La storia della Chiesa anglicana affonda le sue radici in un momento di profonda trasformazione politica, sociale e religiosa che caratterizzò l'Inghilterra del XVI secolo. La sua nascita non fu primariamente il frutto di una riforma teologica, bensì di un complesso intreccio di motivazioni personali e dinastiche, culminate in una separazione dalla Chiesa cattolica di Roma. Questa rottura, inizialmente percepita come uno "scisma senza eresia", ha successivamente dato origine a una delle più variegate e influenti confessioni cristiane a livello globale.
La Separazione Iniziale: Enrico VIII e l'Atto di Supremazia
La Chiesa anglicana nacque dalla separazione (scisma) tra la Chiesa d’Inghilterra e la Chiesa cattolica di Roma. Questo evento cruciale avvenne nel 1534 con l’Atto di Supremazia, un provvedimento legislativo fortemente voluto da re Enrico VIII, il quale regnò dal 1509 al 1547. L’occasione dello scisma, cioè la separazione, dalla Chiesa di Roma emerse quando il re decise di divorziare da Caterina d’Aragona. Questa decisione era mossa da ragioni personali e dinastiche di fondamentale importanza per il sovrano: dal suo matrimonio con Caterina d'Aragona, infatti, non erano nati figli maschi, e la continuità della dinastia Tudor era una preoccupazione primaria per il monarca.
Come da consuetudine dell'epoca, il sovrano chiese il permesso al papa Clemente VII per ottenere l'annullamento del suo matrimonio. Tuttavia, ottenne un rifiuto categorico da parte del pontefice. Malgrado questo diniego papale, il re, in una mossa audace e determinante, fece annullare il suo matrimonio attraverso le autorità ecclesiastiche inglesi. Successivamente, Enrico VIII sposò una dama di corte, Anna Bolena. Fu l'Arcivescovo di Canterbury, Thomas Cranmer, a dichiarare nullo il primo matrimonio del re, spianando la strada alle nuove nozze. Enrico VIII e Anna Bolena si sposarono; poco dopo, nel 1533, nacque una bambina, che sarebbe poi diventata la futura regina Elisabetta I.
Il papa Clemente VII, per tutta risposta a queste azioni che riteneva in aperta sfida all'autorità pontificia, scomunicò il sovrano. Enrico VIII, non arretrando di fronte alla scomunica, reagì in maniera decisa, facendo emettere dal Parlamento inglese un provvedimento epocale: l’Atto di Supremazia del 1534. Con questo atto, il re veniva dichiarato «unico capo supremo della Chiesa d’Inghilterra». Questa proclamazione sanciva l'indipendenza da Roma della Chiesa nazionale, di cui il sovrano veniva ufficialmente proclamato capo. A quest'ultimo venivano attribuiti poteri significativi, inclusi il potere di intervenire nella disciplina interna della Chiesa e quello di scomunicare e di reprimere le eventuali eresie.

Questa nuova struttura imposta dal re comportò un cambiamento radicale nell'organizzazione ecclesiastica del regno. Tutti i vescovi e i sacerdoti furono costretti a giurare fedeltà al re invece che al papa. Non tutti accettarono passivamente questa imposizione. Alcuni si rifiutarono di prestare tale giuramento, come l’umanista Tommaso Moro, che in precedenza aveva ricoperto la carica di ex cancelliere del regno, e John Fisher, il vescovo di Rochester. Entrambi pagarono con la vita la loro fedeltà alla Chiesa di Roma, divenendo martiri cattolici.
In un primo momento, la rottura fu definita “scisma senza eresia“, perché la neonata Chiesa anglicana non si distinse eccessivamente da quella cattolica sul piano dottrinale. Del cattolicesimo, infatti, conservava inizialmente quasi tutto, dalla dottrina e dal ruolo del sacerdote alla gerarchia, che continuava a essere fatta di preti, vescovi e arcivescovi. Manteneva inoltre il culto dei santi, l’uso delle immagini e la maggior parte dei sacramenti. Questa fase iniziale sottolineava come le motivazioni del re fossero state in primo luogo politiche, determinate cioè dalla volontà di avere nel proprio paese una Chiesa interamente sottoposta all'autorità della monarchia inglese, piuttosto che un profondo dissenso teologico. È interessante notare che, in un primo momento, Enrico VIII apparve come uno dei più strenui paladini del cattolicesimo, meritandosi nel 1521 il titolo di defensor fidei (“difensore della fede”) da papa Leone X per il suo scritto contro Lutero. Questo titolo è tuttora portato dai Sovrani d’Inghilterra, a testimonianza di questa origine paradossale. Sicché la Chiesa d'Inghilterra, pur separandosi da Roma, continuava a conservare i fondamenti liturgici e dogmatici del cattolicesimo.
