La notte santa, da secoli, accende i cuori dei fedeli e degli uomini di buona volontà con la promessa di una nascita divina, quella del Bambino Gesù. Ma chi e cosa, in questa notte sacra, culla il suo bambino, e quale profondo significato si cela dietro questa immagine eterna? Il senso del Natale, infatti, si concentra tutto in poche righe del Vangelo di Luca: “Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo”. Dio si fa bambino, uomo tra gli uomini, per salvarci, e l'immagine di questa nascita umile e potente ha dato vita a tradizioni secolari e a luoghi di profonda venerazione che continuano a connettere il mondo al cuore pulsante di Betlemme.

La Mangiatoia e la Nascita del Presepe: Umiltà Divina e Tradizione Umana
Il nucleo fondamentale del primo presepe è la mangiatoia, un simbolo potente di umiltà e accessibilità divina. La parola presepe deriva dal latino praesepium, che significa proprio mangiatoia, e questa etimologia ci riporta immediatamente al cuore del racconto evangelico. Fu San Francesco a comporre il primo presepe della storia, dando vita a una tradizione che si sarebbe presto radicata nel cuore delle famiglie cristiane, un gesto che segnò un distacco profondo da ogni tradizione religiosa pagana, perché gli dèi del tempo antico avrebbero disdegnato una nascita così umile. Sembra di udire i vagiti del neonato deposto nella paglia, quando Dio, facendosi bambino, diventa uomo tra gli uomini.
Il racconto della presenza dei due animali, il bue e l'asino, probabilmente proviene dai vangeli apocrifi, ma San Francesco li scelse forse per verosimiglianza: a Betlemme l’asino era il mezzo di trasporto più usuale e, assieme al bue, anch’esso espressione di mansuetudine, rappresenta la natura stessa che si inchina al Redentore. Questa scena, tanto naturale quanto poetica, di una madre che accudisce il neonato, dovette rimanere particolarmente impressa e, come vedremo, spinse papa Sisto III a realizzare, nel 432, una “grotta della Natività” all’interno della basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma.

Santa Maria Maggiore: Custode delle Sacre Reliquie della Culla
La Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma è un luogo di straordinaria importanza nella storia della cristianità, non solo per la sua antichità ma soprattutto per il suo legame indissolubile con la Natività di Cristo. Fu costruita nel 432 da Papa Sisto III come tempio dedicato alla Vergine dopo il Concilio di Efeso del 431, quando fu proclamato il dogma della maternità divina di Maria. Allora chiamata Santa Maria ad praesepem, questa basilica, situata sulla sommità del colle Esquilino, è una delle quattro basiliche papali e la sola ad aver conservato le originarie strutture paleocristiane. Ancora oggi i fedeli possono contemplare e pregare davanti alla Sacra culla, al di sotto dell’altare maggiore della basilica, di fronte alla grande statua di Pio IX inginocchiato.
La basilica ospita un frammento della mangiatoia dove riposò Gesù appena nato, una reliquia da sempre legata alla religiosità dei romani e dai secoli più lontani oggetto di preghiera dei pellegrini di ogni parte del mondo. L’arrivo della reliquia a Roma risale probabilmente all’epoca di Papa Teodoro I (642-649), oriundo di Gerusalemme, che la ricevette in dono dal patriarca San Sofronio per proteggerla dall’invasione musulmana. A partire dal suo pontificato, essa fu anche denominata Sancta Maria “ad Praesepem”, un titolo che si riferisce alle cinque asticelle in legno di sicomoro (ficus sycomorus), parte della mangiatoia in cui è stato adagiato il bambinello Gesù. Dai cristalli lucenti del reliquiario si intravedono alcune assicelle in legno di acero rosso, tipico della zona di Betlemme, e le reliquie risalgono a circa 2000 anni fa, proprio al tempo in cui nacque Gesù.

