La gestione di una classe, soprattutto quando si presenta "difficile", è una delle sfide più complesse e sentite nel panorama educativo. Questa problematica non si limita a contesti specifici o fasce d'età avanzate, ma emerge fin dai primi passi nel percorso scolastico, come l'inserimento all'asilo. La scena è ben nota: singhiozzi che diventano pianti, che si tramutano in strepiti e poi in urla disperate, con bimbi che si aggrappano alle gambe di mamma e papà, e adulti che non sanno bene che cosa fare. L'inserimento all'asilo, o in qualsiasi contesto di classe nuova, non è affatto una passeggiata. Ci si chiede perché bambini sempre allegri e gioviali dopo qualche giorno di scuola, o addirittura fin da subito, mostrano di non gradire affatto la novità. Come confortare un piccolo che rifiuta del tutto il nuovo ambiente, la classe, i compagni e che piange disperato non appena si parcheggia davanti a scuola? Queste sono le prime manifestazioni di una potenziale "classe difficile", che richiedono strategie educative mirate e una comprensione profonda delle dinamiche in gioco.
Le Sfide dell'Inserimento e le Prime Manifestazioni di Difficoltà
Quando si affronta l'inserimento, è cruciale non perdere mai la calma e non perdere di vista l'obiettivo principale: il benessere del bambino. Occorre mostrare fermezza e serenità anche davanti alle urla più forti, persino davanti a bimbi che si provocano il vomito. Questo è un compito arduo. Una madre o un padre con un bambino particolarmente riottoso nell'inserimento non possono essere lasciati da soli. Le insegnanti sono educatrici, e bisogna lasciare loro il modo di fare il proprio mestiere. È fondamentale lasciare loro anche il tempo di capire e di conoscere il bambino e imparare "i trucchi" migliori per calmarlo. In questa fase, è meglio non avere fretta. È utile parlargli dolcemente, riconoscendo che il pianto, le urla, anche disperate, sono doverose, specie se si tratta del primo distacco vissuto dal bambino. I genitori, inoltre, devono mostrare determinazione e fermezza, senza cedere. Se si cede, tenendo il bambino a casa "per una volta" o "solo per qualche giorno", si innesca un meccanismo difficile da rompere: è come se si dimostrasse al proprio figlio di essere caduti nella trappola del ricatto del pianto. Mamme e papà devono mostrare convinzione; purtroppo, si vedono troppi genitori lasciarsi andare allo sgomento, rinunciare, temere le novità. I bambini cercano sicurezze, ed è compito degli adulti contenere le loro paure. Un suggerimento pratico è quello di scegliere insieme al bambino, al mattino, "il gioco preferito" da portare con sé: è un po' come se il bambino si portasse un pezzetto di casa all'asilo.

La Natura dell'Indisciplina e il Contesto Educativo Moderno
Molti docenti hanno spesso espresso la sensazione che "Nessuno ci ha insegnato come gestire l'indisciplina in classe". Questo evidenzia una lacuna nella formazione che si riflette in una professione che, purtroppo, è diventata stressante. La gestione dell'indisciplina e le lacune nella formazione dei docenti contribuiscono a questa situazione. La focalizzazione sull’indisciplina, sebbene necessaria, è un aspetto decisamente negativo, poiché riguarda l'emergenza e sottolinea gli errori educativi che sono stati fatti. Tuttavia, non ci si può sottrarre al tema dell'indisciplina, che esiste e bisogna affrontarlo direttamente ed efficacemente. È però altrettanto cruciale sottolineare la necessità di creare tutte quelle condizioni educative e didattiche che riducono l'emergere di comportamenti scorretti. In breve, gli interventi sono più efficaci se si interviene a livello preventivo.
