Il parto cesareo, tecnicamente definito come taglio cesareo (TC), rappresenta oggi una delle procedure chirurgiche più comuni in ostetricia. Si tratta di un intervento volto a far nascere il feto attraverso un’incisione della parete addominale (laparotomia) e della parete uterina (isterotomia), fino al raggiungimento delle rispettive cavità. Sebbene la medicina moderna abbia reso questa pratica estremamente sicura, è fondamentale comprendere che si tratta di una chirurgia vera e propria, che richiede indicazioni cliniche precise, una preparazione adeguata e un monitoraggio post-operatorio attento.

L'evoluzione delle statistiche e il contesto attuale
"È un dato di fatto che a partire dagli anni '70 il ricorso al cesareo è aumentato notevolmente non solo in Italia, ma in tutti i Paesi dove si è avuta la possibilità di farlo" mette in evidenza il prof. Stefano Bianchi. In Italia si è passati dall'11% di tagli cesarei del 1980 al 38% del 2008. L'Italia presenta a livello europeo la più alta percentuale di cesarei, seguita dal Portogallo con il 33%, mentre negli altri Paesi si registrano valori inferiori al 30% che scendono al 15% in Olanda e al 14% in Slovenia.
L'altro elemento da considerare è il livello di assistenza garantito dalla struttura ospedaliera e la capacità di intervento degli operatori sanitari: se si rende necessario un cesareo nel corso del travaglio, alcuni ospedali sono pronti a far fronte all'emergenza in tempi estremamente brevi, altri hanno tempi che possono anche essere significativi e possono andare al di là della tolleranza che il feto può avere allo stress. Altra considerazione: oggi si fanno sempre meno figli e in età sempre più avanzata. La coppia investe tutto su un solo bambino e la sua attenzione affinché tutto vada per il meglio è altissima. Va anche detto che il problema si pone essenzialmente per le primipare: se una donna ha già partorito spontaneamente altri figli, infatti, non vi sono molti dubbi a farla partorire per via vaginale, dal momento che le complicanze statisticamente sono meno frequenti e meno gravi.
Definizione e origini del termine
La parola cesareo deriva dai tempi di Giulio Cesare, che, secondo una leggenda, sarebbe nato proprio in questo modo. Un'altra teoria invece sostiene che il termine derivi dal latino “Lex Caesarea” (dal latino “caedo”, cioè “taglio”), secondo la quale tutte le donne morte durante la gravidanza dovessero essere sottoposte a taglio cesareo per cercare di salvare il bambino e quindi battezzarlo. Oggi, il taglio cesareo è un intervento chirurgico vero e proprio, che ha lo scopo di far nascere il feto attraverso la parete addominale, praticando un’incisione a livello della parete uterina. Il taglio cesareo può essere elettivo, iterativo, d’urgenza o d’emergenza.
Tipologie di taglio cesareo e indicazioni cliniche
L'indicazione al taglio cesareo può rendersi manifesta sia all’inizio della gravidanza oppure solo quando il travaglio è già in atto. Le principali indicazioni al taglio cesareo sono:
- Presentazione podalica (il feto si presenta con i piedi o il bacino);
- Pregresso taglio cesareo;
- Placenta previa (la placenta si trova nella parte sbagliata dell'utero);
- Gravidanza gemellare, con primo gemello podalico;
- Sospetta macrosomia fetale;
- Distacco di placenta;
- Prolasso del funicolo;
- Fallimento dell'induzione del travaglio;
- Presenza di miomi uterini importanti;
- Anomalie del battito cardiaco fetale (sofferenza fetale);
- Preclampsia/eclampsia;
- Rottura dell'utero;
- Malposizione o malpresentazione fetale;
- Patologie fetali.
Il taglio cesareo può essere:
- Elettivo: L'intervento è programmato per tempo, circa al termine della gravidanza, per condizioni che non permettono il parto per via vaginale, come la presentazione podalica.
- Iterativo: Si parla di taglio cesareo iterativo quando la donna, che ha già subito un taglio cesareo, si sottopone nuovamente a tale procedura in modo programmato.
