Rea Silvia: La Madre Mitica di Romolo e Remo e Le Origini Sacre di Roma

Rea Silvia e i gemelli

La storia di Roma, la "città eterna", è intrisa di mito e leggenda, che ne delineano le origini e la sua ascesa a potenza mondiale. Al centro di questa narra

🐺👦👦 LA FONDAZIONE DI ROMA tra Storia e Leggenda 📖

zione fondativa si trova Rea Silvia, la mitica madre di Romolo e Remo, i gemelli destinati a fondare la grandiosa città. Attraverso le sue vicende, si intrecciano elementi leggendari e divini che hanno plasmato l'identità di Roma.

Le Diverse Versioni della Leggenda: Un Mosaico di Racconti

Intorno alla figura di Rea Silvia si sono accumulate numerose leggende, le quali, pur convergendo sul suo ruolo di madre dei fondatori di Roma, presentano dettagli e sfumature diverse. Queste narrazioni non sono monolitiche, ma si distinguono in vari filoni, ciascuno con la propria peculiarità e origine.

La Leggenda Indigena: Marte e Vesta, le Divinità Tutelari di Roma

Una delle leggende più antiche e significative è quella indigena, che connette il fondatore di Roma direttamente alle due divinità più care al "devoto orgoglio dei Romani": Marte e Vesta. Questa narrazione, come adombrata in quella riportata da Plutarco (Rom., 3), suggerisce un'origine divina ancora più profonda per la stirpe romana. Plutarco narra di Tarchezio, re di Alba, che avrebbe veduto un membro erigersi nel focolare. Questa visione sarebbe stata spiegata da un oracolo etrusco come il preannuncio dell'accoppiamento di quel membro con una vergine da cui sarebbe nato un essere "mirabile per gagliardia e fortuna". Sebbene la figlia del re si fosse rifiutata, la prescelta sarebbe stata una sua ancella. Questa leggenda sottolinea l'importanza del divino nelle origini di Roma, prefigurando la ierogamia tra una mortale e un dio.

La Leggenda Albana: Rea Silvia, Vestale e Vittima della Dinastia Silvana

La versione più diffusa e divenuta "canonica" è quella della leggenda albana, che ci presenta Rea Silvia come figlia di Numitore, re di Alba Longa. Il regno di Alba Longa era stato fondato da Ascanio, figlio dell'eroe troiano Enea, discendente di Venere e del mortale Anchise, sulla riva destra del Tevere. Qui regnarono molti dei suoi discendenti, fino a quando raggiunsero il potere Numitore e suo fratello Amulio. Secondo questa versione, dopo la morte di re Proca, il trono sarebbe dovuto andare a Numitore, il maggiore dei suoi figli. Tuttavia, il fratello, Amulio, usurpò il trono, cacciando il fratello e relegandolo nei poderi fuori città. Numitore aveva due figli: uno venne ucciso durante una battuta di caccia dallo zio Amulio, un "omicidio"; l'altra era una femmina: Rea Silvia, detta anche Ilia. Lo zio Amulio vedeva anche lei come un "problema per assicurarsi il trono" e, invece di ucciderla, la obbligò a divenire una vestale.

Rea Silvia costretta a diventare Vestale

Come vestale, Rea Silvia era vincolata a un voto di castità per trent'anni, un modo per Amulio di estinguere la discendenza del fratello e prevenire eventuali rivendicazioni al trono. Le vestali erano sacerdotesse vergini preposte alle cerimonie sacre e custodi del sacro fuoco. Nonostante questo voto, la narrazione prosegue con un evento straordinario. Un giorno, mentre dormiva in un boschetto sulla riva del Tevere o mentre si recava sulle sponde del fiume Tevere a raccogliere fiori, Rea Silvia fu colta dal sonno e in sogno vide il dio Marte, un giovane bellissimo, avvolto di luce. "Marte, il dio della guerra, si invaghì della fanciulla e dopo averla posseduta la rese madre di due gemelli, Romolo e Remo". Altre fonti, come Tito Livio, riportano che Rea Silvia venne stuprata, e che "per rendere meno turpe il fatto, ne dichiarò la responsabilità del Dio". Questa unione tra un dio e una vergine, una "ierogamia", è un elemento ricorrente nelle culture antiche per "principia una nuova fase. Una fase grandiosa".

Marte e Rea Silvia

Manifestatasi la gravidanza, Amulio la fece imprigionare. Le "atroci pene" erano inflitte alle sacerdotesse di Vesta che non rispettavano la regola della verginità. Amulio la accusò di avere infranto il voto di castità e per questo fu imprigionata. Riguardo alla fine di Rea Silvia, le fonti non sono concordi e ne danno versioni diverse. Secondo Ovidio (Fasti), fu "seppellita viva subito dopo il parto, per ordine di Amulio". Secondo altri, sarebbe morta di stenti durante la prigionia (Dionys., I, 79; Iustin., XLIII). Un'altra versione racconta che il cadavere fu fatto gettare nel fiume, ma il Tevere, oppure l'Aniene (Serv., Ad. Aen., I, 273), la raccolse e si unì a lei (Ovid., Fast., II, 597), come "il dio Tiberino che la fece sua sposa". Alcuni raccontano che venne lasciata in vita per le preghiere della figlia di Amulio, ma mantenuta in prigione (Strab., V, 229; Liv., I, 4), dalla quale venne liberata alla morte di Amulio (Dionys., I, 79).

