La colica renale, una delle esperienze dolorose più temute e conosciute fin dai tempi antichi come il male della pietra, è un episodio acuto di dolore causato dall'ostruzione delle vie urinarie. Questo evento è solitamente dovuto a un calcolo renale che si sposta lungo l'uretere. L'ostacolo impedisce il normale deflusso dell'urina, causando un aumento della pressione all'interno del rene, che si traduce in dolore intenso e spesso debilitante. Sebbene spesso venga descritta come un dolore insopportabile, la colica renale non sempre necessita di trattamenti urgenti ed invasivi, ma può anche essere trattata conservativamente. Tuttavia, in caso di febbre alta, è possibile che una normale colica renale stia evolvendo verso una condizione di pielonefrite (infiammazione e infezione del rene) e, nel peggiore dei casi, di urosepsi. Quest'ultima condizione rappresenta la complicanza peggiore di una colica renale, trattandosi di un'infezione potenzialmente mortale che si verifica quando dei batteri provenienti dalle vie urinarie passano nel sangue. Riconoscere i segnali, conoscere i fattori di rischio e agire in tempo è cruciale per evitare complicanze spesso sottovalutate.

Che cos'è la Colica Renale e Come si Manifesta
La colica renale è caratterizzata da un dolore intenso e acuto localizzato a livello lombare e causato dalla presenza di calcoli nel tratto urinario, una condizione nota come calcolosi o litiasi renale. Questo dolore è improvviso e acuto, manifestandosi nella zona lombare, sul lato del corpo interessato dal calcolo. Il dolore può irradiarsi al basso ventre e all'inguine e ha un andamento pulsante, con fitte di intensità e di durata variabile. In alcuni casi, il dolore acuto può essere preceduto da uno stato di malessere generale accompagnato da un dolore sordo alla schiena.
I calcoli sono depositi solidi di minerali e sali, simili a sassolini, dalla composizione e dalle dimensioni variabili, che generalmente si formano nei reni. Spesso i calcoli vengono espulsi con l’urina senza causare sintomi, ma in alcuni casi, quando si spostano nel tratto urinario o si bloccano all’interno dell’uretere (il canale che collega il rene alla vescica) possono dare luogo a una colica renale. Questo ostacolo impedisce il normale deflusso dell'urina, causando un aumento della pressione all'interno del rene e dell'uretere, che stimola la produzione di prostaglandine, sostanze chimiche che causano infiammazione e dolore. Il dolore ai reni si verifica a causa dell'ostruzione del flusso urinario, che provoca un aumento della pressione all'interno del rene e dell'uretere. Lungo il percorso tra i reni e l'uretra, il passaggio di questi aggregati solidi comporta prima una dilatazione e, successivamente, una contrazione spasmodica che dura svariati minuti. Il grado di dolore è correlato al grado di ostruzione al flusso urinario, tipicamente nell'uretere, e non alla dimensione del calcolo, sebbene la dimensione del calcolo possa essere un ragionevole predittore della probabilità di un passaggio spontaneo.
Altri sintomi che si manifestano comunemente e che possono accompagnare la colica renale sono: nausea, vomito, dolore o difficoltà a urinare, sangue nelle urine (l’urina appare rosa o torbida), e urine maleodoranti. Se il calcolo non è nel rene ma nell'uretere, il dolore viene percepito nell'inguine o nella coscia. Gli uomini possono anche percepire dolore nei testicoli. Una volta raggiunta la giunzione uretero-vescicale, la colica renale può evocare dolore associato a pollachiuria, stranguria e disuria, simulando una cistite.
Calcoli e Colica Renale: cause, sintomi e trattamenti spiegati
Pielonefrite: Un'Infezione Batterica Seria dei Reni
La pielonefrite è un’infezione batterica che colpisce i reni ed è una delle più pericolose, in cui i batteri riescono a risalire dalle basse vie urinarie fino al parenchima renale, scatenando uno stato infettivo molto importante. In altri casi, più raramente, i reni possono infettarsi a causa della presenza di batteri nel flusso sanguigno. Spesso si fa confusione tra tre termini: pielite, nefrite e pielonefrite. La pielite si ha per l’infezione batterica interessante solamente la pelvi renale; la nefrite riguarda l’infiammazione del tessuto renale stesso, non sempre dovuta a cause infettive. L’infezione batterica acuta della pelvi e del parenchima renale a livello interstiziale viene definita pielonefrite acuta (PNA): la pielonefrite, quindi, rappresenta un quadro clinico in cui infezione e infiammazione convivono, colpendo sia la pelvi che il tessuto renale.
