Interruzione Volontaria di Gravidanza alla 5ª Settimana: Guida Completa e Informazioni Essenziali

L'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è una scelta delicata e complessa, regolamentata da precise normative e procedure in Italia. Per una gravidanza alla 5ª settimana, la legislazione e la pratica medica offrono opzioni specifiche, principalmente orientate verso metodologie che minimizzano l'invasività. Comprendere il quadro legale, le modalità di accesso e le diverse tecniche disponibili è fondamentale per ogni donna che si trovi a considerare questa possibilità, garantendo che ogni decisione sia libera, informata e consapevole.

Il Quadro Normativo e il Diritto all'Interruzione Volontaria di Gravidanza in Italia

In Italia, la Legge n. 194/78, intitolata "Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria di gravidanza", garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile. Questa legge riconosce il valore sociale della maternità e, allo stesso tempo, tutela la vita umana dal suo inizio, nel rispetto della libertà e della dignità della donna.

Diritto e Condizioni per l'IVG Entro i Primi 90 Giorni

Ogni donna ha la possibilità di richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni di gestazione. Questa tempistica, che corrisponde a circa 12 settimane e 5 giorni dall'ultima mestruazione, è prevista qualora la gravidanza, il parto o la maternità possano comportare un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica. L'articolo 4 della Legge 194/78 specifica che tale pericolo può derivare da una pluralità di fattori, tra cui lo stato di salute della donna, le sue condizioni economiche, sociali o familiari, le circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o anche previsioni di anomalie o malformazioni del concepito.

Per accedere a questo diritto, la donna deve rivolgersi a un consultorio pubblico istituito ai sensi dell'articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, oppure a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o ancora a un medico di sua fiducia. Il percorso previsto nei consultori della Regione Lazio, ad esempio, è orientato all’umanizzazione del rapporto tra la donna e il personale sanitario e alla trasparenza in tutte le fasi del percorso assistenziale, principi validi a livello nazionale.

Tempistiche Legali: Oltre i 90 Giorni

La Legge 194/78 prevede anche la possibilità di interrompere la gravidanza oltre i primi 90 giorni. L'aborto terapeutico deve avvenire prima dei tre mesi dal presunto concepimento, ma superato il primo trimestre di gravidanza, la legge consente ancora 180 giorni per l’interruzione. Questa possibilità è limitata a casi di stretta necessità su indicazione medica, quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della gestante o per la sua salute fisica o psichica.

Nello specifico, l'articolo 6 della legge 194/78 stabilisce che l'interruzione volontaria di gravidanza può essere praticata dopo i primi 90 giorni quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna e/o quando siano accertati processi patologici relativi al nascituro che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna. È importante notare che anche in questi casi tardivi, l'interruzione deve essere supportata da una rigorosa valutazione medica che certifichi il grave pericolo.

Garanzie e Diritti della Donna: Privacy e Scelta Consapevole

La privacy della donna che ricorre all’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) è garantita per legge. Tutti gli operatori sociosanitari con cui la donna verrà in contatto sono tenuti al segreto professionale, in conformità con il Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio.

Il percorso assistenziale è concepito per offrire alla donna tutto il sostegno e le informazioni necessarie, anche attraverso materiale scritto, affinché possa decidere consapevolmente se proseguire o interrompere la gravidanza. Ciò include informazioni su possibili alternative all'IVG, metodiche disponibili (farmacologica o chirurgica), vantaggi e svantaggi di ciascun metodo, gestione del dolore, possibili complicanze, follow-up e contraccezione. Queste conoscenze sono necessarie per poter fare una scelta libera e consapevole.

Percorso di Accesso all'Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG)

Accedere al percorso di Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) in Italia implica seguire una serie di passaggi ben definiti, volti a garantire che la decisione sia informata, supportata e conforme alla legge. Il primo passo è sempre quello di rivolgersi a professionisti qualificati in strutture sanitarie pubbliche o convenzionate.

