Procreazione Medicalmente Assistita: Vent'anni di Legge 40 e le Nuove Frontiere Etiche e Sociali

Nel panorama del dibattito bioetico e giuridico italiano, la procreazione medicalmente assistita (PMA) rappresenta un campo in costante evoluzione, un terreno di confronto tra visioni profondamente diverse sull'origine della vita e sul ruolo della tecnologia nella sua trasmissione. A vent'anni dalla sua promulgazione, la Legge 40 del 2004, che disciplina la materia in Italia, continua a essere oggetto di analisi e critiche, spingendo a una riflessione approfondita sulle sue radici, sul suo percorso e sulle direzioni future della riproduzione umana. L'obiettivo primario è comprendere meglio da dove siamo venuti, dove siamo, e dove stiamo andando, tracciando una mappa delle diverse posizioni per favorire un orientamento consapevole.

Il 9 febbraio, a vent’anni esatti da quando alcuni ancora speravano che la Legge fallisse, si è tenuto a Roma un convegno organizzato dalla Consulta di Bioetica Onlus, presieduta da Maurizio Mori, componente del Comitato Nazionale per la Bioetica, e dalla Società italiana di Fertilità e Sterilità (Sifes), dal titolo “La fecondazione assistita dopo 20 anni di L. 40”. Maurizio Mori ha ricordato come in una lunga telefonata con l’amico Carlo Flamigni si ricordava che il 7 giugno 1999, inaspettatamente, i senatori del Centro-destra non fossero andati a votare e tutto saltò. Però il 10 febbraio 2004 i deputati ci andarono e la legge è passata con 277 sì, 222 no, e 3 astenuti. Questo evento segnò un punto di svolta, inaugurando un'era di rigorosa regolamentazione della procreazione medicalmente assistita in Italia.

La Nascita della Legge 40/04: Un Contesto Storico e Legislativo della Procreazione

Il cammino che ha portato alla Legge 40/04 è stato lungo e tortuoso, costellato di speranze e delusioni, e si inserisce in una storia ben più ampia di progressi scientifici nel campo della riproduzione umana. La curiosità e l'indagine scientifica sulla generazione della vita hanno radici antiche; già nel 1764, il grande medico francese Charles Bonnet scriveva che “la generazione è uno di quei segreti che la Natura sembra essersi riservata”. Solo 160 anni dopo, la scienza ha iniziato a strapparle quel segreto quando, nel 1924, il ginecologo giapponese Kyūsaku Ogino è riuscito a dare la prima descrizione scientifica del ciclo femminile, aprendo la strada alla comprensione e, successivamente, all'intervento nella riproduzione umana. Questa scoperta, cento anni fa, ha gettato le basi per lo sviluppo delle tecniche di fecondazione assistita, che avrebbero rivoluzionato il concetto di maternità e paternità.

La Legge 40/04 è stata oggetto di tante critiche fin dalla sua promulgazione, e il compito di esaminare le questioni di fondo, più che gli aspetti specifici, è essenziale per tracciare una mappa delle diverse posizioni e favorire così l’orientamento nel complesso dibattito. La legge, infatti, non è nata in un vuoto ideologico, ma è stata il frutto di profonde negoziazioni e compromessi tra visioni etiche e morali spesso contrapposte, che riflettevano le diverse concezioni della famiglia, del matrimonio e del significato stesso della vita umana.

La Prospettiva Tradizionale: Il Principio di Inscindibilità e il Divieto Assoluto

Una delle posizioni etiche più influenti nel dibattito sulla procreazione è quella che ha le sue radici nella visione tradizionale e, in particolare, nell'etica cattolica, che ha esercitato un enorme peso nel dibattito pubblico italiano. Per capire questa prospettiva bisogna partire dalla considerazione che il matrimonio è uno degli istituti costitutivi alla base della civiltà umana. Lo rileva anche il Foscolo quando dice che “dal dì che nozze tribunali ed are/Dieder alle umane belve esser pietose” verso i vivi e verso i morti, quelle belve han costruito le città e i sepolcri. In questo contesto, il matrimonio, inteso come il matris munus (dovere, ufficio, compito della madre), è l’istituto deputato a regolare la trasmissione della vita umana alla successiva generazione per garantire la sopravvivenza del gruppo.

