La fase in cui si cerca di far dormire il proprio bambino nella culla è una delle tappe più impegnative e, allo stesso tempo, naturali della genitorialità. Sebbene dall'esterno possa sembrare un gesto istintivo, molti neogenitori si trovano di fronte a sfide inaspettate. Spesso si sentono dire: “Appena lo metto giù si sveglia”, “Vuole dormire solo in braccio”, “Si addormenta al seno, ma la culla non la vuole proprio”. Se anche tu stai cercando di capire come abituare il neonato a dormire nella culla, senza pianti, senza interruzioni continue e, soprattutto, senza stress né per lui né per te, questa guida completa è pensata per offrire spunti concreti e risposte alle domande più comuni, accompagnandoti in questo passaggio con serenità.
Comprendere il Sonno del Neonato: Fisiologia e Sviluppo
Il sonno del neonato è un tema complesso e profondamente diverso da quello degli adulti. I neonati dormono almeno 16 ore al giorno, spesso suddivise in riposini di qualche ora. “I neonati - spiega la dotatessa Veehof - così come anche il feto negli ultimi mesi di vita intrauterina, alternano fasi di sonno e di veglia di breve durata, fasi che via via si raggruppano nel corso del primo anno portando abitualmente a un periodo di sonno notturno più lungo e alcuni periodi di sonno più brevi durante il giorno”. Questo ciclo di sonno nel neonato dura 50-60 minuti, a differenza dei circa 90 minuti nell’adulto. Inoltre, nel neonato, sono più lunghe e frequenti le fasi REM, ovvero quelle di sonno più leggero, che nei primi 3 mesi occupano il 50% del sonno complessivo. Durante questa fase, viene raggiunto solo il primo dei tre stadi di sonno profondo.
Questo significa che i bambini non entrano subito in un sonno profondo e non è bene sorprendersi se dovessero svegliarsi o sobbalzare sentendo un rumore o percependo che la mano che li accarezzava ha smesso di farlo. L’idea che si possa insegnare ai bambini a dormire si basa su un grosso equivoco di fondo: infatti, dormire non è un comportamento, ma uno stato di coscienza determinato dai cicli sonno-veglia del sistema nervoso. Il comportamento riguarda ciò che il bambino fa quando si sveglia, ed è questo che i sistemi di training notturno insegnano: insegnano a non chiedere aiuto ai genitori per riaddormentarsi.

I frequenti risvegli del neonato non sono un inconveniente da correggere, ma un fattore protettivo fondamentale. “La quantità e la qualità del sonno, oltre che essere segno degli aspetti educativi e di contenimento psichico ambientali, si rispecchiano - conclude la dottoressa Veehof - nel benessere quotidiano dei bambini o, viceversa, la loro insufficienza si riflette in altre difficoltà durante la vita diurna. Spesso il miglioramento del sonno e delle regole educative diminuisce i disturbi diurni senza rischi e effetti collaterali. Accompagnare i bambini a dormire bene è importante per la loro salute e il loro benessere e anche per quello dell’intera famiglia”.
Tra i sette e i dodici mesi i bambini dormono in media quindici ore al giorno, tra sonno notturno e i vari sonnellini, dormendo anche cinque o sei ore di seguito per notte. Con il passare del tempo i riposini si riducono e il bambino ne farà tendenzialmente uno al mattino e uno al pomeriggio, della durata di circa due ore ciascuno. Ovviamente la durata varia da bimbo a bimbo: ci sarà chi dorme di più al mattino, chi preferisce il pomeriggio.
L'Ambiente Nanna Ideale: Creare una Base Sicura e Confortevole
Per il primo anno di vita, o almeno per i primi sei mesi, è bene che i piccoli dormano nella stessa stanza dei genitori. Questa pratica non solo aiuta la gestione delle poppate notturne, ma previene anche la SIDS, la sindrome della morte in culla. L’OMS consiglia questa vicinanza fino ai 10-12 mesi, o finché il bambino non sia in grado di girarsi da solo da supino a prono e viceversa.
“Il bambino - sottolinea la dottoressa - dovrebbe fin dall’inizio avere un suo posto specifico per dormire: dalla culla nei primi mesi, al lettino a cancelli dal secondo semestre fino ai due-tre anni e infine un vero e proprio letto singolo in una camera diversa da quella dei genitori”. Per ridurre il rischio di morte improvvisa del lattante è raccomandato far dormire il neonato sempre a pancia in su, su una superficie rigida, senza cuscini, paracolpi o oggetti morbidi nel lettino. È preferibile che il bambino dorma nella stessa stanza dei genitori, ma su una superficie separata.
