneamente. La donna deve ricevere istruzioni su cosa aspettarsi, come gestire il dolore, come riconoscere se il tessuto della gravidanza è stato espulso e quando chiamare un medico (se il sanguinamento o il dolore è diverso da quanto previsto per un aborto spontaneo o in caso di febbre). Se il tessuto della gravidanza non viene eliminato spontaneamente, è necessario assumere farmaci o effettuare un intervento.
  2. Terapia farmacologica: assumere farmaci (solitamente misoprostolo, talvolta con mifepristone) per aiutare l’utero a espellere la gravidanza. In alcuni casi si può decidere di attendere la spontanea espulsione del materiale abortivo dall’utero o facilitarne l’espulsione stessa tramite la somministrazione di farmaci che facilitino la contrazione uterina.
  3. Terapia chirurgica: è il cosiddetto “raschiamento” mediante isterosuzione. Eseguire un intervento per rimuovere il tessuto della gravidanza dall’utero: di solito comporta l’inserimento nell’utero di un tubo flessibile attraverso la vagina e l’aspirazione (dilatazione e raschiamento [D e R] con aspirazione).

In caso di aborto spontaneo tardivo (tra le 12 e le 20 settimane di gestazione), i medici consigliano di non attendere che la gravidanza venga eliminata spontaneamente, perché ciò può causare dolore o sanguinamento intensi e la gravidanza può non venire eliminata completamente, causando infezione. Gli aborti spontanei tardivi vengono trattati mediante una o più delle seguenti opzioni:

  • Un intervento per rimuovere il tessuto della gravidanza dall’utero: questo intervento è chiamato dilatazione e raschiamento (D e R) o dilatazione ed evacuazione (D e E) ed è eseguito con strumenti chirurgici per l’aspirazione e/o di altro tipo inseriti nell’utero attraverso la vagina.
  • Farmaci per indurre il travaglio e quindi espellere il contenuto dell’utero: questi farmaci possono includere il misoprostolo, talvolta con mifepristone (di solito utilizzati nelle fasi iniziali della gravidanza) o l’ossitocina (di solito utilizzata nelle fasi più avanzate della gravidanza).

Supporto Medico Aggiuntivo

Si somministrano analgesici al bisogno. Tutte le donne con sangue Rh negativo che subiscono un aborto spontaneo ricevono immunoglobuline Rho(D) per prevenire la malattia emolitica del feto (eritroblastosi fetale). Questo disturbo è chiamato incompatibilità Rh (quando il sangue della donna in gravidanza è Rh-negativo mentre quello del feto è Rh-positivo).

Se l’aborto spontaneo è stato eliminato spontaneamente, i medici di solito eseguono esami del sangue per l’ormone della gravidanza hCG una volta alla settimana, fino a quando il livello diventa non rilevabile, per confermare che nell’utero non rimanga tessuto del feto o della placenta. Dal punto di vista fisiologico, potrebbe essere necessario affrontare la procedura ginecologica del raschiamento (operazione che procede con la rimozione di una porzione di endometrio o una massa anomala contenuta nell’utero). In questo caso, i frammenti vengono crioconservati fino al momento in cui la condizione clinica della paziente non sarà migliorata e possa permettere il reimpianto.

Aborto spontaneo: cos'è e quali sono le cause

Aborto Spontaneo Ricorrente e Tecniche di Riproduzione Assistita

Quando una coppia si trova di fronte a un aborto spontaneo ricorrente, il percorso diagnostico e terapeutico diventa più complesso e personalizzato. Sebbene l’aver avuto un aborto aumenti il rischio di averne altri, la maggior parte delle donne può avere una nuova gravidanza e portarla a termine senza problemi. Di solito non sono necessari ulteriori esami, a meno che la donna non abbia subito due o più aborti spontanei.

Se le indagini diagnostiche identificano cause specifiche, è possibile intervenire con trattamenti mirati. In alcuni casi, quando le cause sono genetiche o la qualità degli ovuli è compromessa, si possono considerare tecniche di riproduzione assistita:

  • Diagnosi Genetica Preimpianto (PGD/PGS): una di queste tecniche è la diagnosi genetica preimpianto, che permette di studiare il patrimonio genetico degli embrioni prima dell’impianto, e di selezionare gli embrioni più sani e privi di alterazioni cromosomiche e/o genetiche che saranno trasferiti nell’utero. Questa procedura è particolarmente utile per le coppie con una storia di aborti dovuti ad anomalie cromosomiche.
  • Ovodonazione: un altro modo per rimanere incinta è il ricorso all’ovodonazione, che è la tecnica di riproduzione assistita che utilizza gli ovuli provenienti da una donatrice anonima per creare embrioni di qualità ottimale. Questa opzione è considerata quando la qualità degli ovuli della donna è un fattore limitante, specialmente con l'avanzare dell'età.