È bene distinguere la pielonefrite acuta, che si manifesta improvvisamente con sintomi evidenti e talvolta allarmanti, dalla pielonefrite cronica, il risultato di episodi ripetuti o mal curati che può progredire silenziosamente per anni. Esistono poi varianti più rare come la pielonefrite xantogranulomatosa, caratterizzata da una risposta infiammatoria atipica con accumulo di cellule schiumose, quasi sempre associata a ostruzioni o calcoli renali, e la pielonefrite enfisematosa, una forma fulminante in cui la presenza di gas nei tessuti renali indica un’infezione da batteri molto aggressivi, spesso nei pazienti diabetici.
La pielonefrite è una condizione tutt'altro che rara: la pielonefrite acuta interessa ogni anno 1-2 persone su 1.000, con una netta predominanza del sesso femminile (fino a 4-5 volte in più rispetto agli uomini) soprattutto tra i 15 e i 29 anni. Nei bambini e negli anziani, pur con minore frequenza, l’infezione può avere un decorso più insidioso e complicanze serie. Per la facilità con cui può colpire le fasce vulnerabili della popolazione (bambini, anziani, donne in gravidanza) e di evolvere verso complicanze gravi, la pielonefrite rappresenta un’emergenza nefrologica, dove un intervento tempestivo può fare davvero la differenza.

Cause e Fattori di Rischio per le Infezioni Renali e la Calcolosi
Alla base della pielonefrite c’è quasi sempre un’infezione batterica, nel 70-90% dei casi da Escherichia coli: un batterio normalmente presente nell’intestino che può risalire l’uretra fino alla vescica, per poi raggiungere i reni attraverso gli ureteri. Anche altri batteri possono essere responsabili (Proteus mirabilis, Klebsiella, Enterobacter e, più raramente, Staphylococcus o Pseudomonas), soprattutto in contesti ospedalieri o nei pazienti fragili. Normalmente il flusso dell’urina ostacola la risalita dei microrganismi verso i reni, ma qualsiasi condizione che ne favorisca il ristagno nella vescica o crei una ostruzione può diventare un fattore scatenante per l’infezione. Queste includono anomalie anatomiche congenite, calcoli renali, ingrossamento della prostata, presenza di cateteri o strumenti invasivi. In un soggetto con vie urinarie sane, generalmente, la risalita dell’infezione dagli ureteri al rene viene evitata dal flusso di urina che allontana i microrganismi e dalla chiusura degli ureteri nel punto d’ingresso in vescica.
I calcoli renali si formano quando alcune sostanze normalmente presenti nell’urina (come calcio, ossalati, acido urico) si aggregano e formano dei cristalli. La presenza di un calcolo nelle vie urinarie non rappresenta di per sé una condizione patologica e non porta sempre allo sviluppo di una colica renale. La formazione dei calcoli renali è favorita da diversi fattori, tra cui una dieta squilibrata (soprattutto se l'apporto di proteine e sodio è eccessivo), alcuni processi infiammatori e frequenti infezioni urinarie o di condizioni che rallentano il deflusso delle urine, come spesso accade nelle patologie della prostata cosiddetta ingrossata. Inoltre, viene data molta importanza alla predisposizione familiare e alla scarso apporto di liquidi con la dieta o di una loro aumentata perdita, come avviene in caso di diarrea cronica o sudorazione abbondante.
Tra i fattori di rischio principali per la pielonefrite rientrano: il sesso femminile (uretra più corta e vicina all’area anale), la gravidanza (compressione degli ureteri e alterazioni ormonali), l'età infantile (specialmente nei bambini con reflusso vescico-ureterale), e l'età avanzata (diminuzione delle difese immunitarie e comorbidità). Ulteriori fattori includono: diabete e/o immunodepressione, calcolosi renale, anomalie strutturali o funzionali delle vie urinarie (reflusso vescico-ureterale), ingrossamento della prostata, e precedenti infezioni urinarie ricorrenti. In pochi casi, la pielonefrite può anche essere il risultato di un’infezione diffusa attraverso il sangue, soprattutto in presenza di infezioni cutanee o sistemiche: anche se più raro, questo meccanismo è particolarmente rilevante nei pazienti immunodepressi. Nella sua forma cronica, la pielonefrite si sviluppa più frequentemente in soggetti che presentano anomalie delle vie urinarie, come ostruzione delle vie urinarie, calcolosi renale cronica o reflusso vescico-ureterale.
