Il panorama scientifico relativo alla riproduzione umana sta vivendo un cambiamento di paradigma radicale. Fino a poco tempo fa, si riteneva che il liquido seminale fosse naturalmente privo di batteri; qualsiasi microbo trovato tra gli spermatozoi era considerato un segno di infezione o contaminazione. Tuttavia, le ricerche più recenti stanno ora dimostrando che lo sperma ha una propria comunità microbica, proprio come già individuato per l'intestino e la vagina. Il microbioma dello sperma può contenere un ampio insieme di microbi, la maggior parte dei quali proviene dalle ghiandole del tratto riproduttivo superiore, inclusi i testicoli, le vescicole seminali e la prostata.

Il ruolo emergente del microbioma seminale
Circa 10 anni fa ebbe inizio il cosiddetto Progetto Microbioma Umano (HMP), che ha iniziato a svelare come in un organismo abitino più di 10.000 specie di batteri differenti. Oggi, gli esperti si interrogano se esistano batteri specifici del tratto genito-urinario e in che modo questi interagiscano con la qualità seminale. Si sente spesso parlare del microbioma intestinale e della sua influenza sulla salute e sul benessere generale di una persona, ma lo stesso può valere per il microbioma del liquido seminale. Secondo i ricercatori del Dipartimento di Urologia dell’UCLA, l’Università della California a Los Angeles, il microbiota seminale potrebbe svolgere un ruolo cruciale nell’influenzare i parametri del liquido seminale e nel migliorare la fertilità maschile.
Considerando studi recenti che evidenziano l'importanza del microbioma nella salute umana in generale, i ricercatori hanno studiato il microbioma seminale per comprenderne il potenziale impatto sull'infertilità maschile. È fondamentale sottolineare che l'infertilità colpisce circa il 15% delle coppie alla ricerca di un figlio e si stima che un numero ridotto di spermatozoi sia causa o concausa di almeno il 30% dei casi di infertilità di coppia.
Evidenze cliniche: Pseudomonas, Prevotella e Lattobacilli sotto accusa
Le ricerche attuali, condotte da istituzioni di rilievo internazionale, stanno fornendo dati sempre più precisi sulla composizione microbica dello sperma. A dimostrarlo sono due review condotte dai ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, insieme a colleghi brasiliani e danesi, e dagli esperti dell’Università di Padova, pubblicate su Frontiers in Endocrinology e Cells.
L'analisi condotta dai ricercatori dell’Università Federico II, che ha preso in considerazione 37 studi effettuati tra il 1980 e il 2023 su oltre 9300 uomini, ha rilevato un eccesso di ceppi di Prevotella e Lactobacillus negli individui con ridotto numero di spermatozoi, rispetto a uomini con conta spermatica normale. Questi risultati sono stati confermati dalla review condotta dai ricercatori dell’Università di Padova, su 27 lavori raccolti sulla piattaforma PubMed fino al 2023, che ha identificato anche la presenza di alte concentrazioni di ceppi di Pseudomonas.
L'eccesso di Lactobacillus, in particolare, può produrre acido lattico, portando potenzialmente a un ambiente infiammatorio a livello locale che può influire in modo negativo sul numero degli spermatozoi. Inoltre, lo studio dell'UCLA ha scoperto che un microbo in particolare, il Lactobacillus iners, può avere un impatto negativo diretto sulla fertilità maschile, poiché gli uomini con una maggiore presenza di questo microbo avevano maggiori probabilità di riscontrare problemi con la motilità degli spermatozoi.

Infezioni seminali e processi infiammatori
In ambito andrologico, la presenza di batteri o di un aumento dei globuli bianchi nel liquido seminale può indicare un processo infiammatorio in atto. Con il termine "infezione del liquido seminale" si fa riferimento alla presenza di microrganismi patogeni nello sperma, rilevabili attraverso specifici esami microbiologici. Le infezioni possono interessare diverse strutture dell'apparato genitale maschile, tra cui prostata (prostatite), epididimo (epididimite) e vescicole seminali.
In molti casi si tratta di infezioni batteriche sostenute da microrganismi come Escherichia coli, Enterococcus faecalis o altri batteri uropatogeni. Queste infezioni possono manifestarsi con sintomi evidenti, come la riduzione del volume dell'eiaculato o la presenza di sangue nello sperma (emospermia), oppure restare asintomatiche. L'infiammazione associata può alterare il pH, aumentare la produzione di radicali liberi e compromettere la motilità degli spermatozoi. La letteratura scientifica suggerisce che lo stress ossidativo associato all'infiammazione possa danneggiare la membrana e il materiale genetico degli spermatozoi, riducendo la capacità fecondante.
Percorsi diagnostici e approccio terapeutico
La diagnosi di infezione del liquido seminale si basa su un percorso diagnostico preciso. Lo spermiogramma rappresenta il primo passo, ma non è sufficiente per identificare il microrganismo responsabile. In presenza di sospetto clinico, possono essere richiesti anche esami delle urine, tampone uretrale o test per infezioni sessualmente trasmesse. È essenziale, inoltre, procedere alla detersione dell'area genitale prima della raccolta del campione per evitarne la contaminazione.
Il trattamento delle infezioni seminali dipende dal microrganismo identificato e dalla presenza o meno di sintomi. In caso di infezione batterica documentata, si utilizza una terapia antibiotica mirata, scelta sulla base dell’antibiogramma. Nei casi di infiammazione cronica prostatica, il percorso terapeutico può includere farmaci antinfiammatori e strategie volte a migliorare il drenaggio delle secrezioni prostatiche. Nei pazienti con precedenti episodi infettivi o con alterazioni persistenti del liquido seminale, è consigliabile un monitoraggio nel tempo.
Nonostante il livello di prove in questo campo sia in costante crescita, lo studio del microbiota del liquido seminale rappresenta ancora un aspetto spesso trascurato della diagnostica dedicata all’analisi dell’infertilità maschile. Le modifiche ai parametri dello spermiogramma non riflettono o predicono necessariamente la fertilità o la sub-fertilità, e la ricerca scientifica, pur essendo ancora in fase iniziale e talvolta controversa, sta tracciando la strada verso diagnosi più precise e strategie terapeutiche innovative. La prevenzione, l'informazione corretta e il controllo specialistico rimangono strumenti chiave per proteggere la salute riproduttiva dell'uomo, garantendo un approccio che integri la biologia molecolare con la clinica andrologica tradizionale.