Durante il delicato periodo della gestazione, possono presentarsi condizioni di salute precarie, tali da compromettere, potenzialmente, il suo naturale decorso. In questi casi, si parla di gravidanza a rischio, una condizione che richiede una maggiore attenzione medica e una gestione e un monitoraggio più intensivi. La gravidanza a rischio si riferisce a una gestazione caratterizzata da una maggiore esposizione a possibili complicanze per la madre o per il feto. È importante, quindi, che le donne incinte informino il proprio medico su qualsiasi fattore che possa minacciare la gravidanza in modo che possano essere fornite le cure e l’assistenza adeguata.
In Italia, l'ordinamento giuridico tutela le donne in gravidanza, in particolare le donne lavoratrici, anche in caso di gravidanza a rischio. Questo sistema di protezione si esplica attraverso una serie di misure volte a garantire la salute della gestante e del nascituro, arrivando, nei casi più gravi, alla necessità di un'astensione completa dal lavoro. Comprendere appieno cosa s’intende per gravidanza a rischio, quali sono le cause principali, cosa prevede la legge e come si richiede la maternità anticipata è fondamentale per ogni lavoratrice che si trovi ad affrontare questa situazione. Approfondiamo insieme questi aspetti, cercando di capire come comportarsi in caso di gravidanza a rischio, sia dal punto sanitario sia da quello legislativo.

Comprendere la Gravidanza a Rischio: Definizione e Fattori Critici
La gravidanza a rischio, come accennato, indica una condizione di maggiore vulnerabilità della gestazione. Sono molti i fattori coinvolti che possono elevare la probabilità di complicanze. È essenziale che le donne incinte siano consapevoli di questi elementi per poter collaborare attivamente con il proprio medico e adottare le precauzioni necessarie.
Le principali cause di una gravidanza a rischioUna gravidanza può essere minacciata da molteplici fattori, alcuni prevenibili altri, invece, da gestire in modo accurato attraverso l'assistenza medica. Vediamo nel dettaglio quali sono le principali cause che possono condurre a una condizione di gravidanza a rischio:
- Età avanzata della futura mamma: Le donne con più di 35 anni hanno maggiori probabilità di sviluppare complicanze durante la gravidanza. Tra queste si annoverano il diabete gestazionale, l’ipertensione, il parto prematuro o alcune malattie congenite nel feto, come la sindrome di Down o la spina bifida. Rispetto al passato, questo riferimento anagrafico è decisamente meno problematico, poiché sempre più donne giungono alla prima gravidanza a questa età, o anche dopo, ma con le giuste precauzioni è possibile ridurre sensibilmente il rischio.
- Problemi di salute pregressi: La presenza di patologie preesistenti o croniche nella madre aumenta significativamente il rischio. Donne con problemi di salute pregressi, in particolare il diabete, l’ipertensione, la trombosi, la depressione o l’obesità, hanno maggiori probabilità di sviluppare complicanze durante la gravidanza. Per questo motivo, è importantissimo comunicare al ginecologo la propria condizione e seguire pedissequamente le terapie in atto per il trattamento delle stesse, magari con delle variazioni necessarie per non minacciare la salute del feto.
- Gravidanza multipla: Le gravidanze multiple, come gemelli o trigemini, sono a maggior rischio di complicazioni. Queste possono includere l'aborto spontaneo, il parto prematuro o la crescita rallentata dei feti.
- Storia di complicanze in gravidanze precedenti: Le donne che hanno avuto problemi in gravidanze precedenti, come ad esempio la preeclampsia, il parto prematuro o la crescita rallentata del feto, hanno maggiori probabilità di svilupparli anche in gravidanze successive.
- Stile di vita poco salutare: Le scelte legate allo stile di vita della donna incinta hanno un impatto diretto sulla salute della gravidanza. Le donne che fumano, bevono alcolici, assumono droghe o seguono diete poco salutari hanno maggiori probabilità di incorrere in una condizione di gravidanza a rischio, con conseguenze gravi come la sindrome fetoalcolica.
- Patologie della gravidanza in corso: Alcune complicanze che possono insorgere durante la gravidanza stessa, come ad esempio la placenta previa (impianto anomalo della placenta), la placenta accreta (aderenza anomala al miometrio) o la rottura prematura delle membrane, possono aumentare il rischio.
- Infezioni: Diverse infezioni possono rappresentare una minaccia. Alcune infezioni, come ad esempio la toxoplasmosi, la listeriosi o il citomegalovirus, possono aumentare il rischio di complicanze durante la gravidanza. Per questo motivo è importante eseguire esami di screening, come il Pap Test, nella fase iniziale della gestazione e monitorare la presenza di altre infezioni.