Il tempo "perso" nel gestire l’indisciplina è un onere significativo per i docenti. Le situazioni di indisciplina sono molteplici e variegate. Ad esempio, uno studente potrebbe minacciare di rigare o strisciare l'auto del docente chiedendo: “Qual è la tua auto?”. E se l'auto fosse già stata strisciata con un chiodo? Oppure, come affrontare le provocazioni anonime, come sul muro del bagno dove era stato scritto “Prof X frocio” e “Prof.ssa Y puttana”? Come intervenire in questi casi? Un allievo di 14 anni, durante la lezione, potrebbe mettersi a cantare e a mimare un cantautore, per poi andare da banco a banco e fare lo scemo per eccitare gli altri a cantare con lui, urlando per prendersi gli applausi, ignorando il docente. Ancora, uno studente potrebbe prendere il compito di verifica, farne un aeroplano e lanciarlo fuori dalla finestra, insultando il docente ed uscendo dall'aula. O, più direttamente, cosa dire a uno studente che minaccia: “Ti denuncio…?” E come gestire l'ammutinamento di gruppo? Tutti questi scenari contribuiscono a rendere l'insegnamento una professione stressante, e spesso si manifesta un aumento degli studenti egocentrici, narcisisti, presuntuosi, demotivati. La rottura dell’alleanza educativa tra genitori e docenti e la difficoltà strutturale della gestione della classe aggravano il problema.
Cause dell'Indisciplina e Prospettive Critiche
L'indisciplina non è un fenomeno monolitico, ma il risultato di una complessa interazione di fattori. La sua definizione va oltre la mera interpretazione militare di "disciplina" e implica la capacità di "saper tenere la disciplina" come competenza esistenziale. Il significato di essere disciplinati come competenza esistenziale è cruciale. L'indisciplina aumenta con l’età ed esplode nella preadolescenza ed adolescenza, ma le sue radici possono essere trovate anche in età precedenti. Le provocazioni circolari tra docenti e studenti sono un fattore da considerare, e per alcuni studenti l'attenzione negativa è persino migliore della mancanza di attenzione. Questa dinamica rende la gestione della classe ancora più complessa. Le correlazioni statistiche sul comportamento indisciplinato mostrano che la creazione di una "classe difficile" dipende da una moltitudine di variabili.
Le cause dell'indisciplina sono molteplici e variano in base al contesto e all'individuo. Un'indagine approfondita rivela diverse categorie di cause:
- Cause ambientali: Un ambiente sociale diseducativo può influenzare profondamente il comportamento degli studenti.
- Cause familiari: La distanza di valutazione maggiore tra docenti e genitori e la vicinanza di valutazione tra genitori e figli evidenziano come la famiglia sia un fattore determinante. Genitori assenti, il "bambino sovrano", genitori che si sottomettono ai figli, e l'iperprotezione in famiglia con la svalutazione della scuola e l'isolamento dei docenti, sono tutti elementi che contribuiscono. Si assiste a un conflitto tra scuola e famiglia, dove la carenza della famiglia porta a un sovraccarico educativo sulla scuola.
- Cause personali: Studenti fragili e spavaldi, studenti sregolati e quindi indisciplinati, sono spesso il prodotto di un'educazione alla deresponsabilizzazione. Il "mito dell’innocenza" e la deresponsabilizzazione, insieme al "mito dei talenti sopravvalutati", contribuiscono a questo fenomeno. C'è troppa attenzione sull’autostima e poca sull’autodisciplina e l'autocontrollo, creando uno sbilanciamento a favore degli studenti, anche se non si impegnano.
- Cause scolastiche: Anche l'ambiente scolastico stesso può contribuire.
I questionari sulle cause dell’indisciplina hanno mostrato punteggi diversi assegnati da docenti, genitori e studenti, evidenziando una distanza di valutazione maggiore tra docenti e studenti. La vicinanza di valutazione tra genitori e figli offre una sintesi della valutazione delle cause dell’indisciplina secondo i docenti.
Approfondendo le cause, si possono identificare teorie specifiche:
- Teoria del conflitto intergenerazionale: Generazioni diverse spesso hanno visioni e valori contrastanti.
