L’evoluzione della Geografia: Genesi, Metodo e Prospettive di una Scienza Totale

La geografia è la scienza che ha per oggetto la descrizione interpretativa della superficie terrestre o di sue parti, intendendo per ‘superficie terrestre’ lo spazio tridimensionale dove la massa solida della Terra (litosfera) e quella liquida (idrosfera) vengono a contatto con l’involucro gassoso (atmosfera); spazio in cui si sviluppa la vita vegetale e animale e in cui si fissano le sedi e si svolgono le attività umane. Pur attingendo largamente a dati delle scienze naturali e di quelle umane, la geografia si colloca in una posizione originale rispetto alle une e alle altre: non studia i fenomeni fisici né le società umane, ma prende in considerazione gli uni e le altre in quanto agenti responsabili della fisionomia e dell’organizzazione dei territori.

rappresentazione stilizzata del sistema terra atmosfera litosfera idrosfera

Le radici antiche: dall'intuizione alla rappresentazione

L’attenzione per il territorio abitato e quelli limitrofi deve essere comparsa assai precocemente, addirittura agli albori dell’umanità. Quel che sappiamo con certezza è che già alla fine del 3° millennio a.C. alcuni popoli del Mediterraneo e del Medio ed Estremo Oriente possedevano elementari conoscenze geografiche e rudimentali tecniche cartografiche. Tra i popoli dell'area mediterranea, i primi geografi sono stati gli Antichi Egizi, a cui si aggiungono, in zone non mediterranee, le geografie babilonesi e dell'India.

Dai Greci deriva il nome in uso in Occidente. La geografia scientifica nacque nell’ambito della cultura greca classica e si manifestò sia con speculazioni teoriche sulla forma, sulle dimensioni e sulla rappresentazione della Terra, sia con descrizioni particolareggiate di paesi e genti: il filosofo ionico Anassimandro elaborò il primo disegno del mondo conosciuto e può essere considerato il primo geografo. Seguirono Ecateo, Eratostene, considerato il padre della geografia (al quale si deve anche l'introduzione del nome: coniò infatti i termini geografia e geografo nella sua opera intitolata Geographika), il quale introdusse l'uso delle coordinate sferiche (latitudine e longitudine) per individuare le località geografiche. I pitagorici intuirono la sfericità della Terra e Aristotele affrontò vari problemi di geografia fisica.

Il primo geografo romano di cui abbiamo notizie fu Pomponio Mela che scrisse il breve trattato De chorographia; poi il greco Strabone, vissuto fra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., compose un'imponente Storia e una non meno importante e completa Geografia, che ci è giunta in buone condizioni. L'opera di Tolomeo chiuse la fioritura di studi geografici e cartografici dell’antichità; dimenticata anch’essa nei secoli successivi, fu riscoperta in seguito e restò una fonte indiscussa fino al Cinquecento.

Minicorso sulla STORIA DELLA CARTOGRAFIA - 2 Puntata: I romani e il Medioevo

Il Medioevo e la Rinascita: tra conservazione e scoperta

Per tutto l’Alto Medioevo, non solo la geografia non compì progressi, ma andarono perdute molte delle intuizioni degli studiosi greci, compresa quella della sfericità della Terra. La diminuzione dei contatti tra i gruppi umani stanziati nelle varie parti d’Europa e sui bordi africani e asiatici del Mediterraneo ostacolava gli scambi di idee e di conoscenze; la mancanza di grandi centri culturali impediva il sorgere di scuole. La vivace cultura arabo-islamica stimolò redazioni di giornali di viaggio, che però furono solo suggestive opere di geografia descrittiva.