L'Influenza Protestante Sotto Edoardo VI
Il quadro di "scisma senza eresia" subì significative modifiche con la successione al trono di Edoardo VI, il figlio di Enrico VIII. Edoardo VI, influenzato in modo preponderante dall'arcivescovo di Canterbury, Thomas Cranmer, modificò la linea del padre Enrico VIII. Durante il suo regno, che si estese dal 1547 al 1553, le influenze protestanti si fecero sentire notevolmente all'interno della Chiesa d'Inghilterra.
Un passo fondamentale in questa direzione fu l'approvazione, nel 1549, del Book of Common Prayer, conosciuto in italiano come Il Libro delle Preghiere Comuni. Questo testo liturgico, elaborato principalmente da Cranmer, pose le basi della liturgia anglicana e rappresentò un allontanamento significativo dalle pratiche cattoliche romane. Con l'introduzione di questo libro e gli articoli di fede da lui fatti approvare, la Chiesa d'Inghilterra cominciò ad assumere una fisionomia più chiaramente riformata.
La Riforma in Europa e in Inghilterra [Dentro alla storia, episodio 49]
Gli unici sacramenti riconosciuti furono il battesimo e l'eucaristia, un numero ridotto rispetto ai sette sacramenti cattolici. Inoltre, venne autorizzato il matrimonio dei preti, rompendo con la tradizione del celibato ecclesiastico cattolico. Fu anche respinto il culto delle immagini, un'altra chiara espressione dell'influenza protestante. Queste riforme segnarono l'inizio di una trasformazione teologica della Chiesa d'Inghilterra, che iniziò a distanziarsi non solo dal primato papale ma anche da alcune dottrine e pratiche cattoliche fondamentali.
La Restaurazione Cattolica di Maria I e il Consolidamento Elisabettiano
Dopo la morte prematura di Edoardo VI nel 1553, salì al trono la sorellastra Maria Tudor. Nata dal matrimonio di Enrico VIII con Caterina d’Aragona, Maria era una fervente cattolica e si impegnò con decisione a restaurare il cattolicesimo in Inghilterra. Il suo regno, dal 1553 al 1558, fu caratterizzato da tentativi di ripristinare l'autorità papale e di annullare le riforme protestanti introdotte da Edoardo VI. Questa fase, seppur breve, è nota come la "restaurazione mariana" e vide la persecuzione dei protestanti, guadagnando a Maria il soprannome di "Bloody Mary".
Tuttavia, con la morte di Maria nel 1558, la situazione religiosa in Inghilterra mutò nuovamente. Salì al trono d’Inghilterra la sorellastra Elisabetta I, nata dal matrimonio tra Enrico VIII e Anna Bolena, che avrebbe regnato dal 1558 al 1603. Elisabetta I adottò una politica religiosa più moderata e inclusiva, cercando di stabilire un compromesso che potesse pacificare il regno, diviso dalle tensioni tra cattolici e protestanti.
Nel 1559, Elisabetta I fece approvare dal Parlamento due atti fondamentali: il Secondo Atto di Supremazia e l’Atto di Uniformità. Il Secondo Atto di Supremazia riaffermava il controllo monarchico sulla Chiesa, sebbene Elisabetta I si definisse "Governatore Supremo" della Chiesa d'Inghilterra piuttosto che "Capo Supremo", per attenuare le obiezioni legate alla leadership femminile della Chiesa. L’Atto di Uniformità riaffermava la riforma liturgica di Edoardo VI, reintroducendo una versione modificata del Book of Common Prayer come unico libro di preghiere consentito per il culto pubblico. Questi due atti, insieme ai Trentanove Articoli di Religione (pubblicati in forma definitiva nel 1571), formarono la base del cosiddetto "Insediamento Elisabettiano" (Elizabethan Settlement), che delineò la natura distintiva della Chiesa d'Inghilterra, cercando una "via media" tra il cattolicesimo romano e le forme più radicali del protestantesimo continentale. Questo consolidamento diede alla Chiesa anglicana una struttura e una dottrina che, pur subendo evoluzioni, ne hanno caratterizzato l'identità per i secoli a venire.
