L’eredità storica e architettonica di Tutino: tra castelli, culti e devozione popolare

Nel cuore del Salento, il rione di Tutino rappresenta un tassello fondamentale per comprendere l’evoluzione storica, sociale e architettonica del comune di Tricase. Quest’area, che un tempo costituiva un nucleo abitativo distinto, testimonia attraverso le sue strutture un legame inscindibile tra l’uomo e il territorio di appartenenza, un rapporto che ne ha influenzato tanto l’origine, quanto condizionato l’evoluzione nel tempo.

veduta panoramica del borgo di Tutino a Tricase

Le origini medievali e il toponimo

Il nome Tutino potrebbe derivare dall’espressione Toti in unum (tutti in uno) per via del confluire, in un unico centro intorno al XII secolo, degli abitanti di alcuni villaggi vicini all’attuale sito del paese. Il territorio di Tutino è stato frequentato sin dal periodo romano; frammenti di ceramica sono stati recuperati a ridosso di un tratto viario che secondo alcuni storici coincide con l’antica "via Sallentina". È un breve tratto di un’antica strada tracciata tra Vaste e Vereto, rimarcata successivamente in epoca romana dalla via Sallentina che collegava Otranto a Leuca, costituendo il naturale prolungamento della Via Traiana Calabra.

Le prime fonti scritte risalgono al 1275, periodo in cui il feudo era diviso tra le proprietà di Guillelmus de Pisanello e Berardus de Tudino. Nel 1275 Carlo d’Angiò, re di Napoli, assegnò a Guglielmo Pisanello, di famiglia normanna, i feudi già appartenuti al padre Boemondo Pisanello. Tra questi se ne trovava anche uno di nome Totino. Nel 1377 ne era titolare Bernardo Theodini. Nel 1398 il feudo passa sotto il controllo di Raimondo del Balzo, signore di Amendolea, Molfetta e Pozzomagno, per volontà del re Ladislao di Durazzo.

Il Castello dei Trane: da fortezza a dimora nobiliare

Il Castello dei Trane risale al XV secolo. Gli studi effettuati in loco hanno portato a concludere che in origine il castello era costituito da un recinto quadrangolare, di forma irregolare (analisi del suolo condotte da georadar), forse a causa di un doppio banco di roccia sottostante, su cui vennero innalzate le mura, e scandito da nove torri. Lo stesso C. De Giorgi, grande conoscitore e narratore della provincia di Lecce, scrive che nel XVI secolo nove torri quadre coronate di merli difendevano la terra di Tutino. Delle numerose torri poste lungo il circuito murario, ne rimangono solo cinque, alcune con base a scarpa, collegate sulla sommità da un cammino di ronda visibile ancora in alcuni tratti.

Alla metà del Cinquecento la contea di Alessano venne elevata a marchesato e il primo marchese di Specchia e Alessano fu Andrea Gonzaga, al quale si attribuisce l’alienazione di alcuni dei feudi posseduti. Questa notizia sarebbe però smentita dal ritrovamento, recentissimo, di un documento notarile che attesta invece che Luigi Trani non ricevette in dono bensì acquistò il casale di Tutino nel 1582. Nel 1580 Luigi Trane, che aveva ricevuto il feudo di Tutino da Andrea Gonzaga di Alessano, ampliò la struttura e la trasformò in dimora signorile, come riporta l’iscrizione a grandi caratteri che segna il prospetto. Fu dunque Luigi Trani, il nuovo proprietario, a far costruire il palazzo lungo il lato nord-occidentale del recinto fortificato. Al palazzo edificato a fine Cinquecento dai Trani vennero nel tempo aggiunti altri corpi di fabbrica, da diversi discendenti della famiglia.

Il piano nobile è ingentilito da nove finestre, decorate con motivi floreali e motti incisi sugli architravi: “Vince in bono malum” (Vinci il male con il bene); “Corona sapient(i)um divitie(ae) eorum” (Corona dei sapienti è la loro ricchezza); “Vere principum est simulare” (Fingere è proprio dei principi).