Primo Contatto: Consultori, Medico di Fiducia, Strutture Socio-Sanitarie

La porta principale di accesso per le donne che desiderano informazioni o intendono richiedere un’IVG è il Consultorio, preferibilmente quello della propria Zona di residenza. Qui, la donna riceverà accoglienza, informazioni dettagliate sul percorso, counselling e verrà fissato un appuntamento con il ginecologo. In alternativa, la richiesta può essere presentata a un medico di fiducia o a una struttura sociosanitaria abilitata. L'IVG avviene sempre all'interno delle strutture sanitarie pubbliche.

La Consultazione Preliminare e il Counselling

Durante il primo colloquio, che si svolge con un componente dell’équipe multidisciplinare del consultorio, viene offerto alla donna il supporto e tutte le informazioni necessarie per prendere una decisione consapevole. Il ginecologo fornirà tutte le informazioni necessarie sulle metodiche di esecuzione dell'IVG e rilascerà un documento che attesta sia lo stato di gravidanza sia la volontà della donna di interromperla. In questa fase, le operatrici dei consultori si impegnano a esaminare con la donna, e con il padre del concepito se la donna lo consente, le possibili soluzioni ai problemi proposti. L'obiettivo è aiutare a rimuovere le cause che potrebbero portare all'interruzione della gravidanza, mettere la donna in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, e promuovere ogni intervento opportuno atto a sostenerla, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.

Se la donna non parla la lingua italiana, è garantito l’intervento del mediatore culturale. Questo professionista assicura che la donna possa sottoscrivere un consenso informato, completo e veritiero e che abbia un supporto nella comunicazione durante tutte le fasi della procedura. Le donne straniere che non siano in possesso della tessera sanitaria o del codice STP (Straniero Temporaneamente Presente) vengono indirizzate al PUA (Punto Unico di Accesso della ASL) o presso gli uffici competenti del territorio per il rilascio di questi documenti.

Il Periodo di Riflessione di Sette Giorni

Per legge, è di norma necessario attendere sette giorni tra il rilascio del documento attestante la volontà di interrompere la gravidanza e l’esecuzione dell’intervento. Questo periodo di riflessione è obbligatorio, salvo condizioni di urgenza clinica. In assenza di condizioni di urgenza, al termine dell'incontro il medico del consultorio rilascia copia di un documento, firmato anche dalla donna, attestante lo stato di gravidanza e l’avvenuta richiesta, e la invita a soprassedere per sette giorni. Trascorsi i sette giorni, la donna può presentarsi, per effettuare l’interruzione della gravidanza, sulla base del documento rilasciatole, presso una delle sedi autorizzate. Nel corso di questi sette giorni, la donna può presentarsi al presidio ospedaliero di riferimento, o a un altro a sua scelta, nel giorno di accesso all'ambulatorio IVG per programmare quanto necessario. Il medico effettuerà la valutazione clinica, fornirà tutte le informazioni e i chiarimenti necessari e acquisirà il consenso.

In condizioni di urgenza, il medico informa la donna circa la possibilità di presentarsi immediatamente presso le strutture autorizzate all’intervento, con il certificato emesso. In tutte le fasi del percorso, se la donna ha dei dubbi e lo desidera, può tornare presso il Consultorio Familiare per chiedere ulteriori approfondimenti che la aiutino nella decisione.

Casi Specifici: Donne Minorenni e Donne Straniere

Particolari percorsi assistenziali vengono dedicati alle donne minorenni e alle donne che vivono in condizioni di isolamento e/o fragilità personale e del contesto di provenienza. Se hai meno di diciotto anni per l’IVG è necessario l’assenso di tutti e due i genitori, se hanno la potestà genitoriale congiunta, o dell’unico genitore che ha la potestà genitoriale esclusiva.