È bene che la dimensione del materasso copra ogni bordo del lettino e scegliere un materasso ergonomico antisoffoco e certificato, adatto alla sua età, come il materasso per culla in Waterfoam modello PISOLO. Sono sconsigliati accessori come cuscini, peluche, paracolpi o qualsiasi cosa che possa posizionarsi casualmente vicino al viso del piccolo e ostruire le vie respiratorie. La culla non dovrebbe essere molto più grande del neonato: lo spazio tra i piedini del piccolo e il fondo deve essere minimo, in modo che, muovendosi di notte, il bambino non rischi di finire sotto le coperte. Evitare il surriscaldamento e l’esposizione al fumo è altrettanto importante. Queste indicazioni valgono per tutti i momenti di sonno, anche i riposini diurni.
La temperatura ideale all’interno della stanza dovrebbe essere compresa tra i 18 e i 20°C. È importante fare in modo che non sudi troppo e utilizzare coperte e lenzuola leggere. Inoltre, per aiutare il neonato ad abituarsi al suo ambiente, è utile far entrare un po’ di luce naturale al mattino, così che possa riconoscere l’ambiente quando si sveglia. È importante anche creare un ambiente rassicurante: “metti nella culla un indumento pulito con il tuo odore per rassicurarlo; utilizza un riduttore o nido per neonati, che offra contenimento nei primi mesi”.
Perché il Neonato Rifiuta la Culla? Comprendere le Sue Esigenze
Una delle prime preoccupazioni di chi si chiede come far dormire un neonato in culla è questa: “Perché appena lo sposto si sveglia?”. La risposta è più semplice di quanto si pensi: perché ha bisogno di contatto. Nel grembo materno, il bambino è abituato a calore costante, suoni ovattati, movimento continuo. Una volta nato, l’unico posto che riproduce queste condizioni è il corpo della mamma o del papà. È quindi naturale che il neonato si senta più al sicuro tra le braccia e che reagisca al distacco come a una piccola separazione. Per lui, quella culla, bella e sicura, con il materassino nuovo, è semplicemente un luogo vuoto, sconosciuto. Non c’è il profumo della mamma, il battito del suo cuore, il movimento rassicurante che ha conosciuto fin dalla vita intrauterina. Così, il suo istinto lo spinge a cercare il contatto, a piangere se viene separato, a svegliarsi appena sente che quel corpo caldo non c’è più.

I pianti e le lacrime sono gli unici modi che un neonato ha per comunicare che qualcosa non va. Per comprendere meglio i pianti del neonato, ecco alcune spiegazioni utili:
- Ansia da separazione: ricordate che voi siete in due, ma il neonato deve dormire da solo. Il neonato non dispone ancora di tutti gli strumenti per affrontare la separazione.
- Il neonato è malato o ha un fastidio: la dentizione o dolori digestivi possono impedirgli di addormentarsi serenamente.
- Incubi o terrori notturni: tra 0 e 9 mesi, distinguere sogno e realtà non è affatto semplice, e ha bisogno di essere rassicurato.
Il rifiuto di andare a dormire nel lettino può anche essere legato a fasi di regressione. Verso gli 8 mesi, molti bambini attraversano una fase chiamata di “regressione”. Fino a poco tempo fa, il bambino riusciva a dormire da solo senza problemi, ma ora sembra non poterne più fare a meno dei genitori! Questa fase è del tutto naturale e rappresenta un passaggio importante nella crescita. L’ansia da separazione si fa più intensa e il neonato ha bisogno di più attenzioni, coccole e vicinanza. Le regressioni possono presentarsi anche intorno ai 4 mesi, quando il cervello rielabora i cicli del sonno, o in concomitanza con fasi di crescita o malessere (coliche, dentini) e il bisogno di maggiore vicinanza, legato a nuove scoperte motorie.
Anche nei bambini più grandi, tra i motivi per cui possono avere difficoltà a restare a letto e ad addormentarsi, rientrano:
- Un cambiamento nell'ambiente o nella vita domestica: un fratellino o una sorellina, un trasloco, il passaggio a un nuovo letto o camera, l'inizio della scuola materna. Qualsiasi di queste cose può essere sconvolgente, rendendo più difficile rilassarsi alla fine della giornata e interrompendo la sua routine.