Nel 432, l’immagine della madre premurosa che adagia il corpo fragile del suo bambino appena nato all’interno di una culla di fortuna ricavata da una mangiatoia dovette emozionare profondamente Papa Sisto III, il quale decise di realizzare all’interno della primitiva basilica di Santa Maria Maggiore una “grotta della Natività” simile a Betlemme. Su commissione di Papa Pio IX (1846-78), l’architetto romano Virginio Vespignani realizzò la Confessio (1861-64) collocata davanti all’Altare Papale. La Confessio rinvia all’importanza di Santa Maria Maggiore quale Betlemme dell’Occidente e Basilica natalizia di Roma, sottolineando la sua funzione di ponte spirituale con la Terra Santa.
La caccia alle reliquie di Gesù
Il Sacro Reliquiario: Un Capolavoro di Arte e Devozione
Le preziose reliquie della Culla del Bambino Gesù sono venerate nella splendida cornice della basilica romana di Santa Maria Maggiore, nella cripta sotto l’altare della Confessione. Sono custodite in un elegante reliquiario in cristallo a forma di culla, sorretto da quattro putti dorati e chiuso da un coperchio, riproducente un giaciglio di paglia sul quale è adagiato il piccolo Gesù. Questo reliquiario fu realizzato da Giuseppe Valadier nei primi anni del 1800, per sostituire il precedente del 1600 trafugato dalle truppe napoleoniche.
L’idea di collocare queste lignee reliquie in un tabernacolo venne dapprima a Gregorio XI (1370-78), ad oltre un secolo dal diffondersi dell’usanza lanciata a Greccio da San Francesco d’Assisi di realizzare il presepe nelle case. Il reliquiario di Gregorio XI venne però distrutto nel Settecento, durante i lavori di ristrutturazione in cui fu eseguita la facciata principale della Basilica. Si impose allora un altro intervento, che avvenne grazie alla donazione della duchessa Maria Emanuela Pignatelli, ambasciatrice del Portogallo. Il reliquiario che ancora oggi conserva le cinque assicelle di acero fu realizzato da Giuseppe Valadier.
Nel suo diario Opere di architettura e di ornamento, del 1833, Giuseppe Valadier scrisse: «Sono venerati nella basilica liberiana di Santa Maria Maggiore alcuni sagri pezzi di legno, impiegato alla formazione della Culla di Nostro Signore Gesù Cristo. La pietà della Sig. Duchessa di Villermosa Spagnuola, mossa da esemplare devozione, volle che questo sagro avanzo fosse posto in una preziosa custodia di oro e in parte di argento; per cui avendone pregato il Nunzio Apostolico, allora Mons. Benedetto Capelletti, oggi Eminentissimo Cardinale, questi volle onorarmi coll’affidare a me la direzione di tale ornamento». Questa opera assai pregiata poggia su di uno zoccolo di legno dipinto a mano, sul quale si trova un basamento parallelepipedo in argento con quattro bassorilievi: nel lato anteriore è rappresentato il presepe, in quello posteriore l’ultima cena, nei lati minori la fuga in Egitto e l’adorazione dei Magi. Sopra questo elegante basamento poggia quindi il reliquiario in cristallo a forma di culla, sorretto da quattro putti dorati.
La teca si trova sotto l’altare maggiore, nella nicchia di fondo della confessione. In passato, durante le feste natalizie, la Sacra Culla veniva spostata nella navata centrale, per consentire ai tanti fedeli di poterla venerare. Ma a causa del cattivo stato di conservazione, oggi non può più essere esposta nella navata centrale tra i fedeli, sebbene si possa dire che un filo invisibile, ma molto resistente, colleghi Betlemme, in Terra Santa, a Greccio e a Roma.

Il Presepe Scolpito di Arnolfo di Cambio: Un'Altra Testimonianza Storica
Santa Maria Maggiore conserva ancora un’altra testimonianza dedicata alla nascita di Cristo: il primo presepe realizzato in scultura da Arnolfo di Cambio nel 1291, che oggi si può ammirare nel museo della basilica, prima collocato vicino alla “grotta”. L'architetto Giorgio Vasari ricorda che del gruppo sono sopravvissute solo cinque statue in marmo con le figure di San Giuseppe, due re magi in piedi, uno inginocchiato in preghiera, le teste del bue e dell’asino. A queste si aggiunge una Madonna con Bambino, seduta su una roccia, che però non è attribuita al noto artista. Commissionato da Papa Niccolò IV nel 1288, questo presepe scultoreo rinsalda ancor di più il legame forte, di cui la Sacra Culla costituisce l’apoteosi, che intercorre tra il presepe e Santa Maria Maggiore, la Santa Maria ad praesepem, appunto.