- L’euforia della trasgressione e dell’indisciplina: Per alcuni studenti, la trasgressione è associata alla popolarità.
- Teoria dell’esplosione dell’Es e dell’indebolimento dell’Io e del Super-Io: Un'interpretazione psicologica che suggerisce una perdita di controllo delle pulsioni.
- Irresponsabilità verso la comunità che ci ha educati e formati: Un declino del senso civico e della gratitudine.
- La cultura del narcisismo, dell’egocentrismo e del declino del senso della comunità, aggregazione, appartenenza: I nostri studenti, spesso definiti la "generazione dell'ego", sono influenzati da una cultura che valorizza l'individuo sopra il collettivo.
- Perché i nostri studenti sono sregolati? La cultura della distrazione, la società liquida e la perdita di punti di riferimento contribuiscono a questo.
- Dalla famiglia etica alla famiglia affettiva: Si è passati da un modello familiare basato sui valori a uno basato sulle emozioni.
- Motivazione edonistica: Molti studenti manifestano la mentalità "Studio solo quello che mi piace", il che porta a demotivazione e indisciplina quando l'interesse manca.
- Relativismo etico e mancanza di regole e paletti: L'assenza di confini chiari e valori condivisi complica la gestione.
- Riflessione sugli stili educativi: È fondamentale analizzare come gli stili educativi influenzano il comportamento degli studenti.
Le strategie punitive moderne, pur differenziandosi da quelle del passato basate su violenza, umiliazioni e maltrattamenti, sono spesso le meno efficaci, perché non modificano le cause del comportamento indisciplinato. Esse prendono atto della gravità del comportamento scorretto, lo misurano, ma non lo riducono e non lo eliminano. È come se, di fronte alla febbre alta (a 41 gradi), si misurasse con il termometro la situazione febbrile, ma, in questo modo, non si riducesse la febbre o l’infezione. Misurare solo la febbre non serve, se non si adottano terapie per ridurla.
Strategie Preventive: Costruire un Clima di Classe Positivo
La soluzione non è quella di assumere uno stile d’insegnamento rigido, inflessibile, severo nelle sue manifestazioni non verbali o duro negli interventi sui singoli, volto solo a ripristinare l’ordine: uno stile autoritario capace di "tenere la disciplina". La soluzione è gestire correttamente la classe, intervenendo a livello preventivo. La prevenzione è possibile. È sufficiente creare in classe un clima positivo e accogliente, ed essere docenti assertivi. La modalità di lavoro è teorico-pratica e implica il coinvolgimento diretto delle persone che partecipano al training.

La Personalità del Docente come Prima Strategia Preventiva
La personalità del docente è la prima strategia preventiva. Essere un "uomo della pioggia" alla Jung, un docente riflessivo, capace di curare il benessere emotivo degli insegnanti, è fondamentale. Occorre reggere la frustrazione di non essere approvati. L'atteggiamento mentale dei docenti è cruciale. La collaborazione dei docenti è la strategia migliore per gestire l’indisciplina, anche attraverso l'insegnamento cooperativo. Il docente deve agire come modello, dando il buon esempio.
Strategie Didattiche Efficaci
Per prevenire l'indisciplina, è essenziale attivare una didattica interessante, coinvolgente ed esperienziale. La didattica attiva, che include l'inserimento regolare di attività fisiche di movimento e lezioni interattive con il metodo delle votazioni veloci in classe, può fare la differenza. È importante valorizzare lo stile di apprendimento di ciascuno, porre domande insolite e insegnare ai ragazzi a coltivare una loro passione o interesse. La motivazione come strategia di contenimento e di orientamento è cruciale. Bisogna entusiasmare a studiare riducendo la noia, le cui correlazioni statistiche sono ben note. Offrire strategie di autocontrollo, presentare la cultura come forma di "riscatto", promuovere la scuola come luogo per scoprire i propri talenti, e valorizzare il pathos nell’apprendimento sono tutti elementi di una didattica efficace. L’argomentazione del futuro, spronando gli studenti a realizzare i propri talenti per regalare il proprio contributo al mondo, è un potente stimolo. È anche importante riconoscere l'autodeterminazione dello studente proponendo delle scelte, poiché non si può costringere lo studente a fare tutto ciò che si vuole. Fornire strategie di metodo di studio e di motivazione e far raggiungere il successo formativo attraverso la sensazione di competenza e di autoefficacia, curando l'autoefficacia di ogni studente, sono pratiche vincenti. Questo accentua la responsabilità degli studenti.
