La questione se alcuni uomini possiedano un istinto materno più spiccato delle donne è un argomento complesso che intreccia biologia, psicologia, antropologia e sociologia. Per lungo tempo, la maternità è stata vista come un ruolo intrinsecamente femminile, guidato da un "istinto materno" quasi ineluttabile. Tuttavia, ricerche recenti e un'analisi più approfondita delle dinamiche sociali e biologiche mettono in discussione questa visione tradizionale, suggerendo che molti degli aspetti associati all'istinto materno siano in realtà costruzioni culturali o manifestazioni di un "senso umano" più ampio, che non è esclusivo di un genere.

La Frequenza dei Pensieri: Sesso, Cibo e Sonno
Uno studio pubblicato sul Journal of Sex Research da Fisher, Moore e Pittenger (2011) ha esaminato la frequenza dei pensieri legati a bisogni fisiologici primari come mangiare, dormire e fare sesso, analizzando come questi pensieri variano in base al genere, all'erotofilia (l'orientamento e la predilezione per situazioni legate al sesso) e alla desiderabilità sociale (la tendenza a fornire risposte socialmente accettabili). L'ipotesi di partenza era che, se gli uomini pensassero più frequentemente al sesso rispetto alle donne, potrebbero pensare più spesso anche ad altre funzioni biologiche. Tuttavia, si considerava anche la possibilità che le donne potessero essere più reticenti nel riportare pensieri sul cibo a causa di stereotipi sociali che le vorrebbero più attente alla linea e, di conseguenza, meno inclini a pensarci.
I risultati di questa ricerca hanno rivelato che le differenze nella frequenza dei pensieri sessuali tra uomini e donne sono minori di quanto comunemente si credesse e di quanto emerso in studi precedenti. Queste differenze, inoltre, si estendono anche ad altri bisogni fisiologici, come nutrirsi e dormire. In altre parole, il divario nei pensieri legati al sesso non è così marcato come si potrebbe immaginare, e tendenze simili (o la loro assenza) si osservano anche per le esigenze di base.
Un aspetto interessante emerso dallo studio riguarda il ruolo della desiderabilità sociale e dell'erotofilia. È stato riscontrato che la desiderabilità sociale è associata negativamente alla frequenza dei pensieri riguardanti il sesso e il cibo nelle donne, ma non nel sonno. Questa correlazione negativa, ovvero una maggiore tendenza a conformarsi alle norme sociali porta a pensieri meno frequenti su certi argomenti, non è stata osservata negli uomini. Analogamente, la variabile "erotofilia" è risultata associata alla frequenza dei pensieri sessuali nelle donne, ma non negli uomini. Questi dati suggeriscono che i fattori psicologici e sociali, legati alla percezione di sé e all'ambiente circostante, influenzano in modo diverso la manifestazione dei pensieri fisiologici tra i generi, complicando la semplice dicotomia "uomini pensano più al sesso".

L'Uguaglianza nelle Società Pre-Agricole
Per comprendere meglio le origini delle dinamiche sociali legate al genere, alcuni studiosi hanno guardato indietro, alle comunità di cacciatori-raccoglitori. L'antropologo Mark Dyble e i suoi colleghi dell'University College di Londra, basandosi sull'osservazione di comunità come i Mbendjele BaYaka nel Congo e gli Agta nelle Filippine, hanno avanzato l'ipotesi che uomini e donne abbiano goduto di una parità sociale ed economica per gran parte della storia umana, ben prima dell'avvento dell'agricoltura. In queste società, uomini e donne mostrano un'influenza sociale equivalente, confermando teorie che suggeriscono che i nostri antenati cacciatori-raccoglitori vivessero in comunità sessualmente paritarie.