Se la minorenne ha già parlato con i suoi genitori, può recarsi con loro al Consultorio. Altrimenti, gli operatori del Consultorio l'aiuteranno a coinvolgerli. Se invece non può o non vuole parlare con i genitori, l'équipe consultoriale entro sette giorni preparerà una relazione congiunta che l'assistente sociale rimetterà al Giudice tutelare. Quest'ultimo, dopo valutazione del caso, esprimerà il suo consenso, con atto non soggetto a reclamo. Questo avviene anche nel caso in cui i genitori si rifiutino di dare il proprio consenso o non siano d’accordo tra di loro (articolo 12, comma secondo della Legge 194/78). In tali situazioni, il medico redige il certificato che attesta l’urgenza e la dichiarazione della volontà della minore di non coinvolgere i genitori o di chi esercita la tutela genitoriale, quindi scrive una relazione medica per il Giudice Tutelare (G.T.) indicando l’epoca gestazionale. Il consultorio organizza uno o più colloqui di approfondimento con la minore ed entro 7 giorni (se non c’è urgenza), o nel più breve tempo possibile (in caso di urgenza), rilascia una relazione con le informazioni relative al contesto sociale e un’analisi sulle motivazioni che spingono la minore a non coinvolgere i genitori o chi ne esercita la tutela ed esprime il parere del servizio. L’équipe del Consultorio invia la richiesta di udienza al Giudice Tutelare che, entro cinque giorni, sentita la ragazza e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che espone e della relazione trasmessagli, può autorizzarla a decidere l'interruzione della gravidanza.

Percorso IVG in Italia

Metodologie per l'Interruzione Volontaria di Gravidanza

Per l’interruzione volontaria di gravidanza, in particolare nelle prime settimane come la 5ª settimana, esistono due tecniche principali: il metodo farmacologico e il metodo chirurgico. La scelta tra i due dipende da vari fattori, tra cui l'epoca gestazionale, le condizioni di salute della donna, le sue preferenze personali e la disponibilità delle strutture sanitarie.

L'IVG Farmacologica: La "Pillola Abortiva" (RU486 e Misoprostolo)

L'aborto farmacologico, chiamato anche contragestione, è il metodo di interruzione di gravidanza più recente e consiste nel distacco del feto dall'utero attraverso l'uso di farmaci, senza la necessità di un intervento chirurgico. La metodologia maggiormente diffusa è lo svuotamento strumentale in anestesia parziale. In Italia, la donna può richiedere l'interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico entro i primi 63 giorni di gestazione (9 settimane + 0 giorni) dalla data dell'ultima mestruazione. Una gravidanza alla 5ª settimana rientra pienamente in questa finestra temporale, rendendo l'opzione farmacologica una delle più accessibili e meno invasive.

Come Funziona: Il Meccanismo d'Azione

La procedura farmacologica si basa sull’assunzione di due farmaci principali: il mifepristone (meglio noto come RU486) e una prostaglandina, tipicamente il misoprostolo. Il mifepristone, o RU486, è un antagonista del progesterone, il principale ormone deputato allo sviluppo e al mantenimento della gravidanza. Sintetizzato nei laboratori Russell Uclaf (da cui la sigla RU), è utilizzato sin dal 1989 per l’aborto medico. Assumere il mifepristone blocca l’azione del progesterone, un ormone essenziale per il mantenimento e lo sviluppo della gravidanza. Questo porta alla degradazione della mucosa uterina e interrompe così il mantenimento e lo sviluppo dell’embrione.

Successivamente, per la precisione dopo 24-48 ore, viene assunto il secondo farmaco, il misoprostolo (Cytotec). Le prostaglandine come il misoprostolo agiscono sull’utero preparato dal mifepristone, facilitando il distacco e l'espulsione del prodotto del concepimento. Fanno contrarre l’utero, favorendo l’espulsione dei tessuti embrionali. Questa associazione di mifepristone e prostaglandine è fondamentale per il successo della procedura.