La leggenda albana spiega anche il "duplice nome della madre di Romolo". Rea, come sempre scrive la tradizione latina, non ha nulla a che fare con la greca ‛Ρέα ma significa o "rea voti, cioè 'votata', vestale, oppure semplicemente l''accusata'"; e Silvia è nome indigeno della tradizione albana, suggerendo un legame con l'ambiente boschivo (Silva in latino).

La Leggenda Troiana: Ilia, la Donna Troiana Figlia di Enea

Un'altra leggenda, manipolata dai "compiacenti eruditi greci intesi a riannodare a Troia le origini di Roma", identifica la madre di Romolo e Remo con Ilia, cioè la "donna troiana", che sarebbe stata figlia di Enea. Questa versione, sebbene non canonica, riflette il desiderio di collegare le origini di Roma alla prestigiosa tradizione troiana, un elemento che sarebbe poi stato integrato nella narrazione augustea.

La Nascita e il Destino dei Gemelli: Il Miracolo della Lupa

Dopo il parto, i gemelli vennero abbandonati sulle rive del Tevere, dove sarebbero certamente morti. Amulio, "re di Albalonga ordinò di gettare madre e figli nelle correnti del Tevere". La serva, tuttavia, ne ebbe pietà, li mise in una cesta e li affidò alle acque del Tevere. "Per le piogge recenti il fiume era straripato e aveva allagato i campi nella zona del Velabro, quindi uno dei due uomini pensò di lasciarli nel punto dove erano arrivati". I gemelli approdarono, protetti dalla cesta, su una riva del Palatino.

La lupa capitolina allatta Romolo e Remo

Fu allora che una lupa, "che aveva appena perso i suoi cuccioli", attratta dai vagiti dei bambini, li trovò e si mise ad allattarli "nella sua tana del monte Palatino". Vuole la tradizione che anche un picchio portò loro del cibo (entrambi gli animali sono sacri ad Ares/Marte). In seguito, furono trovati da un pastore di nome Faustolo (porcaro di Amulio), il quale, insieme alla moglie Acca Larenzia, "decide di crescerli come suoi figli". Si ipotizza che la lupa che allattò Romolo e Remo fu, in realtà, la loro madre adottiva, "Acca Laurentia", un'altra "donna matrona di Roma che offrì il suo corpo affinché il volere divino si compisse". I bambini crebbero inizialmente nella capanna di Faustolo e Larenzia, situata sulla sommità del Palatino, nella zona del colle chiamata "Germalo" (o "Cermalo").

La Scoperta delle Origini e la Vendetta: Il Ritorno di Numitore

Divenuti grandi, Romolo e Remo scoprirono la verità sulla loro discendenza. Si dice che i bambini, condotti a Gabi, imparassero a leggere e scrivere e tutte le altre cose quante è necessario che apprendano i figli di nobile famiglia. Si racconta che i due fratelli, un giorno furono assaliti dai banditi, i quali volevano vendicarsi dei bottini più volte perduti. Romolo si difese energicamente, ma Remo fu catturato e condotto di fronte al re Amulio, con l'accusa di furto e di aver compiuto numerose scorribande nelle terre di Numitore. Nel frattempo, Faustolo aveva raccontato a Romolo delle loro origini e del "sangue reale". Romolo radunò, pertanto, un gruppo consistente di compagni e si diresse da Amulio, raggiunto da Remo, che era stato liberato dallo stesso Numitore.

Romolo imprigionò allora Amulio e restituì il trono di Alba Longa a suo nonno Numitore. Questa vendetta segna la fine del tirannico regno di Amulio e il ripristino dell'ordine dinastico.

La Fondazione di Roma: Il Conflitto tra i Fratelli

Con il regno di Numitore ristabilito, Romolo e Remo decisero di fondare una nuova città. "Poiché erano gemelli e non vi era il diritto dell'età che potesse stabilire una distinzione, affinché gli dèi protettori di quei luoghi per mezzo di segni augurali scegliessero chi doveva dare il nome alla nuova città, e una volta fondata tenerne il governo, occuparono Romolo il Palatino e Remo l'Aventino come sede per l'osservazione degli auspici". Romolo e Remo non giungevano a un accordo sulla scelta del luogo di fondazione della loro città e lasciarono decidere al fato, osservando, secondo il metodo etrusco, il volo degli uccelli.

Si dice che a Remo per primo si sia presentato l'augurio, "sei avvoltoi"; e quando questo già era stato annunciato essendo apparso a Romolo un numero doppio, l'uno e l'altro furono acclamati come re dai loro seguaci: gli uni reclamavano il regno in base alla priorità dell'augurio, gli altri in base al numero degli uccelli.