Data la centralità di questo compito, alcuni credono che il matrimonio sia di origine divina e munito di regole assolute come il principio d’inscindibilità, che vieta di scindere il significato unitivo da quello procreativo dell’atto coniugale. Sulla scorta di questo principio, la Chiesa cattolica romana ha condannato ogni forma di intervento tecnico nella riproduzione umana, inclusa la fecondazione assistita. L’inscindibilità porta a condannare sia la contraccezione, che separa i due significati consentendo di far sesso senza far figli, sia la fecondazione assistita che li separa nell’altro senso, consentendo di far figli senza far sesso.

Rappresentazione allegorica del matrimonio come pilastro della civiltà

Questa posizione si è manifestata con particolare vigore all’indomani della nascita di Louise Brown, la prima "bambina in provetta". In quell'occasione, il gesuita Virginio Rotondi condannò senz’appello la tecnica riproduttiva, affermando: «Non è lecito violare la natura […] la creazione di una nuova vita può essere frutto solo di un legittimo atto di amore nell’esercizio dei diritti coniugali. Questo adoperare siringhe e provette e le muffe e gli acidi di un laboratorio […] è cosa che fa ribrezzo prima di provocare la condanna dell’etica naturale e della morale cristiana. Con tali sistemi la medicina scende al livello della veterinaria». Nonostante questa posizione di divieto assoluto abbia avuto un enorme peso nel dibattito pubblico - tanto che a Bob Edwards, pioniere della FIVET, il premio Nobel è stato dato solo 32 anni dopo - da subito ha incontrato scarso favore tra la gente comune, perché la nuova tecnica riproduttiva è stata vista come una terapia per l’infertilità e quindi buona come ogni altra terapia. Questa percezione popolare ha aperto la strada a una seconda posizione etica, più pragmatica e meno assolutista, che ha cercato un punto di equilibrio tra l'avanzamento scientifico e i principi morali.

La Legge 40/04: La Fecondazione Assistita come Terapia per l'Infertilità

Senza entrare nel merito se la nuova tecnica sia davvero una terapia (un mero aiuto) oppure no, questa considerazione sta alla base della seconda posizione etica circa la fecondazione assistita: quella che ammette il ricorso alla tecnica solo come terapia per l’infertilità, al fine di ripristinare la parità di condizioni tra fertili e infertili. L’impianto della Legge 40 fa propria questa posizione etica, tanto che l’art. 1 stabilisce appunto che “è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita […] al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana [… “documentate da atto medico” (art. 1 comma 1)]. Su questa parte dell’articolo c’è stata un’ampia convergenza tra laici e cattolici, un raro momento di intesa in un dibattito così polarizzato.

Sapendo di dover mediare tra posizioni diverse, i cattolici hanno rinunciato al divieto assoluto per mantenere l’idea che la tecnica dovesse continuare a mimare la natura e la sua normatività. Tutto doveva così rimanere all’interno della coppia con l’omologa, il trasferimento degli embrioni contestuale (quindi senza congelamento) e via dicendo. I laici, invece, in quel contesto di mediazione, hanno rinunciato a pratiche come la fecondazione post-mortem, la gravidanza per altri, e altre simili, considerate troppo avanzate o eticamente problematiche. Alla fine, il contrasto vero era limitato a pochi punti, come l’eterologa e il congelamento degli embrioni, pratiche inizialmente vietate dalla Legge 40. Questo compromesso iniziale ha delineato un quadro normativo che, pur riconoscendo l'importanza di affrontare l'infertilità, cercava di limitare l'intervento umano nel processo riproduttivo, mantenendolo il più vicino possibile al modello naturale.

#FocusWeekend di Teletruria Legge 40/2004 sulla Fecondazione Assistita

Non si sa il perché di questo, ma è un fatto che quell’impianto è stato votato e condiviso anche da molti laici che ritenevano che la fecondazione assistita fosse una delle pratiche di quella che Giovanni Berlinguer chiamava la “bioetica di frontiera” (per pochi), opposta alla “bioetica quotidiana” (per tutti). Agli inizi, negli anni ’80, il futuro delle tecniche riproduttive era ancora incerto, mentre nei ’90 erano in molti (forse i più) a credere con Berlinguer che l’accesso alla tecnica sarebbe rimasto limitato a pochi casi: solo qualche decina o centinaio all’anno. Di qui la convergenza sull’impianto della 40 che limita l’accesso ai soli infertili. Questa percezione di un fenomeno di nicchia ha contribuito a sottovalutare l'impatto che la PMA avrebbe avuto sulla società e sulla riproduzione umana nel suo complesso. Tuttavia, come spesso accade con le nuove tecnologie, le previsioni iniziali si sono rivelate parziali, e la realtà ha superato di gran lunga le aspettative di allora, portando la PMA da pratica di frontiera a fenomeno di massa.

