Codice Deontologico dei Medici e Maternità Surrogata: Un Conflitto di Doveri e Diritti

La questione della maternità surrogata, o "gestazione per altri" (GPA), è un tema di grande attualità e dibattito in Italia, soprattutto dopo la recente approvazione della legge che la rende un reato universale. Questo scenario ha innescato un confronto acceso tra la classe medica e le istituzioni, sollevando interrogativi fondamentali sul ruolo del medico, sui suoi doveri etici e deontologici, e sull'interpretazione delle normative vigenti.

La Maternità Surrogata: Definizione e Contesto Normativo

La "gestazione per altri" è una forma di procreazione assistita in cui una donna, detta gestante per altri o madre surrogata, porta avanti una gravidanza per conto di una o più persone che acquisiranno la responsabilità genitoriale nei confronti del nascituro. Questa pratica può assumere diverse forme, a seconda che la gestante fornisca o meno il proprio materiale genetico. Nella surrogazione tradizionale, la gestante fornisce il proprio ovocita, diventando madre genetica oltre che gestazionale. Al contrario, con la tecnica di Fecondazione In Vitro con Embryo Transfer (FIVET), si procede con una fecondazione in vitro dei gameti dei genitori intenzionali e l'impianto dell'embrione nell'utero della madre surrogata.

Tipi di maternità surrogata

Il dibattito sulla maternità surrogata è considerato uno dei più attuali e complessi nel campo della bioetica, e ha generato una pluralità di teorie e posizioni. La regolazione di questa pratica varia significativamente a livello internazionale. Negli Stati Uniti, ad esempio, la maternità surrogata trova ampia apertura e regolamentazione, pur con differenze sostanziali tra i vari Stati. In Europa, invece, la surrogazione commerciale è ammessa legalmente solo in un numero esiguo di Paesi, a causa del rischio di sfruttamento e mercificazione del corpo della gestante. L'Ucraina, ad esempio, si distingue per un quadro normativo permissivo anche per la surrogazione commerciale, ma con requisiti stringenti per i genitori intenzionali, limitandola a coppie eterosessuali coniugate con specifiche indicazioni mediche e un legame genetico con il bambino. Esistono anche accordi di natura "altruistica", come in Canada e, con condizioni specifiche, in Olanda, dove non sono previsti compensi commerciali, riflettendo la volontà di garantire l'accesso alla genitorialità pur tutelando contro lo sfruttamento.

Mappa della legislazione sulla maternità surrogata nel mondo

In Italia, la maternità surrogata è esplicitamente vietata dall'articolo 12, comma 6 della legge n. 40 del 2004. Questa norma punisce con la reclusione da tre mesi a due anni e con una multa da seicentomila a un milione di euro "chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità". Il 16 ottobre il Senato ha approvato in via definitiva una legge che rende la maternità surrogata un reato universale, con l'aggiunta di un nuovo paragrafo al comma 6 dell'articolo 12 della legge n. 40/2004. Questo significa che i cittadini italiani che ricorrono alla maternità surrogata anche in Paesi dove tale pratica è legale e regolamentata possono essere perseguiti penalmente al loro rientro in Italia. L'obiettivo primario di questa modifica legislativa è contrastare il cosiddetto 'turismo procreativo'.

Lo Scontro tra Medici e Istituzioni: Dovere di Cura vs. Obbligo di Denuncia

A pochi giorni dall'approvazione della legge sul reato universale, si è aperto un acceso scontro tra i medici e il Ministro per le Pari opportunità e la Famiglia, Eugenia Roccella. Il Ministro Roccella ha dichiarato che "Un pubblico ufficiale, e anche il medico, è tenuto a segnalare i casi di sospetta violazione della legge sulla maternità surrogata alla Procura. E poi si vedrà". Questa affermazione ha suscitato immediate reazioni e preoccupazioni all'interno della categoria medica.

Maternità surrogata e riconoscimento del genitore non biologico I The Notary Pills

La Posizione dei Medici: La Centralità del Dovere di Cura e il Segreto Professionale

La risposta della categoria medica non si è fatta attendere. Il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli, ha sottolineato che "Il medico ha il dovere di curare le persone e di stabilire con esse un contatto che si basa su un rapporto di fiducia inviolabile". Ha inoltre ricordato che il medico "è esonerato dall'obbligo di denuncia nei confronti del proprio paziente" quando il referto esporrebbe la persona assistita a procedimento penale, come desunto dal capoverso dell'articolo 365 del Codice penale.