- FOMO (fear of missing out), la paura di perdersi qualcosa: l'eccitazione dell'infanzia può significare che il bambino preferirebbe stare sveglio a giocare o divertirsi con la famiglia.
- Una fantasia vivace: l’immaginazione può causare la paura del buio o nervosismo per essere lasciato solo perché pensa che ci siano mostri nelle ombre.
- Sentirsi ansioso: il bambino potrebbe attraversare un periodo di ansia da separazione e sentirsi insicuro se i suoi genitori non sono lì.
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La Routine della Nanna: Il Pilastro di un Sonno Sereno
Per aiutare il neonato ad abituarsi al suo ambiente, il modo migliore resta sempre la routine della nanna. Oltre a essere un momento speciale da condividere con lui, la regolarità e la ripetizione giorno dopo giorno lo tranquillizzano e lo aiutano a distinguere tra il giorno e la notte. Gli esperti concordano che avere una routine serena e costante per andare a letto è una parte cruciale del sonno dei bambini. Fare le stesse cose nello stesso ordine ogni sera aiuta il bambino a rilassarsi e a capire che è arrivato il momento di dormire.
Per cominciare, stabilisci un orario per andare a letto e rispettalo. Questo aiuta a comunicare che è ora di andare a letto, indipendentemente da cos'altro potrebbe succedere. Mantieni le cose tranquille nell'ora prima: niente giochi attivi o corse in giro ed evita il tempo davanti agli schermi.
Poi, nei 20 o 30 minuti prima di andare a letto, inizia una routine stabilita che potrebbe assomigliare a questa:
- Un bagno caldo: si può fare un bagnetto, cantare o ascoltare musica tranquilla.
- Cambiarsi in pigiama e lavarsi i denti: indossare il pigiama parlando a bassa voce o magari canticchiando quella melodia o ninnananna che proseguirà durante la prima fase dell’addormentamento.
- Una tappa al vasino o il cambio del pannolino: differenziare il cambio del pannolino - giocoso durante la giornata, calmo prima di metterlo a letto.
- Abbassare le luci e passare un po' di tempo tranquillo insieme leggendo, mettendo a letto il suo peluche preferito o cantando ninne nanne. Gli esperti consigliano che questo passaggio avvenga nella camera del bambino (o dove dorme) in modo che la veda come un luogo positivo per momenti condivisi e non un luogo dove viene mandato a letto. Leggere una storia, fare le coccole o la lettura di un breve brano di un libro, seguita da un bacio della buonanotte, sono rituali di separazione tranquillizzanti che avvicinano al momento di andare a letto.
È importante stabilire una routine che accompagni il bambino al sonno. Questo, se ripetuto giorno dopo giorno, contribuirà ad addormentare il neonato in modo più sereno e a uno sviluppo cognitivo del bambino durante la fase del sonno. Assicurati che il tuo bambino abbia il suo "amico del cuore", copertina o giocattolo preferito senza il quale non può dormire. Questo aiuta a prevenire che ti chiami per averlo più tardi.
Non sempre è facile per i piccoli dormire nel lettino, ma è importante far sentire la propria presenza, coccolarli e rassicurarli, accarezzandoli e sussurrando parole di rassicurazione. La fase dell’addormentamento è bene che venga vissuta nel proprio lettino, con gli aiuti e la compagnia dei genitori a turno, preceduta da una diminuzione dell’attività.
Un altro alleato utile può essere il rumore bianco, un suono costante e rilassante che simula quello percepito nel grembo materno e favorisce l’addormentamento. Anche se può sembrare strano, il neonato non è abituato al silenzio e quindi può esserne disturbato. Il ciuccio è un buon accessorio - nella prima fase dell’addormentamento del neonato - da utilizzare dopo le prime 6 settimane di vita per evitare interferenze con l’allattamento.
Strategie Dolci per Abituare il Neonato alla Culla
La chiave di tutto è una: gradualità. I bambini imparano attraverso la ripetizione, non con i cambiamenti bruschi. Se il tuo bambino rifiuta di addormentarsi da solo, potrebbe essere perché si è abituato ad addormentarsi mentre poppa. Eppure, dopo i 5 mesi (a seconda del suo ritmo e temperamento), è in grado di dormire buona parte della notte. Non è che non voglia dormire da solo, è solo che non sa ancora di potercela fare.