Declino e trasformazione: la masseria e l'opificio

Di fatto il declino del castello era cominciato già nel 1653, quando Francesco Trani vendette il feudo di Tutino a Stefano Gallone, principe di Tricase. Sotto i Gallone il castello viene trasformato in masseria, essendo dato in affitto insieme al giardino, ai locali al piano terra e ad altri beni ricadenti nel feudo di Tutino. A fine ‘800, quando il De Giorgi descrive con sgomento lo stato di incuria e degrado in cui versava l’edificio, il castello aveva già perso l’antico aspetto ed era diventato una masseria. Il cortile ospitava un orto e una stalla di buoi, mentre il piano superiore era diventato un magazzino, al pianterreno abitava un contadino. Nel Novecento il castello fu acquistato dalla famiglia Caputo e adibito interamente a opificio per la lavorazione del tabacco, sino agli anni Sessanta, quando fu del tutto abbandonato.

Oggi il visitatore che si rechi al castello di Tutino può entrare in contatto con l’anima di un complesso architettonico che non nasconde più le tracce del suo nobile passato. Con la riapertura funzionale dei nuovi spazi, frutto di un attento lavoro di recupero e restauro conservativo, il maniero ha trovato nuova vita, offrendo al visitatore occasioni di ristoro insieme a proposte artistiche e culturali.

La Parrocchia Madonna delle Grazie

La chiesa parrocchiale della Madonna delle Grazie risale alla seconda metà del XVI secolo. Il primo impianto della chiesa coincide in parte con i due ambienti lunettati a cui si accede da un portale secondario recante la data 1578. Successivamente venne ampliata sul finire del Seicento e ristrutturata tra il 1805 e il 1808. La chiesa parrocchiale è un luogo di culto situato nel quartiere di Tutino, nel cuore del Salento.

La facciata, in carparo, è inquadrata fra due pilastri che sostengono un cornicione spezzato, sul quale poggiano le volute e il coronamento mistilineo. L’architrave della porta principale, che sorregge una statua lapidea di Sant'Antonio da Padova, reca un’iscrizione in latino e la data 1685. Possiede un campanile a pianta quadrata del 1833, che sostituisce l’originario a vela. L’interno, a croce latina con copertura a spigolo, conserva l’originario coro ligneo situato dietro l’altare maggiore.

Leggende e devozione popolare

La chiesa custodisce una pregevole icona della Madonna, alla quale la comunità locale attribuisce numerosi miracoli e grazie ricevute nel corso dei secoli. Si narra che la statua della Madonna presente all’interno della chiesa avrebbe salvato il paese da una terribile pestilenza nel XVII secolo. Durante una processione fatta per invocare la fine dell’epidemia, la statua avrebbe improvvisamente trasudato lacrime, evento che fu interpretato come segno della grazia concessa dalla Vergine.

Una delle leggende più affascinanti riguarda la costruzione della chiesa stessa. Si racconta che il luogo dove oggi sorge la parrocchia fosse considerato sacro già in epoche precedenti, e che proprio lì vi fosse stato un miracolo: un’apparizione della Madonna ad alcuni pastori della zona. Questi pastori avrebbero visto una figura luminosa che indicava loro di costruire una cappella in quel punto, dedicata alla Madonna delle Grazie.

La Chiesa della Madonna della Pietà

La Chiesa della Madonna Pietà è situata a meno di un chilometro dal centro di Tutino, in una posizione sopraelevata rispetto al piano dell’antica strada che un tempo conduceva a Miggiano. Davanti alla chiesa vi è un esteso terreno in leggero pendio, non a caso denominato Tragonara.

Sulla facciata, sopra la porta dell’unico ingresso, si legge: VIRGINI PIETATIS DICATUM. Sopra la chiesa vi è un campanile a vela con una campana datata 1616. Volgendo lo sguardo in alto sulla volta a spigolo decorata, si legge: CIVIUM CARITAS 1670 - INCLINATA RESURGO - MORIENS REVIVISCIT. Secondo la tradizione popolare questa chiesetta è rimasta qui a testimoniare il luogo dove prima sorgeva l’abitato di Tutino. Quanto si tramanda sembra confermato dalla presenza nelle vicinanze di alcune tombe ancora visibili.