Lo studio di Dyble si è concentrato anche su un aspetto più originale: le reti sociali. Attraverso modelli computerizzati e interviste, è stato ricostruito l'evoluzione delle genealogie. Nelle società agricole e patriarcali, le reti sociali tendono a svilupparsi principalmente sulla base dei legami di parentela maschile. Quando solo gli uomini hanno il potere decisionale su dove stabilirsi, il nucleo di ogni comunità diventa una densa rete di uomini strettamente legati tra loro, con le loro coniugi che occupano una posizione più marginale. Questo modello sociale, secondo i ricercatori, avrebbe portato a notevoli vantaggi evolutivi in passato, come una rete sociale più estesa e una maggiore scelta di partner sessuali, oltre a favorire la condivisione di innovazioni con un numero più ampio di individui.
La Scienza Smentisce l'Istinto Materno Innato
Le ricerche sul tema hanno apertamente confutato le teorie che sostengono l'esistenza di una propensione innata alla maternità e alla cura dei figli in ogni donna, una convinzione radicata in secoli di pensiero patriarcale. Sostenere che esista un desiderio di riprodursi è una cosa, ma affermare che questo sia un "istinto materno" biologicamente predeterminato è un altro.
La filosofa e femminista Elisabeth Badinter, nel suo lavoro, ha tracciato l'origine del mito dell'istinto materno al XVIII secolo. Prima di allora, l'umanità è sopravvissuta per millenni senza questa specifica concezione. Fu in quel periodo che l'amore materno iniziò a essere esaltato come un valore naturale e sociale, ritenuto fondamentale per la sopravvivenza della specie e della società. L'uguaglianza tra uomini di diverse classi sociali, in parallelo, favorì un certo riconoscimento della donna-madre, che, investita di questo ruolo quasi sacro, ottenne un proprio spazio di libertà nella cura della prole. La sovrapposizione tra felicità individuale, amore e matrimonio, culminando nella procreazione, divenne un pilastro del pensiero romantico, consacrando la maternità come il valore supremo della donna. Per quelle donne che non si conformavano a questo ideale, la maternità diventava un "posto stretto" in cui comprimersi, un "passo indietro" necessario per permettere ad altri (spesso uomini) di "sbocciare".
È fondamentale distinguere tra maternità e gravidanza, e tra genitorialità e la mera capacità biologica di generare. La genitorialità, infatti, deriva dalla persona che genera, ma cosa significa "generare" in un senso più ampio? Non si tratta solo di dare alla luce piccole persone di cui sentirsi madri, padri o genitori.
Oltre l'Istinto: Senso Umano e Scelta
La scienza moderna suggerisce che ciò che viene spesso etichettato come "istinto materno" sia in realtà una combinazione di fattori: predisposizioni biologiche che favoriscono la cura (presenti in entrambi i generi), apprendimento sociale, condizionamento culturale e, soprattutto, la scelta individuale. Non possiamo negare che alcune donne diventino madri più per conformarsi alle aspettative sociali che per un desiderio intrinseco. La maternità, dunque, non dovrebbe essere vista come un obbligo, ma come una possibilità, una scelta che acquisisce valore proprio nella consapevolezza che implica.
La filosofa Simone de Beauvoir, figura chiave del pensiero femminista, si è fermamente opposta alla visione della donna realizzata solo attraverso la maternità. Per lei, la vera realizzazione si ottiene attraverso l'autodeterminazione, l'indipendenza e il lavoro. Questo pensiero è una liberazione, poiché afferma che le donne, esattamente come gli uomini, non devono necessariamente essere mogli e madri, ma esseri umani liberi di scegliere chi essere.
Questo non significa che la decisione di diventare madri sia sbagliata; al contrario, deve essere una scelta consapevole e libera, rispettosa del percorso di ciascuno. A chi parla ancora di "senso materno", proponiamo il concetto di "senso umano". Quando si osserva rispetto, empatia e cura, non si tratta necessariamente di un istinto materno innato, ma piuttosto di un'espressione di sensibilità umana universale.
Oltre alla dimensione della procreazione, gli esseri umani possiedono un potente potere creativo: creare idee, progetti, soluzioni, sogni, spazi, lotte, diritti, comunità e nuove narrazioni. Questa capacità di creazione e di cura si manifesta in innumerevoli forme, indipendentemente dal genere o dalla capacità di generare figli.
La Scala Mobile Relazionale e le Aspettative Sociali
Un costrutto sociale rilevante in questo contesto è la cosiddetta "scala mobile relazionale". Questo concetto suggerisce che le relazioni, per essere considerate significative, debbano seguire un itinerario prestabilito, pena la potenziale distruzione del percorso fin lì conquistato. Questo schema può influenzare le aspettative sociali riguardo ai ruoli di genere e alla genitorialità, portando a giudizi negativi verso chi non si conforma a tali percorsi, come le persone che scelgono di non avere figli o quelle che vivono da "single" (un'altra dimensione sociale ancora stigmatizzata, nonostante la nostra esistenza non si limiti alla procreazione).
Differenze Biologiche e Ambientali
Sebbene le differenze nei pensieri e nei comportamenti legati ai bisogni fisiologici siano meno marcate di quanto si pensasse, esistono comunque sfumature biologiche. Studi su organismi più semplici, come il nematode Caenorhabditis elegans, hanno evidenziato differenze nel sistema nervoso tra maschi e femmine in relazione alla maturità sessuale. In questi vermi sono state scoperte cellule specifiche, denominate 'Mcms' (Mystery cells of the male), che si sviluppano solo nei maschi maturi e che sembrano avere un ruolo legato a funzioni o comportamenti specifici di genere.
Tuttavia, anche in questi contesti biologici, i ricercatori sottolineano che la spiegazione non è esclusivamente genetica. L'ambiente gioca un ruolo cruciale nel plasmare il comportamento, interagendo con le predisposizioni biologiche. Questa interazione tra natura e cultura è fondamentale per comprendere la complessità delle differenze di genere e delle manifestazioni di cura e attenzione che vanno ben oltre il concetto restrittivo di "istinto materno".
In sintesi, la ricerca suggerisce che l'istinto materno, come tradizionalmente inteso, sia più un costrutto culturale che una realtà biologica esclusiva delle donne. L'empatia, la cura e la predisposizione a prendersi cura degli altri sono qualità umane che possono manifestarsi in egual misura negli uomini e nelle donne, influenzate da fattori sociali, psicologici e dalle scelte individuali, piuttosto che da un retaggio genetico materno predefinito.