La Secolarizzazione della Riproduzione e l'Evoluzione del Pensiero Etico

Oggi sappiamo che la fecondazione assistita è diventata una pratica della “bioetica quotidiana” e che limitarne l’accesso ai soli infertili è eticamente sbagliato. Se è lecito scindere sessualità e riproduzione per gli infertili, è perché si riconosce che è lecito e buono avere figli a prescindere dal principio d’inscindibilità e dalla normatività della natura. Pertanto, la scissione è buona ogniqualvolta arricchisca l’esperienza umana (come lo è l’avere figli) e consenta di allargare le capacità naturali e di “far meglio” della natura stessa. È sbagliato limitare l’accesso alle tecniche ai soli infertili perché sarebbe come dire che l’uso delle lenti d’ingrandimento è solo per gli ipovedenti e va vietato il cannocchiale e il microscopio: un paragone che ne evidenzia l'assurdità.

Non si è colto subito l’errore perché - come ricordava sempre Carlo Flamigni, che al riguardo citava un passo di Paolo Emilio Lamanna - le idee sono un po’ come il vetro delle ampolle di profumo, che continua a profumare anche dopo che l’ampolla si è rotta. Col tempo però la fragranza evapora e ci si accorge che il vetro è solo vetro. Fuor di metafora, il profumo indicato era quello della sacralità riproduttiva che ancora vent’anni fa si faceva sentire con forza nella cultura italiana.

Un passo del 1997, scritto dal cardinal Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna e figura di spicco nel dibattito, è particolarmente significativo per comprendere questa mentalità: l’inizio e la fine della vita umana - scriveva Caffarra - sono due momenti «abitati da un mistero, luoghi sacri dentro questo mondo, nel quale è Dio stesso che si rende presente. L’inizio della persona umana, che coincide con il suo concepimento, è effetto di un atto creativo di Dio: l’uomo e la donna pongono le condizioni della venuta all’esistenza di una nuova persona umana. Essi aprono solo lo spazio in cui, Dio, se lo vuole, possa compiere il suo atto creativo». Questo passo ci consente di capire perché la Legge 40 non usi il termine biologico di riproduzione ma quello teologico di procreazione. Procreazione sta a indicare che, al di là delle tecniche, la sessualità coniugale è solo ausiliaria all’opera di Dio e che i genitori biologici sono solo collaboratori all’opera e non gli autori. Il passo rivela anche quanto al tempo il vetro dell’ampolla ancora profumasse di sacralità riproduttiva, permeando la discussione pubblica e influenzando la formulazione della legge.

Rappresentazione della secolarizzazione della scienza e l'evoluzione del pensiero

Oggi, vent’anni fa, inizio e fine-vita erano proposti da Caffarra come momenti «abitati da un mistero, luoghi sacri dentro questo mondo, nel quale è Dio stesso che si rende presente». Senza voler urtare la sensibilità di nessuno, queste parole risultano oggi prive di senso per una parte crescente della società. Non si capisce più che cosa significhino, e questo perché la recente “secolarizzazione della riproduzione” ha portato al disincanto di questa porzione di mondo. Come quattro secoli fa la Rivoluzione astronomica ha secolarizzato lo spazio fisico, sottraendolo a interpretazioni puramente teologiche per aprirlo all'indagine scientifica e alla comprensione razionale, così oggi la Rivoluzione biomedica ha secolarizzato lo spazio della riproduzione umana. Questo processo dissolve la normatività della natura come unica guida incondizionata e favorisce un maggiore controllo dell’intero processo riproduttivo, così che si profila il problema della responsabilità per la nuova nascita e per le condizioni di nascita. Questo è un problema nuovo che prima non c’era.