Applicabilità e Tempistiche (Fino a 63 Giorni/9 Settimane)

La possibilità di scegliere la via farmacologica è data se la gravidanza è inferiore a 63 giorni (9 settimane) dall'ultima mestruazione e se non ci sono controindicazioni all'uso dei farmaci previsti. L’IVG farmacologica può essere praticata fino al 63° giorno, contando dal primo giorno dell’ultima mestruazione (9 settimane compiute di età gestazionale). Il dosaggio dipende dall'indicazione per la quale è necessario somministrare il mifepristone, quindi la pillola abortiva. La paziente deve informare il medico del proprio stato di salute, mettendolo a conoscenza di qualsiasi condizione, disturbo o malattia, e di eventuali altri farmaci assunti.

La Procedura: Assunzione e Follow-up

La procedura farmacologica avviene a livello ambulatoriale in due fasi. Nella prima, in ospedale o in consultorio, la donna assume il farmaco mifepristone (RU486) e rimane sotto osservazione per alcune ore. Dopo 24-48 ore, si passa al secondo farmaco, il misoprostolo, che viene assunto. In alcuni presidi, le compresse vengono inserite in vagina, mentre in altri casi sono compresse da lasciar sciogliere sotto la lingua o tra le guance.

Le nuove linee guida ministeriali del 12 agosto 2020 hanno abolito l’obbligo di ricovero per l’assunzione della pillola abortiva, permettendo un accesso più semplice al trattamento. La circolare ministeriale prevede l’estensione della metodica farmacologica fino a 63 giorni e la possibilità di effettuazione in regime di day-hospital e in regime ambulatoriale, presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate e autorizzate dalla Regione, e anche presso i consultori. A distanza di circa 3 ore dalla seconda somministrazione solitamente si verifica la conclusione dell’evento abortivo attraverso perdite simili alla mestruazione.

Successivamente, dopo circa due settimane, viene effettuato un nuovo test di gravidanza, con il dosaggio della betaHCG e, sulla base del risultato, il medico giudicherà la procedura conclusa oppure procederà ad un controllo clinico ed eventualmente ecografico. È importante assicurarsi che l’utero si svuoti completamente, al termine della procedura. Non è obbligatorio, ma una visita di controllo viene effettuata nelle due settimane seguenti l’intervento.

Vantaggi e Possibili Sintomi

Rispetto alla procedura chirurgica, la farmacologica presenta diversi vantaggi: può essere utilizzata molto precocemente, nelle prime settimane di gravidanza, mentre l’aspirazione viene eseguita generalmente dopo la settima settimana. Essendo più precoce, è potenzialmente gravata da minori complicazioni. Non richiede ospedalizzazione, se non in casi particolari, e non necessita di intervento chirurgico e anestesia. La sintomatologia sarà assimilabile a quella di un aborto spontaneo nelle fasi iniziali di gravidanza, con perdite di sangue e coaguli, anche altalenanti nella quantità e nella dimensione, fino a 40 giorni dopo. Il dolore viene gestito nella maggior parte dei casi con antidolorifici da banco (FANS) come ibuprofene o naprossene; in caso di allergia, paracetamolo. La persona percepisce dolori addominali simili ai suoi mestruali, ma più forti, dato che il processo è quello di un’espulsione indotta. Nella maggior parte dei casi non è paragonabile al dolore di un parto e si evitano così l’intervento chirurgico e quello anestetico, che possono comportare possibili complicanze.

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L'IVG Chirurgica: Svuotamento Strumentale

Se esistono controindicazioni alla procedura farmacologica, se la paziente non desidera la procedura farmacologica o se la gestazione è oltre il 63° giorno, la gravidanza viene interrotta con il metodo chirurgico. Questo metodo è praticabile entro 90 giorni (12 settimane e 6 giorni) dalla data dell’ultima mestruazione.

Come Funziona: Isterosuzione

L’aborto chirurgico avviene generalmente tramite svuotamento della cavità uterina, attraverso isterosuzione (l’aspirazione di embrione ed endometrio con un’apposita cannula introdotta nell’utero). Questo intervento è anche conosciuto come metodo Karman. Raramente l’intervento prevede l’utilizzo finale di una curette di acciaio, per eseguire l’RCU, cioè la revisione della cavità uterina. La metodologia maggiormente diffusa è lo svuotamento strumentale in anestesia parziale.