Come si può leggere, insomma, alcuni fattori sono frutto di uno stile di vita poco sano, che può e deve essere modificato al fine di garantire la salute della donna e del bambino. Altri, invece, vanno gestiti affidandosi alle cure di medici specialisti. La Fondazione CiaoLapo ETS, fondata nel 2019, si occupa attivamente di ricerca in ambito perinatale e alta formazione, contribuendo alla comprensione e gestione di queste delicate situazioni. La Dottoressa, medica, specialista in psichiatria e psicoterapeuta di area cognitivo comportamentale, con laurea in Medicina e Chirurgia all'Università di Firenze nel 1999 e specializzazione in Psichiatria nel 2003, ha approfondito gli studi nell'ambito dei disturbi dell'umore e alimentari, occupandosi a lungo di ricerca nel campo dei disturbi del comportamento alimentare e dei disturbi dell’umore, portando la sua expertise nella fondazione e nella sensibilizzazione su questi temi.
Gravidanza a rischio: cosa posso fare per evitare un parto prematuro?
Riconoscere i Segnali: Sintomi di una Gravidanza a Rischio
Abbiamo elencato le cause e i fattori che possono generare una condizione di gravidanza a rischio, ma come si fa a capire se c’è un problema di salute potenzialmente dannoso per la salute della donna e del nascituro? I sintomi di una gravidanza a rischio possono variare a seconda delle cause che la minacciano; tuttavia, è possibile prestare particolare attenzione ad alcuni sintomi che potrebbero indicare la presenza di complicanze durante la gravidanza. I principali sono i seguenti:
- Pressione alta: È un sintomo comune di preeclampsia, una complicanza della gravidanza che può essere pericolosa per la salute della madre e del feto, caratterizzata anche da edema e proteinuria.
- Sanguinamento vaginale: Può essere un segno di diverse complicanze della gravidanza, come ad esempio la rottura prematura delle membrane, una placenta previa, un distacco di placenta o una minaccia di aborto, come nel caso di un ematoma sub-coriale.
- Contrazioni dolorose: Possono essere un segno di un parto prematuro o di una placenta che si stacca prima del termine della gravidanza (distacco di placenta), soprattutto se regolari e progressive.
- Movimenti fetali ridotti: Un calo significativo o l'assenza di movimenti fetali dopo che la madre ha iniziato a percepirli può indicare una crescita rallentata del feto o una sofferenza fetale.
- Dolore addominale o pelvico: Può essere un segno di diverse complicanze, come ad esempio la rottura o la torsione di un’ovaia, una gravidanza extrauterina o problemi uterini.
- Infezioni: Sintomi come febbre alta, diarrea, nausea o vomito, possono essere un segno di infezioni sistemiche o specifiche della gravidanza, come la listeriosi o la toxoplasmosi, che possono avere gravi ripercussioni sul feto.
È importante che le donne incinte conoscano i sintomi di una gravidanza a rischio e che informino il loro medico se notano qualunque cambiamento nel loro stato di salute. Un monitoraggio regolare da parte del medico può aiutare a individuare precocemente eventuali complicanze e ad affrontarle in modo tempestivo, garantendo le cure e l’assistenza adeguata.

Il Quadro Normativo Italiano: Tutela delle Lavoratrici in Gravidanza
L’ordinamento giuridico del nostro Paese tutela le donne in gravidanza, in particolare le donne lavoratrici, anche in caso di gravidanza a rischio. Il Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151, noto come “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità”, è la normativa di riferimento che individua una serie di rischi ai quali è necessario non esporre le donne lavoratrici incinta, stabilendo ad esempio il cambio di mansione per la durata della gravidanza qualora l'attività svolta sia ritenuta incompatibile. In alcuni casi più gravi, però, una gravidanza a rischio può rendere necessaria l’astensione completa dal lavoro. La lavoratrice in attesa di un figlio, con problemi di salute legati all'evoluzione della gravidanza, può chiedere l’astensione dal lavoro anticipata, definita anche interdizione dal lavoro. Il percorso da seguire è lo stesso, sia per la lavoratrice dipendente da impresa privata sia per la dipendente da Ente pubblico.
Le lavoratrici godranno dei diritti derivanti dallo stato di maternità, compresa la conservazione del posto di lavoro. Il licenziamento della lavoratrice madre in violazione delle norme di divieto è nullo. La tutela si estende dall'inizio della gravidanza sino al compimento di un anno di età del bambino. Non si deve osservare alcun termine di preavviso per la cessazione del rapporto di lavoro in caso di dimissioni della madre durante il periodo in cui vige il divieto di licenziamento.