L'Impatto Emotivo e il Percorso Post-Aborto

Gli aborti spontanei rappresentano un momento emotivamente difficile e possono comportare alcuni rischi per la salute della donna. Tra i principali rischi associati agli aborti spontanei vi sono, come abbiamo già visto, il rischio di emorragie e il potenziale sviluppo di infezioni uterine. Ma le conseguenze emotive dell'aborto spontaneo possono essere devastanti e variano da persona a persona. Dopo un aborto spontaneo la donna e il suo partner possono sentirsi in lutto, tristi, in collera, colpevoli o ansiosi per le successive gravidanze.

Affrontare il Lutto e il Senso di Colpa

Il dolore dovuto a una perdita è una risposta naturale e, pertanto, non deve essere soppresso o negato. Dare sfogo ai propri sentimenti con un’altra persona può aiutare la donna a gestire le proprie emozioni e ad aumentare i sentimenti positivi.

Il momento successivo ad un aborto spontaneo può essere devastante, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Purtroppo, ancora troppo spesso l’aborto spontaneo non è vissuto come un vero e proprio lutto ma è considerato alla stregua di un tabù. Secondo Williams e colleghi, queste false credenze possono avere un ruolo in alcune delle emozioni negative che accompagnano l’interruzione spontanea di gravidanza, come il senso di colpa e quello di isolamento. Le donne possono pensare di aver fatto qualcosa che abbia indotto l’aborto, ma di solito non è così. La donna può ricordare di aver assunto un farmaco da banco all’inizio della gravidanza, di aver bevuto un bicchiere di vino prima di aver scoperto di essere incinta o di aver fatto un’altra cosa banale. Tutto questo il più delle volte non è la causa dell’aborto, quindi la donna non deve sentirsi in colpa. I medici offrono il proprio supporto e, nel caso, rassicurano le pazienti di non avere alcuna colpa nell’aborto.

Coppia che si tiene per mano in segno di supporto

Il Sostegno Adeguato

È fondamentale che le donne ricevano un sostegno adeguato durante questo periodo difficile. Inoltre, è importante che il partner sia sensibile alle esigenze e alle reazioni emotive della donna, offrendo sostegno pratico e affettuoso in base alle necessità. "Accogliere il dolore degli altri non è mai facile, soprattutto per chi è cresciuto in una società spaventata, impreparata di fronte a certi argomenti, tanto da renderli dei tabù. Si ha l’impressione di non avere le parole, di non sapere cosa dire." Questo sottolinea l'importanza di una maggiore consapevolezza e sensibilità da parte della società. Una consulenza formale è raramente necessaria, ma è disponibile per le donne che la desiderano.

La Decisione di una Nuova Gravidanza

La decisione di cercare una gravidanza dopo un aborto spontaneo può essere emotivamente complessa. Aspettare: è il consiglio più saggio. Non c'è un momento "giusto" per cercare una gravidanza, dopo un aborto spontaneo. Alcune donne si sentono pronte dopo poche settimane, mentre altre possono aver bisogno di più tempo per elaborare il dolore emotivo e recuperare fisicamente. Dal punto di vista medico, non ci sono opinioni univoche sul rimanere incinta dopo un aborto spontaneo. Perché sia più facile portare a termine una gravidanza subito dopo un aborto spontaneo non è ancora chiaro, e lo ammettono i ricercatori. Si tratta di situazioni molto soggettive per le quali occorre tenere conto anche dello stato psicologico della donna interessata.

Per chi riesce a elaborare la perdita, nasce, invece, il bisogno di sapere quando tentare di nuovo e quali indagini diagnostiche fare. In particolare, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel documento “Clinical practice handbook for safe abortion”, ha rilevato come, sia che si tratti di una nuova gravidanza dopo aborto che di una gravidanza dopo raschiamento, sia opportuno per la coppia far trascorrere un periodo di almeno sei mesi. Questo periodo consente non solo un recupero fisico, ma anche un’importante elaborazione emotiva della perdita.

La rassicurazione sta nel fatto che, dopo l’aborto spontaneo, il rischio che si verifichi di nuovo non è maggiore rispetto a quello che hanno le altre donne (potrebbe essere un caso isolato). Sebbene l’aver avuto un aborto aumenti il rischio di averne altri, la maggior parte delle donne può avere una nuova gravidanza e portarla a termine senza problemi. Quando una donna desidera una gravidanza e un figlio, l’aborto è spesso emotivamente difficile per lei e il partner, che potrebbero aver bisogno di sostegno da parte delle persone care e di professionisti sanitari. Una volta iniziato il secondo trimestre, le probabilità di interruzione della gravidanza, così come quelle di complicanze fetali, si abbassano drasticamente.

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