Con la scolastica rinacque l’interesse per questioni cosmografiche e geografiche e si cominciò a guardare al patrimonio culturale del passato con occhio più libero, preparando così la strada alle grandi scoperte. I lunghi viaggi terrestri, come Il Milione di Marco Polo nel XIII secolo, e soprattutto le navigazioni del 15°-18° sec. schiusero agli Europei tutti i mari del mondo. Nella seconda metà del XV secolo la riscoperta in Europa dell'opera geografica di Tolomeo fu essenziale per la rinascita della cartografia. Sono infatti di quell'epoca i primi atlanti europei ottenuti con l'uso dei metodi della cartografia matematica.

La nascita della Geografia moderna

La geografia, per lungo tempo, esaltò il suo momento grafico e descrittivo, mentre non diede luogo a costruzioni razionali, non ricercò leggi, non si fece scienza; occorre arrivare alla metà del 16° sec. per trovare un’opera che tenti una sistemazione e una generalizzazione, quella del tedesco B. Varenio, che tuttavia passò quasi inosservata. Tale situazione permase fino al 19° sec., quando si costituì la scienza geografica moderna.

Nell’Ottocento si crearono situazioni favorevoli a un nuovo sviluppo della conoscenza della Terra. La Rivoluzione industriale pose esigenze di approvvigionamento di materie prime e di apertura di mercati che diedero impulso a nuovi viaggi di esplorazione. Sorsero le società geografiche, la prima a Parigi nel 1821, che in molti casi promossero studi e spedizioni scientifiche. In Germania maturarono i due studiosi reputati i fondatori della moderna geografia: Alexander von Humboldt e Carl Ritter. Humboldt, naturalista ed esploratore, viene comunemente ritenuto l’iniziatore della geografia naturalistica; a lui si devono l’elaborazione di una rigorosa metodologia geografica e l’applicazione dei principi fondamentali. Ritter, invece, è spesso definito come l’instauratore dell’indirizzo storico-umanistico. Con il passare del tempo questi due indirizzi si sono fusi in uno solo.

mappa concettuale dei principi di Humboldt e Ritter

La partizione della materia: Geografia Fisica e Umana

Lo studio geografico, per la sempre crescente necessità di specializzazione, è spesso settoriale. È quindi opportuno tener presente la tradizionale partizione della disciplina in diverse branche fondamentali.

La geografia fisica studia gli aspetti della superficie terrestre legati ai fenomeni naturali, tra i quali assumono particolare rilevanza le forme del suolo. La geomorfologia chiarisce le cause e la genesi di tali forme, tenendo conto di dati strutturali e dell’incessante azione esercitata dagli agenti geodinamici. Alla geomorfologia si affiancano altri importanti settori di ricerca:

  • Idrologia: lo studio delle acque marine e continentali, non solo come componenti, ma per il loro intervento nella morfogenesi.
  • Climatologia: studio dei climi, fattori essenziali dei processi morfogenetici, della vita vegetale e animale, del popolamento umano e delle attività economiche.
  • Fitogeografia: lo studio delle formazioni vegetali spontanee e dei loro rapporti con i climi e i suoli.

La geografia umana, invece, si rivolge precipuamente ai complessi rapporti d’interdipendenza che si stabiliscono tra ambiente naturale e attività umana. Essa prende in esame:

  • Geografia della popolazione: la diffusione della specie umana sulla Terra.
  • Geografia delle sedi: l’occupazione dello spazio da parte dell’uomo per l’insediamento.
  • Geografia della circolazione: lo studio degli spostamenti.
  • Geografia economica: l’utilizzazione delle risorse.
  • Geografia politica, sociale e urbana: l’organizzazione dei territori da parte delle società umane. Le città, in particolare, non vanno più considerate soltanto come insediamenti, ma come centri di coordinamento e di organizzazione di territori.

La Geografia Regionale e la Geografia Generale

La superficie terrestre si presenta estremamente differenziata per le varie combinazioni di numerosi elementi interagenti, nonché per i diversi sedimenti storici. È sorta così, fin da tempi antichi, la tendenza a elaborare studi di geografia regionale, capaci di porre in risalto i tratti originali dei diversi lembi della superficie terrestre. D’altra parte, la geografia non può limitarsi allo studio di oggetti particolari ed esimersi da procedimenti di generalizzazione e astrazione volti alla ricerca di leggi (rigorose per il mondo fisico, tendenziali per le azioni umane). Così, è sorta anche una geografia generale.