Definizione dell'Anglicanesimo: Struttura e Dottrina
Il termine anglicanesimo fa riferimento alla dottrina e alle istituzioni della Chiesa nazionale inglese e di tutte le altre Chiese della comunione anglicana sparse nel mondo. Queste includono, tra le altre, Chiese presenti in Scozia, in Galles, in Irlanda, negli Stati Uniti, in Australia, e in diverse parti dell'Asia. Il centro dell'anglicanesimo è, senza dubbio, l'Inghilterra. La Chiesa anglicana, infatti, è nata nel Cinquecento per volontà della corona inglese ed è a essa strettamente legata. Questa connessione è tale che l'arcivescovo di Canterbury ha il compito di incoronare il re, e lo Stato nomina i vescovi, scelti nel seno della Chiesa. Al di fuori della Gran Bretagna, invece, le Chiese anglicane sono completamente indipendenti dallo Stato, sebbene mantengano un legame di comunione con Canterbury.
L'arcivescovo di Canterbury è riconosciuto come il capo spirituale di tutto l'anglicanesimo. Per questo motivo, ogni dieci anni, tutti i vescovi anglicani si riuniscono a Londra, nella località di Lambeth, per discutere dei problemi comuni e rafforzare i legami della comunione. L'arcivescovo, nella sua persona, detiene un primato d'onore all'interno dell'anglicanesimo, agendo come primus inter pares (primo tra pari) dei vescovi anglicani. Convoca la conferenza di Lambeth una volta ogni dieci anni, presiede la riunione dei primati ed è Presidente del Consiglio consultivo anglicano, contribuendo alla coesione e alla direzione spirituale della comunione globale.

La base dottrinale della Chiesa anglicana è tutt'ora contenuta nei Trentanove articoli di religione, formulati nel XVI secolo per definire le credenze e le pratiche della Chiesa, e nel Book of Common Prayer (oggi affiancato dal Common Worship), che ne stabilisce la liturgia. La Chiesa anglicana mantiene una posizione particolare, talvolta chiamata Via Media, fra le Chiese sorte al tempo della Riforma protestante e la Chiesa cattolica. Questo perché ha mantenuto la struttura ecclesiastica del cattolicesimo con la successione apostolica dei vescovi, una successione che è stata messa in dubbio dai cattolici per via delle riforme nel rito dell'ordinazione avvenute sotto Edoardo VI. Inoltre, ha conservato anche una liturgia tradizionale.
Il clero anglicano è composto dai tre ordini di vescovi, presbiteri e diaconi, ricalcando la struttura della gerarchia cattolica. Tuttavia, il celibato ecclesiastico non è obbligatorio, una distinzione significativa rispetto alla Chiesa cattolica romana. Inoltre, un'importante evoluzione si è avuta nel tempo: in quasi tutte le province della Comunione Anglicana, le donne possono essere ordinate diacono, in molte presbitero, e in alcune anche vescovo. La Chiesa anglicana ha dato la possibilità alle donne di diventare sacerdoti dall'11 novembre 1992 e dal luglio 2014 di diventare vescovi. La prima donna vescovo è stata Elizabeth Jane Lane, vescovo di Stockport, nominata il 17 dicembre 2014 e consacrata il 26 gennaio successivo.
Gli ordini religiosi, che erano stati soppressi da Enrico VIII durante lo scisma, sono stati ristabiliti nel XIX secolo, arricchendo nuovamente la vita spirituale anglicana con comunità monastiche e religiose.
La Comunione Anglicana: Pluralismo e Diversità Globale
Le Chiese che sono "in comunione" con la sede di Canterbury compongono quella che è conosciuta come la "Comunione Anglicana". Si tratta di una realtà vasta e complessa. Non c'è, infatti, alcuna singola chiesa anglicana con autorità giuridica universale, poiché ogni chiesa nazionale o regionale ha piena autonomia nella propria gestione e nelle proprie decisioni dottrinali e pratiche. Tuttavia, tutte queste chiese riconoscono l'autorità morale dell'arcivescovo di Canterbury come primus inter pares dei vescovi anglicani, un simbolo di unità e un punto di riferimento spirituale.
Come suggerisce il nome stesso, le chiese della Comunione Anglicana sono legate dall'affetto e dalla comune fedeltà. Esse sono in piena comunione con la Diocesi di Canterbury e, di conseguenza, con l'arcivescovo di Canterbury. Con un'adesione stimata di circa 80 milioni di membri, la Comunione Anglicana è la terza confessione cristiana più grande del mondo, posizionandosi dopo la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali. La sua diffusione è ampia, con presenze in Scozia, Galles, Irlanda, negli Stati Uniti, in Australia, in Asia e in molte altre nazioni. Ad esempio, dalla Chiesa d'Inghilterra si è separata nel 1920 la Chiesa in Galles, che ha attualmente 6 diocesi nella corrispondente nazione del Galles, pur mantenendo la piena comunione. La Chiesa Anglicana d'Inghilterra ammonta a circa 25.000.000 di fedeli ed è la comunità più grande in seno alla comunione anglicana, che complessivamente conta oltre 85.000.000 di membri.