Procedura e Anestesia

L’intervento medico-chirurgico comporta un ricovero in day hospital. Si entra la mattina presto e si viene dimesse nel pomeriggio dello stesso giorno, salvo complicazioni. L'intervento avviene in sala operatoria, generalmente sotto narcosi (sedazione profonda) oppure sotto anestesia locale. In alcuni casi viene ancora praticata l’anestesia generale, che potrebbe portare complicanze. Per l’anestesia saranno richiesti gli esami del sangue, un elettrocardiogramma ed una visita del medico anestesista, e il gruppo sanguigno da eseguire solo se non documentato.

In fase pre-operatoria, o talvolta durante l'intervento stesso, il collo dell’utero viene dilatato cautamente con dei dilatatori del diametro da 6 a 13 mm. In alcuni casi, l’intervento è preceduto dalla somministrazione di farmaci (per via vaginale o sub-linguale) che facilitano la dilatazione del collo dell’utero, rendendo più agevole la successiva fase chirurgica. Durante l’intervento, il medico, dopo aver dilatato il collo dell’utero, inserisce una fine cannula di plastica e esegue l’aspirazione del contenuto uterino. Di solito, la persona non vede il procedimento in prima persona, ma solo il pre- e il post-intervento.

Applicabilità e Rischi

Se la gestazione è oltre il 63° giorno, la gravidanza viene interrotta con il metodo chirurgico, in regime di Day Hospital. Tuttavia, se esistono controindicazioni alla procedura farmacologica, o se la paziente non desidera la procedura farmacologica, può essere scelta l'IVG chirurgica anche in epoca gestazionale precoce. L’aborto chirurgico è più efficace perché essendo “meccanico” ha il minimo rischio che non funzioni (circa 2%).

Tuttavia, l'intervento chirurgico potrebbe comportare alcuni rischi, tra cui: emorragia grave (1 caso su 1.000 interventi); perforazione uterina (1 caso su 1.000 interventi), danno al collo uterino (2 casi su 1.000 interventi) e infezioni (1 caso su 100 interventi). La fertilità può essere alterata se si manifesta una complicanza infettiva grave o dei danni all’utero molto gravi, quali perforazioni complicate. Potranno seguire perdite di sangue per circa 15/20 giorni, per alcune persone fino a 40. Dopodiché è opportuno ripetere un test di gravidanza in laboratorio (beta HCG) per avere la certezza che si siano ridotti nel sangue gli ormoni relativi alla gravidanza. Non è consigliato effettuare test casalinghi, poiché gli ormoni restano attivi per diverse settimane e quindi risulterebbero senza dubbio positivi. Le mestruazioni torneranno dopo 30 o 40 giorni dall’intervento.

Strumentazione aborto chirurgico

Considerazioni Cruciali e Aspetti Pratici

La scelta di sottoporsi a un'interruzione volontaria di gravidanza comporta una serie di considerazioni importanti che vanno oltre la semplice esecuzione medica. Aspetti come la distinzione tra farmaci, la sicurezza dei metodi, l'evoluzione normativa e il supporto post-procedura sono fondamentali per una comprensione completa.

La Distinzione tra Pillola Abortiva e Pillola del Giorno Dopo

È fondamentale non confondere la "pillola abortiva" (RU486) con la "pillola del giorno dopo" o la "pillola dei cinque giorni dopo". Sono due farmaci completamente diversi, con scopi altrettanto differenti. La pillola del giorno dopo, o pillola di emergenza, viene utilizzata dopo un rapporto non protetto per impedire l’inizio di un’eventuale gravidanza indesiderata. Il suo effetto è direttamente collegato alla tempestività di assunzione: meno tempo trascorre tra il rapporto sessuale non protetto e l’assunzione del farmaco, maggiori saranno le possibilità che abbia l’effetto desiderato. La pillola del giorno dopo è un contraccettivo di emergenza, che può essere assunta fino a 96 ore (5 giorni) dopo il rapporto sessuale con il fine di prevenire la gravidanza, agendo ritardando il rilascio di un uovo da un’ovaia. La pillola abortiva, invece, termina una gravidanza già in corso. La pillola del giorno dopo può essere acquistata direttamente in farmacia, rappresentando un grosso vantaggio a tutela della rapidità di somministrazione.