Romolo uccide Remo

Scoppiata quindi una rissa, "nel calore dell'ira si volsero al sangue, e colpito in mezzo alla folla Remo cadde". La versione più diffusa narra che, in segno di scherno verso il fratello, Remo abbia "varcato d'un salto le recenti mura [più probabilmente il pomerium, il solco sacro], e sia poi stato ucciso da Romolo irato, il quale avrebbe aggiunto queste parole di monito: «Questa sorte avrà chiunque altro oltrepasserà le mie mura»". Un'altra versione racconta che Romolo fece costruire sul solco (urvum/urbum, manico dell'aratro con il quale viene tracciato il confine; da qui Urbs, Città) tracciato con l'aratro, una cinta muraria, mettendovi a guardia Celere, cui impartì l'ordine di uccidere chiunque avesse osato scavalcarla. Purtroppo Remo non era venuto a conoscenza dell'ordine imposto dal fratello e quando si avvicinò alla cinta, notando quanto essa era bassa, la scavalcò con un salto. Il fedele Celere gli si avventò contro e lo trapassò con la spada. Fu così che Romolo lo uccise, "diventando il primo e unico re di Roma". La data di fondazione è indicata per tradizione al 21 aprile 753 a.C. (detto anche Natale di Roma e giorno delle Palilie).

La Glorificazione di Roma e la Genealogia Augusta: L'Influenza sulla Propaganda

La formazione di un'articolata “leggenda” riguardo alla fondazione di Roma conobbe un decisivo impulso in età augustea. Le ragioni di questo sviluppo sono abbastanza chiare: Roma era ormai diventata il centro politico, economico e culturale di tutto il Mediterraneo e Augusto, nella sua vasta opera di riorganizzazione della compagine statale romana, mirava ovviamente a "nobilitarne il passato e a dare così ragioni “culturali” del suo dominio sul mondo".

Frutto di questa politica propagandistica e culturale furono in particolare tre opere, ossia l'Eneide di Virgilio (modellata sui poemi omerici, l'Iliade e l'Odissea), gli Annali (chiamati anche Ab Urbe condita libri) di Tito Livio, e le Antichità romane di Dionisio di Alicarnasso. Anche la leggenda di Romolo e Remo, all'inizio separata da quella di Enea, viene successivamente integrata nel suo mito. In un primo momento i due gemelli vengono indicati come suoi figli o nipoti. Eratostene di Cirene si accorse tuttavia che, essendo la data della caduta di Troia tra il 1250 e il 1196 a.C., né Enea né i suoi più diretti discendenti potevano aver fondato Roma attorno a queste date.

Catone il Censore rende plausibile la storia. Secondo la sua versione, accettata poi come definitiva, Enea fugge da Troia e giunge nel Lazio. Qui, dopo aver sposato Lavinia, fonda Lavinium. Ascanio è invece il fondatore di Alba Longa e i suoi successori danno origine alla dinastia dalla quale, dopo varie generazioni, Rea Silvia darà alla luce Romolo e Remo e in seguito la gens Julia, con Giulio Cesare e il primo imperatore Augusto. In questo modo, la "discendenza divina dei Romani e della stirpe Julia sarebbe rafforzata dalla discendenza da Venere e da Marte".

Rea Silvia nell'Arte Romana: Un'Icona di Maternità e Destino

Rappresentazione artistica di Rea Silvia

La figura di Rea Silvia ha avuto una forte risonanza nell’arte romana, diventando un soggetto iconografico molto diffuso. Molto diffuso nell’arte romana è l’episodio di Marte che scende dal cielo verso la "vestale fanciulla addormentata", sia in pittura (Pompei e Roma, Domus Aurea), sia in mosaici (Roma, palazzo Altieri), in rilievi (Ara Casali, Budapest, Igel), in sarcofagi, in gemme e monete. Ad esempio, è rappresentata come una "figura intera, nuda, in vista frontale, in piedi in un paesaggio". Spesso, in secondo piano, a sinistra, si può vedere "Amulio che porta via i gemelli Romolo e Remo", un dettaglio che sottolinea il dramma e la tragedia della sua storia. Incisioni come quella del 1532, firmata con il monogramma e recante una scritta in latino che cita Isaia XIV, 27, con i nomi "RHEA. ROMVLUS, REMVS", testimoniano la popolarità e il significato duraturo di questa figura mitica.

Il Nome di Rea Silvia: Etimologia e Significato

Il nome di Rea Silvia è stato oggetto di numerosi studi volti a ricostruirne il significato. Se per il nome Silvia è "facile intuire il legame con l'ambiente boschivo (Silva in latino)", più complesso è comprendere il praenomen Rea. Nel 1828 Barthold Georg Niebuhr, nel primo volume della sua Storia romana, propose che esso significasse semplicemente "colpevole" e stesse a indicare, in maniera generica, che la donna avesse violato i sacri obblighi da vestale. Questa ipotesi, un tempo largamente accettata, è oggi ritenuta implausibile, poiché "il nome latino del personaggio è Rhèa, mentre l'aggettivo riferentesi ai colpevoli è reus, -a". Negli Annales del poeta Ennio, viene chiamata col nome di Ilia, un "chiaro riferimento alla Rocca di Ilio", legando ulteriormente la sua figura alla tradizione troiana.

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