Inizia con i pisolini diurni nella culla, quando è più facile tollerare brevi separazioni. Appoggialo nella culla quando è assonnato ma ancora sveglio, così si abitua ad addormentarsi in autonomia. Rimani vicino a lui, cullandolo o accarezzandolo anche nella culla, per offrirgli continuità. Evita di “provarci solo ogni tanto”: i bambini traggono sicurezza dalla costanza, anche nei rituali.
Come mettere il neonato in culla senza svegliarlo è una delle domande più frequenti. Ecco alcuni consigli pratici:
- Scalda leggermente il materasso prima di metterlo giù, così il cambio di temperatura non lo allarma. Poco prima della nanna, intiepidite leggermente il materasso (ad esempio con una coperta o una boule d’acqua calda), in modo che il neonato continui a percepire quella sensazione di calore che avverte a contatto del vostro corpo. Un trucco che spesso insegnano le ostetriche è quello di versare una manciata di farro in un calzino, annodarlo e scaldarlo leggermente mettendolo per qualche secondo nel microonde o su un termosifone.
- Appoggia prima il sedere e la schiena, lasciando la testa come ultima parte a toccare il materassino.
- Mantieni le mani sulla schiena o sul petto per qualche secondo, anche dopo averlo appoggiato, per prolungare il contatto.
- Se il neonato si è addormentato in braccio, quindi, attendete circa 20 minuti per trasferirlo nella culla, riconoscendo la differenza tra il sonno REM (più leggero) e il sonno profondo (che consente una maggiore libertà di azione). Prima del sonno profondo, il bambino attraversa una fase di sonno leggera che dura circa 20 minuti (ciò accade anche dopo i primi 3 mesi, ovvero quando il sonno raggiunge anche gli altri due livelli più profondi). Eventuali spostamenti andrebbero quindi rimandati al termine di questo momento vulnerabile di sonno.
Questi sono piccoli gesti che fanno la differenza e che aiutano a evitare risvegli improvvisi. Nel caso di neonati non allattati al seno è invece sconsigliata la condivisione del letto con i genitori, a causa della minore sincronizzazione nel sonno e della mancanza di fattori “protettivi”, quali le posizioni che spontaneamente si assumono in allattamento e l’effetto stesso della suzione, che aumentano il rischio di SIDS. La capacità di addormentarsi in modo più autonomo matura gradualmente con lo sviluppo neurologico. Non esiste un unico metodo valido per tutti; ciò che conta è trovare modalità sostenibili e rispettose dei bisogni del bambino e della famiglia.
La Transizione dal Lettone alla Culla: Passaggi Delicati
Il sonno del neonato è una sfida per ogni famiglia. “Deve dormire nella sua cameretta oppure può dormire con voi nel lettone? A questa semplice domanda esistono tante risposte quante famiglie! La scelta dipende solo da voi: dal vostro istinto, dal vostro stile di vita e, naturalmente, dal benessere del vostro piccolo”.
La sincronizzazione del sonno tra mamma e bambino inizia già in gravidanza. Successivamente, dormire vicini e allattare mantiene questa sincronia, oltre a favorire una maggiore ossigenazione, un ritmo più regolare del respiro, la termoregolazione a contatto con il corpo della mamma e la risposta al bisogno di cure prossimali. Dormire accanto al bambino, se allattato, permette di gestire al meglio i frequenti risvegli notturni: il seno è subito disponibile, ciò permette sia a lui sia alla mamma di scivolare di nuovo e più facilmente nel sonno. Anche le mamme che non allattano, i papà o le altre figure di accudimento possono rispondere al bisogno di sicurezza, contatto e protezione del bambino e accompagnarlo dolcemente al sonno.

Esclusi i primi 6 mesi, il lettone dei genitori non è un tabù (se non diventa una regola), ma resta un’eccezione legata a comodità di allattamento, stanchezza dei genitori, occasioni particolari, malesseri e malattie, la domenica mattina per stare insieme ecc. Tuttavia, non è consigliato far addormentare il neonato nel lettone perché il genitore, entrato in sonno profondo, per stanchezza o per altri motivi, potrebbe posizionarsi in un modo tale da non concedere al piccolo la possibilità di respirare correttamente. Vale lo stesso discorso con i fratelli maggiori o gli animali domestici. Non lasciare mai un neonato da solo sul lettone, anche se non è apparentemente ancora in grado di girarsi: non è bello scoprire che l’ha fatto, cadendo dal letto mentre il genitore non era presente.
