La genesi e l'evoluzione dei valori morali e sociali: tra antropologia, psicologia e filosofia

La formazione dei valori morali e sociali rappresenta uno dei nodi centrali per comprendere la natura umana e il funzionamento delle comunità. La questione di come definiamo ciò che è "giusto" o "sbagliato" non è solo un esercizio accademico, ma una necessità quotidiana che orienta le nostre decisioni, le nostre relazioni e la stabilità delle società in cui viviamo.

l'interazione sociale come base per la formazione dei valori

Il relativismo etico e lo sguardo dell’antropologia

Quando il re persiano Dario convocò alla sua corte Greci e Indiani Callati, fece loro un’insolita proposta: che i due popoli si scambiassero i riti funebri. Mentre infatti i Greci avevano l’abitudine di bruciare i cadaveri, i Callati se ne cibavano. Davanti alla provocazione di Dario, entrambe le delegazioni dei popoli convocati inorridirono al solo pensiero. Per i Callati non ci sarebbe stato niente di più inaccettabile che dare in pasto al fuoco i corpi senza vita delle persone che avevano amato, mentre i Greci non volevano neanche sentir parlare di cannibalismo rituale.

Questo celebre episodio tratto dalle Storie di Erodoto viene solitamente citato per spiegare il concetto di relativismo etico, una posizione filosofica ricorrente nella storia del pensiero umano, secondo la quale i principi morali non hanno valore di per sé. Come spiega il professor Dei, con il termine ethos si intende il complesso dei valori e degli orientamenti di una società nei confronti del mondo o, in parole più semplici, l’insieme delle cose che stanno a cuore ai membri di quella società. Fin dall’antropologia classica è diffusa la tesi secondo la quale la morale non è altro che un insieme di criteri che mutano a seconda della cultura di riferimento.

Un momento emblematico nella storia di questo dibattito risale al 1947, periodo in cui la Dichiarazione universale dei diritti umani si trovava in fase di elaborazione. In quell’occasione, alcuni membri dell’American Anthropological Association proposero di inserire nel documento un principio che tutelasse il relativismo culturale. Secondo questo principio, ogni individuo avrebbe avuto il diritto inalienabile di vivere seguendo i criteri morali della propria società. Nonostante questo, ancora oggi il dibattito sui diritti umani si scontra con problemi di questo tipo. Spesso ci si ritrova a domandarsi, ad esempio, se quelli che consideriamo universali non siano in realtà valori solamente occidentali e non applicabili in toto ad altre culture.

La morale invisibile e i micro-rituali

Esiste poi un altro filone dell’antropologia morale che non si occupa di indagare quei valori morali espliciti, bensì i presupposti morali dei comportamenti quotidiani. Ci riferiamo a quelle piccole abitudini quotidiane - che si avvicinano vagamente al concetto di “etichetta” - che diamo per scontate quando ad esempio interagiamo con le altre persone per strada o nei luoghi pubblici e che in realtà sottendono principi morali fondamentali. Si tratta di quelli che l’antropologo Erving Goffman chiamava micro-rituali della società e che compongono una morale invisibile, non esplicitamente formulata.

Nelle società tradizionali non esistono solitamente degli imperativi categorici che codificano esplicitamente un contenuto morale. Si può osservare, comunque, che un tratto universale che sembra accomunare tutte le culture umane sia l’elaborazione di sistemi morali legati ai tre grandi momenti chiave dell’esistenza che in ogni società vengono regolati da specifiche istituzioni: la nascita, la morte e il matrimonio.

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Analogamente a quanto osservato prima, con riferimento ai precetti morali espliciti, la riflessione etica intesa come giustificazione dei principi di comportamento appartiene soprattutto al mondo occidentale e, in particolare, al lavoro filosofico. Non esistono considerazioni analoghe nelle società tradizionali senza scrittura. Queste popolazioni non producono sistematiche spiegazioni dei precetti morali. Di fronte alla domanda “perché fate così?” c’è quasi sempre, in risposta, il richiamo a una tradizione che non implica una giustificazione morale razionale e che talvolta può essere supportato da racconti esemplari, in primis i miti.