La Connessione Pericolosa: Colica Renale, Febbre Alta e Urosepsi
Il punto cruciale di connessione tra colica renale e febbre alta risiede nell'ostruzione delle vie urinarie. Quando un calcolo blocca completamente l’uretere, può verificarsi il ristagno di urina nel rene. Questo ristagno crea un ambiente favorevole per la proliferazione batterica, portando allo sviluppo di un'infezione delle vie urinarie che può progredire rapidamente. In questo caso, ai sintomi già citati della colica renale possono associarsi anche febbre alta, brividi scuotenti e sudorazione fredda e abbondante. Questa è la situazione in cui una colica renale "normale" sta evolvendo verso la condizione di pielonefrite, una seria infiammazione e infezione del rene.
Se non trattata tempestivamente, l’infezione può diffondersi ulteriormente. Nel peggiore dei casi, dei batteri provenienti dalle vie urinarie passano nel sangue, scatenando una condizione di urosepsi. L'urosepsi è un'infezione potenzialmente mortale che richiede un intervento medico immediato. L’infezione può arrivare fino alle vie urinarie per proseguire ai reni oppure raramente i reni possono infettarsi a causa della presenza di batteri nel flusso sanguigno. Questo meccanismo, anche se più raro, è particolarmente rilevante nei pazienti immunodepressi. È fondamentale sottolineare che in caso di febbre alta durante una colica renale, è necessario chiedere aiuto immediatamente, in quanto ciò rappresenta una situazione d’emergenza.

Sintomi e Come Riconoscere la Pielonefrite (Acuta e Cronica) e le Coliche Complicate
I sintomi di una pielonefrite possono variare notevolmente a seconda dell’età, dello stato generale di salute e della forma della malattia. Nella pielonefrite acuta i disturbi compaiono in modo improvviso e spesso drammatico: febbre alta con brividi scuotenti, nausea e vomito, e dolore lombare intenso (spesso localizzato da un solo lato). Ciò accade perché i reni possono aumentare di volume, creare tensione della capsula che li avvolge ed essere dolenti alla palpazione: la muscolatura dell’addome può andare incontro a forti contrazioni, fino ad una vera e propria colica renale scatenata dalla contrazione degli ureteri per l’infezione o per la presenza di calcoli. Non di rado a questi sintomi sono preceduti e si associano segni di un’infezione delle vie urinarie, come disuria (dolore o bruciore durante la minzione), urgenza e frequenza urinaria: l’urina può diventare torbida o assumere un colore rosato, nel caso vi sia la presenza di sangue. I sintomi della pielonefrite spesso iniziano improvvisamente con brividi, febbre, dolore in sede lombare a entrambi i lati, nausea e vomito. Inoltre, circa un terzo dei soggetti con pielonefrite presenta sintomi di cistite (infezione della vescica), come frequenza minzionale e dolore alla minzione. Uno o entrambi i reni possono essere aumentati di volume e dolenti alla pressione, con dolorabilità avvertita sul lato della schiena colpito. A volte i muscoli dell’addome sono fortemente contratti. L’irritazione dovuta all’infezione o al passaggio di un eventuale calcolo renale può causare contrazioni degli ureteri. Se gli ureteri si contraggono, possono verificarsi momenti d’intenso dolore (colica renale).
Nei bambini, i sintomi di un’infezione renale sono spesso lievi e più difficili da riconoscere: irritabilità, scarso appetito, febbre senza una causa apparente, talvolta un ritardo nella crescita in caso di forma subacuta o cronica. Nelle persone anziane e nelle persone fragili, la pielonefrite potrebbe essere asintomatica e non mostrare alcun problema alle vie urinarie. Le persone anziane, invece, possono essere colpite da un deficit della funzione mentale (delirio o confusione), febbre o un’infezione del flusso sanguigno (sepsi).
La pielonefrite cronica si presenta invece con disturbi meno evidenti e più persistenti: febbricola, malessere generalizzato, dolore lombare vago o intermittente, perdita di appetito. Nella pielonefrite cronica, il dolore può essere vago e la febbre può essere intermittente o non comparire affatto. Il primo passo è sempre l’osservazione clinica: la combinazione di febbre, dolore lombare e disturbi urinari può orientare il medico, ma solo gli esami di laboratorio possono confermare il sospetto.