Se hai praticato co-sleeping o il tuo bambino ha sempre dormito nel lettone con voi, il passaggio alla culla può sembrare più complicato, ma non deve essere traumatico. Puoi iniziare posizionando una culla affiancata al letto, così che senta la tua presenza. Poi, gradualmente, spostala più lontano, mantenendo però la stessa routine, gli stessi oggetti e profumi. Ricorda: la vera transizione non è fisica, ma emotiva. Se lui si sente sicuro, dormirà sereno ovunque. Se il tuo piccolo ha sempre dormito in una culla nella tua stanza, iniziare a farlo dormire nella sua stanza può essere un grande cambiamento. Se riesci a fargli capire quanto sia importante questo passo, potrebbe effettivamente non vedere l'ora di farlo, poiché i bambini di questa età amano essere in grado di fare cose "da grandi". Inizia facendogli fare i sonnellini nel suo letto nella sua stanza. Dopo una settimana circa, puoi iniziare anche a farlo dormire di notte nella sua stanza, non dimenticando di dirgli che sta facendo bene. Puoi rendere più entusiasmante questo passaggio lasciando che scelga una coperta speciale o un giocattolo con cui dorme e premiando quelle notti in cui è rimasto nella sua stanza tutta la notte. Tieni presente che se ha difficoltà a dormire da solo nella sua nuova stanza, potresti dover provare una delle altre tecniche di sleep training di questa lista in modo che possa abituarsi sia a dormire in un nuovo ambiente che a dormire da solo.
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Metodi di Sleep Training: Guida alle Diverse Tecniche
Lo sleep training è un termine generico per un processo che mira a ridurre gradualmente il coinvolgimento dei genitori nel far addormentare il bambino quando è a letto. Lo sleep training non è un metodo unico, uno stile potrebbe funzionare meglio per te e il tuo piccolo rispetto a un altro. Può essere utile per insegnare ai bambini a riaddormentarsi da soli quando si svegliano durante notte. Le tecniche di sleep training possono aiutare a qualsiasi età.
Tuttavia, sono fortemente sconsigliati i metodi per far addormentare il neonato che prevedono, ad esempio, di lasciar piangere il bambino per un tempo man mano crescente prima di intervenire, affinché “si abitui”: lasciare soli i bambini nel momento dell’addormentamento o nella gestione dei risvegli notturni fa sì che smettano di chiamare l’adulto (per cui il metodo sembra funzionare, e i bambini sembrano “dormire di più”), ma in realtà non elimina il bisogno di conforto né diminuisce effettivamente i risvegli. Per ovviare ai danni di tali metodologie, alcuni propongono metodi “più dolci” per far addormentare un neonato.
Prima di iniziare lo sleep training, è utile capire perché il tuo bambino fa i capricci per dormire. Anche se ci sono diverse tecniche per far dormire un bambino da solo, quasi tutte si concentrano su alcuni principi generali. Ecco cosa fare e tenere a mente quando inizi:
- Segui una routine costante per andare a letto: gli esperti concordano che avere una routine serena e costante per andare a letto è una parte cruciale del sonno dei bambini. Fare le stesse cose nello stesso ordine ogni sera aiuta il tuo bambino a rilassarsi e a capire che è arrivato il momento di dormire. Assicurati che tutto sia breve e semplice in modo che sia facile da ripetere. Se altri, come nonni o babysitter, metteranno a letto il tuo piccolo, assicurati che conoscano la routine e la seguano.
- Rassicura, ma non premiare il pianto: se il tuo bambino si sveglia di notte e ti chiama, rispondi rassicurandolo che va tutto bene e che è ora di dormire. Mantieni la voce bassa e le luci spente. L'obiettivo è rassicurarlo, ma non consolarlo con troppa attenzione: potrebbe percepirlo come un premio per il pianto. Parte dello sleep training è insegnargli ad auto-calmarsi, il che potrebbe significare che deve piangere un po'. All'inizio, potresti dover andare da lui, ma alla fine arriverai al punto in cui puoi semplicemente rassicurarlo dalla porta. Evita la tentazione di calmarlo lasciandolo dormire nel tuo letto, poiché una delle tappe principali dello sleep training è insegnare al bambino a dormire da solo nel suo letto, anche se si sveglia di notte.