La complessità dei valori nella modernità

Il discorso cambia se ci rivolgiamo alla contemporaneità e andiamo a considerare, ad esempio, la figura del terrorista suicida di stampo islamista che, specialmente nel secondo decennio degli anni Duemila, ha rappresentato per l’Occidente l’immagine del male e dell’alterità per eccellenza. Dal punto di vista dell’antropologia morale è interessante domandarsi come spiegare questa cultura, e, soprattutto, che motivazione ha il terrorista suicida che, ricordiamolo, è un agente razionale ben consapevole di quello che fa e che considera il suo gesto come un atto di moralità. In casi come questi, esiste certamente un discorso razionale elaborato per giustificare la correttezza dei comportamenti. I terroristi che praticano l’attacco suicida hanno ben chiare le giustificazioni che motivano i loro atti, le quali sono solitamente di ordine politico o religioso e, ai loro occhi, hanno anche carattere morale.

Mi piace pensare ai valori morali, spirituali e sociali, come ad oggetti preziosi che, persone singole, gruppi o popoli hanno scoperto nel loro animo o nell’incontro con gli altri, durante il lungo, faticoso e spesso drammatico cammino della storia. Come gioielli di famiglia, le persone e le civiltà più attente, prima di metterli nei loro forzieri li hanno esaminati, saggiati e confrontati, per scoprirne le reali qualità, per evitare quindi di conservare e tramandare ai loro figli degli oggetti inutili o, peggio, dannosi.

Il deterioramento e la falsificazione dei valori

Purtroppo nei secoli, e non soltanto nel passato, alcuni comportamenti negativi per l’individuo, per i popoli o per la specie, sono stati spacciati per veri valori. È come se alcune pietre, veramente preziose, fossero state tolte dallo scrigno di famiglia e sostituite con altre false: il sotterfugio, la menzogna, la concorrenza sleale, la corruzione, la vanità, la ricchezza, la bellezza esteriore, la furbizia, il potere, l’imbroglio, la tracotanza, vanno a sostituire la lealtà, la correttezza, l’onestà, la bontà, l’umiltà, la semplicità.

L’abbondanza di piacere, la libertà più sfrenata, la libidine, il divertimento e le feste assurgono a fine ultimo dell’esistenza. Un uomo o una donna diventano importanti se sono ricchi, se hanno un vestito firmato, se possiedono un grande potere sugli altri, se si divertono a più non posso, se sanno approfittare della vita e degli altri per il loro tornaconto. Nel campo educativo, la tradizione è fondamentale poiché porta ai genitori d’oggi le esperienze positive o negative del passato affinché il meglio sia preservato senza commettere gli stessi errori.

confronto tra valori tradizionali e moderni

Valori innati e apprendimento sociale

Per i nostri nonni era modesto il valore dell’ecologia giacché il problema dell’inquinamento della terra era ancora trascurabile. Questo valore è sottolineato ed è diventato predominante nella nostra epoca a causa dei gravi danni che l’uomo, con i processi d’industrializzazione selvaggia e di modifica dell’ambiente ha provocato al pianeta. Per gli indigeni dell’Amazzonia, il valore della vegetazione ed il vivere in armonia con la natura era elemento fondamentale della loro civiltà, poiché la loro sopravvivenza dipendeva dall’esistenza di questi elementi.

Naturalmente, l’insegnamento dei valori è tanto più efficace quanto più è vissuto in prima persona ed è sentito fortemente sia dai genitori sia dagli altri educatori. I valori non sono per nulla in contrasto con la libertà, che è tra l’altro uno dei valori più importanti, ma, al contrario, le danno senso e corpo. I limiti imposti alla libertà individuale dagli altri valori non mortificano la libertà, ma la esaltano, poiché le danno finalità e scopo.

In tutte le inchieste fatte, il valore della famiglia risulta spesso ai primi posti sia per i bambini, che per i giovani o gli adulti. Tutti siamo convinti del valore della famiglia come apportatrice d’educazione, sicurezza, amore, accoglienza, aiuto, sostegno, conforto. Ma se si va a vedere quanti lavorano al fine di migliorare quest’istituto naturale e quanti, invece direttamente o indirettamente lo trascurano, lo contrastano, lo deteriorano, allora è un altro discorso.

La psicologia dello sviluppo morale

Lo sviluppo morale è un processo che accompagna l’individuo fin dall’infanzia. Secondo le teorie di Lawrence Kohlberg, lo sviluppo morale avviene attraverso una serie di stadi sequenziali, ciascuno dei quali rappresenta un livello più complesso di comprensione morale. Il pensiero morale si riferisce alla capacità di riflettere, valutare e prendere decisioni riguardo a questioni morali ed etiche.

