La gravidanza è una delle fasi più delicate ed emozionanti della vita di una donna, un periodo in cui il corpo subisce profonde trasformazioni fisiologiche. Tra queste, la modificazione della risposta immunologica può rendere la normale difesa contro alcuni agenti infettivi meno efficace. Sebbene la maggior parte delle comuni infezioni che si sviluppano durante la gravidanza, come quelle delle vie urinarie e dell’apparato respiratorio, non causino problemi gravi, è fondamentale prestare attenzione. Alcune infezioni, infatti, possono essere trasmesse al feto prima o durante il parto, causando danni significativi, aborti spontanei, morte in utero o parti prematuri.

Il quadro clinico: la classificazione TORCH
Le infezioni che possono essere trasmesse dalla madre al feto durante la gestazione, il parto o l’allattamento rappresentano ancora oggi una minaccia sottovalutata. Queste patologie sono raggruppate nell'acronimo TORCH (o TORCHES), che identifica gli agenti patogeni più pericolosi per il nascituro:
- T per Toxoplasmosi
- O per "Others", che comprende sifilide, HIV, epatite B, varicella, parvovirus B19 e altri
- R per Rosolia
- C per Citomegalovirus (CMV)
- H per Herpes Simplex Virus (HSV)
- E per Enterovirus e altri patogeni (es. Zika virus, streptococco gruppo B)
Queste infezioni, se contratte in gravidanza, possono essere trasmesse dalla madre al feto, avendo ripercussioni sulla salute del neonato come sordità, ritardi nello sviluppo o cecità. In Italia, i numeri in aumento e i rischi per i neonati hanno posto l’esigenza di rafforzare le campagne di screening e prevenzione, promuovendo un approccio multidisciplinare che coinvolge istituzioni e società scientifiche.
Dinamiche di trasmissione: come avviene il contagio
La trasmissione di un’infezione dalla madre al feto o al neonato è definita "trasmissione verticale" e può avvenire in tre momenti distinti:
- Infezione transplacentare: avviene durante tutto il periodo di gestazione, dal concepimento al travaglio. Il patogeno attraversa la placenta, causando lesioni dirette sull'embrione (prime 12 settimane) o sul feto (dalla tredicesima settimana al parto).
- Infezione perinatale: si verifica durante il passaggio attraverso il canale del parto. Il neonato può inalare o ingerire patogeni presenti nelle mucose della cervice o della vagina, oppure contrarre l'infezione attraverso lesioni cutanee causate dal trauma del parto.
- Infezione postnatale: avviene mediante l'allattamento o il contatto diretto del neonato con la saliva o lesioni cutanee della madre infetta.
Esiste inoltre una modalità "ascendente", che può derivare da microrganismi esterni (come Chlamydia, Herpes Simplex o HIV) o interni (come lo Streptococco beta-emolitico o l'E. coli), che risalgono verso l'utero.
Infezioni batteriche e loro impatto
Le infezioni batteriche giocano un ruolo cruciale nella salute materno-fetale. La listeriosi, causata dall'ingestione del batterio Listeria monocytogenes, è più frequente durante la gravidanza e aumenta il rischio di aborto spontaneo, parto pretermine e natimortalità. Anche le infezioni del tratto genitale meritano attenzione: la vaginosi batterica, la gonorrea e la clamidia possono provocare complicazioni serie, tra cui la rottura prematura delle membrane, il parto pretermine, la congiuntivite neonatale e, nel caso della sifilide, gravi difetti congeniti.
La sifilide, in particolare, richiede un monitoraggio costante: le donne vengono sottoposte a screening all'inizio della gravidanza e, a seconda della prevalenza locale, anche 2-3 volte durante la gestazione. Un trattamento tempestivo con antibiotici solitamente cura sia la madre che il feto.