La Chiesa anglicana è essenzialmente ecumenica, inclusiva e pluralista, mantenendo una impostazione contemporaneamente cattolica ed evangelica. Questa peculiare caratteristica le consente di essere molto variegata, al cui interno convivono comunità con un’anima decisamente filocattolica ed altre dichiaratamente protestanti e riformate. La Comunione è tendenzialmente inclusiva e sostanzialmente priva di una connotazione dottrinaria, teologica ed ecclesiale unitaria in senso stretto, permettendo un'ampia gamma di espressioni di fede e pratiche. Per questo motivo, nel suo interno convivono armonicamente tendenze diverse, ed ogni comunità può fare capo ad esse ed assumere una forma di culto diversa, sebbene tutte accolgano il Common Worship come base liturgica.
Vi sono, ad esempio, gli "anglo-cattolici", che si differenziano poco dal cattolicesimo e presentano una forma di culto molto simile alla Messa cattolica. Accanto a questi si trovano i neo-liberali, i riformati (che si attengono al calvinismo), gli evangelicali ed i pentecostali/carismatici. Le comunità anglicane presenti in molte città d'Italia, per esempio, fanno capo alla diocesi europea con sede a Gibilterra, dimostrando la diffusione e l'organizzazione della comunione anche al di fuori dei contesti tradizionali. Questa ricchezza di correnti interne ha tuttavia, nel tempo, registrato anche varie scissioni, con il definitivo allontanamento di intere comunità di fedeli verso l'una o l'altra sponda.
La Chiesa Cattolica, d'altra parte, considera non valido il sacramento dell'ordine conferito dalla Chiesa d'Inghilterra, come dalla Comunione Anglicana in generale. Pertanto, i ministri di culto anglicani che chiedano di essere ammessi al sacerdozio cattolico devono essere nuovamente ordinati. Anche il titolo di "chiesa" non viene formalmente riconosciuto alla comunità anglicana da parte della Chiesa Cattolica. Agli anglicani, il Cattolicesimo si limita a riconoscere la condizione di "confessione cristiana". La questione della validità degli ordini anglicani per i cattolici è complessa e deriva dalla valutazione delle riforme dei riti di ordinazione avvenute sotto Edoardo VI, ritenute non sufficientemente conformi alla tradizione cattolica per garantire la validità della successione apostolica.
Correnti Interne e Sfide Contemporanee: Dal Movimento di Oxford agli Ordinariati Personali
All'interno della Comunione Anglicana, la diversità teologica e liturgica è sempre stata una caratteristica distintiva. Nel suo seno si sono costituite tre correnti fondamentali che ne riflettono la complessa identità: la 'Chiesa alta' (High Church), in cui si fanno più nettamente sentire i rapporti con il cattolicesimo, spesso con un'enfasi sulla liturgia sacramentale e sulla successione apostolica; la 'Chiesa bassa' (Low Church), più vicina al protestantesimo e alle tradizioni riformate, che pone un'enfasi maggiore sulla predicazione e sull'esperienza personale della fede; e la 'Chiesa larga' (Broad Church), aperta al più ampio confronto tra i diversi indirizzi e spesso caratterizzata da un approccio più liberale e intellettuale alla teologia.

Negli anni novanta si è accentuata la presenza anglo-cattolica nella Chiesa Anglicana, una tendenza che aveva già avuto un significativo risveglio filo-cattolico a metà dell’Ottocento con il Movimento di Oxford. Questo movimento cercava di riaffermare le radici cattoliche dell'Anglicanesimo, sottolineando la continuità con la Chiesa pre-Riforma. Tuttavia, negli ultimi decenni, a seguito di alcune riforme introdotte sul piano etico e dottrinale da parte della Chiesa Anglicana in diverse province (come l'ordinazione delle donne al sacerdozio e all'episcopato, e questioni legate all'omosessualità e al matrimonio), si sono verificate delle significative scissioni e riallineamenti.