In passato, il compito dei genitori era solo attivare il processo riproduttivo nel matrimonio e null’altro. Rilevava al riguardo il grande scrittore cattolico conservatore C.S. Lewis nel 1960, anni in cui il problema della “paternità responsabile” cominciava a affermarsi: “i più dei nostri avi si sposavano giovani con partner scelti dai loro genitori in base a criteri che non avevano niente a che fare con l’Eros [in senso spirituale]. Arrivavano a fare l’atto coniugale senz’altra “benzina” che il puro desiderio animale. E facevano il giusto (And they did right): erano onesti mariti cristiani e oneste mogli cristiane che obbedivano ai loro padri e alle loro madri, che assolvevano il reciproco “debito coniugale” e tiravano su i figli nel timore di Dio” (The Four Loves, 132). Oggi è cambiato tutto - fortunatamente, come si può aggiungere. Conosciamo la biologia e quelle “siringhe, provette, muffe e acidi di laboratorio”, che tanto sconcertavano il gesuita Rotondi, consentono un maggiore controllo della riproduzione. Grazie a contraccezione, aborto, diagnosi prenatale, ecc., le nascite sono oggi frutto di scelta, di cui si deve essere responsabili. Si diventa genitori non più per “puro desiderio animale” come scriveva Lewis, ma perché lo si è scelto e perché ci si assume la responsabilità genitoriale attenta al “best interest of the child”, al migliore interesse del bambino.

Una Nuova Modalità di Riproduzione Umana: Scissione, Controllo e Responsabilità

C’è quindi una terza posizione etica circa la fecondazione assistita, che si discosta dalle precedenti: quella per la quale Bob Edwards ha apprestato sì la nuova tecnica per vincere l’infertilità, ma così facendo ha scoperto una nuova modalità di riproduzione umana, diversa da quella naturale. La scissione di sessualità e riproduzione è una delle più grandi scoperte mai fatte, paragonabile alla ruota, alla scrittura o alla scissione dell’atomo. Prima la riproduzione umana procedeva secondo un proprio binario indipendente, perché soggetto alla mera natura; ora, grazie alle nuove tecniche, siamo in grado di controllare il processo riproduttivo che diventa ambito soggetto a nuove responsabilità. È lecito e buono accedere alle nuove tecniche ogniqualvolta ciò favorisca la responsabilità genitoriale e l’aumento della beneficenza riproduttiva. Questo significa che l'uso delle tecnologie deve essere orientato al benessere del futuro individuo e alla capacità dei genitori di prendersi cura di lui.

Se, come è stato detto, la scissione di sessualità e riproduzione è paragonabile alla scissione dell’atomo, allora sviluppando l’analogia si osserva che, come sul piano fisico la scissione dell’atomo consente di liberare un’enorme quantità di energia fisica (la bomba atomica), così sul piano socio-antropologico l’altra scissione consente di liberare l’altrettanto enorme energia umana connessa alla sessualità. Quest’ultima energia prima era regolata dal matrimonio e dalle varie forme di famiglie: istituti che ora vanno ripensati in profondità. La complessità delle relazioni umane e le diverse configurazioni familiari richiedono un aggiornamento delle categorie concettuali e delle norme che le disciplinano. L’American Society for Reproductive Medicine, nel 2021, ha già proposto di cambiare l’art. 1 della sua Carta Etica, riconoscendo l'esigenza di superare un linguaggio e concetti ormai datati. Lo stretto binarismo sessuale appare oggi improprio e obsoleto di fronte alla varietà delle identità e delle relazioni umane, che chiedono di essere riconosciute e tutelate anche nell'ambito della procreazione.

Infografica sull'aumento globale della fecondazione assistita negli ultimi 20 anni

Altri si chiedono invece se il diritto “to found a family”, cioè di avere figli, sia senza limiti o invece sia condizionato all’assunzione di responsabilità per il nato. Quello di ripensare la genitorialità e la famiglia è un compito grandioso, che va fatto al più presto. L’esigenza al riguardo sarà sollecitata da come e da quanto si diffonderà la fecondazione assistita. Da pratica “di frontiera” per pochissimi (qualche centinaio all’anno), in 20 anni è diventata pratica “di routine” che riguarda più del 5% di tutti i nati, un dato che evidenzia l'urgenza di affrontare questo cambiamento non più come un fenomeno marginale, ma come una realtà sociale consolidata e in crescita.