L'articolo 10 del Codice di Deontologia Medica sancisce chiaramente che "Il medico deve mantenere il segreto su tutto ciò che gli è confidato o di cui venga a conoscenza nell’esercizio della professione. La morte del paziente non esime il medico dall’obbligo del segreto". La rivelazione è ammessa solo ove motivata da una giusta causa, rappresentata dall’adempimento di un obbligo previsto dalla legge o da quanto previsto dagli articoli 11 e 12 relativi alla riservatezza dei dati personali e al trattamento dei dati sensibili. Minare il rapporto di fiducia medico-paziente presuppone una violazione del Giuramento di Ippocrate, poiché "se quelle stesse informazioni diventano uno strumento contro il paziente, potrebbero portare quest'ultimo a non fidarsi del medico. E questo non può accadere in alcun modo".

Il medico, come stabilito dal Codice di Deontologia Medica (Art. 13), ha un'autonomia nella programmazione, nella scelta e nell'applicazione di ogni presidio diagnostico e terapeutico, sempre perseguendo il beneficio del paziente. La sua professione si basa sull'indipendenza, e il suo "unico interesse dovrebbe essere quello della tutela dell'individuo, in quanto richiesto dalla legge". Anche rispetto a pazienti che possono delinquere, l'interesse del medico deve sempre essere quello di curare, poiché "il diritto alla vita e alla salute viene prima di qualsiasi altro proprio per la sua importanza, tanto da essere definito dalla stessa Costituzione come ‘fondamentale’".

La Replica del Ministro Roccella: Distinguere Tra Paziente e Committente

Il Ministro Roccella ha replicato affermando che "Mi pare che il presidente Anelli, nel commentare le mie considerazioni sul necessario rispetto della legge, confonda i piani. È evidente che la cura ha sempre la priorità e che non è in discussione il rapporto fiduciario tra medico e paziente. Ma in questo caso chi ha commissionato, violando la legge, la maternità surrogata, non ha un problema di salute, visto che chi ha partorito e ha bisogno di cura è casomai la madre surrogata". Ha inoltre ricordato che "una legge in vigore da vent'anni punisce penalmente in Italia non solo chi pratica l'utero in affitto, ma anche chi lo 'organizza e pubblicizza'".

Secondo il Ministro, l'obbligo di denuncia riguarderebbe coloro che hanno commissionato la pratica, e non la madre surrogata che necessita di cure. Questa distinzione è cruciale nel dibattito, poiché cerca di separare il dovere di cura dal presunto obbligo di segnalazione, focalizzandosi su diverse figure coinvolte nella GPA.

Implicazioni e Preoccupazioni per la Salute Pubblica

La preoccupazione principale espressa dai medici e da associazioni come Meritocrazia Italia è che l'obbligo di denuncia possa "spaventare le donne, inducendole ad evitare controlli medici". Ciò rappresenterebbe un grave rischio per la salute sia delle madri che dei nascituri, aumentando l'incidenza di complicazioni durante la gravidanza, il parto ed i primi giorni di vita dei bambini. Meritocrazia Italia ritiene che "non si possa pretendere dai medici di agire come informatori per la legge, soprattutto su questioni così delicate come la maternità", e invita a concentrarsi su misure che garantiscano la protezione delle donne e dei bambini, mantenendo al contempo il rispetto per i diritti e la dignità di tutte le persone coinvolte.

Il ruolo del medico è incentrato sulla presa in carico delle esigenze di salute del paziente (siano esse fisiche, psicologiche o sociali), compresa la tutela dei suoi interessi e del segreto professionale. Ingerenze politiche che cerchino di indirizzarne l'operato sono viste con preoccupazione, poiché "l'indipendenza e l'autonomia della professione medica sono garanzia del diritto del malato ma anche di un sistema democratico che consente il progresso e la tutela delle norme fondanti della nostra Costituzione".

Il Codice di Deontologia Medica: Principi Fondamentali

Il Codice di Deontologia Medica definisce i principi e le regole che i medici devono osservare nell'esercizio della professione. Il comportamento del medico, anche al di fuori dell'esercizio professionale, deve essere consono al decoro e alla dignità della stessa, in armonia con i principi di solidarietà, umanità e impegno civile che la ispirano.

Principi Etici e Doveri Professionali

  • Dovere di Cura (Art. 4): Il medico deve perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza, nel rispetto della dignità e della libertà della persona, senza soggiacere a interessi, imposizioni e suggestioni di qualsiasi natura.
  • Indipendenza e Autonomia (Art. 8): La professione medica si fonda sull'autonomia e sull'indipendenza del medico, che deve agire nel rispetto della dignità, della libertà e dell'autonomia della persona.
  • Segreto Professionale (Art. 10): Il medico deve mantenere il segreto su tutto ciò che gli è confidato o di cui venga a conoscenza nell'esercizio della professione. L'inosservanza del segreto medico costituisce mancanza grave quando possa derivarne profitto proprio o altrui ovvero nocumento della persona assistita o di altri.
  • Riservatezza dei Dati Personali (Art. 11): Il medico è tenuto al rispetto della riservatezza nel trattamento dei dati personali del paziente, in particolare dei dati sensibili inerenti la salute e la vita sessuale.
  • Acquisizione del Consenso (Art. 35): Il medico non deve intraprendere attività diagnostica e/o terapeutica senza l'acquisizione del consenso esplicito e informato del paziente. Il consenso deve essere espresso in forma scritta nei casi previsti dalla legge o quando la natura delle prestazioni o le possibili conseguenze sulla integrità fisica lo rendano opportuno.