La Profonda Devozione di Padre Pio al Divin Pargoletto
L'amore per il Bambino Gesù, che si è fatto piccolo e povero per la nostra salvezza, risplende in modo particolare nella vita di San Pio da Pietrelcina. San Pio nutriva un profondo amore al divin Pargoletto. Tutti coloro che hanno conosciuto padre Pio e sono vissuti accanto a lui, confratelli e figli spirituali, sono concordi nel sostenere che il Natale era la festa liturgica più sentita dal Santo e alla quale si preparava, fin da giovane e tanto più da sacerdote, sempre con un’attenzione straordinaria per celebrarla con grande fervore.
Una preziosa testimonianza a riguardo di ciò ci viene fornita da padre Ignazio da Ielsi, superiore del convento di San Giovanni Rotondo dal 1922 al 1925, quando cioè padre Pio era giovane e aveva da poco ricevuto le stigmate. Scrive nel suo Diario: «È inutile dire con quanta passione padre Pio celebra il Natale. Sempre vi pensa e conta i giorni che lo separano da un Natale all’altro sin dal giorno dopo. Gesù Bambino per lui è un’attrazione specialissima. Basta sentire il suono di una pastorale, della “ninna nanna” per sollevare lo spirito su, su, tanto che a guardarlo sembra in estasi». Nella notte di Natale egli sembrava fuori di sé dall’emozione e spesso i suoi occhi si riempivano di lacrime. A tal proposito padre Gerardo di Flumeri nell’articolo pubblicato su Voce di Padre Pio n. 12 del 1981 scrive: «L’espressione di attesa, che era in tutta la sua persona, mi è impressa nella memoria. Come pure indelebile è nella mia mente il suo profondo raccoglimento e la sua estatica preghiera. Ma soprattutto è ancora vivo davanti ai miei occhi il colore delle sue guance arrossate, quando il canto del Te Deum diede l’annunzio della nascita del Salvatore».
Dopo la recita dell’Ufficio divino padre Pio, indossato il piviale bianco intessuto d’oro, incensava la statuina di Gesù Bambino posta in una culletta tutta ornata di trine e merletti e, preceduto dai frati osannanti con ceri in mano, la portava in processione, dal coro all’altare e dall’altare al presepe. Stringendo a sé la piccola culla con un volto raggiante e luminoso e le labbra atteggiate a sorrisi di cielo, passava tra due ali di folla, lieta e chiassosa. Allora le mani di tutti si protendevano a toccare il Bambinello: mani delicate di bimbi innocenti, mani gentili di donne devote, mani incallite di contadini… e tutti imprimevano i loro baci devoti sulle ginocchia o sui piedini di Gesù Bambino. Arrivati all’altare maggiore, collocata la statuina del Bambino Gesù al di sopra del tabernacolo, ai piedi del Crocifisso, iniziava la Messa, la meravigliosa Santa Messa di mezzanotte, che rimaneva indimenticabile per tutti coloro che avevano la fortuna di assistervi. «Eravamo tutti presi - scrive, infatti, il padre Gerardo di Flumeri - dall’alone di spiritualità che emanava dalla persona del venerato Padre. E la preghiera era più sentita e più fervorosa, ricolma di una indicibile gioia spirituale. Il cuore godeva per la nascita del Bambino divino e per la vicinanza di colui che, nel profondo dell’anima, ritenevamo […] uno spirito eletto, dotato di speciali carismi divini». Dall’altare, poi, con voce tremula per l’emozione, con le sue mani piagate, sollevava la culletta con Gesù Bambino e disegnando con essa nell’aria un segno di croce impartiva a tutti la sua benedizione.
