Il ciuccio rappresenta, fin dalla notte dei tempi, un oggetto di conforto, un simbolo di legame profondo e, al contempo, un terreno di scontro tra la praticità del quotidiano e le raccomandazioni pedagogiche. Dietro questo piccolo strumento di gomma o stoffa si cela una storia millenaria che intreccia antropologia, medicina e psicologia.
L’origine millenaria del conforto
Wikipedia ci racconta che i primi ciucci possono essere fatti risalire a 3000 anni fa. In Italia e Cipro pare siano stati rinvenuti piccoli animali di argilla da appendere al collo dei bambini con un’apertura in cui versare probabilmente miele da far succhiare al piccolo. Questi succhiotti furono utilizzati fino al medioevo quando si iniziarono ad usare dei sacchetti di lino intinti nel miele o in acqua zuccherata per calmare i bambini. I rimedi per placare il pianto del bimbo erano dei più vari. All’interno dei pezzi di stoffa annodati, che potevano essere anche le lenzuola del lettino del piccolo di notte, venivano poste diverse sostanze dolci, dal miele al latte zuccherato, ma anche, incredibilmente, laudano dolce (una mistura di oppio e alcol) o semi di papavero.

Nell’Ottocento, grazie al Cielo, molte di queste pratiche vennero abbandonate, grazie anche al fiorire delle varie discipline mediche. Non solo ci si rese conto dei grossi danni che certe sostanze potevano provocare ad un neonato, ma anche che questi ciucci modificavano il normale sviluppo del palato e della dentizione. Il primo prototipo di succhiotto in gomma anatomico fu brevettato nella prima metà dell’Ottocento e molte madri e balie decisero di passare dal succhiotto in stoffa ad un più igienico succhiotto in gomma. L’odierno succhiotto vide la luce agli inizi del 1900 quando venne depositato il brevetto del ‘baby comforter’ negli Stati Uniti.
Oltre l'infanzia: significati nascosti e utilità clinica
Ma lo sapete che esistono anche succhiotti per adulti? Neppure io volevo crederci e ancora meno all’uso che se ne fa. Non si tratta solo di succhiotti proporzionati alla bocca di un adulto. Vengono utilizzati certamente nell’Infantilismo parafilico (il desiderio di comportarsi ed essere trattato come un neonato, indifeso e bisognoso di attenzioni), ma un particolare succhiotto, il Glot-up, contrasta anche patologie quali il bruxismo e la malocclusione, al pari di un normale byte. Recenti studi pare dimostrino la sua efficacia nella cura della roncopatia.
Insomma il ciuccio ci piace. Tranquillizza i bambini, a volte quando glielo diamo lo facciamo un po’ anche per noi, li aiuta a superare il distacco dalla mamma, soprattutto quando dormono. Ma crea anche qualche disagio, fisico e psicologico, quando viene utilizzato troppo a lungo. Ma io mi fido della saggezza millenaria. Certo non darò mai il laudano ai miei bambini, il miele e le sostanze dolci rovinano i denti, anche quelli che non sono ancora spuntati, ma l’atto di succhiare inizia nella pancia della mamma e ha un suo perché, lo sapevano anche 3000 anni fa. Lungi da me contrastare madre natura!
Memorie di Aleppo: un albergo tra la storia e il genocidio
Se il ciuccio è un oggetto intimo legato alla memoria dell'infanzia, l'Hotel Baron di Aleppo è un oggetto architettonico che custodisce la memoria di un intero secolo. Le vicende di tre generazioni di una famiglia di albergatori e un secolo di storia, visti dalle finestre del più noto albergo del Medioriente dove soggiornarono anche Lawrence d'Arabia e Agata Christie, l'Hotel Baron's di Aleppo, si dipanano dai tempi del terrificante genocidio armeno fino alla Siria di Assad.

