Il passaggio dalla camera dei genitori alla propria cameretta rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di crescita di ogni bambino. Si tratta di un momento che spesso genera dubbi, aspettative e talvolta preoccupazioni nei genitori, i quali si interrogano costantemente su quale sia il momento opportuno, le modalità più dolci e le strategie più efficaci per favorire questa transizione. Non esistono regole universali, poiché ogni famiglia, ogni bambino e ogni contesto abitativo possiedono dinamiche uniche che richiedono un approccio flessibile e attento.
Quando il passaggio alla cameretta diventa una realtà
Qual è il momento più opportuno per portare bambini e bambine dalla camera dei genitori alla cameretta? Non esistono regole fisse: il passaggio è soggettivo e cambia in base al contesto, alla famiglia, alle esigenze del bambino, della bambina. Alcuni genitori - per far addormentare i bambini da soli - posizionano il lettino del bambino, della bambina, nella sua cameretta già verso i tre, quattro mesi di vita e, di conseguenza, si abitua presto a dormire da solo.
Tuttavia, è necessario considerare le raccomandazioni scientifiche. La APP - American Academy of Pediatrics - raccomanda di far dormire i bambini con i genitori almeno i primi sei mesi di vita, ancora meglio fino ai 12 mesi perché tale pratica può ridurre la SIDS, la sindrome della morte in culla, fino al 50%. Far dormire bambini e bambine con i genitori fino all’anno è un fattore di grande protezione. Le ricerche hanno evidenziato che, durante la notte, i genitori anche in modo inconsapevole riescono a captare i segnali che manda il bambino. Di solito le mamme dormono vicine al piccolo: per esempio, se lui ha delle apnee notturne, il genitore apparentemente in modo non intenzionale, dà un colpetto al bambino, lo tocca, crea un contatto, che riporta il bambino a respirare con regolarità.

Durante questo periodo è importante dormire su superfici differenti: va benissimo il room sharing senza bed sharing. I genitori dormono nel lettone, bambini e bambine possono dormire nella classica culla Montessori, in un lettino vicino al letto matrimoniale, in una next-to me con il materassino del bambino attaccato al letto matrimoniale per favorire l’allattamento notturno. Quando il bambino o la bambina nel momento del microrisveglio dopo la fine del ciclo di sonno è più o meno in grado di autoregolarsi nel ri-addormentarsi da solo o da sola, può essere pronto/a per dormire nella cameretta. È importante aver instaurato un attaccamento sicuro con il piccolo, un legame forte: se sussistono questi due elementi può essere il momento giusto per portare il letto del bambino nella sua cameretta.
Creare un ambiente accogliente e familiare
Cosa possiamo fare per approcciare la transizione dalla camera dei genitori alla cameretta? Possiamo preparare il bambino, la bambina a questo evento e adattare la preparazione in base all’età del piccolo. Per facilitare la transizione trascorriamo più tempo nella cameretta durante la giornata: possiamo giocare, leggere, fare qualche attività nella stanza della bambina, del bambino. Se non l’abbiamo ancora arredata e se il bambino ha un’età sufficiente per poter essere partecipe, possiamo andare insieme a vedere i mobili nei negozi di arredamento. Acquistare una cameretta è una decisione importante e non la lasciamo in mano al bambino e alla bambina, però può esprimere una preferenza.
Nel momento in cui abbiamo iniziato a familiarizzare con la cameretta, ci stiamo un certo tempo, ci divertiamo e rilassiamo, facciamo tante belle cose, possiamo accompagnare il bambino, la bambina a dormire nel pomeriggio nella nuova stanza in modo da associare la cameretta anche al sonno, lasciando al piccolo gli oggetti rassicuranti che è abituato a utilizzare quando dorme. Quando il bambino, la bambina, ha acquisito l’abitudine del sonnellino pomeridiano, possiamo passare al sonno notturno. Valutiamo innanzitutto la temperatura: la camera del bambino e della bambina non deve essere troppo calda, la temperatura ideale è tra i 18-20 e 22 gradi. È importante che la stanza durante la notte sia totalmente buia, per favorire la regolazione dei ritmi circadiani.

Se è necessaria la luce per il sonno notturno del bambino, meglio preferire luci arancioni o rosse e non quelle verdi e blu. Secondo alcuni studi, la luce arancione e rossa favorisce la regolazione dei ritmi sono-veglia: aiuta il cervello a leggere il momento del tramonto e capire che è ora di spegnere il sistema per andare a riposare. Evitiamo, in particolare per i bambini sotto l’anno di età, di mettere nella culla o nel lettino cuscini, oggetti soffici, peluche, per allontanare eventuali rischi di soffocamento.
Routine della nanna e profili sensoriali
Bambini e bambine dovrebbero avere una routine della nanna anche se dormono in stanza con noi. A maggior ragione, nel momento in cui cambia il luogo del sonno, è importante ripetere una routine consolidata, giorno dopo giorno. La durata ideale di una routine pre-nanna è di 20-30 minuti. Di solito si tende a preferire una routine tranquilla: iniziamo ad abbassare le luci e le voci, rallentiamo le attività. Non sempre questo rito vale per tutti: bambini e bambine che hanno profili sensoriali come i sensory seeker - cercatori di sensazioni - cercano continuamente il movimento, il contatto, l’agire.