Quando poi le condizioni di salute non gli permettevano di presiedere alla cerimonia, il Padre seguiva le celebrazioni dal matroneo e lì attendeva con ansia che i confratelli gli portassero il Bambinello da baciare. I confratelli ricordano anche che padre Pio voleva che il presepe fosse allestito di fronte al confessionale per poterlo vedere mentre confessava, e per tutto il tempo che restava lì teneva sempre lo sguardo rivolto alla statuetta del Bambino Gesù. I sentimenti che gli affollavano il cuore in quella notte santa neppure il Padre riusciva a descriverli come si evince da una lettera indirizzata a padre Agostino da San Marco in Lamis: «Il celeste Bambino faccia sentire anche al vostro cuore tutte quelle sante emozioni che fece sentire a me nella beata notte allorché venne deposto nella povera capannuccia! Oh Dio, padre mio, non saprei esprimervi tutto quello che sentii nel cuore in quella felicissima notte. Mi sentivo il cuore traboccante di un santo amore verso il nostro Dio umanato […]. Io non saprei ridirvi tutto ciò che avvenne in me in questa notte, passata tutta in piedi, senza aver chiuso un occhio» (Ep. I, p. 981).
E, una notte di Natale, sostando estatico davanti al presepe, padre Pio scrisse con infuocati accenti: «Quali e quanti non sono, o cristiani, gl’insegnamenti che si partono dalla grotta di Betlemme! […] Povertà, umiltà, abiezione, disprezzo, circondano il Verbo fatto carne; ma noi, dall’oscurità in cui questo Verbo fatto carne è avvolto, comprendiamo una cosa, udiamo una voce, intravediamo una sublime verità: tutto questo l’hai fatto per amore, e non c’inviti che all’amore, non ci parli che di amore, non ci dai che prove di amore» (Ep. IV, pp. 971-973).
Apparizioni e l'Umiltà di "Trastullo di Gesù Bambino"
Gesù Bambino ricambiò l’amore di questo suo figlio in una maniera tutta singolare; infatti più volte il divin Bambinello gli apparve ed egli poté stringerlo tra le sue braccia e coprirlo di teneri baci. La prima apparizione, molto suggestiva e bella, avvenuta il 20 settembre 1919, ebbe come testimone padre Raffaele da Sant’Elia a Pianisi, il quale racconta in un suo manoscritto: «Dormivo in una cella angusta, quasi di fronte a quella n. 5, dove dimorava padre Pio. La notte dal 19 al 20, non potevo prendere sonno. Non so il perché, forse il caldo. Verso mezzanotte, mi levo dal letto quasi spaventato. Il corridoio era nell’oscurità, rotta solo dalla luce incerta di un lumicino a petrolio. Mentre stavo sull’uscio per uscire, ecco che passa padre Pio, tutto luminoso, con Gesù Bambino sulle braccia, andava a lenti passi e mormorava preghiere. Passa davanti a me, tutto raggiante di luce, e non si accorge della mia presenza».
Il racconto dell’apparizione del 24 dicembre 1922, invece, è dovuto a Lucia Iadanza, figlia spirituale di padre Pio che quell’anno volle passare la vigilia di Natale vicino al Padre. «Quella sera - riferisce fra Modestino - faceva freddo e i frati avevano portato in sacrestia un braciere di fuoco. Accanto a questo braciere, con altre tre donne, Lucia aspettava la mezzanotte per assistere alla Messa che padre Pio doveva celebrare. Le tre donne cominciarono a sonnecchiare, mentre lei continuò a recitare il santo Rosario. Dalla scala interna della sacrestia, scese padre Pio e si fermò vicino alla finestra. Ad un tratto, in un alone di luce, apparve Gesù Bambino e si fermò tra le braccia di padre Pio, il cui volto divenne tutto raggiante. Quando la visione scomparve, il Padre si accorse che Lucia, sveglia, lo stava fissando attonita. Le si avvicinò e chiese: “Lucia, che hai visto?”. Lucia rispose: “Padre, ho visto tutto”. Padre Pio allora l’ammonì severo: “Non dir nulla a nessuno”».