Calcoli e Colica Renale: cause, sintomi e trattamenti spiegati
Diagnosi: Accertamenti Essenziali per Colica Renale e Pielonefrite
La diagnosi di colica renale è prevalentemente clinica e si basa sull’osservazione dei sintomi. Spesso gli stessi pazienti si rendono conto di avere una colica prima ancora di consultare il medico. Una volta appurata la presenza di una colica renale, tutti gli altri esami ematici e strumentali hanno l’obiettivo di scoprirne la causa per appurare il trattamento più adeguato.
I sintomi tipici della pielonefrite inducono i medici a eseguire 2 esami di laboratorio comuni per determinare se i reni presentano infezione:
- Analisi delle urine: L’analisi delle urine è determinante: la presenza di globuli bianchi (piuria), batteri (batteriuria) e, talvolta, sangue (ematuria) suggerisce un’infezione in atto. L’analisi delle urine è in grado di evidenziare tracce di sangue non visibili ad occhio nudo, e permette di analizzare la composizione dell’urina. In particolare, l'esame comprende la valutazione del volume e del pH urinari e può stabilire la concentrazione di sostanze come calcio, fosforo, sodio, acido urico, ossalato, citrato, cistina e creatinina.
- Urinocoltura: Ovvero la coltivazione in laboratorio di batteri da un campione di urina, per identificare il numero e il tipo di batteri. Questa è cruciale per guidare la terapia antibiotica.
Potrebbero essere eseguiti esami del sangue per controllare la presenza di livelli elevati di globuli bianchi (indicazione di infezione), batteri nel sangue o danno renale. Infine, per completare la valutazione metabolica, sono importanti anche l'emocromo completo e l'urinocoltura in caso di infezioni urinarie.
Passando alle indagini strumentali, la valutazione iniziale deve includere un’ecografia renale. Questo esame fornisce informazioni sufficientemente dettagliate senza esporre il paziente a radiazioni. Un'ecografia renale è spesso utilizzata come primo esame di imaging, poiché è non invasiva e può rilevare la presenza di calcoli renali e dilatazione delle vie urinarie. Nei casi in cui i calcoli renali siano piccoli e non causino ostruzione significativa, potrebbero non essere rilevati facilmente dagli esami di imaging.
Il medico può ricorrere anche ad altre tecniche diagnostiche, quali la radiografia standard dell’addome o la TAC senza contrasto. La tomografia computerizzata (TC) è il miglior esame per lo studio della calcolosi urinaria poiché permette di identificare con precisione sede, dimensioni e densità dei calcoli urinari. La radiografia dell’addome consente di stabilire il numero, le dimensioni e la localizzazione dei calcoli. Consente soprattutto di valutare i calcoli costituiti da ossalato di calcio e quelli di fosfato di calcio, perché sono radio-opachi. Non è efficace, invece, in caso di vicinanza dei calcoli con l’apparato scheletrico o nelle aggregazioni di acido urico o cistina, poiché questi calcoli sono invisibili ai raggi X, cioè radiotrasparenti.
Vengono eseguiti esami di diagnostica per immagini in soggetti con lombalgia intensa (tipica delle coliche renali), soggetti che non rispondono al trattamento antibiotico entro 72 ore, soggetti i cui sintomi si ripresentano poco dopo la conclusione del trattamento antibiotico, soggetti con pielonefrite di lunga durata o ricorrente, soggetti i cui risultati degli esami del sangue sono indicativi di danno renale, e uomini (perché sviluppano raramente la pielonefrite). L’ecografia o la tomografia computerizzata (TC) elicoidale (spirale) eseguite in queste situazioni possono mostrare la presenza di calcoli renali, anomalie strutturali o altre cause di ostruzione urinaria.
Opzioni di Trattamento e Gestione
Il trattamento delle coliche renali dipende dalla gravità dei sintomi e dalla dimensione del calcolo. I calcoli generalmente non causano danni permanenti se vengono diagnosticati in modo tempestivo. È importante, quindi, rivolgersi rapidamente a un medico per i necessari accertamenti, generalmente esame delle urine ed ecografia renale, in modo da escludere altre cause del dolore intenso e individuare l’eventuale presenza di calcoli e la loro composizione.