E' il racconto della storia del Medio Oriente dall’inizio del Novecento a oggi attraverso le vicende di una ricca famiglia armena e del suo albergo fondato ad Aleppo, in Siria (ma all'epoca parte dell'impero Ottomano) nel 1911 e frequentato anche dall'intellighenzia europea. Il libro ha inizio in Anatolia nella seconda metà dell’Ottocento quando l’impero ottomano stava preparando il genocidio di due milioni di cristiani armeni sterminati dai turchi. E armeni sono i Mazloumian che, per sfuggire alla strage che stava per abbattersi sul loro popolo, lasciano la casa e la terra che dava loro da vivere e arrivano ad Aleppo. Hanno soltanto un carretto, alcuni bauli e tanta voglia di lavorare. È qui che Krikor, il patriarca, ha l’intuizione che cambierà la vita della famiglia: fonderà il primo albergo della regione.
Non poteva scegliere momento e luogo migliore: l’anno seguente il treno Orient-Express arriva in città, Aleppo diventa un crocevia ancora più strategico e il Baron’s è il quartier generale di ogni trama, di ogni intrigo, di ogni incontro di rilievo. Durante la prima guerra mondiale i Mazloumian riescono a nascondere nelle stanze del loro albergo il giornalista Aram Andonian e le prove del genocidio armeno, negli anni Trenta sulla terrazza Agatha Christie scrive Assassinio sull’Orient Express. Il declino ha inizio dopo la seconda guerra mondiale quando, terminato il controllo francese, la Siria si incammina lungo un tormentato percorso che nel 1966 viene interrotto da un colpo di stato. Il Baron’s viene nazionalizzato e la famiglia conduce una lunga battaglia contro lo Stato per riprenderne il controllo. Armen, l’ultimo Mazloumian, fa quello che può per tenere aperto l’albergo ma nel 2012 scoppia la guerra civile e Aleppo finisce sotto le bombe.
La cultura come specchio: tra cinema, musica e impegno sociale
Le storie che leggiamo o che vediamo al cinema sono spesso tentativi di dare significato al mondo. Come l’Hotel Baron, anche il cinema italiano ha saputo raccontare l'evoluzione di una società. La pellicola "I soliti ignoti" è universalmente nota come caposcuola del genere "Caper-Movie" italico, ovvero avente come tema il furto di gruppo. E' uno dei capolavori del regista Monicelli e conseguì due nastri d'argento e una candidatura ai premi Oscar 1959 come miglior film straniero.
Il Neorealismo: 1943 - 1945 - Documentario VHS - Istituto Luce
Non è solo il cinema a parlarci di cambiamenti sociali. In una regione isolata della Norvegia, Nils tiene libere le strade guidando un enorme spazzaneve. Cittadino modello, la sua vita è sconvolta dall'omicidio del figlio, finito per errore nel mirino della malavita. Deciso a vendicarsi, l'uomo si rivela un combattente nato, scagliandosi da solo contro un'organizzazione criminale guidata dal "Conte", gangster ferocissimo ma amante dell'arte e vegano convinto. La situazione si complica quando si mette di traverso anche la ruspante mafia serba, in un susseguirsi di omicidi e vendette incrociate sempre più rocambolesco.
Questi racconti di resilienza e lotta si riflettono anche nella musica. Ancora oggi, nelle taverne di Atene e Salonicco, si continua a suonare l'antica musica dei rebetes, una forma di blues ellenico che viene da un'epoca in cui la crisi c'era di già, anche se diversa da quella contemporanea. I testi della musica rebetika si oppongono al potere costituito, e costruiscono una poetica fatta di romanticismo e anarchia.
Il territorio come identità: la salvaguardia di Noha
Il legame con il luogo, così come la famiglia Mazloumian ha difeso il proprio albergo, è al centro delle battaglie civili locali, come quella dei cittadini di Noha. Si tratta di un'inutile frase che manca di tatto nei confronti della dignità e dell’onestà dei cittadini che rispettano la legge. Ci è sembrato invece che voglia ricordare ai passanti l'inviolabilità di quelle mura. Noi crediamo che a qualcuno, forse, è venuto in mente di rimarcarne il concetto per prepararci all'ennesima prevaricazione nei confronti della nostra storia locale, in particolar modo delle tombe messapiche, e non ultimo della distilleria (esempio tipico di archeologia industriale).
Non abbiamo pretese di alcun tipo su quelle mura, ma ci aspettiamo che la proprietà o chi ne gestisce lo stato di degrado - perché questo è - rispetti, se non il buon senso, almeno le leggi che impongono la salvaguardia delle tombe messapiche presenti al disotto di quelle mura, con i vincoli attribuiti dalla Soprintendenza e consegnati all’Amministrazione Comunale di Galatina quale garante dei Beni Archeologici.

Il centro storico è un organismo vivo. La prima settimana di chiusura è stata un’ esperienza meravigliosa e c’è stata una risposta positiva generale nella maggior parte della popolazione, ad eccezione solo di alcuni operatori che , forse per paura, ancora non riescono a comprendere la portata di questo epocale cambiamento migliorativo, che porterà frutti sia a livello economico che a livello socio-culturale a tutti, nessuno escluso. Se vediamo le tendenze degli altri comuni della Provincia di Lecce, per non andare a vedere anche nel resto d’Italia e della Comunità Europea, molti Comuni hanno intrapreso con successo questo percorso: Otranto, Lecce, Gallipoli, Maglie, Poggiardo, Martano, Corigliano, Nardò, ecc.
La politica del quotidiano: oltre gli slogan
La vita delle persone è costantemente influenzata da decisioni che appaiono distanti ma che toccano il quotidiano, come il voto o la gestione economica. Stranamente poi, chi se lo chiede, ha già provato a votare prima per uno schieramento, poi per un altro, con la speranza che i due non sono la medesima cosa e che dunque o l’uno o l’altro è la scelta giusta. Poi però ci si accorge che, il giorno dopo aver votato o per l’uno o per l’altro, chiunque vada a governare, le cose non cambiano. Ed è qui che il mistero si fa più fitto: a cosa è servito votare?
Cosa mostreremo ai turisti? I nostri padri con tanto sacrificio ci hanno tramandato fertili terre, uliveti secolari, beni culturali, vigneti, prelibatezza di prodotti, ed ora le grosse multinazionali trasformeranno tutto ciò in distese enormi di pannelli argentati! La vera sfida della nostra epoca è riconnettere il potere decisionale con il benessere reale. Alla gente di Noha, alle nostre famiglie, a piazza San Michele, alla Trozza, alla masseria Colabaldi, alle case Rosse, ad ogni singolo cittadino nohano serve attenzione verso il lavoro, la natura, la salute e l’istruzione. Invece si parla di premio di maggioranza, di spread che interessa più gli investimenti delle banche che i nostri, di nozze gay, di bipolarismo, di europeismo, di redditometro.

Quando andremo a votare, cari nohani, andiamoci in massa, ma il giorno dopo vietiamo a questi quattro politicanti di smontare le loro “impalcature comiziali” perché, dopo che abbiamo messo la nostra “ics”, su quei palchetti improvvisati di piazza San Michele, dobbiamo salirci tutti noi per controllare che il nostro voto serva a quello per cui siamo andati a votare. La cultura come motore per la ripartenza della Città è l'unico vero strumento per restituire ai cittadini il controllo sul proprio futuro.