- Essere fermi riguardo il rimanere a letto: se il tuo bambino è in un letto, non in una culla, potresti avere il problema che si alzi da solo. Assicurati che la regola di rimanere a letto sia chiara. Se si alza, gli esperti raccomandano di non fare una scenata ma di ricordargli tranquillamente che deve tornare a letto. Mettilo di nuovo a letto se non ci va da solo senza dire altro. Poi lascialo e chiudi la porta. Non mostrare che ti stai arrabbiando. Sii fermo e coerente. Col tempo imparerà che non c’è niente di divertente da vedere fuori dal letto di notte. Una delle eccezioni a questa regola potrebbe essere se gli stai insegnando a usare il vasino. Una volta fatto, però, non lasciarlo indugiare. Ricordagli con calma che deve tornare a letto.
Ecco alcuni metodi e strategie testati dai genitori per scenari difficili:
- Controllo breve (Controlled Crying Technique - CCT): questa tecnica di sleep training per bambini piccoli comporta un breve controllo quando piange, ma senza prenderlo in braccio. Molti pediatri e genitori parlano della famosa tecnica del 5-10-15, o metodo dell’attesa progressiva, che consiste nell’attendere 5 minuti prima di entrare nella cameretta, poi 10, poi 15, ogni notte un po’ di più. Ogni fase va ripetuta il giorno successivo. Tuttavia, questa tecnica è spesso oggetto di discussione! Sebbene possa dare risultati tra i 3 giorni e una settimana, è preferibile evitare il 5-10-15 con i neonati sotto l’anno di età e optare invece per un’attesa più graduale, come 1-3-5 minuti. Quando entri, rimani neutrale e dì qualcosa come "Tesoro, va tutto bene, è ora di dormire." Non restare per molto, solo uno o due minuti al massimo. Potresti dover controllare più volte prima che il tuo bambino si addormenti e dovrai continuare per diverse notti di fila per iniziare a vedere miglioramenti.
- La sedia che scompare: questo approccio allo sleep training potrebbe funzionare bene per un bambino che inizia a piangere ancora prima che tu dica buonanotte e lasci la stanza. Inizia sedendoti vicino al letto per un breve periodo mentre si addormenta. La notte successiva, sposta la sedia più lontano dal letto, in modo che possa ancora vederti. Continua a farlo nelle notti successive fino a quando tu e la sedia sarete fuori dalla stanza, ma potrai ancora sentirlo. La teoria è che il tuo bambino si abitua gradualmente ad addormentarsi con te sempre più lontano e alla fine sarà in grado di farlo anche se sei in un'altra stanza. Tuttavia, un possibile svantaggio di questo metodo è che il bambino deve abituarsi a qualcosa di diverso ogni notte, il che potrebbe prolungare il processo.
- Conto alla rovescia: in questo metodo di sleep training, rimani con il tuo bambino per un periodo di tempo che si riduce progressivamente ogni notte. La caratteristica principale è che cinque minuti prima di andare via, dici al tuo bambino "Rimango altri cinque minuti" e poi lo lasci quando i cinque minuti sono trascorsi. Con questo metodo, arriverai al punto in cui puoi rimanere solo cinque minuti e poi, eventualmente, nessun minuto mentre il tuo bambino si abitua al fatto che te ne andrai dopo averlo rimboccato e dato l'ultimo abbraccio e bacio. Esprimi sempre positivamente i tuoi avvertimenti di cinque minuti. Aggiungi un timer alla routine del conto alla rovescia. Questo può aiutare a prevenire discussioni sul fatto che il tempo sia finito troppo presto o suppliche per solo un altro minuto.
- Aspetta, torno subito: questa tecnica inizia durante il giorno, quando insegni al bambino a aspettare un breve periodo di tempo (in altre parole, esercita la pazienza). Quando il tuo bambino è a letto, dì "Aspetta un momento, devo controllare qualcosa nel corridoio" e torna dopo alcuni momenti. Dì al bambino che è stato bravo ad aver aspettato. Quando inizi, le attese dovrebbero essere molto brevi, solo fino a 20 secondi. Alla fine, arriverai al punto in cui puoi lasciare la stanza senza promettere di tornare.
- Fai un patto: un altro approccio allo sleep training è un sistema di carte o biglietti. Non è necessario utilizzare carte fisiche, ma l'idea è che il tuo bambino riceva due carte all'inizio della notte. Se ti chiama per qualsiasi motivo, andrai subito da lui, ma ogni volta che vai, perderà una carta. Al mattino, però, se ha ancora entrambe le carte, riceverà una ricompensa speciale, come un adesivo o la possibilità di fare un'attività che ama.