Nelle fonti documentarie più antiche, risalenti al ‘500, non si trova menzione dell’esistenza di una cappella, che qui già esisteva, ma si fa riferimento a questo luogo denominato Sant’Angelo. Data l’antichità del luogo, si può supporre che in origine la chiesetta fosse dedicata proprio a Sant’Angelo e che poi sia stata dedicata alla Madonna della Pietà.

architettura della Chiesa della Madonna della Pietà a Tutino

Altri luoghi di culto e memoria

Nel territorio rionale sono presenti diverse altre testimonianze. La cappella, priva di una datazione certa, è documentata già nel 1584 con il titolo di San Nicola. Nel 1649 divenne sede della Confraternita dell’Immacolata Concezione e di San Nicolò, tuttora esistente. L’interno è a navata unica con pavimento a mosaico realizzato nel 1888 dai fratelli Peluso di Tricase. Sulla parete destra è addossato l’altare di San Gaetano di Thiene, attuale titolare dell’edificio sacro, recante l’incisione dell’anno 1657. Sono presenti due statue di fattura napoletana raffiguranti l’Immacolata e San Gaetano.

Inoltre, la cappella di Sant’Anna, risale al XVII secolo e si compone di un unico ambiente interno. Un’ulteriore traccia del passato è costituita da quello che resta di un antico menhir. La colonna (34 × 34 cm) è costituita da due tronconi sovrapposti ed è rastremata in sommità: la profonda frattura orizzontale che la divide in due parti è frutto di ripetuti abbattimenti avvenuti nel tempo. La sua altezza complessiva è di 123 cm. La faccia a S presenta una croce graffita.

Il ruolo della Confraternita e la cultura devozionale

La storia delle confraternite a Tutino e nella vicina Tricase è specchio di una comunità profondamente radicata nella fede e nel sacrificio. Documenti storici narrano l’incredibile sforzo logistico dei confratelli per il trasporto di statue sacre da Napoli o da Gallipoli, come nel caso della statua dell’Immacolata giunta a Gallipoli via mare nel 1738.

Il 1° luglio del 1738 l’attuale statua della Madonna Immacolata, proveniente da Napoli, giunse a Gallipoli per via mare. La mattina del 2 luglio 1738 alcuni confratelli dopo aver comprato delle corde e delle aste di legno, si avviarono a piedi verso Gallipoli. Il racconto di questo viaggio, con le soste nelle taverne e le spese sostenute, documenta non solo una devozione profonda, ma anche la vita quotidiana e le fatiche dei devoti che, con le aste di legno che causavano ferite al collo, trasportavano la pesante statua per chilometri fino a Tutino. Queste memorie, conservate gelosamente nei libri delle conclusioni delle congregazioni, sono la prova che la storia non è fatta solo di grandi eventi, ma anche dei passi compiuti da chi, con umiltà, ha inteso onorare il proprio credo.

dettaglio degli antichi registri parrocchiali riguardanti la devozione popolare

Sinergia tra storia, territorio e futuro

La vicenda di Tutino ci insegna che il fatto storico acquista valore secondo le idee di chi le interpreta. Conoscere il passato attraverso un’attenta riflessione è il richiamo continuo ai limiti delle nostre conoscenze. La compresenza di elementi normanni, angioini e le stratificazioni barocche rendono il rione un microcosmo della storia del Capo di Leuca. Il rapporto tra il castello, le chiese e la vita delle confraternite mostra come, nonostante le alterne vicende, il cuore pulsante di Tutino sia rimasto legato alla sua identità.

Il restauro conservativo del castello e la manutenzione costante degli edifici sacri non rappresentano solo operazioni estetiche, ma un vero e proprio atto di conservazione della memoria collettiva. Il territorio di Tutino, pur essendo oggi parte integrante della conurbazione di Tricase, separato soltanto dalla linea ferroviaria Zollino-Gagliano del Capo, conserva gelosamente le tracce della sua antica indipendenza, narrando al visitatore moderno l’orgoglio di una terra che, nonostante i secoli e le dominazioni, ha saputo mantenere vive le proprie tradizioni.

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