Sicurezza, Efficacia e Complicazioni

Entrambi i metodi per l'IVG, farmacologico e chirurgico, sono considerati sicuri per la salute. Tuttavia, è importante essere consapevoli degli effetti collaterali, dei potenziali rischi e delle limitazioni. L’aborto è tanto più sicuro quanto prima viene praticato.

Per l'IVG farmacologica, la procedura è efficace con un tasso del 95-98% entro le prime 9 settimane. Il metodo farmacologico non essendo meccanico non presenta rischi di lesione o perforazione dell’utero (date dall’errore umano), ma comporta comunque gli stessi rischi di infezione (1 caso su 100 interventi) e di emorragia. In più, vi è la possibile necessità di ripetere l’IVG (1-2 casi su 100) o di dover ricorrere all'intervento chirurgico in caso di inefficacia del metodo farmacologico o aborto incompleto. La sintomatologia sarà assimilabile a quella di un aborto spontaneo nelle fasi iniziali di gravidanza, con perdite di sangue e coaguli che possono durare fino a 40 giorni.

Per l'IVG chirurgica, come accennato, i rischi includono emorragia grave, perforazione uterina, danno al collo uterino e infezioni. La fertilità può essere alterata se si manifesta una complicanza infettiva grave o dei danni all’utero molto gravi, quali perforazioni complicate.

È fondamentale che la donna informi il medico del proprio stato di salute, mettendolo a conoscenza di qualsiasi condizione, disturbo o malattia. Inoltre, a causa delle possibili interazioni farmacologiche, il medico va informato qualora si stiano assumendo, si siano recentemente assunti o si possano assumere farmaci o prodotti di qualsiasi tipo.

L'Evoluzione della Metodica Farmacologica in Italia: Dalle Restrizioni all'Ambulatoriale

L'introduzione della RU486 in Italia ha avuto un percorso complesso. Nel nostro paese, dopo una lunga battaglia civile e dopo la sua introduzione in via sperimentale iniziata nel 2005, l’IVG farmacologica del primo trimestre è stata introdotta con la determina AIFA (Agenzia italiana del farmaco) numero 14 del 30 luglio 2009. A differenza degli altri paesi europei, l’aborto medico è stato però inizialmente introdotto con forti limitazioni: utilizzo possibile entro i primi 49 giorni di amenorrea (7 settimane) e la procedura doveva essere eseguita in regime di ricovero ordinario, dal momento della somministrazione del primo farmaco fino alla verifica dell’avvenuta espulsione della gravidanza (ossia con un ricovero di almeno 3 giorni).

Nell’agosto 2020, in piena emergenza sanitaria per la pandemia Sars-CoV2, su sollecitazione della società civile e delle società scientifiche italiane, è finalmente stata pubblicata la Circolare del Ministero della salute che ha aggiornato le “Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine”. La circolare ministeriale prevede l’estensione della metodica farmacologica fino a 63 giorni, pari a 9 settimane compiute di età gestazionale (non più 49 giorni), e la possibilità di effettuazione in regime di day-hospital e in regime ambulatoriale, presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate e autorizzate dalla Regione, e anche presso i consultori.

Evoluzione normativa RU486 Italia

Il Contesto Regionale e le Differenze nell'Accesso

Nonostante l'aggiornamento delle linee di indirizzo ministeriali, dopo oltre due anni dalla sua pubblicazione, esso è stato recepito solo da alcune regioni, peraltro con grandi differenze interpretative. Per esempio, dopo la Toscana, la Regione Lazio ha approvato la somministrazione della pillola abortiva anche al di fuori delle strutture ospedaliere, rendendola una libera scelta della donna. La Toscana è stata la prima Regione a prevedere questa possibilità, rendendola operativa già nel giugno del 2020.