Strategie Pedagogiche e Relazionali
L'autenticità nella relazione educativa è alla base della costruzione della credibilità e dell'autorevolezza. La perdita di credibilità può minare ogni sforzo. Il concetto di "I care" di Don Milani sottolinea l'importanza di saper incoraggiare nelle difficoltà. La strategia della gentilezza e del rispetto, che include chiedere il permesso e ringraziare gli studenti (anche dopo aver dato una direttiva), è molto efficace. Nutrire con l'attenzione e accogliere lo studente indisciplinato, ponendo la relazione prima delle richieste ("prima agganciare poi richiedere"), è un approccio centrato sullo studente. È utile richiedere di più dai nostri studenti e saper leggere i bisogni sottostanti al comportamento indisciplinato. Ascoltare in modo empatico e attivo, e saper ristrutturare al positivo, sono abilità fondamentali.
Nelle strategie relazionali, è importante riconoscere che esistono studenti difficili e insegnanti difficili. Conoscere lo studente, attraverso cura e personalizzazione, permette di comprendere che tutti si possono riscattare dopo la ribellione. Le emozioni dei docenti giocano un ruolo, e un sorriso può fare molto. È necessario essere consapevoli delle proprie simpatie e antipatie in classe, e mantenere una vigilanza rilassata piuttosto che tesa. Il linguaggio rispettoso del docente è imprescindibile. Il rispetto è una potente strategia educativa. Dare del "tu" al docente fa perdere credibilità? Le aspettative e la fiducia sono essenziali. Raccontare storie personali e ammettere la propria relativa impotenza può umanizzare la figura del docente. Le lodi pubbliche e i rimproveri privati sono una regola d'oro; quando si rimprovera, è importante evitare di rimproverare tutta la classe.
Creare una Comunità di Apprendimento e Benessere
La classe come comunità di apprendimento è un obiettivo fondamentale. Costruire in classe il senso di appartenenza e di comunità, insegnare a comunicare e a gestire la conflittualità, e promuovere il valore comunitario delle regole condivise sono passi essenziali. È utile visualizzare le regole, elaborarle con gli studenti e definire i loro vantaggi e le sanzioni riparative quando esse sono violate, favorendo l'accoglienza delle regole condivise. Questo sviluppa la sensazione di essere una comunità. Un contratto formativo condiviso tra docenti e studenti rafforza questo senso di collaborazione.
Creare il benessere in classe significa riconoscere il bagaglio emotivo che gli studenti portano in classe. Le relazioni tra docenti e studenti e il clima di classe come senso di appartenenza sono centrali. Le regole e i diritti a scuola devono essere chiari. Attività di socializzazione, l'apertura e la chiusura della lezione in modo significativo, e l'assemblea di classe per imparare a discutere, magari con un'ora di comunicazione settimanale, possono rafforzare il legame. L'ancoraggio positivo è una tecnica utile. È fondamentale anche prevedere un trattamento per gli studenti con Bisogni Educativi Speciali.
Educare alla responsabilità implica riflettere sui valori etici e utilizzare i dilemmi morali come spunti di riflessione. Educare al volersi bene è un pilastro per la crescita personale.