Gestione del Dolore e Terapia Espulsiva (per colica renale non complicata)Per tenere sotto controllo il dolore si utilizzano generalmente antidolorifici e antinfiammatori non steroidei (FANS). Questi farmaci agiscono bloccando la produzione di prostaglandine, riducendo così la pressione e alleviando il dolore. Molto spesso la colica renale si risolve con l’espulsione dei calcoli con le urine. Per favorirne l'espulsione, è anzitutto previsto il riposo, associato alla modifica del regime dietetico e ad un aumento dell'apporto giornaliero di liquidi. Questo ultimo approccio prevede l’assunzione di elevate quantità di acqua oligominerale o minimamente mineralizzata, per causare un’escrezione di urine superiore ai 2 litri nell’arco di 24 ore. La terapia idropinica si basa su un concetto piuttosto semplice: aumentando il volume delle urine si favorisce l’espulsione spontanea dei piccoli calcoli renali e si ostacola il loro progressivo accrescimento. Poiché i pazienti spesso non sono in grado di tollerare i farmaci orali, in regime ospedaliero, sono più comunemente usati i FANS per via endovenosa o intramuscolare, come ketorolac o diclofenac. Nei pazienti in cui il calcolo è abbastanza piccolo, è possibile optare per la terapia espulsiva medica (MET), che utilizza farmaci come la tamsulosina per rilassare l'uretere e facilitare il passaggio del calcolo.
Trattamento della Pielonefrite e Coliche Complicate (con febbre alta)La terapia antibiotica viene iniziata non appena il medico sospetta una pielonefrite e dopo aver prelevato campioni da sottoporre agli esami di laboratorio. L’antibiotico scelto o la posologia possono essere modificati in base ai risultati degli esami di laboratorio (compresi i risultati degli esami colturali), alla gravità dello stato del paziente, alla suscettibilità agli antibiotici comuni (e a quali antibiotici) dei batteri diffusi nella comunità e all’eventuale esordio dell’infezione in ospedale, dove i batteri tendono a essere più resistenti agli antibiotici. Altri fattori che possono alterare la scelta o il dosaggio dell’antibiotico includono l’eventuale compromissione del sistema immunitario del soggetto e la presenza di anomalie delle vie urinarie (come un’ostruzione).
Il trattamento ambulatoriale con antibiotici somministrati per via orale funziona se il soggetto non presenta nausea o vomito, segni di disidratazione, altri disturbi che indeboliscono il sistema immunitario (come alcuni tipi di cancro, il diabete mellito o l'AIDS), segni di infezioni molto rare (come ipotensione o stato confusionale) e il dolore è tenuto sotto controllo con farmaci antidolorifici assunti per via orale. Altrimenti, all’inizio, il soggetto viene trattato in ospedale. Qualora fosse necessario il ricovero ospedaliero e il soggetto avesse bisogno di assumere antibiotici, questi vengono somministrati per via endovenosa per 1 o 2 giorni, generalmente per via orale. Il trattamento antibiotico per la pielonefrite viene somministrato per 5-14 giorni in modo che l’infezione non si ripresenti. La terapia antibiotica, tuttavia, può continuare per al massimo 6 settimane negli uomini in cui l’infezione è causata da prostatite, più difficile da eradicare. In genere, si esegue un esame finale delle urine subito dopo il completamento della terapia antibiotica, per assicurarsi di avere eliminato l’infezione.
Interventi per la Rimozione dei Calcoli e OstruzioniSe il calcolo è troppo grande per passare spontaneamente o se provoca complicazioni come la pielonefrite o l'urosepsi, potrebbe essere necessario un intervento chirurgico o procedure invasive. In caso di coliche complicate la terapia medica non basta e il paziente dovrà essere sottoposto a trattamenti invasivi come il posizionamento di uno stent ureterale o di una nefrostomia percutanea. Lo stent ureterale è un “tubo” inserito endoscopicamente che va dalla vescica al rene attraversando tutto l’uretere e che “bypassa” il calcolo permettendo il normale flusso dell’urina. La nefrostomia percutanea è un drenaggio posizionato direttamente nel rene attraverso la cute per alleviare l'ostruzione.