La Maternità Anticipata per Gravidanza a Rischio: Come Funziona
Come spiegato, con gravidanza a rischio si intende una condizione di salute delicata della futura mamma, che richiede un surplus di cura e attenzione, ma in alcuni casi sfocia addirittura nella necessità di astenersi completamente dal lavoro e stare a riposo. Come sappiamo, esiste già un congedo di maternità che stabilisce una astensione obbligatoria dal lavoro durante il periodo di gravidanza e puerperio - pari a 5 mesi in totale, di solito divisi in 2 mesi prima e 3 mesi dopo, ma con una certa flessibilità (come 1+4, ad esempio, se il medico e la ASL lo autorizzano) - ma in caso di gravidanza a rischio questo periodo si estende, a partire dal momento in cui viene diagnosticata. Si parla, in questi casi, di maternità anticipata o interdizione anticipata dal lavoro. Questa astensione non comporta interruzione della maturazione dell'anzianità di servizio e degli altri diritti connessi al rapporto di lavoro, come la tredicesima mensilità e la gratifica natalizia. I periodi di congedo di maternità, sia normale che anticipato, sono utili ai fini dell’anzianità di servizio e della pensione.

Processo di Richiesta: Dal Certificato Medico alla Domanda di Maternità Anticipata
Com’è facile intuire, per richiedere l’interdizione dal lavoro per gravidanza a rischio è necessario un certificato da parte di un ginecologo che attesti la condizione di particolare fragilità della donna lavoratrice. Il Decreto Legge n°5/12, in particolare all’art.15, introduce “misure di semplificazione in relazione alla astensione anticipata dal lavoro delle lavoratrici in gravidanza”, disponendo l’interdizione dal lavoro in specifiche circostanze.
Le condizioni che possono giustificare l'interdizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza sono principalmente tre:
- Nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di persistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza, siano esse di natura fisica che psichica.
- Quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino, ovvero quando i compiti lavorativi, per l'avanzato stato di gravidanza, siano da ritenersi gravosi o pregiudizievoli.
- Quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni compatibili con il suo stato, anche presso un'altra unità produttiva della stessa azienda.
Quindi, quando sussiste anche solo una di queste tre condizioni, la donna incinta può richiedere al proprio ginecologo di certificare la condizione di gravidanza a rischio. Per il rilascio del certificato che attesta la gravidanza a rischio, la donna può rivolgersi a un ginecologo del Servizio Sanitario Regionale (ad esempio il ginecologo del Consultorio familiare o di altra struttura dell’Azienda sanitaria) o a un ginecologo libero professionista.
È fondamentale ricordare che, in caso di certificato emesso da un ginecologo privato, è necessario farlo convalidare da un medico del SSN, rivolgendosi alla propria ASL di competenza. Il certificato rilasciato dal ginecologo dell’ASL ha una validità per tutta la durata della gravidanza, mentre quello del medico privato ha una validità limitata a 30 giorni, richiedendo poi un'ulteriore validazione o un nuovo certificato.
Come presentare domanda di maternità anticipata per gravidanza a rischioAbbiamo visto che, in presenza di particolari condizioni di salute precarie della donna incinta o di mansioni incompatibili con la gravidanza, è possibile ricevere la certificazione della gravidanza a rischio per accedere alla maternità anticipata. Come suggerisce il termine stesso, si tratta di una astensione dal lavoro che precede quella già prevista dal congedo di maternità obbligatorio, che scatta 1-2 mesi prima del parto. In caso di gravidanza a rischio, invece, il periodo di congedo parte pochi giorni dopo la presentazione della domanda di maternità anticipata.
La legge prevede che siano la Direzione territoriale del lavoro e la ASL gli unici due enti autorizzati a disporre l’interdizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza, in presenza di quelle condizioni prima menzionate e con certificato medico attestante la gravidanza a rischio. Quindi, per fare domanda non c’è bisogno di altro se non di:
- Un certificato che attesti la gravidanza in atto.
- Il certificato medico che dichiari la gravidanza a rischio, come specificato in precedenza (convalida SSN per certificati privati).
- Un documento d’identità valido.
Sarà l’ASL a certificare lo stato della donna lavoratrice in gravidanza, dopodiché è sufficiente presentare la domanda tramite la Direzione territoriale del lavoro di competenza. Quest'ultima dovrà rispondere entro 7 giorni dalla ricezione della documentazione; trascorsi tali giorni senza risposta, la richiesta è accettata in modo implicito (silenzio-assenso). Nel caso in cui la richiesta venga respinta, è necessario comunicare i motivi alla lavoratrice in modo esplicito e motivato.