Tecniche Specifiche per la Prevenzione
Molteplici sono le tecniche che possono essere implementate. Nelle scuole dell’infanzia ed elementari, ad esempio, si può ricorrere al metodo britannico del cartellone con faccine: si chiede all’alunno di porre una faccina sticker che raffiguri lo stato relativo al comportamento tenuto nelle ore scolastiche. I nostri alunni sono nativi digitali, abituati alla presenza delle tecnologie e all’utilizzo delle app in ogni campo. Classroom Zen, ad esempio, permette di scegliere l’ambiente (deserto, mare, montagna, valle), in cui compare un personaggio fantastico (ad esempio un drago), che richiama al silenzio. Se la classe non supera il livello di rumore pre-impostato, sulla LIM si completerà progressivamente un disegno.
Lavorare per piccoli gruppi o in apprendimento cooperativo è molto efficace: i bambini amano lavorare in team per ottenere il maggior numero di "premi" (gettoni/stelline, ad esempio) per un buon comportamento. Ogni gruppo può avere una ciotola, e il docente aggiunge "gettoni" quando i bambini del gruppo stanno ascoltando o comunque rispettano la consegna assegnata. Un’ulteriore variante è mettere a disposizione di ciascun bambino un gettone davanti a lui, che potrà aggiungere al "bottino" del proprio gruppo al termine delle attività. Se in un gruppo un elemento non ha lavorato bene, semplicemente di solito si rimuovono i "premi" senza dire una sola parola e senza rimarcare la responsabilità individuale per non colpevolizzare in modo eccessivo. Se il bambino chiede il perché ha perso il "premio", gli si può dire che si sta lavorando ora, e lo si spiegherà più tardi. A volte si può chiedere al bambino di pensarci e vedere se lui o lei può capirlo; di solito lo sanno già e comprendono il meccanismo in modo intuitivo. Poi, alla fine di quella rotazione, chiunque abbia ancora un gettone arriva a metterlo nella ciotola del loro gruppo. Mentre inseriscono ogni gettone, è importante rinforzare positivamente i bambini che hanno lavorato bene. Questo tipo di attività rinforza il senso di appartenenza al gruppo e smorza eventuali conflitti interni o legami poco sani.
Utilizzare come modello di riferimento un bambino "difficile" può essere una strategia illuminante: quando si spiega una procedura o un'attività, si può chiedere inizialmente a un bambino affidabile di fare da modello per la classe, ma poi farlo sostituire da un alunno che normalmente presenta difficoltà nel rispetto delle regole.
Leggere storie per lavorare sulle emozioni è un approccio pedagogico che può aiutare i bambini a comprendere e gestire i propri sentimenti.
Routine e struttura sono fondamentali: più elevata è la strutturazione delle attività, minore è lo spazio per comportamenti dirompenti e disturbanti. Se si organizza un gioco a terra in piccolo gruppo, è probabile che non funzioni; i bambini faranno meglio nelle sedie. Ogni volta che si danno loro dei limiti, loro fanno meglio. Quindi, è utile provare a capire cosa funziona con la propria classe, quale modalità riscuote maggior successo e proseguire su quella strada. Qualunque cosa funzioni, è bene farne di più. Sono molto utili le strutturazioni a rotazione, come coppie assegnate per la fila con rotazione settimanale per i due capofila, o incarichi settimanali (pochi) a rotazione per l’aiuto in classe. Non possiamo aspettarci un’auto-organizzazione da bambini in età scolare e, se sembra che sia troppo rigido, una volta che le routine appaiono consolidate si possono allentare e via via eliminare. Tutte queste modalità organizzative possono sembrare un ulteriore carico di lavoro per l’insegnante, e lo sono, in effetti, ma il loro impatto sulla gestione della classe è significativo.
Strategie Correttive: Interventi Efficaci sull'Indisciplina
Il libro menziona il "metodo della bandiera italiana" come strategia generale. Si tratta di un modello di riferimento.

Quando il comportamento scorretto è già avvenuto, si entra nella dimensione correttiva. Distinguere tra correggere e "saper correggere" è la chiave. Rimproverare in modo efficace è fondamentale. Il metodo correttivo della "bandiera italiana" e "la sgridata di un minuto" sono esempi di strategie da adottare.
