Chi nasce di venerdì è fortunato? Tra miti, statistiche e leggende secolari

La domanda se chi nasce di venerdì sia fortunato o meno si perde nei meandri della storia, intrecciandosi con credenze radicate che, nel corso dei secoli, hanno plasmato la percezione collettiva dei giorni della settimana e della numerologia. Mentre il senso comune suggerisce spesso il contrario, associando particolari date alla sfortuna, un’analisi approfondita rivela un panorama complesso dove il folklore, la psicologia e la statistica si scontrano in un dibattito incessante.

calendario antico con simboli astrali e giorni della settimana

Il mito del numero tredici e le origini della superstizione

Venerdì 13 è considerato una data sfortunata. Ricorre quando il 13º giorno del mese del calendario gregoriano cade di venerdì, il che avviene almeno una volta l'anno, e fino a tre volte nello stesso anno. La costruzione di questa fobia collettiva non è casuale, ma affonda le sue radici in narrazioni antiche che hanno attraversato le epoche. Secondo lo storico del folklore Donald Dossey, la natura sfortunata del numero "13" nascerebbe da un mito norreno circa un pranzo fra 12 Dei nel Valhalla. Il dio truffaldino Loki, che non era stato invitato, giunse come 13° ospite e fece in modo che Höðr colpisse Baldr con una freccia dalla punta di vischio. Dossey osserva con precisione: "Baldr morì e tutta la Terra si oscurò. Tutta la Terra era in lutto". Questo evento mitologico segna il passaggio del numero tredici da semplice unità matematica a simbolo di presagio negativo.

Nella tradizione cristiana, la paura del venerdì 13 deriva invece dal giorno della Crocifissione, che avvenne di venerdì, e dal numero dei presenti alla tavola dell'Ultima Cena, ovvero 13 persone. A tavola c'erano 13 persone e la tredicesima era Gesù. John Della Contrada, antropologo della University at Buffalo, ha sottolineato come la paura del venerdì 13 possa probabilmente essere originata proprio dall'Ultima Cena e dalla successiva crocifissione. L'Ultima Cena era di giovedì e il giorno successivo era il venerdì, unendo così due elementi di forte impatto simbolico per la cultura occidentale.

illustrazione medievale dell'Ultima Cena

La diffusione della credenza nel tempo

La superstizione non è nata in un giorno solo, ma si è sedimentata attraverso la letteratura e gli eventi storici. In Francia, venerdì 13 potrebbe essere stato associato con la sfortuna già dalla prima metà del XIX secolo. Uno dei primi riferimenti in un testo inglese si trova nella biografia di Gioachino Rossini, morto appunto un venerdì 13, composta da H. S. L'evoluzione di questa fobia ha subito un'accelerazione nel ventesimo secolo. È possibile che la pubblicazione nel 1907 del fortunato romanzo Friday, the Thirteenth, di T. W. Lawson, abbia contribuito a diffondere la superstizione. Questo testo ha trasformato una credenza sparsa in un vero e proprio fenomeno culturale, confermato poi dalla cultura pop. Due film sono intitolati Venerdì 13, tra cui quello del regista statunitense Sean S. Cunningham, che ha consolidato nell'immaginario collettivo il legame tra questa data e l'orrore.

Secondo lo Stress Management Center and Phobia Institute di Asheville, in Carolina del Nord, si stima che 17-21 milioni di persone negli Stati Uniti abbiano paura di questo giorno, facendone la data più temuta della storia. Questa paura, nota clinicamente come paraskevidekatriafobia, influenza decisioni quotidiane: persone famose rimandano matrimoni o contratti importanti, temendo che la data possa compromettere l'esito dei loro progetti, come accadde a Mara, che rimandò le sue nozze con Mezzaroma proprio in occasione di un venerdì 13.

Le varianti culturali: il martedì e il numero diciassette

Non ovunque il venerdì 13 è il nemico pubblico numero uno. Anche i greci considerano martedì, specialmente se cade il 13, un giorno infausto. Martedì sarebbe dominato dall'influenza di Ares, il dio della guerra, o Marte, l'equivalente nell'Antica Roma. La storia stessa sembra aver alimentato queste credenze: la caduta di Costantinopoli in concomitanza della Quarta crociata avvenne martedì 13 aprile 1204, e la successiva, e "definitiva", Caduta di Costantinopoli per opera degli Ottomani accadde martedì 29 maggio 1453. Queste coincidenze comprensibilmente alimentarono la superstizione collegata al martedì.

In Italia, il discorso cambia ulteriormente. L'origine della credenza legata al venerdì 17, considerato sfortunato, può farsi risalire alla scrittura del "17" in numeri romani: XVII. Se si anagramma questa scritta, si ottiene "VIXI", che in latino significa "ho vissuto", ovvero "sono morto". Nick Harris, in un articolo su The Independent, ha evidenziato come questo numero rappresenti un presagio negativo per molti italiani, al punto da influenzare la vita quotidiana e le scelte professionali di una larga fetta della popolazione.

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Analisi statistica: la realtà contro la fobia

Ma esiste davvero una base di verità? Il 12 giugno 2008, il Centro olandese per la statistica assicurativa ha affermato al contrario che si verificano meno incidenti o segnalazioni di incendio o furto quando è venerdì 13 rispetto agli altri venerdì. La spiegazione è di natura puramente comportamentale: le persone sono preventivamente più attente o stanno semplicemente a casa, evitando rischi inutili. T.J. Scanlon, R.N. Luben, F.L. Scanlon e N. Remy hanno analizzato la questione statisticamente, domandandosi se venerdì 13 sia realmente sfortunato e giungendo a conclusioni che mettono in dubbio le basi della superstizione.