La Fecondazione Assistita nel Codice Deontologico

L'articolo 44 del Codice di Deontologia Medica affronta la fecondazione medicalmente assistita, definendola un atto integralmente medico in cui il professionista deve agire "secondo scienza e coscienza". È "proscritta ogni pratica di fecondazione assistita ispirata a selezione etnica e a fini eugenetici; non è consentita la produzione di embrioni ai soli fini di ricerca ed è vietato ogni sfruttamento commerciale, pubblicitario, industriale di gameti, embrioni e tessuti embrionali o fetali". Questa sezione del codice, pur non menzionando esplicitamente la maternità surrogata, ne riflette i principi etici sottostanti, ponendo l'accento sulla dignità della persona e sulla proibizione di scopi commerciali.

Dilemma etico del medico

La Maternità Surrogata come Reato Universale e le Sue Implicazioni

La modifica legislativa che rende la maternità surrogata un reato universale solleva numerosi interrogativi. Tradizionalmente, il principio della giurisdizione penale extraterritoriale illimitata è stato applicato a crimini di particolare gravità e rilevanza internazionale, come genocidio, crimini di guerra, tratta di esseri umani o pedofilia. L'estensione di questo principio alla maternità surrogata è, dunque, una novità significativa.

Difficoltà di Accertamento e Incertezza Giuridica

L'estensione extraterritoriale potenzialmente illimitata della giurisdizione penale solleva questioni sulla sua effettività. Sussisterebbero "oggettive difficoltà di accertamento del reato avvenuto all'estero, atteso che gli Stati esteri coinvolti potrebbero rifiutare ogni forma di collaborazione", specialmente alla luce della liceità della condotta nei loro ordinamenti. La criminalizzazione della pratica rischia di creare "situazioni di incertezza giuridica riguardo allo status dei bambini nati mediante surrogazione, con potenziali ripercussioni sul riconoscimento della filiazione".

Il

Questo scenario pone la questione del complesso bilanciamento tra la politica legislativa nazionale e il principio riconosciuto anche a livello internazionale del "best interest of the child". Il dibattito giuridico, etico e sociale sulla maternità surrogata come reato universale è, dunque, destinato a proseguire, con potenziali sviluppi su diversi fronti, anche in relazione alle sentenze della Corte di Cassazione e della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che hanno più volte affrontato il tema del riconoscimento del rapporto filiale e il diritto al rispetto della vita familiare.

Il Contesto Internazionale e le Differenze Legislative

La disciplina della maternità surrogata è frammentata a livello globale, con approcci molto diversi.

  • Stati Uniti: Rappresentano il Paese principale in cui la maternità surrogata è ampiamente accettata e utilizzata, con legislazioni che variano tra i singoli Stati, in assenza di una legge federale uniforme.
  • Ucraina: Permette la surrogazione commerciale con requisiti stringenti, riservandola a coppie eterosessuali coniugate con determinate indicazioni mediche e un legame genetico con il bambino.
  • Canada: Ha un modello di surrogazione altruistica, dove è vietata qualsiasi forma di commercializzazione della pratica.
  • Spagna: La legge n. 14 del 2006 sulle Tecniche di Riproduzione Umana Assistita (TRHA) non ammette la maternità surrogata e attribuisce i diritti materni alla donna che partorisce. Le uniche condotte penalmente rilevanti sono quelle che simulano il parto o alterano lo status filiationis del minore per scopi fraudolenti o commerciali.
  • Germania: La legge sulla tutela degli embrioni (Embryonenschutzgesetz - EschG) del 1990 vieta esplicitamente la surrogazione di maternità.
  • Francia: La legge n. 94-653 del 1994 ha introdotto il divieto di "prestito" di utero, sia a titolo oneroso che gratuito, e non ammette la maternità surrogata.

Confronto leggi surrogata Europa

Queste differenze evidenziano la complessità del tema e la varietà di considerazioni etiche, morali e sociali che lo circondano. La legge italiana, con la sua impostazione restrittiva e la recente introduzione del reato universale, si colloca tra gli ordinamenti più severi in materia. La legge n. 40 del 2004 è considerata da molti inadatta a rispondere alle esigenze attuali della società, soprattutto per quanto riguarda le coppie omosessuali e la comunità LGBTQ+, per le quali l'accesso alla genitorialità tramite la GPA è una questione di diritti civili.

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