- Allenati alla Buonanotte: questa tecnica di sleep training consiste nel rendere meno stressante l'ora di andare a letto allenandosi durante il giorno. Al mattino o nel pomeriggio, quando tutti si sentono rilassati e felici, fai una sessione di prova. La chiave della prova è renderla il più divertente possibile e creare associazioni positive attorno all'ora di andare a letto. Come parte delle tue prove, potresti anche chiedere al bambino se c'è qualcosa dell'ora di andare a letto che lo disturba.
Affrontare le Regressioni del Sonno e i Risvegli Notturni
Capita che durante la notte i piccoli piangano, si muovano o si agitino. Sebbene le mamme tendano a svegliarsi al minimo rumore, non sempre è necessario alzarsi per intervenire. Se il bambino ha bisogno di mangiare o di accudimenti particolari durante la notte, è bene comunque ricordargli che è notte. “Se il contatto e le cure prossimali non sono sufficienti a calmarlo, una prima verifica da fare riguarda l’alimentazione: il piccolo si nutre a sufficienza?”.
Magari hai già fatto progressi, ma poi… regressione. È del tutto normale. Nei primi mesi, i bambini attraversano fasi in cui il sonno cambia. Le più comuni sono la regressione dei 4 mesi, quando il cervello rielabora i cicli del sonno; le fasi di crescita o malessere (coliche, dentini); il bisogno di maggiore vicinanza, legato a nuove scoperte motorie. Questo cambiamento può coincidere con l’inizio della maturazione del suo ritmo circadiano, cioè il ciclo naturale sonno-veglia che si regola progressivamente nei primi mesi di vita. In questi momenti, non serve rivoluzionare tutto. Basta offrire più presenza, pazienza e coerenza. Passerà.
Nei neonati i segnali di stanchezza possono essere sottili: sguardo perso nel vuoto, movimenti meno coordinati, sbadigli, irrigidimento o aumento dell’irritabilità. Intervenire ai primi segnali, prima che il bambino sia troppo stanco, facilita l’addormentamento. Anche rispettare tempi di veglia adeguati all’età aiuta a prevenire il sovraffaticamento, che può rendere più difficile prendere sonno.
Se il bambino appare spesso molto agitato o fatica a dormire nonostante routine regolari, è consigliabile confrontarsi con il pediatra. A volte a questo pianto si accompagnano contrazioni del pancino e si può pensare che si tratti delle tanto temute coliche. Se il bambino dormiva bene ma ora non lo fa più per qualche motivo, considera se c'è stato un grande cambiamento nella sua vita.
Miti da Sfatare e Approcci Personalizzati al Sonno del Bambino
“Il mio bambino odia la sua culla. Uno dei più grandi miti è che quando metti un bambino nella sua culla e lei piange è perché odia la sua culla. Non è assolutamente vero! I bambini in genere piangono prima di andare a dormire perché sono stanchi e vogliono dormire. In realtà i più piccoli amano molto gli spazi piccoli, è confortante per loro! Finché è sicuro e non escono, in realtà consigliamo di tenerli in una culla per dormire fino all'età di tre anni”. Per aiutarlo a piangere un po' meno prima di andare a dormire, prova a giocare o a svolgere qualche attività piacevole nella sua culla durante il giorno. Ad esempio, puoi nascondere i suoi giocattoli preferiti nella culla e farglieli trovare.
Spesso si parla di periodo di endogestazione (i 9 mesi nella pancia della mamma) e di periodo di esogestazione (i 9 mesi tra le braccia). Se il neonato quindi richiede la vicinanza dei genitori anche durante la notte, può essere importante offrirla, con le dovute precauzioni per la sua salute.
Ci sono molti metodi che si possono utilizzare per far addormentare un neonato. Sono metodi che hanno alla base teorie e ragionamenti diversi ma tutti sono in qualche modo validi in determinati casi.
- Il pediatra Sears sostiene che il metodo migliore sia lasciare che il bambino si addormenti nel lettone insieme ai genitori. In questo modo si abitua ai loro ritmi, si sente rassicurato dalla presenza fisica e dalla vicinanza con la mamma e il papà. Questo dovrebbe far addormentare più velocemente e senza stress il bambino, cosa che avviene più di rado quando dorme da solo.
- Il metodo Estivill prevede che mamma e papà mettano il bambino nella culla a un orario preciso e stabilito a priori. Dopo averlo coccolato e rassicurato lo dovrebbero lasciare lì solo con un peluche o il ciuccio. A quel punto i genitori lasciano la stanza e aspettano che il bambino si addormenti da solo. I genitori poi devono rientrare nella stanza a intervalli regolari. Prima ogni 2 minuti, poi ogni 3 e così via, aumentando il tempo tra un'entrata e l’altra. Così facendo il bambino dovrebbe addormentarsi da solo.