Per comprendere la portata di questa trasformazione, si può ricorrere a un'analogia storica. Due decenni dopo l’avvento del treno (1830 circa), la velocità di spostamento degli eserciti raddoppiava, e l’avvento del motore a scoppio ne ha cambiato le modalità in maniera ancora più radicale. Quando nel 1907 Henry Ford lanciò il modello T (la prima auto in serie), la produzione è stata di 3.000 esemplari, raddoppiati a 6.000 nel 1908. Ma sempre nello stesso 1907, i calessi sono stati 15.000, diventati 45.000 (tre volte tanto) nel 1908. Chi in quegli anni avesse fatto previsioni circa il futuro del settore avrebbe detto che i calessi sarebbero rimasti sempre prevalenti e l’automobile residuale: un mezzo sì comodo, ma che mai e poi mai avrebbe sostituito il cavallo! Le cose però sono andate diversamente e oggi vediamo che i calessi sono spariti. O meglio, abitando in Toscana non lontano da un tratto della via Francigena si vede che ancora ci sono pellegrini che vanno a Roma a piedi: l’auto ha stravinto, ma la modalità di trasporto naturale non è scomparsa. Questa metafora serve a evidenziare come le tecnologie emergenti, inizialmente sottovalutate o considerate marginali, possano radicalmente rimodellare le pratiche sociali, pur non eliminando del tutto le modalità tradizionali.

Le Nuove Frontiere e le Urgenze per il Futuro della Riproduzione

Alla luce di queste riflessioni, l'urgenza di un ripensamento complessivo della normativa sulla procreazione assistita diventa evidente. Le conclusioni che si possono trarre da questo percorso analitico sono chiare e impongono un'azione immediata. In primo luogo, l’idea alla base dell’impianto della Legge 40 non regge più di fronte alla realtà scientifica, sociale ed etica attuale. Le sue premesse, basate su una concezione restrittiva della riproduzione e su una sacralità ormai disincantata, non sono più adeguate. In secondo luogo, bisogna riconoscere apertamente che la fecondazione assistita è un nuovo modo di riproduzione umana, non una semplice terapia per ripristinare una condizione naturale, ma una vera e propria innovazione che apre nuove possibilità e sfide. In terzo luogo, è urgente ripensare le norme che regolano la trasmissione della vita umana ora che ne abbiamo acquisito il controllo, assumendoci la piena responsabilità delle scelte e delle loro implicazioni.

Sul piano più specifico, ci sono alcuni aspetti da considerare subito: per tante e diverse ragioni (studio, lavoro, stili di vita, ecc.) l’età per la gravidanza si è spostata in avanti e le esigenze riproduttive sono cambiate, rendendo le tecniche di PMA una risorsa sempre più diffusa e necessaria per molte coppie e individui. Ove adeguatamente regolate, queste pratiche sono buone e favoriscono la nascita di bimbi felici di essere venuti al mondo da genitori responsabili e attenti al loro best interest, senza che sia violata la dignità di nessuno. Un tempo i figli erano discriminati in base al fatto che fossero nati nel matrimonio o fuori o contro di esso; oggi bisogna evitare che siano discriminati in base alle modalità di nascita, garantendo a tutti i nati pari diritti e pari dignità, indipendentemente dal percorso che ha portato alla loro esistenza.

C’è poi da sfatare il mito dell’embrione “come uno di noi”, un mito che non ha alcun fondamento razionale e che si pone come pietra d’inciampo allo sviluppo della riproduzione assistita, bloccando la ricerca e l'innovazione in nome di principi che non trovano riscontro nella biologia o in una concezione razionale della persona.

Visione futuristica delle biotecnologie e della famiglia in evoluzione

In chiusura, si ribadisce che la fecondazione assistita, assieme alla più recente intelligenza artificiale (IA) e ad altre tecnologie emergenti, ha aperto un’epoca nuova, per cui stiamo entrando in un “mondo nuovo”. Per i passatisti, come per i laudatores temporis acti, invece, quello che ci si apre non sarebbe altro che un “mondo al contrario”, foriero solo di disastri e di rovine. Non si può qui replicare in dettaglio a tali posizioni, ma ci si limita a rilevare che è vano continuare a sognare un ritorno a un fantastico passato. Bisogna prendere atto che la fecondazione assistita ha definitivamente cambiato le modalità della riproduzione umana e che non possiamo più continuare a ragionare con gli antichi criteri. Sarebbe come mettere vino nuovo in otri vecchi, o continuare a portare il cappotto anche d’estate solo perché l’abbiamo messo d’inverno. È urgente abolire l’impianto della Legge 40 e riconoscere che la fecondazione assistita è una nuova forma di riproduzione umana che apre opportunità nuove, opportunità che devono essere favorite e regolamentate in modo da massimizzare il benessere umano e promuovere una genitorialità consapevole e responsabile.

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