Il passaggio da uno stadio di pensiero più basico a un livello superiore avviene quando l’individuo risolve questo conflitto cognitivo e sviluppa l’abilità di mettersi nei panni degli altri, nota come “role taking”. Jean Piaget ha delineato fasi simili, distinguendo tra una fase pre-morale, in cui le regole sono imposte da autorità esterne, e una fase morale autonoma, in cui i bambini iniziano a comprendere che le norme possono essere modificate attraverso il consenso e il ragionamento reciproco.

La struttura dei valori personali

I valori personali rappresentano i principi fondamentali che orientano, muovono le decisioni e definiscono chi siamo. Essi influenzano le relazioni, le ambizioni e il modo in cui affrontiamo la vita. La loro struttura è sistematica e permette di stabilire priorità e grado di importanza degli obiettivi. Questi valori si costruiscono a partire dalla seconda infanzia e diventano stabili già durante l’adolescenza, andando a costituire un nucleo che accompagna l’individuo per tutto il resto della vita.

La scala dei valori personali è quel modello interiore che ci permette di identificare e classificare i valori sulla base dell’importanza che rivestono nella nostra esistenza in un determinato periodo della vita. Il Modello di Schwartz, ad esempio, identifica 10 valori che si possono riscontrare nelle persone di tutte le culture e può essere molto utile nel campo delle scelte professionali. Spesso, infatti, può non esserci sintonia tra i valori aziendali e quelli personali, e questo disallineamento con il tempo potrebbe portare a vivere la condizione lavorativa con sofferenza e stress.

schema del modello di Schwartz sui valori umani

Integrità e coerenza personale

Il valore di una persona non dipende dal grado di successo lavorativo, dai risultati raggiunti o dal suo riconoscimento sociale, ma si radica nei suoi principi e valori morali. La vera integrità di un individuo è determinata principalmente dalla coerenza tra i suoi valori e l’insieme di pensieri, parole e azioni che esprime quotidianamente. La capacità di rimanere fedeli ai propri valori permette di vivere in modo coerente con le proprie convinzioni, riuscendo ad essere meno influenzati dalle pressioni esterne.

I valori morali sono l'insieme dei principi etici che guidano il comportamento umano nella scelta tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. La scala dei valori umani comprende onestà, rispetto, responsabilità, giustizia, equità, compassione. Si tratta di sani principi universali che costituiscono le basi per una convivenza civile tra le persone nella società.

La sfida del pregiudizio e dell'accoglienza

Istintivamente ci apriamo a chi ha caratteristiche simili alle nostre. Abbiamo più fiducia verso le persone che parlano la nostra stessa lingua, hanno costumi e ordinamenti sociali simili ai nostri, professano la stessa religione. Al contrario, tendiamo a difenderci e proviamo sentimenti di paura, rifiuto e scetticismo verso chi ha linguaggio, religione, colore della pelle, comportamenti diversi. Questa diffidenza istintiva è un retaggio atavico inserito nei nostri geni.

Il maggior ostacolo alla solidarietà è il pregiudizio, che è l’opinione che ci si forma senza riflettere o preoccuparsi di giudicare imparzialmente. Quanto all’origine, il pregiudizio è in parte congenito ma in buona parte è acquisito attraverso gli insegnamenti degli adulti. È necessario, quindi, un impegno costante per controllare ed indirizzare correttamente questi moti istintivi, evitando che si trasformino in atti gratuiti di rifiuto, discriminazione ed aggressione.

La scienza e l'etica globale

Sfidando l’antica nozione filosofica che non potremmo mai ottenere un "dover essere" da un "essere", pensatori come Sam Harris sostengono che le questioni morali sono meglio perseguite utilizzando anche il metodo scientifico. "La scienza può determinare i valori umani" si traduce, in questa visione, nella capacità di identificare quali valori conducano allo sviluppo umano e al benessere delle creature coscienti.

In questo contesto, la proposta dell'Etica Globale di Hans Küng, presentata nel 1993, rimane un punto di riferimento fondamentale. L'esigenza basilare che ogni uomo deve essere trattato umanamente funge da fondamento per un ordine globale capace di opporsi alle degenerazioni, fornendo una visione che possa trarre le società dal caos e dall'assenza di senso comune. I valori rappresentano, in ultima analisi, il collante che permette alla specie umana di prosperare, evolversi e mantenere un'identità che sia al contempo radicata nella tradizione e aperta alle sfide di un mondo sempre più interconnesso.

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