La gran parte delle regioni che hanno aperto alla possibilità del regime ambulatoriale prevedono comunque che la donna debba recarsi in consultorio almeno tre volte: la prima per l’assunzione della RU486, la seconda, dopo 48 ore, per l’assunzione della prostaglandina (cui segue una permanenza in consultorio per un periodo di osservazione di almeno 3-4 ore), la terza per verificare l’avvenuta espulsione, dopo 15-20 giorni. Il protocollo operativo elaborato dalla Regione Lazio prevede invece un solo accesso nella struttura sanitaria: il primo giorno la donna assume la RU486 e le viene consegnata la prostaglandina, che assumerà a casa dopo 48 ore. Dopo 15-20 giorni eseguirà un dosaggio delle beta-HCG e si sottoporrà a controllo clinico e/o ecografico solo nel caso in cui le beta-HCG superassero un valore soglia considerato sicuro.

Nel 2020, la procedura farmacologica è stata utilizzata nel 31,8% degli aborti volontari, con forti differenze a livello regionale e provinciale (solo nello 0,8% degli aborti nel Molise). Ciò evidenzia che in molte regioni la possibilità del regime ambulatoriale viene fortemente ostacolata per motivi che non sono esclusivamente medici, influenzando l'accessibilità al servizio.

Il Ruolo della Contraccezione Post-IVG

È importante, per ridurre il rischio di gravidanze indesiderate, pianificare e iniziare subito la contraccezione. Nei due anni successivi all’IVG, la contraccezione è gratuita per le donne iscritte al SSN, residenti o domiciliate in Toscana, o in possesso di codice STP (Stranieri Temporaneamente Presenti) e per le studentesse fino ai 25 anni di età iscritte alle Università toscane. Il counselling contraccettivo e l’avvio della contraccezione vengono garantiti già dai Reparti e dagli Ambulatori dove viene effettuata l’IVG. Contestualmente all’intervento chirurgico è possibile richiedere, per la contraccezione, l’inserimento della spirale o dell’impianto sottocutaneo. Dopo l’intervento, l’ostetrica può fornire una consulenza per essere adeguatamente informata sui metodi contraccettivi a disposizione e poter scegliere quello più adeguato alle proprie esigenze.

Supporto e Sensibilizzazione: Il Lavoro delle Associazioni

L'Associazione Luca Coscioni, ad esempio, si batte affinché l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica sia accessibile nei consultori familiari e nei poliambulatori su tutto il territorio nazionale. L'Associazione si impegna anche affinché sia garantita alle donne la possibilità di scegliere per l’IVG il metodo preferito e più consono, sia esso medico o chirurgico. Invitano a denunciare le strutture sanitarie che non garantiscono questo diritto tramite Freedomleaks, una piattaforma che permette di segnalare in modo anonimo le libertà e i diritti violati. Questo include la mancata erogazione di prestazioni (IVG, contraccezione), la difficoltà di prenotare visite ed esami, o la presenza di informazioni difficili da trovare, scorrette o parziali.

L'IVG non è mai una procedura desiderata, piuttosto è un bisogno di salute. In questo senso non è mai “facile”: si preferirebbe in ogni caso essere altrove a fare altro e in certi casi pesano il vissuto personale, psicologico e di stigma sociale. Per questo è fondamentale un supporto completo e informazioni chiare.

Le leggi sull’interruzione di gravidanza non sono uguali in tutti i Paesi del mondo, né tantomeno esiste una regolamentazione europea in materia. Per cui la donna potrà informarsi, in modo autonomo o attraverso il suo medico di fiducia, sulle leggi vigenti altrove ed orientare così la sua scelta.

Aborto, la contesa sulla pillola e cosa è necessario sapere

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