Tra le opzioni di trattamento è inclusa la litotrissia renale. Questa tecnica consiste in un letterale bombardamento del calcolo tramite un fascio di onde d’urto, che ha lo scopo di frantumarlo in piccoli frammenti che vengono poi espulsi spontaneamente. La litotrissia extracorporea è indicata per la frammentazione di calcoli di piccole dimensioni. Se invece il calcolo è molto grande o di consistenza dura, come ad esempio quelli di cistina o di ossalato di calcio monoidrato, la litotrissia extracorporea offre ben poche speranze di successo. Pertanto, in questi casi, è necessario bombardare i calcoli dall’interno tramite litotrissia percutanea o transuretrale. La tecnica percutanea, che significa attraverso la cute, prevede la pratica di un’incisione nel fianco, sotto le coste; tramite questo forellino viene inserito uno strumento che, sotto guida ecografica, consente di raggiungere il rene, aprire un varco, frantumare il calcolo e asportarne i frammenti. La litotrissia transuretrale, detta anche uretrolitotrissia, è invece una tecnica endoscopica. In pratica, attraverso l’uretra, vengono inserite delle sottili sonde, le quali vengono poi fatte risalire fino al punto in cui si è arrestato il calcolo; a questo punto le sonde possono emettere delle onde acustiche o dei raggi laser che frantumano il calcolo.
Solo occasionalmente è necessario ricorrere alla chirurgia se dagli esami risulta che è presente qualcosa che blocca in maniera cronica le vie urinarie, come un’anomalia strutturale o un calcolo particolarmente grande. Nelle persone con pielonefrite cronica in procinto di sottoporsi a trapianto renale può rendersi necessaria la rimozione del rene infetto. La diffusione dell’infezione al rene trapiantato è particolarmente rischiosa se il soggetto assume farmaci immunosoppressori per prevenire il rigetto dell’organo trapiantato, che indeboliscono anche la capacità dell’organismo di combattere le infezioni.
La maggior parte delle persone si riprende completamente. Un ritardo nel recupero e la possibilità di complicanze sono più probabili se il soggetto necessita di essere ricoverato, se l’organismo infettivo è resistente agli antibiotici ad ampio spettro o se la persona ha un disturbo che indebolisce il sistema immunitario (come alcuni tumori, diabete mellito o AIDS) o un calcolo renale.

Prevenzione e Stile di Vita per la Salute Renale
Prevenire la formazione di nuovi calcoli renali è fondamentale per chi ha già sofferto di coliche renali. Prevenire è meglio che curare, giusto? Con una dieta equilibrata, una buona idratazione e uno stile di vita sano, puoi ridurre il rischio di calcolosi renale e ureterale. È importante mantenere un’adeguata idratazione, bevendo a sufficienza in particolare nel periodo estivo e in presenza di attività fisica. È consigliato bere almeno due litri di acqua al giorno, per diluire le urine e ridurre il rischio di formazione di calcoli. La durata ideale di questa terapia non è nota. Se l’infezione ricompare dopo l’interruzione di questo antibiotico, è possibile che la terapia preventiva debba essere assunta per un tempo indefinito.
Attenzione anche alla dieta, in quanto la composizione delle urine è direttamente correlata all’alimentazione. Gli aspetti da prendere in considerazione sono molteplici e comprendono il consumo di proteine, di verdure, di latticini, di alcool, di sale e il pH urinario. Per esempio, i pazienti con calcoli di calcio e alte concentrazioni di calcio nelle urine dovrebbero limitare l'assunzione di sodio e avere l'obiettivo di un'assunzione moderata di calcio da 1000 mg a 1200 mg di calcio alimentare al giorno. Alcuni cibi, come quelli ricchi di ossalati (es. spinaci, cioccolato, noci), dovrebbero essere evitati per ridurre il rischio di formazione di calcoli. Quelli con calcoli di acido urico presentano la caratteristica favorevole di sciogliersi completamente alcalinizzando le urine, cioè aumentandone il pH. Quelli con calcoli di calcio e basso citrato urinario o quelli con calcoli di acido urico e acido urico alto dovrebbero aumentare, invece, l'assunzione di frutta e verdura e diminuire le proteine animali non casearie.
L’attività fisica regolare è un altro fattore chiave nella prevenzione dei calcoli renali, poiché aiuta a mantenere un peso corporeo sano e a migliorare il metabolismo del calcio. Per chi ha già sofferto di coliche renali, è importante seguire una dieta adeguata e sapere cosa mangiare con coliche renali per prevenire recidive.
In caso di pielonefriti frequenti o di recidive dopo la sospensione della terapia antibiotica, si raccomanda di assumere ogni giorno una piccola dose di antibiotici a lungo termine per prevenire un’infezione ricorrente.