Quando un bambino o una bambina è un cercatore sensoriale e ha una forte propensione allo stimolo propriocettivo, motorio, fisico, tattile, ha bisogno di fare un’attività motoria che abbia uno scopo, per dirigere la sua energia verso un fine. Possiamo coinvolgerlo per esempio nel sistemare la cucina dopo cena, caricare la lavastoviglie, spostare il cestone dei panni sporchi in bagno, spostare le bottiglie d’acqua dalla cucina allo sgabuzzino. Affidiamo al bambino compiti che siano alla sua portata e che canalizzino l’energia in modo specifico. La parte più tranquilla della routine pre-sonno, per i cercatori sensoriali, dovrebbe arrivare dopo un’attività fisica più intensa.
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Scegliere l’approccio adatto al temperamento
Quali tipi di approcci alla transizione nella cameretta possiamo adottare? Ce ne sono diversi e spesso la scelta dipende dal tempo che abbiamo a disposizione per gestire il passaggio. Il tipo di approccio da scegliere dipende dalla capacità di bambini e le bambine di adattarsi bene ai cambiamenti e questo possiamo capirlo in base al loro temperamento.
L’approccio diretto lo possiamo usare quando abbiamo bisogno di un cambiamento rapido per motivi organizzativi e non riusciamo a fare i passaggi graduali. I bambini dal temperamento "dente di leone" sono molto adattabili, hanno una bassa sensibilità ai cambiamenti e non necessitano di lunghe preparazioni. Al contrario, i bambini altamente sensibili hanno bisogno di un approccio graduale: possono volerci magari anche due mesi, prima che si abituino a dormire nella loro nuova camera. Quando optiamo per questa modalità iniziamo a trascorrere il tempo nella camera giocando, poi passiamo al pisolino del pomeriggio e poi aggiungiamo il sonno notturno.
Gestire le regressioni e l’ansia da separazione
I piccoli nei primi tre anni di vita possono sperimentare diverse regressioni del sonno, una in particolare si manifesta intorno agli 8-10 mesi, e potrebbe coincidere con la transizione alla cameretta. Questa regressione è dovuta a un salto evolutivo da un punto di vista cognitivo ed è legata ai cambiamenti nella fisiologia del sonno e all’ansia della separazione: è il periodo tipico in cui bambini e bambine mostrano la cosiddetta paura dell’estraneo e cioè cominciano a capire che sono creature separate dal loro adulto di riferimento.
Per attraversarla è importante lavorare con i giochi sulla permanenza dell’oggetto, come per esempio il cucù. Il gioco del cucù, nella sua semplicità, è molto potente perché aiuta bambini e bambine a capire che un oggetto, anche se sparisce dalla vista, continua a esistere e torna visibile. Il gioco del cucù, nascondere oggetti da ritrovare, il gioco del nascondino, da proporre in base all’età del bambino, possono essere importanti per aiutare i piccoli a consolidare la permanenza dell’oggetto e la costanza dell’oggetto. Questi giochi ci aiutano ad attraversare con maggiore facilità il distacco, la separazione, perché il bambino introietta dentro di sé che l’oggetto d’amore continua a esistere, anche se non lo vede.
Il ruolo della comunicazione e dell’ascolto
Quando ci approcciamo a questo cambiamento e a far dormire bambini e bambine da soli, prepariamoli verbalmente: anche se sono molto piccoli spieghiamo con dolcezza, con parole semplici, con empatia, che ci sarà questa transizione perché lo capiscono. La preparazione è fondamentale, è sufficiente iniziare anche pochi giorni prima, in base all’approccio che abbiamo scelto, e preparare i bambini al cambiamento. Possiamo anche dire al bambino “… ci vediamo domani mattina, ti aspetto, ci abbracciamo di nuovo domani”, frasi che possono aiutarlo a capire che c’è una continuità.
Se il bambino è più grande, la sua maggiore capacità di muoversi potrebbe crearvi qualche problema in più. Dovrete impegnarvi per porre valore sul nuovo comportamento da adottare. Se percepirà il dormire nella sua cameretta e non nel lettone come una cosa appetibile, avrà meno remore nell'abituarsi. Dopo aver letto la favola, utilizzate un carillon e la solita lucina per scandire il tempo e lasciate la stanza. Nel caso in cui dovesse cominciare a seguirvi per casa, è meglio che torniate da lui per leggergli nuove storie o parlare un po' con lui. Non c'è bisogno di fare una battaglia; in base a come reagirà, valuterete in quanto tempo potrete ottenere risultati. La difficoltà più grande sarà non farsi vincere dalla stanchezza e convincere dai capricci. Non c'è nessuna ragione per cui vostro figlio dovrebbe dormire nel vostro letto se non per un vezzo, dunque siate saldi su questo punto e vedrete che andrà tutto bene. L'autonomia notturna è dunque un equilibrio che va raggiunto seguendo un cammino che tenga conto sia della sicurezza del bambino durante la nanna sia delle sue tappe di sviluppo.