Strategie di Contenimento
Per stoppare il comportamento scorretto, si può utilizzare il metodo delle BBB. A volte, è sufficiente fermarsi e aspettare che i ragazzi si autocontrollino. Attivare i riduttori di conflittualità e ricorrere alla strategia della mediazione e alla gestione del conflitto educativo sono altrettanto importanti. Un principio fondamentale è non interrompere la lezione a causa di un comportamento scorretto. È cruciale evitare la lotta per il potere. Inserire una pausa di riflessione o una breve pausa di silenzio dopo aver pronunciato un rimprovero può essere efficace. Quando è indispensabile, si può ricorrere al contenimento fisico. Esistono anche strategie correttive non verbali, come il semaforo del rumore di classe o altre segnalazioni non verbali.
Descrizione dei Fatti e Delle Richieste
Invece di "interrogare", è più utile descrivere ciò che si osserva e dare informazioni su ciò che deve essere svolto. Verbalizzare quello che si osserva e usare un linguaggio descrittivo e osservativo, evitando le domande retoriche, aiuta a mantenere la calma e la lucidità. L'osservazione e l'analisi del comportamento scorretto sono prerequisiti per un intervento efficace. Talvolta, è utile ignorare tatticamente alcuni comportamenti scorretti. L'intervento correttivo sistemico è un approccio olistico. Di fronte alla scusa più frequente degli studenti “Che cosa ho fatto di male”, è importante descrivere la malefatta. Adottare richiami brevi, rimproverare senza demolire, biasimare il peccato e non il peccatore, e trovare il positivo in chi ha sbagliato, sono principi cardine. Si rimprovera solo per far crescere. Prima il tono rispettoso, poi i dati contestati, per una disciplina con dignità. Un'alleanza educativa contro il comportamento scorretto può ridurre la conflittualità.
Descrizione delle Conseguenze
È fondamentale esplicitare il costo del comportamento scorretto e promuovere la responsabilità verso le conseguenze del proprio comportamento scorretto. Le conseguenze devono essere ragionevoli e logiche, e devono prevedere la riconciliazione. Un sistema di premi e ricompense può essere utile, ponendosi la domanda se lodare la persona o lo sforzo. Le conseguenze e le scelte sono interconnesse. La frase "Me lo segno" può essere usata per indicare una registrazione del comportamento.
Richiamo delle Regole Condivise e Presentazione delle Richieste
Il valore delle regole è insostituibile. La focalizzazione sui ruoli e la riaffermazione del valore di benessere comunitario delle regole sono essenziali. È utile comunicare le regole e la filosofia educativa della scuola anche ai genitori. La tecnica dei tre passi è un approccio strutturato per presentare le richieste: chiedere le ragioni del comportamento scorretto (“Perché ti comporti così?”), incoraggiare l'autovalutazione del proprio comportamento scorretto e porre una domanda di controllo sulla comprensione del rimprovero. È importante dare agli studenti il diritto di replica.
Richiesta di Scelta, Impegno e Riparazione
Proporre l’assunzione di responsabilità delle proprie scelte è cruciale. La strategia del ventaglio delle opzioni, il role playing dei comportamenti scorretti e il rispecchiamento del comportamento scorretto degli studenti possono aiutare a sviluppare questa consapevolezza. Proporre una scelta o un'opzione dopo l'ordine o comando e lasciare il tempo allo studente di attuare la direttiva o il suggerimento sono pratiche rispettose. La richiesta di un impegno e di un piano di miglioramento, unita all'insegnamento a chiedere scusa, sono passi fondamentali. La richiesta di riparare e le sanzioni riparative, adottando un approccio riparativo, sono essenziali. Alcune idee per escogitare migliori sanzioni riparative includono proporre di imparare qualcosa di bello, convocare il gruppo ristretto di ragazzi che si comportano male e avviare una discussione sulle punizioni o sanzioni riparative, coinvolgendo gli studenti ad elaborare le sanzioni riparative per una gestione cooperativa dell’indisciplina.