Un caso pratico e le domande frequentiConsideriamo la situazione di una lavoratrice che abbia ricevuto un certificato da un ginecologo privato per una minaccia di aborto, prescrivendo 15 giorni di riposo, magari a causa di un ematoma sub-coriale. La sua intenzione iniziale potrebbe essere quella di farsi fare, sulla base di quello, un certificato dal medico di base per malattia, senza l'indicazione delle motivazioni, per non comunicare ancora la gravidanza al lavoro. Tuttavia, questo approccio solleva diverse questioni:
- Per soli 15 giorni di malattia è opportuno/conveniente ricorrere all'ispettorato del lavoro? Per un periodo così breve, una semplice certificazione di malattia del medico di base potrebbe sembrare più immediata. Tuttavia, un certificato di malattia generica non garantisce le tutele specifiche della maternità anticipata. L'astensione dal lavoro per minaccia d'aborto o gravidanza a rischio è un diritto tutelato e prevede un iter specifico attraverso la ASL e l'Ispettorato (o Direzione Territoriale del Lavoro) per l'interdizione. Ricorrere all'Ispettorato, anche per periodi limitati, garantisce una tutela completa e l'applicazione delle normative specifiche.
- La comunicazione all'ispettorato in qualche modo mi tutela come lavoratrice? Assolutamente sì. La comunicazione all'Ispettorato del Lavoro (o Direzione Territoriale del Lavoro) e l'ottenimento dell'interdizione anticipata dal lavoro in base al D.Lgs. 151/2001 offrono la massima tutela. Questa procedura certifica ufficialmente la condizione di gravidanza a rischio e la necessità di astensione, attivando tutte le protezioni legali contro il licenziamento e garantendo la conservazione del posto e l'accumulo di anzianità. In caso di controversie, la documentazione ufficiale rilasciata dall'ente preposto è una prova inconfutabile.
- Ai fini del trattamento economico ci sono vantaggi? Sì, ci sono vantaggi significativi. L'astensione anticipata per gravidanza a rischio è coperta dall'indennità di maternità, che è generalmente pari all'80% della retribuzione media globale giornaliera percepita nell'ultimo mese di lavoro (o altro periodo di riferimento a seconda della categoria e contratto) e viene erogata dall'INPS. Questo è un trattamento più favorevole rispetto all'indennità di malattia generica che, dopo un certo numero di giorni, può prevedere percentuali inferiori o essere soggetta a franchigie contrattuali.
- Sarei comunque soggetta a visita fiscale? No. Quando l'astensione dal lavoro è dovuta a interdizione per gravidanza a rischio, la lavoratrice non è soggetta alle visite fiscali. Questo perché la condizione è stata certificata e riconosciuta da un ente pubblico (ASL e Direzione Territoriale del Lavoro) come una necessità assoluta di astensione per la tutela della salute della madre e del feto, non come una generica malattia che potrebbe richiedere controlli sulla reale presenza a casa.
Una docente di scuola primaria con contratto a tempo determinato, ad esempio, in caso di minaccia d'aborto, ha diritto all'indennità di maternità per interdizione dal lavoro per gravidanza a rischio. I certificati medici del pronto soccorso e del ginecologo ASL che attestano la minaccia d'aborto e prescrivono riposo sono bastevoli per il riconoscimento dell'indennità. Non è richiesto un riconoscimento specifico da parte dell'Ispettorato del Lavoro per l'erogazione dell'indennità, una volta ottenuta l'interdizione formale da parte della Direzione Territoriale del Lavoro o della ASL. La Direzione Territoriale del Lavoro, infatti, disporrà l'interdizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza in base ai certificati medici presentati.
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Aspetti Economici e Previdenziali della Maternità Anticipata
L'indennità di maternità, erogata dall'INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale), è una prestazione di natura previdenziale che sostituisce il reddito della lavoratrice durante i periodi di astensione obbligatoria e anticipata. Questo congedo non comporta indennità né retribuzione in alcuni casi specifici (es. per l'adozione se non diversamente previsto), ma per la maternità anticipata per gravidanza a rischio, l'indennità è garantita. Generalmente, come accennato, l'indennità è pari all'80% della retribuzione media globale giornaliera. Questa indennità è erogata per tutto il periodo di astensione.