Se il Bimbo Gesù era per padre Pio il Re del suo cuore, che cosa era padre Pio per Gesù Bambino? Egli stesso ce lo dice in una lettera a padre Agostino: «Io sono il trastullo di Gesù Bambino, come Lui spesso mi ripete, ma quello che è peggio, Gesù ha scelto un balocco di nessun valore. Mi dispiace solo che questo balocco da Lui prescelto imbratta le sue divine manine. Mi dice il pensiero che qualche giorno mi butterà in un fosso per non più scherzarvi. Ne godrò, non merito altro che questo» (Ep. I, p. 331). Questa meravigliosa umiltà lo rese degno di sì grandi e tanti favori da parte del celeste divin Pargoletto!

Il Ritorno di una Reliquia a Betlemme e il Messaggio per i Fedeli
Il Natale si avvicina velocemente e con esso le numerose celebrazioni che festeggiano con gioia e solennità la nascita di Gesù. Un evento recente ha ulteriormente rinsaldato il legame tra le reliquie della Culla e il luogo della Natività: il 30 novembre, la Custodia di Terra Santa ha celebrato il ritorno di una reliquia dalla Santa Culla di Gesù Bambino a Betlemme. Subito la reliquia ed il suo reliquiario sono state inserite all’interno del database del Terra Sancta Museum. Per il ritorno di un pezzo della culla a Betlemme, Papa Francesco ha voluto offrire un nuovo reliquiario in forma di ostensorio alla Terra Santa, risalente al XVII o XVIII secolo. Non si tratta del primo reliquiario nelle collezioni del Terra Sancta Museum: la Custodia di Terra Santa, infatti, ne possiede un gran numero ed il solo convento di San Salvatore ne conserva più di 1300, oggetto di una recente ed intensa catalogazione da parte dell’Ufficio dei Beni Culturali.
L’immagine di una madre premurosa, che adagia il corpo fragile del suo bambino appena nato all’interno di una culla di fortuna ricavata da una mangiatoia, dilata il cuore d’ogni persona. Questa immagine di amore e vulnerabilità divina ci invita alla riflessione. E noi, con quali sentimenti stiamo vivendo il Santo Natale? Che cosa stiamo chiedendo in dono al Bimbo Gesù? «Oh come deve sentirsi acceso il cuore di amore per colui che tutto tenerezza si è fatto per noi! Oh come dovremmo ardere del desiderio di condurre il mondo tutto a quest’umile grotta […]!», ci ammonisce Padre Pio (Ep. IV, p. 971). Egli ci suggerisce ancora: «Chiediamo a questo divin Bambino […] di rivestirci di umiltà, perché solo con questa virtù possiamo gustare questo mistero ripieno di divine tenerezze» (ivi, p. 972). Queste parole risuonano come un invito perenne a cogliere il vero significato della notte santa, accogliendo il Bambino divino non solo in una culla materiale ma soprattutto nel cuore, con la stessa umiltà e amore che hanno segnato la sua nascita.

Visitare la Basilica di Santa Maria Maggiore: Informazioni Utili
Per chi desidera intraprendere un proprio viaggio tra fede, arte e storia, la Basilica di Santa Maria Maggiore offre un'opportunità unica di contatto con le reliquie della Sacra Culla e l'eredità del presepe. La Basilica di Santa Maria Maggiore è aperta tutti i giorni dalle 7:00 alle 19:00, con ultimo ingresso generalmente alle 18:45. L’ingresso alla basilica è gratuito e consente di visitare gli spazi principali di preghiera e devozione. La Sacra Culla è conservata nella Confessio, sotto l’altare maggiore della basilica, ed è visibile tutto l’anno nella sua collocazione abituale. La basilica è accessibile alle persone con disabilità, con rampe e percorsi dedicati per sedie a rotelle. All’interno sono presenti bagni, un banco informazioni e aree riservate alla preghiera e alla riflessione. La basilica si trova in Piazza di Santa Maria Maggiore, a pochi minuti a piedi dalla stazione Termini, ed è servita dalle linee A e B della metropolitana con fermata Termini. Sì, sono disponibili tour guidati che includono anche l’accesso a zone di solito non visitabili in autonomia, come i sotterranei e la cupola, offrendo un'esperienza ancora più approfondita di questo luogo di fede e storia.