Strategie Punitive e i Loro Limiti
È importante distinguere tra punizioni arcaiche e punizioni moderne. Il concetto di "né con le buone né con le cattive" evidenzia la complessità. La relazione affettiva e la punizione sono spesso in conflitto. La punizione come messaggio può essere inefficace, e, in molti casi, le punizioni rafforzano il comportamento indisciplinato.
Le strategie punitive arcaiche basate sul dominio, come urlare contro qualcuno o le punizioni corporali, sono deleterie. Orgoglio e punitività, punitività e proiezione, punitività, stanchezza, irritazione e stress sono correlazioni spesso presenti. Esiste una correlazione tra punitività e mancanza di formazione.

Gestire una classe oggi sembra spesso una prova di resistenza più che un lavoro educativo. Rumore, disattenzione, tensioni continue: al docente viene chiesto di “tenere tutto sotto controllo” senza strumenti adeguati e con un carico emotivo crescente. Il risultato? Stanchezza, frustrazione e la sensazione di essere lasciati soli davanti al caos. In questo contesto, serve un cambio di passo, concreto e professionale.Comunicare con fermezza ma mai con rabbia è fondamentale, per non mostrare di aver vissuto la trasgressione sul piano personale.
Il Ruolo della Collaborazione e del Supporto Esterno
La collaborazione scuola e famiglia sui temi dell’indisciplina è un pilastro. Scuola e famiglia collaborano per ricreare il senso di comunità. Il coinvolgimento dei genitori è fondamentale.Non è da sottovalutare il ruolo dello psicologo scolastico, figura sempre più presente nelle scuole. In particolare, può occuparsi di corsi di formazione per gli insegnanti finalizzati a riconoscere le problematiche adolescenziali, a mettere in atto una comunicazione efficace, un insegnamento interattivo e un apprendimento cooperativo (incentrati sullo sviluppo della capacità di problem solving degli alunni).Una delle tecniche suggerite è il “circle time”: un gruppo di discussione senza gerarchie, in cui gli alunni sono invitati a porsi in cerchio, con la possibilità di guardare tutti negli occhi, per esprimere la propria opinione, sotto la supervisione di un moderatore. Altra possibile tecnica da mettere in atto è il “metodo senza perdenti”: l’insegnante ha il compito di mediare tra due parti in conflitto, spronando a collaborare nell’individuazione di una soluzione accettabile per entrambe le parti, in modo che nessuna debba avvertire una supremazia dell’altra.
L'aula è un microsistema complesso nel quale rientrano anche dinamiche esterne, che influenzano il comportamento dell’alunno in classe. A volte, per un insegnante, può non essere facile portare avanti l’attività didattica in classe, e alcuni alunni potrebbero penalizzare la comprensione degli studenti più silenziosi e volenterosi. Molti alunni difficili da gestire hanno bisogno di canalizzare le energie in modo positivo. Assegnare incarichi, come, ad esempio, la consegna del materiale in aula, può essere un modo per farlo. È fondamentale comunicare con la famiglia, affinché l’alunno sappia sempre che i suoi responsabili, in casa e a scuola, comunicano tra loro. Non solo nell’ambito scolastico si trovano classi “difficili”. Anche nel caso di workshop o seminari, destinati ad adulti, il docente può incontrare delle difficoltà, legate a vari aspetti. Sarà capitata anche a voi una classe difficile, che ha messo in crisi le vostre sicurezze come docenti e vi ha fatto dubitare delle vostre competenze. Gestire in serenità le nostre classi sta diventando un’impresa complessa per le caratteristiche di ciascuno, per i bisogni educativi e le difficoltà oggettive nel rispettare le normali regole di convivenza civile che gli alunni presentano. Nelle nostre aule, poi, troviamo alunni "ansiosi", "pigri" ecc. facilmente gestibili in situazioni di "tranquillità" ma che in un contesto più complesso rischiano di non trovare appoggi educativi sicuri capaci di aiutarli nel proprio cammino.