I periodi di congedo di maternità, sia normale che anticipato, sono utili ai fini dell’anzianità di servizio, della tredicesima mensilità e del trattamento minimo di pensione a carico dell’INPS. Essi valgono nella stessa misura del rapporto di lavoro a tempo pieno e non interrompono la maturazione dell’anzianità di servizio. La riserva matematica per l'erogazione futura dei benefici economici è garantita anche per questi periodi di rilevanza sociale, pur in assenza di contribuzione effettiva.
Diritti e Tutele Ulteriori per la Lavoratrice Madre
Oltre alla maternità anticipata e obbligatoria, il D.Lgs. 151/2001 e altre normative garantiscono una serie di diritti e tutele aggiuntive per i genitori lavoratori.
Congedo di Paternità:Il congedo di paternità, ove previsto, può essere fruito dal padre lavoratore in alternativa o in aggiunta al congedo di maternità, a seconda delle specifiche normative (es. congedo obbligatorio per il padre di pochi giorni, o congedo facoltativo in alternativa alla madre in casi specifici).
Permessi per Accertamenti Prenatali:Le lavoratrici in stato di gravidanza hanno diritto a permessi retribuiti per l'effettuazione di esami prenatali, accertamenti clinici o visite mediche specialistiche, nel caso in cui questi debbano essere eseguiti durante l'orario di lavoro. Devono presentare un certificato medico che attesti la necessità degli accertamenti e, successivamente, la documentazione giustificativa dell'avvenuta effettuazione.
Riposi Orari per Allattamento:Dopo il parto, la lavoratrice madre ha diritto a periodi di riposo per allattamento. Questi riposi sono di un'ora ciascuno, anche cumulabili durante la giornata, se l'orario di lavoro giornaliero è pari o superiore a sei ore. Se l'orario è inferiore a sei ore, il riposo è di mezz'ora. Questi periodi di riposo sono retribuiti e coperti ai fini previdenziali e possono essere goduti fino al compimento del primo anno di vita del bambino. In caso di parti plurimi biologici, gli orari di riposo sono raddoppiati. I riposi possono essere fruiti anche dal padre, in specifiche circostanze definite dai contratti collettivi di lavoro.
Congedo Parentale:Dopo il congedo di maternità e/o paternità obbligatorio, i genitori possono fruire del congedo parentale (ex astensione facoltativa). Questo congedo può essere richiesto per un periodo di tempo temporalmente circoscritto, continuativo o frazionato, fino al dodicesimo anno di età del bambino. Il congedo parentale comporta un'indennità pari al 30% della retribuzione per un certo periodo, con specifiche limitazioni di durata e età del figlio per ciascun genitore. I permessi non riducono le ferie e sono cumulabili con altri permessi riconosciuti.
Tutela in Caso di Malattia del Figlio:La lavoratrice o il lavoratore hanno diritto ad assentarsi dal lavoro in dipendenza della malattia del figlio. Questo diritto può essere esercitato per tutto il tempo necessario fino al compimento di un anno di età del bambino. Successivamente, per il figlio di età compresa tra uno e otto anni, il diritto è riconosciuto nel limite di cinque giorni lavorativi all’anno per ciascun genitore. In caso di figlio con handicap grave, sono previsti permessi mensili retribuiti (Legge 104/92). Questi permessi per la malattia del figlio non prevedono copertura economica per tutti i periodi, ma solo previdenziale, per alcune fasce d'età.
Flessibilità Oraria e Mansioni:La normativa considera nullo ogni atto di licenziamento, compresa l'indennità di disoccupazione, della lavoratrice madre in violazione delle norme di divieto. Inoltre, la lavoratrice incinta non può essere adibita a mansioni ritenute pregiudizievoli alla sua salute e a quella del nascituro. Le aziende devono adeguare le mansioni lavorative che non tengono conto dell'aumento di volume corporeo o che espongono a rischi.
Adozioni e Affidamenti:Le tutele della maternità e della paternità si estendono anche ai genitori adottivi e affidatari. Per le adozioni, il congedo di maternità è di cinque mesi e un giorno, mentre per l'affidamento è di tre mesi, a partire dall'ingresso del minore nel nucleo della nuova famiglia o dal momento dell'affidamento. Le tutele e i diritti sono riconosciuti anche alle coppie adottive, sia per i congedi che per i riposi. In caso di adozione internazionale, il congedo può essere fruito per tutto il tempo necessario di permanenza all'estero, nel limite del 50%.
Per ben due legislature, prima della pandemia, è stata proposta l'estensione di almeno un mese di congedo a partire dalla ventesima settimana, permettendo così di trascorrere il primo mese di convalescenza del corpo senza forzature o pressioni esterne. Questo dimostra una crescente attenzione legislativa e sociale verso le esigenze delle madri e delle famiglie.