Queste riforme hanno portato, per un verso, all’uscita dalla Comunione Anglicana di intere comunità di fedeli, con la creazione di chiese parallele sganciate da Canterbury. Queste nuove entità mirano a preservare ciò che considerano la tradizione anglicana autentica e ortodossa, in particolare riguardo a questioni sacramentali, morali e dottrinali. Per altro verso, queste tensioni hanno spinto molti anglicani a passare alla Chiesa cattolica, un processo facilitato anche grazie agli Ordinariati Personali, un'iniziativa fortemente voluta da Papa Benedetto XVI.
La più importante delle realtà anglicane non in comunione con la sede di Canterbury è sicuramente la Comunione Anglicana Tradizionale, trasformatasi nel 2020 in Chiesa Anglicana Tradizionale. Questa è composta da chiese nazionali di tradizione anglicana indipendenti dalla Comunione Anglicana e dall'arcivescovo di Canterbury. Tali chiese sostengono le dottrine teologiche dell'affermazione di St. Louis e un'interpretazione cattolica dei trentanove articoli di religione. Ogni giurisdizione utilizza un Book of Common Prayer ritenuto privo di innovazioni, e alcune parrocchie usano il messale anglicano nelle loro liturgie, sottolineando la loro adesione a una liturgia più antica e tradizionale. Questa comunione anglicana fu formata da Louis Falk nel 1991, il quale fu eletto primo primate quello stesso anno. Nel 2002 gli successe l'arcivescovo John Hepworth della Chiesa anglicana cattolica in Australia. Le chiese della Comunione Anglicana Tradizionale, presenti in Australia, Canada, Colombia, Gran Bretagna, Guatemala, India, Irlanda, San Salvador, Sud Africa, Stati Uniti d’America, Zambia, Zimbabwe e Venezuela, si sono separate dalle loro chiese madri nella Comunione Anglicana originaria sulla base di diverse questioni, in particolare riguardanti l'ordinazione delle donne. Altri problemi che hanno contribuito a questa separazione includono le revisioni liturgiche, l'accettazione dell'omosessualità e l'importanza della tradizione. L’attuale Primate è il Molto Reverendo Shane B. Janzen, Vescovo Ordinario della Diocesi del West Canada, a testimonianza di una leadership consolidata al di fuori della giurisdizione di Canterbury.
Accanto a questa realtà che resta pur sempre nell’ambito dell’anglicanesimo, sono stati creati da Papa Benedetto XVI i cosiddetti Ordinariati Personali con la costituzione apostolica Anglicanorum coetibus del 4 novembre 2009. Un Ordinariato Personale, talvolta chiamato Ordinariato personale per gli ex anglicani o più informalmente "Ordinariato anglicano", è una struttura canonica della Chiesa cattolica istituita al fine di consentire a "gruppi di anglicani" di unirsi alla Chiesa cattolica, conservando elementi del loro patrimonio liturgico e spirituale. Questi ordinariati sono giuridicamente equivalenti a diocesi, essendo "Chiese particolari, nelle quali e dalle quali sussiste la sola e unica Chiesa cattolica", ma possono essere costituiti nello stesso territorio di altre diocesi "sulla base del rito dei fedeli o per altri simili motivi", offrendo così un percorso unico per la piena comunione con Roma.
La Riforma in Europa e in Inghilterra [Dentro alla storia, episodio 49]
Attualmente esistono tre Ordinariati Personali: l’Ordinariato Personale di Nostra Signora di Walsingham (che copre Inghilterra, Galles e Scozia), l’Ordinariato Personale della Cattedra di San Pietro (per gli Stati Uniti e il Canada) e l’Ordinariato Personale di Nostra Signora della Croce del Sud (che serve Australia e Giappone). L’Ordinariato di Nostra Signora di Walsingham è retto da Mons. Keith Newton, ex Vescovo anglicano di Richborough e adesso Protonotaro Apostolico Soprannumerario con il privilegio dell’uso della mitra, della croce pettorale e dell'anello vescovile, un riconoscimento della sua precedente dignità episcopale. L’Ordinariato della Cattedra di San Pietro è retto dal Vescovo Mons. Steven Joseph Lopes. Infine, l’Ordinariato di Nostra Signora della Croce del Sud è retto da Mons. Carl Leonard Reid, ex Vescovo suffraganeo di Ottawa della Chiesa anglicana cattolica del Canada e adesso anch'egli Protonotaro Apostolico Soprannumerario con il privilegio dell’uso della mitra, della croce pettorale e dell'anello vescovile. Questi ordinariati rappresentano un ponte significativo per quegli anglicani che desiderano la piena comunione con la Chiesa cattolica, permettendo loro di portare con sé una parte della loro ricca eredità anglicana.