- Tracy Hogg sostiene che, per abituare il bambino a dormire senza stress bisognerebbe cominciare dalla pappa; poi a pancia piena passare a un’attività rilassante e intrattenere il bambino mentre digerisce. Non appena il bimbo inizia a stropicciare gli occhietti è il momento di portarlo nel suo lettino per lasciare che si abbandoni al sonno. Questo metodo consiglia di strutturare la routine dell’addormentamento in 4 fasi: Eat (mangiare), Activity (attività), Sleep (dormire), You (tu, mamma).
- Secondo la Montessori il momento della nanna non dovrebbe essere una forzatura o peggio un momento che fa sentire il bambino prigioniero del lettino. Per evitare di provocare questa sensazione il suggerimento è di evitare culle sollevate da terra con sponde molto alte o con le sbarre e di scegliere invece lettini bassi (non più di 20 cm di altezza) tipo futon giapponesi.
Tutti i 4 metodi sono efficaci in determinati casi, per scoprire qual è il metodo giusto per te non ti resta che provare. “Aiuto dottore! Cosa fare quindi per abituare il neonato a dormire nella sua culla? Nei primi tempi, la cosa più importante è rassicurare il bambino con la vostra presenza e lasciargli il tempo di ambientarsi al mondo esterno”.

Esiste una scelta universalmente giusta? No, ma esiste la soluzione giusta per quella determinata famiglia. Alcune famiglie sentono che la scelta giusta per loro è andare incontro il più possibile ai bisogni del loro piccolo, optando per uno stile di accudimento “ad alto contatto” (ad esempio continuando ad addormentarlo in braccio o al seno anche dopo i primi mesi, praticando il sonno condiviso anche oltre l’anno di età, ecc…). Questo implica che è fondamentale che chiunque si prenda cura del neonato sia a conoscenza di queste indicazioni, per la sicurezza del bambino stesso.
La scelta del materasso fa una differenza enorme. Se hai un bambino piccolo, l'ora di andare a letto potrebbe essere una parte molto impegnativa della giornata, soprattutto se stai cercando di far dormire il tuo piccolo da solo. Fortunatamente, esistono molte tecniche, consigli e soluzioni, cioè lo sleep training. Insieme a una grande dose di pazienza da parte tua, i momenti della buonanotte saranno più semplici da gestire. Quando i bambini andranno a dormire in un letto, sarà bene utilizzare spondine adatte e assicurarsi che non siano in grado di superarle durante la notte e che non ci siano spazi tra il materasso e il muro.
Quando Consultare il Pediatra
È opportuno parlarne con il pediatra se il neonato dorme pochissimo e appare sempre molto irritabile, se ha difficoltà marcate ad alimentarsi, russamento persistente con pause respiratorie, oppure se il ritmo sonno-veglia è molto disorganizzato oltre i primi mesi. Il sonno dei piccoli, inoltre, andrebbe valutato nella totalità delle 24 ore. Ad esempio, un neonato che non dorme di giorno (durante le ore diurne si accontenta di un paio di pisolini da una ventina di minuti l’uno) ma che dorme la notte per molte ore (pur risvegliandosi frequentemente), soddisfa probabilmente il suo fabbisogno di sonno. Analogamente, un neonato che dorme molte ore di giorno e fa la sua pausa di sonno più lunga a inizio serata, quando ancora i genitori non sono a letto, avrà già dormito a sufficienza prima ancora che inizi il riposo degli adulti, che si troveranno quindi di fronte a una lunga notte svegli.
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Nel momento in cui il neonato vive una situazione che il suo corpo segnala come pericolosa per la sopravvivenza (come ad esempio la separazione dalla madre), e che necessita quindi di uno stato di veglia e di allerta, si attiva in lui un meccanismo di protesta-disperazione che serve a richiedere l’intervento di chi si prende cura di lui. Se il bambino appare spesso molto agitato o fatica a dormire nonostante routine regolari, è consigliabile confrontarsi con il pediatra. Se così fosse, rassicuratevi: non state sbagliando nulla! Ad esempio, l’utilizzo di sostanze ritenute innocue, come la melatonina, andrebbe limitato a situazioni in cui vengono prescritte per una specifica necessità terapeutica. Proprio in riferimento alla melatonina, trattandosi di un integratore, sono stati fatti pochi studi sui bambini piccoli.