Nonostante le paure popolari, gli studi moderni indicano che venerdì 13 non è più sfortunato di qualsiasi altro giorno. Anzi, se guardiamo alle statistiche, la cautela eccessiva generata dalla paura trasforma il giorno in uno dei più sicuri dell'anno. Bruce M. Lo, Catherine M. Visintainer e altri ricercatori hanno esplorato la correlazione tra date specifiche e risultati, cercando di smontare il mito che il destino sia scritto nel calendario. In Finlandia, il cosiddetto "giorno degli incidenti" (Tapaturmapäivä) è stato istituito per sensibilizzare alla sicurezza sul lavoro, ma non ha nulla a che fare con la sfortuna insita nel giorno in sé.

Considerazioni sulla fortuna come costruzione sociale

Se torniamo alla domanda iniziale, "chi nasce di venerdì è fortunato?", la risposta risiede più nella psicologia che nel caso. Non esiste alcun dato scientifico che possa associare il giorno di nascita a una predisposizione alla fortuna o alla sfortuna. La fortuna, intesa come concatenazione di eventi favorevoli, è spesso una questione di percezione e di come gli individui reagiscono agli stimoli ambientali.

Chi nasce di venerdì, indipendentemente dal numero del giorno, entra in un mondo che ha già costruito migliaia di sovrastrutture simboliche attorno alla sua data di nascita. La forza delle credenze su venerdì 13, o sul venerdì 17, risiede nell'effetto di conferma: chi crede nella sfortuna tenderà a notare ogni piccolo contrattempo verificatosi in quella data, dimenticando i momenti fortunati o neutri. Al contrario, la consapevolezza che queste date siano solo convenzioni calendariali permette di liberarsi da un peso psicologico inutile.

L'impatto dei media e della tecnologia moderna

La diffusione globale di queste fobie è stata amplificata in modo esponenziale dai mezzi di comunicazione. Nonostante l'era tecnologica dovrebbe teoricamente dissipare le ombre dell'oscurantismo, vediamo spesso come i media ripropongano questi miti ogni volta che il calendario segna un venerdì 13. La biografia di Gioachino Rossini, citata in numerosi studi, è diventata un caso di studio su come la narrazione storica possa influenzare la percezione pubblica. Il fatto che un compositore celebre sia morto di venerdì 13 ha alimentato decenni di speculazioni.

Tuttavia, la tecnologia stessa fornisce le risposte che smentiscono tali superstizioni. Le banche dati, le statistiche assicurative e i report di incidenti, che un tempo non esistevano, ora ci offrono una lente d'ingrandimento per vedere la realtà per quella che è: un susseguirsi di eventi casuali. Il Centro olandese per la statistica assicurativa, citato in Reuters, è solo un esempio di come l'analisi razionale possa smontare paure millenarie. Gli studi pubblicati su Live Science confermano che non esiste una relazione causale tra la data del calendario e il tasso di eventi nefasti.

grafico che mostra la distribuzione uniforme di eventi fortunati e sfortunati durante la settimana

Una prospettiva antropologica sulla superstizione

Per comprendere perché l'essere umano continui a temere il venerdì 13 nonostante le prove contrarie, dobbiamo guardare alla psicologia cognitiva. L'uomo ha un bisogno ancestrale di trovare un ordine nel caos. Assegnare un significato negativo a una data è un modo per cercare di controllare l'imprevedibilità del futuro. È la stessa dinamica che ha portato alla nascita dei miti norreni di cui parla Donald Dossey, dove l'invitato non previsto, Loki, diventa la causa scatenante di una tragedia cosmica. La necessità di dare un volto e un numero al destino è un meccanismo di difesa contro l'angoscia.

Tuttavia, pensare criticamente significa anche saper separare il folklore dalla realtà empirica. Il fatto che il 17, scritto come XVII, richiami la morte, è un gioco linguistico che si è trasformato in una condanna sociale per molti. Ma, al di là di queste costruzioni, chi nasce di venerdì può rivendicare la propria libertà dal pregiudizio. Il giorno della settimana, come la posizione delle stelle, non determina il carattere, il successo o la felicità di una persona. La storia della superstizione è la storia di una lunga catena di paure umane che hanno trovato nel calendario un rifugio comodo.

In definitiva, il dibattito su venerdì 13 e la sua presunta sfortuna è più che altro una lente utile per studiare la cultura umana. Che si tratti del numero 13 nel Valhalla, della croce di venerdì o del numero 17 nella Roma antica, le ragioni per temere il venerdì sono sempre nate dal desiderio di spiegare il dolore. Eppure, la scienza e la statistica ci invitano a guardare oltre, verso una visione più razionale della vita. Chi nasce di venerdì è, in tutto e per tutto, fortunato tanto quanto chi nasce in un lunedì o in un mercoledì: la sua fortuna non è dettata dalla cronologia, ma dalle proprie scelte e dalla capacità di interpretare il mondo in modo indipendente dai miti del passato. La vera fortuna sta nel riconoscere che il tempo, di per sé, non ha alcuna intenzione verso di noi, lasciandoci lo spazio necessario per scrivere la nostra storia, al di là di ogni venerdì, tredici o diciassette che sia.

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