Infezioni virali: dal Citomegalovirus al Virus Zika
Il Citomegalovirus (CMV) è riconosciuto come il virus più comune nel causare infezioni intrauterine, responsabile di circa il 10% di tutti i casi di paralisi cerebrale. Circa il 30-40% delle gestanti è suscettibile al CMV e può contrarre un'infezione primaria che rappresenta la causa principale di trasmissione al feto. Sebbene solo il 10-15% dei neonati infetti presenti sintomi alla nascita, fino a 1 su 4 può sviluppare gravi conseguenze nei primi anni di vita.
Il virus Zika, diffuso principalmente dalle zanzare ma trasmissibile anche sessualmente, rappresenta un ulteriore pericolo. Può determinare microcefalia (testa piccola) nel neonato, poiché impedisce il normale sviluppo cerebrale.
L'herpes genitale, invece, rappresenta un rischio durante il parto naturale. L'esposizione al virus può portare alla temibile encefalite erpetica neonatale, capace di causare danni permanenti agli organi interni, convulsioni o addirittura il decesso. Le gestanti con anamnesi di herpes vengono trattate con farmaci antivirali nelle ultime fasi della gravidanza per prevenire riacutizzazioni attive al momento del parto.
Video sulla prevenzione delle infezioni nelle strutture di cura alternative
Il ruolo cruciale della prevenzione e dello screening
La prevenzione è la soluzione a molte problematiche della Sanità. In un sistema che può avvalersi di tecnologie di medicina personalizzata, la diagnosi precoce rappresenta la chiave di volta della sostenibilità. È fondamentale che le donne conoscano il proprio stato sierologico già all'inizio della gravidanza, o meglio ancora durante la pianificazione del concepimento.
Gli esami sierologici preconcezionali permettono di identificare se la donna è immune o recettiva a patogeni come la Toxoplasmosi, la Rosolia o il Citomegalovirus. In caso di sieronegatività, il ginecologo indicherà le norme igienico-alimentari da seguire. Ad esempio, per la Toxoplasmosi - contro cui non esiste vaccino - la prevenzione passa attraverso il lavaggio accurato delle verdure, la cottura della carne e il contatto cauto con animali domestici come i gatti.
Dal dicembre 2023, lo screening sierologico materno per il CMV è raccomandato dalle Linee Guida della Gravidanza Fisiologica e sarà inserito nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Gestione farmacologica: bilanciare rischi e benefici
Quando si affronta un'infezione in gravidanza, i medici valutano attentamente il rapporto rischi/benefici. Molti antibiotici, come le penicilline, le cefalosporine e i macrolidi, sono considerati sicuri. Al contrario, tetracicline e fluorochinoloni sono generalmente evitati poiché possono provocare problemi al feto.
È vitale ricordare che l'uso di qualsiasi farmaco, inclusi gli antivirali, deve avvenire sotto stretta supervisione medica. Per alcune infezioni, come il CMV o la Toxoplasmosi, esistono protocolli terapeutici in grado di ridurre significativamente il rischio di trasmissione verticale.
Approfondimento: le infezioni delle vie urinarie
Le infezioni del tratto urinario (IVU) sono molto comuni in gravidanza. Spesso asintomatiche, la batteriuria asintomatica può tuttavia evolvere in infezioni superiori, coinvolgendo gli ureteri e i reni, che causano sintomi più severi come mal di schiena, nausea e febbre. Se non trattate, le IVU aumentano il rischio di ipertensione, nascite premature e basso peso alla nascita. Il test standard è l'esame delle urine, raccomandato come routine per garantire il benessere della gestante e del nascituro.

Prospettive future e impegno istituzionale
L'impegno verso la salute materno-fetale è un campo in costante evoluzione. Con l'Italia dichiarata "free" dalla circolazione endemica della rosolia grazie alle alte coperture vaccinali, l'attenzione si è spostata sulla gestione di altre infezioni. La nascita di network tra istituzioni, microbiologi clinici e associazioni civili mira a garantire l'accesso universale agli screening. Questo approccio sistemico, basato sulla diagnostica avanzata, mira a proteggere la salute in una delle fasi più delicate della vita, riducendo le complicazioni e migliorando la qualità di vita futura dei bambini.