Nella prima parte del 20° sec. la geografia regionale ha vissuto il suo grande momento per merito della brillante scuola francese di P. Vidal de La Blache ed è stata considerata da molti come il fine ultimo della disciplina. Le più recenti tendenze portano a una rivalutazione della geografia generale come scienza dello spazio terrestre, che può essere studiato non certo prescindendo dalle innegabili diversità dei singoli territori, ma ricercandone i tratti comuni.

Metodologia e strumenti di ricerca

Se la geografia può essere considerata una scienza unitaria per oggetto e fini, certamente non lo è dal punto di vista metodologico. Per lungo tempo si è fondata prevalentemente sull’induzione, partendo dall’osservazione di fatti particolari per arrivare a conclusioni generali; dalla metà del Novecento è stato utilizzato in larga misura anche il metodo deduttivo, sul quale poggia gran parte dell’edificio della geografia teoretico-quantitativa.

Capisaldi della metodologia geografica sono alcuni principi, per lo più già formulati dai padri della geografia moderna: il principio di causalità, quello d’interdipendenza e quello di sintesi. Strumenti del lavoro geografico, oltre che l’osservazione e la ricognizione diretta, sono i dati numerici e le rappresentazioni cartografiche. La cartografia è la scienza applicata volta alla realizzazione delle carte geografiche, il principale strumento di visualizzazione e analisi.

infografica che illustra l'integrazione di dati GIS e cartografia moderna

L'evoluzione verso la Geografia Applicata

La geografia ha sempre avuto un momento applicativo, fin dalle descrizioni dei logografi greci. Tuttavia, una vera e consapevole geografia applicata è sorta solo nel 20° sec., in seguito all’abbandono della concezione deterministica, che riteneva l’uomo rigidamente condizionato dall’ambiente naturale, e al sorgere del possibilismo, che ammette invece facoltà di scelta. Soprattutto il volontarismo, secondo il quale la società umana può intervenire per organizzare lo spazio nel modo più razionale, ha dato impulso alla disciplina.

È appunto nella pianificazione territoriale che il geografo può fornire il maggior contributo applicativo, collaborando strettamente con gli altri studiosi e valendosi di quella capacità d’interpretazione globale del territorio che è una sua prerogativa. Ma il campo d'azione si estende oggi alla difesa dell’ambiente, alla prevenzione di calamità, alla ricerca di nuove risorse e al riparo dai dissesti idrogeologici.

La figura del Geografo oggi

Un geografo è uno scienziato la cui area di studio è la geografia, lo studio dell'ambiente fisico della Terra e l'habitat umano. Spetta ai geografi fisici identificare, analizzare e interpretare la distribuzione e la disposizione geomorfologica e delle altre caratteristiche della superficie terrestre. Molti geografi moderni sono anche i principali operatori dei sistemi di informazione geografica (GIS) e della cartografia.

La geografia umana esamina come gli individui si adattano a un determinato quadro ambientale, in quale modo interpretano e vivono i luoghi nei quali operano e come interagiscono con il territorio. In questa materia lo spazio geografico viene studiato in relazione ai fatti economici umani. Il geografo odierno deve dunque possedere competenze trasversali: deve conoscere le dinamiche della Terra - il terzo pianeta in ordine di distanza dal Sole, unico corpo planetario del sistema solare adatto a sostenere la vita - e deve saperle interpretare attraverso la lente delle scienze sociali, della matematica e della fisica. La carta è in realtà solo il campo di studio della cartografia, un sottoinsieme della geografia, mentre lo sguardo del geografo abbraccia l'impatto dell'ambiente sulla salute umana, sull'ecologia, sulla meteorologia e sui modelli economici.

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