- D'urgenza: Codice verde/giallo, in cui le condizioni cliniche materne o fetali richiedono un espletamento del parto rapido.
- D'emergenza: Codice rosso, in cui vi è un immediato pericolo di vita per la donna o per il bambino (es. distacco intempestivo di placenta).
Sala Parto "Luisa Mioni"
La procedura chirurgica in sala operatoria
Prima dell’intervento, la paziente deve essere preparata eseguendo la tricotomia a livello pubico e posizionando il catetere vescicale a permanenza, in quanto la donna perderà momentaneamente la sensibilità dal tronco in giù, ma anche per evitare una lacerazione vescicale durante l’intervento: è importante che la vescica sia vuota. È preferibile che la donna non abbia ingerito né cibo né liquidi almeno 8 ore prima dell’intervento.
L’anestesia di elezione è quella spinale, grazie alla quale la donna rimane cosciente e potrà vedere immediatamente il suo bambino appena nato, se le circostanze lo permettono. Per l’intervento, in sala operatoria è presente un’equipe multidisciplinare, composta da ginecologi, ostetriche, neonatologi, infermiere della nursery, anestesisti e oss.
Il medico incide la parete addominale fino a raggiungere la parete uterina. L’incisione può essere praticata nella regione sovrapubica: generalmente è trasversale, ma in casi particolari può essere longitudinale sopra il pube.
- Incisione inferiore: Più comune, provoca meno sanguinamento e di solito guarisce meglio.
- Incisione superiore: Utilizzata solo in casi di necessità, come in presenza di placenta previa, feto posizionato lateralmente, prematurità estrema o difetti congeniti.
Dopo l’estrazione del feto e degli annessi si passa alla sutura della parete uterina e addominale rispettando tutti i piani. Il cordone ombelicale viene reciso e legato secondo la prassi. I medici somministrano farmaci per non sentire dolore e vengono prescritti antibiotici, oltre alla possibile somministrazione di una trasfusione di sangue per sostituire eventuali perdite ematiche.
Il post-operatorio e il recupero
Al termine dell’intervento, la paziente verrà tenuta in osservazione in sala parto per circa due ore, in cui sarà sottoposta ai controlli di routine (monitoraggio parametri vitali, controllo del fondo uterino, delle perdite ematiche, della minzione e della ferita laparotomica). Verrà rispettato un periodo di digiuno in base al tipo di anestesia eseguita e le verrà somministrata una terapia antalgica su indicazione medica, per il controllo del dolore post operatorio.
Se non ci sono state particolari complicanze, una volta uscita dalla sala operatoria, alla donna è proposto il bonding e di conseguenza anche il primo attacco al seno, per favorire l’inizio dell’allattamento. La degenza generalmente dura circa 3 giorni, se il decorso post operatorio è regolare. La paziente viene fatta camminare subito dopo un parto cesareo: camminare aiuta a evitare la formazione di coaguli di sangue nelle gambe o nella pelvi. I coaguli di sangue che si formano nelle gambe possono spostarsi ai polmoni e causare gravi problemi.

Gestione a casa e cura della ferita
La ripresa post-operatoria avverrà in maniera graduale: i primi giorni saranno necessari gli antidolorifici per contrastare il dolore dato dalla ferita laparotomica, ma con il passare del tempo anche questi si affievoliranno. È importante che la ferita laparotomica sia tenuta asciutta e pulita per evitare infezioni, quindi segnalare al medico se dovesse essere osservata fuoriuscita di liquido simile a pus, rossore, gonfiore e dolore in sede.
Non è necessario l’utilizzo di pancere, in quanto questo genere di presidi ostacola la ripresa dei muscoli addominali. Come per il parto naturale, anche dopo il taglio cesareo sarà necessario eseguire una visita post partum dopo circa 4-6 settimane dal parto per una valutazione d’insieme da parte del curante. In questa occasione si potrà parlare di ripresa dei rapporti sessuali ed eventualmente anche